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Con un concerto organizzato da Lions Club di Cagliari Villanova, i Musicamore’s Artists si esibiranno in una serata dedicata al ricordo del soprano  Giusy Devinu.

Per tanti anni la cantante cagliaritana ha dedicato parte del suo tempo ai giovani cantanti con una masterclass proposta proprio dal Lions Club, e molti di loro hanno poi intrapreso la strada del professionismo teatrale. Giusy ha mantenuto fede a questo impegno dal 199o tornando a Cagliari puntualmente fino al 2005 . Tra gli impegni  che la vedevano attiva nei più importanti  teatri di mezzo mondo trovava sempre lo spazio per questa masterclass, anche quando la malattia prendeva il sopravvento.

Sabato 24 febbraio alle ore 18, presso l’auditorium del Seminario di via Monsignor Cogoni 9 a Cagliari, si terrà il concerto dei 5 giovanissimi artisti ( soprano Chiara Loi, contralto Federica Moi, tenore Francesco Scalas, baritono Roberto Dettori, accompagnati al pianoforte da Francesco Adamo) che proporranno arie romanze e duetti tratte dal repertorio lirico e cameristico. Con loro si esibirà anche il soprano Elide Uchesu fondatrice della scuola Vi.U.Music Academy dove i 5 ragazzi hanno mosso i primi passi sotto la sua guida e quella dell’insegnante Alessandra Atzori.

Il ricavato della serata sarà devoluto in forma di borsa di studio ad una ragazza ospite della comunità “Casa Emmaus” di Elmas (CA) all’interno del progetto di sostegno per le neo maggiorenni

 

 

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Il Quintetto Sardò presenta il suo nuovo CD intitolato da “Debussy a Piazzolla“, dedicato interamente alla figura del Maestro Onofrio Figliola recentemente scomparso.

Onofrio fu insegnante di pianoforte al Conservatorio di musica di Cagliari, ricoprì l’incarico di Maestro del coro del Teatro Lirico di Cagliari e si dilettò come trascrittore di musica.
Il ricavato del biglietto di Euro 10, comprensivo del cd e dell’ingresso al concerto, verrà parzialmente devoluto al progetto ” Musica e Lettura” ad opera del reparto pediatrico dell’ospedale microcitemico di Cagliari, promosso dalla Fondazione Giulini e sovvenzionato dall’azienda Secauto.

Presenterà l’evento il giornalista Fabio Marcello.

 

Domenica 14 gennaio 2018 dalle ore 18:00 alle ore 19:3

Aula magna del Seminario Arcivescovile – Via Monsignor Cogoni 9 – Cagliari

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Ieri sera, in diretta su RAI UNO  dall’Arena di Verona ho potuto assistere alla serata in ricordo del grande tenore Luciano Pavarotti. Tantissimi gli artisti che gli hanno reso omaggio sia del mondo della musica lirica che  POP, genere che Pavarotti ha amato soprattutto con l’intento di avvicinare i giovani al suo mondo.

Chi non ricorda i grandi eventi con Pavarotti and Friends?

Poi ecco i suoi amici con i quali ha condiviso il fortunato trio: Josè Carreras e Placido Domingo.

Artisti come Zucchero, Fiorella Mannoia, Ramazzotti, tanto per citarne alcuni, hanno ricordato  quel bel periodo in cui hanno potuto godere dell’amicizia del grande tenore modenese. Non mi soffermo sui particolari della serata che ha avuto momenti di bella musica ed altri un po’ meno.  Fra i tanti artisti che si sono esibiti, due mi hanno lasciato il segno: il tenore Francesco Meli che mi ha veramente affascinata per il modo in cui ha eseguito l’aria “Una furtiva lagrima” : suono ampio e uniforme, legato, mezze voci, pulizia vocale, respirazione, era una scuola di tecnica pura.  A bocca aperta nel guardarlo e nel sentirlo. Bravo, bravo, bravo!

Mi sono soffermata poi sul Tenore Fabio Armiliato, che forse non era al massimo della sua forma. Devo dire che mentre lo guardavo si è aperto nella mia mente  un ricordo drammatico e buffo allo stesso tempo.

In palcoscenico, tante volte, ho visto usare armi, sia da artisti che da comparse e spesso, per gioco. Ho visto anche puntarle tra di loro, ed ogni volta questa cosa mi disturbava.

Nell’agosto del 1995 durante la Tosca allo sferisterio di Macerata   un fucile caricato male a salve  aveva ferito alle gambe Fabio Armiliato costringendolo ad abbandonare il palcoscenico, anche se ormai alle battute finali.

La settimana successiva quando stava entrando in scena, al secondo atto, mentre il perfido barone Scarpia lo stava aspettando seduto davanti alla tavola imbandita per interrogarlo, è scivolato nel corridoio. E s’ è infortunato l’ altra gamba, quella su cui si era retto durante tutto il primo atto. Scena bloccata, qualche applauso e il direttore d’ orchestra Donato Renzetti: “Il tenore non esce, deve essere successo qualcosa. Ripetiamo daccapo con Nazareno Antinori“. E lui, Armiliato, mentre esce dallo sferisterio in barella mormora: “Possibile che non riesca mai ad uscire da qui con le mie gambe?”. Ce l’ aveva messa tutta, la sua voleva essere la rivincita “per quell’ applauso che domenica ci era stato rubato”. E per tutta la prima parte, pur con una regia in parte cambiata per non farlo muovere troppo se l’ era cavata, meritandosi applausi scroscianti.

 

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Ho conosciuto il grande tenore Luciano Pavarotti, per la prima volta il 14 agosto 1985, quando fece il concerto per la sua città, Modena.

