Articolo taggato “Riccardo Muti”

La voce del basso è la voce più grave nella classificazione dei registri vocali. E’ una voce rarissima, e chi la possiede, associata a delle buone qualità musicali ha una carriera assicurata.

La prima volta che sentii un basso era in occasione di un festival folcloristico, e lui era un russo. Mi impressionò questo timbro così profondo, ma allo stesso tempo rimasi affascinata da una vocalità così inusuale. Nei paesi dell’est c’è una maggiore concentrazione di voci gravi, anche femminili, e questo sembra sia dovuto alla struttura della laringe e a quella ossea del viso che fa da cassa di risonanza.

Eppure anche in Sardegna c’è una provincia dove le voci gravi non sono da meno, la provincia di Oristano. Mario Luperi, Francesco Musinu, Antonello Pippia sono tre “bassi” che provengono proprio da quella zona.

Oggi voglio proporvi una breve intervista con uno di loro, il basso Francesco Musinu che vanta quasi 35 anni di carriera in giro per il mondo: Teatro alla Scala, San Carlo di Napoli, Opera di Roma , Regio di Torino , Lirico di Cagliari , Fenice di Venezia, Verdi di Trieste, tanto per citarne alcuni.

Si è esibito in quasi tutti i Festival e i teatri di tradizione italiani  e stranieri  soprattutto in Francia, Germania, Spagna, Canada e Giappone.  Insomma una carriera intensa e varia che prosegue ancora oggi con grande successo.

Parte di questa carriera l’ha condivisa con sua moglie Giusy Devinu (v. blog ),  e l’opera che li ha visti maggiormente insieme è stata la Traviata. Il suo ruolo,  quello del dottor  Grenvil,  è il più eseguito in assoluto, tant’è che scherzando, dice di essere in attesa della “Laurea ad onorem” in medicina.

Francesco è una persona con uno spiccato senso dell’ironia.  Da bambino era invece molto timido  e si vergognava di tutto. Certo è strano se si pensa che poi, nella sua carriera  è stato diretto dai più grandi direttori d’orchestra del mondo: Claudio Abbado, Riccardo Muti , Giuseppe Sinopoli, Daniel Oren, Nello Santi, Gianluigi Gelmetti,  ecc. Per non parlare dei suoi compagni di palcoscenico, nomi da leggenda : Domingo, Bruson, Ricciarelli, Furlanetto, Ghiaurov . I registi non sono da meno: Carmelo Bene, Gabriele Salvatores,Franco Zeffirelli,  Liliana Cavani.

Francesco, chi ha scoperto le tue doti canore?

Sono nato in un paese della provincia di Oristano, Busachi, ma sono cresciuto ad Oristano dove ho frequentato le scuole primarie e secondarie.

Alle scuole superiori avevo un professore, Clemente Caria che dirigeva un coro: la Polifonica Arborense. Lui capì sin da allora che la mia era una voce interessante e mi invitò ad entrare appunto nel suo coro.

Come tutti i ragazzini anche tu avevi un mito

Si, il mio concittadino Mario Luperi, un grande basso.

hai fatto studi specifici al Conservatorio di Musica ?

Dopo le scuole superiori, mi presentai all’esame di ammissione per il Conservatorio G.P. Da Palestrina di Cagliari. Fui ammesso alla classe di canto del  maestro Gianni Socci. All’epoca esisteva ancora il Servizio militare e purtroppo, dopo un anno circa di studio fui costretto ad adempiere ai miei doveri. Al rientro ripresi con la signora Marcella De Osma.

Però  le occasioni di lavoro si presentarono quasi subito 

Si infatti . A 22 anni superai l’audizione per entrare a far parte del Coro del Teatro lirico di Cagliari  e  di lì a poco ebbi il mio primo ruolo da solista nell’Otello.

Quale è stato l’autore che hai eseguito di più?

Sicuramente Giuseppe Verdi. Dei suoi 27 titoli ne ho eseguito 18. Primo fra tutti La Traviata  di cui molte edizioni con mia moglie Giusy Devinu.

Giusy Devinu, un grande soprano con la quale Francesco ha diviso gran parte della sua vita. Erano giovanissimi quando iniziò la loro storia affettiva e poi professionale, e posso dire di essere stata testimone di quei primi momenti.

Francesco la ricorda così.

