Articolo taggato “Teatro alla Scala”

Mancano pochi giorni all’inaugurazione della Stagione 2017/2018 del Teatro alla Scala, il prossimo 7 dicembre con Andrea Chénier. Il capolavoro di Umberto Giordano ebbe qui la sua Prima assoluta nel 1896 e fu da subito un grande successo, ma manca dalla Scala da oltre 30 anni. L’ultima volta fu diretto proprio da Riccardo Chailly, che lo riporta nell’ambito del progetto di riscoperta del repertorio verista con la regia di Mario Martone e le voci di Yusif Eyvazov, Anna Netrebko, Luca Salsi.

L’opera e il suo autore saranno al centro di una serie di eventi organizzati dal Teatro alla Scala e dal progetto Prima diffusa, la partnership fra il Comune di Milano e Edison che porta la magia dell’opera in giro per la città attraverso concerti, spettacoli, conferenze e laboratori dedicati e quasi tutti gratuiti.

La Prima (#PrimaScala) verrà trasmessa in Italia in diretta televisiva da Rai 1, radiofonica da Rai Radio3 e su maxischermo nell’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele e in numerosi musei, teatri e auditorium e case circondariali di quartiere a Milano e fuori Milano.

L’opera sarà trasmessa in diretta internazionale anche dai canali Arte, Ceska Televiza (Repubblica Ceca), TMVA (Ungheria) e RSI (Svizzera) e in differita su RTP (Portogallo) e NHK (Giappone), oltre che radiofonicamente attraverso il Circuito Euroradio e nelle sale cinematografiche di tutto il mondo che aderiscono al circuito “All’Opera”.

Dal 17 dicembre si inaugura anche la Stagione di Balletto 2017/2018 con La Dame aux camélias di John Neumeier che, sulle note di Chopin, vedrà protagonisti Svetlana Zakharova e Roberto Bolle nelle recite di apertura e nelle due conclusive. Ultimi giorni dunque per assicurarsi un posto per la Stagione scoprendo tutte le formule di abbonamento.

Altro appuntamento importante di dicembre è il tradizionale Concerto di Natale, che quest’anno è dedicato interamente a Wolfgang Amadeus Mozart e raddoppia con due repliche, il 21 e 23 dicembre, dirette da Giovanni Antonini.

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In vendita dal 22 giugno alle ore 9 in Biglietteria Centrale* e dalle ore 12 online saranno disponibili i biglietti per:

• Opera Hänsel und Gretel (2, 4, 6, 8, 16, 21, 24 settembre)
• Opera Hänsel und Gretel ScalAperta (20 settembre)
• Opera Tamerlano (12, 19, 22, 25, 27, 30 settembre)
• Opera Tamerlano ScalAperta (4 ottobre)
• Balletto Onegin (23, 26, 28 settembre; 6, 12, 18 ottobre 2017)
• Balletto Onegin ScalAperta (29 settembre)
• Recital Daniela Barcellona (1 ottobre)
• Opera Der Freischütz (10, 13, 17, 20, 23, 26, 30 ottobre)

Le vendite di Der Freischütz ScalAperta, Nabucco Ti vedo, ti sento, mi perdo seguiranno invece le scadenze ordinarie.

I prossimi appuntamenti autunnali: Hänsel und Gretel, il capolavoro di Humperdinck ispirato alla celebre fiaba dei Fratelli Grimm che è diventato una delle opere più rappresentate e di maggior successo dell’ultimo secolo; Tamerlano di Händel, che segna il ritorno del barocco ma anche di Plácido Domingo in un ruolo da tenore in alcune recite; Onegin di John Cranko, su musiche di ?ajkovskij, la cui potenza espressiva e drammatica vedrà protagonisti in cinque recite l’étoile Roberto Bolle accanto a Marianela Nuñez Principal del Royal Ballet; Der Freischutz di Weber, altro caposaldo del Romanticismo musicale, assente da molti anni alla Scala, con la direzione di Myung-Whun Chung. Per gli amanti delle grandi voci italiane, il 1 ottobre è da non perdere il recital di Daniela Barcellona.

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Dal 18 giugno al 22 ottobre la Rai e il Teatro alla Scala celebrano 40 anni di collaborazione proiettando gratuitamente i video di cinque grandi spettacoli della storia scaligera nella sala del Piermarini. Le proiezioni saranno in cinque domeniche sempre alle 11 del mattino.
Ingresso con biglietto gratuito fino ad esaurimento posti. Biglietti disponibili, con un massimo di due per persona, con registrazione, dalle ore 12 del lunedì precedente ciascuna proiezione, presso la Biglietteria Centrale, Galleria del Sagrato – Piazza del Duomo – Stazione Metropolitana Duomo (aperta tutti i giorni dalle 12 alle 18).

Di seguito le date dei cinque appuntamenti e le modalità di ritiro dei biglietti:

Otello 18 giugno, ore 11
di Giuseppe Verdi
Otello Direttore: Carlos Kleiber
Regia: Franco Zeffirelli
Uno spettacolo formidabile, oggi universalmente considerato tra i punti più alti della storia del teatro musicale con il trio di voci straordinarie di Plácido Domingo, Mirella Freni e Piero Cappuccilli.

Ritiro biglietti gratuiti da lunedì 12 giugno

Macbeth 9 luglio, ore 11
di Giuseppe Verdi

Otello Direttore: Claudio Abbado
Regia: Giorgio Strehler
L’inaugurazione del 1975, nella leggenda per la direzione di Abbado e un cast inimitabile (Verrett, Cappuccili, Ghiaurov e Luchetti), è anche un omaggio a Giorgio Strehler e Luciano Damiani negli anniversari della loro scomparsa.

Ritiro biglietti gratuiti da lunedì 3 luglio

Europa riconosciuta 10 settembre, ore 11
di Antonio Salieri

Otello Direttore: Riccardo Muti
Regia: Luca Ronconi
L’opera con cui il Teatro alla Scala fu inaugurato nel 1778 ha celebrato anche il ritorno dopo il restauro nel 2004 con Riccardo Muti. Per l’occasione erano tornati a collaborare Luca Ronconi e Pier Luigi Pizzi, mentre in scena si sfidavano le voci di Diana Damrau e Desirée Rancatore.

Ritiro biglietti gratuiti da lunedì 4 settembre

Tristan und Isolde 15 ottobre, ore 11
di Richard Wagner

Otello Direttore: Daniel Barenboim
Regia: Patrice Chéreau
Spettacolo simbolo degli anni scaligeri di Daniel Barenboim, Tristan und Isolde ha segnato nel 2007 il ritorno di Patrice Chéreau alla Scala dopo oltre vent’anni, mentre Waltraud Meier era una commovente Isotta al fianco di Ian Storey.

Ritiro biglietti gratuiti da lunedì 9 ottobre

Aida 22 ottobre, ore 11
di Giuseppe Verdi

Otello Direttore: Riccardo Chailly
Regia: Franco Zeffirelli
Il primo 7 dicembre di Riccardo Chailly è un tributo alla tradizione italiana e alla fantasia sontuosa di Zeffirelli, che tornava nel 2006 su una delle opere più amate muovendo in palcoscenico Violeta Urmana e Roberto Alagna.

Ritiro biglietti gratuiti da lunedì 16 ottobre

 

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Il Progetto Händel, è una nuova creazione di Mauro Bigonzetti forgiata sui ballerini scaligeri e sulle étoiles Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Una prima assoluta cui si potrà assistere al Teatro alla Scala nelle recite serali del 20, 23 e 24 maggio e nella recita pomeridiana di domenica 21 maggio.

Per la prima volta scopriremo, in un progetto moderno, questa grande coppia, acclamata nei titoli classici e romantici.

Per il celebre coreografo italiano è un ritorno alle note di Georg Friedrich Händel e alla fantasia illusionistica del teatro barocco, da sempre suo grande amore (InCantoCome un respiroFesta barocca).

Nella prima parte, soli e passi a due si alterneranno sulle note delle Suites händeliane, fra gighe, courante, allemande e sarabande in una dimensione intimistica, asciutta e geometrica.

La seconda parte si arricchisce con diversi timbri strumentali, con una esplosione di colori e un senso di leggerezza e divertimento.

Biglietti da 11 a 127 euro più prevendita (da 5,50 a 63,50 euro per la recita di ScalAperta del 1 giugno).

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Da oggi è disponibile su i-Tunes la nuova App “La Scala Memories”

Questa applicazione ti permette di scoprire un nuovo modo interattivo di vivere l’opera lirica dal Teatro alla Scala: opere sottotitolate, immagini inedite, libretti, testi di approfondimento e contenuti speciali.

Acquista subito l’App e ricevi in omaggio il primo cofanetto “La Traviata” di Giuseppe Verdi nella storica produzione del 1956 con Maria Callas e Gianni Raimondi nei ruoli principali,  la regia di Luchino Visconti e la direzione di Carlo Maria Giulini.

Riscopri l’opera prima di vedere lo spettacolo dal vivo. Un modo imperdibile per immergersi nel mondo della lirica.
Scarica l’App da www.apple.com

www.lascalamemories.com

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Arena di Verona, struttura magnifica che risale, approssimativamente, fra l’impero di Augusto e quello di Claudio.  Il teatro  che da secoli ospita le più grandi manifestazioni all’aperto. Fra le tante  meraviglie il Festival lirico estivo che ospita i  grandi artisti internazionali in opere quali Aida, Nabucco, Turandot, Carmen, tanto per citarne alcune.  Per ammirare questo Festival giungono turisti da tutto il mondo prenotandosi anche un anno prima. Un teatro che conta  un corpo di ballo stabile, un’ orchestra e un coro grandiosi perchè i grandi spettacoli necessitano  di stabilità e di professionisti di alto livello per produrre spettacoli di qualità.

E’ notizia di questi giorni che il corpo di ballo è stato licenziato in tronco!

Dopo le dure parole del Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano, Alexander Pereira, che, in occasione della presentazione della serata di balletto dedicata a Stravinskij, aveva dichiarato come fosse “gravissimo e molto stupido togliere il balletto” per attuare risparmi nei teatri quando esista un’importante sinergia tra balletto ed opera, utile a favorire ed aumentare le alzate di sipario, ed ancora che, quando “si rompe la sinergia, si attacca il teatro nel suo profondo”, a distanza di pochi giorni giungono anche le parole di condanna da parte dei ballerini del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala che, in un loro comunicato, contestano fermamente la decisione della dirigenza di Fondazione Arena di licenziare l’intero proprio Corpo di Ballo.

Nello stesso comunicato i ballerini del Teatro alla Scala denunciano il fatto di come, nel paese dove il balletto ha visto la sua nascita per poi diffondersi nel resto del mondo, i teatri quando si trovino difronte a difficoltà economiche e conseguenti commissariamenti, non trovino altra soluzione per tentar di far quadrare i conti se non quella di tagliare tale settore artistico

Genova, Bologna, Venezia, Catania, Torino, Firenze e oggi Verona, sono il lungo elenco dei corpi di ballo che si sono persi, “pezzi di storia della Danza“, come leggiamo nel comunicato, “spazzati via per far quadrare i conti ignorando volutamente una parte importante del nostro patrimonio artistico italiano”.

I ballerini nel comunicato si chiedono quando mai finirà tutto questo.

Rivolgendosi agli amministratori della Fondazione Arena i ballerini della Scala chiedono perché non investire su di un Corpo di Ballo invece di progettare tendoni per coprire l’Arena, invitandoli a riconsiderare le proprie decisioni sui licenziamenti. Il balletto, oltre a garantire introiti, dona prestigio ai teatri che li posseggono.

Alla politica e forze governative invece l’appello è quello di cominciare a considerare il loro settore, quello del balletto, affinché possa essergli restituita l’importanza che meriti, per esempio, attraverso leggi che valorizzino i talenti italiani costretti altrimenti ad emigrare all’estero per trovare la giusta considerazione, e che non penalizzino la peculiarità specifica legata alla professionalità del ballerino.

Mano a mano che la notizia si diffonda, le contestazioni alla decisione della Fondazione Arena di Verona di sopprimere il proprio corpo di ballo divengono ogni giorno sempre più numerose e autorevoli.

fonte: https://sosfondazionearenaverona.blogspot.it/

 

 

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Quest’oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog un giovane soprano emergente. Lei è Lucrezia Drei, ha 27 anni e vive a Milano.

Lucrezia, quando è nata la tua passione per la musica e il canto?

Ho cominciato a cantare a nove anni nel coro di voci bianche del Teatro alla Scala col maestro Casoni e Alfonso Caiani.

