Articolo taggato “opera lirica”

Cesira e la figlia Rosetta, una ragazzina, dopo un bombardamento sono sfollate da Roma sui monti del Lazio. Per nove mesi le due donne sopportano la fame, il freddo, e la sporcizia mentre attendono l’arrivo delle forze alleate. Ma la liberazione, quando arriva, porta un’inaspettata tragedia.

Sulla strada di casa, le due donne vengono attaccate e Rosetta viene brutalmente violentata da un gruppo di goumiers (soldati alleati marocchini in servizio nell’esercito francese). Questo atto di violenza sconvolgerà la vita di entrambe le donne, modificando, anche se non inesorabilmente, le loro qualità e caratteristiche.

Questa è la trama in breve del celebre romanzo La Ciociara scirtto da Alberto Moravia.  La storia di questo romanzo inizia molto prima, e precisamente negli anni 1943-1944 quando Moravia, dopo l’armistizio dell’8 settembre, è costretto a rifugiarsi con la moglie Elsa Morante nella campagna nei pressi di Fondi, nel Lazio meridionale. Qui conosce una famiglia di pastori originaria della Ciociaria. In questi anni e in queste zone sarà poi ambientato il romanzo La Ciociara. Moravia inizia a scrivere il romanzo nello stesso 1944 e proseguirà nella stesura fino al 1946, spinto dall’urgenza di raccontare gli eventi che stavano succedendo e che aveva potuto osservare da vicino. Tuttavia lo scrittore sente anche che per raccontare quegli eventi, quel determinato contesto, aveva bisogno di più tempo, bisognava che gli anni passassero per far sedimentare quell’esperienza e poterla poi raccontare. Di anni ne passano 10: nel 1956 Moravia tornò a lavorare sul romanzo La Ciociara, per pubblicarlo, come detto, l’anno successivo.

Nel 1960, il regista Vittorio De Sica ne realizza un film assegnando il ruolo principale Sofia Loren. Questa interpretazione vale alla Loren il Premio Oscar, la Palma d’oro a Cannes, il BAFTA, il David di Donatello e il Nastro d’argento.

Nel 2013 il compositore Marco Tutino trae ispirazione da questo film per realizzare l’opera lirica La Ciociara ( Two Women) che debutterà nel 2015  al Teatro dell’Opera di San Francisco. La protagonista è il soprano  Anna Caterina Antonacci . Sarà sempre lei ad interpretarla  al Teatro Lirico di Cagliari  per la prima esecuzione in Europa.

Di seguito una foto di Priamo Tolu durante le prove al Teatro cagliaritano

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Il Teatro di San Carlo di Napoli, questa estate, lancia un nuovo progetto dedicato ai giovani e ai giovanissimi: Opera Camp, un innovativo campo estivo che per due settimane li travolgerà nell’entusiasmante mondo del teatro. Avranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: all’interno della magica cornice del Teatro San Carlo, verranno introdotti alle diverse fasi che permettono la realizzazione di uno spettacolo e a tutto ciò che avviene “dietro le quinte”.

I ragazzi saranno divisi in due gruppi: per i più piccoli, dai 7 ai 13 anni, Opera Camp Junior, mentre dai 14 ai 18, Opera Camp Youngers.

Attraverso momenti di gioco e improvvisazione, i ragazzi saranno accompagnati in un percorso di creazione, sperimentazione e condivisione, in cui potranno mettersi alla prova e cimentarsi nelle diverse pratiche teatrali: lezioni di canto e recitazione, laboratori di costume, trucco e parrucco daranno loro gli strumenti per far emergere la propria espressività e immaginazione, e dal confronto con gli altri, acquisire una maggiore consapevolezza e sicurezza di sé.

Opera Camp vuole avvicinare in modo attivo e coinvolgente i ragazzi all’opera lirica, facendo crescere in loro l’interesse e la curiosità per il teatro, la musica, la danza, e anche per tutti i mestieri creativi che sono necessari alla messa in scena di uno spettacolo, dimostrando che si può imparare divertendosi.

Per informazioni e dettagli, è possibile consultare il nostro sito web, oppure contattare l’Ufficio Promozione Pubblico al numero 0817972468 o via email all’indirizzo promozionepubblico@teatrosancarlo.it.

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Ogni tanto mi sorgono delle curiosità su cose che fino a poco tempo fa non mi sfioravano minimamente.

Ultimamente mi è venuto da  pensare  ai personaggi femminili delle opere Liriche, quelli più famosi che vivevano in un’epoca molto diversa dalla nostra, e su come sarebbero stati oggi.

Prendiamo ad esempio Gilda, protagonista dell’opera Rigoletto. Ragazzina adolescente (e qui è inevitabile non fare paragoni tra le adolescenti di oggi e di allora), che vive con un padre vedovo   che per mestiere fa il Giullare di corte. Oggi potrebbe essere il comico televisivo o il clown del circo. Lei, una di quelle adolescenti esposte ai pericoli della Rete web.

Violetta, protagonista femminile dell’opera La Traviata. Giovanissima anche lei ,che per motivi non ben identificati decide di fare la bella vita, frequentando nobili anziani e danarosi che le possano garantire una vita di lusso e continuo divertimento. Ma poi, si sa , all’amore non si comanda ed è bastato uno sguardo e una malattia incurabile per capire che i soldi non fanno la felicità. Inevitabile  il paragone con le starlette TV di oggi che si sono vendute al milionario di lusso per qualche capo firmato e qualche comparsata televisiva.

Insomma, nonostante stiamo parlando di epoche diverse la sostanza non cambia. La ragazzina ingenua che cade in trappola c’era allora come oggi e così la giovane prostituta arrivista. Considerazioni personali  .

Il cantante lirico  Cristiano Cremonini tenore e scrittore, ha avuto una curiosità simile alla mia. Avendo vissuto molte storie sul palcoscenico accanto a questi personaggi femminili,  è voluto andare a fondo sulla vita di alcune  alcune di loro ,  per capire quanto ci sia stato di vero o romanzato nelle loro vite. Cosa e chi ha ispirato Puccini, Verdi, Donizetti a musicare le storie di queste donne?

Cremonini ha raccolto nel suo nuovo libro la storia di otto eroine del melodramma. Il libro si intitola “Opera d’amore. Donne del melodramma fra letteratura, storia e mito”.

Se anche voi siete curiosi potrete acquistare il libro cliccando sul link della libreria online UNILIBRO .

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Aspettando La Jura…

 La Jura di Gavino Gabriel, che verrà rappresentata al Teatro Lirico di Cagliari dal 20 al 29 novembre 2015, è un’opera lirica ambientata nella Gallura del XIX secolo che mette in scena suoni, riti e tradizioni della Sardegna per riscoprire i valori più autentici delle culture popolari.

In questo grande affresco di vita pastorale, vissuto nella dimensione della collettività e animato da poeti improvvisatori e da feste e rituali di antica memoria, la musica popolare occupa un posto di assoluto rilievo: Gabriel considerava infatti le musiche di tradizione orale come un patrimonio di inestimabile valore, che poteva e doveva essere utilizzato anche come fonte d’ispirazione per la realizzazione di nuove composizioni musicali.

 

JURA ROOTS: Aspettando La Jura è una manifestazione organizzata dal Teatro Lirico di Cagliari per far risuonare negli spazi del Parco della musica le “radici” musicali che hanno permesso a Gabriel di realizzare e “far fiorire” la sua opera.

Nella mattinata di domenica 25 ottobre, cantori a tenore e a cuncordu, cantadores a chiterra, suonatori di launeddas, di organetto, di fisarmonica e di chitarra si alterneranno nei due palcoscenici che verranno allestiti nei pressi del laghetto e di fronte al foyer del Teatro Lirico, presentando al pubblico le espressioni musicali più ricche e affascinanti della tradizione isolana.

Le proposte di artisti che si collocano in un rapporto di stretta continuità con le tradizioni popolari si alternano a quelle di altri artisti che, sulla scia di Gabriel, rielaborano la tradizione in modo creativo. Per contribuire al clima di festa popolare saranno coinvolti anche una banda musicale e un coro polifonico che, muovendosi nell’area del Parco, creeranno un collegamento virtuale tra i due palcoscenici, rendendo gli spettatori protagonisti di emozioni in continuo movimento.

La collaborazione con un’altra iniziativa che promuove i valori della tradizione e della memoria locale come Orti, arti e giardini organizzata da Slow Food di Cagliari è sembrata l’occasione più propizia per creare un momento di grande partecipazione collettiva e per avvicinare il pubblico all’universo di significati de La Jura, un’opera che esalta il valore delle identità locali, del territorio e delle sue risorse naturali.