“La mia vita con lei è stato come un sogno.  Improvvisa arrivò la malattia e tutto cambiò. Come una nube nera, coprì la luce, stinse i colori e il suo bel sorriso che non mancava mai, non si spense ma la luce cambiò. In quei terribili anni di speranze, sofferenza, illusioni e terribili sentenze le stetti vicino come mai. Fu proprio in quegli anni che diventammo una cosa sola. Lasciai il lavoro le amicizie e tutto si racchiuse in un’attesa fatta di tanti attimi. Non la vidi mai piangere ne lamentarsi, anzi, riusciva persino a scherzare. Una volta guardando i medici che non avevano buone notizie,disse: Non preoccupatevi, nel mio lavoro non ho fatto altro che morire.
Questo è quello che posso testimoniare su Giusy, poco e forse non all’altezza. Io l’amai molto e lei amò molto me.

Sotto, un raro documento in cui Francesco canta con sua moglie Giusy.


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Muti, basta opere, offeso dai registi

Esce La musica è la mia vita, collana del Corriere della Sera

”Non faccio più opere: ho pochi anni da vivere non posso passare tempo a discutere con un idiota che offende la nostra cultura”, ha detto il maestro Riccardo Muti in occasione della presentazione di La musica è la mia vita, una serie di pubblicazioni in uscita con il Corriere della Sera. Per Muti, l’approccio all’opera a suo dire è completamente sbagliato, ha detto lanciando frecciate alla ‘Traviata’ del regista Tcherniakov che due anni fa inaugurò la stagione scaligera (ANSA)

Arriva in edicola la collezione RICCARDO MUTI – LA MUSICA E’ LA MIA VITA, una collana inedita di CD per ripercorrere le tappe fondamentali della carriera di Riccardo Muti attraverso una raccolta di registrazioni selezionate personalmente dal Maestro, dagli esordi ad oggi, per rivivere nota dopo nota il suo talento e la sua passione.
Prima uscita in edicola“Don Giovanni” di Mozart + in omaggio il libro inedito “La musica è la mia vita” di Riccardo Muti.

Opera composta da 32 uscite, periodicità settimanale.

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Arturo Toscanini Guido Cantelli

Il direttore d’orchestra Donato Renzetti, racconta la sua vita artistica attraverso la video- intervista che mi ha rilasciato in occasione della sua permanenza a Cagliari, per dirigere l’opera “Gli stivaletti” di Ciaikovskij.

In questa terza parte (vedi 1^ e 2^) il maestro racconta la sua importante vittoria al concorso per giovani direttori d’orchestra intitolato all’ultimo allievo di Toscanini, Guido Cantelli, promettente musicista morto prematuramente. Un concorso  prestigioso che avrebbe lanciato alla ribalta mondiale direttori d’orchestra come gli italiani Muti, Gelmetti,  l’israeliano Inbal, lo statunitense Frazier.

L’ultima edizione del premio “Guido Cantelli” si è svolta a Novara nel 1980 ed è quella che ha lanciato proprio il maestro Donato Renzetti.


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Sembra impossibile che, a distanza di tre mesi , si possa cambiare radicalmente opinione su un teatro e i suoi artisti.

Ho ritrovato questo video che riguarda la tournée che il Teatro dell’Opera di Roma ha fatto in Giappone,  e dove l’eco di un successo meritatissimo ha fatto il giro del mondo.

Oggi quegli artisti sono stati tutti licenziati!

Grazie a youtube, però, chiunque può vedere e sentire le parole di elogio che, in quella occasione, sia il direttore Riccardo Muti che il sovrintendente  Carlo Fuortes, hanno riservato alle masse artistiche, vere protagoniste di questo successo . Per chi non lo avesse ancora visto consiglio la visione e l’ascolto con  attenzione fino alla fine.


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Riccardo Muti lascia il Teatro dell’Opera di Roma. Lo comunica, in una nota, il Sovrintendente Carlo Fuortes.

«Il Sovrintendente Carlo Fuortes comunica con grandissimo rammarico che il Maestro Riccardo Muti ha deciso di rinunciare alla direzione delle due opere Aida e Le nozze di Figaro in cartellone nella prossima stagione del Teatro dell’Opera.

Il Maestro Muti motiva, in una lettera, questa dolorosa decisione con il “perdurare delle problematiche emerse durante gli ultimi tempi”. Aggiunge “che, purtroppo, nonostante tutti i miei sforzi per contribuire alla vostra causa, non ci sono le condizioni per poter garantire quella serenità per me necessaria al buon esito delle rappresentazioni”. Inoltre scrive che “in questo momento intendo dedicarmi, in Italia, soprattutto ai giovani musicisti dell’Orchestra Cherubini da me fondata”.

Il Maestro Muti ha preso questa decisione “con grandissimo dispiacere, dopo lunghi e tormentati pensieri” e in un’affettuosa lettera personale al Sovrintendente Carlo Fuortes gli ricorda….continua qui la lettura

Fonte: Il Messaggero

 

 

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Oggi 3 settembre 2014, alle ore 11.00, presso il Salone d’Onore di Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure, nell’ambito del 56° Corso Internazionale di Studi Italiani, è stato assegnato al Maestro Riccardo Muti, il premio dedicato alla figura del professor Isaiah Berlin.