Sia il maestro Casoni che il maestro Caiani da subito mi hanno affidato ruoli solistici in Teatro e in concerti, grazie ai quali ho avuto l’occasione di lavorare con grandissimi direttori come Muti, Pretre, Metha, Maazel, ma anche cantanti e registi di fama.

Una grande fortuna per una giovanissima lavorare con questi mostri sacri del mondo della musica!
Certamente, ma questa fortuna l’ho capita dopo.

Quando è che hai maturato l’idea di intraprendere questa professione?

Sicuramente ancora prima di entrare nel coro. Ho sempre pensato di voler fare del canto il mio lavoro; già a sei anni mio padre, sfegatato loggionista bolognese, mi parlava sempre di opera lirica, mi portava in teatro a vederle, e mi comprava tantissimi cd che ascoltavo incessantemente imparando a memoria tutte le parti .
Ho ancora un cd di Nozze di Figaro, nell’edizione straordinaria diretta da Giulini, che è stata la prima opera che ho visto, a Bologna. Un disco completamente consumato, soprattutto nelle arie di Figaro e di Cherubino che erano le mie preferite.

E’ incredibile l’importanza che hanno i genitori nel trasmettere ai propri figli sin da piccoli una passione bella come quella della musica. Ma tu cantavi solo lirica oppure come tutti i bambini di quell’età sei cresciuta anche con le canzoni della Disney.

Da piccola  ho sempre cantanto ogni genere musicale: dalle canzoni dello  Zecchino d’oro, alle sigle dei cartoni animati, dai brani dei film di Walt Disney alle canzoni di De Andrè e Battisti che ascoltava mia madre.

Comunque  è evidente che i tuoi genitori ti hanno  incoraggiata in questo cammino.
Si, da subito i miei mi hanno  sostenuto in questa passione, facendomi studiare prima di tutto il pianoforte e flauto traverso e proseguendo poi  al Liceo del Conservatorio di Milano.

Una ragazza della tua età avrà sicuramente un giro di amici con i quali condividere le passioni. Loro fanno parte del tuo ambiente?

Le mie amicizie sono sempre state quasi esclusivamente all’interno di questo ambiente, fatta eccezione per la mia migliore amica, conosciuta quindici anni fa alle medie, che nella vita fa tutt’altro. Ma quando può è sempre presente ai miei concerti. Credo che le ragioni del nostro decennale legame non siano tanto nella condivisione della nostra vita professionale, quanto esattamente in tutto il resto. È molto bello, quando si è così tanto assorbiti da un mestiere totalizzante come questo, vedere ogni tanto delle persone con cui si parla della vita esterna a tutto ciò.

Quale è stata la tua prima insegnante al Conservatorio?

La prima è stata Annamaria Pizzoli, celebre soprano drammatico, a cui sono legatissima; poi ho partecipato a tantissime masterclass con cantanti importanti: da Lella Cuberli, con cui ho studiato per quasi un anno, alla Dundekova e a Barbara Frittoli.  Ad ognuno di loro devo diversi fondamentali insegnamenti di tecnica e di interpretazione.

Ma c’è n’è stata una alla quale senti di dover essere grata?

Sicuramente Tiziana Ducati, che è riuscita più di tutte a plasmare  la  mia voce e la mia sensibilità artistica. Lei mi ha indirizzato al repertorio che tuttora è il mio d’elezione: il lirico di coloratura, e mi ha inoltre trasmesso una cosa importantissima: “dietro la tecnica ci deve sempre essere l’anima“.

Continui a perfezionarti con lei?

Purtroppo da quasi tre anni  vive a Tokyo, dove lavora e insegna canto in diverse università.

La tua avventura nel mondo della lirica è sostenuta oltre che dai tuoi cari anche dalla persona che sta al tuo fianco, ne vuoi parlare?

Si, è il mio compagno Massimo Fiocchi Malaspina che è un giovane direttore d’orchestra. Con lui questa estate siamo stati in  Giappone , a Tokio, dove ha diretto la Tosca e la Cavalleria Rusticana. Proprio in questa occasione ho potuto riincontrare la mia insegnante Tiziana Ducati.

Torniamo indieto. Oltre al Conservatorio hai seguito anche altri percorsi culturali?

Si. Oltre alla musica ho studiato Lingue e letterature straniere all’Università Cattolica e ho poi fatto una master class in musica, dislessia e neuroscienze al Conservatorio di Milano. L’interesse per le lingue l’ho sempre avuto e continuo a coltivarlo con tanti viaggi di studio, mentre quello per le neuroscienze è nato lavorando in un centro neuropsichiatrico di Milano. Qui  tenevo dei corsi di musica e canto per bambini con problemi del linguaggio e dell’apprendimento, affiancata da bravissime psicologhe e logopediste.

Il tuo compagno condivide anche questo tuo lato professionale?

Si, l’interesse è comune. Lui,  oltre ai diplomi in campo musicale, ha studiato Medicina e Filosofia, e ha dei cori riabilitativi presso i reparti psichiatrici delle Asl di Novara e Arona. Il linguaggio, la mente, e la loro vicinanza alla musica sono un campo veramente affascinante per me, che purtroppo ho dovuto con grande dispiacere lasciare qualche anno fa per seguire la mia strada principale di cantante, perché difficilmente conciliabile.

Insomma la tua vita privata è essenzialmente la condivisione di tutto col tuo compagno.

Con lui vivo da 5 anni e stiamo insieme da 8. Insieme studiamo, affrontiamo le scelte professionali e umane, condividiamo interessi e ci supportiamo in questo bellissimo e complicato mondo che è la musica e l’opera, anche se alla fine il tempo insieme, visti i numerosi viaggi, non è poi così tanto.

Attualmente quali sono i tuoi impegni?

Adesso sono a Roma per debuttare Oscar in Un Ballo in Maschera, sotto la direzione di Jesus Lopez-Cobos e con la regia di Leo Muscato.

Una scrittura inaspettata!

Si, un’occasione che ho colto al volo  preparando la parte in meno di un giorno e precipitandomi a cominciare le prove appena tornata da un altro concerto a Trieste. Sono davvero felicissima ed emozionata per questo debutto! Il lavoro è stato elettrizzante, circondata da un cast di altissimo livello e condotta da personalità formidabili, ma in un’atmosfera davvero amichevole e che mi ha messa da subito a mio agio e in condizione di dare il meglio. Il 23 e il 30 di ottobre ci saranno le due recite in cui canterò, e non vedo l’ora!!

Avrai poi l’occasione di cantare col grande: Juan Pons

Esatto, e sarà un altro debutto, Nannetta nel Falstaff a Mallorca e Minorca  a fine novembre.

Ti faccio un “in bocca al lupo” per tutto e spero di poterti sentire dal vivo al Teatro Lirico di Cagliari 

Sotto una sua esibizione nel Don Pasquale di Gaetano Donizetti


YouTube Video

 

 

 

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L’età anagrafica, per Placido Domingo non è un problema. Per la maggior parte dei cantanti, soprattutto lirici ,questa è un’età in cui ci si dedica a sfogliare l’album dei ricordi di una grande carriera passata. Per lui non è così. Una voce ancora apprezzabile , ma con un registro vocale diverso, si è reinventato interpretando ruoli da baritono. Eccolo quindi, ancora alla Scala dal 18 giugno all’8 luglio nel Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi.

L’elegante produzione firmata da Federico Tiezzi, battezzata nel 2010, ritrova nel ruolo del titolo, i due baritoni più richiesti oggi , con Domingo  anche Leo Nucci i quali si spartiranno da grandi interpreti il corno ducale del tormentato doge genovese.

La grande novità è tuttavia un altro atteso ritorno, quello di Myung Whun-Chung sul podio di un’opera alla Scala. Ad oltre sei anni dall’Idomeneo dell’ottobre 2009, il grande maestro coreano torna dirigendo per la prima volta qui un’opera di Verdi.

La scelta in un’occasione tanto importante non poteva che cadere sul Simon, partitura della maturità verdiana ricca di sfumature e colori, già affrontata da Chung con straordinario successo a Venezia: una lettura originale e poetica che gli è valsa il Premio Abbiati come miglior direttore del 2014.

Il suo legame con qu esto complesso dramma, che inscena l’eterno scontro fra affetti familiari e rivalità politiche, nasce d’altronde da molto lontano: la prima volta che Chung mise piede a Milano poco più che ragazzo non lo fece per dirigere ma per studiare proprio la partitura del Simon Boccanegra. Il prossimo 18 giugno chiude dunque un cerchio ideale.

Nel candido ruolo della giovane Amelia/Maria, si alterneranno Carmen Giannattasio (già protagonista due anni fa) e Krassimira Stoyanova (straordinaria e acclamata Marescialla in questi giorni con ilRosenkavalier). La generosa parte tenorile di Adorno avrà la voce calda di Giorgio Berrugi, mentre il severo Fiesco e l’infido Paolo saranno rispettivamente il basso russo Dmitry Beloselskiy e Massimo Cavalletti. Un cast di altissima levatura al servizio di Chung, per un’esecuzione verdiana che si ann uncia memorabile.

Biglietti da 14 a 230 euro più prevendita (da 7 a 115 euro più prevendita per la recita del 22 giugno di ScalAperta al 50%).

 

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L’Unione Europea non vuole più finanziare la formazione musicale: dal primo settembre potrebbe essere sciolta

Un appello da sottoscrivere e divulgare: la Filarmonica della Scala ha aderito alla campagna internazionale per salvare l’orchestra giovanile europea, la European Youth Orchestra, che l’Unione Europea non vuole più finanziare.

Ed è scesa in campo direttamente con una lettera aperta al commissario europeo alla Cultura Tibor Navracsics, all’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri Federica Mogherini, al presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, che è presidente onorario della Euyo e al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini chiedendo un intervento perché “dal 1 settembre la Euyo non sia solo un ricordo della nostra cara vecchia Europa”.

“Sia l’Unione Europea che gli Stati membri – hanno scritto i musicisti nella lettera – hanno accettato con indifferenza totale che si spengano i riflettori” sull’orchestra che Claudio Abbado, fondatore anche della Filarmonica, ha contribuito a creare esattamente quarant’anni fa.

FONTE: http://www.globalist.it/

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Il mese di aprile al Teatro alla Scala segna il ritorno de La cena delle beffe di Umberto Giordano, diretta da Carlo Rizzi per la regia di Mario Martone, in scena dal 3 Aprile al 7 Maggio 2016 ad oltre 90 anni dalla sua prima assoluta sotto la bacchetta di Arturo Toscanini. Una nuova produzione che riveste particolare importanza simbolica come inizio di un percorso di riscoperta del repertorio verista italiano, che proprio alla Scala ha vissuto molti dei suoi momenti più importanti.

In occasione di questo evento, il Teatro alla Scala ha deciso di accostare alla nuova produzione de La cena delle beffe un palinsesto di proiezioni cinematografiche, incontri, esposizioni ed approfondimenti per aprire nella città una riflessione trasversale sui rapporti fra estetica verista, opera, teatro e cinema. Non sono infatti molti i titoli che come questo hanno saputo strappare successi tanto in forma originaria (il dramma teatrale di Sem Benelli) quanto in versione operistica e cinematografica (il celebre film di Alessandro Blasetti).

In particolare, il 3 aprile alle ore 11 nella sala del Teatro alla Scala, che si converte per l’occasione in sala cinematografica d’eccezione, verrà proiettato lo storico film del 1942, con protagonisti Amedeo Nazzari, Clara Calamai, Osvaldo Valenti e Valentina Cortese.

Ingresso con biglietto gratuito fino ad esaurimento posti. Biglietti disponibili, con un massimo di due per persona, dalle ore 12.00 di martedì 29 marzo presso la biglietteria centrale del Teatro alla Scala, Galleria del Sagrato – Piazza Del Duomo – Stazione Metropolitana Duomo (orari 12.00-18.00).

La trasversalità culturale di questo momento è infine rafforzata dalla presenza di un regista come Mario Martone, fra i pochi a cimentarsi con successo tanto nel teatro quanto nel cinema e all’opera. La città di Milano gli rende omaggio in questa triplice veste, con sue produzioni in scena al Piccolo e alla Scala e con una rassegna di suoi rari film organizzata dalla Fondazione Cineteca Italiana presso Spazio Oberdan, dal 31 marzo al 4 aprile.

 

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Leonardo Benazzi

Si chiama Leonardo Benazzi ed è un ex percussionista ora Direttore d’orchestra . E’ lui il vincitore della Prima edizione del premio “per talenti del podio” dedicato alla memoria di Paolo Vero, direttore di coro in vari teatri lirici, scomparso prematuramente lo scorso anno.

