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foto di Priamo Tolu

 

Con la recita di domani e sabato a Tempio Pusania (SS), si concluderà la mini-tournée che il Teatro Lirico di Cagliari ha programmato in tre centri della Sardegna: Carbonia, Alghero e Tempio Pausania. Gli spettacoli sono sembre stati replicati per i ragazzi delle medie-superiori.

L’opera di Gaetano Donizetti è stata adattata, nella sua scenografia, affinchè potesse essere rappresentate in questi 3 piccoli teatri.

Il Teatro del Carmine di Tempio Pausania fu costruito sull’area dell’originaria della Chiesa di Santa Maria del Carmine originariamente annessa al convento dei Padri Scolopi e oggi sede di uffici amministrativi e della Biblioteca comunale.

L’edificio fu inaugurato nel 1929 ed è stato riaperto al pubblico una decina di anni fa dopo importanti restauri che ne hanno permesso di recuperare l’originario aspetto tipicamente anni venti.
Il teatro è piccolo ma molto grazioso. Belli gli stucchi e i lampadari di vari disegni secondo il design di una volta.

Purtroppo in Gallura manca un po’ la cultura del teatro e quindi anche i pochi spettacoli che si possono andare a vedere non fanno mai il tutto esaurito. Speramo che il nostro Elisir d’amore interrompa questa abulia.


L’opera si avvale di un cast di giovani interpreti quali: Elisabetta Scano (Adina), Camillo Facchino (Nemorino), Valeriu Caradja (Belcore), Enrico Maria Marabelli (il dottor Dulcamara), Vittoria Lai (Giannetta).

Regia da Primo Antonio Petris, per i costumi da Marco Nateri e per le luci da Loïc François Hamelin.

L‘Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono diretti dal maestro concertatore e direttore Francesco Pasqualetti. Il maestro del coro è Marco Faelli.

Nel video sottostante il regista Primo Antonio Petris ci parla della sua regia di Elisir


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Si è conclusa con successo la prima parte della piccola tournée che il Teatro Lirico di Cagliari sta portando in giro per la Sardegna. Ieri ed oggi il pubblico di Carbonia ha applaudito divertito l’opera Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, una produzione realizzata in soli 8 giorni: un vero record!

Il regista Primo Antonio Petris ha dato la giusta impronta affinchè lo spettacolo prendesse forma con poche indicazioni sceniche ma efficaci. Gli artisti, dal canto loro, hanno saputo elaborarle e svilupparle facendo di questa produzione un piccolo capolavoro che ha divertito il pubblico ma anche gli artisti stessi . Il direttore d’orchestra Francesco Pasqualetti, col suo gesto chiaro e sicuro, è riuscito a mantenere le redini dell’orchestra e del coro  nonostante le difficoltà causate da un palcoscenico non proprio adatto ad un’Opera lirica.

I costumi sono di  Marco Nateri , le luci da Loïc François Hamelin.

Interpreti principali : Elisabetta Scano (Adina), Camillo Facchino (Nemorino), Valeriu Caradja (Belcore), Enrico Maria Marabelli (il dottor Dulcamara), Vittoria Lai (Giannetta). In qualità di voce recitante si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono diretti dal maestro concertatore e direttore Francesco Pasqualetti. Il maestro del coro è Marco Faelli.

Lo spettacolo sarà replicato  venerdì 18 ottobre alle 21 al Teatro Civico di Alghero e venerdì 25 ottobre alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania. i giorni successivi a queste date si replica in  forma ridotta per gli studenti del posto.

Di seguito un backstage dello spettacolo


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Avevo poco meno di dieci anni quando, per motivi di salute, i miei genitori decisero di passare le vacanze estive in un paesino di montagna nel centro Sardegna. Aria pura, noccioleti sterminati, passeggiate tra valli e fonti nei dintorni, ma nel paese la noia mortale. Non c’era assolutamente nulla. Un paesino di poche anime dove l’unica attrazione era il banditore che arrivava la mattina presto con la sua “apiscedda” carica di tante cose, utili ed inutili. Svegliava i paesani urlando nel suo megafono ed elencando la merce del giorno: “muranda po omini e femminasa po pitticusu e mannusu, fardettasa, crazzonisi e d’ognia cosa bona de pappai (mutande per uomini e donne, gonne e calzoni per grandi e piccoli e tanti dolci)” . La gente usciva di casa e faceva capannello intorno a lui, guardava e ascoltava cioè che proponeva giornalmente, anche se poi erano sempre le stesse cose . Ma era pur sempre un forestiero che portava anche qualche notizia dai paesi vicini. E poi era convincente nel proporre la sua merce.

Il regista Antonio Petris ha immaginato la sua regia per l’Elisir d’amore (in preparazione al teatro Lirico di Cagliari per una piccola tournée in Sardegna),  in un paesino di questo tipo,  ambientato nell’immediato dopoguerra, dove i soldati americani, forti della loro divisa, conquistavano le ragazze annoiate del luogo.

La scena si svolge all’interno della piccola piazza, in occasione della festa patronale dove ci sono tante novità oltre agli incontri amorosi  più o meno ricambiati,  la radio che trasmette le ultime notizie sulla fine del conflitto mondiale, l’arrivo di strani personaggi in stile felliniano pronti a vendere un  Elisir capace di fare miracoli.

Ma ascoltiamo direttamente dalla voce del regista come è nata quest’idea.


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Altro video correlato http://www.youtube.com/watch?v=ce3t6L7ZocU

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L’opera Elisir d’amore è stata rappresentata l’ultima volta a Cagliari nel 2009 con la regia di Michele Mirabella, i costumi di Alida Ferrarini e le scene di Giovanni Licheri (leggi post correlato) Una edizione classica in tutti i sensi: ambientazione fiabesca in un paese rigoglioso con dei costumi coloratissimi e freschi .

L’Elisir d’amore ritorna a Cagliari, o meglio, in Sardegna. Questa produzione  però non sarà rappresentata al Teatro Lirico cagliaritano ma bensì in alcuni centri della Sardegna e nelle scuole. E’ importante che i ragazzi possano avvicinarsi all’opera lirica  fin dai primi anni della scuola. L’opera di Donizetti è un’opera dalla trama semplice, dalla musica orecchiabile che ben si adatta ad un pubblico giovane e in più racchiude in se  tanti elementi educativi. Il venditore di Elisir, ad esempio, protagonista dell’opera, è un personaggio molto attuale. Dulcamara è il classico finto dottore che con le parole, la gestualità e la personalità riesce a convincere gli ignoranti  paesanotti che ciò che vende è funzionale, miracoloso, strabiliante e che porterà benessere a tutti in senso lato.  Personaggi simili fanno parte della nostra società da sempre, sia nel mondo commerciale (pensate a tutti gli spot che ci proprinano per la vendita di prodotti ) che nel mondo politico.

Sull’ambientazione ci sarà qualche sorpresa, ma  preferisco che sia direttamente il regista Antonio Petris a svelarcelo. Spero presto di potergli fare una videointervista che pubblicherò nei prossimi giorni.

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Ieri sera si è conclusa, al Teatro lirico di Cagliari  , l’opera I Shardana del musicista cagliaritano Ennio Porrino. Di quest’opera ho detto tanto nei post precedenti. Ho avuto il piacere d’intervistare la moglie e la figlia del compositore, Stefania e Malgari Onnis Porrino, (ma anche il costumista Marco Nateri, il soprano Paoletta Marroccu, il mezzosoprano Alessandra Palomba, alcuni comprimari e danzatori), per poter conoscere più a fondo quello che era il pensiero di colui che ha composto quest’Opera tanto bella ispirata alla mia terra di Sardegna. Indubbiamente l’opera ha acquistato ancor più valore grazie anche alla bella regia e scenografia del regista Davide Livermore che ha saputo fondere cinematografia e teatro creando atmosfere davvero suggestive . Un regista che ha  poi finalmente valorizzato il corpo di ballo, affidandogli un ruolo da coprotagonista dando così la possibilità  ai giovani danzatori di dimostrare la loro professionalità che spesso, nelle opere, è relegata a banali comparsate. Se il nostro Teatro lirico non vivesse in un momento di crisi, credo che sarebbe pronto ad accogliere un corpo di ballo stabile  di ottimo livello.

Ha colpito un po’ tutti anche il “cammeo” di Elena Ledda, la nostra artista sarda fra le cantanti popolari più famose oltremare . Una perla voluta dal regista che ha aggiunto valore ad un gioiello tanto ricco come l’Opera in questione. Con  Elena abbiamo condiviso gli anni di studio al conservatorio di Musica , quegli anni in cui ognuno comincia a pensare a quello che sarà il proprio futuro professionale. Nonostante la bellissima voce di soprano drammatico Elena però aveva già spianata la sua strada nella musica popolare. A distanza di tanti anni, ci siamo ritrovate nello stesso palcoscenico: io come artista del coro e blogger e lei come cantante. Non potevo quindi lasciarmela sfuggire per una video- intervista realizzata tra un atto e l’altro dell’opera.


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Ecco il programma del 30° Festival corale  VOCI D’EUROPA  edizione 2013

230 artisti… 13 concerti… 10 cori da 6 nazioni… un’orchestra… 7 eventi a corollario…
Tutto questo è VOCI D’EUROPA .
Tema del festival:

“Anniversari: Britten, Bettinelli, Poulenc, Verdi, Gesualdo…”

Ed ecco finalmente date e partecipanti ufficiali:

CONVIVIUM SINGERS di LONDRA (INGHILTERRA)
Direttore: Alexander Norman
ARS NOVA ÉNEKEGYÜTTES di KECSKEMÉT (UNGHERIA)
Direttore: Katalin Kiss

Venerdì 30 Agosto a SORSO, Chiesa di Santa Croce
Sabato 31 Agosto a MARTIS, Chiesa del Rosario
Domenica 1 Settembre a MAMOIADA, Chiesa Santi Cosma e Damiano
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CAPELLA BASILEA (SVIZZERA)
CORO POLIFONICO TURRITANO di PORTO TORRES (ITALIA)
Direttore: Luca Sannai
CORO GIOACCHINO ROSSINI di SASSARI (ITALIA)
Direttore: Clara Antoniciello
COMPLESSO VOCALE DI NUORO di NUORO (ITALIA)
Direttore: Franca Floris

Giovedì 5 Settembre a CASTELSARDO, Cattedrale Sant’Antonio
Venerdi 6 Settembre a STINTINO, Chiesa dell’Immacolata
Sabato 7 Settembre a VALLEDORIA, Chiesa di Cristo Re
Domenica 8 Settembre a BONO, Chiesa di San Michele Arcangelo
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MARBURGER OKTETT di MARBURG (GERMANIA)
CORO POLIFONICO TURRITANO di PORTO TORRES (ITALIA)
Direttore: Luca Sannai

Venerdì 13 Settembre a BONNANARO, Chiesa San Giorgio
Sabato 14  Settembre a VIDDALBA, Chiesa San Giovanni
Domenica 15  Settembre a PUTIFIGARI, Chiesa N.S. de S’Ena frisca
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ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO di CAGLIARI (ITALIA)
Direttore: Aldo Tarchetti  -  Organista: Giovanni Solinas
CHAPELLE VOCALE DU VAL DE GRACE di PARIGI (FRANCIA)
Direttore: Etienne Ferchaud
CORO GIOVANILE ITALIANO (ITALIA)
Direttori: Lorenzo Donati e Dario Tabbia
CORO MUSICANOVA di ROMA (ITALIA)
Direttore: Fabrizio Barchi

Venerdi’ 20 Settembre a PORTO TORRES, Basilica San Gavino
Sabato 21 Settembre a PORTO TORRES, Sala Canu e Basilica San Gavino
Domenica 22 Settembre a PORTO TORRES,  Basilica San Gavino
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Cori locali all’accoglienza musicale:
Coro Polifonico Santa Croce  di Sorso
Confraternita di Santa Croce di Castelsardo
Coro Polifonico Claudio Monteverdi di Bono
Coro di Viddalba

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Audizione per cantanti lirici nati o residenti nella Regione Sardegna

 

La Fondazione Teatro Lirico di Cagliari organizza un’audizione per cantanti nati o residenti in Sardegna, finalizzata allo studio e alla messa in scena dell’opera I Shardana di Ennio Porrino.

avviso audizione

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Con l’opera Amico Fritz di Pietro Mascagni si conclude la prima parte della stagione lirica del teatro cagliaritano. Di seguito un articolo in proposito del giornalista Fabio Marcello per Sardegna Quotidiano.

