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Foto di Italo Medda

Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa di San Lucifero a Cagliari, della grande artista cagliaritana Assunta Pittaluga, ballerina  e insegnante di danza di intere generazioni. Erano centinaia le persone che ieri hanno preso parte al rito religioso. Un rito sobrio, senza musica, essenziale e rispettoso come lo era lei per tutto ciò che era artisticamente spirituale.

Entrando in una chiesa gremita, ciò che mi ha colpito sono stati i banchi occupati da file di giovani e meno giovani “crocchiette“, la maggior parte vestite di nero. Se non avessi saputo di essere all’interno di una chiesa per un funerale, avrei pensato ad una coreografia di danza contemporanea. Quelle “crocchiette” , la pettinatura simbolo della danza , che tanto mi faceva  penare quando dovevo preparare le mie bambine per i saggi di fine anno anche per la scuola di Assunta.

C’erano tanti rappresentanti delle scuole di danza provenienti da tutta l’isola; i colleghi delle avventure televisive e di quella cinematografica; tanti musicisti, attori, ma anche amici comuni. C’erano le sue alunne storiche, quelle che per quasi trent’anni  hanno continuato a  frequentare la sua scuola di via Ada Negri sino a qualche giorno fa , quando la lezione è stata  interrotta   solo dall’arrivo dell’ambulanza che ha accompagnato Assunta all’ospedale verso il suo ultimo viaggio. Mi riferisce così Daniela, commossa, sua allieva da 22 anni, che ha lasciato la sua scuola solo nel periodo del parto.

Tanti fiori per Assunta, ma questa volta erano gli omaggi per l’inizio di una danza infinita.


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Milano saluta Abbado con Beethoven: ottomila applaudono fuori dalla Scala

Ottomila applaudono fuori dalla Scala

La piazza gremita per ascoltare la ‘Marcia funebre’ di Beethoven diretta da Barenboimed eseguita, come da tradizione quando muore un direttore musicale, nel teatro vuoto e a porte aperte

Una folla fittissima si è radunata in piazza Scala e nelle vie limitrofe per ascoltare il concerto che il Teatro alla Scala e la Filarmonica hanno dedicato al maestro Claudio Abbado, scomparso il 20 gennaio dopo una lunga malattia. Per salutare il grande direttore d’orchestra, innamorato di Milano, oltre ottomila persone si sono radunate in strada mentre l’orchestra suonava dall’interno della sala vuota del teatro. E appena la bacchetta di Daniel Barenboim ha dato il via alla prima nota, in piazza si è imposto un silenzio surreale. Niente squilli di telefonini o chiacchiere. Anche i più giovani, bambini in braccio ai genitori, ascoltavano rapiti la Marcia funebre (Adagio assai) dalla Terza sinfonia di Ludwig van Beethoven, l’Eroica.

La marcia funebre è stata eseguita nel teatro vuoto e a porte aperte, come tradizione in occasione della scomparsa dei direttori musicali, e amplificata in audio su piazza della Scala. E anche se non c’era nulla da vedere, gli occhi del pubblico erano tutti puntati sull’ingresso del teatro, come a immaginare una delle tante volte che il maestro Abbado si è affacciato da quel portone nei 18 anni della sua direzione. La gente, seppur infreddolita e stretta nei piumini, non cedeva di un centimetro la postazione faticosamente raggiunta. E non c’erano solo milanesi, ma molte persone dalla provincia e anche ragazzi da Bergamo e Cremona. Alla fine del concerto un lungo applauso ha riempito la piazza: un grazie per l’orchestra, per il maestro Barenboim e per l’indimenticabile Abbado.

Ad aprire simbolicamente le porte del teatro è stato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha anche annunciato di voler intitolare al maestro la Civica scuola di musica Villa Simonetta. “Dedicargli una scuola – ha spiegato – ci è sembrata la scelta migliore per onorare un grande milanese che ha insegnato a tutti ad amare la musica”. Per ricordare un desiderio – non esaudito – di Abbado c’è stata anche una simbolica protesta da parte del Cub del teatro alla Scala. Due persone hanno portato davanti all’ingresso un alberello di olivo, con un cartello con la scritta: “Piantiamo questo olivo, chiedendo che il sindaco di Milano realizzi il sogno del maestro di piantarne altri 89.999″.

