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Foto di Nicola Berloffa (a destra Nicola Pamio in Goro)

Quando si assiste ad un’Opera lirica la maggior parte delle volte puntiamo la nostra attenzione sui ruoli principali. Ascoltiamo la voce, l’interpretazione e soprattutto aspettiamo l’acuto. Ma avete mai analizzato i ruoli dei comprimari? Ovviamente non parlo dei comprimari che si limitano ad una o due parole, considerati quasi delle comparsate. Tengo a precisare che anche questi sono importanti perchè se il loro ingresso è fuori tempo rischia di ridicolizzare la scena. Voglio parlare invece di quei comprimari così detti di carattere. Ne ho parlato in tante occasioni, ma voglio ribadire che considero queste parti di estrema importanza . Il caratterista deve avere oltre alla voce anche e soprattutto delle ottime capacità attoriali e naturalmente musicali. Infatti le parti del comprimario quasi sempre sono fatte di interventi musicalmente difficili con ingressi che devono rispettare perfettamente i tempi in quanto da essi spesso dipendono gli attacchi dei cantanti principali e addirittura del coro. Un loro intervento sbagliato potrebbe compromettere tutta una scena.

Fra i migliori comprimari oggi sulla breccia voglio nominare il tenore Nicola Pamio che in questi giorni sta ottenendo grande successo nel ruolo di Goro nella Madama Butterfly al Macerata Opera Festival, un ruolo a lui congeniale che ha interpretato tantissime volte.

Di seguito voglio riproporvi una mia video-intervista che ho realizzato nel 2012 durante un Nabucco al Teatro Lirico di Cagliari. Due importanti ruoli di comprimariato come quello di Anna, che all’epoca era interpretata dal soprano Francesca Secondino e  Nicola Pamio nel ruolo di Abdallo.


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Mi spiace doverlo dire, ma questa Traviata di Giuseppe Verdi, opera inaugurale della stagione 2013 al Teatro alla Scala è veramente da dimenticare  . In un momento in cui i Teatri lirici stanno soffrendo, trovo ingiusto proporre un’opera con questi elementi musicali e registici.

La Traviata è l’Opera italiana per eccellenza che nell’anno verdiano e nel teatro più importante del mondo andava, a mio avviso, rappresentata con un cast tutto italiano. Ma  cosa abbiamo visto?

L’ambientazione era più o meno ai giorni nostri, (e vabbè, questo è il meno peggio); la regia che ha evidenziato  il degrado sociale degli ambienti “bene” (anche questo ci sta); ma la gestualità e gli elementi scenici ? Per dirne una: Alfredo, nella casa di campagna  è intento a stendere la pasta su un tavolo, quasi a volerlo ridicolizzare e relegare in un ruolo che, all’epoca, era esclusivamente della donna e, in quell’ambiente, ad una serva.

Penoso!

Nel terzo atto Violetta è moribonda ma bazzica fra bottiglie di superalcolici e psicofarmaci e ride e piange come una  pazza. Ma il regista aveva capito che l’opera era La Traviata e non Lucia di Lammermoore?  Ma la tisi portava alla pazzia? Non mi risulta.

Al suo fianco una Mara Zampieri nel ruolo di Annina, con tanto di capigliatura punk rosso fuoco,  si muoveva a casaccio sulla scena e vocalmente preferisco tacere.

L’arrivo di Alfredo. Quel momento che raggiungerà l’apice poetica con “Parigi o cara“, in cui l’abbraccio sarebbe stato la logica conseguenza di una storia tormentata, diventa quasi un fastidio. Alfredo arriva con fiori e scatola di dolci, forse meringhe, e, vedendo Violetta, le consegna gli omaggi ma non la sfiora neppure per un attimo. La guarda a distanza , quasi schifato di averla trovata in quello stato. E’ possibile.

Col Dottore,  Giorgio Germont, Annina, Alfredo, Violetta, l’opera chiude un siparietto comico fatto di movimenti meccanici e ridicoli come burattini e che vedono la protagonista morire su una sedia dopo aver raggiunto l’apice della pazzia.