Sentimenti puri e voglia di vivere di due giovani fuori dal tempo

Frizzante, e non è solo un gioco di parole. Userei proprio questo aggettivo per definire l’opera che stiamo provando». Sorride il tenore ragusano Enea Scala, soddisfatto del suo imminente debutto nel ruolo di Fritz Kobus, “L’amico” della commedia lirica in tre atti di Pietro Mascagni che andrà in scena da sabato al teatro Lirico. «Il regista, Primo Antonio Petris, ha voluto dare una chiave di lettura improntata alla freschezza, alla novità. Un allestimento del genere, alleggerito di qualsiasi retorica, difficilmente avrebbe trovato spazio negli anni Sessanta o Settanta» spiega il cantante, a suo agio in un ruolo «in cui è possibile esprimere una gamma di umori e sentimenti che trovo ideale per il mio modo di intentendere la professione»VITELLONE… MA NON TROPPOSpecialista del belcanto (nel suo repertorio ci sono, tra gli altri, Rossini, Mozart e Donizetti), Enea Scala non concorda con chi ritiene “L’amico Fritz ” un’opera minore. «Mascagni dà grande importanza alla parola, perfettamente innestata sulla melodia. Il ruolo, è vero, non prevede grandi arie, ma ciò non fa altro che renderlo più complesso per il cantante. Tutto si gioca sulle sfumature, sui dettagli, sulla comprensione di quello che effettivamente Mascagni aveva in mente nei passaggi chiave della partitura». Fritz, l’amico di tutti, un po’ sempliciotto? «Non direi. “Vitellone ”, senz’altro, al pari dei suoi degni compari, ma cosa c’è dietro la sua diffidenza verso il matrimonio? Una antica pena d’amore? Qualche problema personale mai rivelato? Mascagni non lo dice esplicitamente, ma anche questo si potrebbe leggere tra le pieghe del ruolo». Prima esperienza a Cagliari per il tenore siciliano: «È come stare a casa. Una città splendida e un teatro d’eccellenza, è un onore cantare qui».«LEI SA QUELLO CHE VUOLE» Messicana, classe 1984, Maria Alejandres interpreta per la prima volta in carriera quella Suzel che farà girare la testa a Fritz Kobus, scapolo incallito. «È una ragazza tutt’altro che ingenua», dichiara la cantante durante l’intervallo delle prove. «È lei il vero motore della trama, spinge perché le cose vadano nella maniera che desidera, è piena di vita, di sentimenti puri che sente crescere dentro di sé smaniando per poterli esprimere apertamente». Anche il soprano loda la regia di Petris: «Ha trasformato la fredda Alsazia in un luogo senza tempo, rendendo la vicenda dei due innamorati ancora più credibile. I protagonisti dell’opera potrebbero essere due ragazzi qualsiasi, del giorno d’oggi o di qualsiasi altra epoca». Con il capolavoro di Mascagni la Alejandres ha fatto tre scoperte: «Anzitutto, il Lirico di Cagliari. Personale preparatissimo, grande disponibilità e un’orchestra di livello superbo. Mi ha davvero impressionata ». Ancora, «il ruolo di Suzel: fino a qualche anno fa non sarei stata pronta per cantarlo, ma oggi la mia maturità vocale mi consente di affrondare anche i ruoli più “centrali ”, più lirici». Infine, la terza sorpresa: «Lavorare con il maestro Carminati è l’ideale: riesce a tirare fuori il meglio da noi cantanti ma ci lascia liberi di esprimerci, di mettere qualcosa di nostro nell’interpreta – zione del ruolo». Una Lolita mancata, dunque, questa Suzel? «Prova ad esserlo, riuscendoci solo in parte… ma già questo le basta per far girare la testa a tutti quei vitelloni» strizza l’occhio il soprano. Fabio Marcello

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IL SOPRANO ARGENTINO VIRGINIA TOLA, ORIGINARIO DI SILANUS, PROTAGONISTA ASSOLUTO DEI TEATRI DI TUTTO IL MONDO

 

di Massimiliano Perlato

Ho sentito parlare qualche anno fa di Virginia Tola, quando da Buenos Aires l’amico Pablo Fernandez Pira, allora Presidente del circolo “Radici Sarde”, mi aveva mandato una scheda informativa su questa figlia di Sardegna che stava letteralmente bruciando le tappe di una carriera folgorante nella musica lirica. Da quel momento, ho provato a seguire le tracce di questa voce dal fascino intenso e a ripercorrere il percorso artistico anche grazie a qualche chiacchiera scambiata proprio con lei su skype in vari frangenti tra Buenos Aires, Madrid e Roma.  

Doppio passaporto italiano e argentino, il Soprano Virginia Tola è una cittadina del mondo: il pensiero mi porta a Silanus, patria del bisnonno Silvio che nel 1912 a14 anni è emigrato verso il Sudamerica, a Santo Tomè, provincia di Santa Fè in Argentina, dove è poi nata la nipote il 15 gennaio 1976. Ha una casa a Madrid, il cuore a Parma (il suo compagno è Luca Salsi, il celebre baritono di San Secondo) e con Placido Domingo ha cantato in tournee quasi ovunque.

Viso da ragazzina, canta come professionista da dodici anni e nel 2012 la sua carriera ha compiuto la svolta fondamentale perseguendo la maturazione della vocalità. Virginia ha realizzato gli studi di canto lirico presso l’Istituto Superiore di Arte del Teatro Colon di Buenos Aires. “Ho sempre cantato come soprano lirico – dice  – interpretando Mimì, Micaela, le opere di Mozart e il Verdi più leggero. Poi sono arrivata ad un punto in cui non mi sentivo più a mio agio con questi personaggi”. Si è imposta all’attenzione internazionale quando ha ricevuto il primo premio nel Concorso Internazionale di Canto “Queen Sonja” di Oslo, in Norvegia. Paese questo che risulterà fondamentale nel suo cammino. In seguito al successo ottenuto, Virginia Tola è stata invitata numerose volte in Scandinavia.

Ho sempre avuto molto rispetto per la mia voce che con il tempo è diventata più ampia, e ho pensato che era il momento di iniziare un percorso come soprano drammatico. Ma avevo bisogno della maestra giusta e l’ho trovata in Raina Kaibaivanska, che mi ha cambiato la vita e insegnato questo repertorio bellissimo. In pratica tutto il 2011 è stato dedicato allo studio”. Questo 2013 invece sarà una stagione tutta verdiana dedicata ad un autore che Virginia Tola ha imparato a conoscere frequentando l’Italia. “Quando sono arrivata a Parma ho visto Verdi in un modo diverso: qui la passione per la musica è tale che me l’hanno trasmessa e io sono entrata nelle sue opere attraverso questo amore”.

La sua lunga collaborazione con Placido Domingo è nata grazie al concorso internazionale di canto “Operalia” competizione ideata dal celebre tenore spagnolo che Virginia ha vinto nel 2000. “Ho imparato molto da lui – racconta il Soprano – non tanto dai consigli ma osservandolo. La cosa più bella che mi ha insegnato è il mettermi in gioco, provare cose nuove nei concerti, essere felice di ciò che faccio, mantenendo sempre un cuore da bambina. Una dottrina che si può applicare a tutte le situazioni della vita”.

Con Placido Domingo si è esibita in concerti di arie d’opera praticamente in ogni angolo del pianeta. Virginia è diventata una stella di fama internazionale dopo aver vinto “Operalia” imponendosi  d’innanzi ad una giuria composta da grandi figure della storia della lirica come Birgit Nilsson, Christa Ludwig, Theo Adam e Ingrid Bjoner.  L’esito del concorso in Norvegia dove si è aggiudicata i tre premi maggiori le ha dato la possibilità di realizzare immediatamente un  tour di concerti per diverse città della Scandinavia esibendosi con la Oslo Philharmonic Orchestra sotto la direzione dei Maestri Marris Janssons e Marcello Viotti. Da lì per il Soprano sardo-argentino è stato un crescendo professionale: si è esibita in “Così fan tutte” di Mozart presso il Teatro Royal de la Monnaie De Munt di Bruxelles, al Teatro Colon di Buenos Aires e alla De Nederlandse Opera di Amsterdam; nel “Don Giovanni”, come Donna Elvira, al Teatro de la Maestranza di Siviglia; in “Le Nozze di Figaro”, come Contessa di Almaviva, al Palau de les arts Reina Sofia di Valencia, al Theatre Royal de la Monnaie De Munt e all’Opera di Monte Carlo; in “La Traviata”, nel ruolo di Violetta Valery al Theatre Royal de la Monnaie De Munt e all’Opera di Losanna; in “Mefistofele”, come Margherita, al Teatro Colón di Buenos Aires; in “La Boheme”, come Mimì a Los Angeles, Bordeaux, Washington , Roma, Torino, Bregenz, Oslo e Klagenfurt; in “Falstaff”, come Alice Ford, all’Opera Royal de Wallonie; in “Carmen”, come Micaela, al Teatro Real di Madrid, Cagliari, Torino, Washington, Oslo, Cleveland e Buenos Aires; nel “Faust”, come Marguerite, al Teatro Verdi di Trieste; ne “La vedova allegra”, come Valencienne con la Los Angeles Opera; ha interpretato “Luisa Miller” a Liegi; si è esibita in “Les Contes D’Hoffmann”, come Antonia, al Teatro Colon di Buenos Aires; ne “I Pagliacci”, come Nedda, al Teatro Argentino de La Plata; in “Otello”, interpretando Desdemona, a Santa Fe; poi ha interpretato Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” a Oslo alla Den Norske Opera. Nel suo repertorio dunque opere di Giuseppe Verdi, di Mozart, di Giacomo Puccini, James Massenet, George Bizet, Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini, Ruggero Leoncavallo, Charles Gounod, Jacques Offenbach, Gluck, Franz Lehar, Federico Moreno Torroba, Manuel Penella.  Ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati. Con un’abnegazione e una testardaggine tutta argentina. O anche sarda, se si vuole. Virginia Tola è questo e di più. Trasmette “uniche emozioni” così come riporta il suo sito in lingua spagnola e inglese, grazie alla sua apparente timida figura con il grande fascino di una voce energica, il brivido di un’aria tra le più belle del panorama della lirica internazionale. Anche la mamma è di origine italiana, il suo cognome è Raviolo Bianco.

Ride, il Soprano argentino sorride nel sottolineare questo aspetto, nel ricostruire nomi curiosi e affetti incrociati con il nostro Paese. Ammira su tutte Mirella Freni. “Quando affronto un’opera cerco sempre di non ascoltare i suoi cd. Io non devo imitare nessuno, devo essere me stessa. Dimenticare ciò che ho imparato e cantare a modo mio”.

Sogni ne ha ancora tanti, ma i piedi sono piantati per terra. “Prendo la vita con tranquillità, mi sembra il modo migliore per imparare”. Ha già detto qualche no? “E sì! A tutti quelli che mi chiedono ruoli di donne più mature. Io con questa faccia non posso, non è solo questione di voce, ma di maturità espressiva. Quando ho cominciato a studiare volevo cantare un’aria di Elvira dei Puritani e la mia maestra non mi ha neanche voluto ascoltare. Aveva ragione lei. Ho tanto tempo davanti a me”.

http://tottusinpari.blog.tiscali.it

 

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Articolo di Fabio Marcello sul quotidiano  Sardegna  6 aprile 2013

Associazione culturale Sa Illetta

L’Associazione Culturale “Giorgio Asproni” – in collaborazione con la Facoltà di Lingue e Comunicazione di Cagliari – presenta una rassegna cinematografica dal titolo: “Il cinema indaga. Riflessioni sul cinema politico italiano” che si terrà ogni domenica  dal 7 aprile alle 19.00 fino al 12 maggio, presso la fattoria di Sa Illetta (S.S. 195, Km. 3.00), con l’integrazione di due appuntamenti “universitari” presso l’Auditorium A (l’ex Clinica Aresu) di Cagliari, (mercoledì 17 aprile e 22 maggio, alle ore 16.00).

L’ingresso sarà gratuito per gli studenti universitari.

Questo il programma

domenica 7 aprile: “Le mani sulla città” (1963) di Francesco Rosi.

domenica 14 aprile: “Todo Modo” (1976) di Elio Petri

domenica 21 aprile “Sbatti il mostro in prima pagina” (1972) di Marco Bellocchio

domenica 28 aprile: “I cannibali”di Liliana Cavani,

domenica 5 maggio: “Lettera aperta a un giornale della sera” (1970) di Francesco Maselli

domenica 12 maggio: “Paisà” (1947) di Roberto Rossellini

mercoledì 22 maggio: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri (1969)

ore 16.00, presso l’Auditorium A, della facoltà di Lingue e Comunicazione

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Parlare di questo film non è facile, soprattutto per me che non sono un critico cinematografico, ma voglio comunque esprimere le mie sensazioni da semplice spettatrice . Per chi non lo sapesse questo film racconta la passione di Gesù Cristo ambientata in Sardegna.

Il film è una grande opera d’arte e lo si può constatare da tanti fattori: la sceneggiatura prima di tutto, ma anche la fotografia, l’ambientazione e i personaggi. Difficile, molto difficile da capire come molte grandi opere d’arte. Sapevo che in questo film c’era la collaborazione col Teatro lirico per quanto riguardava i costumi, e questo è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad andare a vederlo.