 

Elenco dei musicisti: 

  • Cuncordu de Cuglieri, canto a cuncordu
  • Tenore Supramonte di Orgosolo, canto a tenore
  • Daniele Giallara, Franco Denanni (voce), Bruno Maludrottu (chitarra), canto a chiterra
  • Orlando Mascia, launeddas, organetto, sulitu
  • Bruno Camedda, fisarmonica
  • Ignazio Cadeddu, chitarra sarda

 

  • Rossella Faa
  • Arrogalla
  • Andhira
  • Reverendo Jones

Banda musicale di Monastir

  • Coro polifonico “Terra Mea”

Stagione lirica e di balletto 2015

venerdì 20 novembre 2015, ore 20.30 – turno A

sabato 21 novembre 2015, ore 19 – turno G

domenica 22 novembre 2015, ore 17 – turno D

martedì 24 novembre 2015, ore 11 – turno scuole

martedì 24 novembre 2015, ore 20.30 – turno F

mercoledì 25 novembre 2015, ore 20.30 – turno B

venerdì 27 novembre 2015, ore 11 – turno scuole

venerdì 27 novembre 2015, ore 20.30 – turno C

domenica 29 novembre 2015, ore 17 – turno E

La Jura

libretto e musica Gavino Gabriel

personaggi e interpreti

Cicciottu Jacòni Rubens Pelizzari (20, 22, 25, 27, 29)/Giuseppe Talamo (21, 24, 27 scuole)

Gjompàulu Filianu Gianluca Lentini

Anna Paoletta Marrocu (20, 22, 25, 27, 29)/Tiziana Caruso (21, 24, 27 scuole)

Matalèna Francesca Pierpaoli

Pasca Ucchjtta Nila Masala (20, 22, 25, 27, 29)/Barbara Crisponi (21, 24, 27 scuole)

Anghilesa Furitta Lara Rotili (20, 22, 25, 27, 29)/Luana Spinola (21, 24, 27 scuole)

Battista Burédda Nicola Ebau

Diécu Fascióla Enrico Zara (20, 22, 25, 27, 29)/Mauro Secci (21, 24, 27 scuole)

Ciccittu Frési Stefano Cianci (20, 22, 25, 27, 29)/Alessandro Porcu (21, 24, 27 scuole)

Un pastore/Un vendemmiatore Moreno Patteri

 maestro concertatore e direttore Sandro Sanna

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari

maestro del coro Gaetano Mastroiaco

Coro a tasgia dell’Accademia Popolare Gallurese “Gavino Gabriel”

regia, scene, costumi Cristian Taraborrelli

luci Guido Levi

video Fabio Massimo Iaquone

coreografia Antonella Agati

nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari

finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna

nell’ambito del progetto “Smart Business Factory”

prima esecuzione assoluta dell’ultima versione della partitura (1959)

La recita del 25 novembre sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3

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I giapponesi, si sa, amano l’Opera lirica in una maniera smisurata, e con essa i suoi artisti. Per un ‘Opera sono  capaci di prenotare i biglietti un’anno prima pur di non perdere una Prima in cartellone di questo o quel  teatro italiano, allo stesso tempo si adoperano affinchè l’Opera vada a casa loro. Alcuni teatri italiani periodicamente volano verso il Sol levante tornando in Italia con un bagaglio di successo assicurato.

Nel mio piccolo, seguo sempre gli artisti italiani ed in particolar modo quelli della mia terra. In questi giorni ad esempio, ho seguito tramite facebook, i successi ottenuti dal maestro algherese Domenico Balzani, rientrato proprio ieri da un bella tournée giapponese con l’Orchestra Filarmonica di Bologna. L’ho contattato per porgergli alcune domande in proposito.

 Maestro Balzani , mi racconti come è andata questa tournée? I lettori del mio blog sono tanti ed è tanta anche la curiosità di conoscere questo successo in un paese così diverso dal nostro.

La tournée  in Giappone con l’Orchestra Filarmonica di Bologna e della Sawakamy Opera Foundation,mi ha visto protagonista dell’Opera Pagliacci di Leoncavallo nel ruolo di Tonio.

Quali sono state le sedi delle rappresentazioni?

Per le rappresentazioni son state scelte delle location speciali ovvero i siti protetti dall’Unesco come ad esempio il Castello di Himeji. La Sawakami Opera Foundation ha compiuto una bellissima impresa. Il pubblico ci ha accolto con particolare amore e porterò sempre con me il ricordo di questa mia ulteriore visita in Giappone.

Quali sono gli impegni immediati dopo questa grande soddisfazione professionale?

I miei allievi di Marketing Culturale e Management dello Spettacolo delle varie Università dove insegno mi aspettano. Infatti riprenderò subito le mie attività di Docente e di Project Manager dello Spettacolo.

In qualità di Manager invece?

Continuerò ad occuparmi, come faccio da 8 anni, della Produzione di Opere Liriche per il Laboratorio di Opera Verona. Dal punto di vista Artistico poi questo anno prossimo sarò impegnato tra gli altri a Strasburgo, Parigi e Tel Aviv. Non ultimo in qualità di Esperto in Gestione Amministrativa e contabile delle pubbliche amministrazioni son stato nominato, con decreto del Ministro dell’Istruzione nel CDA del Conservatorio Tartini di Trieste, quindi mi darò da fare per il bene di questa importante Istituzione.

Visto che tocchiamo l’argomento manageriale, come vedi la situazione del Teatro Lirico di Cagliari?

Non è un mistero che mi piacerebbe  mettere a disposizione della più importante Azienda Culturale della mia terra, le competenze  e la mia esperienza ultra ventennale come artista internazionale. In tutti questi anni infatti  ho potuto  tessere relazioni di grande livello in vari paesi nel mondo. Proprio in Giappone ho potuto attivare le premesse per una collaborazione pluriennale che vedrebbe impegnato anche il Teatro Lirico di Cagliari e le sue masse artistiche e tecniche. Con il Presidente e il Direttore Artistico della Sawakamy Opera Foundation di Tokio abbiamo delineato un interessantissimo progetto anche di formazione dei futuri professionisti dello spettacolo giapponesi che verrebbero a Cagliari per formarsi. Progetto che mi piacerebbe poter realizzare a breve termine.

Tutto ciò si tradurrebbe in un notevole investimento finanziario che porterebbe liquidità importantissima per le casse del Teatro.

Quella delle opportunità di scambi culturali con altri paesi è sempre stato il punto debole della nostra fondazione. In oltre trentanni di professione personalmente ho il  ricordo di trasferte internazionali che si possono contare sulle dita di una mano.

Le opportunità per uscire dalla Sardegna e portare il nome della nostra terra all’estero con le  nostre masse artistiche sono varie . Ad esempio con le collaborazioni Internazionali  e fra queste il  Medio Oriente Arabo , dove altri Teatri d’Opera  Italiani stanno portando avanti importanti progetti,  in particolare con l’ Oman , dove ha sede uno dei Teatri più belli che abbia mai visto. Con il General Manager della Royal Opera House, (che per inciso è un grande musicista), grazie alla stima che ha verso la mia persona, abbiamo parlato diverse volte a proposito della possibilità  che veda esportato il Know How che il Teatro Lirico di Cagliari possiede. Ma l’aspetto non trascurabile di questa possibile attività estera è che il Teatro Lirico diventerebbe strumento per tutte le imprese Sarde che cercano di trovare opportunità fuori dall’Italia. Cosi come avviene per altri teatri d’opera europei le trasferte dei Teatri sono occasioni per imprenditori e politici per intessere rapporti di ogni tipo.

Il teatro di Cagliari in passato ha avuto una grande risonanza internazionale per i grandi nomi che hanno caratterizzato i cartelloni delle stagioni liriche e sinfoniche, pensi che possa ritornare in quella bella dimensione?

 Io credo fermamente nelle grandi potenzialità dell’Azienda Teatro Lirico di Cagliari. E’ necessario però avere il coraggio di una svolta nella scelta della Governance che deve essere affidata, dietro la verifica di un progetto gestionale specifico e fuori dalla logica valutativa di CV che sanno spesso di esperienze pregresse poco esaltanti sia dal punto di vista artistico che finanziario. Quello di Sovrintendente non è un incarico “onorifico” assegnato ad un intellettuale che pensa tutto il giorno a quali sono le sei/ sette opere più belle da presentare alla prossima stagione; é un lavoro difficile, specialistico, che richiede competenze elevate ed una visione il più possibile a 360° della macchina.  E mi sia consentito di dire a chiare lettere che le fondazioni lirico Sinfoniche devono riappropriarsi della loro peculiarità che è quella di essere Teatri Di Musica e pertanto ai musicisti deve andare la Governance.

Nei grandi teatri internazionali, come avvengono le scelte di chi dovrà governare le macchine teatrali?

In altri paesi europei, dove i Teatri funzionano, è impensabile affidare la conduzione dei Teatri a chi non ha una carriera artistica dimostrabile. Il futuro delle Aziende Culturali e soprattutto dei Teatri d’Opera, si basa su innovazione nella gestione aziendale e produttività artistica basata su efficienza ed efficacia. Questo può permettere di attrarre Sponsor e Partnership internazionali ormai indispensabili data la continua erosione dei contributi pubblici. Il risanamento e il rilancio del Lirico deve partire assolutamente da una assoluto rispetto dei criteri di efficacia ed efficienza nella Gestione Economica, Amministrativa e Artistica e dalla Assoluta aderenza al Principio di Prudenza Economica e del Pareggio di Bilancio.

