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Un’ amica che frequenta il teatro  mi ha domandato come avviene la preparazione dei costumi di scena; se vengono lavati e sterilizzati;se si adattano ad ogni artista in base alle loro caratteristiche fisiche; chi sono i responsabili della loro custodia ecc…

All’inizio degli anni ’80 ricordo che gli abiti non arrivavano con le nostre taglie ma a caso. Venivano perciò arrangiati addosso,( a volte anche poco prima di entrare in scena perchè non esisteva la prova costume) e spesso non erano neppure tanto puliti. Col tempo tutte queste cose sono migliorate soprattutto da quando si è passati alle produzioni locali. Le sarte prendono tutte le misure di ogni singolo artista e gli abiti sono confezionati su misura e soprattutto sempre perfettamente puliti e sterilizzati.

Per quanto riguarda gli abiti a noleggio invece ho chiesto a Ottavia Esu, sarta tagliatrice del Teatro Lirico di Cagliari, di raccontare ai miei lettori questo passaggio di un allestimento.

“L’arrivo dei costumi e l’apertura degli imballaggi è un momento molto delicato in quanto avviene la lettura delle liste di ogni singolo pezzo e accessorio, questo perchè   al ritiro tutto deve corrispondere perfettamente.”

I costumi arrivano già puliti?

Non sempre , dipende dagli accordi presi con l’ufficio degli allestimenti scenici. Prima della pulizia e ristrutturazione di essi, avviene l’assegnazione delle taglie per ogni artista.

Ma se le taglie non corrispondono?

Durante la prova costume si deve capire come adattarlo e a volte avviene un vero sconvolgimento soprattutto se è lo stesso costumista a richiederlo.

Generalmente quanti sono i costumi che arrivano? Per quanti dovete fare questo lavoro?

Dipende dalle opere. Più sono le persone impegnate in una produzione e più il lavoro è impegnativo. Si arriva anche 300 costumi per Opera. Spesso gli stessi artisti solisti e del coro hanno anche tre costumi a testa senza contare le comparse.

Una volta finita la produzione, come avviene la restituzione? Immagino un lavoro lungo e particolareggiato

Esatto. Intanto bisogna controllare che non manchi nulla. I costumi vengono lavati e riassemblati. Tieni presente che un costume è fatto da più parti e accessori e tutti hanno un codice o sigla. E’ un lavoro lungo e di grande responsabilità e quando i costumi sono tanti e il personale è poco, diventa tutto ancora più difficile. Spesso molti abiti hanno bisogno di lavaggio a secco e devono essere mandati nelle lavanderie esterne, ed è da queste che dipende il tempo di riconsegna.

 

 

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Fra le tante attività del Lirico c’è anche quella di accogliere nei vari laboratori, i giovani che vogliono avvicinarsi alle professioni teatrali.

Oggi è stata la volta di un gruppo di stagiste nell’ambito sartoriale che frequentano un corso regionale. Le sarte hanno così svelato alle giovani leve, i segreti del taglio di un abito, della scelta dei tessuti, delle rifiniture, della precisione nei dettagli.

Le  professionalità del Teatro Lirico di Cagliari sono state sempre  riconosciute dai più grandi nomi del mondo dell’Opera: scenografi, registi, costumisti e cantanti , passando da qui, hanno sempre riservato parole di elogio per l’organizzazione e la precisione nel lavoro.

Nelle foto, la tagliatrice Ottavia Esu spiega alle ragazze la grande importanza del Taglio ,  prima fase della confezione di un abito.

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La guida Sonia Carta

In occasione della manifestazione Monumenti Aperti, anche il Teatro Lirico di Cagliari  ha aperto le porte ai visitatori.

Molti volontari hanno lavorato tutta la giornata per poter accogliere  i visitatori che per la prima volta potevano osservare il dietro le quinte di uno spettacolo lirico. E questa volta anche  i bambini erano accolti   senza annoiarsi. Per loro infatti è stato creato uno speciale giro del Teatro in forma di Caccia al tesoro.

