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Poco tempo fa ho ritrovato un collega che avevo perso di vista da quasi un ventennio. Lui cantò al Teatro Lirico di Cagliari per un paio d’anni  poi decise di trasferirsi a Roma .

Si presentò alle audizioni  per tenore al Teatro dell’Opera superandole. Decise quindi di rimanere in pianta stabile fino alla pensione.

Tornato in Sardegna ha continuato la sua attività di cantante  e organizzatore di concerti per la sua associazione culturale  a sfondo benefico  e dove promuove anche  giovani artisti che vogliono sperimentarsi davanti ad un pubblico.

La storia di Alessandro Scanu è molto singolare. Cosa lo ha portato al mondo dell’Opera? Come mai nel pieno di  una carriera all’interno di una nota azienda  ha deciso di mollare tutto per il palcoscenico? Aveva mai cantato prima di allora?

Tutto questo ed altro,  Alessandro lo racconta in un libro (Casa editrice GIA) che presenterà a Roma Venerdì 29 settembre alle ore 19.  Nella stessa serata terrà un recital  di canzoni e romanze, accompagnato al pianoforte dal Maestro Antonio Pergolizzi .

L’evento  rientra nell’ambito della 36esima edizione de : ” L’Isola che c’è..La Sardegna incontra Roma…..

La rassegna si svolgerà nel rione Montesacro. Mercatino Conca d’Oro.

Tutti i sardi che si trovano a Roma, sono invitati.

Tutte le info e curriculum sul suo sito cliccando di seguito

 http://tenorealessandroscanu.blogspot.it/

 

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Quest’oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog un giovane soprano emergente. Lei è Lucrezia Drei, ha 27 anni e vive a Milano.

Lucrezia, quando è nata la tua passione per la musica e il canto?

Ho cominciato a cantare a nove anni nel coro di voci bianche del Teatro alla Scala col maestro Casoni e Alfonso Caiani.

Sia il maestro Casoni che il maestro Caiani da subito mi hanno affidato ruoli solistici in Teatro e in concerti, grazie ai quali ho avuto l’occasione di lavorare con grandissimi direttori come Muti, Pretre, Metha, Maazel, ma anche cantanti e registi di fama.

Una grande fortuna per una giovanissima lavorare con questi mostri sacri del mondo della musica!
Certamente, ma questa fortuna l’ho capita dopo.

Quando è che hai maturato l’idea di intraprendere questa professione?

Sicuramente ancora prima di entrare nel coro. Ho sempre pensato di voler fare del canto il mio lavoro; già a sei anni mio padre, sfegatato loggionista bolognese, mi parlava sempre di opera lirica, mi portava in teatro a vederle, e mi comprava tantissimi cd che ascoltavo incessantemente imparando a memoria tutte le parti .
Ho ancora un cd di Nozze di Figaro, nell’edizione straordinaria diretta da Giulini, che è stata la prima opera che ho visto, a Bologna. Un disco completamente consumato, soprattutto nelle arie di Figaro e di Cherubino che erano le mie preferite.

E’ incredibile l’importanza che hanno i genitori nel trasmettere ai propri figli sin da piccoli una passione bella come quella della musica. Ma tu cantavi solo lirica oppure come tutti i bambini di quell’età sei cresciuta anche con le canzoni della Disney.

Da piccola  ho sempre cantanto ogni genere musicale: dalle canzoni dello  Zecchino d’oro, alle sigle dei cartoni animati, dai brani dei film di Walt Disney alle canzoni di De Andrè e Battisti che ascoltava mia madre.

Comunque  è evidente che i tuoi genitori ti hanno  incoraggiata in questo cammino.
Si, da subito i miei mi hanno  sostenuto in questa passione, facendomi studiare prima di tutto il pianoforte e flauto traverso e proseguendo poi  al Liceo del Conservatorio di Milano.

Una ragazza della tua età avrà sicuramente un giro di amici con i quali condividere le passioni. Loro fanno parte del tuo ambiente?

Le mie amicizie sono sempre state quasi esclusivamente all’interno di questo ambiente, fatta eccezione per la mia migliore amica, conosciuta quindici anni fa alle medie, che nella vita fa tutt’altro. Ma quando può è sempre presente ai miei concerti. Credo che le ragioni del nostro decennale legame non siano tanto nella condivisione della nostra vita professionale, quanto esattamente in tutto il resto. È molto bello, quando si è così tanto assorbiti da un mestiere totalizzante come questo, vedere ogni tanto delle persone con cui si parla della vita esterna a tutto ciò.

Quale è stata la tua prima insegnante al Conservatorio?

La prima è stata Annamaria Pizzoli, celebre soprano drammatico, a cui sono legatissima; poi ho partecipato a tantissime masterclass con cantanti importanti: da Lella Cuberli, con cui ho studiato per quasi un anno, alla Dundekova e a Barbara Frittoli.  Ad ognuno di loro devo diversi fondamentali insegnamenti di tecnica e di interpretazione.

Ma c’è n’è stata una alla quale senti di dover essere grata?

Sicuramente Tiziana Ducati, che è riuscita più di tutte a plasmare  la  mia voce e la mia sensibilità artistica. Lei mi ha indirizzato al repertorio che tuttora è il mio d’elezione: il lirico di coloratura, e mi ha inoltre trasmesso una cosa importantissima: “dietro la tecnica ci deve sempre essere l’anima“.

Continui a perfezionarti con lei?

Purtroppo da quasi tre anni  vive a Tokyo, dove lavora e insegna canto in diverse università.

La tua avventura nel mondo della lirica è sostenuta oltre che dai tuoi cari anche dalla persona che sta al tuo fianco, ne vuoi parlare?

Si, è il mio compagno Massimo Fiocchi Malaspina che è un giovane direttore d’orchestra. Con lui questa estate siamo stati in  Giappone , a Tokio, dove ha diretto la Tosca e la Cavalleria Rusticana. Proprio in questa occasione ho potuto riincontrare la mia insegnante Tiziana Ducati.

Torniamo indieto. Oltre al Conservatorio hai seguito anche altri percorsi culturali?

Si. Oltre alla musica ho studiato Lingue e letterature straniere all’Università Cattolica e ho poi fatto una master class in musica, dislessia e neuroscienze al Conservatorio di Milano. L’interesse per le lingue l’ho sempre avuto e continuo a coltivarlo con tanti viaggi di studio, mentre quello per le neuroscienze è nato lavorando in un centro neuropsichiatrico di Milano. Qui  tenevo dei corsi di musica e canto per bambini con problemi del linguaggio e dell’apprendimento, affiancata da bravissime psicologhe e logopediste.

Il tuo compagno condivide anche questo tuo lato professionale?

Si, l’interesse è comune. Lui,  oltre ai diplomi in campo musicale, ha studiato Medicina e Filosofia, e ha dei cori riabilitativi presso i reparti psichiatrici delle Asl di Novara e Arona. Il linguaggio, la mente, e la loro vicinanza alla musica sono un campo veramente affascinante per me, che purtroppo ho dovuto con grande dispiacere lasciare qualche anno fa per seguire la mia strada principale di cantante, perché difficilmente conciliabile.

Insomma la tua vita privata è essenzialmente la condivisione di tutto col tuo compagno.

Con lui vivo da 5 anni e stiamo insieme da 8. Insieme studiamo, affrontiamo le scelte professionali e umane, condividiamo interessi e ci supportiamo in questo bellissimo e complicato mondo che è la musica e l’opera, anche se alla fine il tempo insieme, visti i numerosi viaggi, non è poi così tanto.

Attualmente quali sono i tuoi impegni?

Adesso sono a Roma per debuttare Oscar in Un Ballo in Maschera, sotto la direzione di Jesus Lopez-Cobos e con la regia di Leo Muscato.

Una scrittura inaspettata!

Si, un’occasione che ho colto al volo  preparando la parte in meno di un giorno e precipitandomi a cominciare le prove appena tornata da un altro concerto a Trieste. Sono davvero felicissima ed emozionata per questo debutto! Il lavoro è stato elettrizzante, circondata da un cast di altissimo livello e condotta da personalità formidabili, ma in un’atmosfera davvero amichevole e che mi ha messa da subito a mio agio e in condizione di dare il meglio. Il 23 e il 30 di ottobre ci saranno le due recite in cui canterò, e non vedo l’ora!!