Il premio,  diverso da tutti gli altri,  consiste non soltanto nel mettere a disposizione di un giovane una borsa di studio per il periodo di a tirocinio, ma soprattutto nel dargli la possibilità di essere seguito per un anno da direttori e manager esperti,  che lo condurranno a muovere i primi passi  della carriera in maniera autonoma.

Benazzi si è diplomato in strumenti a percussione presso il Conservatorio di Parma e per qualche anno ha collaborato con l’Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti e con l’Orchestra del Teatro Regio di Parma (quando ancora il Regio aveva una sua orchestra…). Poi, ha deciso di dedicarsi alla direzione e dopo i primi studi all’Accademia di Pescara, si è trasferito per due anni a Londra, ottenendo l’ammissione al Postgraduate Conducting Programme della Royal Academy of Music e quindi conseguendo la laurea. In questo biennio ha collaborato con prestigiosi direttori quali Mark Elder, Robin Ticciati e Edward Gardner e ha fatto le prime esperienze personali sul podio.

Il primo impegno importante dopo la vittoria al concorso, è quello di affiancare il grande direttore Michele Mariotti   al teatro alla Scala di Milano dove dirigerà I due Foscari” di Verdi, con un cast eccezionale: Placido Domingo, Anna Pirozzi, Luca Salsi, Francesco Meli tanto per citarne alcuni . Lo vedremo anche a Cagliari fra qualche mese, in occasione della Traviata, dove affiancherà Gerard Korsten.

La commissione che ha presenziato il premio “Paolo Vero” e che ha assegnato il premio a Leonardo Benazzi , era composta oltre che da Michele Mariotti anche da Roberto Abbado, Gianluigi Gelmetti e Alberto Zedda, nonché i sovrintendenti Massimo Biscardi e Mauro Meli, tutti amici di Paolo Vero.

Il promotore dell’iniziativa è Giancarlo Liuzzi, già collaboratore di Meli sia al Lirico di Cagliari che al Teatro Regio di  Parma . “Se con questi giovani faremo buone scelte, dice Liuzzi, il nome di Paolo Vero sarà riportato ancora per molti anni nei programmi di sala di tutto il mondo”.

Paolo Vero

 

 

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Si può parlare di fuga di cervelli anche nel caso di un musicista? Io penso di si. Il nostro Teatro Lirico di Cagliari aveva ed ha ancora tantissimi talenti sia nel coro che nell’orchestra,  ma l’insicurezza economica e del posto di lavoro, sta costringendo molti di loro,a cercare offerte migliori fuori dall’Isola. Solo qualche settimana fa vi ho parlato del tenore di Portotorres  Luca Sannai , che, nonostante fosse ormai stabile da più di 10 anni a Cagliari è stato costretto  a lasciare la sua Sardegna e tentare la f0rtuna oltremare. I francesi non se lo sono lasciato sfuggire e gli hanno dato la stabilità all’Opera di Parigi. Ora è la volta del percussionista Filippo Gianfriddo, toscano, che sin da giovanissimo  aveva scelto di vivere in questa nostra isola.

Gianfriddo in buca, suona ne I Shardana di Porrino

Nel 1996 , vinse la sua prima audizione come timpanista al Teatro Lirico di Cagliari  e  nel 1997 vinse il concorso per entrare a tempo indeterminato iniziando a lavorare ad ottobre del 1998. Ma il 5 dicembre scorso, si è presentata un’occasione davvero ghiotta per Filippo e cioè l’opportunità di tentare il concorso nel teatro Lirico più prestigioso al mondo: il Teatro alla Scala di Milano. Filippo supera senza problemi anche questa difficile prova e il 30 dicembre, suona per l’ultima volta a Cagliari in occasione della Vedova Allegra,( ultima opera in programma della tanto discussa  stagione Lirica 2015), salutando così i colleghi che lo hanno accompagnato per quasi vent’anni.

Gianfriddo ha un curriculum ricchissimo e questa nuova opportunità lavorativa è sicuramente la punta di diamante di tutto.

Diplomatosi in strumenti a percussione al Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” di Firenze, si perfeziona alla Scuola di Musica di Fiesolecon Gionata Faralli, prestando particolare attenzione alla tecnica “Stevens” per marimba. Successivamente frequenta il Conservatoire Supérieur de Musique di Ginevra, sotto la guida di William Blank e di Yves Brustaux, seguendo, inoltre, diversi seminari con Emmanuel Sejourné e Frederic Macarez.

Nel 1992-1993 è membro dell’Orchestra Giovanile Italiana, con la quale effettua registrazioni televisive e radiofoniche, concerti in Italia e all’estero con direttori di fama mondiale.

Come solista vince, nel 1993, il Concorso Nazionale per Percussionisti “Cotogni” di Rovigo, presieduto da David Searcy.

Selezionato nel 1994 dalla Fondazione Arturo Toscanini di Parma, studia nell’omonima Accademia con Michael Rosen, Andrea Dulbecco, L. F. Lenti, G. Bianchi, David Friedman, D. Grassi, Michael Quinn, G. Mortensen, David Searcy, Maurizio Ben Omar.

Vince le audizioni all’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo (1997), al Teatro Carlo Felice di Genova (1996), al Teatro Massimo Bellini di Catania (1998), al Teatro Lirico di Cagliari (1996, 1997), all’Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra (1996) ed all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino (2002, 2003).

È vincitore dei concorsi della Banda della Guardia di Finanza nel 1996, della Banda dell’Aeronautica Militare nel 1997 e, infine, sempre nel 1997, del Concorso per timpani con obbligo delle percussioni al Teatro Lirico di Cagliari, dove, ha avuto la fortuna di lavorare con i più grandi direttori del mondo: Lorin Maazel, Mstislav Rostropovich, Frans Brüggen, Gabor Ötvös, Ton Koopman, Roberto Abbado, GennadiRozhdestvensky, Vladimir Jurowski, Renato Palumbo, Rafael Frühbeck de Burgos, Neville Marriner, Peter Schreier, Georges Prêtre,Trevor Pinnock, Rudolf Barshai, Cristian Mandeal, Will Humburg, Gérard Korsten, Günter Neuhold, Anthony Bramall, ChristopherHogwood.

Dal 2001 collabora con l’Hamburgishen Staatsoper di Amburgo, diretta da Ingo Metzmacher e, dal 2002, con la Mahler Chamber Orchestra,con la quale, a Parigi, nel dicembre dello stesso anno, ha registrato un cd per la Deutsche Grammophon sotto la direzione di Marc Minkowski.

Dal 2003 collabora anche con l’Orchestra del Maggio Musicale Forentino, in qualità di timpanista, effettuando concerti diretti da Georges Prêtre, Roberto Abbado, Zubin Mehta; sotto la direzione di quest’ultimo ha partecipato a importanti tournée (Pisa, Bucarest, Firenze, Parigi, Mosca, San Pietroburgo, Torino).

Nel 2004 è stato invitato a suonare con l’Orchestra Nazionale della RAI di Torino diretta da Jeffrey Tate.

Nel gennaio 2007 ha partecipato come “Assistant Principal Timpani” all’U.S.A. tour della Filarmonica Toscanini, diretta da Lorin Maazel,per l’anniversario della morte di Arturo Toscanini. Svolge intensa attività concertistica, sia come solista che in formazioni da camera.

Tra le numerose composizioni eseguite si ricordano: Concerto per marimba ed archi di Ney Rosauro, eseguito con l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari nel 2004, l’Orchestra Sinfonica Siciliana nel 2005 e con l’Istanbul State Senfoni Orkestrasi nell’ottobre 2006; Concerto per marimba, vibrafono ed orchestra di Darius Milhaud nel gennaio 2006, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo; Un fruscio lungo trent’anni, prima esecuzione nazionale del quartetto per percussioni, composto da Salvatore Sciarrino. È stato spesso invitato a far parte di commissioni di concorsi ed audizioni.

Auguri a Filippo per la sua nuova vita con la speranza che non si dimentichi del nostro Teatro e della nostra città.

Sotto, un mio video realizzato nel 2011 durante un concerto in trasferta


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E’ tutto esaurito il Capodanno alla Scala.

La combinazione di spettacolo (il balletto Cinderella con sul palco Federico Bonelli, principal del Royal Ballet di Londra) e cenone che per la prima volta il teatro milanese ha organizzato a San Silvestro ormai è sold out nonostante i 590 euro di costo a persona.

La cena nel ridotto dei palchi per 125 persone è a base di un menu ‘lirico’ che include carpaccio di salmone, risotto alla Giuseppe Verdi, filetto alla Rossini e gran finale con brindisi. 

 

Fonte: (ANSA)

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Alla fine di uno spettacolo, quando si spengono le luci del palcoscenico  e l’artista si strucca e si riveste da persona comune ecco che il pubblico   attende fuori dal teatro per congratularsi personalmente con gli artisti anche attraverso un contatto come quello di una firma sul libretto di sala o una foto.  Guardate di seguito questo video dove il soprano Anna Netrebko ,  appena conclusa con successo la recita della Giovanna D’Arco di Giuseppe Verdi, opera d’inaugurazione della Scala di Milano, incontra i suoi fans e nonostante la visibile stanchezza non smette di sorridere e rilasciare autografi e selfie.


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Eravamo in tanti ieri mattina, ad onorare la memoria del soprano cagliaritano Giusy Devinu, per la cerimonia d’inaugurazione dell’Arena con la scopertura della targa a suo nome.

Era presente il Sindaco   e Presidente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari Massimo Zedda, Il Sovrintendente del Teatro Lirico Angela Spocci, l’assessore alla cultura Enrica Puggioni, il Presidente della Commissione Cultura Francesca Ghirra, il Presidente degli Affari Generali Filippo Petrucci,l’assessore Mauro Coni,   il Presidente delle Pari opportunità Elisabetta Dettori, AnnaRosa Zedda membro della commissione Pari opportunità, la rappresentante della toponomastica femminile, i parenti dell’artista e tantissimi cittadini  e abbonati del teatro.

A tutte queste persone va il mio grazie per aver permesso di realizzare il mio sogno iniziato nel 2007  anno in cui Giusy lasciava la vita terrena.

Io, sono una sognatrice, è vero, ma l’esperienza mi ha insegnato che i sogni sono desideri che si possono realizzare  quando si mira ad una giusta causa. Ricordare la mia compagna di studi con una zona di Cagliari  vicina al Teatro Comunale (da lei inaugurato), era doveroso. Lei non si è mai dimenticata della sua città nei suoi spostamenti durante la sua prestigiosa carriera e la città non doveva dimenticarsi di lei.

Quando  alcune componenti delle  Pari Opportunità mi hanno comunicato che le era stata assegnata l‘Arena sita nel Parco della Musica, ho gioito e mi sono subito adoperata per organizzare un evento cui potessero partecipare tanti cittadini.  Ma non volevo che il tutto si fermasse solo alla scopertura della targa, volevo che i cittadini potessero conoscere  l’artista in maniera più approfondita, magari attraverso una mostra. Ma io non avevo mai organizzato una mostra! Come  iniziare?

Con le colleghe Giuliana Carone ed Elisabetta Sanna, del comitato Giusy Devinu da me presieduto, ci siamo rivolte ad alcuni colleghi del Teatro  Lirico per capire  da dove cominciare: il geometra Salvatore Campus dell’Ufficio tecnico, di grande esperienza in questo genere di operazioni, ha gettato le fondamenta del progetto fornendoci preziosi consigli e nozioni  . Una volta che la sovrintendente Angela Spocci e il direttore degli allestimenti scenici  Marco Maimeri hanno dato l’OK, siamo partite come un treno alla realizzazione del sogno. Il tempo era davvero poco e i soldi pure.

Per prima cosa quindi bisognava procurare qualche sponsor e in questo è stata bravissima la collega Giuliana Carone che ha contattato varie aziende e trovato subito un riscontro. Poi c’era da reperire i materiali da esporre: fotografie ed abiti. Diverse foto sono state messe a disposizione dal marito di Giusy, Francesco Musinu, col quale abbiamo fatto una cernita tra quelle più significative che però, essendo tutte in cartaceo, andavano digitalizzate. Il fotografo Priamo Tolu, che da qualche decennio  firma la storia del teatro attraverso i suoi scatti, ha pensato a tutto ciò, oltre ad aver messo a disposizione anche il suo materiale. Gli abiti da sera sono stati facilmente reperiti grazie alla disponibilità della sorella Franca Devinu.