Con alcune amiche e colleghe ci trovavamo nelle vicinanze e sentito che Pavarotti regalava questa serata gratuitamente ci siamo messe in fila dalle 15 del pomeriggio (la serata era prevista per le 21) per poter guadagnare un posto che fosse il più vicino possibile . Passammo tutta la sera a cantare sedute in terra contente di poter assistere a questo grande evento.

Riuscimmo a trovare un posto in decima fila, nella Piazza Grande di Modena.

Il concerto, come lo furono tantissimi altri, era un collage di arie d’opera e canzoni da camera . Anche in quell’occasione come in altre si alternava al flautista Andrea Griminelli.

Ciò che mi impressionò fu la purezza della sua voce, la chiarezza nella dizione e la perfezione delle esecuzioni sempre nelle tonalità originali e sempre senza risparmio di acuti. Ero un po’ diffidente sulle tonalità e avevo appresso il diapason.

Insomma, sembrava di ascoltare un disco e vi garantisco che il dubbio mi è anche venuto ma ero abbastanza vicino per capirlo. Fu generoso nei bis accontentando i suoi concittadini fino a notte fonda.

La seconda volta che incontrai Pavarotti a distanza ancora più ravvicinata, fu a Pesaro in occasione del concorso a lui intestato.

Andai con un gruppetto di artisti sardi miei allievi che erano stati ammessi alla semifinale . Lui era seduto nella platea del teatro, circa a metà sala, con accanto la moglie Adua da un lato e una segretaria dall’altro, noi qualche fila più indietro.

Ciò che mi colpì della sua personalità era il suo sorriso e la disponibilità  proprio come eravamo abituati a vederlo in TV e nelle riviste .

Quando chiamò a voce alta uno del mio gruppo, si espresse con qualche frase in spagnolo per via del nome e cognome che potevano trarre in inganno: Ignazio Perra.

Quando Ignazio salì sul palco, lui gli si rivolse chiedendogli  da quale paese spagnolo provenisse e Ignazio sorridendo disse che il suo era un paesino italiano e per l’esattezza della Sardegna. Sorrise scusandosi per l’equivoco. Fu comunque prodigo di suggerimenti per la voce e per la tecnica.

Quando finirono le audizioni, si alzò e venne verso di noi che lo assalimmo per foto ed autografi.

Fu disponibilissimo ma mi impressionò la mole fisica.  Zoppicava camminando a fatica e teneva con la mano destra un secchiello pieno di  cubetti di ghiaccio che masticava in continuazione. Il caldo di quel 14 agosto era davvero afoso e lui probabilmente  lo faceva per mantenere bassa la sua temperatura corporea.

Oggi ricorre il decimo anniversario della sua scomparsa. Voglio ricordarlo con un servizio TV   della serata cui assistii quel lontano 1985


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Io e Onofrio ci conoscevamo da 60 anni…” con queste parole il direttore d’orchestra Sandro Sanna ha aperto la serata dedicata al suo amico fraterno Onofrio Figliola, stimato musicista, che ci ha lasciato inaspettatamente un mese fa. “La nostra amicizia è iniziata da bambini e proseguita fino alla fine, con la complicità della musica..  Non ci siamo mai persi di vista  e ogni anno , in occasione dei reciproci compleanni ci sentivamo telefonicamente  ricordando i bei tempi andati, ma l’ultima telefonata – ricorda Sandro Sanna – non mi era piaciuta. Lui non parlava mai dei problemi di salute e qui lo aveva fatto, un brutto presentimento..

Eravamo davvero in tanti ieri sera, all’Auditorium del Conservatorio di musica, per omaggiarlo. C’erano tanti amici, colleghi e parenti. Sua figlia Emanuela in primis che a fine concerto ha ringraziato il direttore e le formazioni corali del Collegium Karalitanum   Polifonica karalitana con l‘ensamble di fiati che uniti hanno eseguito il Requiem di Faurè in un originale arrangiamento dello stesso Sanna. Un Requiem a cui Onofrio era particolarmente legato e che in questa occasione è stato impreziosito da un cammeo: l’ensamble vocale Kor che ha sostituito (con un ulteriore arrangiamento questa volta di Manuel Cossu) le parti solistiche. Onofrio aveva a cuore questa formazione perchè alcuni di loro hanno iniziato a fare musica corale proprio grazie a lui quando, per un lungo periodo prese in mano la direzione del Coro Universitario Musicale. Così lo ricorda Barbara Crisponi componente dei Kor: “ Ho conosciuto il Maestro Figliola nel ’93, quando ho fatto l’audizione per il coro delle voci bianche per la stagione concertistica del teatro. Lo conoscevo solo di vista, come docente,  invece poi da lì è diventato “ Il mio maestro di coro”, prima appunto nel coro di voci bianche, e poi per un altro po’ di anni col Cum  

Onofrio amava il jazz e quando ne aveva l’occasione si cimentava in arrangiamenti. I miei ricordi artistici di lui risalgono agli anni in cui diresse il Coro del teatro lirico. Aveva creato all’interno di esso, una formazione corale femminile che si esibiva soprattutto nelle scuole e in spazi inusuali diversi dal teatro. Il repertorio era arricchito anche da qualche brano jazz che lui aveva arrangiato per voci femminili.

Era burbero e ironico  contemporaneamente. Chi non lo conosceva bene poteva rimanere ingannato dal suo aspetto severo che invece nascondeva  un grande senso dell’umor. Tanti cagliaritani  ricorderanno quanto fossero divertenti i suoi doppiaggi in dialetto, dei  film di Perry Mason, dove  interpretava il ruolo dell’avvocato Perra. Erano gli anni della nascita dell’ emittente privata Videolina, metà anni 70, con la quale collaborava.