In passato questo riconoscimento per altissimi meriti culturali è stato assegnato ad Alda, Lidia e Silvia Croce (2002), all’economista Amartya Zen (2003), allo scrittore e autore Moni Ovadia (2004), allo storico Giuseppe Galasso (2005), al sociologo e filosofo Lord Ralf Dahrendorf (2006), alla storica Benedetta Craveri (2007), allo scrittore Mario Vargas Llosa (2008), al giornalista Piero Ostellino (2009), al regista Pupi Avati (2010), al filosofo Evandro Agazzi (2011), allo scrittore Claudio Magris (2012.e, lo scorso anno al politologo Giovanni Sartori.
Al prof . Dino Cofrancesco:il compito di aprire ed introdurre la giornata di studio: Isaiah Berlin e Verdi, di seguito la prof.ssa Donatella Restani parlerà sul tema: L’attività di Riccardo Muti per il patrimonio musicale italiano  e di seguito Luigi Maio reciterà un estratto dalla sua opera da camera: Gli elisir di Dulcamara … e i veleni di Iago.
La consegna del premio da parte del direttore del Centro Internazionale di Studi Italiani, il prof. Roberto Sinigaglia dell’Università di Genova al Maestro Riccardo Muti.
A conclusione dell’incontro il trio musicale Ensemble Baschenis eseguirà Musiche per mandolino e basso continuo del XVIII secolo.

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La terza e ultima rappresentazione del ‘Nabucco’ di Giuseppe Verdi, messa in scena a Tokyo dal Teatro dell’Opera di Roma Capitale si è conclusa con un applauso lungo quasi venti minuti.

L’Opera verdiana diretta da Riccardo Muti ha siglato un altro successo della musica italiana nel mondo.
La fine della tournée della fondazione lirica romana, ha segnato il tutto esaurito nelle sei serate allestite in Giappone, incluse le tre del ‘Simon Boccanegra‘, mentre sul palcoscenico spuntavano le scritte ‘sayonara’(arrivederci) e ‘grazie’.

Quanto nel resto del mondo sia apprezzata la nostra musica e la nostra arte lo si sperimenta sempre in queste occasione e ci si domanda se  nella nostra terra  tutti capiscano davvero il grande valore di questo tesoro immenso.

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L’Accademia raddoppia: anche nel 2014 – diversamente da quanto anticipato – apre un bando di selezione straordinaria per cantanti lirici, rivolto a voci di mezzo soprano, tenore, baritono e basso.

Coloro che supereranno le selezioni accederanno al biennio 2014/16.

Fondata da Riccardo Muti, l’Accademia di Canto si avvale della docenza di artisti di caratura internazionale e prepara alla carriera professionale giovani cantanti dotati di una solida formazione vocale e musicale, affinandone le capacità tecniche e interpretative. Le masterclass tenute negli anni da Luis Alva, Teresa Berganza, Enzo Dara, Mirella Freni, Christa Ludwig, Leo Nucci, Renata Scotto e Shirley Verrett hanno ulteriormente arricchito l’esperienza formativa.

Il concorso, articolato in due fasi – eliminatoria e finale – prevede l’esecuzione di  4 brani d’opera, 3 in lingua italiana e uno in altra lingua.

Alla selezione sono ammessi unicamente cantanti diplomati presso un Conservatorio o un Istituto pareggiato, o a quanti abbiano studiato privatamente e siano in possesso di dichiarazione di maturità e idoneità rilasciata dal docente o dal direttore della scuola presso cui si sono formati; i candidati dovranno essere nati a partire dal 1 gennaio 1984. Il concorso non è aperto ai minorenni.

La domanda di ammissione, completa di relativa documentazione, deve essere inoltrata esclusivamente online – attraverso il sito www.yaptracker.com  - entro le ore 23.59 di martedì 10 giugno 2014. Non saranno accettate domande d’iscrizione inviate per email.

A fronte dell’impegno economico previsto per la frequenza dell’Accademia, è prevista per ciascun candidato vincitore ammesso una Borsa di Studio mensile di € 860,00 lordi, vincolati alla presenza effettiva e limitatamente ai mesi effettivi di corso.

Si prega di scaricare qui il bando completo di ogni informazione e di leggerlo attentamente, prima di procedere con l’iscrizione.