Avrai poi l’occasione di cantare col grande: Juan Pons

Esatto, e sarà un altro debutto, Nannetta nel Falstaff a Mallorca e Minorca  a fine novembre.

Ti faccio un “in bocca al lupo” per tutto e spero di poterti sentire dal vivo al Teatro Lirico di Cagliari 

Sotto una sua esibizione nel Don Pasquale di Gaetano Donizetti


YouTube Video

 

 

 

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Prima si chiamavano Carri di Tespi (o Padiglioni) ed erano dei teatri mobili realizzati attraverso strutture lignee coperte. Di questi si servivano i comici del teatro nomade popolare italiano per il loro teatro di strada, a partire dal tardo Ottocento.

Siamo nel 2016 e l’idea, a mio avviso bellissima, è stata rimessa in posa questa volta con l’Opera lirica  grazie al teatro dell’Opera di Roma. Il carro però  sarà un Tir che fungerà da palcoscenico.

Per avvicinare Roma al suo Teatro attraverso un nuovo e originale disegno della geografia teatrale nella città ecco OPERA CAMION (in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo), un Tir-palcoscenico si muoverà in alcune grandi piazze romane per offrire gratuitamente spettacoli d’opera: il primo è Figaro

Un lato del camion si aprirà per diventare scena, per offrire canto e musica.

Si comincia con Rossini, con Il barbiere di Siviglia: la regia è di Fabio Cherstich, la scenografia e il video dell’allestimento sono creati da Gianluigi Toccafondo, geniale pittore, illustratore e film maker.

Le repliche saranno alle ore 21.30,mercoledì 20 luglio in Viale Antonio Gandin (già Via Sedrina) Municipio XIV e giovedì 21 luglio in Piazza Anco Marzio ad Ostia,Municipio X.

La versione OperaCamion sarà più breve del Barbiere di Siviglia ma la storia è quella e si segue benissimo. Merito del regista, Fabio Cherstich, dei cantanti, degli attori, dei tecnici tutti molto giovani (e molti provenienti dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera) così come della Youth Orchestra, l’ensemble giovanile del Teatro, diretta da Carlo Donadio in alternanza con Roberto De Maio.

Nel Lazio Figaro! OperaCamion sarà sabato 23 luglio a Rieti in Piazza Cesare Battisti, domenica 24 luglio a Tarquinia in Piazza San Martino e mercoledì 27 luglio a Formia in Piazzale porticciolo Caposele. Tutte le sere alle 21.30.

Il progetto OperaCamion è realizzato anche con il sostegno di Roma Capitale, nell’ambito delle manifestazioni realizzate in occasione del “Giubileo della Misericordia

 

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Bando di Selezione
Complesso Orchestrale per la Stagione 2015-2016

E’ indetta una selezione per la formazione in graduatoria per eventuali assunzioni a tempo determinato nel Complesso Orchestrale del Teatro dell’Opera per gli strumenti sotto elencati, per singole opere e/o spettacoli, per le esigenze di produzione della Stagione 2015-2016

 

  • PRIMO VIOLONCELLO con obbligo del terzo e della fila
  • PRIMO CLARINETTO con obbligo del secondo e della fila
  • PRIMO CONTRABBASSO con obbligo del secondo, della fila e della quinta corda
  • PRIMO FAGOTTO con obbligo del secondo e della fila
  • PRIMA TROMBA con obbligo della fila, della cornetta e di tutti gli strumenti speciali

 

Scarica il Bando di Selezione

Modulo di partecipazione

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Sono  rimasta sconcertata davanti alla notizia che al Teatro dell’Opera di Roma sono stati nominati due direttori artistici! Ma è davvero assurdo se si pensa che solo 5 mesi fa i lavoratori erano stati licenziati in blocco per mancanza di fondi, e poi riassunti chiedendo loro però grandi sacrifici economici!

E’ un momento molto difficile per tutte le Fondazioni liriche. A Cagliari manca ancora il direttore artistico, e la figura del sovrintendente appena nominato è in bilico. Insomma non si riesce a trovare una via d’uscita affinchè vi sia una ripresa definitiva. A Roma però sembra si sia arrivati alla soluzione nominando addirittura due importanti figure per il settore della direzione artistica e che difficilmente ricopriranno quel ruolo senza percepire danaro.

Allora aspettiamo che forniscano  questa formula magica  anche a noi e a tutti i teatri italiani in crisi, e  in primis ai lavoratori del teatro romano che per diversi mesi hanno temuto  di rimanere in mezzo alla strada.

leggi qui l’articolo correlato

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Il coro e l’orchestra del Teatro Lirico di Cagliari hanno organizzato un concerto di solidarietà a favore dei colleghi del Teatro dell’Opera di Roma . Sarà eseguito il Requiem di Mozart diretto dal maestro Donato Renzetti, nel centro storico di Cagliari . In tal modo si mira a sensibilizzare la popolazione e i numerosi turisti che ancora affollano  la città, sulla grave situazione che il coro e l’orchestra del Teatro di Roma capitale, stanno vivendo. I 2 ottobre 182 artisti sono stati licenziati in tronco. Si ha la speranza che i dirigenti possano tornare sui loro passi e a tal proposito si stanno raccogliendo le firme attraverso una petizione online . Potrete apporre la vostra firma virtuale cliccando su questo link 

 

 

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Anche la grande artista americana Barbra Streisand è rimasta colpita dalla vicenda del Teatro dell’Opera di Roma. Per chi ancora non ne fosse a conoscenza riepilogo il fatto.

Il 2 ottobre scorso, il coro e orchestra del teatro della capitale, sono stati  licenziati in blocco e questo ovviamente a suscitato grande stupore nel mondo della musica e dello spettacolo in generale. Sono arrivati tanti messaggi di solidarietà da parte di altri cori e orchestre sia di Teatri italiani che stranieri. Nessuno si spiega quale sia veramente il disegno che si nasconde dietro questa operazione che ha dell’assurdo.

Ebbene, anche l‘attrice e cantante americana ha voluto esprimere solidarietà pubblicando nel suo sito il messaggio seguente , e invitando  a firmare la petizione online per  l’abolizione di questa decisione, affinchè presto tutto torni come prima.

ROME OPERA HOUSE FIRES CHORUS AND ORCHESTRA PETITION

Dear friends, we the chorus and orchestra of the ROME OPERA HOUSE really need your help! We need you to sign a petition to help us stop the government from firing the chorus and orchestra (182 artists). If we don’t stop this political maneuver, it will affect the lives of all of us and our families and the artistic level of this great historical theater in the capital of Italy!!! Please sign and share this petition with others. The more signatures we have, the stronger we will be in changing this tragic decision!!! Heartfelt thanks to all!!!

https://www.change.org/p/sindaco-di-roma-annulliamo-la-decisione-del-consiglio-di-amministrazione-del-teatro-dell-opera-di-roma-che-ha-licenziato-in-data-2-ottobre-2014-tutti-gli-artisti-dell-orchestra-e-del-coro

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Noi lavoratori del Teatro Lirico , solidali con i colleghi del teatro dell’Opera di Roma, stiamo raccogliendo le firme tra il  nostro pubblico. Ieri sera, prima della recita di Tosca diretta dal maestro  Gianluigi Gelmetti, è stato letto un comunicato, poi alcuni colleghi si sono messi a disposizione per la raccolta appunto delle firme contro la decisione del Consiglio di amministrazione del Teatro dell’Opera di Roma che ha LICENZIATO in data 2 ottobre 2014 tutti gli artisti dell’Orchestra e del Coro!

Le firme raccolte ieri sono state ben 407.

Stasera e domani in occasione delle altre recite, si proseguirà.

Intanto si può continuare a firmare online collegandosi a questo sito: è facilissimo, basta seguire le istruzioni

clicca qui per accedere

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Non è passato molto dalla nostra corrispondenza pubblica che eccomi di nuovo ad indirizzarLe una lettera.