Mi aspettavo un film diverso. Pensavo che i dialoghi in lingua sarda si sarebbero altenati a quelli in italiano. Non ero preparata ad un film tutto in limba, anche se poi, è stato bello sentire questa miscellanea di lingue della mia terra, tutte a me comprensibili. Certo ogni tanto mi immedesimavo in quello spettatore, lombardo, toscano o veneto che si approcciava ad un film del genere, affidandosi totalmente ai sottotitoli.

Il film cominciava con la parte conclusiva della Passione di Gesù Cristo, esattamente il momento in cui gli vengono infilzati i chiodi nelle mani poco prima della crocefissione. Poi era un  alternarsi  di flash back  indietro nel tempo:  dal processo  alla condanna nel Sinedrio sardo all’interno di un Nuraghe; ai tradimenti, prima quello di Pietro e poi quello di Giuda con relativa impiccagione, l’ultima cena ecc. Immagini suggestive date anche dal fatto che il regista ha caratterizzato questo suo lavoro da primissimi piani sui volti.  Impressionanti maschere che parlavano quasi esclusivamente con l’espressione.

E Gesù? Una figura fuori dagli schemi, brutto sia nel volto che nel fisico obeso.  Nonostante tutto ispirava tenerezza perchè l’attore è stato grandioso nell’interpretare un personaggio così importante, facendolo quasi esclusivamente con gli occhi.

I suoi, i rumori, i sospiri, le grida e le risa sono stati l’unica colonna sonora del film che prevedeva anche lunghi silenzi.

Un film consigliato a chi va al cinema per vedere un film di grande spessore, un’opera impegnativa, e non per passare un’ora e mezzo di svago.

Piccola riflessione personale: i sacerdoti  parevano i banditi sardi del 1800.

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Ancora insieme per un altro concerto lirico i due artisti cagliaritani Elisabetta Scano soprano e Gionata Gilio baritono   questa  sera a Ghilarza nel Nuovo Auditorium (fronte Ospedale), per emozionarci ancora un volta con le più belle romanze d’opera.

Come per il concerto precedente, potremmo ascoltare il soprano Elisabetta Scano anche nella veste di flautista.

Il concerto sarà alle ore 19,30

Ecco il programma della serata

Massenet “MEDITATION” per flauto e pianoforte, flautista Elisabetta Scano
Traviata di Verdi ” DI PROVENZA IL MARE E IL SUOL” baritono Gionata Gilio

Nozze di Figaro di Mozart” Deh vieni,non tardar“soprano Elisabetta Scano

Trovatore di Verdi “Il balen del suo sorriso“baritono Gionata Gilio

Bohème di Puccini ” Valzer di Musetta“soprano Elisabetta Scano

Elisir d’amore di Donizetti “Come Paride vezzoso”baritono Gionata Gilio

Turandot di Puccini ” Signore ascolta“soprano Elisabetta Scano

Barbiere di Siviglia di Rossini:”Cavatina di Figaro” baritono Gionata Gilio

Don Giovanni di Mozart duetto “Là ci darem la mano“soprano Elisabetta Scano,baritono Gionata Gilio

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Ho conosciuto Matteo Bacchetti tempo fa come chitarrista e studente universitario,  quando l’astrofisica e la musica erano i suoi passatempi preferiti  . Ricordo che in diverse occasioni ho avuto l’onore di essere accompagnata da lui in alcuni spirituals.

Oggi Matteo è astrofisico in uno dei laboratori più grandi d’Europa: l’ IRAP (Institut de Recherche en Astrophysique et Planétologie) di Tolosa.

Matteo è nato a Cagliari e cresciuto a Selargius,ha una sorella di diciotto anni. Suo padre è marchigiano grande appassionato di musica jazz ma la  mamma  è sarda.  Dopo la maturità scientifica al Pitagora si laureato in Fisica all’Università di Cagliari, ma nel 2010 ha lasciato l’isola. Prima di arrivare a Tolosa, Matteo ha trascorso otto mesi negli Stati Uniti, all’Università di Cornell .

Che dire, un’altro grande talento sardo costretto a lasciare la nostra terra!

” Andare via dalla Sardegna è stata una scelta obbligata” – racconta Matteo – perché chiunque faccia il mio lavoro deve fare esperienza all’estero o, comunque, in più laboratori differenti prima di poter essere considerato per un posto da ricercatore a tempo indeterminato. Questo percorso vale sia in Italia sia nel resto del mondo occidentale. Muoversi è essenziale per la crescita scientifica e, da quanto ho vissuto, posso confermarlo».

Ma lui della Sardegna e della sua famiglia ha grande nostalgia e spera un domani di poterci tornare definitivamente anche per far conoscere alla sua bimba che presto vedrà la luce, la sua terra e le sue radici.

 

 

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Ancora un grande successo per il tenore sardo Francesco Demuro che allo Statsoper di Vienna è stato protagonista di una bella Traviata nel ruolo di Alfredo Germont. Con lui tanti validi interpreti dietro la direzione di Bertrand de Billy e la regia di Jean-Francois Sivadier, Ermonela Jaho nella parte di Violetta Valéry e Carlos Alvarez nel ruolo di George Germont.
Ieri sera, alla fine della recita, Francesco ha avuto in camerino una bella sorpresa: la visita del grande tenore Placido Domingo che si è voluto complimentare con lui.
“…Ho riscontrato in lui  una bellissima persona, ,umile, gentile, con sempre un occhio di riguardo verso i giovani, e ovviamente con un grande carisma! ..Il nostro arrivederci al Met dove potro’ condividere per la prima volta il palcoscenico con lui, nella Traviata…ha detto Francesco.

Infatti, proprio nel grande teatro americano, il Metropolitan di New York, Francesco sarà ancora Alfredo, mentre Placido Domingo ricoprirà il ruolo (per lui insolito) di Giorgio Germont.

Ancora un In bocca al lupo per tutti i suoi impegni futuri da parte di Musicamore.

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notte-dei-poetti-nora-2012-nora-jazz-festival-2012.jpgIl teatro di Nora festeggia anche trent’anni di concerti. E lo fa lanciando la prima edizione del Nora Jazz Festival, quattro serate i primi di Agosto in compagnia delle più interessanti formazioni della stagione 2012.

Nora Jazz Festival 2012

1 Agosto 2012 – This One’s for Dinah China Moses;

2 Agosto 2012 – Piano Solo Hiromi;

3 Agosto 2012 – Liberetto Lars Danielsson New Quartet;

4 Agosto 2012 – Tania Maria in concerto.

Prezzi dei biglietti:

Festival La Notte dei Poeti

Biglietti: intero € 18; ridotto € 16;

Carnet 6 spettacoli più Fermentacion: intero € 90; ridotto € 75;

Carnet 2 spettacoli a scelta: € 30.

Nora Jazz festival

Biglietti: intero € 30; ridotto € 25;

Carnet 4 spettacoli: intero € 100; ridotto € 84.

Cinema sotto le stelle

Biglietto unico € 5

I racconti

Biglietto unico € 7

Notte dei piccoli poeti

 laboratorio completo 4 giorni: € 30;

laboratorio giornaliero: € 10.

I biglietti sono in vendita anche sul circuito vivaticket.

Per maggior informazioni: biglietteria@cedacsardegna.it – tel.345 4894565

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Piero Marras è un cantautore che in tempi di violenza economica scatena una consapevolezza dolce: quanta ricchezza è nascosta nelle macerie del presente non ancora passato del tutto, quanta forza potrebbe nascondersi nelle pieghe della nostra depressione, quanta bella intelligenza può mangiare la faccia all’ottusità di chi ci spinge alla soluzione più utile per pochi e devastante per il resto del mondo.

Sabato scorso all’Auditorium di Roma si cantava in nuorese, in italiano, in una lingua ribelle che dice: la Sardegna non ne può più. Negli ultimi vent’anni è successo di tutto: dalla rivoluzione web di Grauso allo sfolgorio del berlusconismo più becero, dai sogni ecosostenibili di Soru alla tragedia della Vinyls, dal fenomeno dell’estemporaneo governatore Cappellacci al contemporaneo sindaco cagliaritano Zedda. Senza dimenticare il G8 della Maddalena, le verità oscene di Quirra, le facce dei pastori sardi fieri e incazzati col mondo.

Tutto nello spazio di un’isola, nella meraviglia di una terra intensa e mal colonizzata, stretta tra le promesse di sviluppo continentale e l’incubo di una ritrovata miseria. Ci vorrebbe un film per raccontare, per non perdersi più niente di un valore così speciale come l’anima di un luogo e di gente antica. Perché ‘sardopatici’, a ben vedere, siamo un po’ tutti. Perché la domanda che sorge quando ci si trova davanti a chi ha il coraggio di far notare come si stia buttando via un patrimonio è semplice semplice: cosa succederà ora? Qualcuno avrà voce per salvare una storia nuova nel pasticcio omologante del tempo globale o la Grecia è il simbolo della fine per chi ha troppo sulle spalle?

Intanto, mentre si cerca una risposta, si può ascoltare Piero Marras. E leggere su Youtube i commenti della gente che lo ascolta e pensa e ha voglia di parlare e reagire e trovare altra gente che non si arrenderà neanche stavolta. “Si deus cherete e sos carabinieris lu permittini”, cioè se Dio vuole e se il potere costituito lo permette. Chiara Paolin

fonte: Il Fatto Quotidiano

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Le  Associazioni Culturali L’Alambicco, Centro Culturale Man Ray, Schermi Rubati e La Macchina del cinema
in sinergia, promuovono tra Cagliari ed Elmas la rassegna cinematografica intitolata:

 ”DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI”

Le dinamiche del Potere nella società contemporanea.

prossimi appuntamenti: secondo e terzo film

GIOVEDì 29 MARZO ore 20,15, CAGLIARI, Centro Culturale Man Ray, Via Isonzo 26.
ORE 20,15 APERITIVO CON DEGUSTAZIONI E PRESENTAZIONE DEL FILM “EUROPA”DI LARS VON TRIER a cura del critico cinematografico ELISABETTA RANDACCIO.

Ore 21,00 proiezione del film.
Ingresso con tessera F.I.C.C. e U.I.C.C. pari ad €. 5,00 (aperitivo e degustazioni incluse).
Chi non è ancora tesserato potrà farlo al suo arrivo.

SABATO 31 Marzo, ore 19,30, ELMAS, Via Temo 30 (ASSOCIAZIONE L’ALAMBICCO),
Proiezione del film
“LA CONFESSIONE” di C. Costa Gavras (1970)
Introduce EUGENIO DESSY (Operatore culturale)
Seguirà un aperitivo con degustazioni.
Ingresso con tessera F.I.C.C. e U.I.C.C. pari ad €. 5,00 (aperitivo e degustazioni incluse).

Si raccomanda la puntualità!

Associazioni
Centro Culturale Man Ray Tel. 070/283288 – 347/3614182,
L’Alambicco Tel. 070/216606 – 328/0615046,
Schermi rubati 366/4376560,
La macchina del cinema 328/0951378

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Oggi nuovo presidio dalle ore 9,30, i lavoratori e gli operatori dello spettacolo sardo sono riconvocati in mobilitazione sotto il palazzo del Consiglio regionale della Sardegna in via Roma a Cagliari).

Saremo tutti li, per mostrare la nostra indignazione per i tagli alla cultura. Mi rendo conto che i presidi oramai sono poco “originali” ma è palese il fatto che è necessario dare un segnale. Il settore dello spettacolo in Sardegna produce 3000 mila buste paga l’anno che costano all’erario 5000 mila euro l’una….conservare questo status non è rubare, ma soppravivere. Pertanto se GLI OPERAI della Alcoa, ai quali va il mio rispettoso saluto, hanno diritto di lottare ed essere ascoltati, anche noi dobbiamo essere presi sul serio.
Meno atteggiamenti punitivi da parte degli uffici; non siamo tutti ladri, TUTTAVIA NON SIAMO commercialisti, più velocità nell’espletamento delle pratiche; è assurdo aspettare due anni e mezzo per evadere una pratica, finanziarie blindate, piani triennali, utilizzo della legge 18 che giace immobile poichè evidentemente non piace a qualcuno, revisione totale del diritto al contributo: in Sardegna non ci sono compagnie al livello di Sosta Palmizi e neppure importanti come la Fura del Baus, ma convivono ottimi artigiani che hanno diritto di potersi esprimere con la giusta dignità; ma non di pagarsi una regia 40 mila euro.

Decentrare la cultura. In questi ultimi anni, l’80 per cento delle risorse è stato speso nelle città di Cagliari  Sassari e Nuoro. Bisogna  incoraggiare la produzione sopratutto dei giovani, o meglio, anche dei giovani; le cifre ci parlano del 70 per cento delle risorse spese per circuitare opere di altri che vengono da fuori . Considerare eccellenze non chi porta molto pubblico, ma chi porta molte idee, il che ribalterebbe il concetto di  produzione rispetto a chi crea eventi. Chi crea eventi sia finanaziato in parte, il resto sia autofinanziamento.