Alla mostra però mancavano ancora i simboli del palcoscenico: gli abiti di scena, quegli abiti che Giusy aveva indossato in importanti produzioni, come ad esempio  quelle del Teatro alla Scala di Milano.  Ma  Carola Ciani, preziosa collaboratrice dell’Ufficio degli allestimenti scenici(che non smetterò di ringraziare), non ha perso tempo ed ha contattato subito il teatro milanese il quale ci ha dato la speranza che la cosa era fattibile e soprattutto totalmente gratuita: i due abiti , quello di Violetta della Traviata (l’opera con la quale ha debuttato e che ha interpretato maggiormente) e quello di donna Elvira del Don Giovanni, (l’ultima opera che ha cantato al Teatro Comunale nel 2000)  erano la nostra mira.   Dopo mille peripezie e difficoltà burocratiche, Carola finalmente è riuscita a far arrivare in tempo utile  i preziosi pezzi . Ecco ancora quindi che nasce un’ ulteriore collaborazione per l’allestimento espositivo degli abiti, il settore Sartoria ed in particolare  Ottavia Esu e Annalisa Barbieri.

Contemporaneamente c’era da realizzare il testo d’apertura della mostra, le didascalie , i comunicati stampa, le locandine e i volantini e la diffusione e qui non posso non ringraziare Pierluigi Corona dell’ufficio stampa  e la redazione del teatro con Barbara Eltrudis per la realizzazione dei manifesti e di tutto ciò che serviva alla diffusione dell’evento.

Le difficoltà certo non  sono mancate. I quadri non volevano stare al loro posto e dopo averli sistemati, anche con l’aiuto di alcuni tecnici, ogni tanto cadevano. La paura che ciò potesse succedere anche ieri mattina, prima dell’inaugurazione, ha cominciato a tormentarmi. Per fortuna tutto è filato liscio .

Ho voluto poi montare un video con alcune testimonianze di colleghi che hanno conosciuto Giusy e registrazioni  live , gentilmente concesse dalla famiglia.   I fonici e gli elettricisti ci hanno dato una mano per questo , facendo in modo che il video potesse essere visibile per tutta la durata della mostra. Ci hanno fornito inoltre   l’amplificazione necessaria  per la presentazione .

La parte musicale, quella che avrebbe aperto la mostra, la sentivo come un momento di preghiera. Il coro dei giovanissimi, quello del Pacinotti diretto dalla sorella Franca era ciò che ci voleva, con l’aggiunta di una perla: un brano di Bach eseguito dalla violinista Giulia Greco, nipote di Giusy.

Un piccolo aperitivo gestito da altre colleghe e compagne di studi di Giusi, ha completato il lavoro.

Tutto ha funzionato a meraviglia ieri mattina, dall’inaugurazione della targa a quella della mostra Divina Devinu. Commovente in ogni  suo momento.

Un grande grazie quindi al Teatro Lirico di Cagliari per la disponibilità, al Teatro alla Scala di Milano per la preziosa concessione degli abiti, al Comune di Cagliari, alla Commissione delle Pari opportunità ed in particolare ad Elisabetta Dettori ed Anna Rosa Zedda e agli assessori . A tutti  quelli che per la realizzazione di questo sogno mi  hanno dedicato anche solo un minuto del loro tempo. Grazie a Marco Espa, al consigliere Fabrizio Rodin, a tutti gli sponsor che per anni mi hanno affiancato in questo progetto promuovendolo nei loro spettacoli come le scuole di danza Arabesque di Roberto Magnabosco e Benedetta Bucceri, alla trasmissione “Di che danza 6” di Claudia Tronci, alla scuola di danza di Assunta Pittaluga, a Lanfranco Visconti per la ricerca e la diffusione in rete di materiale multimediale.

Grazie alle ditte di Dolianova: la Cantina sociale, la ditta Argiolas formaggi, la ditta Cannavera. Un paese, quello di Dolianova che da sempre si è mostrato molto sensibile al sostegno della cultura e della musica.


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foto di P.Tolu

Tutto è pronto per l’inaugurazione. Domattina alle 10, alla presenza delle autorità cagliaritane, cadrà il drappo che ricopre la targa che denomina L’Arena – Giusy Devinu , nel Parco della musica di Cagliari.

Dal 2007, anno di inizio dei lavori del Parco, il mio pensiero di poterlo intitolare a lei , compagna di studi musicali, è stato ricorrente. Ed ecco che quel giorno sta arrivando grazie anche alla commissione per le Pari opportunità del Comune   che ha deciso di intitolare al soprano Giusy Devinu, una bella parte del Parco della musica e cioè l’Arena.

Intorno alle 10,30, tutti sono invitati a visitare la mostra nel vicino foyer del Teatro lirico. Si terrà un breve concerto polifonico del coro Pacinotti diretto da Franca Devinu,  ed un brano per violino eseguito da una solista d’eccezione: la violinista Giulia Greco. Per lei, sua zia Giusy, durante un giorno di pausa fra una recita e l’altra di  Lucia di Lammermoor alla Scala, ha preso l’aereo per tornare a Cagliari e stare vicino alla sorella Franca mentre partoriva.

Tante sono le foto esposte che ritraggono l’artista nei momenti più importanti della sue carriera venticinquennale: dall’inaugurazione del teatro Comunale cittadino  al  debutto nel Teatro alla Scala.

Noi del Comitato Giusy Devinu avevamo un sogno, quello di poter avere almeno uno degli abiti che Giusy ha indossato  in alcun opere nelle stagioni del Teatro alla Scala. Questo sogno si è avverato grazie alla professionalità della collega  degli allestimenti scenici, Carola Ciani.

Dopo l’idea inizialmente quasi assurda, ha intrapreso un dialogo convincente con i vari responsabili del teatro milanese, superando   pian piano tutte le  difficoltà burocratiche che si presentavano (ed erano tante), fino al raggiungimento dello scopo.

La nostra paura iniziale erano i costi: come affrontare le spese di affitto di questi abiti? Le sue mail sempre cordiali hanno sciolto ogni dubbio. Il teatro milanese ha messo a disposizione gli abiti gratuitamente . Poi, quando tutto pareva risolto con l’annuncio  che gli abiti erano partiti, è arrivata la notizia di un imprevisto che  li aveva bloccati . L’entusiasmo iniziale si è spento e personalmente avevo perso le speranze. Lei, Carola, invece neppure per un attimo. Positiva fino alla fine, è riuscita ancora una volta  a sbloccare la situazione e ieri mattina, con grande gioia , i due preziosi pacchi hanno varcato la soglia del nostro teatro.

Ora non ci resta che aspettare  il nostro pubblico, quello che ha avuto il piacere di applaudire Giusy in tante occasioni e ahimè piangere per lei  durante l’opera Uccelli in corso di rappresentazione nel 2007, quando, tra un atto e l’altro, la direttrice di scena annunciava la fine della sua esistenza terrena.

La città però, potrà ora  ricordarla nel tempo anche sostando per poco  nell’Arena Giusi Devinu.

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foto Levan Leko Chkonia

Torna in scena una produzione di grande successo: la Carmen di Emma Dante diretta da Massimo Zanetti. Nel ruolo della sigaraia spagnola si alterneranno due grandi artiste: a marzo El?na Garan?a, cui succederà nel mese di giugno Anita Rachvelishvili, che debuttò alla Scala proprio in questo ruolo il 7 dicembre 2009. 

Si concludono le recite dell’ Aida di Peter Stein, che vede sul podio Zubin Mehta ancora per le serate del 1, 11 e 15 marzo, mentre continuano le rappresentazioni di Lucio Silla. L’allestimento del regista Marshall Pynkoski è il perfetto commento storico all’opera che Wolfgang Amadeus Mozart scrisse per Milano a soli sedici anni.

 La Stagione di balletto, invece, prosegue con una nuova produzione, Cello Suites. Il balletto di Heinz Spoerli, coreografato sulla Suite per violoncello solo, una delle opere più celebri di Johann Sebastian Bach, entra per la prima volta nel nostro repertorio.

Anche la Stagione dei concerti continua con due appuntamenti di grande rilievo. La Filarmonica della Scala diretta da Franz Welser-Möst dedica tre serate alla Sinfonia n. 8 in do min. di Anton Bruckner, l’ultima sinfonia completa scritta dal compositore austriaco nel 1887 per l’imperatore Francesco Giuseppe ed eseguita per la prima volta a Vienna il 18 dicembre 1892.

 Bruno Casoni dirige Coro e Orchestra del Teatro alla Scala in un ciclo di tre concerti straordinari dedicati alla musica sacra di Giuseppe Verdi e Anton Bruckner, in tre importanti cattedrali della nostra regione: il Duomo di Milano, il Duomo di Brescia e il Duomo di Pavia.

 

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Il nostro Governo ce la sta mettendo davvero tutta per affossare la lirica e i teatri. Le considerazioni che questo genere teatrale non interessa più a nessuno sono spesso sulla bocca di tanti di loro: “Con la cultura non si mangia; la lirica è uno spettacoli per vecchi ecc. ecc. ” Ebbene, al di là delle polemiche legate al fatto che i lavoratori della fondazione milanese lavoreranno anche il primo maggio, la Turandot in programma al Teatro alla Scala, prevista appunto per il giorno della festa dei lavoratori, ha già fatto il tutto esaurito. E non stiamo  parlando di costi dei biglietti ad un euro! Guardate di seguito questo articolo del quotidiano “Corriere della sera”.

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La Scala chiude l’anno 2014 e si affaccia al 2015 con una ricca programmazione, in vista di Expo.
Il secondo titolo in cartellone della stagione lirica scaligera sarà  Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann è considerata una delle opere più importanti del secolo scorso. Il tragico destino della giovane Marie si compie sullo sfondo di una Francia traumatizzata dalla guerra, accompagnato da una musica ricca di grande forza emotiva in cui si fondono recitativi, jazz e musica elettronica.
Lo Schiaccianoci, spettacolo che ha inaugurato la Stagione di Balletto 2014/2015 in una grandiosa serata il 18 dicembre scorso, continua a farci sognare insieme a Maria Eichwald, Roberto Bolle e il Corpo di Ballo con i nostri Primi Ballerini e Solisti. Il capolavoro di ?ajkovskij sarà in scena fino al 18 gennaio.
La Stagione Sinfonica continua con tre serate in cui Daniel Harding dirigerà il pianista austriaco Rudolf Buchbinder e la Filarmonica della Scala nel maestoso Concerto n. 5 in mi bem. magg. op. 73detto “Imperatore” di Ludwig van Beethoven, mentre la seconda parte del concerto sarà dedicata all’ammaliante sensualità femminile con l’esecuzione de Il Mandarino meraviglioso op. 19 suite dal balletto di Béla Bartók e la Danza dei sette veli tratta dalla Salome di Richard Strauss.
Grande attesa anche per un grande ritorno: a 60 anni dal suo debutto alla Scala, la leggenda del pianismo italiano, Aldo Ciccolini, torna per un concerto benefico a favore della Fondazione Francesca Rava, a cinque anni dal terremoto che devastò l’isola di Haiti. L’intero ricavato sarà devoluto all’Ospedale pediatrico NPH Saint Damien di Port au Prince.
In questo mese di gennaio, oltre a prendere il via il ciclo Domeniche alla Scala e il ciclo Invito alla Scala, debutterà il nuovo progetto ScalAperta che prevede la vendita a metà prezzo di alcune recite dei principali spettacoli della nuova Stagione 2014/2015. Il primo titolo sarà Lo Schiaccianoci del 18 gennaio 2015. I biglietti saranno in vendita a partire dal 29 dicembre 2014.
Prosegue anche la Stagione dei Recital di canto: gli amanti di Lieder non potranno perdersi il concerto di Ian Bostridge considerato uno dei più grandi liederisti di oggi. In scena il 5 gennaio.
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Arturo Toscanini Guido Cantelli

Il direttore d’orchestra Donato Renzetti, racconta la sua vita artistica attraverso la video- intervista che mi ha rilasciato in occasione della sua permanenza a Cagliari, per dirigere l’opera “Gli stivaletti” di Ciaikovskij.

In questa terza parte (vedi 1^ e 2^) il maestro racconta la sua importante vittoria al concorso per giovani direttori d’orchestra intitolato all’ultimo allievo di Toscanini, Guido Cantelli, promettente musicista morto prematuramente. Un concorso  prestigioso che avrebbe lanciato alla ribalta mondiale direttori d’orchestra come gli italiani Muti, Gelmetti,  l’israeliano Inbal, lo statunitense Frazier.