Dal punto di vista musicale, il direttore Daniele Gatti ha tenuto tempi lentissimi soprattutto in  quella parti in cui Verdi gradiva allegro  e vivace; non lo dico io ma la partitura lasciata dal maestro di Busseto. I tempi spesso subivano anche dei rallentamenti e degli accelerandi inaspettati.  La festa del secondo atto pareva un funerale con una Flora inascoltabile vocalmente, (chissà quante artiste del coro avrebbero fatto decisamente meglio di lei!) .   Vocalmente gli altri protagonisti erano più che accettabili ma a farla da padrona è stata sicuramente la  Diana Damrau che, vittima di un regista confuso, ha comunque messo in evidenza qualità vocali e sceniche di tutto rispetto.

Applausi ma anche tanti buu soprattutto per regista e direttore. Traviata da dimenticare o ricordare a seconda dei gusti.

Qui un articolo correlato dal sito Classica online


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Anna Pirozzi, Nicola Pamio

I comprimari, in un’opera lirica, hanno una grande importanza . Si parla ovviamente di comprimari ad un certo livello, diciamo pure  “caratteristi“. Anche nel comprimariato infatti  esistono due categorie: quelli che entrano in scena solo con una battuta e quelli che invece cantano. Spesso doppiano, musicalmente parlando,  gli stessi cantanti principali, soprattutto nei concertati.

Fra i tanti comprimariati  ne voglio citare due dell’opera Nabucco, conclusasi con grande successo domenica al Teatro Lirico di Cagliari.

Si tratta del ruolo di Anna e di quello di Abdallo. La prima è stata interpretata dal soprano Francesca Secondino e il secondo dal tenore Nicola Pamio.

Ho chiesto direttamente a loro di raccontare ai lettori di Musicamore, i due personaggi verdiani, attraverso questa mia video-intervista.


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Altre  bellissime immagini del Nabucco al Teatro Lirico di Cagliari, scattate dall’aiuto regista  Alessandra De Angelis.

 

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Il regista Leo Muscato

Siamo nel pieno della preparazione dell’opera Nabucco di Giuseppe Verdi, produzione che torna a Cagliari dopo 6 anni , con un allestimento tutto locale.  Il regista è Leo Muscato.

Il giorno in cui si è presentato, alla prima prova di regia, mi ha lasciata un po’ perplessa. “Un giovane regista alle prese con Nabucco deve essere sicuramente un genio“- ho pensato. In tanti anni ho avuto la fortuna di lavorare in quest’opera con diversi registi sempre molto esperti. E’ una delle opere più difficili dal punto di vista registico in quanto il coro, è spessissimo in scena e, se chi lo dirige non ha una piena cognizione del lavoro, rischia di fare flop.

Lui si è presentato dicendo di non averla mai diretta e soprattutto di non avere molta esperienza nella regia lirica dal momento che ha lavorato quasi esclusivamente nel teatro di prosa, .

Le premesse non erano buone .

Devo dire invece  che si è rivelato una vera sorpresa. Pochi  sono coloro che studiano a fondo l’opera come ha fatto lui!

Arrivati ormai quasi alla fine del lavoro, tirando le somme, mi sento di annoverarlo fra i registi più preparati che abbia conosciuto e in questo aggiungo anche fra i più umili e signorili.

Avere a che fare con la grande massa corale e un buon numero di comparse non è facile. Ho visto registi perdere la pazienza davanti

Leo Muscato (di spalle) Paolo Coni (Nabucco) Nicola Pamio (Abdallo)

all’indisciplina,  sproloquiando e bestemmiando. Lui riesce sempre a mantenere la calma con grande autocontrollo. I momenti scenici sono molti e situati sempre nei punti musicali più difficili. La sua umiltà lo porta a consultarsi sempre con il maestro del coro o il suo sostituto per poter colmare il vuoto della preparazione musicale. Ma , sinceramente ciò non ha pesato più di tanto.

Avendo studiato a fondo il libretto del Nabucco di Verdi, è riuscito a trasmetterci sempre gli stati d’animo giusti, con  le dovute reazioni sceniche ricordandoci i momenti ora drammatici ora gioiosi del testo.

Che dire, attendiamo la fine di questo lavoro . Per il momento mi sento di  fargli i miei complimenti e con lui anche alla paziente collaboratrice Alessandra De Angelis .