E poi bisogna punire chi produce passivi: se ricevi 100, non puoi spendere 50000 e pretendere che ti paghino il passivo. I passivi siano a carico dello Stato e non delle Regioni. Costringete i Comuni che hanno speso per realizzare centinaia di teatri a concedere residenze ai gruppi teatrali che non hanno uno spazio; sono stati spesi milioni di Euro per realizzare queste cattedrali nel deserto, o si mettono in attività o siano denunciate le giunte che li hanno fatti costruire per falso.

Per concludere, non siano più dati soldi pubblici dello spettacolo di alcun genere a strutture filodrammatiche, che, non pagando enpals irpef inps nascoste nel loro essere onlus, fanno pagamenti in nero creando turbative di mercato serie, poichè possono proporsi svendendo il loro prodotto amatoriale generando confusione a livello economico e culturale.

Dulcis in fundo: MESSAGGIO AI FUNZIONARI DELLA REGIONE_ Smettere di sparare sul mucchio!! I miei colleghi sono tutti impegnati a sopravvivere! Se anche capita di fare un errore nel bilancio bisogna aiutarli e non punirli, nessuno si vuole rovinare la vita per mille euro!

I NOMI DI CHI HA RUBATO, DI CHI HA MILLANTATO, DI CHI SI è COMPRATO CASE CON I SOLDI PUBBLICI, DI CHI HA USATO LA POLITICA DI BASSO CABOTAGGIO PER FARE DEL MALE A TUTTO IL SETTORE, DI CHI HA APPROFITTATO DELLA BONTA’DEI SARDI PER FARSI I CAVOLI SUOI, DI CHI ” RUBA” ,SI CONOSCONO BENISSIMO.

FATE IN MODO CHE SIAMO LORO A DOVERSI GIUSTIFICARE, e non prendetevela con le piccole strutture. ECCO I NOSTRI PROGRAMMI. amen.

Gianluca Medas

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…ed ai suoi  bambini degli anni ’70

PROLOGO

Guardai l’orologio.
Mancava poco.
Ancora un quarto d’ora  e sarei stato in campo per la partita.
Mancava un quarto alle cinque del pomeriggio, infatti, e i miei non mi permettevano di uscire a giocare prima di quell’ora.
Prima si disturbava il vicinato, e questa era una regola tacita che tutti rispettavano.
Quelle ore pomeridiane erano sacre.
Erano le ore delle cavallette, diceva il padre di un mio amico, per dire che in strada c’erano solo quegli insetti ortotteri in quelle che, soprattutto in estate, erano le ore più calde della giornata.
Le scuole erano chiuse da qualche giorno, e così ormai non c’era da preoccuparsi d’altro che di giocare.
L’inverno era passato giocando spesso in casa, si usciva per strada ma molto meno, sia per il tempo che per il fatto che faceva buio presto.
Ma una volta che le giornate si allungavano e che scattava l’ora legale, nulla poteva più tenerci fra le mura domestiche.
La mattinata l’avevamo trascorsa contro una banda di indiani pellerossa che avevano attaccato il nostro fortino.
La difesa era stata dura, ma alla fine l’avevamo spuntata anche se c’era stata una perdita: facciamo che tu eri morto, avevamo concordato rivolgendoci al più piccolo del gruppo, e in questo modo eravamo riusciti a dare un tocco di realismo in più.
Almeno un morto, fra noi, ci doveva scappare.
Riuscimmo a sconfiggere gli indiani appena in tempo, perchè ormai era ora di pranzo e il padre di Giovanni doveva chiudere il cortile dove aveva ammassato il materiale edile che vendeva nel suo negozio, e fra questo c’era la catasta di legname ben tagliato e squadrato che noi usavamo come fortino.
La chiusura del negozio segnava la fine di ogni ostilità e segnalava anche che nelle nostre case il pranzo ormai era pronto.
Ci vediamo stasera, morto compreso.
A casa, prima di tutto, ci avrebbero costretti a lavarci mani e ginocchia, ma per noi era un’operazione del tutto superflua visto che da lì a poco sarebbero state di nuovo nelle stesse condizioni.
Una volta terminato il pranzo, restava da far trascorrere in qualche modo le ore che ci separavano dalle fatidiche cinque del pomeriggio per riprendere le attività bruscamente interrotte.
I nostri genitori ci avrebbe messo volentieri a dormire, non fosse altro che per lasciar riposare loro, ma la loro era una missione impossibile: non dormivamo neppure col sonnifero, e allora ci si dedicava a ripassare vecchi fumetti che conoscevamo benissimo a memoria o a qualche altra attività.
L’importante era non fare nessun tipo di rumore, cosa che ci riusciva con non poche difficoltà quando non ci riusciva proprio per niente.
La televisione era praticamente inesistente, per noi, anche perchè quel poco di trasmissioni che potevano interessarci iniziavano quando ormai eravamo nuovamente fuori di casa.
D’inverno riuscivamo a vedere qualcosa, ma non avevamo una gran passione per quella scatola luminosa: in genere avevamo da fare cose molto più interessanti.
Così anche quel pomeriggio arrivò l’ora in cui i nostri guinzagli venivano nuovamente sganciati, e finalmente ci ritrovammo giù in strada.
Arrivò Tore, con Aldo, poi sbucarono Andrea e Tony e anche Mario arrivò frenando a striscio con la sua bicicletta Legnano.
Giovanni non si vedeva ancora, ma sarebbe stato meglio che non avesse tardato perchè era necessario gonfiare un po’ il pallone col compressore che il padre usava nell’officina; altrimenti avremmo dovuto scegliere se giocare col pallone sgonfio o andare a gonfiarlo nell’officina di signor Fornasier.
Alla fine arrivò anche Giovanni e il pallone riprese vita, anche se dell’originale forma sferica gli restava ormai ben poco.
Il pallone era mio, ma questo non faceva di me il dominus del gioco.
Tutto era improntato alla filosofia più comunista di quella dei comunisti.
Tutto era nostro.
Il concetto di “mio” poteva venir fuori solo in seguito a qualche litigio, ma durava poco.
Ognuno di noi non sapeva che farsene di oggetti fabbricati per giocare in tanti se poi rimaneva da solo.
Questa volta c’eravamo tutti, rigorosamente in numero dispari in modo che non dovessimo avere nessuna difficoltà nel fare le squadre.
C’erano diverse possibilità di gioco.
Spesso, se eravamo in numero dispari, si giocava a chi segna entra o a chi non segna entra, dove con “chi” si indica colui che giocherà in porta fino a che non subirà una rete o, secondo la formula scelta, fino a che non parerà un tiro diretto in porta.
In quei casi, il portiere verrà sostituito da chi ha segnato o da chi si è visto parare il tiro.
In questo modo non c’era una vera e propria partita, ma solo un susseguirsi di azioni, cross, calci d’angolo tirati da angoli immaginari e il tiro era tacitamente permesso a chi si trovava in posizione favorevole.
La “partita” si giocava senza che alla fine si decretassero vincitori o vinti.
Questo modo di giocare si chiamava anche “a passaggi”, che a volte si trasformava nel tipo detto “a rigori”.
In questo caso il meccanismo per i portieri era lo stesso di chi segna, o chi non segna, entra, ma invece di azioni o cross ci si avvicendava a turno a tirare dei calci di rigore.
Capitava a volte che, per impegni delle rispettive famiglie o perchè alcuni di noi erano puniti per dei misteriosi motivi che solo i genitori sapevano, in strada alle cinque ci si ritrovasse solo in due, ma questo non costituiva un vero e proprio problema: si andava a giocare in via Bacu Abis, sotto casa di Andrea e Giovanni, e si facevano due porte: una era costituita dal cancello del cortile di Giovanni (il cortile col fortino) e l’altra in qualche modo si “tracciava” dalla parte opposta, ad una decina di metri di distanza, nella facciata della casa di Andrea.
Il “campo” che veniva a così a formarsi fra le due porte era disposto in senso ortogonale alla carreggiata stradale, e sarebbe stato perfetto se di tanto in tanto qualche auto non avesse fatto una momentanea invasione di campo.
Ma nulla poteva interrompere quelle gare che si svolgevano semplicemente tirando dei calci da fermo e cercando di segnare ognuno nella porta dell’altro.
Era tacitamente accettato che si tirasse raso terra perchè le finestre della casa di Andrea erano sottoposte a gravi rischi.
Non avevamo erba, in quei campi estemporanei, e non potevamo noleggiare sintetici campetti da calcetto perchè il calcetto non esisteva: il calcetto era quello che facevamo noi in strada, che poteva essere uno contro uno, cinque contro cinque o venti contro venti.
Non c’era erba e non c’era nulla che si frapponesse fra le nostre ginocchia e la ghiaia, o il cemento, l’asfalto o la terra mista a sassi che erano le superfici solite in cui si giocavano le nostre partite. Così, nel giro di poche ore, si formavano sulle ginocchia quelle naturali ginocchiere di sangue raggrumato, dette croste, che invece di proteggere da ulteriori traumi avevano la pessima caratteristica di staccarsi e riprendere a sanguinare.
Stessa sorte, spesso, toccava ai gomiti.
La partita che ci apprestavamo a giocare, questa volta, era una partita “regolare”, una partita vera perchè poteva giocarsi fra due squadre, una di quattro giocatori e una di tre.
Il più piccolo, o quello universalmente riconosciuto come il più scarso, avrebbe fatto parte della squadra di quattro che, tanto, con lui non avrebbe usufruito di un vero e proprio uomo in più.
I due più “anziani”, o i più forti, erano teste di serie e quindi non dovevano far parte della stessa squadra: loro sarebbero stati i capitani delle due squadre e avrebbero scelto uno ad uno, alternandosi, i giocatori della propria squadra.
Questo era il modo più democratico e più equilibrato di fare le squadre. La nostra era una società perfetta.
Fatte le squadre, o a volte prima di farle, si stabiliva quale tipo di partita regolare avremmo giocato: c’erano tre modalità di gioco.
La prima era normale, con un portiere per parte e il resto diviso fra attaccanti e difensori; questa modalità prevedeva un numero di partecipanti piuttosto consistente, con almeno cinque giocatori per parte.
La seconda era “a portieri attaccanti”, che era uguale alla prima ma con i portieri che potevano andare anche in attacco.
I gol in contropiede fioccavano a decine.
Si giocava in questo modo se si era in pochi.
La terza era “a porte vuote”, cioè senza portieri e con porte di dimensioni ridotte.
Il campo, quasi sempre, era esattamente in mezzo alla strada, che poteva essere via Bacu Abis o via Caput Acquas, disposto in senso longitudinale alla carreggiata.
Questa stupenda possibilità ci si presentò quando il comune di Carbonia decise di asfaltare tutte le strade, comprese queste traverse di via Cagliari che fino ad allora erano una pietraia in cui giocare era possibile a patto che si mettesse in conto una serie innumerevole di infortuni e soprattutto dei rimbalzi del pallone totalmente imprevedibili da farti diventare un brasiliano o farti diventare scemo.
Con l’asfalto, il comune ci regalò praticamente un vero campo di calcio, che potevamo anche tracciare con del gesso o con delle pietre che “scrivevano” in bianco.
Le porte venivano delimitate lateralmente da mucchietti di sassi che sostituivano i pali, mentre in altezza si andava a occhio.
Questo fatto poteva causare discussioni interminabili che non si sarebbero risolte neppure con la moviola in campo, ma è un altro discorso.
Sia il campo di via Bacu Abis che quello di via Caput Acquas erano “in lieve pendenza” verso via Cagliari, ma a condizione di non farsi mettere sotto dalle auto che transitavano in via Cagliari si poteva anche accettare questo lieve inconveniente e inseguire, correndo coi talloni nel sedere, i palloni che fuggivano rotolando verso la suddetta via.
D’altronde neppure i campi di serie A dovevano essere perfettamente “in bolla”…
Le auto transitavano anche in mezzo al nostro campo, ed erano una vera rottura di scatole.
Non ne passavano tante, ma quando passavano esisteva una regoletta di cui parleremo meglio in seguito: si chiamava “fermagioco” e si applicava ad una casistica piuttosto varia e ampia.
Stabilito il campo, le squadre e la durata, che non aveva proprio nulla di stabilito, tutto era pronto per il calcio d’inizio. L’arbitro si chiamava “buonsenso”, e spesso arbitrava male.
Tutto pronto, quindi, ma la cronaca della partita ve la racconto un’altra volta.

Segue…

Alberto Loi

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Quando scegliamo di vedere un film al cinema siamo spinti da diversi elementi principali: gli attori, la storia, il soggetto, l’ambientazione.

Nel caso dell’ultimo film di Pieraccioni, Finalmente la felicità, l’elemento principale, per me, è stato sicuramente il fatto che parte di esso è stato girato in Sardegna. Ero curiosa di vedere come venivano presentati i luoghi della mia terra  e soprattutto i miei conterranei. Molte comparse e comprimari del film fanno parte del mio mondo teatrale e quindi la curiosità era doppia.