L’ultima edizione del premio “Guido Cantelli” si è svolta a Novara nel 1980 ed è quella che ha lanciato proprio il maestro Donato Renzetti.


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Prosegue il racconto della vita del direttore d’orchestra Donato Renzetti attraverso le mie video-interviste.

Nel video precedente (vedi), il direttore racconta i suoi primi anni di vita e i primi contatti con la musica. In questa seconda parte, ormai adolescente, racconta del suo primo contratto come percussionista. Aveva appena 14 quando lo vollero come aggiunto nell’orchestra del Teatro alla Scala, in occasione di una Boheme diretta da Herbert Von Karajan.

Una grande fortuna riservata davvero a pochi. Si può ben dire che quello fu l’inizio di una strepitosa carriera.

Guardate il video


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Il Coreografo oristanese Davide Cauli è stato insignito di un importante riconoscimento per il settore della danza.  Sarà infatti membro del CID (Consiglio Internazionale della danza presso l’UNESCO) che ha sede a Parigi.  Lo ha nominato il Presidente Alkis Raftis affermando che Davide Cauli è stato scelto per il suo importante curriculum professionale e per  la sua azione divulgativa che lo collocano fra i professionisti della danza  più importanti a livello internazionale.

Chissà quanti di voi, lettori di Musicamore, lo avranno visto in diverse trasmissioni televisive della RAI come Fantastico o Quelli che il calcio! Lui ha danzato anche per video musicali di Riki Martin e Julio Iglesias. In questi ultimi anni qualcuno lo avrà conosciuto  come giurato opinionista nella trasmissione di Claudia Tronci “Di che danza 6″ per Videolina.

Ma chi è veramente Davide Cauli?

Davide, mi racconti un po’ delle tue origini?

Sono nato ad Oristano e sono stato un atleta. Fui indirizzato prestissimo alla disciplina della ginnastica artistica che lasciai a circa 11 anni per approdare alla danza sportiva.

 E’ stata una tua scelta o sei stato incoraggiato dai tuoi genitori?

Mio padre operaio e mia madre casalinga amavano la ginnastica, ma non abbastanza la danza, non incentivarono ma neppure ostacolarono le mie scelte. Loro fecero così con tutti figli anche con mio fratello quando smise di fare il gommista per fare il pizzaiolo e fecero bene perché, giusto ieri a Napoli,  è stato premiato e riconosciuto come il secondo miglior pizzaiolo al mondo.

Quali sacrifici hai dovuto affrontare per emergere nel mondo della danza?

Ho fatto tanti piccoli passi. Fin da piccolo risparmiavo sui soldi della merenda per andare a Cagliari a studiare. A 14 anni fui campione e giovanissimo istruttore. Poi mi trasferii a Milano per ampliare i miei orizzonti e ripartire con una formazione e una visione più artistica che da competizione. Fui fortunato perchè qui ebbi una solida formazione da parte di alcuni grandi maestri della Scala e di altre grandi istituzioni europee.

In cosa ti sei specializzato?

Proprio con questi grandi maestri ho fatto i corsi di Danza accademica, danze di carattere, flamenco, tip tap, Modern jazz.

E all’estero?

Ho studiato con i più importanti maestri svizzeri, inglesi,francesi, tedeschi e olandesi: Carolyn Carlson, Pina Baush, Morice Bejart , Susanna Beltrami, tanto per citarne alcuni.

Hai studiato anche teatro di prosa?

Si, nei workshop tenuti da Giorgio Strelher al Piccolo e al Teatro alla Scala .

Mi racconti le tue esperienze di ballerino?

Si, sono stato ballerino solista e primo ballerino in tantissime produzioni teatrali e televisive prima in Italia poi a Zurigo, dove ho danzato senza sosta passando di compagnia in compagnia di teatro per circa 15 anni.  Poi è nato mio foglio Dave e sono rientrato in Italia .

Qui in Sardegna  hai continuato a danzare?

Si ho fatto altri 10 anni nei quali mi sono diviso tra lavori teatrali, insegnamento nella scuole di formazione professionale e televisione, fino a decidere di dedicarmi all’insegnamento e alla coreografia con produzioni mie.

Progetti a breve?

Ancora molte novità: presto l’apertura di corsi per professionisti e amatori a Cagliari, seminari su tutto il territorio nazionale e le news sulla pubblicazione del primo volume di Tecniche e Tecnologie per la danza”

Corsi di DANZA CONTEMPORANEA (FORMAZIONE CON ELEMENTI E TECNICHE DI DANZA MODERNA TEATRO DANZA E DANZA POST MODERNA) CONCETTI CONTEMPORANEI DI UTILIZZO DELLA COMUNICAZIONE ARTISTICA ATTRAVERSO LA DANZA ,  LABORATORIO COREOGRAFICO , BALLETTO MODERNO (DANZA CLASSICA NON ROMANTICA) , SEMINARI “TECNICHE E TECNOLOGIE PER LA DANZA”

Sono alla ricerca di locali idonei sia ad Oristano che a Cagliari.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

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 Era il 25 aprile del 1926, e quell’ Opera era la grande incompiuta del maestro di Lucca, morto il 29 novembre del 1924 a Bruxelles. Operato di tumore alla gola cinque giorni prima, «il maestro Giacomo Puccini improvvisamente aggravatosi, si è spento serenamente e senza sofferenze . Ci fu cordoglio in tutto il mondo, e Mussolini ricordò il maestro alla Camera. La «Turandot», l’ opera lirica sulla principessa cinese che sottopone ai terribili tre indovinelli i suoi pretendenti, si era fermata   alla morte di Liù, la fanciulla che amava Calaf, “pretendente di Turandot”, e che si sacrificava per amore. Per quanto questa vicenda si svolga nell’ ultimo atto dell’ opera, l’ ultima parte del libretto era rimasta senza partitura musicale.

La sera del 25 aprile, fu chiamato a dirigere l’ incompiuta «Turandot» il” nunero uno“della Scala di allora, Arturo Toscanini che, con un gesto rimasto nella storia della lirica, interruppe l’ esecuzione dell’ opera dove l’ aveva lasciata Puccini, affermando: “Qui Giacomo Puccini morì“.

Dalla seconda recita in poi l’ esecuzione fu invece portata a termine secondo il finale predisposto dal musicista Franco Alfano sulla base degli appunti lasciati da Puccini. Da allora in poi è sempre stato così.

L’edizione cagliaritana al Teatro Lirico di Cagliari in questi giorni, diretta dal maestro Giampaolo Bisanti, è esattamente come l’ha lasciata Puccini cioè senza finale. In molti si aspettavano che il direttore ripetesse quella famosa frase di Toscanini. Così non è stato ma l’interruzione dell’opera  nel momento più drammatico,  è stata accolta dal pubblico con una grande ovazione.  A tutti i lettori di Musicamore voglio fare un regalo: la videointervista che la Rai fece tempo fa alla figlia di Puccini, in cui ricorda quella famosa prima rappresentazione di Turandot.


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Domenica 8 giugno Stefano Bollani si esibirà al Teatro alla Scala per la prima volta in un recital di pianoforte.

L’occasione è benefica, nel ventesimo anniversario dalla nascita di Fondazione Progetto Arca, onlus nata con lo scopo di fornire un aiuto concreto a quanti versano in stato di grave povertà ed emarginazione e favorirne l’integrazione sociale.

Nel suo concerto in “Piano Solo”, Bollani non si atterrà a una scaletta prestabilita, ma le darà vita sul momento seguendo la linea-guida dell’improvvisazione, muovendosi liberamente all’interno dei molti ambiti musicali nei quali ha sperimentato nel corso degli anni.

Affermatosi nel jazz, Bollani si è dedicato a diverse collaborazioni spaziando dal pop-rock italiano alla musica brasiliana, da quelle di matrice cinematografica e teatrale fino alla musica classica. Nel 2012 si è esibito al Teatro alla Scala, insieme alla Filarmonica, in un programma per pianoforte e orchestra, con brani di Gershwin e Ravel, diretto da Riccardo Chailly.

Il ricavato del concerto finanzierà il progetto “Bambini e povertà in Italia: un aiuto subito!” che sarà avviato da Progetto Arca a settembre 2014 e avrà la durata di un anno. Il progetto nasce con l’obiettivo di proteggere bambini e bambine dalla povertà e dalle privazioni materiali e psicologiche attraverso azioni di risposta ai bisogni primari e interventi di reintegrazione sociale. Focalizzato sulle aree di Milano e Napoli, il progetto mira a sostenere i bambini e le loro famiglie tramite servizi di housing sociale, sostegno alimentare con pacchi viveri, distribuzione di indumenti e giochi per bambini, assistenza durante il percorso di reintegrazione sociale e monitoraggio costante della situazione.

Informazioni e prevendita telefonica al n° 02 465.467.467 (da lunedì a venerdì – ore 10/13 e 14/17).

Biglietti da 15 a 100 euro – esclusi i diritti di prevendita.
Altre prevendite:
www.vivaticket.it
www.progettoarca.org
www.stefanobollani.com

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L’Accademia raddoppia: anche nel 2014 – diversamente da quanto anticipato – apre un bando di selezione straordinaria per cantanti lirici, rivolto a voci di mezzo soprano, tenore, baritono e basso.

Coloro che supereranno le selezioni accederanno al biennio 2014/16.

Fondata da Riccardo Muti, l’Accademia di Canto si avvale della docenza di artisti di caratura internazionale e prepara alla carriera professionale giovani cantanti dotati di una solida formazione vocale e musicale, affinandone le capacità tecniche e interpretative. Le masterclass tenute negli anni da Luis Alva, Teresa Berganza, Enzo Dara, Mirella Freni, Christa Ludwig, Leo Nucci, Renata Scotto e Shirley Verrett hanno ulteriormente arricchito l’esperienza formativa.

Il concorso, articolato in due fasi – eliminatoria e finale – prevede l’esecuzione di  4 brani d’opera, 3 in lingua italiana e uno in altra lingua.

Alla selezione sono ammessi unicamente cantanti diplomati presso un Conservatorio o un Istituto pareggiato, o a quanti abbiano studiato privatamente e siano in possesso di dichiarazione di maturità e idoneità rilasciata dal docente o dal direttore della scuola presso cui si sono formati; i candidati dovranno essere nati a partire dal 1 gennaio 1984. Il concorso non è aperto ai minorenni.

La domanda di ammissione, completa di relativa documentazione, deve essere inoltrata esclusivamente online – attraverso il sito www.yaptracker.com  - entro le ore 23.59 di martedì 10 giugno 2014. Non saranno accettate domande d’iscrizione inviate per email.

A fronte dell’impegno economico previsto per la frequenza dell’Accademia, è prevista per ciascun candidato vincitore ammesso una Borsa di Studio mensile di € 860,00 lordi, vincolati alla presenza effettiva e limitatamente ai mesi effettivi di corso.

Si prega di scaricare qui il bando completo di ogni informazione e di leggerlo attentamente, prima di procedere con l’iscrizione.

Per informazioni tecniche sul corso, non contenute nel bando, è possibile scrivere a musica@accademialascala.it

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Lunedì 27 gennaio alle 18, in Piazza della Scala, per un ultimo, commosso ricordo di Claudio Abbado. Dal Teatro simbolicamente vuoto e a porte aperte, in cui la Filarmonica diretta da Daniel Barenboim eseguirà la Marcia funebre (Adagio assai) dalla terza Sinfonia “Eroica” di Ludwig van Beethoven, la musica fluirà in diffusione audio nella piazza antistante il Teatro, per l’occasione isolata al traffico.

In onore di Claudio Abbado, indimenticabile Maestro che ha guidato la Scala per diciotto anni, dal 1968 al 1986, si replica il rito che per tradizione la Scala dedica ai suoi Direttori Musicali: in passato ad Arturo Toscanini, a Victor De Sabata, a GIanandrea Gavazzeni.  

E intanto anche noi ieri , abbiamo cantanto nel ricordo di Claudio Abbado, nel primo concerto della Stagione Sinfonica Cagliaritana e il direttore Aldo Ceccato,  poco prima dell’esecuzione della Sinfonia dei salmi di Stravinsky , lo ha ricordato dedicandogli appunto questo brano.

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Mi spiace doverlo dire, ma questa Traviata di Giuseppe Verdi, opera inaugurale della stagione 2013 al Teatro alla Scala è veramente da dimenticare  . In un momento in cui i Teatri lirici stanno soffrendo, trovo ingiusto proporre un’opera con questi elementi musicali e registici.

