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Dopo il successo della scorsa estate, il Teatro di San Carlo propone una speciale Winter Edition di Opera Camp per il periodo delle vacanze natalizie 2017/2018, aperto ai ragazzi dai 6 ai 15 anni. Un regalo davvero unico da far trovare ai più piccoli sotto l’albero!

Attraverso momenti di gioco e improvvisazione, i ragazzi saranno infatti, accompagnati in un percorso di creazione, sperimentazione e condivisione, in cui potranno mettersi alla prova e cimentarsi nelle diverse pratiche teatrali: lezioni di canto e recitazione, laboratori di costume, trucco e parrucco daranno loro gli strumenti per far emergere la propria espressività e immaginazione, e dal confronto con gli altri, acquisire una maggiore consapevolezza e sicurezza di sé. Opera Camp intende avvicinare in modo attivo e coinvolgente i ragazzi al mondo del teatro musicale, facendo crescere in loro l’interesse e la curiosità per il teatro, la musica, la danza, e anche per tutti i mestieri creativi che sono necessari alla messa in scena di uno spettacolo, dimostrando che si può imparare divertendosi.

La Winter Edition di Opera Camp sarà dedicata  al Natale e alle magiche atmosfere de Lo Schiaccianoci. Le attività di laboratorio si svolgeranno dal 27 dicembre 2017 al 5 gennaio 2018 con l’esclusione delle date del 31 dicembre 2017 e del 1 gennaio 2018: gli incontri avranno luogo negli spazi del Teatro di San Carlo dalle 8.30 alle 16.00. 

Sarà possibile scegliere di partecipare all’intero periodo del laboratorio (8 giorni) oppure optare per periodi ridotti (4 giorni a fine dicembre o 4 giorni a inizi gennaio): per chi sceglierà di partecipare ad Opera Camp Winter tra dicembre e gennaio ci sarà, inoltre, la possibilità di partecipare allo spettacolo Lo Schiaccianoci nella data di sabato 30 Dicembre 2017 alle ore 17.

In base al periodo e alla tipologia di servizi richiesti, riportiamo qui sotto i costi di OperaCamp Winter Edition 2017:

- Dal 27 dicembre al 5 gennaio (8 giorni – Laboratorio + Schiaccianoci ) - 230 €
- Dal 27 al 30 dicembre (4 giorni – Laboratorio + Lo Schiaccianoci ) - 170 €
- Dal 2 al 5 gennaio (4 giorni – Laboratorio) - 150 €

Opzione facoltativa per i pasti (pranzo e merenda):

+ 80 €  per i pasti nel periodo 27 dicembre  al 5 gennaio
+ 40 €  per i pasti nel periodo 27 al 30 dicembre al e dal 2 al 5 gennaio

Le iscrizioni potranno essere effettuate scaricando il modulo di iscrizione disponibile online e  fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni e dettagli, è possibile consultare il nostro sito web, oppure contattare l’Ufficio Promozione Pubblico al numero 0817972468 o via email all’indirizzo promozionepubblico@teatrosancarlo.it.

Teatro di San Carlo
98/f, via San Carlo – 80132 Napoli
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www.teatrosancarlo.it

 

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Il Teatro di San Carlo di Napoli, questa estate, lancia un nuovo progetto dedicato ai giovani e ai giovanissimi: Opera Camp, un innovativo campo estivo che per due settimane li travolgerà nell’entusiasmante mondo del teatro. Avranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: all’interno della magica cornice del Teatro San Carlo, verranno introdotti alle diverse fasi che permettono la realizzazione di uno spettacolo e a tutto ciò che avviene “dietro le quinte”.

I ragazzi saranno divisi in due gruppi: per i più piccoli, dai 7 ai 13 anni, Opera Camp Junior, mentre dai 14 ai 18, Opera Camp Youngers.

Attraverso momenti di gioco e improvvisazione, i ragazzi saranno accompagnati in un percorso di creazione, sperimentazione e condivisione, in cui potranno mettersi alla prova e cimentarsi nelle diverse pratiche teatrali: lezioni di canto e recitazione, laboratori di costume, trucco e parrucco daranno loro gli strumenti per far emergere la propria espressività e immaginazione, e dal confronto con gli altri, acquisire una maggiore consapevolezza e sicurezza di sé.

Opera Camp vuole avvicinare in modo attivo e coinvolgente i ragazzi all’opera lirica, facendo crescere in loro l’interesse e la curiosità per il teatro, la musica, la danza, e anche per tutti i mestieri creativi che sono necessari alla messa in scena di uno spettacolo, dimostrando che si può imparare divertendosi.

Per informazioni e dettagli, è possibile consultare il nostro sito web, oppure contattare l’Ufficio Promozione Pubblico al numero 0817972468 o via email all’indirizzo promozionepubblico@teatrosancarlo.it.

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E’ sul treno che lo porterà nuovamente verso la sua terra di Sardegna. Francesco Musinu, cantante lirico, basso oristanese, ha calcato questo mese  il palcoscenico del teatro San Carlo di Napoli nella sua dodicesima produzione.  Uno dei teatri più belli al mondo con i suoi 280 anni di storia. Tanti grandi compositori scrissero le loro opere proprio per il Teatro di San Carlo. Opere tutt’oggi rappresentate.

L’accoglienza che trovo ogni volta che torno qui e’ sempre ottima ” - mi dice Francesco - ” E’ l’unico teatro dove i solisti ospiti vengono chiamati ancora maestro, questo da parte di tutti. Mette quasi soggezione

Questa volta Francesco è in compagnia di un altro artista sardo, il tenore Piero Pretti che, in questa produzione di Rigoletto, ha interpretato il Duca di Mantova. Ma non è la prima volta che si ritrova con colleghi suoi conterranei. Diverse volte  con sua moglie Giusy Devinu; lo scorso anno con Marco Caria,baritono dalla voce tonante. “Finalmente quest’anno ho lavorato con Piero Pretti  (tenore nuorese).Ci conoscevamo da tanto ma non era capitato ancora di lavorare insieme.   Artisticamente Piero ha delineato il personaggio del Duca di Mantova in modo perfetto, nella voce e nella scena, riscuotendo un ottimo successo in ogni serata. Umanamente ho scoperto un animo generosissimo di grande umanita’. Conservero’ questo ricordo fra le cose belle nel cassettino della memoria”

I ricordi di Francesco sono tantissimi, quelli di una  carriera lunga ormai 35 anni, che lo ha portato a calcare i palcoscenici più importanti di mezzo mondo. Ancora oggi, dall’alto della sua lunga esperienza, si emoziona nel ritrovare  l’accoglienza che in questa occasione gli hanno riservato i  napoletani: “Meravigliose persone che già conoscevo e altre  ne ho conosciute.   Questo mestiere è bellissmo proprio perché riesce a condensare il meglio in un lasso di tempo brevissimo. Per me, che non sono giovanissimo, ha valore doppio. Grazie ancora al grande teatro di San Carlo per avermi concesso questa ulteriore possibilità.”

La foto sotto scattata ieri a fine recita col grande direttore d’orchestra Nello Santi

 

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Il soprano cagliaritano debutta a Napoli il 4 Novembre 1987 in una grandissima occasione, è infatti nel cast di “Festa Teatrale”, spettacolo ideato dal M° Roberto De Simone che segna l’inaugurazione della Stagione d’Opera 1987-88, ma soprattutto celebra il 250° della fondazione del Teatro San Carlo.