Di seguito un  video-documento della serata


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Cristina Melis mezzosoprano

Gustavo Melis è stato un maestro di canto, il mio, ma anche quello di tanti altri artisti che dopo un diploma hanno deciso di perfezionare la tecnica con lui. Il M° Melis era un vero artigiano della voce. Trattava lo strumento vocale con grande cura e proprio per questo motivo molti artisti si rivolgevano a lui per poter “aggiustare” qualche cosa che stava andando fuori binario. E’ stato il primo maestro di tantissimi artisti che poi hanno preso il volo in teatri internzionali come il contralto Bernadette Manca di Nissa, il soprano Paoletta Marroccu e il soprano Rossella Ragatzu tanto per citarne alcuni.

A 30 anni dalla sua scomparsa, Cagliari vuole ricordarlo con un concerto sinfonico corale dove fra le interpreti ci sarà anche sua figlia Cristina, apprezzato mezzosoprano oggi in carriera.

Il maestro Gustavo Melis è stato anche un ottimo maestro di coro (diresse per un periodo anche il coro del Teatro Lirico di Cagliari), in particolare portò in auge il coro del Centro Universitario Musicale  col quale partecipò alle più importanti competizioni internazionali vincendo diversi premi.

Domenica 9 aprile, alle ore 20,30, nella Chiesa Collegiata di Sant’Anna in via Azuni a Cagliari, sarà eseguito lo STABAT MATER, una delle ultime opere di Giovanni Battista Pergolesi per soprano, contralto e orchestra e il monumentale Requiem di  Gabriel Faure’ per soprano, baritono, coro e orchestra . Tra i protagonisti, oltre alla citata Cristina Melis ci sarà il soprano Elisabetta Scano, il soprano Elena Schirru, il baritono Nicola Ebau;  la classe di fiati del Conservatorio di musica di Cagliari, l’Orchestra Kamerata Karalis e due dei più antichi cori cagliaritani: il Coro Collegium Karalitanum e la Polifonica Karalitana ancora insieme dopo il grande successo del precedente concerto in cui fu eseguito il Gloria di Vivaldi.

La direzione sarà affidata al maestro Sandro Sanna che per questa occasione si avvale di una sua innovativa ed accattivante trascrizione per fiati, organo, arpa e contrabbasso.

Il Concerto verrà introdotto dalle riflessioni di Mons. Miglio in preparazione alla Pasqua.

L’EVENTO è stato organizzato anche grazie alla preziosa collaborazione del LIONS CLUB CAGLIARI SAINT REMY

L’ingresso a offerta libera servirà per raccogliere fondi  da destinarsi  nuova Casa di accoglienza della Caritas in via Santa Croce.

 

 

 

 

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Il soprano cagliaritano debutta a Napoli il 4 Novembre 1987 in una grandissima occasione, è infatti nel cast di “Festa Teatrale”, spettacolo ideato dal M° Roberto De Simone che segna l’inaugurazione della Stagione d’Opera 1987-88, ma soprattutto celebra il 250° della fondazione del Teatro San Carlo.

La Devinu si esibisce cantando arie di Cimarosa, Paisiello, Pergolesi e Haydn con l’orchestra guidata dal M° Gustav Kuhn. Ritorna nel gennaio 1994 per interpretare il ruolo a lei più congeniale, è infatti Violetta nella verdiana Traviata diretta dal M° Maurizio Arena… L’allestimento riscosse molto successo, e la sua interpretazione tanto apprezzata, che quella Traviata (regia di Sandro Sequi, scene e costumi di Giuseppe Crisolini Malatesta), fu replicata anche nell’aprile 1995 (Direttore M° Giacomo Maggiore) e nel maggio 1996 (sul podio il M° Daniel Oren).

Della Devinu si ricorda inoltre la sua partecipazione nella belliniana “I Capuleti e i Montecchi” (marzo 1995, direttore M° Angelo Compori) ed infine la sua ultima apparizione a Napoli, nel marzo 1998, con “Eva” l’operetta di Franz Lehàr, alla guida dell’orchestra il M° Michael Guttler (nella foto Giusy Devinu negli inconfondibili abiti di Violetta).

In questi giorni, il basso Francesco Musinu suo marito, è tornato in quel teatro che li ha visti insieme. Impossibile per lui non tornare con la mente a quei momenti: “Quanti applausi hai ricevuto qui e quanti amici. Sappi che molti artisti del coro ti ricordano con commozione come la miglior Violetta degli ultimi decenni. In questa città che tanto è colma di significati ,per noi intangibili”


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Per tutti era Cicci, Vincenzo Schirru, che ha servito centinaia di musicisti sardi.

Ero poco più che adolescente e lui era il giovanissimo commesso di una nota ditta di strumenti musicali, la più importante del cagliaritano.  Cominciavo a fare musica nella mia parrocchia con una chitarra e qualche libretto di accordi. La mia prima chitarra l’ho acquistata da lui che già allora, posso dirlo, aveva una vera e propria vocazione nei rapporti col pubblico. Dal quel negozio si usciva sempre soddisfatti perchè lui si faceva in quattro per accontentarti. Ricordo, come fosse oggi, che nel mio gruppo, tutti adolescenti e squattrinati, si aveva bisogno di un amplificatore per poter portare la musica nelle case di riposo. Il nuovo costava troppo, e anche mettendo insieme le paghette dei nostri genitori e la questua di qualche messa cantata, non si raggiungeva la somma per acquistarne uno. Lui si prodigò per trovarne uno usato. Per noi è stata una gioia immensa e per lui grande soddisfazione.