Speravo vivamente, alla luce di quanto accaduto e della pessima figura fatta dal Suo Ministero, che ci fosse un cambiamento nei modi, nei sistemi di gestione e soprattutto che si cominciasse a fare più attenzione e si usasse meno superficialità nell’affrontare tematiche artistiche. Invece lo scorso 2 ottobre Lei ha dimostrato di non aver fatto alcun tesoro del passato ed ecco che con estrema superficialità, tipica di chi è uso a non tener conto delle ripercussioni delle proprie azioni, seguendo più le chiacchiere mediatiche che una sana logica amministrativa, 182 persone si vedono licenziate in tronco.

Purtroppo dal Suo operato si evidenzia come non mai la Sua totale inadeguatezza alla gestione del settore artistico perché chiunque avesse un minimo di formazione in tal senso avrebbe capito che il problema del Teatro dell’Opera di Roma non sono di certo gli orchestrali ed i coristi.
Partiamo dal presupposto che i miei cari colleghi sono ben lontani dal non avere colpe e che ahimè sempre di più i sindacati hanno spinto nel difendere quei pochi privilegi, molti dei quali inutili, conquistati nel tempo. Ma questi privilegi di solito e soprattutto nel caso specifico, riguardano pochi e di certo non sono il problema fondante della cattiva amministrazione del Teatro.

Prima di analizzare il perché la Sua azione non trovi alcun fondamento se non quello di una forzatura politica di cui pagano il prezzo lavoratori innocenti, mi preme chiarire una volta per tutte la questione degli scioperi dei dipendenti del Teatro per ridare dignità a quei colleghi che si sono visti attaccati su tutti i fronti senza che mai nessuno entrasse nel merito reale delle vere motivazioni.

Quando ci fu lo sciopero per la Bohème incontrai per caso un carissimo amico, stabile presso l’orchestra ed entrando in argomento ho chiesto conto del perché si scioperasse. Ed ho capito quindi che non si parlava di avere ma di risparmiare.
Già, caro Ministro, perché sarebbe bastato incontrare uno qualsiasi degli orchestrali e farsi una chiacchierata amichevole per capire che le proteste non riguardavano il salario ma andavano contro una gestione, dovuta alla mancanza di competenza specifica del Sovrintendente ed ai paletti imposti dalla spending review, che stava compromettendo sia le casse già magre dell’Ente sia la qualità artistica dell’orchestra.

Quando il Sovrintendente venne nominato, il 21 dicembre 2013, l’orchestra fu felice della nuova direzione e si schierò sulle scale d’ingresso del Teatro per accogliere il nuovo arrivato con la speranza di cominciare un dialogo che portasse ad un miglioramento del futuro comune. Il Sovrintendente, visti tutti gli strumentisti schierati, forse pensando ad una “mala parata”, entrò invece dalla porta posteriore e rifiutò da quel giorno in poi di incontrare gli strumentisti chiudendo definitivamente alla possibilità di capire quali fossero le esigenze e le richieste.

Sveliamo quindi l’arcano: perché gli strumentisti protestavano?

Per capire la questione bisogna conoscere la materia, almeno nelle sue basi, per cui mi permetto di erudirLa.

Un’orchestra è composta da una compagine stabile ed una aggiuntiva. Gli stabili sono quelli che Lei ha licenziato, circa 90 personecontrattualizzate che fanno parte in maniera continuativa dell’insieme strumentale. Sono la parte fondamentale di un Ente Lirico perché lavorando insieme da anni costruiscono giorno dopo giorno una amalgama sonora che li contraddistingue e li differenzia dagli altri Teatri. Ogni orchestra ha una sua identità sonora e tecnica e portava avanti la sua peculiarità nel tempo, formando i nuovi arrivati e perpetrando tradizioni. Le basti pensare che se io, violoncellista professionista con 10 anni di carriera alle spalle, domani fossi chiamato al Musickverein diVienna per il concerto di Capodanno, pur avendo la partitura davanti non riuscirei a suonare una nota perché quell’orchestra, negli anni, ha sviluppato una serie di variazioni sui brani che non vengono messe su carta ma che fanno parte del suo bagaglio intrinseco, della sua storia. Per questo Strauss suonato lì suona differentemente da quando lo si suona in qualsiasi altra parte del mondo. Per questo l’opera suonata in Italia suona così solo in Italia.

Gli “aggiunti” invece sono strumentisti freelance che vengono convocati di volta in volta quando l’organico stabile non è sufficiente all’esecuzione di un brano. Vengono solitamente segnalati “per chiara fama” o risultano dalle graduatorie di concorsi precedenti.
Il problema di una orchestra che ha un organico stabile sottodimensionato, come nel caso del Teatro romano, è che c’è necessità di convocare molti aggiunti ogni volta che si va in scena. Gli aggiunti costano però molto più degli stabili perché essendo fuori sede hanno diritto, come prevede qualsiasi contratto nazionale, ai rimborsi del viaggio e dell’alloggio. Mi è capitato, lavorando in orchestre statali nazionali, di percepire da aggiunto oltre agli 80€ del compenso giornaliero base, 30€ al giorno di rimborso alloggio e 200€ di rimborso spese di viaggio. Ecco quindi che un aggiunto costa quasi il 50% in più di un orchestrale stabile, oltre ovviamente a non far parte dell’organico e quindi minare dalla base la possibilità precedentemente esposta di creare un suono identitario ed una omogeneità tecnica.

Il Teatro dell’Opera di Roma ha costantemente ridotto l’organico stabile essendo poi impossibilitato a riassumere strumentisti con concorsi per via della spending review, che impedisce nuove assunzioni da parte degli Enti statali. Si è dovuto quindi nel tempo ricorrere a numerosi aggiunti, il che oltre che impedire all’orchestra di preservare la propria identità, ha comportato un notevole aumento dei costi di gestione della stessa. E proprio contro questo protestava l’orchestra. Per una volta, uno sciopero non era per chiedere niente in più, ma anzi per fare qualcosa di meno. Ma Lei ha tagliato la testa al toro.

Chiarito questo ho deciso di fare una ricerca accurata, nei miei limiti, per capire su che basi si fondasse la Sua scelta di eliminare l’anima del Teatro piuttosto che agire su altre voci di bilancio, e mi sono messo a fare i conti della serva.
Ho cercato quindi di capire quanto faraonici fossero gli stipendi dei miei colleghi, cercando in questo dato una giustificazione economica al licenziamento.

Uno strumentista di fila (ovvero non prima parte) percepiva dal Teatro dell’Opera una retribuzione lorda annua di circa 40.000€ per 28 ore di lavoro settimanali (fonte: CCNL per i dipendenti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche). Facciamo quindi un rapido calcolo per capire l’effettivo compenso di questi signori.
40.000€ meno il 30% circa di tasse porta ad una contribuzione netta di 28.000€ annui. 28 ore a settimana x 4 settimane x 12 mesi porta ad numero di 1344 ore retribuite. Quindi 28.000 : 1344 fa un compenso netto di circa 20,80€ all’ora ovvero circa 2.100€ al mese.

Compariamo ora questo stipendio a una categoria a caso che sia facilmente documentabile: per esempio quello di un insegnante delle scuole medie. Stipendio lordo annuo 41.950€ per circa 25 ore settimanali includendo consigli di classe e tutto il resto, che portano a 900 ore annue. Il risultato è di circa 32€ l’ora che fanno distribuiti nell’anno 1.400€ al mese. Mi sembra quindi che siamo in linea.

Compariamo ora invece tutti e due questi stipendi a quelli di un dipendente di un Ministero a caso, diciamo il Suo. Dal sito del Mibact vengo informato che il compenso lordo annuo per il Ministro non parlamentare è di 265.102,76€. Ma mai comparerei un orchestrale a Lei per cui vediamo quanto prende qualcun altro, diciamo un Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici: 166.745,52€. Andiamo più in basso: il Suo segretario particolare prende 74.251,89€ annui. Ecco, qui non siamo più in linea.

Seguendo il Suo ragionamento secondo cui se un Ente è in crisi bisogna licenziare tutti i dipendenti ed esternalizzare le prestazioni, ne consegue che oltre all’orchestra del Teatro dell’Opera dovremmo licenziare tutti gli insegnanti ed esternalizzare l’educazione, cosa che il Governo sta cercando di fare in effetti, ma soprattutto dovremmo radere al suolo il Suo ministero.

Quindi proseguirò nell’analisi con la consapevolezza che i miei colleghi non hanno nulla di cui vergognarsi sotto questo aspetto.