La Devinu si esibisce cantando arie di Cimarosa, Paisiello, Pergolesi e Haydn con l’orchestra guidata dal M° Gustav Kuhn. Ritorna nel gennaio 1994 per interpretare il ruolo a lei più congeniale, è infatti Violetta nella verdiana Traviata diretta dal M° Maurizio Arena… L’allestimento riscosse molto successo, e la sua interpretazione tanto apprezzata, che quella Traviata (regia di Sandro Sequi, scene e costumi di Giuseppe Crisolini Malatesta), fu replicata anche nell’aprile 1995 (Direttore M° Giacomo Maggiore) e nel maggio 1996 (sul podio il M° Daniel Oren).

Della Devinu si ricorda inoltre la sua partecipazione nella belliniana “I Capuleti e i Montecchi” (marzo 1995, direttore M° Angelo Compori) ed infine la sua ultima apparizione a Napoli, nel marzo 1998, con “Eva” l’operetta di Franz Lehàr, alla guida dell’orchestra il M° Michael Guttler (nella foto Giusy Devinu negli inconfondibili abiti di Violetta).

In questi giorni, il basso Francesco Musinu suo marito, è tornato in quel teatro che li ha visti insieme. Impossibile per lui non tornare con la mente a quei momenti: “Quanti applausi hai ricevuto qui e quanti amici. Sappi che molti artisti del coro ti ricordano con commozione come la miglior Violetta degli ultimi decenni. In questa città che tanto è colma di significati ,per noi intangibili”


YouTube Video

 

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La donna è mobile
qual piuma al vento,
muta d’accento ~ e di pensier.
Sempre un amabile
leggiadro viso,
in pianto o in riso, ~ è menzogner.
È sempre misero
chi a lei s’affida,
chi le confida ~ mal cauto il cor!
Pur mai non sentesi
felice appieno
chi su quel seno ~ non liba amor! 

(Rigoletto, Atto III, scena seconda)

Siamo certi che almeno una volta nella vita tu abbia canticchiato, anche a mezza voce, quest’aria del Rigoletto, una delle più celebri opere di Verdi, che torna in scena al Teatro San Carlo di Napoli dal 18 gennaio al 1 febbraio.

E allora, perchè non vieni a cantare con noi?

Scegli il tuo registro vocale (Contralto, Basso, Soprano o Tenore) ed unisciti a noi: ti aspettiamo Martedì 11 gennaio alle ore 17.30  in Piazza Trieste e Trento per un flash mob dedicato all’opera, ed in particolare a “La Donna è Mobile…”. Il Foyer del Teatro di San Carlo si trasformerà in un palcoscenico aperto alla città e a tutti gli aspiranti Duca di MantovaGilda  e Rigoletto racchiusi in ciascuno di voi!

Cliccando sui link sottostanti, troverai anche le parti per i diversi registri e dei mini-tutorial audio con cui potrai esercitarti per il flash mob.

Porta con te tutto il tuo entusiasmo e la tua voglia di partecipare: sarai protagonista di un pomeriggio dedicato alla grande musica!

Teatro di San Carlo
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Sarà un backstage molto particolare quello in programma presso il Teatro di San Carlo ad aprile e maggio.

Dopo il successo degli incontri di inizio anno, replicano, infatti, gli appuntamenti con WOW Effect. Un qualificato team di esperti, coadiuvati da un filmato registrato in collaborazione con AMPIS (società di medicina estetica nazionale), svelerà i segreti del trucco di scena (sarà Manuela Passaro a raccontare i segreti del trucco teatrale) e del maquillage, cui si sottopongono gli artisti prima si salire sul palcascenico. Un’occasione di incontro per svelare alcuni ‘trucchi’ e soprattutto i segreti di una professionalità teatrale molto importante.

L’arte del make-up per la scena è infatti molto complessa, ricca di segreti che si sono tramandati nei secoli, di teatro in teatro: ad esempio è d’obbligo marcare con decisione tutti i tratti somatici, affinché possano essere visibili e riconoscibili anche da lontano; oppure le rughe, a caratterizzare i ruoli di personaggi anziani, devono essere accentuate con colori scuri, ed ancora con colori chiari laddove i cantanti debbano interpretare personaggi particolarmente giovani.

I grandi artisti del passato, da Maria Callas e Fiorenza Cossotto, da Mario Del Monaco a Franco Corelli, amavano rifinire il trucco da soli, allo specchio dei loro camerini, ma ancora oggi i più grandi artisti ripongono cura e attenzione, nell’uso e nella tipologia di prodotti che sono a contatto con la pelle.

Ma non è tutto: gli ospiti avranno l’opportunità d’interagire con specialisti del settore messi a disposizione da Merqurio Pharma e con professionisti del Teatro per ricevere consigli pratici e comprendere a fondo l’importanza dell’utilizzo di prodotti di qualità come base per la cosmesi.

Chi lo desidera potrà, poi, provare gratuitamente il trattamento viso WOW Effect (da lunedì 18 aprile a venerdì 27 maggio all’interno del MeMUS) ad effetto lifting immediato della durata di 20 minuti messo a punto dal team medico di Merqurio.  Per vivere l’esperienza di un momento di maquillage professionale e trattamento di bellezza, sponsorizzata dal Teatro San Carlo, occorre prenotarsi al numero verde 800.014.863.

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Fra meno di una settima ci sarà la Prima di Tristano e Isotta al teatro San Carlo di Napoli. Dopo più di dieci anni di assenza, torna sul palcoscenico, dal 22 febbraio al 5 marzo, nella lettura del regista di Lluìs Pasqual .
La grande novità di questa ripresa è, senza dubbio, il debutto al San Carlo di Zubin Mehta.

Tristano e Isotta è un’opera ricca di tensione” – racconta lo stesso Mehta – un intreccio tra amicizia e amore che si sublima nella morte, ma anche un’opera tristemente attuale.”  Per Lluìs Pasqual, invece, “La scenografia è un contenitore che emana gradi di luminosità diversa, mentre un mare nordico, ghiacciato, invade sempre piú la scena partendo dallo sfondo.”

 

Per dettagli e assistenza in n caso di problemi con l’acquisto online rivolgersi al numero 848 002 008 attivo da lunedì a sabato dalle 10 alle 18 o scrivere un’email all’indirizzo servizoclienti@geticket.it.

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Gli imprevisti fanno parte della vita. Anche in teatro possono capitare. Se  all’ultimo momento si ammala un cantante, deve essere sostituito subito, affinché lo spettacolo possa andare avanti. Così pure nell’orchestra. Una prima parte che manca (violino, tromba,flauto, corno ecc) , deve essere sostituita   perchè senza di essa, che spesso svolge un ruolo solistico,  l’opera o il concerto non avrebbe ragione di esistere.

In questo periodo di intensa attività legata alla messa in scena de Gli Stivaletti, è avvenuto un fatto inaspettato: il maestro del coro del Teatro Lirico di Cagliari , Marco Faelli ha concluso il suo contratto, ed è stato chiamato a dirigere il coro del Teatro San Carlo di Napoli.

In breve tempo si doveva trovare un valido sostituto, che avesse un bel curriculum ed una certa esperienza. Il coro di Cagliari composto da più di 70 professionisti, (ognuno nello specifico con esperienze e curriculum di buon livello), non poteva essere messo nelle mani del primo che capita.

Si è optato perciò in una sostituzione momentanea  con un giovane maestro locale, che lavora  già da diverso tempo al Lirico, come maestro collaboratore : Gaetano Mastroiaco.

Gaetano ha preso in mano  il lavoro di preparazione dell’opera Gli Stivaletti ( cominciato col maestro Faelli), fino alla messa in scena. Un lavoro duro e difficoltoso, considerati la lingua straniera  (russo), le parti  spesso divise in 8 voci, e le difficoltà  sul  palcoscenico con una regia molto movimentata, dove il coro, oltre che cantare, ha anche l’impegno di danzare semplici coreografie.

Gaetano se l’è cavata egregiamente sia nelle prove di sala, sia in palcoscenico.