L’opera viene presentata, al pubblico cagliaritano, in un nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, in coproduzione con l’Ente Concerti Marialisa de Carolis di Sassari, che si avvale della regia di Leo Muscato, giovane artista e drammaturgo capace di soluzioni registiche di grande inventiva, delle scene di Tiziano Santi, dei costumi di Silvia Aymonino e delle luci di Alessandro Verazzi.

La direzione musicale è affidata a Donato Renzetti, direttore abruzzese ed apprezzato interprete della tradizione musicale italiana, in particolare verdiana, che ritorna a Cagliari, alla guida di Orchestra e Coro del Teatro Lirico, dopo aver diretto due concerti nelle ultime stagioni. Il maestro del coro è Marco Faelli.

Interpreti dell’opera sono due distinte compagnie di canto che si alternano nelle recite: Paolo Coni, autorevole baritono con particolare predisposizione verso il repertorio verdiano (28, 3, 5, 7)/Ivan Inverardi (29, 1) (Nabucco), Alessandro Liberatore (28, 3, 5, 7)/Roberto Iuliano (29, 1) (Ismaele), Patrick Simper (28, 3 5 7)/Mattia Denti (29, 1) (Zaccaria), Dimitra Theodossiou, celebre soprano greco al suo debutto a Cagliari, (28, 3, 5, 7)/Anna Pirozzi (29, 1) (Abigaille), Tiziana Carraro (Fenena), Seung Pil Choi (Il Gran Sacerdote), Nicola Pamio (Abdallo), Francesca Secondino (Anna).

Dopo la pausa estiva, la Stagione lirica e di balletto riprende con un gradito ritorno per il pubblico cagliaritano, a distanza di sei anni dall’ultima rappresentazione (giugno 2006): Nabucco, amatissimo melodramma di Giuseppe Verdi e grande affresco corale, emblema del patriottismo risorgimentale ottocentesco, che viene rappresentato, per la prima volta, il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano.

La comprensione del libretto è, in Nabucco, più che mai importante e, per facilitare ciò, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, i sopratitoli scorrerranno sull’arco scenico del boccascena.

Nabucco viene replicato: sabato 29 settembre alle 19 (turno G), lunedì 1 ottobre alle 20.30 (turno F), mercoledì 3 ottobre alle 20.30 (turno B), venerdì 5 ottobre alle 20.30 (turno C), domenica 7 ottobre alle 17 (turno D).

Prezzi biglietti: platea da € 70,00 a € 45,00 (settore giallo), da € 55,00 a € 35,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 25,00 (settore blu); I loggia da € 50,00 a € 30,00 (settore giallo), da € 40,00 a € 25,00 (settore rosso), da € 35,00 a e 20,00 (settore blu); II loggia da € 30,00 a € 20,00 (settore giallo), da € 20,00 a € 15,00 (settore rosso), da € 15,00 a € 10,00 (settore blu).

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Oggi voglio parlarvi di due tenori. Sono due artisti che hanno fatto parte del cast dell’opera Don Quichotte   appena conclusa al Teatro Lirico di Cagliari: Nicola Pamio e Daniele Zanfardino . Due voci di tenore molto simili, che si possono classificare come  tenori di grazia.

Il  tenore di grazia è quel tipo di voce di tenore dal timbro chiaro e limpido, agile, che spazia nella zona acuta del registro ed è fornito di capacità virtuosistiche.

Ad esempio: è un tenore di grazia il Lindoro dell’Italiana in Algeri o il Don Ramiro della Cenerentola di Gioacchino Rossini ma anche il Nemorino dell’Elisir d’Amore o l’Ernesto del Don Pasquale di Gaetano Donizetti.

Allora, sedetevi comodi e guardate la simpatica video-intervista che i due tenori di grazia hanno regalato in esclusiva al mio blog Musicamore


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E’ la prima volta che vedo la tecnologia entrare nel mondo dell’opera lirica, o meglio , che la vedo utilizzata da una cantante lirica durante una prova come quella , così detta, all’Italiana.

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, di cui ho parlato qualche giorno fa, ormai lascia a casa gli spartiti e, durante prove utilizza l’Ipad, la tavoletta della Apple in cui può racchiudere tutti gli spartiti che le interessano   portandosi così appresso solo pochi grammi di peso. Per un’artista che viaggia in continuazione e che durante i suoi viaggi ha bisogno di studiare , l’Ipad è decisamente una grande scoperta. Pensate ad esempio alle limitazioni che sono nate oggi con i voli Low cost riguardo i pesi.