 

 

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Di  Antonio Trudu

  L’«Eleonora d’Arborea»

regia di Marco Gagliardo musica di Franco Oppo

Fu l’Istituzione dei Concerti e del Teatro lirico di Cagliari, furono il presidente Bruno Corrias,il sovrintendente Franco Fiori, il direttore artistico Nino Bonavolontà e molti dei consiglieri diamministrazione, fra i quali certamente Nanni Spissu, strenuo sostenitore della causa della musica nuova, a proporre a Franco Oppo una realizzazione musicale dell’ Eleonora d’Arborea di Giuseppe Dessì nell’adattamento realizzato da Marco Gagliardo. L’’opera fu inserita in un Breve ciclo,comprendente anche la

 Madama Butterfly di Puccini e Il lago dei cigni che sotto l’etichetta Lirica in Sardegna, nel mese di giugno 1986 fu proposto in alcuni dei principali centri della Sardegna : (Alghero, Bosa, Carbonia, Iglesias, Muravera, Nuoro, Olbia, Oristano, Pula, Sanluri, Sant’Antioco, Santa Teresa di Gallura), prima di tre recite c’e avrebbero concluso la tournée all’Anfiteatro Romano di Cagliari ai primi di luglio .

Nell’opuscolo preparato in vista delle tre recite conclusive, un testo firmato dall’Istituzione concertistica cagliaritana, ma verosimilmente redatto da Nanni Spissu, spiegava al pubblico perché si fosse pensato di musicare il testo di Giuseppe Dessì“, sottolineando come, al di là della sua definizione di poema drammatico, quel testo in qualche modo fosse già musica o almeno contenesse la possibilità della musica!

”Del tutto naturale quindi – si leggeva in quello scritto – il nostro tentativo, affidato a Franco Oppo, di esplicitare in una partitura originale, la musicalitàintrinseca della parola di Dessì attingendo anche con un’operazione di duplice finalità, al patrimonio musicale isolano filtrato attraverso moduli musicali avanzati e moderni”.

Si sottolineava, inoltre, il perchè della scelta di dedicare un’opera musicale alla “regina sarda”, definita una “metafora necessaria”non soltanto per Dessì, ma per tutti i sardi. Eleonora , così si concludeva quella breve introduzione –  è la storia, è il mito, è la poesia: è un patrimonio simbolico. Ecco, la nostra ambizione è di rendere, con questa produzione, un servizio alla cultura in generale. Non soltanto musicale, non solo sarda”.

Con Eleonora d’Arborea , il compositore Franco Oppo si avvicinava per la seconda volta al teatro musicale . La prima esperienza di questo tipo “ se non si vogliono considerare le musiche discena per La bottega del pane di Bertolt Brecht , era stata Praxodia II 

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Questa sera, il concerto dedicato a I Shardana,  opera lirica di Ennio Porrino, sarà in uno dei villaggi sardi  famosi per la  raffinata tecnica edilizia, nel genere cultuale, del periodo nuragico: il Santuario di Santa Cristina a Paulilatino.

La struttura nuragica è composta da un vestibolo (dromos), da un vano scala e da una camera ipogeica con copertura a “tholos”; il tutto è circoscritto da una cinta muraria perimetrale (themenos). I paramenti murari del vano scala e del vano ipogeico sono realizzati con conci di basalto alcalino finemente lavorati. Fra i templi a pozzo conosciuti nell?Isola, quello di Santa Cristina può essere sicuramente definito come il più rappresentativo.

Attorno al tempio si trovano i resti del villaggio dove si può ammirare, in posizione frontale, la “capanna delle riunioni”, dotata di un sedile in pietra dall?andamento circolare.

Ad eseguirla saranno i solisti, il coro e l’orchestra del teatro Lirico di Cagliari.

I Shardana
Gli uomini dei nuraghi

dramma musicale in tre atti
libretto e musica Ennio Porrino
riduzione in forma di concerto

personaggi e interpreti
Gonnario Alessandro Frabotta
Torbeno Giampaolo Ledda
Bèrbera Jonia Lucia Dessanti
Perdu Moreno Patteri
voce recitante Simeone Latini

direttore Anthony Bramall
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
maestro del coro Marco Faelli

Sotto il soprano sassarese Lucia Dessanti stasera ricoprirà il ruolo di Berbera Jonica, è qui durante la rappresentazione in forma scenica dell’opera di Porrino a Cagliari

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Chi avrà la fortuna di assistere all’opera Turandot che andrà in scena venerdì al Teatro lirico di Cagliari, avrà anche l’opportunità di ammirare da vicino alcune copie di opere dello scultore Pinuccio Sciola che di quest’opera è lo scenografo. Sono state infatti allestite all’esterno e all’ingresso del Teatro due grandi sculture realizzate dai tecnici del Teatro lirico, in polistirolo, gesso ed altri materiali che vengono utilizzati generalmente per le opere teatrali.

Il pubblico,  potrà quindi capire meglio com’ è stata realizzata la scenografia  che vedrà sul palcoscenico.

L’opera montata all’esterno, nel piazzale davanti alla biglietteria, è la copia esatta di un’opera di Sciola che misura circa un metro ma che i tecnici del teatro hanno realizzato con un’altezza di 10 metri circa.

Di seguito alcune foto che ho scattato durante la messa in posa.

Intanto vi ricordo che questa sera e domani andranno in scena le anteprime dell’opera alle ore 19 mentre venerdì ci sarà la prima con i seguenti interpreti.

Turandot Maria Billeri  

Altoum Davide D’Elia

Timur Carlo Cigni
Il Principe ignoto (Calaf) Roberto Aronica
Liù Maria Katzarava
Ping Gezim Myshketa
Pong Massimiliano Chiarolla
Pang Gregory Bonfatti
Un Mandarino George Andguladze
Il Principe di Persia Mauro Secci
Prima ancella Graziella Ortu
Seconda ancella Luana Spinola

maestro concertatore e direttore Giampaolo Bisanti
Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari
maestro del coro Marco Faelli
maestro del coro di voci bianche Enrico Di Maira

regia
 Pier Francesco Maestrini
scene Pinuccio Sciola
costumi Marco Nateri
luci Simon Corder
campionamenti audio e programmazione dell’ambiente esecutivo Marcellino Garau
nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari

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foto di Priamo Tolu

Turandotte è il titolo della quarta di dieci fiabe scritte da Carlo Gozzi. Fu rappresentata per la prima volta in forma teatrale a Venezia nel 1762 ed era suddivisa in 5 atti.  Gozzi , per la sua fiaba, si era rifatto alla traduzione francese di alcune fiabe persiane molto note in Europa dalla metà del ’700. Il nome, Turan, deriva dal persiano Turkestan.  

Nella sua Turandotte, Gozzi attribuisce alla regina un animo meno crudele rispetto al libretto scritto da Adami e Simoni per l’Opera Turandot di Giacomo Puccini. Infatti essi trasformarono la regina in un personaggio dalla “barbarie grandiosa”, sotto suggerimento del musicista.

Fra le tante modifiche fatte dai due librettisti  rispetto alla fiaba di Gozzi, c’è anche l’aggiunta del personaggio Liù. Uno sprazzo di umanità in tanta crudeltà.

Turandot di Giacomo Puccini andrà in scena al Teatro Lirico di Cagliari nelle seguenti date

venerdì 27 giugno 2014, ore 21 – turno A
mercoledì 2 luglio 2014, ore 21 – turno F
sabato 5 luglio 2014, ore 21 – turno D
mercoledì 9 luglio 2014, ore 21 – turno B
sabato 12 luglio 2014, ore 21 – turno E
mercoledì 16 luglio 2014, ore 21 – turno C
sabato 19 luglio 2014, ore 21 – turno G
mercoledì 23 luglio 2014, ore 21 – fuori abbonamento
sabato 26 luglio 2014, ore 21 – fuori abbonamento
mercoledì 30 luglio 2014, ore 21 – fuori abbonamento
sabato 2 agosto 2014, ore 21 – fuori abbonamento
mercoledì 6 agosto 2014, ore 21 – fuori abbonamento
sabato 9 agosto 2014, ore 21 – fuori abbonamento
mercoledì 13 agosto 2014, ore 21 – fuori abbonamento
sabato 16 agosto 2014, ore 21 – fuori abbonamento

Per tutte le informazioni sull’acquisto dei biglietti contattare la Biglietteria del Teatro Lirico via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari telefono +39 0704082230, + 39 0704082249; fax +39 0704082223

biglietteria@teatroliricodicagliari.it

Vivaticket: acquista i biglietti anche via web

Nella foto il costumista Marco Nateri alle prese con la realizzazione dei costumi di Turandot per l’edizione cagliaritana

 

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La pasta alla Norma, di origine siciliana e, più precisamente Catanese, è una delle più buone che esistano e se proprio uno deve fare uno strappo alla regola….
L’origine del nome del piatto si fa risalire a Nino Martoglio, noto commediografo catanese , che, quando gli venne servito un piatto di tale pasta, esclamò: “È una Norma !” ad indicarne la straordinaria bontà paragonandola all’opera lirica musicata dal catanese Vincenzo Bellini.