Ieri, in occasione della Prima, è  entrato lui stesso in scena vestito da cosacco potendo dare così gli attacchi più facilmente e risolvendo difficili momenti musicali causati dalla complessità registica.  Un’ottima trovata che ha colmato qualche lacuna che si era presentata  durante le prove generali.

E’ stato un piacere lavorare con lui e penso  che ciò sia stato reciproco. Ieri sera in camerino ci ha fatto trovare una bella sorpresa.

 

 

Gaetano Mastroiaco – Nato a Cagliari, si diploma in pianoforte sotto la guida di Gabriella Artizzu al Conservatorio della sua città, dove studia

anche direzione d’orchestra. Dal 2000 lavora per il Teatro Lirico di Cagliari come maestro collaboratore di sala e palcoscenico, pianista in orchestra, clavicembalista e organista, accompagnatore al pianoforte di cantanti e strumentisti. Da oltre dieci anni è pianista accompagnatore per le selezioni e i concorsi per professori d’orchestra indetti dalla Fondazione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti direttori come: Lorin Maazel, Roberto Abbado, Marko Letonja, Gennadi Rozhdestvensky, Alexander Vedernikov, Renato Palumbo, Mikhail Jurowski, Maurizio Benini, Rafael Frühbeck de Burgos, Aldo Ceccato, Gianluigi Gelmetti, Hubert Soudant, Donato Renzetti, e registi quali: Giancarlo Cobelli, Giancarlo Del Monaco, Lorenzo Mariani, Stefano Vizioli, Denis Krief, Eimuntas Nekrosius, Stephen Medcalf, Hugo De Ana, Graham Vick, Alberto Fassini, Pier Luigi Pizzi, Michele Mirabella, Luca Ronconi.

Da anni lavora con il Coro del Teatro Lirico di Cagliari, di cui è stato pianista accompagnatore (per la direzione di Paolo Vero, Andrea Faidutti, Fulvio Fogliazza e Marco Faelli) e direttore in concerti per le scuole. Ha collaborato come consulente musicale per la casa discografica Dynamic e per la Rai, in occasione della registrazione di opere liriche e della loro diffusione audio-video in Europa.

Nel 2006 ha inciso la colonna sonora di Jimmy della collina (regia di Enrico Pau), film in concorso in prestigiosi festival internazionali. Nel 2008, per la Stagione lirica e di balletto del Teatro Lirico di Cagliari, ha eseguito l’accompagnamento strumentale di Falstaff, sostituendo l’Orchestra nella riduzione pianistica della partitura, in occasione di due rappresentazioni dell’opera diretta da Gabriele Ferro. Svolge attività concertistica come solista e in ensemble da camera. Da diversi anni si dedica inoltre alla direzione d’orchestra (recentemente è stato assistente di Julia Jones e Hubert Soudant). Dal 2010 ad oggi ha ricoperto il ruolo di Direttore musicale di palcoscenico del Teatro Lirico di Cagliari, dove è stato Altro Maestro del coro e assistente del maestro del coro Marco Faelli. Attualmente è Maestro preparatore del Coro del Teatro Lirico di Cagliari.

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E’ il nuovo progetto Educational del Teatro  San Carlo di Napoli.Un’esperienza di lavoro e di vita nel Teatro Lirico più antico d’Europa: la Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli aderisce per la prima volta al progetto “alternanza scuola-lavoro”, Decreto legislativo del 15 aprile 2005, n.77, volto a disciplinare l’inserimento degli studenti in ambito lavorativo. In convenzione con il Liceo Classico “Antonio Genovesi” di Napoli, il Teatro di San Carlo darà la possibilità ad uno studente di acquisire e sviluppare, nella propria struttura, competenze spendibili nel mercato del lavoro al completamento del suo percorso di studi. Attraverso un approccio interattivoai diversi settori e alle attività del Massimo napoletano il giovane diventerà protagonista di un percorso di formazione documentato sui canali social della Fondazione: tramite undiario personale filmato e pubblicato a cadenza periodica, l’occhio nuovo e disincantato di un liceale osserverà da vicino il mondo artistico e lavorativo del San Carlo. 

Uno sguardo diverso, una prospettiva maturata sul campo, che comunica attraverso un linguaggio di un giovane per i giovani. Un progetto che la Fondazione Teatro di San Carlo si impegna a realizzare con l’obiettivo di avvicinare un nuovo pubblicoall’immortale Arte del Teatro. La convenzione siglata tra Teatro San Carlo e Liceo “Antonio Genovesi” prevede, inoltre, lo sviluppo di una serie di iniziative di formazione rivolte agli studenti, tra cui incontri di presentazione degli spettacoli, introduzioni e guide all’ascolto di opere e concerti presenti in cartellone. Implementare servizi agli studenti, promuovere attività di integrazione e confronto nel segno della tutela e diffusione della cultura musicale: questi i presupposti di un progetto sperimentale che la Fondazione Teatro di San Carlo intende sviluppare negli anni a venire in sinergia col territorio campano.

La nostra esperienza incomincia con il diario di Clarissa, studentessa all’ultimo anno del Liceo Classico “Antonio Genovesi”, dalla spiccata passione per il teatro. Sarà lei la giovane  protagonista delle prime puntate della serie ”Una Liceale al San Carlo”.

E tu? Cosa aspetti?

 


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L’ Opera non è mai stata così… “giovane”!

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Pompei - http://decumani.com/it/pompei_-_scavi.html

Quel giorno l’ex ministro Massimo Bray decide di recarsi a Pompei in Circumvesuviana. Bloccato a metà strada per problemi al convoglio dovette raggiungere gli scavi grazie ad un passaggio.

Classifica dei musei più visitati al mondo redatta da The art newspaper nel 2013:

1) Il Louvre di Parigi con oltre nove milioni di visitatori

2) British Museum

3) Metropolitan Museum of art New York

Per trovare un sito italiano dobbiamo scorrere la classifica fino al 22 , dove si collocano gli Uffizi di Firenze.

Pensate che il British Museum ha superato il Metropolitan Museum grazie ad una mostra realizzata con reperti degli scavi di Pompei e di Ercolano che solitamente vengono tenuti nei depositi.  Grazie a questo hanno avuto ben 471mila visite in più.

Alessandro Gnocchi, su Il Giornale ha scritto: “Con i nostri scarti gli altri paesi costruiscono fortune“.

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per investimenti nell’Istruzione, con una spesa pari al 4,2% del Pil rispetto ad una media del 5,3%. Comunque, nonostante i nostri limiti, il settore è in crescita.

L’Italia è un paese ad altissima concentrazione di beni culturali, storia e arte, tanto che ha il più alto numero di beni iscritti nella lista del Patrimonio Unesco: 50 siti, pari al 5% del totale.

I servizi non funzionano? Per aprire un museo, i bagni devono essere puliti. Semplice? Assolutamente no, perchè gli addetti devono essere pagati ma se non ci sono i soldi il museo resta chiuso nonostante le mostre prestigiose.

La cultura contro la malavita

Antonio Loffredo, sacerdote arrivato in uno dei quartieri più a rischio di Napoli, segnato dalla disoccupazione e dalla malavita, ha fatto fruttare il lavoro portato avanti dal parroco che lo aveva preceduto: ha arruolato tanti ragazzi trasformandoli in guide turistiche, artigiani, musicisti, ed altro, coinvolgendo centinaia di giovani creando cooperative e posti di lavoro. Tutto grazie all’arte perchè, spiega, con i monumenti, le chiese, le catacombe, un quartiere disagiato può “rinascere trovando la sua vera identità, recuperando la sua storia”, l’importante è accogliere i giovani e “far crescere i segni e i sogni di speranza…”.