Per informazioni tecniche sul corso, non contenute nel bando, è possibile scrivere a musica@accademialascala.it

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A Riccardo Muti la Medaglia d’oro per la cultura italiana in Argentina

RICCARDO MUTI
PREMIO MEDAGLIA D’ORO ALLA CULTURA ITALIANA IN ARGENTINA
ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
ROMA, 5 MARZO 2014
ROMA, ISTITUTO ITALO LATINO AMERICANO – IILA
IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI MARIO GIRO ED IL VICEPRESIDENTE DELLA S I A GIORGIO DE LORENZI HANNO CONSEGNATO AL MAESTRO MUTI IL PREMIO NEL CORSO DI UNA CERIMONIA NELLA SEDE DELL’ IILA ALLA PRESENZA DI AMBASCIATORI LATINO AMERICANI, TEATRO DELL’ OPERA DI ROMA SAN CARLO DI NAPOLI, REGIO DI TORINO,MONI OVADIA, NINO BENVENUTI, FRANCO BERNABE’ , SAMARATINA RATTAZZI E NUMEROSI ALTRI OSPITI-

Il Teatro Colón di Buenos Aires, uno dei teatri più grandi del mondo, è fiero della sua italianità: non solo perché nella costruzione del teatro ci sono state maestranze italiane ma perché c’è una storia portata dagli artisti italiani. Tant’è vero che la prima volta che sono stato lì, vedendo sui muri i nomi dei direttori di orchestra e dei cantanti italiani, ho improvvisamente sentito forte la presenza del mio Paese e questo mi ha reso orgoglioso.

Noi dobbiamo fare molto; diciamo sempre che la cultura unisce i popoli… Ed è vero! Nei viaggi dell’amicizia che faccio ormai da tanti anni, quando porto l’orchestra ed il coro italiani in un altro Paese ed invito i musicisti dell’altro Paese ad unirsi a noi – musicisti che parlano molto spesso lingue diverse, appartengono a religioni diverse, hanno colore della pelle diverso – si siedono vicino ai nostri musicisti e “respirano” improvvisamente lo stesso sentimento, la stessa passione, lo stesso modo di esprimersi.

Ciò che la parola non può fare, la musica crea”. 
Riccardo Muti

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Dopo la morte del grande direttore Claudio Abbado ho sentito molte persone fare classifiche su  quali e quanti siano  attualmente i direttori all’altezza del grande maestro scomparso.

Ma quali sono gli elementi  che possono dare il titolo di “migliore” ad un direttore d’orchestra?

Sicuramente gli elementi che caratterizzano una grande  personalità sono tanti, sia dal punto di vista umano che da quello musicale. Questi, amalgamati da un grande carisma, collocano il personaggio una spanna sopra gli altri.

Il maestro Marco Faelli , attuale direttore del coro del Teatro Lirico di Cagliari, durante la sua carriera ha avuto a che fare con grandi nomi della direzione orchestrale conoscendoli in maniera approfondita.

In questa mia video-intervista li ricorda con tutti gli elementi che li hanno caratterizzati.


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Il teatro comunale anni 80

Mi sembra impossibile che siano passati già 20 anni dal giorno in cui il Teatro Comunale ha aperto le porte al pubblico!

Quel giorno di settembre del 1993, quando abbiamo messo piede per le prove in palcoscenico, mi parevadi sognare. Un sogno iniziato dal primo giorno in cui ho cominciato a studiare seriamente la musica al Conservatorio, metà anni ’70. Già allora si parlava di un’imminente apertura del Teatro Comunale e addirittura si diceva che gli studenti avrebbero potuto fare i loro saggi proprio lì. Ma così non è stato. Una fabbrica infinita che ha avuto mille trasformazioni. Un progetto grandioso per la realizzazione di un teatro tra i più grandi d’Europa soprattutto per quella che è la grandezza del palcoscenico.

Eppure, dall’epoca sono passati ancora tantissimi anni e solo nel 1993, ai primi di settembre, ha avuto inizio la prima stagione lirico-sinfonica di quello che sarebbe diventato la più grande macchina culturale di tutta la Sardegna.

Tre giorni di festeggiamenti anche con la presenza del maestro Riccardo Muti .  Per la prima serata, che si svolse solo con inviti, la gente comune stava fuori del teatro, dietro le transenne ad ammirare, come in un film degli anni sessanta, l’ingresso dei vip e lo sfoggio di abiti da sera e pellicce ( nonostante il mese qualcuna ha osato).

Posso dire “io c’ero” ma perché dovevo cantare  altrimenti sarei stata esclusa come tutti i cittadini comuni che stavano fuori dalla porta.

Il mio ricordo in questo momento va sicuramente alla carissima compagna di studi , il soprano Giusy Devinu, che non c’è più,  e che in quell’occasione era una delle due soliste con un’altra cagliaritana, il contralto Bernadette Manca di Nissa.

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Scrivo oggi questo post con una certa emozione e capirete presto il perchè.