Un giorno mi disse che aveva deciso di mettersi in proprio. Aprì un negozio  (Il controfagotto) con un amico, vicino al Conservatorio di musica quella che poi sarebbe diventata la mia scuola. Diventò così il punto di riferimento di noi studenti e di tutti i musicisti che andavano e venivano dal conservatorio e poi dal Teatro lì accanto . Da Cicci si trovava lo spartito o lo strumento , ma sempre anche una battuta e un sorriso che gli veniva dal cuore e poi  ho scoperto anche da una grande spiritualità.

Pian piano ci siamo persi di vista . A distanza forse di oltre un decennio dall’ultima volta, sono rientrata in quel negozio, qualche settimana fa, per acquistare un’ armonica per un  nipotino che comincerà la scuola media. Ho pensato a Cicci ben sapendo che era ormai era in pensione e non lo avrei certamente incontrato. Con mia grande sorpresa invece era lì, un po’ diverso dall’ultima  volta, aveva qualche chilo in più ed ho stentato a riconoscerlo se non fosse stato per il suo inconfondibile sorriso e i suoi simpatici baffi. Ci siamo salutati affettuosamente e subito abbiamo ricordato i tempi in cui acquistavamo gli strumenti e gli spartiti per il coro della parrocchia. Come sempre mi ha fornito ciò che cercavo dandomi i consigli giusti sullo strumento più adatto. Abbiamo parlato del più e del meno, dei miei allievi, del Teatro lirico e e dei  programmi della nuova stagione. Il saluto è stato un arrivederci a presto senza far passare altri 15 anni.

Ieri ho ricevuto incredula  la triste notizia che Vincenzo (Cicci) ci aveva lasciato quasi improvvisamente . Per la fede profonda che lo contraddistingueva ora è sicuramente lì,fra gli angeli, a gioire della musica suonata qui, sulla terra, dai tanti musicisti che hanno avuto l’onore di conoscerlo ed essere serviti da lui.

Un affettuoso abbraccio alla moglie e ai suoi figli.

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Chi come me ha vissuto l’infanzia negli anni ‘60, non può non ricordare la mitica Mariele Ventre direttrice del coro dell’Antoniano di Bologna.

Il concorso televisivo dedicato ai bambino, “Lo zecchino d’oro” aveva come fiore all’occhiello un coro preparato magistralmente dal lei Mariele, che ai bambini insegnava a cantare bene, in armonia e nel rispetto comune verso un unico fine.

Mariele (più esattamente Maria Rachele, come l’avevano chiamata i genitori al battesimo), nasce il 16 luglio 1939 da genitori di origini lucane, che  le trasmettono l’amore per la musica ( grande passione del padre), grazie alla quale, a 4-5anni anni appena, comincia a frequentare il Teatro dell’opera di Bologna, anche se è “roba da grandi”.

Con il convento S.Antonio di Bologna è amore a prima vista, fin dall’infanzia: lì impara a pregare e lì fa la catechista, senza neppure immaginare che tra quelle stesse mura sarebbe sbocciata la sua “vocazione”. Infatti, dopo il diploma di maestra elementare nel 1957 e in pianoforte nel 1961, rinuncia ad un promettente futuro da concertista semplicemente perché la sua strada si incrocia con quella dello Zecchino d’Oro. Nata a Milano due anni prima, la fortunata rassegna canora ideata dai frati si trasferisce a Milano proprio nel 1961. Da allora è un susseguirsi di successi per una rassegna che vive ancora oggi.

Fino all’ultimo, già profondamente segnata da un cancro al seno che da anni la sta martoriando, riesce ancora a dirigere la 38a edizione dello Zecchino d’Oro, spegnendosi una ventina di giorni dopo, il 16 dicembre 1995. In questi 18 anni  le hanno edificato monumenti, intitolato parchi e piazze, scuole e strade, da Sassari a Sestri levante.

Ad Uta, cittadina del sud della Sardegna, l’Associazione “Stelle e umanità” presenta “Piccole voci per Mariele“.

Il 2 settembre prossimo (ore 21),  per l’occasione, la sorella Maria Antonietta Ventre sarà madrina della manifestazione che si terrà presso il Centro Sociale “Argiolas Mannas”.

 

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Disegno di Donatella Carta

di Donatella Carta

 È una sera speciale. Decido di uscire, anche se avrei solo voglia di stare nel mio divano col mio pelosetto in braccio. Ma è importante che io ci sia, lui era un fratello e, come mi piace pensare, “gli amici sono i fratelli che scegliamo in questa vita”.

Arrivo in teatro e la vedo, Licia, la sua compagna di vita, sua moglie. Con timidezza mi avvicino a salutarla, è bellissima come sempre. Un abbraccio carico di emozioni, una sorellina e il ricordo indelebile di ciò che Sandro diceva sempre “ma quanto è bella Licia…”.

Nelle prime tre file la sua tribù e tutta la sala con una folla di amici, riuniti per celebrare un grande uomo. Si spengono le luci, fiato sospeso. Parte una proiezione e mi emoziono. I ricordi si susseguono. Una carrellata di video che lo vedono protagonista, col contrabbasso e con la batteria, il suo primo amore.