E stato un grande successo!!

Ho intervistato a caldo alcuni  protagonisti di questa grande giornata.

Sonia Carta, è una delle animatrici della Caccia al tesoro:

“Stamattina sono uscita di casa con il solito abbigliamento ma con una caratteristica diversa, ai piedi avevo  un paio di “ballerine Rosse”… Mi aspettava la giornata di “Monumenti aperti 2012“, ma quest’anno c’era una sorpresa … Il teatro, in questa giornata , apriva il suo mondo incantato ai bambini , coinvolgendoli nell’attività didattica che generalmente è dedicata alle scuole. Abbiamo portato i bambini in giro per il teatro alla ricerca della corona di RE diesis , padrone di questo grandissimo ” impero” il nostro teatro appunto.

Tutti erano pronti: RE diesis con i suoi cagnolini, Bequadro e Bemolle, l’incantevole regina Misisi dalla voce magica, la ballerina Lalla prigioniera nella sala coro, le fatine del mondo delle sarte, i maghi della luce, i Geppetti della falegnameria, i folletti attrezzisti.

Il percorso che è stato studiato , per permettere a tutti i bambini, di visitare i laboratori teatrali fino ad arrivare al ritrovamento della corona di Re diesis , nascosta di solito in platea  . Ogni indizio  ci permetteva  di passare da una sala all’altra fino a  condurci alla sala più importante: Palcoscenico e Platea “.

Ma oggi noi 3 guide: Sonia , Tania e Cristina  abbiamo avuto qualcosa in più … abbiamo indossato gli abiti di scena; alcuni costumi d’Opere liriche che sono Storia del teatro . Io ero Adina, Cristina   Tosca e Tania Giannetta.

Per noi musiciste é stato un grandeonore indossare quegli abiti ! La sarta Ottavia ci  ha raccontato degli artisti che aveva indossato quegli abiti la prima volta e come sono stati realizzati.
Oggi in teatro, oltre ai tantissimi visitatori, sono entrati circa 100 bambini, il più piccolo aveva 2 anni e mezzo , si chiama  Tommaso   diceva solo si e no .

Cosa posso dire di questa esperienza? Un successo incredibile,  mi sono divertita tantissimo , ho cercato di raccontare tante cose ai bambini e, grazie alla collaborazione dei maestri e dei ragazzi del conservatorio, abbiamo avuto il piacere di far conoscere tanti strumenti dell’orchestra : oboe , clarinett0, fagotto , pianoforte , violino , abbiamo ascoltato Mozart , Vivaldi e Bach e abbiamo parlato della fiaba di Pierino e il Lupo.

Tania Carboni

 Le ore sono passate come per magia , il teatro fa veramente dei miracoli!! In questa bella avventura siamo stati accompagnati oltre che dalla musica anche da tutti i professionisti che lavorano nei vari reparti.

Sul  palcoscenico, durante tutta la giornata,  risuonavano brani d’ Opera .. I bambini si chiedevano chi fosse a cantare, visto che non vedevano nessuno …. Era la voce della Regina magica . Subito si sono preoccupati e mi hanno chiesto ” non é che ha fatto un incantesimo e rimaniamo per sempre qui dentro” ?

Ricordo loro in continuazione che il bello del teatro sta proprio in questo : tutto costruito alla perfezione per sembrare vero …. Ma in realtà è tutta finzione.

Nel foyer, dove ci sono i tre televisori hanno mandato l’opera  Cherubin, fatta al lirico qualche anno fa . Ed é proprio lì che abbiamo trovato la corona perchè “l’opera lirica” era il nostro filo conduttore. Alcuni bambini si sono seduti ai monitor e guardavano affascinati i costumi, le scenografie e le voci di tutti quei personaggi.