Vi propongo questa video-intervista che ho realizzato con una delle mie prime allieve di canto. Ero ancora studentessa quando mi si presentò l’occasione di insegnare musica in un corso per ragazzi e adulti. In quell’occasione, fra le mie alunne se ne distinse una per  qualità musicali e vocali fuori dal comune.

Questa storia però l’avevo già raccontata in questo post (clicca)che vi invito a leggere e dopo, vi invito a seguire il video sottostante . Sarà infatti lei a raccontare l’inizio di una carriera che dura ormai da più di 25 anni.

Rossella Ragatzu, soprano del cagliaritano (per l’esatezza di Selargius), racconta come è nata la sua carriera di artista nel mondo della Lirica.


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foto di Donatello Tore

Questa sera un altro sardo varcherà il tempio della lirica più importante del mondo: il Teatro alla Scala. Sarà infatti il protagonista dell’opera di Verdi, Luisa Miller, nella stagione lirica in corso.

Si tratta del tenore nuorese Piero Pretti che per tanti anni è stato parte integrante del coro del Teatro lirico di Cagliari.

Naturalmente ho voluto intervistarlo per farci raccontare questa bella avventura artistica.

Piero, quand’ è che hai capito che potevi avere una voce importante?

E’ successo tutto per caso. Col mio amico Fabrizio , ci siamo iscritti  ad un coro polifonico della mia città,  “ il Complesso vocale di Nuoro “diretto da Franca Floris,  ed è proprio qui che è cominciata la mia avventura nel mondo della musica “seria” anche se devo ammettere di aver sempre cantato con i miei amici le canzoni della nostra tradizione  nuorese. Fa parte della nostra cultura sarda.

Tu hai iniziato la carriera professionale molto giovane come artista del coro. Ma avresti mai immaginato che un giorno saresti entrato da protagonista al Teatro alla Scala di Milano?

Forse   ero più convinto da giovanissimo che non da adulto.

La tua prima insegnante è stata una donna. Ce ne vuoi parlare?

Certo. E’ stata  Antonietta Chironi, donna dal carattere forte,  simpatica, determinata. Una  persona che ha dato molto a Nuoro e non solo. Ha rilanciato la  Scuola Civica di musica creando per tanti giovani anche un seminario  di musica jazz diventato importantissimo, e che è stato trampolino di lancio per molti artisti soprattutto isolani.

Ci racconti quale è stato il tuo primo approccio col Teatro Lirico di Cagliari?

Credo che anche tu lo ricordi bene . Avevo appena 18 anni e feci un’audizione, superandola, come aggiunto per una stagione lirica, dove tra l’altro c’era una Traviata in cui cantava Giusy Devinu, la nostra grande artista cagliaritana scompara 5 anni fa all’età di 47 anni.

Hai un cantante al quale ti sei ispirato e che in qualche modo ha influenzato il tuo repertorio o la tua impostazione vocale?

Mah .. è difficile  perchè ce ne sono stati diversi. Ma poi ti  confesso che ho preferito studiare la mia vocalità a fondo senza influenze esterne.

Qual’ è il direttore d’orchestra  che ti ha valorizzato e invogliato a buttarti in questa avventura?

Sicuramente la mia grande fortuna è stata quella di poter iniziare a lavorare col maestro Riccardo Muti, una persona che  mi ha sempre dato una carica immensa e, ancora oggi, riuscire a strappargli un complimento  è segno    che in qualche modo sei sulla strada giusta. Ma ci sono state anche altre persone che hanno contribuito a farmi arrivare dove sono oggi, oltre ad amici e colleghi. La svolta è avvenuta grazie al maestro Gianni Mastino  che, dal punto di vista vocale e interpretativo è stato determinante. Lavoriamo assieme da circa 7 anni e devo molto a lui se oggi sono in grado di affrontare le mie sfide.

Prima di ogni debutto, ti emozioni sempre  come la prima volta?

Succede sempre . Davanti all’emozione certe volte mi domando perchè non ho fatto un concorso alla forestale o perchè non mi sono aperto un locale…

Quale è il tuo repertorio?

Allora : io mi definisco un tenore lirico , per cui Il Rigoletto, La  Traviata, La  Boheme  sono i così detti cavalli di battaglia anche se poi mi sono dedicato a ruoli come dire, più pesanti come Il Trovatore ,Il Poliuto , I Vespri Siciliani . C’è chi mi ha definito un tenore più drammatico ma  io non  lo sono. Io adoro cantare il Duca di Mantova..

Mi racconti le tue prime emozioni entrando in questo teatro?