Siamo tutti commossi e assistiamo alla celebrazione dell’arte. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla musica, con una grande umiltà, senza mai montarsi la testa, sempre dubbioso sulle sue capacità, quasi inconsapevole del suo talento. Tanti dubbi, frutto di una bella intelligenza, gli permettevano di migliorarsi continuamente e di non arrendersi mai davanti agli ostacoli del nostro mestiere. Finisce la proiezione, si riaccendono le luci e appare il caro collega Giovanni Chiaramonte, visibilmente commosso parla col pubblico, come se conoscesse tutti. Il dolore della perdita ci fa sentire un tutt’uno. Presenta il concerto, incentrato sul contrabbasso. Ci sono tutti i colleghi della nostra orchestra: Sandro Fontoni, Simone Guarneri, Giovanni Chiaramonte, Andrea Piras, Omero Bandinu, Alessio Povolo, Francesco Sergi, Rinaldo Asuni. Al pianoforte la splendida Elisa Pais, cantante lirica nel nostro coro, che accompagna le esibizioni, destreggiandosi con naturalezza tra il classico, il moderno e il tango argentino. Un meraviglioso concerto, che ha visto un crescendo di performance, da brani per un contrabbasso e pianoforte, a duetti scherzosi, ensamble con il nostro amico e collega percussionista Emanuele Muroni e un piccolo sketch comico che ha portato una ventata di allegria e risate nel pubblico.

Il concerto si conclude con tutti i contrabbassisti sul palco, in un brano di Morricone. Alle loro spalle un video con foto di Sandro. L’emozione ci regala un nodo in gola e tanti non riescono a trattenere le lacrime. È un momento perfetto, tutto ci parla di lui e in silenzio lo stiamo salutando.

Lui è qui, ci guarda e sussurra “ma state scherzando? Davvero siete tutti qui per me? ” e lo vedo ridere mettendosi a posto i capelli, come faceva sempre quando sentiva timidezza.

Il concerto è finito, tanti applausi e sorrisi malinconici. Lo vedo, gira tra il pubblico e riconosce tutti i suoi vecchi amici. È felice, sa che ha lasciato un segno su questa terra. Era Sandro Mosino, per gli amici Sandrone, era mio amico da sempre, era mio fratello e sarà sempre nel mio cuore e in quello di tutti gli amici.

Ciao Sandro.

Donatella Carta Violrojo

 

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Il 21 giugno il Comune di Cagliari le ha dedicato l’Arena del Parco della musica scoprendo una targa a suo nome. Lei Giusy Devinu, soprano cagliaritano morta prematuramente nel pieno della sua carriera internazionale, sarà ricordata domani attraverso una danza. I maestri Roberto Magnabosco e  Benedetta Bucceri, titolari della scuola di danza Arabesque di Cagliari, hanno creato una coreografia sulla voce di Giusy ,in una di quelle opere che la resero celebre (dopo la Traviata): Lucia di Lammermoor. 

Con Roberto Magnabosco danzeranno anche Giorgia Damasco,  Marco Maxia Saiu, Nicola Serra, Federica Farci, Barbara Collu e Carmen Cadoni

Questo spettacolo era già stato rappresentato in occasione  della Festa della Musica del 2012, nel Parco della Musica antistante il Teatro Comunale, e aveva visto protagonisti all’epoca, oltre a Roberto Magnabosco anche Assunta Pittaluga, Claudia Tronci e Gabriele Vaccargiu.

Domani 13 ottobre, alle ore 17, la nuova rappresentazione che è stata rivisitata e corretta, sarà davanti ad un pubblico speciale: gli ospiti della casa di riposo “ Vittorio Emanuele II”  a Terramaini- Cagliari.

Lo spettacolo  rientra nella rassegna “Artisti a Terramaini” iniziata questa estate, e che si prolungherà finchè ci saranno artisti che vorranno donare mezz’ora del loro tempo agli ospiti della casa di riposo.

L’ingresso è libero ed è aperto a tutti.

nelle foto alcuni momenti delle prove

Intanto vi anticipo che il prossimo appuntamento sarà il 26 ottobre sempre alle 17, con un grande violinista, Gianmaria Melis accompagnato dalla pianista Ilaria Vanacore.

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Quando si vuole ricordare una persona che non c’è più,  la cosa più bella è quella di poter ascoltare le testimonianze  di chi l’ha conosciuta e di chi l’ha frequentata. Così ho fatto  per non far  dimenticare la cantante lirica,Giusy Devinu mia compagna di studi, e alla quale la Città di Cagliari la scorsa settimana, ha dedicato l’Arena sita nel Parco della Musica.

Ho realizzato diverse interviste con testimonianze di colleghi e artisti che hanno lavorato con lei. Oggi è la volta del ballerino cagliaritano Roberto Magnabosco.


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Il maestro Marco Faelli, attuale direttore del coro del Teatro Lirico di Cagliari, ricorda, in questa video-intervista, il grande direttore d’orchestra Claudio Abbado negli anni in cui era direttore artistico del teatro lirico più importante del mondo. Il maestro Faelli all’epoca giovanissimo, era assistente del maestro del coro e direttore d’orchestra e muoveva i primi passi da professionista  .


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Oggi Maria Callas avrebbe compiuto 90anni. Guardiamo questo servizio che percorre a grandi linee la sua carriera


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Non si può capire l’emozione che ho provato ieri sera rientrando in quel teatro-auditorium che mi ha visto protagonista dei primi saggi di canto, di tanti esami e tante opere liriche!

Il pubblico era formato in maggioranza da professori- ex compagni di scuola, ma anche da tanti allievi, amici e parenti  presenti per ricordare la comune compagna di studi musicali: il soprano Giusy Devinu, scomparsa troppo presto mentre era  al culmine della carriera.