Mi trovo nel suo camerino, durante una pausa in cui nè io come artista del coro e nè lei, come protagonista, abbiamo interventi in palcoscenico . Ne approffittiamo per farci una bella chiacchierata. Anita è molto estroversa e gentile e soprattutto non è “Diva” . Questo le fa un grande onore. Il contatto dell’artista con le persone comuni la tiene molto più unita al suo pubblico. Un artista senza pubblico non è nessuno, e lei questo, da persona intelligente quale è, lo sa molto bene. Potersi raccontare e regalare questa sua intervista al  mio blog è stato un grande onore e un grande regalo, e lo è ancora di più per i tanti lettori che la seguono dal giorno del suo debutto al Teatro alla Scala e che  la vedranno molto presto a Cagliari  nel Don Quichotte di Massenet.

Mi racconti come è nato il debutto scaligero a soli 24 anni?

Stavo concludendo i due anni di perfezionamento all’Accademia della Scala quando si è presentata l’occasione  di un’audizione per la Carmen che avrebbe aperto la stagione lirica 2009. Mi sono presentata  per il ruolo di Mercedes, parte da comprimaria. Mercedes non ha arie all’interno dell’opera per cui ho cantanto una prima aria di Carmen. Non avendo grande esperienza in palcoscenico, non ho fatto grandi movimenti, mi sono limitata solo ad eseguire la romanza in maniera corretta. Però evidentemente avevo colpito per qualche cosa perchè poi mi è stato chiesto di cantare anche l’altra aria di Carmen : la Seguidilla.  Quest’aria generalmente si esegue con le mani dietro la schiera per simulare le mani legate. Io questo non l’ho fatto. Dopo poco tempo seppi che ero stata scelta  non per Mercedes, ma come  Cover per il ruolo proprio di Carmen. Pare che uno dei motivi di questa scelta sia stata proprio la semplicità della mia audizione, senza grandi movimenti. Una grande emozione per me che non avevo mai cantanto in un ruolo principale.

Poco tempo dopo però questa emozione è diventata ancora maggiore perchè il maestro Daniel Baremboim mi avrebbe voluto come  protagonista della seconda compagnia. Non mi sarei quindi limitata solo a sostituire l’artista principale in caso di indisposizione ma  avrei cantato  alcune recite secondarie. Che bellezza!

Ho cominciato a studiare il ruolo meticolosamente, il personaggio in tutte le sue sfumature oltre che musicali anche dal punto di vista psicologico.

Ma la sorpresa finale doveva ancora arrivare.

Il  maestro Baremboim mi fa comunicare dopo aver audizionato  decine di mezzosoprani, che sarei stata io la Carmen d’apertura della stagione lirica del Teatro più famoso del mondo diretta proprio da lui.

Non posso descrivere ciò che ho passato in quei giorni, io, così giovane!

A quel punto ho dovuto fare veramente un lavoro di cesello perchè il direttore avrebbe eseguito l’opera così come l’aveva scritta Bizet, e cioè senza tagli, e con tutte quelle note, quei colori e quei segni che erano scritti nello spartito e che col tempo, per tradizione, si erano persi .

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili in una pausa dell'opera con la sua sarta teatrale Ottavia Esu

Mi sono recata a Parigi dalla maestra di spartito di Maria Callas, Janime Reiss, una ultranovantenne ancora attiva e lucidissima che mi ha aiutato in questa lettura particolareggiata della partitura  e soprattutto nella pronuncia del francese.

In seguito, quando ho cominciato le prove in palcoscenico mi sono messa totalmente nelle mani della regista Emma Dante . Io non avevo mai cantato in palcoscenico in un ruolo d’opera così importante e lei quindi   ha costruito il personaggio per me. Una regista tanto criticata per le sue scelte fuori dalla norma ma che io invece considero veramente un genio  per le sue idee innovative e originali.

Ma quanto è stato determinante tutto ciò per la tua carriera.

E’ stato determinante perchè da quel momento in poi ho studiato e cantato senza tregua. Tanti ruoli e tanti debutti in tutto il mondo.