E allora, se siete a corto di fantasia e volete provare un piatto speciale ecco la ricetta. A proposito, se volete vedere l’opera Norma di Vincenzo bellini, sappiate che aprirà la Stagione Lirica 2014 al Teatro lirico di Cagliari. Affrettatevi ad acquistare un abbonamento o un biglietto.


YouTube Video

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“I Shardana – Gli uomini dei Nuraghi”, il  dramma musicale in tre atti di Ennio Porrino (Cagliari, 20 gennaio 1910 -Roma, 25 settembre 1959) sarà l’opera che riaprirà la stagione al Teatro Lirico di Cagliari dopo la pausa estiva. Ritorna ad appena tre anni dalla sua ultima esecuzione, ma, questa volta, in forma  scenica, in un nuovo allestimento ideato dal giovane regista torinese Davide Livermore che debutta al Teatro Lirico di Cagliari.  Mi piacerebbe poter accompagnare i miei lettori in un percorso preparatorio a quest’opera poco conosciuta attraverso video-interviste, immagini e racconti dei protagonisti. A far da cornice, ci saranno alcuni brani tratti dagli scritti del prof. Giovanni Masala, profondo conoscitore dell’Opera, il quale mi ha fatto personale omaggio di alcuni stralci delle sue pubblicazioni , che pubblicherò prossimamente.

Oggi vi propongo l’intervista fatta ieri al costumista dell’opera: Marco Nateri. Lui è un artigiano sardo e non un artista come ama definirsi, ma personalmente trovo le sue creazioni delle vere e proprie opere d’arte. Nel video ho inserito qualche foto che ritrae alcuni momenti della preparazione dell’attrezzeria e dei costumi di scena, da parte dei colleghi del settore che in questi giorni stanno lavorando a ritmo serrato. Tutto infatti sarà realizzato dagli artisti-artigiani del Teatro Lirico di Cagliari .


YouTube Video

 

 

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 Ai Sovrintendenti, alle Direzioni artistiche, ai responsabili di Uffici

Stampa,  Direzioni amministrative di teatri, enti, festival lirici italiani

 EDT è spiacente di comunicare che, a causa del perdurare della grave

crisi economica in atto, è giunta alla decisione di sospendere le pubblicazioni

di Opera. Annuario dell’opera lirica in Italia, pubblicato negli ultimi anni in

collaborazione con il CIDIM.

L’Annuario, presente ormai dal 1987, strumento di sintesi completa e

preziosa di tutti gli eventi lirici del nostro paese – dei quali

costituiva un archivio storico unico in Italia – è stato per 25 anni un

vanto della nostra casa editrice, surrogando funzioni che in realtà, e

particolarmente in Italia, dovrebbero essere proprie delle istituzioni

culturali e politiche.

Ringraziamo qui in particolare gli Uffici Stampa, senza la cui

collaborazione l’Annuario non avrebbe mai potuto nascere e crescere.

Un saluto cordiale

Enzo Peruccio

Amministratore delegato di edt srl

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prove di regia

Ieri, all’uscita dalla palestra sono stata fermata da una signora, un’abbonata storica del teatro cagliaritano. Oltre a chiedermi notizie  sulla nuova Stagione Lirica, voleva che le raccontassi come avviene lo studio di un’Opera da parte del coro.

 La preparazione di un’Opera è un lavoro molto impegnativo soprattutto quando questa   non appartiene al repertorio .

Nella prima fase del lavoro il maestro del coro (nel nostro caso il maestro Marco Faelli) comincia  a leggere a sezioni separate  tutto lo spartito, in modo da acquisire una certa sicurezza musicale. I soprani, i tenori i contralti e i bassi, si alternano giornalmente nell’arco di una settimana circa, in questa fase di studo. Si passa poi all’assemblaggio: prima le voci femminili e poi quelle maschili. Nella terza fase preliminare poi tutte le voci leggeranno la musica in contemporanea . Questo è il lavoro così detto di rifinitura, (dinamiche, colori e sfumature) e  soprattutto  di memorizzazione.

La memoria è importante in quanto, una volta che si cominciano le prove di regia, non si avrà più lo spartito a portata di mano.

L’impegno della memorizzazione naturalmente è in  proporzione  alla quantità di musica e parole e soprattutto alla lingua delle singole Opere.  Ricordo lo studio di un‘Opera russa che comprendeva più di 200 pagine. Un lavoro immane ma che, con i tempi giusti avevamo portato a termine con grande successo e soddisfazione.

Quando si comincia il lavoro di regia,  il maestro del coro deve controllare che i movimenti registici non compromettano i lavoro musicale appena concluso Purtroppo è capitato  che qualche regista, privo di conoscenze musicali, pretendesse che il coro, sparpagliato corresse o danzasse nei punti più difficoltosi dal punto di vista ritmico, con conseguenze musicali immaginabili.

Ultima fase poi è la prova d’Assieme. Si inseriscono le parti solistiche e poi dell’ orchestra. Il direttore concertatore infatti dovrà coordinare il tutto.

Ma il lavoro non è ancora concluso. Prima della Prima infatti ci saranno ancora delle altre prove come quella all’Italiana (vedi post), l’ antepiano (generale per la regia con pianoforte), l’antigenerale e generale.

L’abbonata in questione era esterrefatta e allo stesso tempo affascinata. Mi ha congedato dicendo che non pensava che dietro una “semplice opera” ci fosse tutto questo lavoro!

Una “semplice opera”?

foto di Priamo Tolu tratta daAlbum dei ricordi della lirica a Cagliari

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Ieri sera, nella mia bacheca di Facebook ho trovato un link che si intitolava così: “Dal mattino alla mezzanotte, l’Opera invade la città“.

Non avendo ben capito di cosa si trattasse, ovviamente l’ho aperto e con mia grande meraviglia scopro che la citta di Brescia il girorno 22 settembre dedicherà una giornata completa all’Opera. Ma vi rendete conto? Le strade della città invase dalla musica in ogni suo angolo!

In un epoca in cui si pensava che l’Opera fosse ormai morta, e che gli stessi ex nostri ministri giudicavano come “centri di spesa clientelari, inefficienti e costosi“(Brunetta), una città importante come Brescia dedica una giornata intera a questa meravigliosa musica che tutto il mondo c’invidia.

Per chi avesse la fortuna di trovarsi da quelle parti in quel giorno, voglio dare qualche informazione più precisa.

La Festa dell’Opera toccherà diversi punti del centro storico, ma anche della periferia per portare musica ovunque e per far conoscere anche i posti meno frequentati della città. Durante la serata sono state individuate due zone clou: la zona rossa, che richiama la passione della Carmen, e la zona oro, che evocherà la magia della Tosca.

In linea con le grandi feste popolari europee, anche la Festa dell’Opera sarà animata da numerosi eventi a sorpresa che durante tutta la giornata proietteranno gli spettatori in divertenti e surreali momenti di intrattenimento in cui spesso si cercherà il loro coinvolgimento: un’incursione inaspettata nel mondo del melodramma per riportarlo tra la gente e per riscoprire il fascino di quel genere musicale che nei secoli ha segnato la storia civile, culturale e artistica della Città di Brescia.

Tutti gli eventi della Festa dell’Opera sono a partecipazione gratuita.

Teatro Grande
c.so Zanardelli, 9a – Brescia

Fondazione del Teatro Grande di Brescia
Via Paganora, 19/A 25121 Brescia (BS) Tel +39 030.2979311 Fax +39 030.2979342

 

 

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Enrico Brignano, l’attore romano lanciato anni fa dalla fiction RAI Un medico in famiglia, oggi è fra gli attori comici più accreditati.

Ho trovato in rete questo video e vi garantisco che ho riso veramente a lacrime. Lui analizza l’Opera lirica dal suo punto di vista, ma credo che rispecchi il punto di vista anche di tante altre persone che non seguono l’Opera.

Al di là della vena comica, mi sono soffermata ad analizzare alcune sue considerazioni.

Perchè  il cantante lirico canta in quel modo incomprensibile?

Beh, torniamo indietro nel tempo. Nei teatri, anticamente , non esisteva certo l’amplificazione con i microfoni e le voci, che erano accompagnate da strumenti e orchestre, dovevano superare questo suono affichè il pubblico potesse sentirle. Nasce quindi l’impostazione vocale e cioè quel modo inusuale di porgere la voce. Questo è  un modo che però  penalizza  la comprensione delle parole, anche se amplifica la voce in maniera naturale portandola al punto da superare perfino una grande orchestra. La voce diventa così potentissima. Non è assurdo quando si dice che una voce lirica può rompere un bicchiere di cristallo. E’ stato sperimentato.

Lo studio del canto lirico è uno studio meticoloso e lungo che porta il cantante a ricercare le risonanze naturali del proprio corpo: la risonanza di petto, il suono in maschera, il suono di testa. Il corpo diventa come  una cassa armonica proprio come  uno strumento. Ognuna di queste parti del corpo garantisce un’amplificazione della voce a seconda dell’altezza delle note che si andranno a cantare.