La serata, organizzata dal Conservatorio di Musica come omaggio al celebre soprano cagliaritano, comprendeva  due protagonisti importanti del panorama musicale isolano : il pianista Maurizio Moretti e il contraltista Gianluca Belfiori.

Un raro filmato tratto da una puntata di Sardegna Canta, ha introdotto il pubblico alla conoscenza del percorso artistico di Giusy. Ambra Pintore, popolare conduttrice della trasmissione della emittente sarda Videolina, l’aveva voluta intervistare    nei luoghi che l’hanno vista nascere come musicista: il  conservatorio ,la sua aula magna, e il Teatro Lirico che inaugurò insieme al contralto Bernadette Manca di Nissa presente ieri.

E ieri sera è stata proprio Ambra a presentare la serata, con molta commozione, considerato che erano presenti anche la madre , la sorella e la nipote del soprano cagliaritano.  

Poi la direttrice  del Conservatorio, Elisabetta Porrà, ha ricordato Giusy e introdotto i due protagonisti: il contraltista Gianluca Belfiori Doro e il pianista Maurizio Moretti. Due artisti sardi che hanno conosciuto e frequentato il soprano, sia in qualità di compagna di studi  che di maestra e amica.

Ambra Pintore ha proseguito leggendo e interpretando in maniera magistrale i brani del  repertorio francese presentato dai due artisti che dal canto loro hanno regalato al pubblico una performance davvero unica e raffinata. Inoltre Moretti ha poi eseguito alcuni brani di Chopin evidenziando ancora le sue doti tecniche e interpretative.

L’incasso della serata, sarà utilizzato per una borsa di studio a giovani cantanti lirici, quei giovani che Giusy amava istruire regalando la sua esperienza attraverso le sue master class.


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UN GRANDE REQUIEM PER RICORDARE LA CAGLIARI BOMBARDATA

L’opera di Cherubini con il Coro Collegium Karalitanum e l’Orchestra Incontri Musicali

La maestosità e la bellezza del Requiem in do min. di Cherubini, due prestigiosi interpreti della musica isolana il Coro Collegium Karalitanum e i professionisti dell’orchestra Incontri Musicali diretti da Giacomo Medas, la spendida cornice della chiesa di Sant’Eulalia è nasce l’evento,  organizzato dalla Vicaria della Cattedrale di Cagliari e dalla parrocchia di Sant’Eulalia, sabato 11 maggio alle ore 21,00  per l’ultima serata di Sonus de Atongiu 2013 – Concerti di Pasqua (organizzata da Incontri Musicali in collaborazione con Collegium Karalitanum) con il patrocinio della Regione, della Provincia e del Comune di Cagliari,  per ricordare il 70° anniversario dei bombardamenti sulla città di Cagliari.

La famosissima opera che Cherubini scrisse nel 1815 per ricordare la morte del fratello del re francese Luigi XVIII fu molto apprezzata da Beethovem Schumann e Berlioz tanto che venne eseguita proprio ai funerali di Beethoven.

Il Coro Collegium Karalitanum sulle scene da circa 40 anni è una delle formazioni sarde più apprezzate anche fuori della Sardegna e vanta numerose presenze in importanti Festival e manifestazioni internazionali (Barcellona, Neuchatel,  Arezzo, Calceranica al Lago, Santa Margherita Ligure, Garlenda, Roma, Embrun, Siena, Parigi, Principato di Monaco e Camera dei Deputati) ed il suo Festival internazionale corale di Musica sacra che si tiene annualmente a fine novembre è molto apprezzato e ricercato da prestigiosi cori internazionali.

 Le manifestazioni per ricordare i giorni dei bombardamenti a Cagliari cominciano sabato alle 20 sempre nella chiesa di Sant’Eulalia con l’inaugurazione della mostra fotografica e alle ore 21 il Requiem di Cherubini; lunedì 13 maggio sempre nella chiesa di Sant’Eulalia alle 16,30 Tavola rotonda coordinata dal Prof. Pasquale Mistretta  e dopo i saluti di Don Marco Lai e di S.E. Mons. Arrigo Miglio daranno la loro testimonianza numerose personalità che hanno vissuto il tragico evento.

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“Vieni, con me ad un concerto di musica classica?”.

Era la prima volta che accettavo un invito del genere. Ne avevo sempre sentito parlare e sempre avevo rifiutato. Non mi piaceva e basta! Ho sempre pensato che la musica classica fosse una barba e tanto più ….mi sarei dovuta vestire quando stavo per infilarmi le pantofole e gustarmi “ballando con le stelle” alla TV.

Ma questa volta ho deciso di dare un taglio alla prigrizia.

“Si, vengo, ma dopo andiamo a mangiare la pizza? Al peggio mi addormento”- ho pensato.

Ho sempre sentito che a teatro si va vestiti eleganti. Avevo un’anziana zia che mi raccontava di certe maratone in lungo  in occasione della Stagione Lirica. Si pensava alla “prima” come ad un evento importante cui ci si preparava dalla fine della stagione precedente: “cavalli, lacchè, abiti da sera, signore in decoltè e pellicce” -  erano le parole che le sentivo ripetere quando si ricordava dei suoi tempi.

Ma eccomi all’appuntamento quindi, vestita come per un matrimonio,  con questo gruppetto di amici, improvvisato su FB. Ci si conosce quasi tutti, alcuni solo su facebook, ma era come se li avessi sempre conosciuti.

“Allora,  vi avviso! Non abbiamo biglietti perchè l’ingresso è libero!” – sottolineava l’organizzatore della serata -  “quindi siamo abbastanza in anticipo per poter trovare dei posti decenti, magari tutti nella stessa fila”.