Ringrazio Sonia per la bella testimonianza e per il suo impegno di volontaria oltre naturalmente alle sue due compagne di viaggio Maria Cristina Ardu e Tania Carboni.

Ho chiesto poi ad una responsabile della sartoria Ottavia Esu, di raccontarmi le sue sensazione:

Ottavia Esu e Maria Cristina Ardu

Ottavia ,come è stata questa giornata del Teatro aperta ad un pubblico nuovo?

E’ stata un’ esperienza veramente emozionante  dal punto di vista professionale, spiegare ai visitatori come si lavora dietro le quinte, e raccontare come nasce e come si realizza un costume, i vari retroscena, l’impegno e la passione che abbiamo per il nostro mestiere. Il pubblico arrivato oggi in teatro ha posto delle domande intelligenti dimostrando interesse e curiosità per come un costume viene destinato ad un Opera lirica. Mi ha colpito positivamente la presenza e la partecipazione attiva degli uomini, per un settore che generalmente è amato più dalle donne, come quello del cucito appunto. La domanda più ricorrente è stata: ma che fine fanno i costumi finita l’opera?

Un ringraziamento particolare va al maestro Eugenio Milia e alla dottoressa Viviana Gimelli  e a tutti i colleghi che hanno lavorato gratuitamente per la bella riuscita dell’evento

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E’ la prima volta che vedo la tecnologia entrare nel mondo dell’opera lirica, o meglio , che la vedo utilizzata da una cantante lirica durante una prova come quella , così detta, all’Italiana.

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, di cui ho parlato qualche giorno fa, ormai lascia a casa gli spartiti e, durante prove utilizza l’Ipad, la tavoletta della Apple in cui può racchiudere tutti gli spartiti che le interessano   portandosi così appresso solo pochi grammi di peso. Per un’artista che viaggia in continuazione e che durante i suoi viaggi ha bisogno di studiare , l’Ipad è decisamente una grande scoperta. Pensate ad esempio alle limitazioni che sono nate oggi con i voli Low cost riguardo i pesi.

Mi trovo nel suo camerino, durante una pausa in cui nè io come artista del coro e nè lei, come protagonista, abbiamo interventi in palcoscenico . Ne approffittiamo per farci una bella chiacchierata. Anita è molto estroversa e gentile e soprattutto non è “Diva” . Questo le fa un grande onore. Il contatto dell’artista con le persone comuni la tiene molto più unita al suo pubblico. Un artista senza pubblico non è nessuno, e lei questo, da persona intelligente quale è, lo sa molto bene. Potersi raccontare e regalare questa sua intervista al  mio blog è stato un grande onore e un grande regalo, e lo è ancora di più per i tanti lettori che la seguono dal giorno del suo debutto al Teatro alla Scala e che  la vedranno molto presto a Cagliari  nel Don Quichotte di Massenet.

Mi racconti come è nato il debutto scaligero a soli 24 anni?

Stavo concludendo i due anni di perfezionamento all’Accademia della Scala quando si è presentata l’occasione  di un’audizione per la Carmen che avrebbe aperto la stagione lirica 2009. Mi sono presentata  per il ruolo di Mercedes, parte da comprimaria. Mercedes non ha arie all’interno dell’opera per cui ho cantanto una prima aria di Carmen. Non avendo grande esperienza in palcoscenico, non ho fatto grandi movimenti, mi sono limitata solo ad eseguire la romanza in maniera corretta. Però evidentemente avevo colpito per qualche cosa perchè poi mi è stato chiesto di cantare anche l’altra aria di Carmen : la Seguidilla.  Quest’aria generalmente si esegue con le mani dietro la schiera per simulare le mani legate. Io questo non l’ho fatto. Dopo poco tempo seppi che ero stata scelta  non per Mercedes, ma come  Cover per il ruolo proprio di Carmen. Pare che uno dei motivi di questa scelta sia stata proprio la semplicità della mia audizione, senza grandi movimenti. Una grande emozione per me che non avevo mai cantanto in un ruolo principale.