Liberamente tratto da Città Nuova

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Domenica 8 giugno Stefano Bollani si esibirà al Teatro alla Scala per la prima volta in un recital di pianoforte.

L’occasione è benefica, nel ventesimo anniversario dalla nascita di Fondazione Progetto Arca, onlus nata con lo scopo di fornire un aiuto concreto a quanti versano in stato di grave povertà ed emarginazione e favorirne l’integrazione sociale.

Nel suo concerto in “Piano Solo”, Bollani non si atterrà a una scaletta prestabilita, ma le darà vita sul momento seguendo la linea-guida dell’improvvisazione, muovendosi liberamente all’interno dei molti ambiti musicali nei quali ha sperimentato nel corso degli anni.

Affermatosi nel jazz, Bollani si è dedicato a diverse collaborazioni spaziando dal pop-rock italiano alla musica brasiliana, da quelle di matrice cinematografica e teatrale fino alla musica classica. Nel 2012 si è esibito al Teatro alla Scala, insieme alla Filarmonica, in un programma per pianoforte e orchestra, con brani di Gershwin e Ravel, diretto da Riccardo Chailly.

Il ricavato del concerto finanzierà il progetto “Bambini e povertà in Italia: un aiuto subito!” che sarà avviato da Progetto Arca a settembre 2014 e avrà la durata di un anno. Il progetto nasce con l’obiettivo di proteggere bambini e bambine dalla povertà e dalle privazioni materiali e psicologiche attraverso azioni di risposta ai bisogni primari e interventi di reintegrazione sociale. Focalizzato sulle aree di Milano e Napoli, il progetto mira a sostenere i bambini e le loro famiglie tramite servizi di housing sociale, sostegno alimentare con pacchi viveri, distribuzione di indumenti e giochi per bambini, assistenza durante il percorso di reintegrazione sociale e monitoraggio costante della situazione.

Informazioni e prevendita telefonica al n° 02 465.467.467 (da lunedì a venerdì – ore 10/13 e 14/17).

Biglietti da 15 a 100 euro – esclusi i diritti di prevendita.
Altre prevendite:
www.vivaticket.it
www.progettoarca.org
www.stefanobollani.com

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Venerd’ 21 fabbraio, alle ore 20 nella Basilica Magistrale Santa Croce a Cagliari si terrà un concerto del coro Collegium Karalitanum diretto da Giacomo Medas, in onore della Beata Maria Cristina di Savoia.

Ma chi era Maria Cristina?

Era figlia secondogenita di Vittorio Emanuele I di Savoia (1759-1824), re di Sardegna tra il 1802 e il 1821,  e di Maria Teresa d’Asburgo-Este (1773-1832). Quindi pronipote per linea materna di Maria Teresa d’Austria e per linea paterna di Filippo V di Spagna.

Il re di Napoli,  Francesco I di Borbone, l’aveva presa in considerazione come possibile sposa per il proprio figlio Ferdinando, futuro re Ferdinando II, insieme ad altre candidature. Sembra che già dal 1817 si fosse pensato a un’unione, quando Ferdinando aveva appena sette anni e lei cinque.

Ferdinando si affezionò all’idea delle nozze, ancor prima di salire sul trono nel 1830; ma vi erano perplessità da parte della madre di lei,  per le notizie poco rassicuranti sulla salute del principe napoletano, che soffriva di attacchi di epilessia. Ferdinando poteva però contare sull’appoggio di Carlo Alberto, a sua volta re di Sardegna dal 1831. Alla fine, dopo tante trattative diplomatiche, ma soprattutto dopo la morte della madre, Maria Cristina, pressata da Carlo Alberto e dal confessore della defunta genitrice, padre Terzi,  vinse gli scrupoli religiosi per il matrimonio e accettò. Aveva detto più volte di preferire alle gioie e alle pompe del mondo il ritiro nel chiostro e la pace del cuore, specie dopo la morte della madre.

Finalmente, il 21 novembre 1832, avvenne a Genova il rito religioso. Le cronache del tempo narrano che per tutta la cerimonia la bella e soave Maria Cristina tenne un contegno perfetto a tal punto da meritare l’elogio che il giovane conte Camillo Benso di Cavour le dedicò in una lettera.

Contrariamente a quanto in seguito si disse, soprattutto quando montò la propaganda risorgimentale contro i Borboni, l’unione fu felice. Certo, il carattere dei due era diverso: timida e riservata lei, esuberante e vitale lui, ma in un certo senso si completavano a vicenda. Grazie alla sua influenza, il re incrementò il suo impegno per le opere di carità verso i più sfortunati.  Da parte sua la re

gina, con la sua grazia e con la sua generosità, aveva completamente conquistato il popolo di Napoli, facendone, in seguito,

 un convinto assertore della sua santità.

Nel pomeriggio di giovedì 2 maggio 2013, Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Maria Cristina di Savoia.

A fine gennaio la solenne beatificazione, partecipata da oltre duemila fedeli, presso la Basilica di Santa Chiara a Napoli.

 Fra le tante cose sarà realizzato anche un film-documentario che vedrà protagonista, nella parte di Maria Cristina, la nostra conterranea Claudia Tronci, danzatrice, attrice e conduttrice televisiva.

foto di Luigi Desogus

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In base al decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 in materia di «Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni» ecco di seguito i compensi dei dirigenti del Teatro San Carlo di Napoli

Ecco inoltre i compensi della Fenice di Venezia

 

Ecco quelli del Teatro dell’Opera di Roma

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Il 25 e 26 gennaio al San Carlo appuntamento con il Concerto n. 4 per Pianoforte e Orchestra” di Ludwig Van Beethoven. Questo concerto vide impegnato lo stesso Beethoven per la prima esecuzione avvenuta nel 1807. La straordinaria peculiarità della composizione è che l’incipit che ne enuncia il tema è interamente affidato al pianoforte solo e non all’orchestra. Tale scelta, oltre ad essere una novità assoluta, rappresenta anche l’ultima innovazione apportata a questo genere musicale in epoca classica. Al pianoforte – e per la prima volta a Napoli - Yefim “Fima” Bronfman, uno dei più acclamati virtuosi del nostro tempo. Nella seconda parte del concerto, è in programma “Sogno di una notte di Mezza Estate” di Felix Mendelssohn, musiche di scena composte per l’omonima opera di William Shakespeare.  Sul podio, il britannico Paul Goodwin.

Da non perdere perchè…
Si può davvero dire che Yefim Bronfman sia nato con la musica nel sangue. Entrambi i genitori erano, infatti, musicisti (la madre, pianista ed il padre violinista) e il pianista russo-israeliano ha incominciato da piccolissimo a dedicarsi a quest’arte fino a diventare uno degli interpreti più straordinari del nostro tempo. Ha vinto un Grammy Award e si è esibito con le Orchestre più celebri al mondo, dai Berliner Philarmoniker alla New York Symphony Orchestra. Al suo debutto a Napoli, è assolutamente da ascoltare dal vivo!

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Stralcio dall’articolo omonimo del critico musicale Greca Piras: L’Unione Sarda, 21 febbraio 2010

 […] E in attesa del concerto per gli appassionati e i cultori, è possibile ascoltare I Shardana in un doppio cd, distribuito online su www.sardinnia.it, che ripropone l’esecuzione dell’orchestra sinfonica e del coro della Rai di Roma, diretti da Armando La Rosa Parodi, registrata il 24 settembre 1960 nell’Auditorium del Foro Italico a Roma. Curato da Giovanni Masala, ricercatore presso l’università di Stoccarda, il lavoro presenta insieme ai cd un profilo di Ennio Porrino scritto dalla figlia Stefania Bèrbera Porrino nel 1990 e l’entusiastica recensione che gli riservò Felix Karlinger nel 1961.