Approfondiamo quindi un’altra nota dolente: il capitolo indennità tanto citato dai media per cui i miei colleghi sarebbero dei privilegiati. Le indennità sono 3.
1) Uno strumentista di fila percepisce dal Teatro dell’opera di Roma, come in tutte le altre orchestre del mondo succede, una indennità per lo strumento, pari a 41,52€ lordi al mese. Questa cifra servirebbe ad aiutare il musicista nella manutenzione dello strumento stesso, che ahimè è soggetto a continua usura. Sono circa 500€ all’anno. Come violoncellista, volendo mantenere lo strumento in buone condizioni devo cambiare le corde ogni 3-4 mesi circa e far ricrinare l’arco ogni 3 mesi circa. Costo delle corde: 300€ circa, costo ricrinatura dell’arco 100€ circa.Applichiamo ancora una volta la matematica e vediamo, essendo ottimisti e sperando che in un anno non occorra nessun incidente, che mantenere lo strumento mi costa circa 1200€ all’anno, che è una cifra ben inferiore ai 500€ erogati. Prendiamo il caso di uno strumento a fiato per avere un quadro completo. Un clarinetto ha una durata di vita di circa 10 anni dopo i quali non è più utilizzabile ed un costo di circa5.000€. Ogni clarinettista deve avere 2 clarinetti, in la ed in sib. Ai clarinetti ogni anno almeno vanno rifatti i tamponi: 200€ circa. Poi le ance. Costo medio di un pacco di ance 25€ circa, un pacco da 10 ne contiene circa 2, massimo 3 utilizzabili. Un’ancia dura al massimo 3 giorni, se non si rompe nel frattempo. Faccia Lei i calcoli di quante ne servono ogni anno per lavorare 1300 ore e vedrà che i 500€ non coprono minimamente né l’usura dello strumento né la sua manutenzione. Per cui direi che in questa indennità la non ci sia nulla di scandaloso perché dovuta e necessaria.

2) 182€ di indennità lorda mensile per vestiario e mensa. Fanno circa 2000€ all’anno. Diciamo che per il vestiario si fa un investimento una tantum di 1500€, per cui non lo consideriamo. Rimangono 2000€ l’anno per la mensa, che mi sembra un costo tutto sommato ragionevole, che qualsiasi azienda con un certo numero di dipendenti riconoscerebbe. E ancora una volta non ci trovo niente di scandaloso.

3) 390€ lordi al mese per indennità spettacoli all’aperto. E qui siamo al grande scandalo. In merito a questo punto infatti c’è stato un grandissimo fraintendimento per cui si è arrivati ad accusare i colleghi di percepire un’indennità per recarsi a Caracalla, che tutto sommato è dietro l’angolo rispetto al Teatro. Ma questa cifra non riguarda di certo le distanze percorse, come se fosse una trasferta, ma bensì il fatto di dover suonare all’aperto.
Innanzitutto precisiamo: l’opera a Caracalla ha una durata di 45 giorni circa e questa indennità viene retribuita quindi solo relativamente a questo periodo. Diciamo che sono all’incirca 500€ netti in totale. Ora, Lei non può sapere anche se dovrebbe, ma mi pregio di edurLa, che quando uno strumento suona all’aria aperta subisce inevitabilmente un danno strutturale perché le temperature cambiano repentinamente e l’umidità non è costante.

Se Lei espone un bastone di legno all’aperto, tra sole e umidità vedrà che dopo 45 giorni si sarà rovinato. Nel caso specifico degli strumenti ad arco questa esposizione porta quasi inevitabilmente alla scollatura, ovvero le colle naturali che tengono insieme lo strumento cedono causandone il totale malfunzionamento. Costo riparazione: 300€ circa, se non succedono cose più gravi. Mentre gli strumenti a fiato, fatti salvi gli ottoni, rischiano ben di peggio perché possono essere soggetti a crepe. E un clarinetto o un oboe crepato, finiscono generalmente nel cestino. Il costo non è calcolabile. Per cui anche su questa indennità direi che non trovo da fare grandi appunti. Si potrebbe ridurre, certo, ma da qui a licenziare un’intera orchestra la strada è lunga…

Continuiamo a fare di conto quindi e vediamo quanto l’orchestra ed il coro costino all’Ente Teatrale e se veramente esistano i presupposti per poter individuare in quella cifra il principale problema.
Manteniamo il reddito dello strumentista di fila, che è un dato certo, come base e cerchiamo di fare una media plausibile, anzi esagerata dello stipendio annuo pagato all’orchestra. In un’orchestra ci son circa 25 prime parti ed ipotizziamo che queste percepiscano circa 1800€ mensili in più degli altri. Quindi consideriamo che tra i Suoi licenziati ci siano 25 persone che percepiscono 4.000€ al mese (sto esagerando ovviamente) e 162 che ne percepiscono 2.100€ (dato certo). Moltiplichiamo per 14 mensilità e viene fuori la bella cifra di 6 milioni di Euro all’anno, che è il costo netto approssimativo della compagine orchestrale e del coro.
Però i dipendenti del Teatro sono 419 ( sono 430 in realtà, ma 11 li teniamo fuori per dopo) tra macchinisti, tecnici audio, tecnici video, scenografi, assistenti di palco, sarti, pianisti accompagnatori, truccatori e tutto il resto. Diciamo quindi a spanne che il costo totale del personale è, volendo esagerare, di 15 Milioni di Euro, considerando le varie indennità.
Ora prendiamo quindi il bilancio e vediamo se i conti tornano. E infatti i conti non tornano.

Dal bilancio 2012 pubblicato dall’Ente sul proprio sito cerchiamo il dato relativo alle contribuzioni .

“Lettera B : COSTI DELLA PRODUZIONE numero 9) per il personale voce a1)salari e stipendi 25.716.550€

Il mio commercialista mi spiega che se da questa cifra io tolgo i contributi irpef (quelli inps figurano sotto voce a parte) che sono sotto la voceSTATO PATRMONIALE, lettera D) numero 12) ho il totale del costo per retribuire gli stipendi netti dei dipendenti. Per cui 25-1=24 Milioni di Euro, bruscolini più, bruscolini meno.

A questo punto nasce spontanea la domanda: come si arriva dai 15 Milioni calcolati in precedenza ai 24 Milioni che sono in bilancio????
Una prima risposta la danno i salari della dirigenza (fonte:http://www.operaroma.it/ita/fondazione-dirigenziali-consulenze.php), i famosi 11 che ho lasciato fuori dal calcolo precedente.
Già perché questi signori percepiscono in totale all’anno 790.000€ di stipendi lordi (all’incirca quanto 20 strumentisti di fila). Quindi il doppio se non il triplo di un orchestrale ed a quanto pare sono anche virtuosi perché l’ex Sovrintendente della Scala Lissner percepiva solo lui 507.076,22€ l’anno.

Ma anche sottratto questo milioncino scarso, siamo ancora lontani dal raggiungere i 24 messi a bilancio. Quindi dove vanno a finire i soldi??
E’ molto semplice perché all’appello mancano ancora tre figure professionali.

Il costo maggiore di ogni teatro è dato infatti dai cachet dei direttori d’orchestra e dei registi, che vengono pagati a produzione e raggiungono cifre esorbitanti che contrattano di volta in volta. L’altro costo esorbitante sono ovviamente i cantanti.

Ora, se il Teatro con il suo personale costa 15 Milioni e la dirigenza 1 Milione circa, se ne deduce che gli 8 Milioni di Euro residui vengano elargiti per pagare queste tre figure professionali.
8 Milioni di cachet contro 6 Milioni di stipendi…. La scelta di licenziare l’orchestra, caro Ministro si fa sempre più logica e giusta.