E tu oggi stai per regalare al pubblico cagliaritano un ennesimo debutto. Come è nato il desiderio di mettere su il personaggio di Dulcinée del Don Quichotte?

Mi è stato proposto circa 6 mesi fa, l’idea mi è piaciuta ed ho cominciato a documentarmi per poter  entrare a fondo nella psicologia del personaggio. Ho letto tutto quello che si poteva leggere: prima di tutto il romanzo di Cervantes, le critiche di precedenti esecuzione e ascoltato tutte le registrazioni di chi lo ha eseguito fino ad oggi. Oltre ovviamente all’approfondimento del libretto scritto  per Massenet.

Ti ritrovi in qualche  sfumatura del carattere di Dulcinée?

No, decisamente no. Io non riderei mai davanti alla dichiarazione di un uomo innamorato. Ho un grande senso del rispetto verso i sentimenti degli altri. Poi lei era una donna abbastanza ordinaria. Le piaceva stare al centro dell’attenzione ed essere amata da più uomini. Non aveva capito la sensibilità di Don Quichotte o forse alla fine, quando ormai era troppo tardi.

Tu sei credente?

Si, io sono di religione ortodossa e ieri ho festeggiato la Pasqua ortodossa anche con mio marito (il tenore italiano Riccardo Massi) e con i colleghi. Comunque penso che Dio vada al di là della denominazione religiosa in se. Sento la sua presenza e la sua protezione durante il mio lavoro e i miei viggi.  Mi accompagna giorno dopo giorno e lo ringrazio per tutto ciò che ho avuto e che ancora mi darà nella vita.

Tu oggi vivi in Italia a Sarnano, ma il tuo paese d’origine è la Georgia, precisamente  Tbilisi, un popolo molto provato , hai trovato difficoltà negli studi musicali?

Da noi la musica è molto importante. Io ho cominciato lo studio del pianoforte a 7 anni e una volta conseguito il diploma ho proseguito con altri 6 anni di canto laureandomi . Ho avuto la fortuna, grazie ad una borsa di studio,  di potermi perfezionare all’Accademia  della Scala. Molti artisti, però,miei conterranei con grandi talenti non lo potranno fare. Per questo motivo, appena ne ho avuto la possibilità, ho istituito io una borsa di studio annuale che aiuterà chi lo merita, seguendolo in tutto il percorso di studio fino all’inizio della carriera.

In questa produzione di Don Quichotte, sarai affiancata da altrettanti grandi artisti  come Orlin Anastassov nel ruole di Don Quichotte, Nicola Alaimo in quello di Sanchio ma anche Esther Andaloro,  Marina Bucciarelli , Nicola Pamio, Daniele Zanfardino. Come ti sei trovata in questo gruppo di lavoro?

Ascoltate questa sua dichiarazione direttamente nel video sottostante.

Lo sai, ascoltando del tuo  debutto alla Scala mi hai ricordato quello della  mia compagna di studi, il soprano Giusi Devinu .  Era molto giovane anche lei quando il maestro Muti l’ha voluta come Violetta in Traviata proprio al Teatro alla Scala. Lei purtroppo ci ha lasciato giovanissima nonostante avesse già quasi 20 anni di carriera. Ora vorremmo che la città le dedicasse il Parco della Musica antistante il teatro. Ho creato un gruppo su facebook (Un parco per Giusy) per sensibilizzare i cittadini e i colleghi artisti .

Anche io ho aderito al gruppo di Facebook a lei dedicato, e speriamo che riusciate nell’ intento. Un’artista così importante, che ha rappresntato la vostra città in tutto il mondo, lo merita davvero.

L’altoparlante annuncia il nostro ingresso in palcoscenico,  ma prima di rientrare mi regala qualche foto in costume  realizzati dalla costumista Giovanna Buzzi.



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Anita Rachvelishvili

Sono ormai tanti anni che lavoro in questo teatro ed ho avuto la fortuna di conoscere direttori e cantanti di ogni genere. Voci belle e brutte direttori d’orchestra più o meno bravi, registi di talento ma anche tanti bluff, ma un cast come quello di questa produzione dell’opera Don Quichotte forse non l’ho mai ascoltato.