     La musica arriva con i limiti caratteristici dei riversamenti su cd delle registrazioni dell’epoca. E d’altra parte l’incisione

originale è un vero e proprio reperto, inviata dalla moglie di Porrino, Màlgari Onnis, proprio al musicologo bavarese Felix Karlinger e recuperata qualche anno fa da Masala. L’impostazione è quella tipica delle interpretazioni di quegli anni: enfasi profusa a piene mani e impianto vocale da dramma verista. L’azione è ambientata in un’idealizzata Sardegna arcaica dove Porrino, che è insieme compositore e librettista, colloca i suoi eroi. Eroi dal destino epico e tragico, a partire da Gonnario (Ferruccio Mazzoli, basso), capo del popolo sardo impegnato nella difesa contro gli invasori che vengono dal mare. Costretto a scegliere tra l’amore paterno per Torbeno (Gastone Limarilli, che ha gli stessi accenti di Mario di Tosca) e la difesa per la patria, Gonnario sceglie di stare con il suo popolo. Gli aspetti più autentici sono nella figura di Nibatta, moglie del capo e madre del traditore Torbeno, che ha la bella voce cupa da mezzosoprano di Oralia Dominguez. Mentre i toni epici affiorano con Perdu (Antonio Galiè), il guerriero cantore che celebra le glorie della Sardegna.

È musica che deve molto a Puccini per la parte vocale, a Respighi (di cui Porrino fu allievo) nell’Ouverture, ma anche a De Falla di cui riprende effetti sperimentati nella Danza rituale del fuoco. I tratti più originali dei Shardana, nell’interpretazione del direttore Armando La Rosa Parodi, sono però nelle cadenze di gusto modale che riprendono l’intercalare tipico del canto sardo a chitarra negli accenni di vocalità comune ai canti sacri processionali di diverse aree della Sardegna.

Così i due cd permettono di entrare nell’universo estetico di Porrino, di guardare al suo linguaggio attaccato alla tradizione colta italiana e insieme alle radici popolari della Sardegna. Un approccio compositivo di tradizione ottocentesca, strettamente legato al sistema tonale e nello stesso tempo attento ai nuovi mezzi di comunicazione. Non a caso I Shardana nacque come dramma radiofonico col titolo Hutalabì, il grido dei cavalieri sardi idealizzati di Porrino.

Dimenticata per anni, l’opera ora riversata su cd ha un valore documentale di grande interesse. Ed è bene ascoltarla tenendo a fianco l’omonima pubblicazione, curata sempre da Masala e sempre per la collana Sardìnnia, che riprende tra l’altro le critiche apparse sia dopo la prima al San Carlo di Napoli, sia dopo la rappresentazione cagliaritana dell’anno successivo. Un contributo certo importante per la ricostruzione della musica ispirata alla Sardegna e della figura di Porrino, che ha sempre tenuto in gran conto i suoi legami con l’isola.

COMPACT DISC DOPPIO:

CD 1 (atto I: 48 minuti); CD 2 (atto II + III: 62 minuti) + booklet di 90 pagine (in cofanetto) con una biografia del compositore di Stefania Porrino, un articolo di F. Karlinger su I SHARDANA e il libretto d’opera (anche in lingua tedesca). http://www.sardinnia.it

Programma realizzato il 24 settembre 1960 dalla RAI-Radiotelevisione Italiana.

 

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Fondazioni liriche: Bray: non si toccano!

Il bel canto e’ una parte integrante della storia del nostro Paese.Credo che non ci possiamo permettere di chiudere neanche una  delle 14 Fondazioni liriche italiane“.

lo ha detto il ministro della Cultura, Massimo Bray, rispondendo a una domanda in materia a margine dell’Assemblea generale dell’Unesco a Parigi.

“Non condivido che si debba ridurle“, ha detto ancora Bray, secondo cui averne un numero maggiore rispetto agli altri Paesi e’ una “caratteristica del nostro Paese“, che “determina anche l’idea di un territorio. Penso al San Carlo a Napoli, il Petruzzelli a Bari o la Scala a Milano”. “Ognuna ha una sua caratteristica”, ha insistito Bray, dicendo che “vanno fatti tutti gli sforzi per gestirle bene.Sono convinto che ci riusciremo”.

(ANSA) – PARIGI, 6 Novembre

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Domani sera a Nuoro nella Biblioteca Satta, il professor Giovanni Masala terrà una conferenza su I Shardana di Ennio Porrino, una grande opera dimenticata. Ci sarà l’ascolto di brani tratti dalla registrazione della Prima cagliaritana del 1960 e proiezione di foto della prima assoluta del 1959  a Napoli. A quest’opera Masala ha dedicato non solo un fondamentale studio – pubblicato nella collana “Sardìnnia”, da lui fondata e curata a Stoccarda con Titus Gast: Ennio Porrino, “I Shardana. Gli uomini dei nuraghi (dramma musicale in tre atti)”, pagine 190, 2006 e 2009 -, ma anche il CD dallo stesso titolo che riproduce la registrazione dell’opera effettuata il 24 settembre 1960 dalla RAI-Radiotelevisione Italiana (Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della RAI).

L’ingresso è libero

Nel video sottostante Malgari Onnis Porrino moglie di Ennio Porrino, ci parla di un’altra opera scritta da suo marito: Esculapio al Neon. Un’opera buffa di cui lei stessa ha disegnato i bozzetti dei costumi e delle scene. E’ un’opera comica scritta in collaborazione con lo scrittore Luciano Folgore poeta futurista dalla vena ironico.


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 Stralcio dalla prefazione di Giuanne Masala, in: Ennio Porrino, I Shardana – Gli uomini dei nuraghi: dramma musicale in 3 atti, Stoccarda 2009 (www.sardinnia.it), volume contenente il libretto d’opera in tre atti a firma dell’autore, nonché le critiche all’indomani della rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli (1959) e al Teatro Massimo di Cagliari (1960). Fotografie inedite di scena della «prima», i bozzetti di Màlgari Onnis Porrino, una prefazione di G. Masala, un articolo di F. Karlinger sulla sardità dell’arte porriniana, un’intervista al compositore, la lettera-testamento di Porrino e altri materiali inediti rievocano una delle giornate più memorabili della storia dell’opera lirica contemporanea.

 I SHARDANA di Ennio Porrino – UNA GRANDE OPERA LIRICA “DIMENTICATA”

 Sono venuto a conoscenza della rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli di un’opera lirica intitolata I Shardana soltanto durante il lavoro di raccolta degli scritti di Felix Karlinger sulla Sardegna. E, in effetti, una lettura approfondita degli articoli dell’etnomusicologo tedesco ha contribuito enormemente alla conoscenza, non solo di quest’opera lirica ma anche di episodi importanti della vita – spesso sofferta anche se ricchissima di soddisfazioni – nonché dell’infinita messe musicale di Ennio Porrino, il cui nome è indissolubilmente legato alla Sardegna.

Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma nel 1959 a soli quarantanove anni, Ennio Porrino rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la più grande della Sardegna. Ancora ventenne si afferma con la lirica Traccas (su versi di Sebastiano Satta) nel concorso nazionale La Bella Canzone Italiana.

Segue una strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de I Shardana al Teatro San Carlo di Napoli; la sua morte improvvisa è di circa sette mesi più tardi. È sintomatico constatare come il legame con la Sardegna apra e chiuda quindi la sua vita, terrena e musicale.

Nel 1962 l’autorevole enciclopedia musicale tedesca Die Musik in Geschichte und Gegenwart riporta che…«la grande opera I Shardana fu accolta dalla critica come “la più importante opera lirica composta in Italia in questo dopoguerra”». Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana del 21 marzo 1959 le critiche sono eccezionalmente positive. Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a I Shardana tanti meriti e uno soprattutto unanime: la capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna, attingendo nel contempo alla musica tradizionale dell’isola mediterranea.