Il riferimento è a quell’accordo che Abbado, che desiderava una Milano più verde, strinse nel 2010 con l’allora sindaco Letizia Moratti affinché la città si arricchisse di 90mila alberi. Il cambio sarebbe tornato alla Scala dopo 24 anni per dirigere due concerti: gli alberi per i milanesi sarebbero stati il suo cachet. Ma il progetto non andò in porto. L’evento è stato trasmesso in diretta mondiale da Rai 5 e in streaming sul sito Internet della Scala.

La Repubblica

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Abbado, l'ultimo saluto: Napolitano e Bray tra la folla alla camera ardente

Un flusso di visitatori senza sosta quello che si registra alla camera ardente allestita nella Basilica Santo Stefano di Bologna per rendere omaggio al maestro morto dopo una lunga malattia. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato a Bologna poco dopo l’una, accompagnato dalla moglie Clio, accolto dagli applausi. Il capo dello Stato si è recato presso l’abitazione di Abbado e ha abbracciato i familiari, una visita strettamente privata. Il feretro del maestro è stato trasportato poco dopo nella basilica di Santo Stefano per la camera ardente, che rimarrà aperta sino alla mezzanotte di mercoledì. Napolitano è poi entrato in chiesa tenendo sotto braccio la figlia di Abbado Alessandra e vicino a lei il nipote Luigi.
Intanto a Roma il senatore a vita è stato ricordato a Palazzo Madama con un minuto di silenzio, e un mazzo di rose rosse è stato poggiato sul suo scranno vuoto. “La sua musica non è risuonata solo nei teatri e nelle accademie più prestigiose di tutti i continenti – ha detto il presidente Pietro Grasso – ha incantato con il suo tocco magistrale e il suo genio l’anima e la coscienza dell’umanità”. Domani il pianista Maurizio Pollini dedicherà al maestro scomparso il suo concerto in programma all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Sarà presente il presidente Giorgio Napolitano che dovrebbe tenere un discorso pubblico per ricordare Abbado.

Fra le persone che hanno reso omaggio al feretro anche Renzo Piano, che con Abbado aveva progettato il grande Auditorium della Musica per la città di Bologna, diversi musicisti, il prefetto del capoluogo emiliano Ennio Mario Sodano, il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner, l’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati.

Romano Prodi è passato dalla piazza, sono arrivati in chiesa il cardinale di Bologna Carlo Caffarra, il governatore Vasco Errani, la presidente del consiglio regionale Palma Costi, il rettore dell’Alma Mater Ivano Dionigi, il sindaco Virginio Merola, la presidente del consiglio comunale di Bologna Simona Lembi, Vittorio Prodi. E’ poi arrivato anche il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, che ha detto: “L’orchestra Mozart è una delle grandissime eccellenze della musica. Una delle grandi opere che il maestro ha voluto. Sarà nostro dovere trovare la migliore soluzione per dare continuità a questa esperienza”. Il ministro ha poi ricordato “la recente telefonata in cui il maestro sottolineava il grande dispiacere per non essere riusciti a organizzare il concerto che dovevamo fare per Verdi in occasione del bicentenario del grande compositore”. Bray ha poi ricordato “l’insistenza che ebbe nel dirmi che nel 2014 avremmo dovuto trovare qualunque forma per risolvere il problema dell’insegnamento della musica, argomento a cui teneva tantissimo”.

La piazza è presidiata da carabinieri e polizia che gestiranno le giornate di afflusso di quanti visiteranno la camera ardente. I funerali si terranno in forma strettamente privata. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha proclamato per domani una giornata di lutto cittadino per la scomparsa di Abbado: le bandiere civiche di tutti gli edifici comunali resteranno a mezz’asta per l’intera giornata.

Anche Roberto Saviano ha reso omaggio al maestro Abbado dalla sua pagina Twitter con un post: “Speriamo che non sia la solita Italia che piange, si dispera e poi dimentica”.

FONTE: http://www.repubblica.it/

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