Da subito   ho trovato un ambiente cordiale, come me lo aspettavo. Quando ho cominciato le prove di Luisa Miller conoscevo la metà del  cast . Abbiamo lavorato in altre produzioni e rincontrarsi è stato come essere parte di una grande famiglia.

Gli impegni futuri?

Spero d’essere libero d’estate  ma a settembre sicuramente mi attende la Madama Butterfly a Palermo mentre a novembre   debutterò un nuovo ruolo: I due foscari col grande Leo Nucci .  Poi ci sarà ancora  Traviata , Rigoletto tra Torino e Palermo e poi un grande debutto di nuovo alla Scala con Un Ballo in maschera .

Adesso mancano poche ore all’ingresso in palcoscenico, come ti senti?

Non so cosa sentirò quando l’altoparlante annuncerà ….. 30 m all inizio della recitaaaa……..


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Quasi un anno fa, su facebook, aprivo una pagina dedicata al soprano cagliaritano Giusy Devinu: Un parco per Giusy.  Il mio intento era quello di promuovere l’idea di dedicarle il Parco della Musica di Cagliari di recente inaugurazione. Hanno aderito più di 1200 persone, ancora poche, ma allo stesso tempo abbastanza, considerato che fanno parte del ristretto  mondo della lirica. Per chi ancora non la conoscesse, Giusy Devinu è stata una grande artista della mia città, nonchè compagna di studi musicali, che ha portato alto il nome della nostra terra nei più grandi teatri del mondo. Purtroppo è venuta a mancare troppo giovane. Aveva 47 anni ed era nel pieno della sua carriera.

Il giornalista Lanfranco Visconti ha seguito questa sua carriera passo dopo passo, collezionando gli articoli delle sue esibizioni, registrazioni, foto, interviste e contattando personalmente tutti i grandi artisti che si sono esibiti con lei .(E’ in stampa la biografia che le ha dedicato).

Grazie a questa preziosa collaborazione ho potuto arricchire anche il blog che  le dedicai l’anno della sua morte. In questo modo tutti coloro che lo desiderano potranno così conoscerla in maniera più approfondita visitando appunto il blog Amici di Giusy. Troveranno qui centinaia di foto e video, ma anche le testimonianze dirette di moltissimi artisti che l’anno conosciuta e che hanno lavorato con lei. Prestigiose collaborazioni come Riccardo Muti, Liliana Cavani , Franco Zeffirelli ecc.

Ho la speranza che i dirigenti comunali non si dimentichino di questa mia proposta. Sono tantissimi gli artisti fra cantanti,attori e ballerini che si sono messi a disposizione per  esibirsi gratuitamente per il grande evento della nomina del Parco. Fra i tanti il ballerino-coreografo Roberto Magnabosco e la ballerina Claudia Tronci conduttrice della trasmissione televisiva “Di che danza 6″ che durante la trasmissione, anche recentemente, l’hanno ricordata.

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giusi-scalaSabato 2 aprile presso l’antico Palazzo di Città di Cagliari è stato inaugurato il museo dedicato al cantante sardo-ligure Andrea Parodi. Una bella iniziativa che mantiene viva la memoria di un grande artista della musica sarda.

In quest’occasione mi è tornata alla mente la collega e compagna di studi il soprano Giusy Devinu alla quale quattro anni fa ho dedicato un blog che si è sviluppato grazie alla collaborazione del giornalista Lanfranco Visconti suo estimatore e custode di tantissimo materiale audio-visivo.

L’artista cagliaritana scomparsa prematuramente all’età di 47 anni ha portato nei maggiori teatri del mondo un pezzo della nostra terra di Sardegna. E’ stata diretta dai più grandi direttori d’orchestra e registi : Riccardo Muti, Daniel Oren, Franco Zeffirelli solo per citarne alcuni. A cavallo tra gli anni 80 e 90 è stata la Violetta verdiana più popolare nel panorama lirico mondiale.

Tre anni fa il Teatro lirico di Cagliari l’ha ricordata con una grande Serata di Gala  anche per non dimenticare che lei è stata una delle due artiste sarde che l’ha inaugurato (l’altra era Bernadette Manca di Nissa)

Sarebbe bello che anche a Giusy fosse dedicato uno spazio- museo per poterne mantenere vivo il  ricordo, e farla conoscere ancora a tanti , magari all’interno del nuovo Parco della Musica.

Un percorso fatto di immagini della sua carriera, e di un’esposizione dei costumi e abiti indossati durante le sue produzioni teatrali e i suoi concerti più importanti.

Mi appello quindi agli organi competenti affinchè non venga dimenticata questa nostra grande artista.

Potete intanto visitare il blog a lei dedicato (http://amicidigiusy.blogspot.com), che contiene centinaia di foto,video e testimonianze sulla sua ventennale carriera .