Poco tempo dopo però questa emozione è diventata ancora maggiore perchè il maestro Daniel Baremboim mi avrebbe voluto come  protagonista della seconda compagnia. Non mi sarei quindi limitata solo a sostituire l’artista principale in caso di indisposizione ma  avrei cantato  alcune recite secondarie. Che bellezza!

Ho cominciato a studiare il ruolo meticolosamente, il personaggio in tutte le sue sfumature oltre che musicali anche dal punto di vista psicologico.

Ma la sorpresa finale doveva ancora arrivare.

Il  maestro Baremboim mi fa comunicare dopo aver audizionato  decine di mezzosoprani, che sarei stata io la Carmen d’apertura della stagione lirica del Teatro più famoso del mondo diretta proprio da lui.

Non posso descrivere ciò che ho passato in quei giorni, io, così giovane!

A quel punto ho dovuto fare veramente un lavoro di cesello perchè il direttore avrebbe eseguito l’opera così come l’aveva scritta Bizet, e cioè senza tagli, e con tutte quelle note, quei colori e quei segni che erano scritti nello spartito e che col tempo, per tradizione, si erano persi .

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili in una pausa dell'opera con la sua sarta teatrale Ottavia Esu

Mi sono recata a Parigi dalla maestra di spartito di Maria Callas, Janime Reiss, una ultranovantenne ancora attiva e lucidissima che mi ha aiutato in questa lettura particolareggiata della partitura  e soprattutto nella pronuncia del francese.

In seguito, quando ho cominciato le prove in palcoscenico mi sono messa totalmente nelle mani della regista Emma Dante . Io non avevo mai cantato in palcoscenico in un ruolo d’opera così importante e lei quindi   ha costruito il personaggio per me. Una regista tanto criticata per le sue scelte fuori dalla norma ma che io invece considero veramente un genio  per le sue idee innovative e originali.

Ma quanto è stato determinante tutto ciò per la tua carriera.

E’ stato determinante perchè da quel momento in poi ho studiato e cantato senza tregua. Tanti ruoli e tanti debutti in tutto il mondo.

E tu oggi stai per regalare al pubblico cagliaritano un ennesimo debutto. Come è nato il desiderio di mettere su il personaggio di Dulcinée del Don Quichotte?

Mi è stato proposto circa 6 mesi fa, l’idea mi è piaciuta ed ho cominciato a documentarmi per poter  entrare a fondo nella psicologia del personaggio. Ho letto tutto quello che si poteva leggere: prima di tutto il romanzo di Cervantes, le critiche di precedenti esecuzione e ascoltato tutte le registrazioni di chi lo ha eseguito fino ad oggi. Oltre ovviamente all’approfondimento del libretto scritto  per Massenet.

Ti ritrovi in qualche  sfumatura del carattere di Dulcinée?

No, decisamente no. Io non riderei mai davanti alla dichiarazione di un uomo innamorato. Ho un grande senso del rispetto verso i sentimenti degli altri. Poi lei era una donna abbastanza ordinaria. Le piaceva stare al centro dell’attenzione ed essere amata da più uomini. Non aveva capito la sensibilità di Don Quichotte o forse alla fine, quando ormai era troppo tardi.

Tu sei credente?

Si, io sono di religione ortodossa e ieri ho festeggiato la Pasqua ortodossa anche con mio marito (il tenore italiano Riccardo Massi) e con i colleghi. Comunque penso che Dio vada al di là della denominazione religiosa in se. Sento la sua presenza e la sua protezione durante il mio lavoro e i miei viggi.  Mi accompagna giorno dopo giorno e lo ringrazio per tutto ciò che ho avuto e che ancora mi darà nella vita.

Tu oggi vivi in Italia a Sarnano, ma il tuo paese d’origine è la Georgia, precisamente  Tbilisi, un popolo molto provato , hai trovato difficoltà negli studi musicali?