“Sai quanto me ne frega!” – ho pensato. Non vedevo l’ora che tutto fosse finito per andare a mangiare.

Mi guardo dietro e vedo che la fila comincia a crescere. Ma, a quanto pare, questa barba di musica classica piace anche ad altri. “Caspita!”

Pochi minuti, e quella fila era diventata una vera e propria carovana dietro di me, fino alla strada. Ci sono un sacco di facce conosciute.

Toh, chi ti vedo?

Il mio vicino di casa, quello che vive solo, poveretto. Forse viene qui per trovare moglie. Ho sempre pensato che fosse single o separato, ma magari non lo è.E’ sempre così gentile, ma a me proprio non piace. Secondo me ogni tanto ci prova. Mi ha sorriso per mezzora…

“Ma c’è anche la verduraia!”  Ma guarda guarda, la verduraia che viene a sentire la Nona  di Beethoven. Devo dire che un po’ mi dà fastidio. Una persona ignorante come lei, che, a malapena, riesce a fare un discorso sulla maturazione dei meloni d’inverno ,  si interessa di cultura, di musica classica.  Sicuramente è per darsi un tono. Come diciamo in cagliaritano: un vero priogu pettonau (pidocchio pettinato).

Finalmente si entra! Aprono le porte, la gente spinge un po’.

“Calmatevi! Non siamo mica al concerto di Vasco Rossi!! “(l’ho solo pensato) .

La curiosità di vedere questo luogo tanto rinomato mi stava cominciando ad aumentare.

Lo scorso anno spesso mi imbattevo in qualche gruppuscolo di dipendenti di questo teatro che protestavano contro Tizio e contro Caio. Erano le poche volte che avevo sentito nominare il Teatro lirico.

“Gulp…! Che bello. Che bei colori!” Per un attimo mi è mancato il fiato. Quante poltrone rosse, e questo palcoscenico , è enorme!!. (L’ultimo palcoscenico che ho visto era quello del Palazzo d’Inverno  per uno spettacolo di prosa.)

E la gente corre, corre. Si siede e parla , e nomina  Beethoven, e la Nona, e qui e là, Beethoven sordo,  ecc ecc. Boh!?

E poi, non ci posso credere…..dopo che ci siamo sistemati , ho sentito dietro di me una voce. Dietro di me c’era la verduraia!!!!Nooo, non la sopportooo!! Sapeva tutto, tutto tutto della NONA DI BEETHOVEN, altro che priogu!!

Ha cominciato a raccontare a voce alta, al suo vicino, tutte le storie del musicista e di come aveva composto questa roba che era sordo, che aveva voluto aggiungere il coro ecc. ecc. bla bla bla. Uffa. mi stava cominciando a venire l’ansia, mi dava fastidio questa voce petulante.

“Ma perchè non cominciano?” Ho pensato guardando il palcoscenico pieno solo di sedie e leggii!

“Eccoli, eccoli, finalmente!” I musicisti entrano e si sitemano nelle loro postazioni. “Toh, c’è anche il figlio della mia amica”. Lui suona uno di quei chitarroni grandi, in piedi. Come si chiamano mmmh. Ci ha pensato   la verduraia a farmelo arrivare. Raccontava alla sua vicina di poltrona che molto tempo fa anche suo nonno suonava il contrabasso.

Ah , ho capito, quello era un contrabasso. Certo la mia cultura di insegnante di economia aziendale non mi aveva mai avvicinato a questo mondo che, lo ammetto, stava cominciando ad incuriosirmi.

Ma ecco, ecco che entra un signore decisamente in carne, senza capelli, che si piazza davanti alla sedia vicino al centro del palcoscenico.

“Sarà forse il direttore d’orchestra?”  No, perchè comincia a suonare da solo il suo violino, e poi tutti lo seguono. Ma staranno cominciando? Forse no.

Naturalmente lei, la verduraia, spiega alla vicina che stanno accordando gli strumenti. Mmmmh, ma allora, perchè non c’è il direttore d’orchestra ?   Non era lui che dava il via a tutto?

“Eccolo, eccolo che entra, che belloooooo, proprio bello, con quel frack! Saluta, è proprio un gran signore”.

Ci guarda tutti…mi guarda, anzi mi fissa. Oddio, che emozione, il cuore mi balza in petto.

Perchè mi guarda? Ah, forse perchè non mi ha mai visto a teatro. Si, si, è sicuramente per quello!” -  L’ho detto alla mia amica , ma lei  si è fatta una risata.

“Ma non lo sai che i direttori cambiano sempre?” – Mi ha detto. Non lo sapevo .

Cominciavo a sentirmi un po’ mezza scema e un po’come un bambino di un anno e mezzo che scopre i primi giochi meravigliato…..

fine prima puntata

seconda parte

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In questa giornata di festa dedicata ai papà, voglio ricordare quei papà che non ci sono più e in particolar modo mio padre  che mi ha trasmesso la passione per la musica e il canto .

Voglio ricordarlo con questa foto.

AUGURI PAPA’!

 

 

 

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Oggi alle ore 11.30 a Roma c’è stato l’ultimo saluto alla ballerina  Paola Leoni . Poi la famiglia ha pensato di riunire a breve tutti gli amici artisti e non … a Cagliari tra qualche giorno!

Il ricordo del ballerino coreografo cagliaritano Roberto Magnabosco.