La storia è l’ennesima fiaba a lieto fine,  che tutto sommato trasmette  qualche messaggio positivo: l’amore per l’arte e la musica in generale e soprattutto  l’amore di coppia, nel significato più alto del termine, senza volgarità, disinteressato e non legato esclusivamente alla bellezza.

Un messaggio di cui oggi i giovani dovrebbero far tesoro. La martellante pubblicità della perfezione nel mondo della moda e dell’estetica non fa altro che sfornare giovani frustrati  che, non ritrovandosi con quei canoni, cadono in depressione perdendo l’autostima.

Personalmente è un film che consiglio.

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Qualche tempo fa sono stata contattata da una giornalista americana la qualche cercava informazioni sul maestro Nino Bonavolontà, direttore d’orchestra,  scomparso qualche anno fa. Attraverso il mio blog aveva trovato qualche notizia considerato che è stato direttore del conservatorio negli anni in cui lo frequentavo  e in seguito direttore artistico nel teatro in cui lavoro.

Abbiamo scambiato diverse mail con informazioni varie e ieri, gentilissima, mi ha spedito l’articolo intero in cui traccia una bella biografia del direttore romano che amava la mia terra di Sardegna.

Il sito della signora  Liliana Osses Adams, (questo  il nome della giornalista), è particolarmente interessante soprattutto per coloro che amano la lirica, perchè raccoglie biografie e notizie di tutti i grandi artisti del passato, con ricchezza di particolari e correlati da foto autografe. Fra le tante ce n’è una alla quale sono particolarmente affezionata e che mi ritrae con altre due colleghe proprio al fianco del maestro Bonavolontà. (foto allegata).

Visitate il sito, e se non avete dimestichezza con l’inglese vi consiglio di munirvi di traduttore automatico.

 

http://www.operanostalgia.be

 

 

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KRISIS
Le Ville Matte 2011

La crisi chiama, l’arte risponde
Tre giorni di installazioni e performance
per il gran finale de “Le Ville Matte” a Villasor
Dal 27 al 29 dicembre la fase finale del concorso:
gli artisti selezionati presentano i loro lavori
fra le strade e i luoghi simbolo del centro cittadino

 

PROGRAMMA

DAL 27 AL 29 DICEMBRE

Tra le mura del Castello Siviller
Claudio Beorchia (Italia) – “Stato di Emergenza”

MARTEDI 27 DICEMBRE

ore 11.00, giardino esterno al cimitero di Villasor
Sebastian Mahaluf (Cile) – “Atmosphere”

ore 16.00, sagrato della chiesa di San Biagio
Diane Launay (Francia) – “Europa, back in fabula” – L’espiazione della donna

MERCOLEDI 28 DICEMBRE

ore 16.00, monumento ai caduti in viale Repubblica
Diane Launay (Francia) – “Europa, back in fabula” – Grazie e buon appetito

ore 18.30, fronte ex Zuccherificio
Bojana Panevska (Repubblica di Macedonia) – “8. Vuoi promuovere la speranza come via d’uscita?”

ore 20.00, Centro Teatrale Fueddu e Gestu
Katalin Lengiel (Ungheria) – “Dicembre”

GIOVEDI 29 DICEMBRE

ore 11.00, mercatino ambulante di Corso 25 Aprile
(Francia) – “Europa, back in fabula” – Aprimi

ore 15.30, piazza adiacente all’Ex Convento dei Cappuccini
Salvatore Scalora (Italia) – “Please, give me a second brain”

ore 18.00, Piazza principale
Claudio Beorchia (Italia) – “Stato di Emergenza” – proiezione documentario

ore 19.00, Ex Zuccherificio
Sikarn Skoolisariyaporn   (Thailandia) rn (- “7 myths of Villasor”

ore 21.00, Centro Teatrale “Fueddu e Gestu”
Chiara Mulas (Italia) “Ruviu”

Tre intense giornate di performance e installazioni. Dal 27 al 29 dicembre gli artisti de “Le Ville Matte” di Villasor si alterneranno nei luoghi simbolo del paese. Dopo quattro settimane di residenza, i sette vincitori del concorso possono finalmente presentare la loro interpretazione del tema di questa seconda edizione: “Krisis: Crisi dell’Arte e Arte della Crisi”. Danza, musica, oggetti in equilibrio precario, donne che riacquistano consapevolezza, teste che rotolano, metafore che prendono forma. Ci sarà questo e molto altro nel gran finale di questa iniziativa, voluta per il secondo anno dalla Provincia di Cagliari con il Comune di Villasor e la Cooperativa Teatro Fueddu e Gestu. Gli artisti, arrivato da tutto il mondo, sono stati selezionati fra numerose richieste e hanno avuto l’opportunità, a partire dal 2 dicembre, di confrontarsi con un grande nome dell’action poetry e della performance art: Serge Pey.

Immigrazione, diritti negati e dinamiche che impazziscono sono al centro delle tre giornate, collegate dalla performance in tre atti “Europa, back in fabula”, che vedrà protagonista l’artista francese Diane Launay in tre momenti differenti. La protagonista è il mito di Europa (la donna che Zeus ha sedotto trasformandosi in toro) attraverso cui la performer punta il dito contro le istituzioni europee: prima con “L’espiazione della donna” (il 27 dicembre alle 16 nel sagrato della chiesa di San Biagio), in cui ripercorre un rito ispirato alla tradizione sarda e reinterpretato in versione femminile; poi con “Grazie e buon appetito” (mercoledì 28 davanti al monumento ai caduti in viale Repubblica), in cui denuncia l’ingordigia di banche e istituzioni economiche che hanno impoverito l’Europa intera, e infine con “Aprimi” (giovedì 29 alle 11 al mercatino ambulante di Corso 25 Aprile), dove celebra lo scambio di culture e saperi – unica vera ricchezza di popoli differenti – attraverso la musica e la danza, in un incontro che punta all’integrazione e al coinvolgimento.

L’apertura di questi tre giorni sarà però affidata a Sebastian Mahaluf, originario del Cile, e alla sua “Atmosphere”, che sarà presentata martedì 27 dicembre alle 11 nel giardino esterno del cimitero di Villasor grazie alla partecipazione di un numeroso gruppo di persone: insieme andranno a formare una sorta di struttura precaria, in continuo riassestamento, a simboleggiare quella instabilità che sembra essere diventata la condizione ordinaria del mondo contemporaneo.

Giovedì 28, alle 18:30 davanti all’Ex Zuccherificio, Bojana Panevska darà forma alla sua installazione “8. Vuoi promuovere la speranza come via d’uscita?”, muovendosi attorno al tema della salvezza come frutto di qualcosa di straordinario. Poco più tardi, alle 20 nel Centro Teatrale Fueddu e Gestu, la musica dal vivo accompagnerà la danzatrice Katalin Lengyel in “Dicembre”, risultato della sua personale esperienza di queste quattro settimane e della sua riflessione sulla crisi globale in un territorio protetto e circoscritto, eppure aperto alle influenze di tutto il mondo, come quello di Villasor.

Nell’ultima giornata, giovedì 29, ancora tanti appuntamenti. Prima con “Please, give me a second brain” e le 47 teste mozzate di Salvatore Scalora, che alle 15:30 inizieranno a rotolare dalla piazza vicino all’ex convento dei cappuccini per poi essere spaccate dai partecipanti: un modo per istigare a cambiare i propri preconcetti, a rivedere quell’atteggiamento verso se stessi e la società che ha contribuito alla crisi contemporanea. Si va avanti alle 18 con la proiezione del documentario di Claudio Beorchia che ripercorre la realizzazione del suo “Stato di emergenza” nella piazza principale mentre alle 19, di nuovo davanti all’ex zuccherificio, la tailandese Sikarn Skoolisariyaporn presenta “7myths of Villasor”, la sua ricerca attraverso le leggende del paese, compresa quella che narra di tesori nascosti sotto il campo di zucchero e dei frutti che crescono fra le fessure dei muri delle case.

Si potrà vedere dal 27 al 29 dicembre “Stato di emergenza”, l’installazione di Claudio Beorchia (allestita fra le mura del Castello Siviller) che mira a sensibilizzare gli spettatori sulla situazione dei migranti, offrendo a tutti una coperta di emergenza come quelle che si danno agli immigrati al momento dello sbarco e con la quale sarà rivestito lo stesso castello, mentre la performance finale di questa seconda edizione sarà a cura di Chiara Mulas, che in queste quattro settimane di residenza d’artista sta lavorando al fianco di Serge Pey come assistente. Il suo “Ruviu” (giovedì 29 alle 21 nel centro teatrale Fueddu e Gestu) è un atto sacrificale di rinascita attraverso un rituale ancestrale della Barbagia. È una metafora della madre terra. La crisi attuale è quella della nostra terra, che le società industriali distruggono ogni giorno di più per la loro cupidigia. Scavare il solco di un nuovo mondo è una funzione dell’arte oggi.

La manifestazione è possibile grazie alla collaborazione della Consulta delle Donne di Villasor, Consulta-Azione Giovani di Villasor, Gruppo Genitori Villasor, Gruppo Folk San Biagio Villasor, i musicisti di Villasor e Ramingo’s Club e tutti i cittadini di Villasor.


YouTube Video

Contatti
Sito ufficiale: www.levillematte.it
Email ufficiale: levillematte@comune.villasor.ca.it
Provincia di Cagliari – Ass. Pol. Culturali e Promozione Sportiva: www.provincia.cagliari.it
Comune di Villasor: http://www.comune.villasor.ca.it/
Cooperativa Teatro Fueddu e Gestu: fuedduegestu@virgilio.it

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manifestoAncora una volta, con mio grande piacere sono stata invitata a prendere parte ad una giuria per una gara canora.
Questa volta i concorrenti erano i bambini fino ai 12 anni . La cornice era quella di Pabiollonis, paese situato a 10 km dalle rinomate  AnticheTerme di Santa Maria a Sardara.
Finalmente ho assistito ad un concorso canoro per bambini a misura di bambino!

Tutti i piccoli partecipanti hanno giocato sul palco con un’animatrice travestita da Grillo Parlante che di volta in volta ha ideato piccoli sketch,con l’aiuto di pupazzi e di una piccola scenografia poi, a turno, ognui bambino si è esibito nella propria canzone. C’erano premi per tutti ma ovviamente, essendo un concorso, si è dovuto comunque valutare i più meritevoli.
L’importanza di questi concorsi, soprattutto se organizzati con questo spirito, è quella di avvicinare i bambini sempre più al canto e alla musica, (quasi tutti fanno parte di scuole di canto dell’interland); insomma una sorta di saggio anche per dare soddisfazione ai genitori che durante l’anno fanno sacrifici di tempo oltre che economici .
La commissione, oltre alla sottoscritta, era composta anche dalla coppia di ballerini – maestri  Fabrizio Bonifacio ed Elisabetta Pusceddu della scuola di ballo latino americano MO.DA di Sardara . Durante la serata c’è stato un intermezzo di ballo latino, di due loro allievi  :Andrea Garau ed Elisa Simbula freschi campioni regionali.
Il pubblico di Pabillonis è accorso numerosissimo e caloroso confermando ancora una volta la riuscita della serata il cui merito principale va a Giuseppe ed Angela che ha anche presentato la serata, e naturalmente all’amministrazione comunale che ha permetto il tutto.
Questa sera ci sarà la gara conclusiva invece per i ragazzi dai 14 anni in su che concluderà la maratona canora cominciata il mese scorso con le selezioni.
I vincitori della sezione “Voci crude” parteciperanno di diritto poi
alle selezioni del Concorso Nazione “LA BELLA E LA VOCE ” Finale a SAINT VINCENT dal 25 al 27 Agosto.

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ste2Dopo aver pubblicato qualche giorno fa il post su “Violini da Spalla (leggi qui), ho ricevuto diverse mail di persone che volevano conoscere il mio conterraneo Stefano Carboni,  in maniera più approfondita. Ho quindi colto subito l’occasione per intervistarlo ed accontentare così   i miei lettori.

Stefano è una persona molto riservata ma con fatica sono riuscita a fargli raccontare la sua intensa vita artistica.

Da dove comincia la tua vita d’artista?

Ho frequentato il Liceo artistico statale e contemporaneamente una scuola di danza. Dopo il diploma al liceo artistico appunto, ho ricevuto una borsa di studio per danzatori indetta dalla CEE in Cagliari, e ciò mi ha spinto a trasferirmi a Roma.

Questo trasferimento ti ha aperto altre porte?
Si, perchè ho avuto l’opportunità di frequentare in maniera regolare  i corsi  all’ACCADEMIA NAZIONALE di DANZA e contemporaneamente i corsi di Scenografia all’ACCADEMIAste4
di BELLE ARTI della stessa città.