Da noi la musica è molto importante. Io ho cominciato lo studio del pianoforte a 7 anni e una volta conseguito il diploma ho proseguito con altri 6 anni di canto laureandomi . Ho avuto la fortuna, grazie ad una borsa di studio,  di potermi perfezionare all’Accademia  della Scala. Molti artisti, però,miei conterranei con grandi talenti non lo potranno fare. Per questo motivo, appena ne ho avuto la possibilità, ho istituito io una borsa di studio annuale che aiuterà chi lo merita, seguendolo in tutto il percorso di studio fino all’inizio della carriera.

In questa produzione di Don Quichotte, sarai affiancata da altrettanti grandi artisti  come Orlin Anastassov nel ruole di Don Quichotte, Nicola Alaimo in quello di Sanchio ma anche Esther Andaloro,  Marina Bucciarelli , Nicola Pamio, Daniele Zanfardino. Come ti sei trovata in questo gruppo di lavoro?

Ascoltate questa sua dichiarazione direttamente nel video sottostante.

Lo sai, ascoltando del tuo  debutto alla Scala mi hai ricordato quello della  mia compagna di studi, il soprano Giusi Devinu .  Era molto giovane anche lei quando il maestro Muti l’ha voluta come Violetta in Traviata proprio al Teatro alla Scala. Lei purtroppo ci ha lasciato giovanissima nonostante avesse già quasi 20 anni di carriera. Ora vorremmo che la città le dedicasse il Parco della Musica antistante il teatro. Ho creato un gruppo su facebook (Un parco per Giusy) per sensibilizzare i cittadini e i colleghi artisti .

Anche io ho aderito al gruppo di Facebook a lei dedicato, e speriamo che riusciate nell’ intento. Un’artista così importante, che ha rappresntato la vostra città in tutto il mondo, lo merita davvero.

L’altoparlante annuncia il nostro ingresso in palcoscenico,  ma prima di rientrare mi regala qualche foto in costume  realizzati dalla costumista Giovanna Buzzi.



YouTube Video


 

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 Oggi vorrei parlare di un’altra figura professionale del Teatro: la tagliatrice.

Quanti di voi ne sono a conoscenza?

Questa è una figura che appartiene al settore sartoria.

 La tagliatrice è la persona dalla quale poi dipende il buon andamento della confezione di un costume di scena.

Prima di essa però c’è il  costumista che, al Teatro Lirico di Cagliari, in occasione della Carmen di Bizet ( attualmente in fase di preparazione), è Beniamino Fadda.

Mino infatti ha pensato e disegnato i costumi che indosseranno tutti gli artisti che saliranno in palcoscenico per quest’opera. E sono tanti: solisti, artisti del coro, comparse. Immaginate quante sarte dovrebbero essere impegnate per realizzare così tanti  vestiti!

Purtroppo, per via della crisi, sono poche e precarie e nonostante tutto lavorano con  tanta passione, impegnandosi  a volte anche fuori orario pur di portare a termine la grande mole di lavoro.

Una volta che il costumista ha in mano il bozzetto, si consulterà  con le tagliatrici .

Al Teatro di Cagliari le tagliatrici sono due:  Anna Paola Floris e Ottavia Esu (nella foto sotto).

Il costumista si consulta con la tagliatrice, anche sulla scelta dei tessuti più adatti affinchè  l’abito possa poi rispondere a quelle determinate caratteristiche.

 

Si passa poi alla fase del disegno tecnico a grandezza naturale con le misure esatte dell’artista che dovrà indossare il costume,  realizzandone il cartamodello. Seguirà il taglio della stoffa.

 Da questo momento in poi tutto passa in mano alle sarte per la confezione dell’abito.

Le foto mostrano in anteprima alcune fasi della preparazione degli abiti che andranno ad indossare gli artisti impegnati nella produzione della Carmen cagliaritana.

 

 

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