Per quanto riguarda la comprensione delle parole, oggi la tecnologia ci viene incontro. Infatti, in quasi tutti i teatri esistono i sopratitoli che aiutano anche a capire le opere in lingua straniera.

Sul fatto che i cantanti lirici debbano essere in carne, è ormai passato di moda. Se prima un soprano  superava i 100 kg  e la magrezza era associata alla paura di perdere la voce, oggi si è stabilito che le due cose non hanno alcuna correlazione e anzi, un fisico tonico e asciutto può essere solo d’aiuto per una buona respirazione oltre naturalmente che per una bella presenza scenica   adeguata ai ruoli.

Ciò non toglie che l’attore Enrico Brignano sia davvero un grande: gustatevi questo video


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Questo personaggio nasce dalla penna di Miguel Cervantes .

Don Chisciotte è un gentiluomo di campagna, che rappresenta quella nobiltà decaduta  della Spagna del ‘500, che viveva un momento economico debole (un po’ come   l’Italia di oggi).

Proprio per evadere dalla monotonia d’una vita mortificante, dapprima si rifugia nella lettura dei romanzi cavallereschi e poi, condizionato da queste storie , decide di emulare le gesta degli antichi cavalieri. E così riprende in mano l’antica e rovinata armatura riadattandola, assume il nome di Don Chisciotte della Mancia, si fa armare Cavaliere della Triste Figura da un volgare oste, nei suoi pensieri c’è una dama che non è altro che una rozza contadina e, cavalcando in groppa ad un misero ronzino, battezzato Ronzinante, intraprende la vita errante.
Con l’dea di voler salvare le vittime delle ingiustizie e proteggere gli oppressi, va incontro ad una serie d’avventure dalle quali, puntualmente, uscirà sconfitto. Ed è Sancio Panza , il servitore, che nel romanzo si pone come elemento di concretezza, che riesce ad equilibrare e a contenere la fantasia troppo sciolta del cavaliere riconducendolo alla realtà.

Don Chisciotte, infatti, vive in un suo mondo ideale di sogno, di illusioni, dal quale non si distacca, come del resto non si distaccarono nella realtà tutti coloro che, quando la cavalleria ed il sentimento cavalleresco volsero al tramonto, volendone rivivere gli ideali si trovarono fuori del loro tempo e furono considerati folli.
Sancio, invece , aderisce alla vita quotidiana, è un istintivo che sente la necessità materiale, è la realtà che si contrappone al sogno, un insieme d’astuzia, buon senso e concretezza. Contadino rozzo e goffo, ignorante ma non sciocco, è tuttavia capace di buon senso e ragion pratica che gli impediscono di concepire il sogno.
E’ proprio dal contrasto tra i due personaggi che scaturisce la fisofia d
loel romanzo ed anche la sua comicità. Il personaggio di Don Chisciotte resta, tuttavia, quello predominante: sognatore , ricco di umanità, falsamente comico, in realtà drammatico. Costretto dalla vita a condurre un’esistenza meschina ed angusta, in una società priva di valori morali, cerca riparo nell’ideale, nel sogno, per far rivivere un suo mondo scomparso, ove prevalgano senso dell’onore ed eroismo, tuttavia il suo rapporto con la realtà permane ambiguo : da un lato sente il bisogno di certezze, necessita di regole di comportamento, di punti di riferimento (le regole della cavalleria), dall’altro il bisogno di evadere, uscendo dalla realtà , mutandola in sogno.
E da questo sogno Don Chisciotte si risveglierà, ritrovando la ragione, curiosamente, solo nel momento della morte: Visse pazzo e morì savio.

Flaubert scrisse: Quello che v’è di prodigioso nel “Don Chisciotte” è la continua fusione dell’illusione e della realtà, che fa di questo un libro a metà fra il comico e il poetico.

Sono tante le trasposizioni teatrali di questo personaggio e nel mondo dell’Opera lirica è Jules Massenet a dedicargli la sua musica. Nella imminente Stagione lirica del Teatro di Cagliari, il Don Chisciotte sarà l’opera d’apertura.

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Posto oggi questa notizia  soprattutto per far conoscere ai lettori un’altro aspetto del teatro, quello dei rischi che si corrono  in palcoscenico.

Teatro alla Scala, crolla la scenografia alle prove di ‘Donna senz’ombra’

Tragedia sfiorata nel teatro più importante di Milano. Tutti salvi, ma i lavoratori denunciano: “Poca attenzione alla sicurezza, lavoro organizzato secondo logiche di iperproduttività”. Il sindacato chiede di incontrare il sindaco Pisapia, presidente della fondazione che gestisce “il tempio della lirica”

Poteva scapparci il morto, anzi più d’uno. Durante le prove di allestimento luci dell’opera “Donna senz’ombra”, un fondale di circa 12 metri per 15 si è staccato improvvisamente schiantandosi sul palco della Scala di Milano. I macchinisti hanno tentato inutilmente di frenare la caduta. Gli operai e le maestranze si sono messi in salvo per qualche frazione di secondo, un attimo e sarebbero uscite le comparse.

Sulla dinamica pochi dubbi. E il pensiero che corre subito all’incidente mortale di due giorni fa al Palasport di Reggio Calabria per il concerto di Laura Pausini e a quello a fine gennaio a Trieste di Jovanotti. Ma qui siamo nel salotto prestigioso della lirica dove il 7 dicembre sfilano “i potenti” d’Italia. Siamo alla Scala. Dove “Donna senz’ombra”, un’opera in tre atti di Richard Strauss, debuitterà domenica prossima. I testimoniani riferiscono che a provocare il crollo sarebbe stata una folata di vento dovuta a un portellone posteriore al palco rimasto aperto per consentire le operazioni di carico e scarico. Non c’è un dispositivo di sicurezza che lo impedisca. Ad aumentare il rischio anche il fatto che quella scenografia non è adatta al palco della Scala. Si tratta infatti di una struttura “ospite” che arriva dalla Germania e per la quale si è tentato un adattamento in corsa senza tener conto del dislivello di tre centimentri del palco della Scala che avrebbe concorso a produrre un effetto leve e dunque il crollo.

A denuciare quanto accaduto è la Confederazione unitaria di base (Cub). Una delegazione di lavoratori, oltre a presentare una denuncia all’Asl, chiede di poter incontrare il sindaco Giuliano Pisapia (che è presidente della Fondazione della Scala) per porre seriamente il problema dell’incolumità dei lavoratori, della valutazione dei rischi e dell’organizzazione degli spettacoli. Quello di oggi, infatti, è solo l’ultimo di una serie di incidenti che potevano avere esito mortale. L’ultimo è stato il distacco da una stanga sospesa di una quinta arrotolata caduta a terra da venti metri d’altezza durante la movimentazione. Anche qui, si è sfiorata la tragedia sul palco. Ma forse più clamoroso ancora l’episodio dell’aprile scorso, quando nel bel mezzo dell’allestimento della “Turandot”, si è verificato un sovraccarico dei ponti che movimentano la scena che ha portato l’Asl a elevare una sanzione da 13 mila euro a carico del svovrintendente e del direttore degli allestimenti. “Su quei ponti camminano intere masse artistiche, il caso ha evitato il peggio. Poteva essere davvero una strage ”, dice Pierluigi Sostaro, responsabile sicurezza del Cub.

Ma la sanzione non è bastata a suonare il campanello d’allarme. Così ora tocca ai lavoratori difendersi come possono, cercando un dialogo diretto con il Comune e mettendo sul tavolo tutti i problemi irrisolti. Che sono sia strutturali, legati al cantiere, sia regolatori. Perché il rischio aumenta quando le esigenze di cartellone prevalgono. A detta dei lavoratori – sono circa 200 tra macchinisti, elettricisti, fonici – il teatro è diventato la “fabbrica della Scala”. Ma senza romanticismi, il riferimento è alle logiche di organizzazione del lavoro troppo spesso improntate all’iperproduttività per garantire in contemporanea le prove di un opera e l’allestimento serale di un’altra.

Oggi, ad esempio, il palco crollato era in allestimento per provare “Donna senz’ombra”, dalle 16 alle 19, poi toccava smontare il tutto per far posto ad “Aida” che va in scena la sera. “La direzione crea le stagioni teatrali pensando alla sola riuscita artistica, al richiamo del pubblico. Programmano anche quattro allestimenti in contemporanea sottovalutando i rischi connessi ai carichi di lavoro e ai pesi per i ponti tecnici. Così mettono a repentaglio la sicurezza di tutti, non solo dei tecnici”, dicono i lavoratori che per senso di reponsabilità e per non impedire l’esecuzione dell’opera (che comunque subirà un ritardo) non hanno chiamato la polizia e la magistratura, ma che questa sera leggeranno un comunicato per spiegare al pubblico quanto è accaduto.

http://www.ilfattoquotidiano.it

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Due donne innamorate dello stesso uomo fanno scintille. Se poi l’uomo in questione   è innamorato solo di una di loro allora le cose diventano veramente serie . L’altra , pur di non perderlo è capace di qualunque cosa.