Ma poi quale è stata la tua prima professione?
Ho cominciato la mia professione di danzatore professionista nel corpo di ballo dell’ACCADEMIA NAZIONALE di DANZA e nei principali teatri italiani, tra cui il TEATRO COMUNALE. “G.Verdi” di Trieste e il TEATRO dell’OPERA di Roma.

Però emerge subito anche la tua passione per i costumi teatrali.
Si infatti contemporaneamente mi dedico  alla moda e al costume teatrale, ideando e realizzando costumi per l’ACCADEMIA NAZIONALE di DANZA, il CENTRO
STUDI DANZA e ESPRESSIONE DANZA di Cagliari, e il BALLETTO di MILANO.

Perchè hai abbandonato  la tua attività di danzatore?

La passione per la moda ha preso il sopravvento. Dal 1992 al 1999 ho disegnato le collezioni della BIBAN ALTA MODA SPOSA (Roma) ed ho fatto parte dello staff creativo per l’atelier di LANCETTI (Roma).

So che sei stato apprezzato da due grandi, ce lo vuoi dire?
CRISTIAN LACROIX (Parigi) e  ROBERTO CAPUCCI (Roma).

Prima della  bellissima esposizione dei  Violini da Spalla a Cremona, (vedi post) ci sono state altre esperienze di questo genere?
Si ho esposto alcuni manufatti al SALONE DEL DESIGNER a Milano.

Però poi, ti è venuto il mal di Sardegna.
Si, nel 2000  sono rientrato in Sardegna cercando di caratterizzare il mio lavoro ispirandomi all’artigianato della mia terra.
In seguito ho anche disegnato e realizzato costumi per il BAILE TEATRO ESPANOL, l’OPUS BALLET (Firenze), il BALLETTO di CAGLIARI, il TEATRO PALAZZO
D’INVERNO (Cagliari).

E poi? Ci siamo incontrati nel nostro grande Teatro cagliaritano alle prese con i costumi d’opera.
Infatti, sono stato  chiamato dal TEATRO LIRICO di Cagliari in qualità di sarto teatrale.

Ma so che tu hai anche insegnato.

Si sono stato docente presso il C.R.P.A a Sanluri (VS) in Tecnica Modellistica-Figurino- nozioni di Storia della Moda ed ho coordinato il LABORATORIO di SARTORIA presso l’Istituto Tecnico Statale “G.Deledda” a Cagliari.

E poi tantissime altre importanti collaborazioni.
Col centro culturale MAN RAY, l’EXMA (IV festival di letteratura per ragazzi) e il museo SA CORONA ARRUBIA (Capello d’autore) e l’ASSOCIAZIONE MUSICALE G.VERDI di Serramanna. (VS). Ho collaborato alla realizzazione dei costumi del video musicale dei SIKITIKIS (regia “Il posto delle fragole”) e realizzato i costumi per “Dove vola la fenice” (regia di Massimo Michittu) rappresentato al festival dell’ACCADEMIA delle ARTI
di AL CAIRO (Egitto).
Insomma Stefano, la tua vita artistica è talmente ricca che starei per ore ad ascoltarti .
Ti auguro di proseguire con questi ritmi e soprattutto di non perdere mai questa tua immensa vena creativa.

Stefano dal 2011 vive a Firenze.

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salvatoreMentre attendevo l’inizio del rito domenicale, nella Basilica di Bonaria, ieri mi sono soffermata ad osservare gli affreschi che sono stati realizzati pochi anni orsono. Guardando il soffitto sono stata attratta da una figura in particolare: l’immagine di San Giovanni .

Lo osservavo con attenzione perchè mi ricordava qualcuno, e cercavo di fare memoria. Capita più o meno a tutti di imbattersi in qualche dipinto e ritrovare volti familiari, ma lui era proprio identico ad un mio “vecchio” compagno di conservatorio: Salvatore Atzeni.

Ricordo che Salvatore fu la prima persona che incontrai nella classe di chitarra del maestro Papararo .

Io ero alle prime lezioni (avevo poi abbandonato per dedicarmi esclusivamente allo studio del canto) mentre lui  frequentava il corso di perfezionamento dopo essersi già diplomato brillantemente.

Mi colpì subito questo personaggio  dai lunghi capelli e dalla folta barba e dalla raffinatezza della sua musica. Seppi in seguito che il personaggio che avevo davanti oltre che essere un bravo chitarrista era anche un affermato pittore.

Ho fatto una ricerca su internet ed ho scoperto che, era proprio Salvatore ad aver realizzato nel 2007 gli  affreschi di cui sopra dando probabilmente le sue sembianze all’evangelista Giovanni.

Anche se l’ho perso di vista, ma ritrovandolo in versione affresco, e scrivendo qui di lui, spero possa leggere i miei più sinceri complimenti per quest’arte sacra e per aver creato gli affreschi per una Basilica tanto importante per la Sardegna.
Vi posto di seguito alcune immagini del restauro pittorico realizzate appunto da Salvatore Atzeni.

Giovanni (atzeni

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in tabernaTantissimi conoscono i Carmina Burana solo per il suo brano inziale “O fortuna“, perchè, come detto in post precedente, è molto sfruttato per colonne sonore e pubblicità.

Ma il celebre poema, musicato da Carl Orff, contiene altrettanti brani affascinanti quanto quello iniziale. Oggi voglio proporvi quello per voci maschili “In taberna“, con traduzione annessa.

Coro (tenori e bassi)

In taberna quando sumus,
non curamus quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummos est pincerna,
hoc est opus ut queratur:
si quid loquar audiatur.

Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur,
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
sed pro bacho mittunt sortem.

Primum pro nummata vini:
ex hac bibunt libertini.
semel bibunt pro captivis,
post hec bibunt ter pro vivis,
quater pro christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis,

octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro penitentibus,
tredecies pro iter agantibus.
Tam pro Papa quam pro Rege
bibunt omnes sine lege.

Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,

bibit pauper et egrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit presul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.

Parum sexcente nummate durant,

cum immoderate bibunt omnes sine meta.

Quamvis bibani mente leta,
sic nos rodunt omnes gentes,
et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt confundantur
et cum iustis non scribantur.

TRADUZIONE

Quando siamo in osteria
La realtà se ne va via
Ma al gioco ci affrettiamo
Per il quale noi impazziamo
Ciò che accade all’osteria
Dove il soldo fa allegria
Questa è cosa interessante
Ascoltate a orecchie attente:

C’è chi gioca e c’è chi beve
chi indecentemente vive
C’è chi è vittima del gioco
E a chi resta niente o poco
C’è chi n’esce riverito
Chi di sacco è rivestito.
Lì nessun teme la morte
Ma per Bacco sfida sorte.

Brindiam a chi paga i vini
Poi beviam coi libertini
Un bicchier al carcerato
E poi tre per il creato
Quattro per tutti i cristiani
Cinque per i morti anziani
Sei per l’uom con l’armatura
Sette per la donna impura.

Otto ai figliuol perversi
Nove ai monaci dispersi
Dieci per i naviganti
Undici per i litiganti
Dodici per i penitenti
Tredici per i partenti
Per il papa o per il rege
Bevon tutti, sine lege.

Il signor con le signore
Beve il clero e il cavaliere
Beve questo, beve quella
Beve il servo con l’ancella
Beve il vivo, beve il pigro
Beve il bianco, beve il negro
Beve il certo, beve il vago
Beve il tonto e beve il mago.

Beve il povero e il malato
Beve il triste e l’esiliato
Beve il bimbo con l’anziano
Beve il prete col decano
Il fratello e la sorella
L’ammogliata e la zitella
Beve questo, bevon quelle
Bevon cento, bevon mille.

Poco duran seicento denari,
se bevon tutti alla grande senza limiti.
Pur se bevon a mente lieta,
ci fan tutti torto, siamo così poveracci!
Chi ci sprezza sia confuso,
e fra i giusti non sia scritto.

Per tutti coloro che trovandosi in Sardegna volessero assistere ai Carmina Burana eseguito dal Coro e dai Percussionisti del Teatro Lirico di Cagliari possono consultare le date e le piazze qui di seguito

lunedì 25 luglio ore 21 – Villasimius, Piazza Via del mare
mercoledì 27 luglio ore 21 – Segariu, Piazza San Sebastiano
venerdì 29 luglio ore 21 – Iglesias, Centro Santa Barbara
lunedì 1 agosto ore 21 – Carbonia, Arena Mirastelle
martedì 2 agosto ore 21 – Monserrato, Parrocchia SS. Redentore
mercoledì 3 agosto ore 21 – Bosa, ex Convento Cappuccini
venerdì 5 agosto ore 21 – San Gavino Monreale, Teatro all’aperto
lunedì 8 agosto ore 21 – Cagliari-Pirri, La Vetreria
mercoledì 10 agosto ore 21 – Pula, Piazza del Comune
giovedì 11 agosto ore 21 – Dolianova, Sagrato Cattedrale San Pantaleo
venerdì 12 agosto ore 21 – Collinas, Piazza di Chiesa

CARMINA BURANA
Coro del Teatro Lirico
direttore Fulvio Fogliazza
soprano Elisabetta Scano
tenore Alessandro Scotto Di Luzio
baritono Francesco Landolfi
pianoforti Gaetano Mastroiaco, Francesca Pittau
timpani Filippo Gianfriddo
percussioni Davide Mafezzoni, Pierpaolo Strinna, Emiliano Rossi, Emanuele Murroni, Matteo Modolo
Carl Orff Carmina Burana, cantiones profanae per soli, coro, due pianoforti, timpani e percussioni


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VG_americaE’ ritornata nella sua terra di Sardegna, nella sua città per un periodo di riposo estivo ed abbiamo colto l’occasione per ritrovarci anche con altre ex compagne di Conservatorio per ricordare i tempi andati.

Ieri Tiziana, davanti ad una bella pizza, ci ha raccontato come e quando è cominciata quest’avventura oltre oceano. Tanti di noi, appena conclusi gli studi al Conservatorio hanno percorso strade diverse. C’è chi ha avuto la fortuna di intraprendere carriere solistiche in giro per i teatri del mondo, chi quella di lavorare nel teatro della propria città e chi ha tentato strade alternative, come lei.

Ci ha raccontato di come  questo “treno” sia passato velocemente e per caso.
Lei si trovava a Roma, forse alla ricerca di un lavoro non attinente il suo studio musicale quando, alcuni amici, gli hanno comunicato che un’agenzia era in cerca di voci liriche italiane da portare in America.

Sembra una storia d’altri tempi!
Lei si è buttata, senza illusioni perchè la concorrenza era tanta, solo per provare l’emozione di un’audizione particolare. – “Sapevo che nella peggiore delle ipotesi non ci avrei perso nulla” – ci dice.
Ma l’audizione le è andata bene e la sua vita ha preso una piega completamente diversa dal tram tram monotono di allora.
Ha fatto i bagagli e si è imbarcata in quest’avventura che consisteva nel cantare quasi tutte le sere  romanze d’opera, naturalmente italiane, in diverse località degli Stati Uniti.
Era felicissima! Un bel contratto l’ha legata per anni a questa professione indubbiamente variegata, ma purtroppo può anche accadere che, a lungo andare,  anche questo via vai comincia  a stancare soprattutto quando si incontra l’amore.
Ed è stato proprio l’amore a farle prendere la decisione di interrompere questa’avventura .
La scelta di una vita più serena e la nascita della sua bambina ha colmato abbondantemente il vuoto lasciato dal canto.
E adesso, ogni tanto ritorna in Italia, nella sua Cagliari. Ci si  riincontra tra ” vecchi” compagni e si  rivedono i luoghi dell’ infanzia e della prima giovinezza che pian piano si trasformano ma, dopo un breve periodo, il desiderio è quello di ritornare a casa, in America, perchè ormai la sua vita è lì, insieme ai suoi  amori.

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Questa mattina  ho acquistato i due nuovi quotidiani sardi. La curiosità era tanta. Sul Sardegna 24 ho letto con piacere l’articolo del nostro collega blogger Tiscali, Paolo Rapeanu. Sull’altro quotidiano, Sardegna , leggo invece un articolo che riguarda il teatro in cui lavoro. Una brutta sorpresa se si pensa che noi lavoratori eravamo a conoscenza si del debito, ma di altre cifre, inferiori rispetto a quelle dichiarate in questo articolo di Paolo Pilia che vi posto di seguito.

lirico1Il seguito potete leggerlo direttamente nel quotidiano che trovate in edicola.

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IMG_3444Un “apostolo della bellezza”

La storia dell’artista Mario Giraldi, che ha saputo fare del suo lavoro un percorso non solo professionale

«La bellezza salverà il mondo», afferma il principe Myskin ne L’Idiota di Dostoevskij, e Sant’Agostino la indica come oggetto della sua ricerca di verità e di amore. Di questo è stato sempre convinto Mario Giraldi, regista e scrittore, scomparso a Cagliari nei giorni scorsi. Per lui la ricerca della bellezza, quella con la B maiuscola, non effimera da esibire dal punto di vista fisico, era alla base del suo lavoro.
Cattolico praticante, come viene definito oggi chi semplicemente vive con molta serenità la propria fede, Mario aveva conosciuto il Movimento dei focolari agli inizi degli anni Cinquanta, e da allora ne condivideva la spiritualità con la moglie Pina.