Lei ha dichiarato che con l’esternalizzazione si risparmieranno 3,4 Milioni di Euro. Sorvolando sull’opinabilità della scelta di tagliarli da una parte piuttosto che da un’altra, questa azione porta a due conseguenze.
1: Se sono giusti i calcoli fatti precedentemente, una cooperativa che possa fornire i professori d’orchestra al Teatro, pagherà ogni suo dipendente all’incirca la metà dei 20€/ora che si pagano attualmente, cioè circa 10€/ora. Che non mi sembra affatto una giusta retribuzione per chi dovesse concorrere a mantenere un’eccellenza come il Teatro dell’Opera di Roma ed a portarne nel mondo la fama e la qualità. Insomma, Lei pretende di fatto che i signori musicisti e coristi vengano retribuiti alla stessa stregua di uno scaricatore di frutta ai mercati generali (parlo per esperienza: retribuzione netta finale 8€/ora circa). Io nel mio piccolo ho lavorato per alcune orchestre nazionali di grande prestigio e sinceramente, se mi avessero proposto un tale compenso, non avrei mai accettato il lavoro. Oppure, confesso, sarei venuto meno ai miei doveri di strumentista ed avrei evitato di studiare le parti a casa prima della produzione, lavoro non retribuito che richiede una grande quantità di tempo ed è fondamentale per la qualità dell’esecuzione finale e quindi per il mantenimento del buon nome dell’Ente. Io ho un gran rispetto del mio lavoro e di me stesso e credo, signor Ministro, che 10 anni di studio per conseguire il diploma, 15 master con musicisti di chiara fama in Italia ed all’estero, 4 anni di specializzazione in Austria e soprattutto i 10 anni di esperienza che ho alle spalle, la mia qualità artistica e la mia professionalità abbiano un valore che sarebbe giusto che venisse rispettato e riconosciuto anche economicamente. E credo che lo pensino anche i colleghi del Teatro con le loro esperienze, ben più ricche delle mie e quindi più preziose. E, paradosso dei paradossi ,sarebbe proprio Lei la persona preposta a difendere e valorizzare la cultura di questo paese e la sua identità artistica.
2: Un risparmio di 3,4 Milioni di Euro su 24 Milioni di costi del personale, che risparmio sarebbe? E soprattutto a che prezzo???? Capisce che qualsiasi buon amministratore pagherebbe volentieri di più un’orchestra salvaguardandone inoppugnabilmente la dignità e la fama e piuttosto risparmierebbe qualcosa sui cachet di direttori, registi e cantanti, che pesano da soli sul bilancio quasi quanto l’intera compagine strumentale e coreutica.

Abbiamo quindi individuato una prima malattia, gli stipendi galattici di pochi individui. Però anche volendo mantenere questo divario tra dirigenza, poche figure artistiche e bassa manovalanza a me i conti non tornano comunque perché con un Teatro d’Opera in una capitale come Roma, in una nazione come l’Italia, patria dell’opera nel mondo, secondo me cassa si riuscirebbe comunque a fare pur mantenendo ingiustificatamente questi signori. Ma non è così.

Prendiamo quindi in esame la gestione artistica dell’Ente.

Per curiosità ieri ho aperto il sito del Wien Staatsoper, il teatro dell’opera di Vienna, che sarebbe il parallelo austriaco del nostro teatro capitolino. Il cartellone è ricchissimo e le esecuzioni sono giornaliere. Ma quello che mi ha colpito sono gli allestimenti.
Per allestimento si intende la costruzione di uno spettacolo: costruzione delle scenografie, produzione dei costumi, studio del trucco, regia luci, regia scenica, studio delle parti da parte dell’orchestra e del coro e così via. L’allestimento è di fatto tutto il lavoro di tutta la macchina teatrale che sta alle spalle di una esecuzione pubblica. Ed è ovviamente il costo maggiore di un teatro.
Vediamo quindi come si comporta la concorrenza (fonte: http://db-staatsoper.die-antwort.eu/performances/page/662):
25.06.14: Sigfrido, nuovo allestimento, 17esima replica con questo allestimento; 27.06.14 Tosca, 573esima replica con questo allestimento; 06.09.14 L’Olandese Volante, 53esima replica con questo allestimento; 19.09.14 Elisir d’amore, 213esima replica con questo allestimento.
Vediamo invece come si comporta il nostro teatro nella stagione 2014:
Elisir d’amore, allestimento Teatro dell’Opera, 6 repliche; Ernani, nuovo allestimento, 7 repliche; Lago dei Cigni, nuovo allestimento, 11 repliche; Manon Lescaut, nuovo allestimento, 5 repliche; Rigoletto, nuovo allestimento, 10 repliche. Caracalla, 3 opere, 2 nuovi allestimenti, tra l’atro estremamente dispendiosi, io li ho visti, non ho avuto voglia di contare le repliche.

Come vede signor Ministro è palese la differenza. I dirigenti dei teatri esteri hanno ben capito che le opere, una volta messe in scena, per essere produttive devono essere rappresentate, anche 600 volte se funzionano. Perché così il teatro fa cassa, perché ogni replica messa in scena diminuisce drasticamente il costo di produzione fino a raggiungere il famoso “punto di rientro” tanto caro all’economia aziendale, che fa sì che ad un certo punto si cominci a guadagnare del denaro utile al pareggio di bilancio. L’allestimento scellerato di nuove opere invece non fa altro che alimentare il meccanismo perverso del dispendio a solo beneficio di registi estrosi chiamati per “chiara fama” a creare scenografie enormemente costose ed a totale discapito dell’Ente teatrale, specialmente se poi se ne fanno pochissime repliche. Ed abbiamo visto precedentemente che sono proprio registi e direttori d’orchestra la voce di spesa maggiore del Teatro dell’Opera di Roma. Va da sé che qualcosa a monte non funzioni.

Altra nota. Aprendo un titolo a caso della stagione in corso del teatro viennese (Fonte:http://www.wiener-staatsoper.at/Content.Node/home/spielplan/Spielplandetail.php?eventid=1441614&month=10&year=2014) si legge in piccolo a latere la seguente dicitura: “Diese Produktion wird ermöglicht mit Unterstützung von “ che tradotto vuol dire: “questa produzione è stata resa possibile grazie al finanziamento della Lexus”.
Già, si chiamano sponsor privati. E questi signori a volte si fanno carico di mettere in scena intere produzioni teatrali in cambio di un enorme rientro di immagine. Controlliamo quindi la voce sponsor del bilancio 2012. Lettera A) VALORE DELLA PRODUZIONE, 5)Altri ricavi e proventi, b) sponsorizzazioni e diritti per ripresa e diffusioni 1.247.604€.
Un Teatro di tradizione dell’importanza dell’Opera di Roma con tournèe internazionali ed una direzione artistica stabile come quella delMaestro Muti, è impensabile che riesca a racimolare solo 600.000€ in un anno (do per scontato che la cifra faccia riferimento per metà anche ai diritti televisivi e radiofonici) di sponsor. Forse anche qui c’è qualcosa che non va. Forse sarebbe il caso di investire in questo settore prima di tagliare in altri. Forse sarebbe il caso di tentare tutto il tentabile prima di licenziare 182 persone. Forse prima di prendere una decisione del genere andava considerata la situazione sotto un’ottica più ampia, o forse bastava leggere i bilanci per rendersi conto che la Sua non è una soluzione ma una scappatoia.

Ancora una considerazione.
Com’è possibile che si arrivi al licenziamento in tronco di 182 dipendenti in un Ente che ininterrottamente, malgrado i tagli continui del finanziamento statale, presenta dal 2000 un bilancio in attivo???? Come da dati pubblicati dall’ex sovrintendente Ernani infatti (fonte: http://www.operaclick.com/news/intervento-svolto-dal-sovrintendente-uscente-francesco-ernani-apertura-della-conferenza-stampa-) e dai dati pubblicati sul sito del Teatro non si evince alcun deficit… Non si spiega quindi, se il Teatro è in attivo, perché licenziare la metà dei suoi lavoratori, indispensabili come non mai al mantenimento del prestigio e della dignità del Teatro stesso?

Nelle note di integrative bilancio relative 2011 c’è una frase indicativa però (Fonte: Bilancio dell’esercizio al 31 dicembre 2011, Relazione sulla gestione, pagina 41):
Il contributo dello Stato che rappresenta una voce fondamentale dei ricavi è strettamente correlato alle scelte di politica economica del paese, come evidenziato dall’andamento discontinuo degli ultimi anni; inoltre le riduzioni dei finanziamenti avvengono in tempi che non permettono di adottare misure correttive. I tagli sono comunicati ad esercizio avanzato vanificando i principi di corretta programmazione economico finanziaria che per la Fondazione costituiscono l’obiettivo strategico da conseguire costantemente, creando quindi problemi di bilancio.”