Nel mondo del melodramma episodi del genere ce n’è tantissimi ma uno che mi ha particolarmente colpito è sicuramente quello descritto dal librettista dell’opera Aida, (ANTONIO GHISLANZONI,) di Giuseppe Verdi. Qui ritroviamo la grande rivalità fra Aida (schiava egizia)  e Amneris (figlia del faraone). Quest’ultima , dopo i sospetti, per accertarsi dei sentimenti di Aida, le da la falsa notizia che Radamès (l’uomo in questione) è morto e la fanciulla ne resta palesemente turbata.
La figlia del faraone le rivela di aver mentito e che anch’essa ama il generale; e si propone una dura vendetta.

Potrete leggere tutta la storia cliccando questo link.


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Ogni volta che in teatro si ripete un’opera viene spontaneo ricordarsi delle edizioni passate. Ricercare vecchie foto per rivederne i costumi, le scene e gli interpreti è quasi una prassi.

In questi giorni al Teatro Lirico Cagliari si sta allestendo la Carmen di Bizet e così, andando alla ricerca di vecchie foto, ne ho trovata una che mi ha fatto ricordare un episodio legato a quella produzione.

Per protesta , non so bene per quale motivo, il coro cantò in lingua italiana mentre i solisti, che avevano studiato l’opera in lingua originale, la cantarono in francese. Venne fuori quindi un bel minestrone, ma nonostante tutto il pubblico (diverse migliaia di spettatori) mostrò grande apprezzamento per quella edizione che fu rappresentanta all’Anfiteatro Romano di Cagliari, con grandi scenografie e ingresso di cavalli.

 

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royaloperahouse teatro operaUn teatro d’opera italiano, l’Arena di Verona, inaugura il 12 ottobre la Royal Opera House Muscat (foto) nel Sultanato dell’Oman. Mercoledì 12, venerdì 14 e sabato 15 ottobre alla Royal Opera House Muscat andrà in scena Turandot di Giacomo Puccini, nel nuovo allestimento di Franco Zeffirelli e sotto la direzione musicale di Placido Domingo.

Sono in partenza per l’Oman 346 elementi tra orchestra, coro, corpo di ballo, tecnici, comparse e mimi.

La Royal Opera House Muscat è il primo teatro d’opera del Golfo, dall’edificio monumentale con una capienza che sfiora le 1.100 persone, un’ala con ristoranti ed una galleria d’arte, ed il secondo nel mondo arabo dopo l’Opera del Cairo.La serata inaugurale del 12 ottobre è riservata ai soli ospiti del Sultano Qaboos Bin Said, al suo 41° anniversario di regno.

«Essere stato scelto per portare l’Opera per la prima volta in questo straordinario Paese- dice Zeffirelli -  è per me un grande onore. La musica è uno strumento di comunicazione che ha un valore speciale, che si può porre addirittura al di là della stessa comunicazione perché trascende la sfera delle emozioni personali. Senza dimenticare che per gli italiani è anche una importante occasione, un nuovo Paese dove esportare una “nostra espressione artistica” che ha contribuito a rendere l’italianità così apprezzata in molte parti del mondo. La Fondazione dell’Arena di Verona è presente in questa straordinaria produzione con l’Orchestra, il Coro, il Corpo di ballo ed il personale tecnico. La sua presenza, quella di Placido Domingo e degli straordinari artisti che fanno parte del cast di questa Turandot aggiungono valore alla realizzazione creativa e sapranno trasportare nella dimensione dello Spirito i fruitori di questo straordinario evento».

Anche il sovrintendente Francesco Girondini sottolinea l’importanza di questo avvenimento: «il Royal Opera House agirà quale ponte tra la cultura omanita e quella europea, e quindi rappresenterà una vetrina culturale unica al mondo per amplificare l’universalità della musica e delle arti. E Fondazione Arena è fiera di essere al suo fianco in un momento così importante»

fonte:Il giornale dello spettacolo

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napoli milionariaSono cominciate le prove di regia dell’opera Napoli Milionaria in programmazione per la stagione Lirica di Cagliari. Un’opera che è stata ripresa lo scorso anno al Festival della Valle d’Itria dopo la prima rappresentazione a Spoleto nel 1977. L’opera diretta da Bruno Bartoletti, con la regia dello stesso De Filippo, venne accolta in alcuni casi con recensioni a dir poco feroci nei confronti di entrambi gli autori, vittime in parte di pregiudizi ideologici.Eduardo_De_Filippo l’Opera è tratta dalla famosa commedia di Eduardo De Filippo (nella foto) e che lo stesso Eduardo trasferì (anche) sul grande schermo nel 1950.

Rispetto alla più conosciuta commedia, l’opera lirica di Nino Rota, presenta delle differenze evidenti.

Quella che era una commedia ricca di speranza, all’indomani della fine della guerra, sebbene raccontasse una storia tragica, diventa, nella trasposizione operistica, una tragedia a tutti gli effetti; basti pensare che la famosa battuta conclusiva della commedia “Ha da passà a nuttata“, diventa “La guerra non è ancora finita“, ad indicare appunto, che le speranze hanno lasciato il posto ad un disperato pessimismo: i nemici da battere non sono più gli invasori e gli orrori della guerra, ma nemici interni quali il disordine, la violenza, la corruzione.

Tra gli interpreti ritroviamo il cantante-regista baritono Alfonso Antoniozzi che ha curato la regia della Traviata appena conclusasi e il  soprano Tiziana Fabbricini che il pubblico cagliaritano ha potuto applaudire negli anni ’80 in una superba Lucia di Lammermoor. Il direttore è Giuseppe Grazioli.

Per chi lo gradisse Martedì 5 luglio, alle 19, nel foyer di platea del Teatro Lirico, Arturo Cirillo (regista), Alfonso Antoniozzi e Tiziana Fabbricini presentano, in un incontro con il pubblico, l’opera di Nino Rota.

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BaccanaleA volte usiamo dei termini che entrano nella nostra memoria pian piano fino a diventarne parte, ma spesso non ci poniamo il problema del loro significato e della loro origine.
Nell’opera Traviata di G. Verdi , nell’ultimo atto, il coro intona dietro le quinte un brano chiamato Baccanale. Ma cosa è un baccanale?
Il Baccanale (latino: Bacchanalia) è una festività romana a sfondo propiziatorio. Il nome è di origine romana e deriva da rituali dedicati a Bacco, ma la sua origine è più antica; probabilmente risale alla Magna Grecia e si è fortemente radicata nei territori campani e lucani.

Già in epoca romana, ma probabilmente anche prima, era una festa orgiastica divenuta in un secondo momento (o forse ritornando alle origini) propiziatoria degli dei in occasione della semina e della raccolta delle messi.
L’arte in generale è disseminata da baccanali sia essa pittorica che musicale. Nell’opera lirica, oltre “Largo al quadrupede” verdiano, mi è rimasto impresso il bellissimo baccanale dell’opera di Camille Saint-Säens, Sansone e Dalila che viene eseguita però dal corpo di ballo.

Nell’arte pittorica invece possiamo ammirare fra i più famosi quello di Rubens (inizio del post).


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Libretto d'opera I libretti di sala sono quei volumetti che vengono venduti all’ingresso di uno spettacolo, in questo caso di uno spettacolo d’opera. All’interno di esso si trovano tutte le nozioni riguardanti l’opera, l’autore, e le biografie dei cantanti che andremo ad ascoltare. Sono dei veri pezzi da museo perchè racchiudono importanti informazioni di quel momento di spettacolo del teatro in cui ci troviamo. Ne ho conservati a centinaia e riprenderli e sfogliarli è sempre una scoperta.
Quando ero studentessa al conservatorio, ricordo che le opere si svolgevano al Teatro Massimo, (ma io ho fatto in tempo a seguire lì solo una stagione). Alla chiusura di questo, (ristrutturato e riconsegnato alla città dopo tanti anni), tutto il materiale trovato, era stato accatastato in un’ aula del conservatorio in attesa di essere mandato al macero. Quando noi studenti scoprimmo quest’aula e le intenzioni sullo smaltimento, ci buttammo alla ricerca dei libretti ancora in buone condizioni e soprattutto con programmi rari e di valore. Fra questi  ne serbo in particolare uno, gelosamente: il libretto di sala della stagione lirica del 1969-1970, anno in cui veniva rappresentata la Norma col grande tenore Mario del Monaco e fra le interpreti femminile Mirella Parutto, quella che in seguito divenne poi la mia insegnante di canto.

stagione lirica cagliari 1970

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madama-butterflyNelle città, nelle scuole e nei teatri, quando si vuole far conoscere la propria cultura si organizzano i gemellaggi o comunque degli scambi culturali.

Ad esempio: un Teatro organizza una Stagione lirica inserendo nel cartellone un’opera bulgara, per poter far conoscere al proprio pubblico la musica di questo paese. Ovviamente per la buona riuscita dello spettacolo si farà in modo che gli artisti siano bulgari: dall cast dei solisti al direttore d’orchestra, dagli scenografi ai costumisti .