Porrino era perfettamente consapevole che il vero patrimonio culturale dell’Italia fosse da ricercare non nell’uniformità di un’arte banalmente italiana bensì nella ricchezza e nelle diversità delle singole culture locali. Egli crea arte “glocale” ben prima che questo termine entrasse a far parte dei nostri dizionari.

Il 18 marzo del 1960 I Shardana verr à rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà anche nella capitale sarda un grandissimo successo. Dopo – a prescindere dall’esecuzione del 24 settembre 1960 all’Auditorium del Foro Italico di Roma – il silenzio…

Già prima della rappresentazione partenopea i numerosi articoli dei maggiori quotidiani nazionali facevano presagire un’opera fuori dal comune. Nel foyer del teatro napoletano venne addirittura allestita una mostra di bronzetti sardi, e in questo modo si diede al pubblico la possibilità di ammirare un’arte sconosciuta ai più e di avvicinarlo ai manufatti risalenti all’epoca storica che per la prima volta andava in scena. A questo proposito va anche ricordato, en passant, che Porrino precorse di circa 50 anni alcune teorie che oggi, anche se fanno fatica a penetrare profondamente nel mondo accademico, sono divenute certezze della storia sarda, e cioè che gli antichi sardi, i Shardana, erano un popolo di abilissimi navigatori.

 In copertina: Bozzetto di Màlgari Onnis per il primo atto  dell’opera lirica di Ennio Porrino, I Shardana

 


 

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I Shardana nei miei ricordi di costumista e scenografa

Quando si prospettò la possibilità che l’incarico di realizzare i bozzetti per le scene e i costumi per l’opera di Porrino I Shardana fosse affidato a me, io, naturalmente, ne fui estremamente felice; ma quando la possibilità si tramutò in certezza e, convocata a Napoli dal Sovrintendente Di Costanzo, fui regolarmente scrittutata, la mia felicità, pian piano, andò scemando e fui presa da un vago senso di angoscia.

Improvvisamente mi resi conto del gravoso impegno e della responsabilità che mi ero assunta. Il lavoro da fare, infatti, era enorme: oltre tre scene divise in più quadri, c’era da vestire una massa di gente. Solo il coro era formato da più di ottanta persone; poi c’erano le comparse, i danzatori e i cantanti: sette protagonisti e cinque comprimari. Ma la cosa forse più complicata era l’attrezzeria.

Dato che l’epoca nuragica non era mai stata portata sulle scene, non si poteva utilizzare nulla di ciò che era in possesso delle attrezzerie teatrali e bisognava costruire tutto ex novo. Particolare attenzione dovevo riservare alle armi da guerra (archi, lance, scudi) poiché nel secondo atto si svolgeva una battaglia fra i Sardi e i Fenici. Insomma, c’era di che preoccuparsi!

Debbo poi anche aggiungere – a giustificazione della mia angoscia – che io ero uscita da poco dall’Accademia di Belle Arti e che avevo solo 23 anni, per cui la mia esperienza lavorativa era estremamente scarsa. Ma quello che mi diede la forza morale di affrontare e di portare a termine l’impegno assunto fu la cieca fiducia che riponevano in me sia l’Autore che la regista. Quest’ultima era Marcella Govoni, alla quale io debbo molto, perché la sua grande esperienza e professionalità furono per me un enorme stimolo e un forte sostegno.

Alcuni giorni prima dell’andata in scena dell’opera, si inaugurò, nel ridotto del San Carlo, un’esposizione dei bronzetti sardi. Avevamo ritenuto opportuno organizzare questa mostra perché quelle statuine erano state per i costumi e per l’attrezzeria una fonte preziosa di informazioni. Così come pure un bronzetto raffigurante un’imbarcazione mi aveva dato gli elementi per progettare la nave dei marinai sardi che, verso la fine del primo atto, doveva entrare in scena.

La sera della «prima» fu uno dei momenti più emozionanti della mia vita e che non potrò mai dimenticare. L’opera ebbe un gran successo e registrò anche dei «tutto esaurito»; cosa, questa, abbastanza insolita per le opere contemporanee. C’erano diversi fattori che suscitavano curiosità sia per il pubblico che per la critica, fra cui i principali erano due: la realizzazione scenica era tutta al femminile: la regista Marcella Govoni, io scenografa-costumista e Bianca Gallizia coreografa; e l’epoca e il luogo in cui era ambientata l’opera.

Per Porrino fu un’ennesima, grande affermazione prima di tutto come Autore e poi come direttore d’orchestra.

La seconda volta che venne rappresentata I Shardana fu in un’atmosfera ben diversa. L’Ente Lirico di Cagliari la inserì in cartellone pochi mesi dopo l’esecuzione al Teatro San Carlo per commemorare l’improvvisa scomparsa di Porrino che era stato il suo Direttore Artistico.

Ben diverso, quindi, anche il mio stato d’animo nel seguire questa messa in scena. Per di più, durante le prove, ci fu un episodio che minacciò di mandare in aria la rappresentazione. E ciò fu a causa di un velatino (un sipario di garza trasparente posto nel boccascena, che permette vari effetti di luci, di dissolvenze e di proiezioni) che venne contestato da uno dei protagonisti. Fu un terribile braccio di ferro fra la Govoni e il direttore d’orchestra che appoggiava la contestazione del cantante, e che improvvisamente fece togliere il velatino. A questo punto la Govoni abbandonò il teatro affermando che senza il velatino lei rinunciava a fare la regia. In tale situazione la mia disperazione giunse al massimo e lasciai anch’io il teatro per gettarmi all’inseguimento della Govoni e convincerla a rientrare nel suo ruolo.

Prima di tutto andai all’albergo dove alloggiava, ma lì non c’era. Quindi, data l’ora, pensai fosse andata a cenare e cominciai a girare fra i vari ristoranti nelle vicinanze dell’albergo e, finalmente, in uno di questi, la trovai: seduta a un tavolo, con la testa fra le mani, fissava – corrucciata – il fondo di una scodella vuota. La supplicai di tornare in teatro, ma lei scuoteva la testa in segno di diniego. Allora dalla mia bocca uscì una magica frase: «Marcella, se non vuoi farlo per me, fai questo per Ennio!»

Mi fissò per un attimo negli occhi, poi – alzandosi di scatto – disse in maniera perentoria: «Andiamo in Teatro!» La storia del velatino – dopo ampie e non troppo pacate trattative – finì con un compromesso: rimaneva in scena, ma nei momenti particolarmente importanti per il contestatore, veniva alzato. Anche Cagliari accolse con unanimi consensi I Shardana: «Applausi a scena aperta…», recitano alcuni giornali all’indomani della rappresentazione. E il musicologo tedesco Felix Karlinger concludeva così una sua recensione: «… I Shardana pare aver imboccato la strada giusta per diventare l’opera nazionale sarda per eccellenza».

Intervista gentilmente concessa da Giovanni  Masala a questo blog


[1] Malgari Onnis Porrino, moglie del compositore cagliaritano e pittrice da sempre, è nata a Roma l’11 settembre 1935

dal 1957 ha svolto anche l’attività di scenografa e costumista, realizzando bozzetti per diversi teatri lirici in Italia e

all’estero, fra cui il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro San Carlo di Napoli, il Gran Teatro del Liceo di Barcellona, il

Teatro Massimo di Cagliari. Come scenografa (e in alcune anche come costumista) ha collaborato alle seguenti opere

liriche: Lucia di Lammermoor (Donizetti), I virtuosi ambulanti (Fioravanti), La Medium e Il telefono (Menotti), Andata

e ritorno e Il lungo pranzo di Natale (Hindemith), Il matrimonio segreto (Cimarosa), Il Barbiere di Siviglia (Rossini),

Suor Angelica (Puccini), La Traviata (Verdi). Va anche ricordato che Màlgari Onnis fu autrice di bozzetti, figurini,

costumi e scene delle opere liriche di Ennio Porrino: I Shardana (Napoli, Teatro San Carlo: 21 marzo 1959; Cagliari,

Teatro Massimo: 18 marzo 1960) e Esculapio al neon (Cagliari, Teatro Lirico: 25 febbraio 1972).