Nel 2009 ho avuto la fortuna di assistere alla prima del Teatro alla Scala,  al cinema, nell’opera Carmen di Bizet e di ascoltare una voce bellissima come quella del mezzosoprano Anita Rachvelishvili.

Aveva solo soli 25 anni e stava debuttando nel teatro più importante del mondo con uno dei direttori più grandi del secolo: Daniel Baremboim Ho pensato a quanto questa voce  fosse così bella al cinema e quanto potesse essere bella ascoltarla dal vivo. Ebbene, sarà lei la protagonista dell’opera che aprirà la Stagione Lirica cagliaritana fra qualche giorno: la  Dulcinée dell’opera Don Quichotte. Durante le prove lei non si risparmia e ci delizia ogni giorno cantando in voce: espressività, volume, musicalità e interpretazione lasciano letteralmente a bocca aperta.

Dicasi altrettanto per la Dulcinée del secondo cast, un’altra bellissima voce ,Viktoria Vizin, leggermente più sopranile della prima , ma ugualmente di grande qualità.

Davvero un grande regalo per il pubblico cagliaritano dopo tanto penare!

Ma le bravissime Anita e Viktoria sono affiancate da artisti dello stesso livello. Cominciando dal ruolo di don Quichotte interpretato da Orlin Anastassov che si alterna con Arutjun Kotchinian , di Sanchio interpretato dal baritono Nicola Alaimo alternato a Paolo Rumetz, al prezioso cammeo del quartetto interpretato da Marina Bucciarelli (Pedro); Esther Andaloro (Garcias) (avrò modo di parlare in maniera più approfondita di questo soprano che, prossimamente, interpeterà il ruolo della Contessa nelle Nozze di Figaro sempre nella stagione cagliaritana in corso); Nicola Pamio (Rodriguez); Daniele Zanfardino (Juan), ed ai piccoli ruoli interpretati dai miei colleghi Cristiano Barrovecchio, Giampaolo Ledda, Alessandro Frabotta e Alessandro Perucca. La voce recitante  del capo dei banditi è affidata all’attore cagliaritano Simeone Latini.

La direzione musicale è affidata al giovane israeliano Daniel Cohen, la regia  Federico Tiezzi . Il maestro del coro è Marco Faelli.

Non si può certo dire che ci sarà un cast di primo o secondo livello . Infatti i due cast si equivalgono . Anzi, se avrete la possibilità vi suggerisco di ascoltarli tutti e due.

Orlin Anastassov, Anita Rachvelishvili , Nicola Alaimo

C’è da dire una cosa: i grandi artisti, quali sono questi del cast di Don Quichotte, sono grandi oltre che per le loro doti vocali , musicali e sceniche, anche per la loro umiltà e simpatia. Durante una pausa delle prove ho chiesto loro un ricordo fotografico per i lettori del   mio blog (che sono anche tanti abbonati del teatro) e sono stati veramente gentili e disponibili.

Un in bocca al lupo a tutti per un’opera che rimarrà davvero nella storia del teatro cagliaritano.

Vi invito a leggere i curriculum di questi artisti direttamente nel sito del Teatro lirico di Cagliari  lincando qui.

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turandot pucciniMartedì 4 ottobre sarà possibile vedere in alta definizione sui grandi schermi di tutta Italia la Turandot registurandot puccini torre del lagotrata quest’estate al Festival Puccini di Torre del Lago, uno degli eventi lirici più prestigiosi nel mondo. Tra i protagonisti il bolognese Carlo Colombara, basso con oltre vent’anni di carriera alle spalle, nei panni di Timur. Antonia Cifrone ha dato voce alla principessa protagonista, Piero Giuliacci a Calaf, Satomi Ogawa alla schiava Liù mentre  Roberto Accurso, Aldo Orsolini e Nicola Pamio sono stati il simpatico trio Ping, Pong e Pang.

La regia di Maurizio Scaparro ha curato scene e ambientazione mentre la canadese Kery Lynn Wilson ha diretto l’orchestra del Festival.
In Sardegna sarà possibile vedere l’opera nei cinema Cineworld di Cagliari e Iglesias, Moderno di Sassari, Rex di Bono, Movies Multisala di Santa Giusta e Giordo di Tempio Pausania.

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