Lo scorso anno il Teatro Lirico di Cagliari si è spostato a Wiesbaden in Germania, per rappresentare la Lucia di Lammermoor in una bellissima edizione con un cast ovviamente italiano . Questa è la logica!

Ma presentare nel proprio paese italiano, un’opera italiana fatta da un cast di stranieri lo trovo alquanto sorprendente. E’ infatti ciò che si evince guardando il cartellone della nuova stagione lirica cagliaritana in particolare dell’opera Madama Butterfly, italianissima, musicata dall’italianissimo Puccini e scritta dai librettisti Illica e Giacosa, ma che sarà rappresentata da un cast quasi completamente straniero, eccolo di seguito:

Ausryne Stundyte nel ruolo di Cio-cio-san, Giuseppe Varano in quello di Pinkerton e Marcello Rosiello in quello del console americano Sharpless, mentre Junhua Hao nelle vesti dell’ancella Suzuki. Mariusz Treli?ski, con Boris Kudli?ka per le scene e Magdalena Teslawska e Pawel Grabarczyk per i costumi, firma un’affascinante messinscena, moderna, sobria e nel totale rispetto del dettato pucciniano, proveniente dal Teatr Wielki Opera Narodowa di Varsavia. La direzione d’orchestra è affidata a Julian Kovatchev, direttore bulgaro.

Ma è possibile che non ci fossero artisti italiani in grado di rappresentare quest’opera nel nostro teatro?

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flash mob al teatro Lirico di CagliariIeri mattina, dopo un concerto dedicato alle scuole, per 150 dell’Unità d’Italia, mi si è avvicinato un bambino di 5^ elementare, domandandomi cosa volesse dire fare Flash mob.

In questo periodo di lotta nel mondo dello spettacolo i Flash mob si sono susseguiti numerosi in molte città d’Italia e nel mondo. Anche noi al Teatro lirico siamo stati molto prolifici limitandoci però al nostro ambiente e al nostro pubblico.

I primi grandi Flash mob risalgono al 2003 e il termine è stato coniato per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita. Il raduno viene generalmente organizzato via internet (email, social networks) o telefonia cellulare. Le regole dell’azione possono essere illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo o possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente.

Generalmente la finalità dei flash mob è di intrattenimento o spettacolo ma in alcuni casi vengono utilizzati per motivazioni pubblicitarie o politiche, ad esempio per organizzare una protesta lampo.

Tipi di flash mob

Freeze

Nel freeze flash mob (dall’inglese freeze – congelato, immobile) i partecipanti ad un segnale o un orario convenuto si fermano restando immobili fino al segnale di fine evento.Protesta contro l’ampliamento dell’aeroporto di Londra-Heathrowmodifica

Silent Rave

Nei Silent rave i partecipanti si radunano sul posto stabilito dotati di lettori musicali e cuffiette ballando nel più completo silenzio, ognuno la propria musica.

Storia

In tempi brevissimi il fenomeno di massa del flash mob ha investito tutto il mondo: il primo risale al 2003 a New York per diffondersi anche in Europa e altri paese

Il flash mob con maggior numero di ‘mobbers‘, quindi con più partecipanti, è quello tenutosi a Londra il 4 aprile 2007: circa 4000 persone si sono riunite alla stazione di Victoria con cuffiette nelle orecchie e hanno cominciato a scatenarsi per due ore.

Nella stessa città il 6 febbraio 2009 un flash mob simile (che su Facebook contava oltre 13.000 adesioni) si è tenuto presso la stazione di Liverpool Street in cui la Polizia ha dovuto porre fine all’evento, conclusosi con qualche arresto, per sovraffollamento e per permettere il regolare flusso di viaggiatori

L’8 settembre 2009 a Chicago, in occasione del concerto Oprah’s 24 Kickoff Party, condotto da Oprah Winfrey, durante l’esibizione deiBlack Eyed Peas con I Gotta Feeling, il pubblico ha iniziato gradualmente a ballare a ritmo di musica, seguendo passi ben precisi e programmati allo scopo di creare uno spettacolo di grande effetto.

L’8 dicembre 2009 a Napoli è stato fatto un flash mob sociale contro la camorra. Circa trecento persone in Piazza del Gesù sono cadute a terra come colpite da un colpo di pistola. Il 4 ottobre 2009 aNapoli un gruppo di giovani si è radunato in Piazza del Plebiscito in onore del celebre cantante scomparso Michael Jackson, organizzati con telecamere ed impianto audio, si è scatenato nella coreografia della canzone Beat It, la performance è stata ripetuta durante la stessa mattina in altri 4 punti del centro città, facendo ad ogni spostamento più proseliti.

Vi voglio proporre un flash mob che mi è particolarmente piaciuto. E’ stato realizzato al mercato di Firenze. Bellissimo vedere lo stupore della gente davanti all’esibizione di alcune cantanti liriche. L’opera che esce dal teatro è sicuramente il flash mob più affascinante.


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profughi_afghanistan_donna_incintaI profughi sono disperati, è vero,ma non per questo delinquenti! Loro stanno scappando dal despota sanguinario in Libia e cercano da noi sicurezza e conforto. La situazione drammatica in cui si trova ora la Libia porterà in Italia migliaia di profughi, e noi dovremmo accoglierli nel miglior modo possibile.

Sono sconvolta dalle dichiarazioni che ho letto sui quotidiani, espresse dall’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival, leghista, in diretta su Rete Veneta. Una frase choc che ha fatto scalpore e sollevato dure polemiche molte delle quali erano volte a chiedere le dimissioni dello stesso assessore: guarda il video
Tante volte mi è capitato di interpretare quel bellissimo brano tratto dall’opera verdiana Macbeth, dei profughi scozzesi:   “Patria oppressa”, e di meditarne il testo, ora così attuale.

Patria oppressa! il dolce nome

No, di madre aver non puoi,

Or che tutta a figli tuoi

Sei conversa in un avel.

D’orfanelli e di piangenti

Chi lo sposo e chi la prole

Al venir del nuovo Sole

S’alza un grido e fere il Ciel.

A quel grido il Ciel risponde

Quasi voglia impietosito

Propagar per l’infinito,

Patria oppressa, il tuo dolor.

Suona a morto ognor la squilla,

Ma nessuno audace è tanto

Che pur doni un vano pianto

A chi soffre ed a chi muor.


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Insieme ai miei colleghi abbiamo stilato una lettera al Presidente della Repubblica in sostegno dell’Opera Lirica e del suo imprescindibile valore identitario per la società Italiana. Cliccate sul link sotto. leggetene il testo e, se la condividete, firmatela e fatela girare sulle vostre bacheche e ovunque crediate possa essere d’interesse. Grazie per l’attenzione e per l’aiuto.

Alfonso Antoniozzi (cantante lirico)

Signor Presidente,

sentiamo l’urgenza di una Sua parola.

In questi drammatici giorni, in cui quotidianamente ma senza clamore ci viene data notizia della chiusura di uno dei nostri teatri, templi di memoria, custodi di civiltà ed officine di creatività, i cantanti lirici italiani hanno unito le voci per richiamare l’attenzione sulla gravità di questo fatto.

Noi cantanti lirici portiamo addosso il dono della voce, lo coltiviamo con costante impegno, sacrificio, studio, degno lavoro. Il suo valore va al di là del mercato che muove: è tradizione, sapienza, passione, bellezza, poesia, identità, cultura dentro di noi; un bene che sempre più frequentemente esportiamo all’estero dove viene riconosciuto ed apprezzato.

Spesso lontani dalle nostre famiglie e dal nostro Paese, constatiamo con amarezza che i media italiani, nelle poche occasioni in cui si occupano del teatro lirico, ripetutamente distillano accuse velenose, talvolta volgari.

Ci siamo finalmente uniti per rispondere alle accuse che ci vengono rivolte, e ogni giorno crescono tra noi scambi, adesioni, apporti di pensiero, ipotesi per un futuro sostenibile dell’opera.

Noi per primi vorremmo ridiscutere il sistema produttivo in evidente crisi dei teatri d’opera, ma non vorremmo mai vedere azzerato il valore del bene prezioso che l’opera lirica rappresenta per la nostra Nazione.

In questo momento vorremmo la Sua voce, opposta a coloro che ci definiscono improduttivi, superflui, parassiti.

Vorremmo sentire da Lei, signor Presidente, che anche l’opera lirica, nata nella nostra terra, voce della nostra Patria nel momento in cui questa nasceva, è parte irrinunciabile del patrimonio culturale italiano.

Le nostre voci, per la prima volta unite in coro, si fondono con quelle della moltitudine dei lavoratori, in particolare dello spettacolo e del mondo della cultura, e con quelle di chi la ama e la sostiene; siamo convinti, signor Presidente, che a difesa delle nostre radici culturali debbano schierarsi tutte le Istituzioni politiche della Nazione, senza rinvii né riserve, appassionatamente.