Il che significa, traducendo, che i signori Sovrintendenti normalmente programmano le stagioni teatrali sulla base di soldi che non hanno ancora incassato dallo Stato basandosi sui contributi precedenti che invece di anno in anno vengono diminuiti. E grazie che poi ci siano problemi a coprire i costi della produzione.

Alla luce di tutto ciò la Sua decisione di licenziamento si configura sempre più come una sonora lavata di mani, una scelta prettamente politica per zittire polemiche scomode e tacitare i sindacati a mo’ di esempio, un atto illecito per spostare l’attenzione dal vero problema: la scellerata gestione amministrativa, la totale inadeguatezza del Sovrintendente e non ultimo la primaria responsabilità dello Stato nel non combattere i privilegi ma anzi nel tutelarli. I veri privilegi, non quelli millantati dalla stampa. Licenziare persone che hanno sudato per vincere un concorso per percepire uno stipendio assolutamente nella norma e tutelare invece dirigenti di nomina politica che nulla hanno a che vedere con l’arte e con la musica e che sono lontanissimi da avere una formazione professionale da permettergli di fare scelte adeguate di gestione è da parte Sua una gravissima ammissione di colpa. Specialmente quando proprio questi signori sono la vera causa dello scempio dei nostri Teatri. Ed a quanto pare concorda con me l’ex Sovrintendente Ernani quando afferma: “Esprimo la speranza che non sia la politica a guidare i nostri Teatri d’Opera ma si facciano scelte per Organi e dirigenti con adeguate esperienze professionali.”

Quello che mi aspetto ora da Lei signor Ministro, alla luce di quanto detto, è una smentita. A discapito della mia credibilità io auspico a questo punto che Lei renda pubbliche le specifiche di bilancio del Teatro dell’Opera di Roma e punto per punto dimostri a tutti noi che quanto io ho scritto sono solo corbellerie, fantasie basate su cifre inesistenti, calcoli errati che non corrispondono al vero. Solo in questo modo infatti potrebbe legittimare con forza ed irreprensibilità la decisione di licenziamento. La prego, mi smentisca. Perché se solo una delle mie analisi fosse vera, allora si paleserebbe la totale illegittimità dell’atto da Lei perpetrato, che diventerebbe di fatto semplicemente un atto di forza. E Lei dimostrerebbe di conseguenza la Sua totale inadeguatezza a prendere decisioni in campo artistico, si paleserebbe come Lei non abbia le competenze necessarie per svolgere il Suo lavoro e che è un atto di incoscienza da parte del Governo rimettere nelle Sue mani la vita di un numero così elevato di persone, visto che il Teatro dell’Opera di Roma per Voi sembra essere solo il primo passo.

In risposta alla mia precedente lettera Lei stesso ha ammesso de facto la Sua leggerezza, scusandosi per aver pubblicato un bando che non aveva neanche riletto, e che poi ha infatti ritirato. La invito quindi a smentire questa lettera parola per parola oppure ad ammettere ancora una volta di aver preso una decisione grave e scellerata senza avere nessuna cognizione di causa, con una superficialità inaccettabile. Nel qual caso mi aspetterei una decisione simile a quella che fu per il bando, un ritiro, il Suo ritiro.

In attesa di risposta.
Cordialmente

Michele SpellucciVioloncellista

Freelance presso Musician

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Sembra impossibile che, a distanza di tre mesi , si possa cambiare radicalmente opinione su un teatro e i suoi artisti.

Ho ritrovato questo video che riguarda la tournée che il Teatro dell’Opera di Roma ha fatto in Giappone,  e dove l’eco di un successo meritatissimo ha fatto il giro del mondo.

Oggi quegli artisti sono stati tutti licenziati!

Grazie a youtube, però, chiunque può vedere e sentire le parole di elogio che, in quella occasione, sia il direttore Riccardo Muti che il sovrintendente  Carlo Fuortes, hanno riservato alle masse artistiche, vere protagoniste di questo successo . Per chi non lo avesse ancora visto consiglio la visione e l’ascolto con  attenzione fino alla fine.


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 Franco Scaglia (scrittore, ex presidente del teatro di Roma) al Sindaco Marino su Radio 24: “Torni a fare il chirurgo e ci lasci in pace. Marino non usi bisturi su orchestra” . “Dal punto di vista culturale Roma è penosa

” Ero presidente del teatro di Roma. A dicembre sono stato il primo ad andarmene, mi sono dimesso perché con il Sindaco Marino era impraticabile qualsiasi tipo di rapporto intellettuale e umano e professionale. Si è lasciato sfuggire un’eccellenza come Gabriele Lavia, un’altra eccellenza come Riccardo Muti e mi pare che il bilancio di questo Sindaco dal punto di vista culturale sia piuttosto scarso. Mi dicono, perché non l’ho mai conosciuto, che sia un bravo chirurgo, io gli consiglierei di usare bene il bisturi per i suoi pazienti e so che opera bene, ma i bisturi con le orchestre, non si possono usare. Le orchestre sono, con tutti i difetti, la sindacalizzazione, diciamo qualsiasi cosa… un’orchestra è un corpo e un anima e non lo spacchi. Nel momento in cui ci metti il bisturi, l’orchestra è morta. Cosi Franco Scaglia, scrittore, ex presidente del teatro di Roma e ex dirigente Rai, intervistato da Armando Torno nel programma di Radio 24 Che Musica Maestro, in onda domenica sera alle 21.” Le prove muscolari sono folli. Cioè prendi e cacci tutta questa gente, avranno le loro colpe, ma perché una prova muscolare di questo genere? Non la capisco. Non capisco il sovraintendente Fuortes il quale è un signore che ha anche due incarichi, tornasse al suo primo incarico che lo faceva tanto bene. Perché? E’ bulimico? Ha voluto prendersi pure l’Opera? Tra l’altro ho letto che a dicembre lui va via quindi caccia l’orchestra e se ne torna da un’altra parte. – continua Scaglia come un fiume in piena a Radio 24 – Un’operazione di questo genere, che io posso immaginare che avranno avuto mille problemi, sindacati, cose, eccetera… distruggi un teatro. Che significa esternalizzazione di un’orchestra? Sono quei vocaboli in politichese, in sindacalese, non lo so, assolutamente insopportabili. Il sindaco Marino, se ne vada. Accetti il consiglio di un cittadino, vada a fare il chirurgo e non distrugga la città perché l’ha già distrutta, dal punto di vista culturale Roma è penosa. Ma è un caso unico perché è illogico. I problemi si affrontano. Io appartengo a un mondo magari un po’ antico, ma dove si discuteva, se no è la guerra. Cioè ma che senso ha tutto questo? I nemici ci sono per discuterci. Col nemico si discute, sennò non sarebbe il nemico. Col nemico si tratta, col nemico si cerca di fare la pace, fino al massimo. Tutto questo a cosa porta? Che Roma sta morendo, i teatri a Roma sono in una situazione catastrofica, pochi abbonamenti, situazioni difficili, io non so che cosa sia successo in questa città. So che comunque, da quando c’è questo sindaco il precipizio è totale. Allora ripeto, da cittadino, caro sindaco lei è una persona perbene, so che è una persona perbene ma non tutte le persone perbene possono fare in sindaco. Torni a fare il chirurgo e ci lasci in pace.”

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disegno di Arianna Masia

Sono sconcertata, allibita, amareggiata dalla notizia che mi è pervenuta ieri dalle agenzie di stampa:

ORCHESTRA E CORO LICENZIATI ED ESTERNALIZZATI!

Dopo mesi di agonia, di dissidi interni sul piano di rientro, dopo gli scioperi e la traumatica uscita di SCENA del maestro Riccardo Muti, è questa ladecisione presa dal Cda dell’Opera di Roma per far “rinascere” il teatro. “Una scelta molto dura e sofferta”, per dirla con le parole del sovrintendente Carlo Fuortes che però tiene a PRECISARE: l’alternativa era la chiusura. Il sindaco di Roma Ignazio Marino spiega che si tratta di “un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese”.