La Traviata è l’Opera italiana per eccellenza che nell’anno verdiano e nel teatro più importante del mondo andava, a mio avviso, rappresentata con un cast tutto italiano. Ma  cosa abbiamo visto?

L’ambientazione era più o meno ai giorni nostri, (e vabbè, questo è il meno peggio); la regia che ha evidenziato  il degrado sociale degli ambienti “bene” (anche questo ci sta); ma la gestualità e gli elementi scenici ? Per dirne una: Alfredo, nella casa di campagna  è intento a stendere la pasta su un tavolo, quasi a volerlo ridicolizzare e relegare in un ruolo che, all’epoca, era esclusivamente della donna e, in quell’ambiente, ad una serva.

Penoso!

Nel terzo atto Violetta è moribonda ma bazzica fra bottiglie di superalcolici e psicofarmaci e ride e piange come una  pazza. Ma il regista aveva capito che l’opera era La Traviata e non Lucia di Lammermoore?  Ma la tisi portava alla pazzia? Non mi risulta.

Al suo fianco una Mara Zampieri nel ruolo di Annina, con tanto di capigliatura punk rosso fuoco,  si muoveva a casaccio sulla scena e vocalmente preferisco tacere.

L’arrivo di Alfredo. Quel momento che raggiungerà l’apice poetica con “Parigi o cara“, in cui l’abbraccio sarebbe stato la logica conseguenza di una storia tormentata, diventa quasi un fastidio. Alfredo arriva con fiori e scatola di dolci, forse meringhe, e, vedendo Violetta, le consegna gli omaggi ma non la sfiora neppure per un attimo. La guarda a distanza , quasi schifato di averla trovata in quello stato. E’ possibile.

Col Dottore,  Giorgio Germont, Annina, Alfredo, Violetta, l’opera chiude un siparietto comico fatto di movimenti meccanici e ridicoli come burattini e che vedono la protagonista morire su una sedia dopo aver raggiunto l’apice della pazzia.

Dal punto di vista musicale, il direttore Daniele Gatti ha tenuto tempi lentissimi soprattutto in  quella parti in cui Verdi gradiva allegro  e vivace; non lo dico io ma la partitura lasciata dal maestro di Busseto. I tempi spesso subivano anche dei rallentamenti e degli accelerandi inaspettati.  La festa del secondo atto pareva un funerale con una Flora inascoltabile vocalmente, (chissà quante artiste del coro avrebbero fatto decisamente meglio di lei!) .   Vocalmente gli altri protagonisti erano più che accettabili ma a farla da padrona è stata sicuramente la  Diana Damrau che, vittima di un regista confuso, ha comunque messo in evidenza qualità vocali e sceniche di tutto rispetto.

Applausi ma anche tanti buu soprattutto per regista e direttore. Traviata da dimenticare o ricordare a seconda dei gusti.

Qui un articolo correlato dal sito Classica online


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Fondazioni liriche: Bray: non si toccano!

Il bel canto e’ una parte integrante della storia del nostro Paese.Credo che non ci possiamo permettere di chiudere neanche una  delle 14 Fondazioni liriche italiane“.

lo ha detto il ministro della Cultura, Massimo Bray, rispondendo a una domanda in materia a margine dell’Assemblea generale dell’Unesco a Parigi.

“Non condivido che si debba ridurle“, ha detto ancora Bray, secondo cui averne un numero maggiore rispetto agli altri Paesi e’ una “caratteristica del nostro Paese“, che “determina anche l’idea di un territorio. Penso al San Carlo a Napoli, il Petruzzelli a Bari o la Scala a Milano”. “Ognuna ha una sua caratteristica”, ha insistito Bray, dicendo che “vanno fatti tutti gli sforzi per gestirle bene.Sono convinto che ci riusciremo”.

(ANSA) – PARIGI, 6 Novembre

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La Stagione 2012/2013, dedicata al bicentenario Verdi-Wagner, volge al termine con le ultime repliche di Aida, sotto la direzione di Gianandrea Noseda, nella grandiosa regia di Zeffirelli.

Per il balletto, tornano in scena le nostre étoile Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (nella foto col mezzosoprano Irene Macutan)che, dopo il successo di Giselle, interpreteranno uno dei capolavori di Kenneth MacMillan,   L’histoire de Manon,  eccellente esempio della capacità del grande coreografo scozzese di fondere tradizione e spirito innovativo. Ospite la straordinaria Natalia Osipova.

Per gli amanti del bel canto appuntamento imperdibile il 18, con il recital del tenore Juan Diego Flórez.

L’anno verdiano entrerà poi nel suo momento più caldo. Se Aida chiude infatti, la Stagione in corso, sarà La traviata ad aprire la nuova, il 7 dicembre.

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Quando un giovane decide di studiare canto, ed in particolare il canto lirico, deve sapere che la sola tecnica vocale non basta perché nella musica lirica, il canto e la recitazione devono andare di pari passo.  Lo studio di un  personaggio d’opera deve essere approfondito da tutti i punti di vista. Il cantante lirico, quindi, quando comincerá a studiare un ruolo, si dovrá affidare alle mani esperte di un maestro di spartito che gli darà una sicurezza e una conoscenza musicale dettagliata  del personaggio. Certamente, per completezza, ci vorrebbe anche un insegnante di recitazione. Chi studia al conservatorio ha già una infarinatura di tutto, ma per poter affrontare il palcoscenico dovrà affidarsi alle scuole di perfezionamento. Per questo motivo sono nate le Accademie. In Italia fra le più rinomate c’è sicuramente quella del Teatro alla Scala, dello sperimentale di Spoleto, e l’ASLICO, tanto per citarne alcune, che hanno sfornato fior di cantanti lirici.  Tra queste voglio ricordare la mia compagna di studi e conterranea Giusy Devinu che con la sua Traviata (ruolo perfezionato proprio a Spoleto) è stata la Violetta più famosa a cavallo fra gli anni 80 e 90.

Ebbene anche a Cagliari sta per decollare una scuola simile diretta dal Maestro Sandro Sanna, direttore d’orchestra, che è stato uno dei direttori appunto dell’Accademia di Spoleto.

 La scuola che avrà diversi docenti è aperta anche ai maestri accompagnatori.

Di seguito trovate tutte le informazioni che la riguardano.

 

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La tournée appena conclusa, quella per internderci con lo spettacolo “Operetta eterno amore”, ha lasciato uno strascico di nostalgia. E’ sempre così quando si passa un po’ di tempo insieme condividendo le emozioni del palcoscenico, le reazioni del pubblico ogni volta diverso e le ore passate insieme in viaggio sul pulmann.Questa volta però, diversamente dalle altre, è rimasto un ricordo. Gli artisti, grandi artisti, mi hanno regalato delle meravigliose video-testimonianze che, grazie all’web, saranno sempre visibili a tutti in tutto il mondo.

Certo che la tecnologia internet è stata una grande scoperta! Ecco quindi che per merito di internet  ho potuto far conoscere i protagonisti principali  di questo spettacolo che continuerà a girare l’Italia: il direttore d’orchestra Romolo Gessi e il tenore Andrea Binetti.  Prossimamente continuerò a pubblicare le lunghe interviste alla coppia d’oro dell’operetta Daniela Mazzucato (di cui potrete vedere nella colonna di destra la prima parte della sua intervista) ed oggi il tenore Max Renè Cosotti che vi racconterà la sua lunghissima e brillante carriera, i grandi artisti suoi colleghi come Leo Nucci, Antonio Salvadori, Luciana Serra, o direttori del calibro di george Solti , Giancarlo Menotti, Sonzogno, tanto per citarne alcuni. E naturalmente  il suo incontro d’amore e d’arte con il soprano Daniela Mazzucato.


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I cagliaritani hanno potuto conoscere Leo Muscato  attraverso la regia del Nabucco nella passata stagione lirica cagliaritana. Lui  è il vincitore del prestigioso premio Abbiati, per la miglior regia.

Che il giovane regista avesse talento lo si vide fin dalle prime prove.  L’accurata conoscenza del libretto dell’opera verdiana lo ha portato a realizzare (ed era la prima volta) una regia magistrale che ebbe grande risonanza nazionale.

Ecco l’elenco dei  premiati:

Il ‘Lohengrin‘ che ha inaugurato la stagione 2012-2013 del Teatro alla Scala di Milano,  ha ricevuto il XXXII Premio della Critica Musicale ‘Franco Abbiati‘ per il miglior spettacolo. Il capolavoro di Richard Wagner era firmato da Claus Guth per la regia, da Christian Schmidt per le scene e i costumi, da Olaf Winter per le luci, con Daniel Barenboim alla guida dei complessi scaligeri e il tenore Jonas Kaufmann nel ruolo del protagonista.

Miglior direttore a Fabio Luisi;

Migliore regia a Leo Muscato;

Migliori scene a Sergio Tramonti;

Migliori costumi a Gianluca Falaschi;

Miglior solista a Duo Leonidas Kavakos ed Enrico Pace;

Migliori cantanti a Evelyn Herlitzius e Gregory Kunde;

Migliore iniziativa a ‘L.T.L. (Laboratorio Toscano per la Lirica)-Opera Studio’;

Il Premio Speciale va a Benito Lenori, per la ricostruzione dell’allestimento di Josef Svoboda di ‘Macbeth’ di Verdi; Il Premio ‘Filippo Siebaneck a ‘All you need is X-Music’ –

Premio ‘Piero Farulli’ al Trio Armellini Marzadori;

Novita’ assoluta a ‘Mare metallico’ di Giovanni Tamborrino;

La consegna dei premi avverra’ domenica 26 maggio alle ore 17 al Teatro Donizetti di Bergamo.

 Il premio è’ stato istituito nel 1981, col patrocinio dell’amministrazione comunale di Bergamo e per l’appassionata volontà progettuale di Filippo Siebaneck allora presidente dell’Azienda Autonoma di Turismo, come momento di riflessione e di analisi sulla vita musicale italiana. Intitolato al bergamasco Franco Abbiati per quarant’anni titolare della rubrica musicale del Corriere della sera, il Premio della critica musicale “Franco Abbiati” è un riconoscimento attribuito ai protagonisti delle singole annualità artistiche. Numerosi  i pluripremiati nell’albo d’oro: oltre ai teatri, i direttori Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Danielel Gatti, i registi Luca Ronconi e Graham Vick, i registi-scenografi Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana, i pianisti Radu Lupu e Maurizio Pollini, i cantanti Anna Caterina Antonacci e Samuel Ramey, gruppi cameristici e compositori per la “novità italiana assoluta”. Le scelte rigorose e indipendenti della giuria hanno guadagnato al  Premio Abbiati crescente credibilità .

Nel 2000, a seguito della scomparsa di Filippo Siebaneck, è stato istituito il Premio Siebaneck destinato a iniziative di particolare significato nell’ambito della didattica musicale e/o dell’avviamento professionale dei giovani

Dal 2007 il Premio Abbiati gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e dal 2008 dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

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Ad  inaugurare la nuova Stagione lirica al Teatro alla Scala di Milano sarà l’opera di Wagner forse più amata dal pubblico: Lohengrin.

Dirige il M° Daniel Barenboim per la regia di Claus Guth.

La Prima verrà trasmessa in diretta televisiva da Rai5 e in diretta radiofonica da Rai Radio3. Verrà inoltre trasmessa in diretta-differita da Arte-ZDF in Europa e da TV Kultura in Russia e il giorno di Natale dal canale giapponese NHK.

Lo spettacolo verrà proiettato in diretta a Milano nell’Ottagono di Galleria Vittorio Emanuele, in numerosi teatri e auditorium di quartiere a Milano e fuori Milano, nelle carceri di San Vittore, di Bollate e di Opera e in più di 600 sale cinematografiche in Italia (circuito Microcinema) e nel mondo (circuiti Emerging Pictures e Rising Alternative).

Il 19 dicembre s’inaugurerà anche la Stagione di balletto con Roméo et Juliette: sulla splendida musica di Hector Berlioz, emozione e astrazione si fondono nella splendida coreografia di Sasha Waltz.

Per entrambi gli spettacoli, come è ormai consuetudine, è prevista un’Anteprima dedicata agli UNDER30: rispettivamente il 4 e il 16 dicembre. Per assaporare in anticipo l’inizio della Stagione 2012/2013.

Seguono due importanti appuntamenti: il concerto di Natale con Robin Ticciati e l’integrale per pianoforte di Claude Debussy suonata da Alain Planés nel Foyer Toscanini.