Così parlava dei primi tempi, quando ancora studiava a Milano: «C’è un invito da parte di Ginetta (una delle prime compagne della fondatrice Chiara Lubich, n.d.r.), per andare a Trento e vivere per qualche giorno nei focolari della prima ora. L’ultimo sabato di luglio ci troviamo per tempo, alla stazione centrale. È mattino all’alba. Siamo in otto, quasi tutti studenti universitari. In viaggio Ginetta non lascia spazio alle parole facili, ai vuoti generici. Siamo a Verona. Le Prealpi sono visibili. Per un poco rimango assente. Si affacciano alla mente le preoccupazioni personali. È lo studio, gli esami da dare, la scarsa propensione alla scelta professionale ed anche a quella di fede. Che cos’è questa scelta di Dio? Vedi quei monti? – dice Ginetta –. Se hai fede quanto un granello di senape puoi dire ai monti di spostarsi e loro si sposteranno. Anche le preoccupazioni possono essere grandi come montagne… e la conversione continua sul filo dei consigli evangelici».
Questo essere fedele al messaggio evangelico non l’aveva mai “disturbato” nel suo lavoro, anzi: coloro che lo hanno conosciuto gli riconoscono un surplus di sensibilità. «La sua ricerca – ha detto Aldo Mentasti, uno degli amici artisti, nel corso della messa funebre nella parrocchia di San Pio X a Cagliari, città dove abitava – ti spingeva sempre “oltre”. Ci hai spiegato che la percezione della realtà non deve essere scartata, ma trasfigurata attraverso uno stato di grazia che l’artista vive: il modello che tante volte ci hai indicato, ripercorrendo l’esperienza del Tabor, è il Figlio di Dio che si trasfigura rendendo luminosa la realtà. L’artista è in grado di imprimere nella sua opera il sigillo di una “Bellezza”, che oltrepassa la storia nella sua dimensione temporale, proiettandosi nell’eternità. Entrare nella Bellezza, insieme e distinti, è il termine dell’artista. E ci hai anche mostrato come riuscire ad accogliere senza giudizi gli esseri umani, tendendo sempre a valorizzare il dono prezioso di Dio in loro».

Per comprendere il valore non solo artistico di Mario Giraldi è sufficiente digitare il suo nome sul web per scoprire le opere da lui create, molte delle quali nelle vesti di regista Rai, quando la Tv di Stato faceva più cultura e non seguiva scimmiottando quella commerciale. Amante della Sardegna, Mario ne ha raccontato aspetti più e meno noti. Memorabili restano i documentari sulle bellezze dei territori oristanesi, sulla festa più importante, la Sartiglia, sull’arte della tessitura sarda, tutti disponibili sul web.
Insieme ad altri artisti aveva formato un gruppo che si ritrovava periodicamente per portare avanti un progetto di comunione tra le diverse arti. «Ci hai insegnato ad essere “apostoli del dialogo” – ha detto ancora Mentasti nell’elogio funebre – pronti ad aprire il cuore a coloro che sono in cammino con noi, in un viaggio storico-estetico fatto di musica, canto, danza, scrittura, pittura, scultura, fotografia e che conduce a quella che tu chiamasti “arte trasfigurale”. Quanti artisti hai raccolto sotto la tua guida, accompagnandoli più come un padre che come un maestro, perché l’unico maestro che hai fatto vivere è Gesù».

Uno dei suoi lavori più recenti, rimasto incompleto, ha ripercorso la storia del santuario della Madonna di Bonaria, in cui traspare il suo grande amore per Maria. Le immagini scorrono lente, le inquadrature sottolineano del viso i tratti dolci e intensi che suscitano un dialogo intimo con Lei. Dicono di Mario, della sua tensione a ripetere in terra l’accoglienza e la trasparenza del Divino come ha fatto Maria, la Madre del Bell’Amore.

22-06-2011  di Roberto Comparetti
Fonte:   Città Nuova

Anche io ho fatto parte del suo staff e di questo non posso che ringraziarlo.

Di seguito il video di un suo lavoro

http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=128830

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fresu 1“A 50 anni si tende a stilare il bilancio della propria vita ma io non lo voglio fare. Perché non me li sento addosso e perché inizio a vivere ora. Come padre, uomo e artista. Come padre prima che come uomo perché è la paternità ad avere dato un senso reale alla mia vita ed è l’uomo a dare un senso al mio essere artista.”

Queste sono le parole del grande musicista jazz, orgoglio della nostra terra di Sardegna Paolo Fresu che, per ringraziare i suoi conterranei dell’affetto che sempre gli hanno dimostrato,  festeggia il suo 50esimo compleanno con 50 concerti tutti nell’isola.
I concerti, quasi tutti gratuiti e in programma ogni giorno dal 12 giugno al 31 luglio, raccolgono il meglio del jazz italiano e internazionale, riunito per festeggiare una terra ricca di fascino e di forti contrasti.

Parla ancora Fresu “Non posso fare bilanci. Significherebbe trarre conclusioni e stilare certezze che, oggi più che mai, non esistono… Riordinare cifre per addizionare pensieri sì!” “Grazie a tutti quelli che mi circondano con il loro affetto e che mi danno la forza per continuare. Viva la Sardegna”.

Gli appuntamenti da non perdere, soprattutto per gli amanti del jazz e per i molti fan dell’artista sardo, sono tanti e sono sparsi su tutto il territorio sardo, dalla provincia di Cagliari a quelle di Olbia-Tempio e Sassari, nell’estremo nord dell’isola, con i concerti a Santa Teresa di Gallura e a Stintino. In poco più di un mese e mezzo Paolo Fresu e i suoi amici musicisti percorreranno la Sardegna in lungo e in largo, portando ovunque la loro musica e il loro amore per questa terra.ImageServer.ashx
Un viaggio che partirà il 12 giugno da Berchidda, dove Fresu e’ nato il 10 febbraio del 1961, per concludersi un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, a Cagliari.

“Mi ritengo un musicista di jazz nel senso che il mio apprendistato ha a che fare con quella musica. Mi sono nutrito da quei suoni, con Davis, con Chet Baker e poi con Coltrane, Charlie Parker, Billy Holiday e Bill Evans. Non mi sono però mai visto come musicista di jazz nel senso stretto del termine. Quando ho iniziato a suonare il jazz l’ho fatto da autodidatta in Sardegna, non ho frequentato scuole e ho appreso questa musica da solo suonando tutto, il free, il bebop, la musica mediterranea. Mi chiamavano a suonare dal continente Paolo Damiani, che faceva musica mediterranea, Bruno Tommaso, che faceva musica d’avanguardia ma molto raffinata che aveva influenze con musica classica e barocca, e Giovanni Tommaso che mi invitò assieme al suo quintetto con Massimo Urbani, Danilo Rea e Roberto Gatto dove suonavamo il new hard bop di stampo europeo. Mi ritrovai improvvisamente a diventare un musicista di jazz professionista suonando tutto quello che capitava. Non avevo una coscienza precisa o una mia strada.”

stralcio da un’ intervista di Gianluca Lambiase

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DIEGO DELLA VALLE E  STEPHAN LISSNERDoveva arrivare Diego Dalla Valle per far capire a tutti che con la cultura non solo si mangia, ma si può mangiare bene se ben gestita. La notizia che la Tod’s entra come nono socio fondatote del teatro Alla Scala non può che farmi un immenso piacere. Finalmente qualcuno che apre gli occhi e la mente.
Il grande imprenditore toscano che oltre all’intuito ha dalla sua anche cervello e cultura, ha fiutato bene l’affare. E’ sua la frase: “con la cultura credo che si possa mangiare e mangiare bene!”  E Lissner, sovrintendente del teatro italiano più amato nel mondo, è felicissimo di queste affermazioni.

Dal 1 gennaio 2012 la Tod’s darà un contributo di oltre 5 milioni di euro in tre anni, massimo quattro. L’ingresso è stato presentato giovedì in Teatro dal sovrintendente Stephane Lissner e dallo stesso patron di Tod’s Diego Della Valle. La collaborazione tra il Gruppo e la Scala è però iniziata già da qualche mese: lo scorso settembre è stato presentato «An Italian Dream», un video realizzato da Tod’s con i ballerini del teatro. Dopo l’intervento a sostegno del Colosseo, Dalla Valle – che è anche azionista di Generali, Mediobanca e Rcs Mediagroup – farà così il suo debutto dal gennaio 2012 anche sulla ribalta milanese.
Ma Della Valle non si limita al tempio della lirica ma afferma in una conferenza stampa che bisogna sostenere anche altri beni culturali come il Colosseo, Pompei, Venezia, Firenze.
L’assemblea dei soci ha accolto all’unanimità la richiesta di ingresso da parte di questa bella impresa che lega il suo successo alla qualità di alto artigianato e che è ammirata in tutto il mondo. Un bel traino per la nostra cultura, come d’altronde avviene in tantissimi altri paesi del mondo dove si tagliano fondi per altre cose ma non sicuramente quelli per la cultura che viene sempre al primo posto

Comunque Lissner ha precisato che il Teatro alla Scala «per noi è e sarà sempre un teatro pubblico». Poi si è rivolto al neo-sindaco Giuliano Pisapia, ora anche presidente della Fondazione Scala: «Ringrazio Letizia Moratti per il lavoro fatto con la Scala e per la decisione di alzare di 3 milioni di euro i fondi per il 2011. Oggi il sindaco è cambiato: gli ho fatto gli auguri e spero di incontrare presto il mio nuovo presidente». «Io – ha proseguito il sovrintendente – sono un uomo del servizio pubblico, difendo il mio teatro e i miei lavoratori e continuerò a farlo con il sindaco Pisapia come ho fatto con il sindaco Letizia Moratti. Mi aspetto che sia vicino al nostro lavoro».

Ora attendiamo che anche qui, nella nostra bella Sardegna, gli imprenditori prendano esempio e si propongano per agire allo stesso modo con nostro Teatro lirico, la più grande macchina culturale dell’Isola.


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ofeliaSi chiama Anna Maria Bianchi in arte Ofelia ed è nata a Bologna. Vive a Massa Fiscaglia in provincia di Ferrara ed ha deciso di cantare per una promessa fatta alla madre prima che questa morisse.

In tanti l’hanno seguita nella trasmissione del sabato sera su Canale 5 apprezzando le sue doti vocali ed interpretative sullo stile della grande cantante francese Edith Piaf. La ricorda veramente tanto e ciò è sicuramente piaciuto alla commissione di Italia’s Got Talent che l’ha voluta alla finalissima che si terrà il prossimo sabato alle 21.
Già negli anni passati partecipò a diverse  trasmissioni e spettacoli: alla RAI con Funari nei primi anni 70 o al Derby di Milano. Anna Maria è stata anche sindaco del suo paese, Massa Fiscaglia, dal 1999 al 2004 . Lei adora il canto ed è veramente brava ancora oggi che non è più un adolescente. Verrebbe da pensare come mai non abbia avuto successo a suo tempo.  Anna Maria è una persona  molto riservata e timida e a volte, forse, le è mancata la faccia tosta al momento giusto quello che poteva essere decisivo per una carriera brillante.  Lei adora la Sardegna perchè ha lavorato ad Arborea per 8 anni , e continua a venirci spesso per tenere vive le sue amicizie , ed è perciò che  le stesse amicizie la sosterranno come se fosse sarda a tutti gli effetti.  Forza Ofelia!!

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K-20101223_1293084390_99709800_1pop in Italia?
Se non avessi visto con i miei occhi e vissuto in prima persona la disperazione di mia figlia nel venire a conoscenza che i biglietti per il concerto del suo gruppo musicale preferito erano esauriti, non ci avrei creduto. I suoi amati gruppi di pop coreano, della casa discografica ” SM Town “, che vantano molte migliaia di altri fan, sbarcano in Europa  e per la precisione a Parigi.