E il ministro DARIO Franceschini si schiera dalla stessa parte: “E’ un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire”. La riunione del Cda arriva a pochi giorni dal vertice tra i soci fondatori dell’Opera – Mibact, Regione Lazio e Comune di Roma – che aveva dato mandato al consiglio di amministrazione di “trovare le soluzioni più adeguate per una rinascita del teatro e a risolvere, alla radice, i problemi di fondo”. “Non dimentichiamo che la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il MAESTRO Muti ad andarsene platealmente”, sottolinea Franceschini. Ma ad annunciare la linea dura, in una conferenza stampa in Campidoglio, al termine della riunione del cda, è il sindaco Marino: “Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l’inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento - ricorda -. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento AVVIATO ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l’anno prossimo. In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di PERSONALE su 460, non riguarda gli altri 278″. Da questa operazione, stando alle stime di Fuortes, si otterranno 3,4 milioni di risparmi.

“Se si organizza tutto nel migliore dei MODI dal 1 gennaio il teatro dell’Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro – annuncia – che potrebbero essere anche costituiti dai vecchi musicisti, però con una forma contrattuale del tutto diversa ……continua a leggere qui

 

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Ero studentessa in canto al Conservatorio di musica quando seguivo le vicende che riguardavano il Teatro lirico della mia città. Gli artisti del coro e i professori d’orchestra, lottavano per poter diventare stabili. Forse all’epoca ero troppo giovane per capire di cosa si trattasse, ma l’ho compreso poi  quando, anche io, ho cominciato l’ avventura di artista del coro.

La stabilità in un Teatro significa qualità. Chi fa musica sa benissimo quanto sia importante l’affiatamento col proprio vicino, la continuità nello studio dello spartito e della voce. Gli esecutori devono essere possibilmente sempre gli stessi che, guidati da un bravo maestro, potranno portare ad un risultato di amalgama perfetta nel suono e nella vocalità.

Il pubblico pagante che va ad ascoltare   un  concerto o un’opera, ha bisogno di sentire un buon prodotto . L’orecchio di chi ama la musica è abituato sempre più alle   incisioni in alta fedeltà e quindi  il confronto è d’obbligo.

Ebbene, alla luce delle ultime notizie che arrivano dai teatri lirici italiani, ed in particolare dal Teatro dell’Opera della nostra capitale, si legge che c’è nell’aria l’intenzione di tornare a quella condizione precaria di quasi quarant’anni fa. Ma come è possibile che un teatro così importante come quello di Roma debba diventare teatro di serie B e fanalino di coda rispetto ai grandi teatri europei dove la musica è considerata fra le risorse più importanti del paese?

Si legge così nel Messaggero di ieri

“Un nuovo contratto, a tempo determinato, per orchestrali e coro.
Un tetto di prestazioni annue fissate nero su bianco, con la possibilità per gli artisti di lavorare da liberi professionisti anche altrove. La rinascita del Teatro dell’Opera di Roma – sempre più nella bufera dopo l’addio del maestro Riccardo Muti – passa da qui. «Da una soluzione per risolvere alla radice i problemi di fondo», hanno detto ieri all’unisono il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il sindaco Ignazio Marino e il governatore Nicola Zingaretti. E cioè i soci della Fondazione lirica che nel cda di giovedì ufficializzerà il piano

Io spero che questa sia solo una di quelle notizie che lasciano il tempo che trovano. Sarebbe proprio una beffa che dopo anni di lotta si debba tornare indietro di quasi 40 anni, epoca in cui  i maestri giravano   l’Italia a raccattare coristi e professori d’orchestra per allestire una Stagione lirica. La maggior parte aveva un lavoro e soprattutto una famiglia, e chi accettava per arrotondare gli introiti,  accettava di stare lontano dalla propria sede anche per 6 mesi  con le conseguenze immaginabili.

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Riccardo Muti lascia il Teatro dell’Opera di Roma. Lo comunica, in una nota, il Sovrintendente Carlo Fuortes.

«Il Sovrintendente Carlo Fuortes comunica con grandissimo rammarico che il Maestro Riccardo Muti ha deciso di rinunciare alla direzione delle due opere Aida e Le nozze di Figaro in cartellone nella prossima stagione del Teatro dell’Opera.

Il Maestro Muti motiva, in una lettera, questa dolorosa decisione con il “perdurare delle problematiche emerse durante gli ultimi tempi”. Aggiunge “che, purtroppo, nonostante tutti i miei sforzi per contribuire alla vostra causa, non ci sono le condizioni per poter garantire quella serenità per me necessaria al buon esito delle rappresentazioni”. Inoltre scrive che “in questo momento intendo dedicarmi, in Italia, soprattutto ai giovani musicisti dell’Orchestra Cherubini da me fondata”.

Il Maestro Muti ha preso questa decisione “con grandissimo dispiacere, dopo lunghi e tormentati pensieri” e in un’affettuosa lettera personale al Sovrintendente Carlo Fuortes gli ricorda….continua qui la lettura

Fonte: Il Messaggero

 

 

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Chi ce l’ha forse non sa neppure che potrebbe possedere l’oro in bocca. Parlo della voce di contralto.

Tempo fa una mia collega raccontava della prima volta che la sua  maestra elementare la sentì cantare e le disse che lei purtroppo non avrebbe potuto coltivare la sua passione per il canto perché aveva una voce brutta. La maestra evidentemente non era stata in grado di riconoscere in lei una rara voce di contralto. Sentire una bambina con la voce da ragazzo potrebbe fare una certa impressione e invece questo tipo di voce è ricercatissima.

Tanti sono i musicisti che hanno scritto per voce di contralto, ma sicuramente Rossini spicca più di tutti. Cenerentola , Italiana in Algeri, Rosina del Barbiere di Siviglia, tanto per citarne alcune, sono protagoniste rossiniane dalla voce contraltile. Giuseppe Verdi invece ha voluto la voce di contralto in ruoli particolari come  la maga Ulrica del ballo in Maschera o la zingara Azucena del Trovatore.

Ebbene, oggi voglio parlarvi di un’artista dalla voce di contralto e dalla straordinaria carriera. Lei si chiama Mirella Caponetti .

Mirella Caponetti nasce ad Aosta e comincia giovanissima lo studio del canto col grande baritono Giuseppe Valdengo, e contemporaneamente anche quello della chitarra e del pianoforte. Si diploma al conservatorio di Torino e di lì a breve partecipa a diversi concorsi vincendoli o classificandosi ai primi posti. Prosegue la sua preparazione vocale con la Sig.ra Rina Filippini moglie del grande tenore Mario Del Monaco; continua sotto la guida del Dott. Romolo Gazzani. Prepara il repertorio con il M° Walter Cataldi Tassoni.

Nel 1986 debutta il suo primo ruolo in un teatro importante: Maddalena nel Rigoletto al Teatro Regio di Parma. La sua carriera così prende subito il volo.

Sarà diretta dai più importanti direttori d’orchestra:  Anton Guadagno, Gianluigi Gelmetti ,Gustav Kuhn,
Daniel Oren , Renato Palumbo, tanto per citarne alcuni,  nei teatri più prestigiosi italiani e stranieri come Arena di Verona, Filarmonico di Verona,Teatro dell’Opera di Roma,Teatro S.Carlo di Napoli, Oper der Stadt di Bonn ( Germania ), Opera de Nice ( Francia ) ecc.

Ha lavorato con registi di grande prestigio quali Franco Zeffirelli, Gian Carlo del Monaco, Hugo de Hana, P.L. Samaritani e cantato al fianco di grandi artisti come Ghena Dimitrova, Montserrat Caballé, Grace Bumbry, Daniela Dessi, Josè Carreras, Lando Bartolini ecc.

Mirella Caponetti ha lavorato anche a Cagliari Auditorium del Conservatorio nel 1990  nel ruolo di Maddalena del Rigoletto,1992 , con artisti quali Pietro Ballo, June Anderson, Alida Ferrarini , Mario Luperi, RosyOrani Francesco Musinu, Tore Pintus/Loi Rocchi Nardinocchi Aramu Melis
L’ Orchestra e coro dell’Istituzione dei concerti G.P. da Palestrina. Dirigeva il maestro Nino Bonavolontà la regia era di  Zennaro Izzo

Mirella Caponetti Daniela Dessì

Il suo repertorio comprende opere che vanno dalla Carmen alla Cavalleria Rusticana, dal Ballo in Maschera a Madama Butterfly…

Attualmente la sua carriera prosegue fra recital e musica lirico- sinfonica.