Di seguito un video inedito di Giusy a Tel Aviv diretta da Daniel Oren.


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chiaraChiara (14 anni) e i suoi pensieri sulla cultura italiana e la sua salvaguardia.

Oggi, in questo mio blog, voglio dare spazio al tema di una ragazzina di III media, che mi ha colpito per la chiarezza e la competenza con cui affronta il tema sull’arte proposto dall’insegnante d’italiano.

TITOLO: la cultura e l’arte italiana

Tesi: “Non si mangia con l’ANORESSIA culturale” (Umberto Eco)

Suddivisione del tema:

1) La cultura italiana nel mondo;

2) La cultura calpestata;

3) La protesta contro i tagli del Governo

4) Che cos’è la cultura per me

Svolgimento:

Con la globalizzazione, ogni stato mette i suoi beni economici (come petrolio, gas metano, etc.) a disposizione degli altri stati del mondo, tra cui anche l’Italia. Quest’ultima non ha alcuna materia prima da poter esportare, ma anzi, le deve importare e lavorare: l’unica cosa che possiede è la cultura. La cultura italiana è rappresentata in tutti i campi dell’arte ( l’architettura, la pittura, la musica, il cinema, il teatro, etc.) ed è un patrimonio unico che non possiede nessun altro paese del mondo. Purtroppo il mio e il vostro paese, che rigurgita di beni culturali, li esibisce al mondo sciattamente, con il capo girato dall’altra parte, come se la conservazione della cultura italiana fosse un’incombenza inutile e fastidiosa. Una tale ricchezza culturale dovrebbe essere salvaguardata, curata affinché tutto il mondo possa goderne. Purtroppo il Governo italiano non ritiene importante investire economicamente su questo settore che invece dovrebbe essere la nostra più grande ricchezza perché apprezzata in tutto il mondo: infatti le costruzioni di Pompei (che non state rase al suolo dalla lava che le aveva sommerse, ma stanno crollando adesso a causa dell’incuria e della trascuratezza del ministero dei Beni Culturali ), non vengono protette e salvaguardate da manutenzione accurata eseguita da esperti in questo settore. Sono stati fatti dei tagli al FUS, il fondo unico per lo spettacolo, che dipende dal ministero dei Beni Culturali e che finanzia tutte le attività del mondo dello spettacolo: la musica, la lirica, il cinema, il teatro. Questa serie di tagli sono iniziati con il Governo Berlusconi, dal 2006 al 2007; colmati con il Governo Prodi e di nuovo attuati dal Governo Berlusconi attuale, che dimezza ogni anno i finanziamenti per queste attività, motivando tutto ciò con la crisi economica che ha investito tutto il mondo. Attorno al mondo dello spettacolo ci sono dei lavoratori altamente qualificati che hanno dedicato la loro vita allo studio dell’arte e della musica e che ne sono i massimi rappresentanti, apprezzati in tutto il mondo. ” Sono state organizzate tre giornate per dire “NO” ai tagli al FUS, il 26-27-28 marzo, dove il mondo del teatro, della musica, della danza, del cinema, avrebbe ancora protestato contro questa manovra del governo che si è mostrato sordo, cieco ed insensibile a tutti questi problemi, ma per fortuna la notizia che il governo aveva finalmente ceduto di fronte alle proteste di tutto il mondo della cultura e avrebbe reintegrato il FUS ha evitato lo sciopero indetto da tutti i lavoratori dello spettacolo”. Con il 150° anniversario dell’Unità d’Italia , il 12 marzo 2011, è stata rappresentata a Milano l’opera ”Nabucco” di Giuseppe Verdi, il musicista che più rappresenta il Risorgimento. Quando il pubblico ha chiesto il bis dell’aria corale “Và, pensiero”, Riccardo Muti, il direttore d’orchestra, ha dichiarato “Oggi, 12 marzo 2011, non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica”, ”La patria si bella e perduta è la patria che perde la sua cultura per gli ignominiosi tagli del governo, allora cantiamolo insieme” e il pubblico, commosso, si è alzato in piedi intonando insieme al coro l’aria.

Il ministro Tremonti ha affermato che “non si mangia con la cultura”.

Il grande scrittore Umberto Eco ha risposto alle sue dichiarazioni, scrivendo, sotto forma di lettera aperta, che ”Non si mangia con l’ANORESSIA culturale”.

Alcuni attribuiscono le cause del declino della cultura, in parte, alla TV: la gente non va più nei musei o nei teatri, perché in TV c’è “Il Grande fratello” o “l’Isola dei famosi”.