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foto di Donatello Tore

Questa sera un altro sardo varcherà il tempio della lirica più importante del mondo: il Teatro alla Scala. Sarà infatti il protagonista dell’opera di Verdi, Luisa Miller, nella stagione lirica in corso.

Si tratta del tenore nuorese Piero Pretti che per tanti anni è stato parte integrante del coro del Teatro lirico di Cagliari.

Naturalmente ho voluto intervistarlo per farci raccontare questa bella avventura artistica.

Piero, quand’ è che hai capito che potevi avere una voce importante?

E’ successo tutto per caso. Col mio amico Fabrizio , ci siamo iscritti  ad un coro polifonico della mia città,  “ il Complesso vocale di Nuoro “diretto da Franca Floris,  ed è proprio qui che è cominciata la mia avventura nel mondo della musica “seria” anche se devo ammettere di aver sempre cantato con i miei amici le canzoni della nostra tradizione  nuorese. Fa parte della nostra cultura sarda.

Tu hai iniziato la carriera professionale molto giovane come artista del coro. Ma avresti mai immaginato che un giorno saresti entrato da protagonista al Teatro alla Scala di Milano?

Forse   ero più convinto da giovanissimo che non da adulto.

La tua prima insegnante è stata una donna. Ce ne vuoi parlare?

Certo. E’ stata  Antonietta Chironi, donna dal carattere forte,  simpatica, determinata. Una  persona che ha dato molto a Nuoro e non solo. Ha rilanciato la  Scuola Civica di musica creando per tanti giovani anche un seminario  di musica jazz diventato importantissimo, e che è stato trampolino di lancio per molti artisti soprattutto isolani.

Ci racconti quale è stato il tuo primo approccio col Teatro Lirico di Cagliari?

Credo che anche tu lo ricordi bene . Avevo appena 18 anni e feci un’audizione, superandola, come aggiunto per una stagione lirica, dove tra l’altro c’era una Traviata in cui cantava Giusy Devinu, la nostra grande artista cagliaritana scompara 5 anni fa all’età di 47 anni.

Hai un cantante al quale ti sei ispirato e che in qualche modo ha influenzato il tuo repertorio o la tua impostazione vocale?

Mah .. è difficile  perchè ce ne sono stati diversi. Ma poi ti  confesso che ho preferito studiare la mia vocalità a fondo senza influenze esterne.

Qual’ è il direttore d’orchestra  che ti ha valorizzato e invogliato a buttarti in questa avventura?

Sicuramente la mia grande fortuna è stata quella di poter iniziare a lavorare col maestro Riccardo Muti, una persona che  mi ha sempre dato una carica immensa e, ancora oggi, riuscire a strappargli un complimento  è segno    che in qualche modo sei sulla strada giusta. Ma ci sono state anche altre persone che hanno contribuito a farmi arrivare dove sono oggi, oltre ad amici e colleghi. La svolta è avvenuta grazie al maestro Gianni Mastino  che, dal punto di vista vocale e interpretativo è stato determinante. Lavoriamo assieme da circa 7 anni e devo molto a lui se oggi sono in grado di affrontare le mie sfide.

Prima di ogni debutto, ti emozioni sempre  come la prima volta?

Succede sempre . Davanti all’emozione certe volte mi domando perchè non ho fatto un concorso alla forestale o perchè non mi sono aperto un locale…

Quale è il tuo repertorio?

Allora : io mi definisco un tenore lirico , per cui Il Rigoletto, La  Traviata, La  Boheme  sono i così detti cavalli di battaglia anche se poi mi sono dedicato a ruoli come dire, più pesanti come Il Trovatore ,Il Poliuto , I Vespri Siciliani . C’è chi mi ha definito un tenore più drammatico ma  io non  lo sono. Io adoro cantare il Duca di Mantova..

Mi racconti le tue prime emozioni entrando in questo teatro?

Da subito   ho trovato un ambiente cordiale, come me lo aspettavo. Quando ho cominciato le prove di Luisa Miller conoscevo la metà del  cast . Abbiamo lavorato in altre produzioni e rincontrarsi è stato come essere parte di una grande famiglia.

Gli impegni futuri?

Spero d’essere libero d’estate  ma a settembre sicuramente mi attende la Madama Butterfly a Palermo mentre a novembre   debutterò un nuovo ruolo: I due foscari col grande Leo Nucci .  Poi ci sarà ancora  Traviata , Rigoletto tra Torino e Palermo e poi un grande debutto di nuovo alla Scala con Un Ballo in maschera .

Adesso mancano poche ore all’ingresso in palcoscenico, come ti senti?

Non so cosa sentirò quando l’altoparlante annuncerà ….. 30 m all inizio della recitaaaa……..


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Ieri sera sono stata a trovare un’amica nella sua scuola di danza, e di sfuggita ho buttato l’occhio in una sala dove si svolgeva una lezione di danza classica, forse perchè dentro di me è una forma artistica che è rimasta inesplorata.

A tenere la lezione era il ballerino coreografo Roberto Magnabosco.  Mi ha subito colpito la serietà e la professionalità  di questo maestro verso quelle giovanissime allieve. Mi ha fatto riflettere.

Lui, un grande ballerino, un grande coreografo. Lui che ha danzato con i più grandi artisti della danza del mondo: da Rudolf Nureyev a Carla Fracci; lui che ha conosciuto il mondo televisivo quando ancora valeva la pena guardarlo e quando i ballerini erano scelti dopo rigorosissime selezioni fra migliaia di danzatori; lui che avrebbe potuto scegliere d’insegnare nelle più rinomate scuole di grandi capitali europee; proprio lui, dopo mille esperienze, ha deciso di tornare nella sua isola, ad insegnare con tanta umiltà ai suoi concittadini per trasmettere il suo grande bagaglio culturale.

Sono tanti gli artisti che, una volta varcato il mare decidono di non ritornare più nella propria terra, e qualche volta, anche rinnegandola e addirittura cambiando il proprio nome per non farsi identificare.

Roberto Magnabosco invece va orgoglioso della sua terra di Sardegna, (adora la scrittrice sarda Grazia Deledda, il nostro premio Nobel) e con passione trasmette giornalmente ai giovanissimi (con la preziosa collaborazione trentennale di Benedetta Bucceri) tutto ciò che ha imparato   fin da bambino, nella scuola di danza del Teatro alla Scala e poi nei teatri di tutto il mondo.

Daniela Mazzucato Roberto Magnabosco

Roberto Magnabosco

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Oggi voglio parlarvi di due tenori. Sono due artisti che hanno fatto parte del cast dell’opera Don Quichotte   appena conclusa al Teatro Lirico di Cagliari: Nicola Pamio e Daniele Zanfardino . Due voci di tenore molto simili, che si possono classificare come  tenori di grazia.

Il  tenore di grazia è quel tipo di voce di tenore dal timbro chiaro e limpido, agile, che spazia nella zona acuta del registro ed è fornito di capacità virtuosistiche.

Ad esempio: è un tenore di grazia il Lindoro dell’Italiana in Algeri o il Don Ramiro della Cenerentola di Gioacchino Rossini ma anche il Nemorino dell’Elisir d’Amore o l’Ernesto del Don Pasquale di Gaetano Donizetti.

Allora, sedetevi comodi e guardate la simpatica video-intervista che i due tenori di grazia hanno regalato in esclusiva al mio blog Musicamore


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E’ la prima volta che vedo la tecnologia entrare nel mondo dell’opera lirica, o meglio , che la vedo utilizzata da una cantante lirica durante una prova come quella , così detta, all’Italiana.

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, di cui ho parlato qualche giorno fa, ormai lascia a casa gli spartiti e, durante prove utilizza l’Ipad, la tavoletta della Apple in cui può racchiudere tutti gli spartiti che le interessano   portandosi così appresso solo pochi grammi di peso. Per un’artista che viaggia in continuazione e che durante i suoi viaggi ha bisogno di studiare , l’Ipad è decisamente una grande scoperta. Pensate ad esempio alle limitazioni che sono nate oggi con i voli Low cost riguardo i pesi.

Mi trovo nel suo camerino, durante una pausa in cui nè io come artista del coro e nè lei, come protagonista, abbiamo interventi in palcoscenico . Ne approffittiamo per farci una bella chiacchierata. Anita è molto estroversa e gentile e soprattutto non è “Diva” . Questo le fa un grande onore. Il contatto dell’artista con le persone comuni la tiene molto più unita al suo pubblico. Un artista senza pubblico non è nessuno, e lei questo, da persona intelligente quale è, lo sa molto bene. Potersi raccontare e regalare questa sua intervista al  mio blog è stato un grande onore e un grande regalo, e lo è ancora di più per i tanti lettori che la seguono dal giorno del suo debutto al Teatro alla Scala e che  la vedranno molto presto a Cagliari  nel Don Quichotte di Massenet.

Mi racconti come è nato il debutto scaligero a soli 24 anni?

Stavo concludendo i due anni di perfezionamento all’Accademia della Scala quando si è presentata l’occasione  di un’audizione per la Carmen che avrebbe aperto la stagione lirica 2009. Mi sono presentata  per il ruolo di Mercedes, parte da comprimaria. Mercedes non ha arie all’interno dell’opera per cui ho cantanto una prima aria di Carmen. Non avendo grande esperienza in palcoscenico, non ho fatto grandi movimenti, mi sono limitata solo ad eseguire la romanza in maniera corretta. Però evidentemente avevo colpito per qualche cosa perchè poi mi è stato chiesto di cantare anche l’altra aria di Carmen : la Seguidilla.  Quest’aria generalmente si esegue con le mani dietro la schiera per simulare le mani legate. Io questo non l’ho fatto. Dopo poco tempo seppi che ero stata scelta  non per Mercedes, ma come  Cover per il ruolo proprio di Carmen. Pare che uno dei motivi di questa scelta sia stata proprio la semplicità della mia audizione, senza grandi movimenti. Una grande emozione per me che non avevo mai cantanto in un ruolo principale.

Poco tempo dopo però questa emozione è diventata ancora maggiore perchè il maestro Daniel Baremboim mi avrebbe voluto come  protagonista della seconda compagnia. Non mi sarei quindi limitata solo a sostituire l’artista principale in caso di indisposizione ma  avrei cantato  alcune recite secondarie. Che bellezza!

Ho cominciato a studiare il ruolo meticolosamente, il personaggio in tutte le sue sfumature oltre che musicali anche dal punto di vista psicologico.

Ma la sorpresa finale doveva ancora arrivare.

Il  maestro Baremboim mi fa comunicare dopo aver audizionato  decine di mezzosoprani, che sarei stata io la Carmen d’apertura della stagione lirica del Teatro più famoso del mondo diretta proprio da lui.

Non posso descrivere ciò che ho passato in quei giorni, io, così giovane!

A quel punto ho dovuto fare veramente un lavoro di cesello perchè il direttore avrebbe eseguito l’opera così come l’aveva scritta Bizet, e cioè senza tagli, e con tutte quelle note, quei colori e quei segni che erano scritti nello spartito e che col tempo, per tradizione, si erano persi .

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili in una pausa dell'opera con la sua sarta teatrale Ottavia Esu

Mi sono recata a Parigi dalla maestra di spartito di Maria Callas, Janime Reiss, una ultranovantenne ancora attiva e lucidissima che mi ha aiutato in questa lettura particolareggiata della partitura  e soprattutto nella pronuncia del francese.

In seguito, quando ho cominciato le prove in palcoscenico mi sono messa totalmente nelle mani della regista Emma Dante . Io non avevo mai cantato in palcoscenico in un ruolo d’opera così importante e lei quindi   ha costruito il personaggio per me. Una regista tanto criticata per le sue scelte fuori dalla norma ma che io invece considero veramente un genio  per le sue idee innovative e originali.

Ma quanto è stato determinante tutto ciò per la tua carriera.

E’ stato determinante perchè da quel momento in poi ho studiato e cantato senza tregua. Tanti ruoli e tanti debutti in tutto il mondo.

E tu oggi stai per regalare al pubblico cagliaritano un ennesimo debutto. Come è nato il desiderio di mettere su il personaggio di Dulcinée del Don Quichotte?

Mi è stato proposto circa 6 mesi fa, l’idea mi è piaciuta ed ho cominciato a documentarmi per poter  entrare a fondo nella psicologia del personaggio. Ho letto tutto quello che si poteva leggere: prima di tutto il romanzo di Cervantes, le critiche di precedenti esecuzione e ascoltato tutte le registrazioni di chi lo ha eseguito fino ad oggi. Oltre ovviamente all’approfondimento del libretto scritto  per Massenet.