Lei, come tanti altri attendeva su internet l’apertura del botteghino per potersi accapparrare due biglietti per il concerto, uno naturalmente era per me che la dovevo accompagnare. Ma all’ora stabilita, tutti i ragazzi come lei si sono collegati ed hanno avuto l’amara sorpresa: era già tutto esaurito. Il grande stadio parigino Zenith era al completo.
Non era possibile tutto questo. L’aspettavano da mesi. Mi viene da pensare che ci sia stata una prevendita o addirittura che le agenzie turistiche avessero acquistato in blocco i biglietti. Così infatti è stato. Molti biglietti sono stati rimessi invendita a costi triplicati o addirittura quadruplicati. Il più economico, quello da 65 euro  veniva rivenduto a 400. Ma non è assurdo? Ma vallo a spiegare ad un adolescente che non si possono fare acquisti folli di questo tipo! Il malumore naturlmente è tutto contro di me che non accetto questa possibilità. Con grande gioia di tutti i fans però il famoso gruppo musicale koreano ha raddoppiata la data e farà un ulteriore concerto il giorno dopo, ma naturalmente il problema dei biglietti si è ripresentato. Ho fatto di tutto per venire incontro a mia figlia: le ho spiegato che l’ideale era rivolgerci ad una agenzia seria.
Così, la nostra agenzia di fiducia ci ha organizzato tutto in un oretta. Pareva che il sogno di mia figlia si stesse per realizzare : aereo, albergo concerto e addirittura i trasporti urbani. La nostra agenzia era stata veramente brava se non fosse che a conclusione del tutto, al momento di stampare il biglietto, giunge un messaggio che i nostri posti erano stati venduti. Ma come è possibile? L’impiegata stessa era allibita di tutto ciò, lei li aveva bloccati per poter organizzare tutto e invece…
Non vi dico il malumore. Ieri, oggi prima di andare a scuola. La capisco, tutti abbiamo avuto dei miti a questa età, ma non ricordo questi drammi se non si riusciva a vederli. A parte il fatto che per noi, già vederli in TV bastava e avanzava. “Mamma, per me sono una cosa troppo importante, non mi capisci!!”
Ma allora quale potrebbe essere la soluzione? Convincere una grossa agenzia italiana ad organizzare il concerto a Roma o a Milano o addirittura in Sardegna a Cagliari allo stadio Sant’Elia? Faccio un appello in prima persona. Chi mi legge ed ha i mezzi (magari la Tiscali) si metta in moto perchè è un successo garantito, placherebbe l’angoscia di tanti giovanissimi adolescenti e soprattutto quella di mia figlia.
Di seguito un video delle fans parigine in attesa del concerto previsto per il 10-11 giugno 2011


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foto A.Atzori

foto A.Atzori

Siamo arrivati finalmente al giorno tanto atteso: oggi si voterà per esprimere un giudizio favorevole o contrario alla costruzione di centrali nucleari in Sardegna e all’invio di scorie , e poi per eleggere il nuovo sindaco della mia città che diventerà anche il presidente della Fondazione del Teatro dove lavoro .Dopo 10 anni il sindaco Floris ha concluso il suo mandato.

Non voglio esprimere giudizi personali in proposito perchè questa non è la sede . Sicuramente il mio sarà un voto di coscienza e riconoscenza verso chi, in questo periodo di lotta, ha sostenuto il nostro Teatro mantenendo vivo l’interesse all’interno del Palazzo Comunale e Regionale e soprattutto rispettando le nostre forme di protesta che in qualche occasione potevano sembrare eccessive a causa della grave preoccupazione che metteva in forse il futuro del nostro lavoro.

Durante tutto l’anno il Teatro ha ospitato politici di ogni colore. C’è chi ha promesso e mantenuto e chi ha solo ascoltato perchè non conosceva i problemi. Alcuni hanno messo piede in teatro per la prima volta scoprendo una realtà a loro totalmente sconosciuta ma che li ha incuriositi e fatto si che si prendessero a cuore la situazione.

Speriamo davvero che queste elezioni portino un’aria di novità e soprattutto volti e idee di nuova generazione.

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si_contro_nucleareOrmai l’esperienza del terremoto in Giappone ci ha tolto qualunque dubbio riguardo la pericolosità degli impianti nucleari. Tutti abbiamo capito che questo tipo di energia ha più lati negativi che positivi. Se vogliamo salvaguardare la nostra terra dobbiamo assolutamente evitare di creare altri impianti nucleari. Tanti paesi, che in altri tempi lo avevano adottato, stanno pian piano cercando di smobilitarli.
Noi cosa possiamo fare?
Intanto il mio suggerimento è quello di andare a votare al referendum popolare di domenca e lunedì 15 – 16 maggio dove dovremmo apporre la crocetta sul SI perchè siamo contrari al nucleare.
Anche Zia Marta, in questo video  si convince che bisogna votare SI contro il nucleare dopo che la nipote Maria gli spiega bene il perchè.


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Telethon AVIS OraniAnche quest’anno la macchina Telethon si è messa in moto.

Poter raccogliere fondi a favore della ricerca per le malattie genetiche è fondamentale per dare una barlume di speranza agli ammalati che si trovano ad affrontare malattie tra le più rare.
In tutte le città d’Italia si moltiplicano le iniziative destinate alla raccolta di fondi per Telethon (visitate il sito per rendervi conto di tutto ciò che è stato fatto fino ad oggi): trasmissioni televisive non-stop, ma anche  spettacoli teatrali e concerti in  piccole associazioni anche nei centri minori  regionali .
Ieri sera, anche noi, in rappresentanza del coro del Teatro Lirico di Cagliari abbiamo dato il nostro contributo proprio all’interno di una serata organizzata dall’Avis del piccolo centro sardo di Orani, paese di 3000 anime in provincia di Nuoro.
Una bella serata, persone molto ospitali e calorose dove il canto corale è stato il protagonista.
Ad aprire la serata i padroni di casa: il”Coro Monte Gonare” di Orani diretto dal Maestro di canto Mauro Lisei. E’ stata poi la volta del Coro di Lula diretto dal Maestro Gianni Cossu ed infine la nostra piccola rappresentaza del Coro del Teatro Lirico di Cagliari accompagnati al pianoforte da Caterina D’Angelo.
Durante la serata venivano raccolti fondi per la ricerca anche attraverso la vendita di piccoli oggetti.

Il pubblico ha partecipato numeroso dispensando applausi a tutti gli ospiti che hanno donato gratuitamente il loro canto per questa grande iniziativa.

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lina-wertmullerPartecipavo con un mio cortometraggio ma lo scopo principale era poter manifestare in maniera pacifica con le nostre magliette “Non zittite l’arte” (contro i tagli alla cultura) fra un pubblico di vips e di filmaker che partecipavano alla 4 edizione del concorso 3 minuti di celebrità a Cagliari.

E’ stata una bellissima serata quella di ieri al Cineword,  ricca di contenuti e soprattutto di storia del Cinema perchè fra gli ospiti del concorso erano presenti due grandi: la regista Lina Wertmuller e l’attore Franco Nero.
Naturalmente sono riuscita a filmare le loro testimonianze relative soprattutto ai periodi in cui hanno avuto modo di conoscere la  Sardegna attraverso il loro lavoro. La Wertmuller ha raccontato di quando girò il film “Travolti da un’insolito destino…”nella bellissima zona della Sardegna orientale, evidenziando quanto noi sardi siamo fortunati per la bellezza della nostra terra in quanto lei ha avuto modo di conoscerla a fondo soprattutto neegli angoli più nascosti . Franco Nero invece nei suoi racconti ha ricordato di essere stato il primo attore ad interpretare un bandito Sardo in un film girato nella Sardegna dergli anni 50.


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mezzosoprano I.MacutanE’ il titolo dell’ultimo flash mob che i lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari hanno inscenato come protesta ieri sera, durante il concerto offerto da l’Unione Sarda (quotidiano sardo), al pubblico Cagliaritano.

Un gruppo di artisti del coro, professori d’orchestra, sarti e tecnici ha invaso la platea vestiti da personaggi dell’OpeIMG_1756ra lirica che, a causa della perdita della cultura e della musica, sono improvvisamente impazziti. A completare il quadro un’altro gruppo travestito da medici psichiatri si dirigeva verso i folli per legarli e portarli in manicomio.

Gli stessi, alla fine della serata inscenavano all”uscita del teatro, improvvisando brevi brani di romanza sconclusionati,  e trattenuti da  infermieri.

Di grande efficacia, come tutti i flash mob realizzati fino ad oggi, mirano a sensibilizzare il pubblico al problema che sta affliggendo i nostri teatri ma anche tutta la nazione: il decadimento della cultura creato dai tagli finanziari di questo governo.

Nelle foto: il m.soprano Irene Macutan e la violinista
Donatella Carta in personaggi folli
[youtube jcSIq4VvT4g ]
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Lucia Dessanti sopranoLucia Dessanti è un soprano che ha partecipato al 1° concorso di canto online bandito da questo blog. E’ stata fra le voci premiate con la menzione speciale.

Ma conosciamola meglio.

La voce di Lucia è catalogata come soprano lirico/lirico spinto. I  ruoli più adatti a questo tipo di voce sono sono quasi sempre drammatici.

Compie gli studi di canto fra Sassari e Milano. Si diploma con il massimo dei voti sotto la guida del Maestro Gianni Mastino.
Nel giugno 2006 frequenta un master class tenuto dal Soprano Giusy Devinu, con la quale studia per circa un anno.
Debutta nel 2003 con Andrea Bocelli, in un concerto in Piazza del Campo a Siena, diretti dal Maestro M. Rota.

Premio-concorsoDESSANTIÈ una delle Muse ne LA GERUSALEMME LIBERATA (opera inedita composta da Andrea
Arnaboldi) di T. Tasso, eseguita in forma semiscenica nelle città di Varese e Caronno
Pertusella ( Milano ).
Nell’aprile 2004 esegue il GLORIA di A. Vivaldi in RE M, a Sassari e in una tournée
argentina che prevede sette concerti, uno dei quali al Teatro Colòn di Buenos Aires (Salondorado );
Nel novembre esegue il REQUIEM di W.A. Mozart in diverse località della Sardegna;
Nell’aprile 2006 è finalista al Concorso Internazionale Teatro Sociale – Mantova, alla
presenza del Soprano Magda Oliviero.
Nell’ottobre 2006 compie una tournée europea con la Compagnia d’Opera Italiana,
interpretando il ruolo di MIMI’ ne LA BOHEME di G. Puccini, nei seguenti Paesi: Bulgaria, Germania, Danimarca, Olanda, Norvegia, Svizzera, Gran Bretagna, sostenendo quindici repliche;
Nel dicembre 2006 esegue la Missa in C major-Coronation Mass KV 317 di W.A. Mozart in quattro concerti in Sardegna.
Nel dicembre 2008 esegue a Sassari i “ Vesperae solemnes de confessore”
KV 339 di W.A. Mozart, in occasione delle celebrazioni natalizie.
Ha debuttato la Madama Butterfly di G. Puccini, fra gli altri, al Teatro Comunale di
Belluno.
Ha vinto, nel maggio 2009, il ruolo di TOSCA al “ Concorso internazionale il Contato del
Canavese”, grazie al quale ha debuttato nel Luglio 2010 in Ivrea, con l’0rchestra giovanile del Piemonte diretta dal M° Claudio Micheli e il baritono Leo An nel ruolo di Scarpia.
Nel dicembre 2009 frequenta l’accademia di Torre del Lago, studiando con i Maestri
Lucetta Bizzi, Luigi Roni e Vivien Hewitt, dove viene subito richiesta dalla direzione
artistica del Festival Puccini per dei concerti, nei quali ha duettato con i baritoni Massimo
Cavalletti e Marzio Giossi, uno dei quali si è svolto al Teatro del Giglio in Lucca,
nell’ambito della serata “Buon compleanno Maestro” ( Le donne di Puccini)
E’ stata inoltre diretta dal M° Alberto Veronesi nel concerto di inaugurazione
dell’auditorium del Gran Teatro Puccini in Torre del Lago.
Nel maggio 2010 ha debuttato SUOR ANGELICA di G. Puccini nel ruolo di Suor Angelica
e in quello di Suor Zelatrice presso la Fondazione Festival Puccini, accompagnata
dall’orchestra della Fondazione stessa.
Successivamente si è classificata seconda al Concorso Internazionale di canto lirico
Giannino Zecca”, a Sannazzaro de Burgondi (PV), preceduta dal mezzosoprano Sofio
Janelidze;
nell’agosto, ha debuttato il ruolo di Kate Pinkerton presso la Fondazione Festival Puccini, nell’ambito del Festival, con Amarilli Nizza e Massimiliano Pisapia, diretti dal M° Eve Queler; contemporaneamente debutta LA TRAVIATA nel ruolo di Violetta, accompagnata da un’orchestra di più di 50 elementi, nella IX edizione del Festival Lirico Casamari a Veroli.
Prossimamente debutterà il ruolo di Leonora ne IL TROVATORE.

Indirizzo e-mail: lucia.dessanti@yahoo.it


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Testata-concorso-MusicamoreProsegue  il primo concorso online indetto dal blog Musicamore (vedi regolamento sotto la testata del blog). Continuano a giungere video di voci da tutto il mondo. Non tutti però sono all’altezza del concorso. Sottolineo ancora che non è una corrida ma una selezione di voci sia liriche che leggere di un certo livello. Molti artisti sono anche già in carriera. Il concorso ha lo scopo di dare più visibilità ai video di artisti che pubblicano in rete le loro esibizioni ma che, nonostante siano meritevoli, si perdono nei meandri dell’web.

Oggi propongo un video di un tenore sardo Luigi Masala di 31 anni.

Sono ben accetti giudizi , giudizi costruttivi. I giudizi offensivi non saranno pubblicati.


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