“Donna di Ferro e di grande Cultura, ho partecipato con lei al Corso di formazione Prof. per Danzatori rganizzato dalla Regione 30 anni fa. Poi ho lavorato per il suo Centro A.S.M.E.D.per ben 4 anni. Grande Ballerina!Buon Viaggio cara Amica e Maestra, buon viaggio a te che ci hai lasciato alla tua Arte che verrà coltivata in tuo ricordo. Beati gli Angeli del Paradiso, che diventando tuoi allievi Tersicorei…danzeranno ancor più luminosi … per il Padre Amorevole!Grazie d’esser stata il nostro Angelo della Danza …qui sulla Terra!Ci mancherai tanto … ?”

Una maestra, con un carattere speciale, difficile forse, ma grande personalità, INDIMENTICABILE.
Allieva della Palladino ha sempre avuto il prezioso dono della Originalità, della creatività oltre e altro, la amavo.
La amerò* Con grande rimpianto e affetto, Marlene

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Un concerto per onorare l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, opportunamente nascosti dietro una barriera in cemento alta due metri: gli U2 suoneranno il 9 novembre alla Porta di Brandeburgo di fronte a 10mila spettatori; gli altri dovranno rassegnarsi a cercare di scalare l’ostacolo se vorranno vedere il gruppo irlandese.

(continua…)

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Constatata, a distanza di quasi due mesi dalla sua triste dipartita, la modesta rilevanza attribuita dai principali organi di stampa nazionale specializzati in musica lirica, riguardo la prematura scomparsa del soprano cagliaritano Giusy Devinu, artista di notevole fama internazionale, il Dr. Lanfranco Visconti, amico fraterno della cantante e del di lei marito Francesco Musinu, nonchè da anni collaboratore del mensile “Gli Amici della Musica” (con redazione a Ferrara e diretto dal Dr. Athos Tromboni), ha ritenuto di voler ancora dedicare alla compianta conterranea artista -sulla rubrica “Lettere al direttore” del numero di Luglio 2007 del suddetto mensile -, un ulteriore commosso ricordo, affinchè la sua sublime arte sia sempre di insegnamento per chi volesse intraprendere oggi la non facile carriera di artista lirico e affinchè le sue grandi qualità umane rimangano sempre vive nel cuore di tutti noi.
Con l’occasione il giornalista desidera ringraziare il suo direttore per la sensibilità dimostrata nel voler cortesemente pubblicare il contributo che segue:Lettere al Direttore

Ancora un commosso ricordo per Giusy Devinu
da parte di Lanfranco Visconti
Caro Direttore,
come sappiamo, due mesi or sono è prematuramente scomparsa Giusy Devinu. Un lutto inaspettato e doloroso che ha lasciato un grandissimo vuoto in quanti la conoscevano e in tutto il mondo dell?opera lirica. La sua è stata un?uscita di scena in punta di piedi, senza clamori, con la semplicità e la riservatezza che hanno sempre caratterizzato la sua nobile arte di belcantista. Chi scrive ha avuto il privilegio di conoscerla bene sin dagli inizi della sua brillante carriera, quando nel 1982, appena ventiduenne, vinse meritevolmente il Concorso internazione “Belli” di Spoleto - sbaragliando numerosi concorrenti – debuttando il ruolo di Violetta ne La traviata, con la regia di Marco Parodi. Ruolo nel quale primeggiava per le eccellenti doti vocali ed interpretative e con il quale ha deliziato, per oltre quindici anni in trentadue produzioni, il pubblico dei più prestigiosi teatri nazionali ed internazionali, diretta dai più grandi direttori d?orchestra. Le sue numerose e vibranti interpretazioni di Violetta sono state uniche ed indelebili: era uno strumento musicale più che una voce e non solo in questo ruolo. Da quel momento e sino al 2002, ho seguito passo passo il momenti più belli della suo percorso artistico (è stata, infatti, anche una commovente Gilda, un?intensa Lucia, una coinvolgente Donna Anna e Donna Elvira, una soave Giulietta, una trascinante Anna Bolena, una straordinaria Maria di Rohan), condividendo con lei le gioie dei numerosi successi conseguiti. Le sue ultime parole pare siano state di speranza: speranza in una ripresa, che purtroppo non c?è stata. Lei ha sempre ammesso di aver avuto un vita ricca di tante soddisfazioni, che ha lasciato ai suoi cari ed agli amici, affinché non si dimenticassero di lei. La sua scomparsa lascia davvero un vuoto difficile da colmare, nel cuore del suo adorato marito Francesco Musinu, dei suoi familiari, negli ambienti del teatro lirico ed in tutti coloro che – come il sottoscritto – ne hanno apprezzato le speciali qualità umane ed artistiche. Giusy avrà sempre un posto d?onore nei miei ricordi più belli, perché ha voluto e saputo dimostrare, e soprattutto, infondere in tutti la sua innata generosità e la sua grandezza anche nel momento più doloroso della sua breve ma pur intensa esistenza, vissuta sempre al servizio dell?arte, della musica e del suo pubblico. Negli ultimi anni, con lo stesso impegno e disponibilità che avevano contraddistinto la sua carriera sul palcoscenico, si era dedicata con passione all?insegnamento, mettendo a disposizione di giovani cantanti lirici la sua straordinaria sensibilità d?artista, la sua esperienza e la sua indiscussa professionalità, dispensando a molti di loro, con rigore ma allo stesso tempo con dolcezza, prezioni suggerimenti e consigli tecnici. A tale proposito, devo dire che molti suoi allievi, facendo tesoro delle sue lezioni, hanno oggi intrapreso un promettente percorso artistico. Giusy non è uscita di scena e mai ne uscirà; per me e senza dubbio anche per chi le voleva bene, vive ancora attraverso il suo sorriso, la sua lealtà umana e la sua indiscussa arte.

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