Grazie ad Internet oggi  abbiamo la possibilità di ascoltare subito i grandi artisti che non abbiamo potuto ascoltare dal vivo, attraverso anche  Youtube. Ho scelto per i miei lettori questo video che la vede fra gli interpreti del difficile quartetto tratto dal Rigoletto il cui tenore è il mio conterraneo Ivano Costantino.  info@mirellacaponetti.it

 


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La terza e ultima rappresentazione del ‘Nabucco’ di Giuseppe Verdi, messa in scena a Tokyo dal Teatro dell’Opera di Roma Capitale si è conclusa con un applauso lungo quasi venti minuti.

L’Opera verdiana diretta da Riccardo Muti ha siglato un altro successo della musica italiana nel mondo.
La fine della tournée della fondazione lirica romana, ha segnato il tutto esaurito nelle sei serate allestite in Giappone, incluse le tre del ‘Simon Boccanegra‘, mentre sul palcoscenico spuntavano le scritte ‘sayonara’(arrivederci) e ‘grazie’.

Quanto nel resto del mondo sia apprezzata la nostra musica e la nostra arte lo si sperimenta sempre in queste occasione e ci si domanda se  nella nostra terra  tutti capiscano davvero il grande valore di questo tesoro immenso.

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Teatro Opera, musicistiprotestano in Campidoglio (Foto Stanisci / ag. Toiati)

La prima dell’Ernani di Verdi, in programma dopodomani, 27 novembre, al Teatro dell’Opera di Roma, andrà in scena. Ad annunciarlo l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Flavia Barca, al termine di un incontro in Campidoglio con i sindacati che hanno sospeso il loro sciopero. «Abbiamo portato a casa un ottimo risultato – spiega Barca – entro la fine del mese il Comune sbloccherà delle risorse, mentre la prossima tranche arriverà a dicembre. Si tratta dell’inizio di un percorso, ora con i sindacati apriremo un tavolo». L’intesa tra Campidoglio e sindacati sul Teatro dell’Opera è arrivata dopo circa sei ore di riunione a cui ha partecipato anche il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Sciopero sospeso dei lavoratori del teatro dell’Opera di Roma, dunque, ma resta lo stato di agitazione. «Preso atto che il Teatro è in condizioni di non poter pagare gli stipendi di novembre e dicembre – si legge nel verbale d’intesa tra il sindaco di Roma e Slc Cgil, Fials, Cisals, Libersind, Confsal del Teatro dell’ Opera di Roma – a causa di una mancanza di liquidità determinata dai crediti non ancora incassati nei confronti di Roma Capitale. Posto che risulta indispensabile e improcrastinabile un attento esame della struttura di spesa della Fondazione, onde gettare le basi per migliorare la sostenibilità gestionale con la nuova governance che si insedierà nei tempi tecnici previsti dalle procedure di legge, le parti stabiliscono di attivare un confronto permanente. La prima riunione è prevista la prima settimana di dicembre. Il Comune di Roma proseguirà nella erogazione progressiva del finanziamento previsto nel progetto di bilancio Comunale 2013 al fine di contribuire assieme agli altri soci fondatori di diritto al pareggio già sancito nel preventivo 2013 della Fondazione». «Le parti convengono che il sindaco sta mettendo in atto il massimo sforzo per la valorizzazione della istituzione musicale capitolina di rappresentanza della Capitale – continua – Il Presidente del Cda si impegna a valutare assieme al Ministro Massimo Bray tutte le opportunità previste dalla legge 800 (art. 6) finalizzate a un intervento finanziario. Le organizzazioni sindacali a fronte di tale impegno sospendono lo sciopero dichiarato in coincidenza con la prima rappresentazione di ‘Ernanì, e mantengono lo stato di agitazione fino a definitiva soluzione del problema».

«L’intesa raggiunta con i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma, che ci ha consentito di salvare la prima dell’Ernani, è un ottimo risultato. Un successo frutto dell’impegno di Roma Capitale per la valorizzazione di un settore importante per la vita artistica della nostra città e dell’intero Paese», commenta il sindaco di Roma Ignazio Marino. «Al tavolo ho incontrato persone competenti e appassionate del proprio lavoro – aggiunge -, anche per questo l’amministrazione ha deciso di compiere un grande sforzo, certi che servirà a offrire al pubblico una produzione all’altezza della Capitale». http://www.ilmessaggero.it

Lunedì 25 Novembre 2013 – 22:18
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Salta la prima di ‘Ernani’

 I sindacati del Teatro dell’Opera di Roma hanno deciso, questo pomeriggio, di iniziare uno sciopero che, per il momento, fa saltare la prima dell’Ernani di Verdi, sotto la direzione di Riccardo Muti, in programma il 27 novembre, e le successive repliche. A quanto si apprende, la decisione sarebbe stata presa a larghissima maggioranza dalle tre sigle sindacali: Slc-Cgil, Fials-Cisal e Libersind-Confsal.

L’Ernani dovrebbe aprire la stagione lirica del Teatro. I sindacati e i lavoratori protestano da giorni contro il Comune e la Regione per ottenere dei fondi (sarebbero in tutto circa 14 milioni) che spettano al Teatro ma che non sono ancora stati erogati. Cosi’, hanno spiegato i rappresentati sindacali, sono a rischio gli stipendi di novembre e dicembre e le tredicesime.
I lavoratori temono inoltre un commissariamento del Teatro in seguito alla crisi di liquidita’ che sarebbe imminente.  (AGI) – Roma, 24 nov


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CONCORSO INTERNAZIONALE PER ELEMENTI NEL COMPLESSO CORALE – 2013

 BANDO CONCORSO CORO 2013 (3,20 MB)

 DOMANDA DI AMMISSIONE CONCORSO CORO 2013 (285 kB)

 

 

SELEZIONE ANNUALE DI ARTISTI DEL CORO A TEMPO DETERMINATO

 

 BANDO SELEZIONE CORO 2013 (3,20 MB)

MODULO DOMANDA DI PARTECIPAZIONE 2013 (285 kB)

 

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petit_rolandIl presidente francese Nicolas Sarkozy ha salutato Roland Petit, morto a Ginevra a 87 anni, ricordandolo come “un immenso creatore che ha lasciato la sua impronta sulla danza del XX secolo”.
Il grande coreografo, autore di un centinaio di balletti, era figlio di madre italiana e da un padre barista al mercato di Les Halles. Aveva debuttato a nove anni alla scuola di danza dell’Opéra di Parigi, dove bambino aveva incontrato la moglie, la grande ballerina Zizi Jeanmaire (la ricordo in certe trasmissioni RAI, negli anni 70) ; i due si sposarono a trent’anni, nel 1954, e Jeamaire è rimasta tutta la vita sua musa e sua diva prediletta; assieme ebbero una figlia.

Creatore dei “Ballets de Marseilles” nel 1972, Petit ha lavorato dalla Francia a Hollywood, dal Bolscioi di Mosca alla Scala all’American Ballett Theatre di New York, con Jean Cocteau, Rudolph Nureiev, Mikhail Baryshnikov, Fred Astaire, Leslie Caron (con cui girò “Papà Gambalunga”).

Assieme a Maurice Béjart, ha cambiato la faccia della coreografia nel corso di una carriera ricchissima di arte, conoscenze e innovazioni.

Nel grande teatro parigino era tornato l’autunno scorso portando tre delle sue classiche creazioni degli anni Cinquanta, “Le Rendez-vous”, “Le Loup” e “Le Jeune homme et la mort”.

Ma la reazione commossa di tutto il mondo della danza è palpabile già a pochi minuti dall’uscita della notizia.

Sono scioccata dalla sua scomparsa” ha detto, ad esempio, Eleonora Abbagnato che renderà omaggio al maestro francese proprio il prossimo 16 luglio a Cremona. Ironia della sorte, la ‘premiere danceuse’ dell’Opera di Parigi era l’interprete principale di alcuni dei suoi titoli storici tra i quali ‘Carmen’ all’inaugurazione del teatro dell’Opera di Roma in autunno, nella serata dedicata al geniale coreografo francese che è stata anche l’ultima apparizione di Roland Petit.


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