Io, che ho quattordici anni credo che la cultura di ogni popolo sia un patrimonio inestimabile, un valore che rende ogni paese unico al mondo e che caratterizza ogni civiltà. Signori miei, ci rendiamo conto che se noi italiani non proteggiamo la nostra cultura, l’Italia morirà? La TV dovrebbe servire a divulgare la cultura e a farla conoscere nel mondo con programmi che la valorizzino: invece vengono valorizzati soltanto con un certo tipo di programmi, come “il Grande fratello”o “l’Isola dei famosi” che invece mostrano i limiti di una società basata sull’immagine e sul consumismo sfrenato che porta all’impoverimento della mente e della capacità di ragionamento di tutti gli individui.

Basta! Tutto è allo sfascio e il nostro governo non fa nulla. Duecentoventimila posti di lavoro sono a rischio con questa vera e propria “crisi culturale”. Ogni tanto, ragazzi, spegniamo la TV, il computer e accendiamo la nostra mente, guardiamoci intorno e godiamo della bellezza straordinaria del nostro patrimonio culturale che ci ha reso famosi nel mondo. In conclusione, mi sento di affermare che sarebbe meglio mangiare un panino davanti ad un quadro, o ascoltando della bella musica o leggendo un buon libro piuttosto che mangiare caviale guardando “La pupa e il secchione”. Mi raccomando: NON ZITTITE L’ARTE! – Chiara Loi

Ed io concludo che se i ragazzi della tua età avessero tutti le idee chiare come te, abbiamo la speranza che in futuro le cose possano davvero cambiare.

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napolitanoSi è consumato felicemente, nei giorni scorsi, un evento a dir poco storico, che ha visto a Trieste, in piazza Unità d’Italia, l’emozionata partecipazione dei presidenti dello Stato italiano Giorgio Napolitano, di quello sloveno Danilo Turk e di quello croato Ivo Josipovic, insieme per la prima volta per assistere ad una straordinaria manifestazione musicale diretta dal maestro Riccardo Muti.

Erano presenti circa diecimila spettatori, per lo più giovani, molti dei quali provenienti da Slovenia e Croazia. 360 musicisti e coristi, diretti magistralmente dal maestro Muti, dopo l’esecuzione degli inni nazionali, hanno fatto rivivere le note di varie partiture musicali di autori delle tre nazioni, avendo come  spettatori della prima fila i tre presidenti.
Il pubblico, durante le esecuzioni, vibrava insieme alla bacchetta del maestro Muti e quando, alla fine del concerto, questi ha invitato Napolitano, Türk e Josipovic a salire sul palco per salutare i ragazzi i tre presidenti non se lo sono fatto ripetere due volte ed hanno ringraziato pubblico ed organizzatori per il calore trovato. E quando infine hanno affettuosamente salutato il Maestro che, in inglese, ha voluto dar loro il compito di continuare sulla strada dell’incontro e del dialogo, soprattutto in favore delle nuove generazioni, si sono scatenati dei fragorosi applausi che sembravano non dover finire più. Ma gli applausi erano cominciati già prima, all’ arrivo dei tre presidenti, all’ apparire di Muti sul grande palco; all’ entrata ad uno ad uno degli orchestrali e dei coristi; erano continuati dopo ciascun inno, dopo ogni brano, e anche in mezzo quando in aria si è librata la dolce e forte musica di Cherubini.
Con il presidente Napolitano erano presenti il sindaco Dipiazza, la presidente della Provincia Bassa Poropat, il senatore Roberto Antonione, il presidente della Rai Paolo Garimberti, il direttore di Raiuno Mauro Mazza, il giornalista Bruno Vespa, tantissimi altri invitati eccellenti, tra cui il vescovo Giampaolo Crepaldi, Riccardo e Rossana Illy, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani col presidente della Regione, Renzo Tondo, il presidente del Porto Claudio Boniciolli, il sindaco di Udine Furio Honsell ed ambasciatori delle varie nazioni.

Riccardo Muti nel pomeriggio, durante una conferanza stampa aveva già chiarito la valenza simbolica dell’evento: “Questi giovani si sono incontrati in uno spirito di assoluta fratellanza, comprensione e amore, uniti dalla volontà di avere un futuro dove orrori, guerre, tragedie scompaiano”.
Insomma, L’Arte, in questo caso la Musica, è stato il giusto mezzo per andare oltre il passato storico delle tre nazioni, fatto anche di sofferenze e di sangue, per guardare verso un fututro di pace, amicizia e fratellanza.

Questa è la potenza dell’Arte!
La stessa Arte che in questo momento viene incomprensibilmente maltrattata con leggi ingiuste ed inopportune, da parte di chi, come il ministro Sandro Bondi, avrebbe il dovere di difenderla ad ogni costo, per convogliarla integra verso le generazioni future.

Nello Manfredini

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