Ti ritrovi in qualche  sfumatura del carattere di Dulcinée?

No, decisamente no. Io non riderei mai davanti alla dichiarazione di un uomo innamorato. Ho un grande senso del rispetto verso i sentimenti degli altri. Poi lei era una donna abbastanza ordinaria. Le piaceva stare al centro dell’attenzione ed essere amata da più uomini. Non aveva capito la sensibilità di Don Quichotte o forse alla fine, quando ormai era troppo tardi.

Tu sei credente?

Si, io sono di religione ortodossa e ieri ho festeggiato la Pasqua ortodossa anche con mio marito (il tenore italiano Riccardo Massi) e con i colleghi. Comunque penso che Dio vada al di là della denominazione religiosa in se. Sento la sua presenza e la sua protezione durante il mio lavoro e i miei viggi.  Mi accompagna giorno dopo giorno e lo ringrazio per tutto ciò che ho avuto e che ancora mi darà nella vita.

Tu oggi vivi in Italia a Sarnano, ma il tuo paese d’origine è la Georgia, precisamente  Tbilisi, un popolo molto provato , hai trovato difficoltà negli studi musicali?

Da noi la musica è molto importante. Io ho cominciato lo studio del pianoforte a 7 anni e una volta conseguito il diploma ho proseguito con altri 6 anni di canto laureandomi . Ho avuto la fortuna, grazie ad una borsa di studio,  di potermi perfezionare all’Accademia  della Scala. Molti artisti, però,miei conterranei con grandi talenti non lo potranno fare. Per questo motivo, appena ne ho avuto la possibilità, ho istituito io una borsa di studio annuale che aiuterà chi lo merita, seguendolo in tutto il percorso di studio fino all’inizio della carriera.

In questa produzione di Don Quichotte, sarai affiancata da altrettanti grandi artisti  come Orlin Anastassov nel ruole di Don Quichotte, Nicola Alaimo in quello di Sanchio ma anche Esther Andaloro,  Marina Bucciarelli , Nicola Pamio, Daniele Zanfardino. Come ti sei trovata in questo gruppo di lavoro?

Ascoltate questa sua dichiarazione direttamente nel video sottostante.

Lo sai, ascoltando del tuo  debutto alla Scala mi hai ricordato quello della  mia compagna di studi, il soprano Giusi Devinu .  Era molto giovane anche lei quando il maestro Muti l’ha voluta come Violetta in Traviata proprio al Teatro alla Scala. Lei purtroppo ci ha lasciato giovanissima nonostante avesse già quasi 20 anni di carriera. Ora vorremmo che la città le dedicasse il Parco della Musica antistante il teatro. Ho creato un gruppo su facebook (Un parco per Giusy) per sensibilizzare i cittadini e i colleghi artisti .

Anche io ho aderito al gruppo di Facebook a lei dedicato, e speriamo che riusciate nell’ intento. Un’artista così importante, che ha rappresntato la vostra città in tutto il mondo, lo merita davvero.

L’altoparlante annuncia il nostro ingresso in palcoscenico,  ma prima di rientrare mi regala qualche foto in costume  realizzati dalla costumista Giovanna Buzzi.



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Muovevo i primi passi nel mondo della musica, mi ero appena iscritta al conservatorio della mia città e per me era come essere entrata in paradiso. Tutto quello che era musica mi affascinava e ancor più quando conoscevo musicisti veri, quelli che si erano appena diplomati dalla scuola che stavo frequentando o che erano originari della mia terra. Tutto ciò che trovavo sulla stampa lo conservavo gelosamente. Collezionavo riviste ed articoli che ancora oggi riguardo con soddisfazione.

Ricordo che all’epoca mio padre parlava sempre di un suo collega più giovane, il cui figlio era un affermato violoncellista.

Un giorno, me lo fece conoscere perchè gli aveva detto che anche lui aveva una figlia che studiava musica. Quel signore, dall’aria nobile, elegante e un po’ eccentrico mi parlò subito  di questo suo figlio, con  grande orgoglio di padre, e dei suoi successi nonostante la giovane età. Nelle sue parole traspariva una certa nostalgia, forse per non avere la possibilità di stargli vicino e godere dei suoi successi.

A distanza di molti, molti anni, vengo a sapere che oggi e domani, questo violoncellista sarà il solista del concerto straordinario che si  terrà al Teatro Lirico di Cagliari.  Lui è  Marco Scano.

Chissà se  avrà mai saputo che suo padre era tanto orgoglioso della sua carriera e  che parlava con nostalgia sempre e con tutti di suo figlio!

Non ho mai più rivisto quel signore, ma vedendo le foto oggi di quel figlio tanto amato, l’ho ricordato e soprattutto  mi sono resa conto della grande somiglianza.

Marco Scano – Nato a Sant’Andrea Frius (Cagliari), si e diplomato col massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, con Giuseppe Selmi. Ha continuato gli studi musicali all’Accademia Chigiana con Andre Navarra ed alla Musik-Hochshule di Colonia con Gaspar Cassado. Ha vinto svariati premi in concorsi internazionali a Mosca (?ajkovskij), Firenze, Santiago, Hannover. Ha svolto una notevole attivita concertistica, sia come solista sia in formazioni cameristiche, in Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Israele, Sud America. E stato, per molti anni, componente del Quartetto Brahms e primo violoncello del Quintetto Boccherini, con il quale ha vinto il “Grand Prix du disque Charles Cross”. E stato primo violoncello dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Ha inciso varie opere del repertorio violoncellistico, tra le quali le sonate di Debussy, Mendelsshon, Kodaly, Ravel, il concerto di Haydn, i dodici capricci di Piatti, i quaranta studi di Popper, i sei capricci di Servais. Ha tenuto molti corsi di perfezionamento solistico-cameristico (Madrid, Malaga, Mahon, Minorca, Castiglione delle Stiviere, Castelsardo, Varese) e di formazione orchestrale (Spoleto, Bergamo, Bologna, Genova, Trapani).

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Posto oggi questa notizia  soprattutto per far conoscere ai lettori un’altro aspetto del teatro, quello dei rischi che si corrono  in palcoscenico.

Teatro alla Scala, crolla la scenografia alle prove di ‘Donna senz’ombra’

Tragedia sfiorata nel teatro più importante di Milano. Tutti salvi, ma i lavoratori denunciano: “Poca attenzione alla sicurezza, lavoro organizzato secondo logiche di iperproduttività”. Il sindacato chiede di incontrare il sindaco Pisapia, presidente della fondazione che gestisce “il tempio della lirica”

Poteva scapparci il morto, anzi più d’uno. Durante le prove di allestimento luci dell’opera “Donna senz’ombra”, un fondale di circa 12 metri per 15 si è staccato improvvisamente schiantandosi sul palco della Scala di Milano. I macchinisti hanno tentato inutilmente di frenare la caduta. Gli operai e le maestranze si sono messi in salvo per qualche frazione di secondo, un attimo e sarebbero uscite le comparse.

Sulla dinamica pochi dubbi. E il pensiero che corre subito all’incidente mortale di due giorni fa al Palasport di Reggio Calabria per il concerto di Laura Pausini e a quello a fine gennaio a Trieste di Jovanotti. Ma qui siamo nel salotto prestigioso della lirica dove il 7 dicembre sfilano “i potenti” d’Italia. Siamo alla Scala. Dove “Donna senz’ombra”, un’opera in tre atti di Richard Strauss, debuitterà domenica prossima. I testimoniani riferiscono che a provocare il crollo sarebbe stata una folata di vento dovuta a un portellone posteriore al palco rimasto aperto per consentire le operazioni di carico e scarico. Non c’è un dispositivo di sicurezza che lo impedisca. Ad aumentare il rischio anche il fatto che quella scenografia non è adatta al palco della Scala. Si tratta infatti di una struttura “ospite” che arriva dalla Germania e per la quale si è tentato un adattamento in corsa senza tener conto del dislivello di tre centimentri del palco della Scala che avrebbe concorso a produrre un effetto leve e dunque il crollo.

A denuciare quanto accaduto è la Confederazione unitaria di base (Cub). Una delegazione di lavoratori, oltre a presentare una denuncia all’Asl, chiede di poter incontrare il sindaco Giuliano Pisapia (che è presidente della Fondazione della Scala) per porre seriamente il problema dell’incolumità dei lavoratori, della valutazione dei rischi e dell’organizzazione degli spettacoli. Quello di oggi, infatti, è solo l’ultimo di una serie di incidenti che potevano avere esito mortale. L’ultimo è stato il distacco da una stanga sospesa di una quinta arrotolata caduta a terra da venti metri d’altezza durante la movimentazione. Anche qui, si è sfiorata la tragedia sul palco. Ma forse più clamoroso ancora l’episodio dell’aprile scorso, quando nel bel mezzo dell’allestimento della “Turandot”, si è verificato un sovraccarico dei ponti che movimentano la scena che ha portato l’Asl a elevare una sanzione da 13 mila euro a carico del svovrintendente e del direttore degli allestimenti. “Su quei ponti camminano intere masse artistiche, il caso ha evitato il peggio. Poteva essere davvero una strage ”, dice Pierluigi Sostaro, responsabile sicurezza del Cub.

Ma la sanzione non è bastata a suonare il campanello d’allarme. Così ora tocca ai lavoratori difendersi come possono, cercando un dialogo diretto con il Comune e mettendo sul tavolo tutti i problemi irrisolti. Che sono sia strutturali, legati al cantiere, sia regolatori. Perché il rischio aumenta quando le esigenze di cartellone prevalgono. A detta dei lavoratori – sono circa 200 tra macchinisti, elettricisti, fonici – il teatro è diventato la “fabbrica della Scala”. Ma senza romanticismi, il riferimento è alle logiche di organizzazione del lavoro troppo spesso improntate all’iperproduttività per garantire in contemporanea le prove di un opera e l’allestimento serale di un’altra.

Oggi, ad esempio, il palco crollato era in allestimento per provare “Donna senz’ombra”, dalle 16 alle 19, poi toccava smontare il tutto per far posto ad “Aida” che va in scena la sera. “La direzione crea le stagioni teatrali pensando alla sola riuscita artistica, al richiamo del pubblico. Programmano anche quattro allestimenti in contemporanea sottovalutando i rischi connessi ai carichi di lavoro e ai pesi per i ponti tecnici. Così mettono a repentaglio la sicurezza di tutti, non solo dei tecnici”, dicono i lavoratori che per senso di reponsabilità e per non impedire l’esecuzione dell’opera (che comunque subirà un ritardo) non hanno chiamato la polizia e la magistratura, ma che questa sera leggeranno un comunicato per spiegare al pubblico quanto è accaduto.

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Ecco ieri l’inizio di una nuova stagione al Teatro alla Scala, accompagnata ormai com’ è tradizione, dalle polemiche . Questo infastidimento verso il lusso degli spettatori proprio non lo capisco.  Questi, che pagano profumatamente un biglietto che, per fortuna, e ripeto, per fortuna,va a nutrire quelle poche risorse che tengono in piedi il teatro più famoso nel mondo, infastidisce.

 Il lusso non fa parte della mia mentalità. l’ostentazione non mi appartiene, ma ognuno è padrone di fare ciò che gli pare anche in queste occasioni.

Ho letto che si protestava sul fatto che si pagano le tasse per mantenere costoro, costoro chi? Per mantenere i teatri?La cultura? S i protesta perchè si mantiene in piedi la cultura? Il teatro alla Scala come tutti i teatri lirici e di prosa che producono cultura fanno enormi sacrifici per rimanere in piedi ma garantiscono  spettacoli per tutti, ricchi e meno ricchi, studenti e pensionati. C’è chi vuole ostentare lusso ed è libero di farlo (magari a volte senza avere la preparazione adeguata per assistere ad uno spettacolo di questo tipo) decidendo di pagare un biglietto consistente e chi, invece,  acquista un biglietto economico, per il loggione, perchè ama esclusivamente il genere di spettacolo, senza esteriorità ,ma  solo per arricchirsi culturalmente.

Eppure scommetto che sono in tanti, fra coloro che protestano a queste Prime,  che non battono ciglio davanti ad un megabiglietto per una partita di calcio, per un megatelevisore con abbonamento extra RAI per poter assistere a tutte le partite di calcio possibili ed immaginabili. Buon per loro! Ognuno è libero di spendere i propri soldi come gli pare nella cosa che più l’appassiona, l’importante è rispettare la libertà altrui. Il mondo è bello perchè è vario.

foto Tiscali

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