In copertina: Bozzetto di Màlgari Onnis per il primo atto dell’opera lirica
di Ennio Porrino, I Shardana

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 Oggi 1 giugno 2013 alle ore 17,00, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze, sarà assegnato il

prestigioso premio Le Muse al baritono Bruno de Simone

Napoletano di nascita, ma fiorentino d’adozione, Bruno De Simone  – quale degno allievo del celebre Sesto Bruscantini – è in realtà cittadino del mondo, acclamato ambasciatore dell’arte musicale italiana che trova nell’opera la sua sintesi più completa.

Innumerevoli e poliedrici i ruoli incarnati per Rossini, Cimarosa, Donizetti, Bellini, Verdi e molti altri compositori, sotto il segno di regie illustri e direttori autorevoli. Freschezza, eleganza, stile ed estro sono pilastri delle sue interpretazioni che, oltre a distinguersi sempre per l’eccellenza, gli valgono ora l’attribuzione del prestigioso premio, nel simbolo della musa Euterpe, da parte del Senato Accademico dell’Accademia Internazionale “Le Muse” di Firenze nell’ambito della 48° edizione.

Sarà Matteo Renzi a premiare Bruno de Simone, durante la cerimonia di consegna.

Il premio, patrocinato dal Mibac, dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune, venne fondato nel 1965 da Giuliana Plastino Fiumicelli, che ancora oggi ne è l’animatrice e sostenitrice più entusiasta, ed è sempre stato attribuito a personalità illustri del campo culturale internazionale (Maria Callas, Alberto Sordi, Ingrid Bergman, Alain Delon, Chagall, Botero, Vittorio De Sica e Franco Zeffirelli) fra cui da quest’anno si aggiunge, più che meritatamente, il baritono Bruno de Simone.

 

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Anche il teatro San Carlo di Napoli come il Lirico di Cagliari, festeggerà il bicentenario di G.Verdi, con La Messa da Requiem del Maestro.

Sarà Nicola Luisotti, neo-direttore musicale del San Carlo, a dirigere il Requiem di Verdi, in scena per la Stagione Lirica del massimo partenopeo. Protagonisti dell’esecuzione, con il Coro diretto da Salvatore Caputo, Maria Agresta (soprano), Luciana D’Intino (mezzosoprano), Marcelo Alvarez (tenore) e Vitalij Kowaljow (basso).

Inoltre, Sabato 16 febbraio 2013, nel Nuovo Ridotto del Teatro, alle ore 12:00 ci sarà un incontro dedicato alla presentazione alla Stampa delle iniziative del San Carlo per il Bicentenario Verdiano. Tra i relatori, il Sovrintendente Rosanna Purchia ed il Direttore Artistico Vincenzo De Vivo.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili.

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Teatro San Carlo

E’ finalmente attivo per il pubblico del San Carlo il nuovo sistema di vendita online (Julius) che permette, in pochi click e comodamente da casa, di acquistare e stampare i biglietti per gli spettacoli, senza dover più passare dal botteghino.

Collegandosi al sito www.teatrosancarlo.it, sarà infatti possibile scegliere l’opera, il balletto o il concerto cui si desidera assistere, cliccare sul tasto “Acquista”, selezionare la data, scegliere, direttamente in pianta, i posti, acquistarli e stampare il proprio biglietto da esibire a Teatro la sera dello spettacolo. Si potranno anche acquistare più spettacoli in un’unica sessione.

Una piccola rivoluzione per il pubblico del San Carlo che consentirà di acquistare biglietti 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza dover più affrontare lunghe file in biglietteria.

E’ già possibile acquistare online i biglietti per “ La Traviata”, l’opera che inaugura il 5 dicembre la Stagione Lirica 2012/13.

Per festeggiare questo lancio, abbiamo riservato alla nostra Community una promozione imperdibile: solo per due giorni, i primi 50 utenti che acquisteranno online i biglietti per la Prima di “La Traviata”  avranno uno sconto riservato del 30% per l’acquisto di alcuni posti.

Clicca sul link seguente, scegli i tuoi posti e acquistali subito!

mercoledì 5 dicembre ore 20:30 – 70 euro / invece di 100 euro

La promo scade alle ore 16 del 25 novembre 2012.

 

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Anche se mi hanno rubato lo smartphone, quando ho visti queste scritte ho riso troppo. La loro fantasia e spontaneità sono incantevoli per non amarli così, come sono.

 

 

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E’ Ignazio Salvatore Basile , cagliaritano, il vincitore del prestigioso Premio Letterario internazionale “Nuove Lettere” bandito dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli.
Alla presenza di numerose personalità della cultura napoletana, il premio è stato conferito, fra più di mille partecipanti, per la migliore Silloge di poesie edite.
La raccolta abbraccia più di 30 anni di vita dell’autore  quando, giovane studente in legge, decide di girare il mondo con l’intento di  specializzarsi in Diritto Internazionale e migliorare la conoscenza delle lingue. Significativi sono stati i lunghi periodi trascorsi a Londra, a Parigi, ad Amsterdam ed in particolare in Colombia dove, per potersi mantenere agli studi, decide di “fare pratica” presso un avvocato di Bogotà . In questa occasione intraprende l’attività di barista che lo mette in contatto con una popolazione variegata fonte d’ispirazione di alcune poesie della raccolta.
Ma la silloge comprende anche liriche più recenti come quelle tratte dall’opera letteraria “La bibbia in versi” composta nell’arco degli ultimi 15 anni  che rappresenta il fulcro di un cammino spirituale cominciato nei lontani anni ’70.
Ignazio Salvatore Basile (qui trovate il suo curriculum), cura due blog: Albixpoeti  e Albixforpoetry in lingua inglese.

Basile è anche su facebook col suo primo romanzo a puntate “  Due giovani a Londra” .


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La città di Napoli, si sa , o si ama o si odia.

Io la amo perchè è una città troppo legata alla cultura musicale . Ho voluto approfittare del Premio letterario conferito a mio marito  dall’Istituto di Cultura, per visitarla, anche se per poche ore.
Tante persone mi hanno consigliato di non immergermi nella Napoli del centro, nelle bancarelle o nei quartieri così detti malfamati, ma appena ci sono stata vicino è stato impossibile non farlo. Un fascino incredibile fatto di suoni, voci e immagini che ho fotografato e ripreso come un’assetato alla fonte. Bella, bella! 

Non ho voluto pensare che quel fascino pittoresco potesse nascondere le insidie di cui si parla: i borseggi e le rapine .

“Possibile che la gente debba sempre generalizzare”

Questo era il mio pensiero ricorrente. Anche a Cagliari come in tantissime altre città del mondo succedono certe cose, perchè devrebbe succedere proprio a me l’unica volta che mi reco in questa bella città?
La signora dell’edicola dalla quale abbiamo acquistato qualche ricordino ci ha invogliato a visitarla mettendoci in guardia, si, ma senza paura e sottolineando che non avremmo trovato molta ressa perchè  era l’ora della partita, e quando i napoletani hanno la partita non s’interessano d’altro.
Borsa a tracolla e portafoglio ben nascosto, sono stati i nostri accorgimenti, ma lo smatphone sempre in mano per potermi orientare è stata la condanna. Qualche minuto dopo aver superato una strada che pullulava di bancarelle e di gente multicolore, mi sono resa conto che il mio cellulare era scomparso. Una sensazione immediata, forse proprio qualche secondo dopo che il borseggiatore aveva agito.