Cliccate sul link sottostante ed aiutateci a diffondere la voce!

http://www.firmiamo.it/a-una-sola-voce

Fonte: blog di Nenet

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morte dell'opera

foto di M.Mereu

Il flesh mob di ieri è stato una variante della recita precedente. La nostra battaglia per salvaguardare il teatro e la cultura in generale ha avuto il suo siparietto come sempre  alla conclusione del primo atto del balletto Schiaccianoci.
La  scena rappresentava la Morte che pian piano, con la sua falce, ammazzava  i personaggi del melodramma. Completavano il tutto  i sacerdoti che declamavano ad alta voce: “La cultura sta morendo, il teatro sta morendo” cui facevano eco le prefiche con le loro litanie.
Alla fine dello spettacolo nell’atrio d’ingresso , gli spettatori che uscivano si ritrovavano davanti un’altra scena: una bara circondata dagli stessi personaggi d’Opera senza vita , accompagnati  ancora da prefiche piangenti. Ma ora a condurre le litanie era Otello nella persona del collega Lo Cicero, che alla fine di tutto cade estenuato davanti al macabro personaggio con la falce in mano.

Il pubblico ha applaudito con intensità e commozione mostrando grande sensibilità a questa nostra forma di protesta.


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Le foto del filmato sono della collega Donatella Carta
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Testata-concorso-MusicamoreNasce il 1°concorso per voci leggere e liriche bandito dal blog Musicamore.
Non si vince nulla di materiale se non la Coppa virtuale e la pubblicità online su vari blog tenendo conto che fra i lettori del blog Musicamore ci sono anche case discografiche e agenti interessati alle nuove proposte.
Naturalmente non ci si deve presentare fisicamente ma dovrete inviare il link del vostro video che dovrà essere chiaro e soprattutto non manomesso dal punto di vista acustico.
Ogni giorno nelle colonne di questo blog saranno pubblicati i video più interessanti.
I video si possono inviare fino al 15 ottobre.

Il 31 Ottobre  una commissione di esperti  stabilirà il vincitore e stilerà una graduatoria con le dovute motivazioni.
Cosa cantare?
Se siete dei cantanti lirici, potrete eseguire una romanza tratta dal repertorio operistico  e da camera fino al 1950, in base al vostro tipo di voce : soprani, mezzosoprani, contralti, tenori, baritoni, bassi; per i cantanti di musica leggera invece una canzone del repertorio del periodo che va’ dagli anni ’70 ai giorni nostri.
Naturalmente anche il pubblico online potrà esprimere il proprio giudizio dall’1 al 10,(possibilmente via mail) di cui la giuria terrà conto.
Non ci sono limiti d’età.
Dopo il 15 di ottobre sarà pubblicata la graduatoria in base alle preferenze del pubblico e della giuria che varierà giorno dopo giorno fino alla fine del mese. Il verdetto finale sarà deciso oltre che dalla giuria di questo blog anche da una supercommissione di personaggi della lirica , giornalisti di riviste musicali e della RAI

Ovviamente ci sarà un vincitore per la musica leggera ed uno per la musica lirica e varie menzioni d’onore.
Allora cominciate a preparare i vostri video e ad inviarli al seguente indirizzo: ottottobre@tiscali.it. Mi raccomando, basta il link.
La commissione è composta da otto, tuttinmusica, nonzittitelarte, la cagliaritana, ikonos, Nenet.

Ci sarà anche un premio speciale per gli artisti che la commissione troverà interessanti tra quelli trovati liberamente in rete.

Intanto comincio a pubblicare il video di un giovane tenore ricevuto qualche mese fa

GEORGE VALENTIN DRAGOMIR

Questa o quella -  Rigoletto – G. Verdi -


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te deumIeri sera durante le prove di regia dell’opera Tosca, una bambina del coro delle voci bianche mi ha chiesto cosa significava fare “tableau“. Il regista infatti lo aveva chiesto poco prima  a tutti gli artisti presenti sul palcoscenico.
Le ho spiegato che la parola è di origine francese e che sta a significare “quadro“.
Fare “tableau” significa quindi stare immobili generalmente alla fine di un atto o dell’opera stessa per pochi secondi, proprio come un quadro di modo che il pubblico  possa  apprezzarne la scenografia, la coreografia, i costumi e poi applaudire.
A volte il tableau può anche aprire una scena o più scene dove gli artisti da una posizione statica, prendono vita creando poi le situazioni previste dal libretto.

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Chissà quanti di voi, leggendo il titolo di questo post, avranno pensato ad una descrizione di persone sfortunate per via della protuberanza sulla schiena!

Nulla di tutto ciò.

Infatti i gobbetti, in gergo teatrale, sono dei piccoli rotoli di carta dove vengono annotate le parole da ricordare durante le prove di una rappresentazione.

Nel nostro lavoro, spesso, dobbiamo cantare in lingua straniera  a memoria, ma dobbiamo anche  badare  ai movimenti scenici diversi a seconda delle opere liriche. Quando queste però sono lunghe qualche centinaio di pagine, capita che non si riesca a memorizzarle tutte e, non essendoci più il suggeritore, (quello che un tempo si trovava al centro del palcoscenico nascosto da una cupoletta) ci si arrangia appunto con i gobbetti diciamo soprattutto alle prove.

Il gobbo televisivo è bello grande e sta accanto alle telecamere di modo che il presentatore o l’attore possa usufruirne come promemoria; generalmente lo tiene in piedi un’altra persona.

I gobbetti invece sono dei rotolini o piccoli papiri , con su scritte le parole-pro-memoria, e devono essere abbastanza piccoli da starci in una mano e facili da scorrere col pollice .

La mia collega Sofia è una vera specialista nel genere e , in quest’ ultima opera in lingua russa, appena finita di rappresentare, se n’è realizzata diversi (uno per atto), del colore del costume di scena, per poterli mimetizzare meglio.

La mia collega Nenet l’ha voluta fotografare con i gobbetti in mano poco prima dell’inizio della prova antigenerale.

La foto è questa,  gentilmente concessa appunto da Nenet.

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Non capita tutti i giorni di poter chiacchierare con un grande regista come Gilbert Deflo.
Ieri sera, durante una pausa delle prove dell?opera lirica Manon di Puccini, (prossima opera in cartellone al Teatro lirico di Cagliari) il bravo Deflo ci ha deliziato dei suoi racconti e soprattutto di come lui vede le varie regie teatrali.
Non ha naturalmente omesso di dire la sua riguardo tanti altri colleghi che firmano il lavoro teatrale senza mai averci messo le mani.
Questo purtroppo l?abbiamo constatato anche noi, qui a Cagliari.
Anni fa, venne una grande regista milanese col suo aiuto-regista . In un mese di prove si fece vedere in palcoscenico sole tre volte: la prima, per presentarsi (naturalmente si guardò bene dal rivolgerci la parola nonostante fosse italiano, fece fare anche la presentazione al suo vice) la seconda per essere presente ad una registrazione Rai-TV e la terza il giorno della prima per prendere gli applausi.
Abbiamo consederato che, da questo punto di vista, il grande Gilbert Deflo non si è di certo risparmiato.
Fin dal primo giorno di prove , si è rivolto a noi con molta educazione mostrando subito una grande preparazione nello spiegarci le singole scene (nonostante sia fiammingo).
Abbiamo notato con quanta pazienza ha cucito le varie azioni sceniche in poco tempo ma ricche di espressività. Ci ha dato tanta soddisfazione facendoci i complimenti quando lo meritavamo e essendo anche severo quando non otteneva i risultati desiderati.
Ieri sera, conclusa la prima fase della preparazione scenica, si è avvicinato a noi e, come un vecchio amico ci ha raccontato della sua lunga esperienza teatrale fatta in più di 20 paesi in giro per il mondo sottolineando di essere sempre presente nonostante anche lui abbia la sua valida collaboratrice.
Ho tratto le conclusioni che un grande artista come lui, se è diventato grande è anche dovuto (oltre alla sua preparazione) alla sua capacità dimostrata nel costruire la reagia teatrale ma anche quella umana.

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L’opera lirica, per chi non lo sapesse, è il più grande spettacolo teatrale di sempre in quanto comprende tutte le forme d’arte:
La musica, il canto,  La danza, La pittura, la recitazione.
Questi gli lementi principali:
I cantanti (protagonisti e comprimari)
Gli artisti del coro (Gruppi di cantanti maschili e femminili)
L’orchestra
Il corpo di ballo
Le comparse
saltuariamente  gli attori

Il Direttore d’orchestra che coordina il palcoscenico con la direzione musicale : solisti, coro e orchestra
Il regista che coordina tutti i movimenti scenici delle masse artistiche
Lo scenografo ( disegna le scene e ne segue la messa in opera )
Il costumista (disegna gli abiti e segue i sarti affinchè li realizzino come lui li ha creati)
Gli attrezzisti (quelli che creano l’attrezzeria ad es. le spade, le fiaccole i tavoli, i bicchieri, i ventagli, i fiori e tutto ciò che sta sul palcoscenico)
Il coreografo che  crea le cooreografie e coordina il corpo di ballo
Le comparse , i mimi, i figuranti ecc.
Per mettere in piedi una stagione lirica ci vogliono circa sei mesi.

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