Ma ormai era fatta!

Sono stata assalita da un senso d’angoscia per la perdita di un oggetto di valore al quale ero particolarmente affezionata perchè   regalo recente di mio marito ma soprattutto l’amarezza del gesto, di quel gesto che confermava ciò al quale non avevo voluto credere.  Ci siamo fiondati subito in questura per la denuncia, e, di passaggio, rivedendo la signora dell’edicola, le abbiamo raccontato la disavventura. Lei, poveretta c’è rimasta male ma poi ha aggiunto:

-  “Mi spiace molto,  ma io penso che quel borseggiatore non fosse napoletano perchè per prima cosa un napoletano,a quest’ora, guarda la partita, e poi perchè un napoletano avrebbe preso direttamette tutta la borsa.” Sai che consolazione!
Vabbè, giunti al Commissariato di polizia, un giovane poliziotto ci ha accolto nel suo ufficio per stilare il verbale e ahimè , ci ha tolto ogni speranza di ritrovamento. Il poliziotto ha riconosciuto dalla nostra “parlata” che eravamo sardi e, con tono nostalgico ci ha detto che lui è nato in Sardegna, a Cagliari.  La curiosità di sapere come fosse finito nella nostra terra è stata immediata.
Allora ci ha raccontato che suo padre era un insegnante e che in quel periodo aveva avuto la cattedra proprio a Cagliari, era giovane, ed era all’inizio della sua carriera scolastica. Il suo cognome era Mirra. Improvvisamente mi si è illuminata un’area del cervello.
- Mirra? Lo sa che io avevo un’insegnante di disegno in prima superiore, all’istituto tecnico, che aveva proprio quel cognome?”
-”Davvero? Ma allora quello era proprio mio padre, lui insegnava disegno.”
Il poliziotto ha preso immediatamente il telefono e, chiamando suo padre gli ha chiesto conferma di tutti questi particolari, raccontandogli del singolare incontro.
Professor Mirra era molto appassionato della sua materia ed io pure perchè  il disegno è sempre stata una delle mie materie preferite . Lui mi teneva molto in considerazione gratificandomi sempre con votazioni alte.
Suo figlio ha voluto che gli parlassi e salutandolo, nella speranza che si ricordasse di me, ho rivissuto per un attimo tutta la mia adolescenza dei primi anni di studio superiore, quelli che sta vivendo ora mi figlia . Lui ha anche tentato di ricordarsi, ma dopo quarant’anni è molto difficile.
Da quella voce ho capito che la sua salute era malferma e ne ho avuto conferma anche dal figlio.
L’ho salutato pensando a ciò che ci riserva la vita: un borseggio, una denuncia, un’incontro casuale in una città italiana a caso mi aveva fatto incontrare un professore che mi ha riportato indietro nel tempo. Roba da film! Impossibile non pensare alla Carrà e alla sua famosa trasmissione.
Ci siamo congedati salutandoci con la promessa che avrei conservato questo incontro raccontandolo nel mio scrigno prezioso: il mio blog.

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Premiazione del PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E LETTERATURA “NUOVE LETTERE”

Sabato 3 marzo 2012, alle ore 17, nella sala conferenze “Gabriele D’Annunzio” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, in via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”); Napoli, si terrà la Cerimonia di premiazione della XXVII edizione (2011) del Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere”.

Il Premio è a cura dell’Istituto  Italiano  di  Cultura  di  Napoli ed in collaborazione con la rivista internazionale di poesia e letteratura “Nuove Lettere”.

Molti i nomi illustri premiati, sia italiani che stranieri, selezionati fra più di mille partecipanti nelle varie sezioni (poesia, narrativa, saggistica; edito e inedito).

La Giuria è composta dai redattori di “Nuove Lettere”: Constantin Frosin (Università Danubius), Antonio Illiano (Università della North Carolina), Roberto Pasanisi (Presidente; Accademia di Belle Arti “Fidia”), Mario Susko (Università Statale di New York), Násos Vaghenás (Università di Atene), Nguyen Van Hoan (Università di Hanoi).

Presiedono Ruxandra Elèna Dragoescu (giornalista e scrittrice rumena), Roberto Pasanisi e Fausto Russo (psichiatra e docente universitario).

Giulia Ferrera e Federica Vergona, lettrici.

L’ingresso è libero.

È infine bandita la nuova edizione: per il bando scrivere a ici@istitalianodicultura.org o visitare il sito www.istitalianodicultura.org  o telefonare allo 081 / 5461662 o inviare un fax allo 081 / 2203022.

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giusy-evaEVA è un’operetta estremamente piacevole: lo spartito è considerato uno dei più belli di Lehár e da molti è giudicato più elegante della stessa Vedova Allegra. Tanti i temi ancora oggi popolari: dalla famosissima marcia “Oh Parigina bella ed elegante” al Can Can, alla bellissima melodia “La Cenerentola sei tu per me”, al valzer “Sia pur chimera felicità”.

Poiché l’operetta è una simpatica lezione di felicità, alla sincerità e al lirismo della protagonista si contrappone l’impertinenza della coppia comica qui allargata ad una serie di altri simpatici personaggi che assicurano il buonumore con numeri musicali sempre allegri e spettacolari. Ovviamente non manca il lieto fine: come in una ennesima variante di Cenerentola, Eva riscatterà la sua marginalità sociale grazie all’amore.
Eva è, infatti, una giovane operaia che lavora nelle vetrerie di Montailleux in Belgio ed è la “mascotte” del personale. E’ stata abbandonata da piccola, ed il buon Larousse, operaio anch’egli, l’ha adottata e non le fa mancare il suo affetto. Nel giorno del suo ventesimo compleanno Eva conosce il nuovo proprietario delle vetrerie, Ottavio Flaubert: bello, ricco, gran viveur. Eva ne rimane colpita: il mondo di Ottavio, con i suoi amici allegri e spensierati, le ricorda quello del teatro che tanto l’attrae. D’altra parte, pur non sapendolo, è figlia di una famosa cantante.

Essa viene invitata da Ottavio nella sua villa, lui la corteggia, la incanta, la seduce, ma giungono gli operai, guidati da papà Larousse, decisi a difenderne l’onore. Il giovane vedendosi in difficoltà, annuncia che Eva sarà la sua sposa ma, appena gli operai se ne sono andati, ride divertito. Eva è disperata: Ottavio l’ha presa in giro. Per Eva un altro abbandono è troppo, fugge! Sola, sfiduciata e delusa va a Parigi, dove, dopo una serie di peripezie, riesca a diventare una famosa cantate. Una sera, durante uno spettacolo, Eva ed Ottavio si incontrano. Eva è cambiata: non è più l’ ingenua e sognatrice ragazza che Ottavio ha conosciuto a Bruxelles, ma è una donna sicura ed affermata.

Le lusinghe di Ottavio non fanno più breccia nel suo cuore o almeno così crede. Anzi, per fargli dispetto Eva dice di essere fidanzata con un Duca. Ottavio si sente mancare. E’ sincero: ha sempre amato Eva, ma di fronte alla sincerità di questo sentimento, anche Eva ammette di aver amato solo lui. La felicità non è più una chimera e come nella fiaba di Cenerentola, Eva e Ottavio… vissero per sempre felici e contenti.
Fonte: http://www.teatrocasalecchio.it

Vi propongo questo video dove Eva è interpretata dal soprano cagliaritano Giusy Devinu al Teatro San Carlo di Napoli nel 1998.

(Facebook :Un parco per Giusy - Clicca MI PIACE e condividi).


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