Articolo taggato “Movimento dei Focolari”

Roma, 17 maggio 1980, Stadio Flaminio: 40.000 giovani arrivati da tutto il mondo. L’indomani incontro in piazza S. Pietro con Giovanni Paolo II. Io c’ero e devo dire che a distanza di quasi 38 anni ho un ricordo vivo bellissimo (vedi link).

Avevo con me la “cinepresa” di mio padre, molto ingombrante  ma utilissima per fermare il tempo di quelle giornate. Anche allora come oggi, la mia passione per i video-documenti era viva. Ho ritrovato dopo tantissimo tempo una di quelle pellicole in 8 mm.  e mi sono premunita subito di digitalizzarle per poterle condividere soprattutto con chi era con me all’epoca.

Eccolo di seguito. Spero vivamente di ritrovare anche la seconda.


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Sono innamorata dall’arte in tutte le sue sfumature e ogni giorno  ne scopro una nuova. E quando ne scopro una nuova mi piace conoscerla a fondo, elaborarla, farla mia e soprattutto condividerla, gratuitamente,  solo per la gioia e la passione della nuova scoperta .

Gratuitamente perchè, gratuitamente ho ricevuto il dono dal Creatore.

Vi posto di seguito un pensiero.

Scriveva Chiara Lubich: «L’artista vero è un grande: tutti lo dicono anche se pochi sono i critici d’arte, ma in tutti v’è l’ammirazione ed il fascino del “bello”. L’artista s’avvicina in certo modo al Creatore.

Il vero artista possiede la sua tecnica quasi inconsciamente e si serve dei colori, delle note, della pietra, come noi ci serviamo delle gambe per camminare.

Il punto di concentramento dell’artista è nella sua anima, dove contempla un’impressione, un’idea, che egli vuole esprimere fuori di sé. Per cui, negli infiniti limiti della sua piccolezza di uomo a confronto di Dio, e quindi nella infinita diversità delle due cose “create” (passi la parola), l’artista è in certo modo uno che ricrea, crea nuovamente: e una vera “ricreazione” per l’uomo potrebbero essere i capolavori d’arte che altri uomini hanno prodotto.

Purtroppo, per mancanza di veri artisti, l’uomo si ricrea per lo più in fantasticherie vuote di cinema, teatri, varietà, dove l’arte ha spesso poco posto.

«L’artista vero ci dà in certo modo con i suoi capolavori, che sono giocattoli di fronte alla natura, capolavoro di Dio, il senso di chi è Dio e ci fa rilevare nella natura l’orma trinitaria del Creatore: la materia, la legge che la informa, quasi vangelo della natura, la vita, quasi conseguenza dell’unità delle prime due. L’insieme poi è qualcosa che continuando a ”vivere” offre l’immagine dell’unità di Dio, del Dio dei viventi.

Le opere dei grandi artisti non muoiono e qui è il termometro della loro grandezza, perché l’idea dell’artista s’è espressa in certo modo perfettamente sulla tela o sulla pietra componendo alcunché di vivo».

La bella immagine di copertina è uno scorcio della mia amata città, vista attraverso gli occhi e l’obiettivo dell’artista-fotografo cagliaritano Augusto Soro.

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Auguro a tutti i miei lettori e a tutta la redazione di Tiscali Blog una Serena Pasqua sulle note dell’Alleluia del gruppo vocale Gen Verde


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IMG_3444Un “apostolo della bellezza”

La storia dell’artista Mario Giraldi, che ha saputo fare del suo lavoro un percorso non solo professionale

«La bellezza salverà il mondo», afferma il principe Myskin ne L’Idiota di Dostoevskij, e Sant’Agostino la indica come oggetto della sua ricerca di verità e di amore. Di questo è stato sempre convinto Mario Giraldi, regista e scrittore, scomparso a Cagliari nei giorni scorsi. Per lui la ricerca della bellezza, quella con la B maiuscola, non effimera da esibire dal punto di vista fisico, era alla base del suo lavoro.
Cattolico praticante, come viene definito oggi chi semplicemente vive con molta serenità la propria fede, Mario aveva conosciuto il Movimento dei focolari agli inizi degli anni Cinquanta, e da allora ne condivideva la spiritualità con la moglie Pina.

Così parlava dei primi tempi, quando ancora studiava a Milano: «C’è un invito da parte di Ginetta (una delle prime compagne della fondatrice Chiara Lubich, n.d.r.), per andare a Trento e vivere per qualche giorno nei focolari della prima ora. L’ultimo sabato di luglio ci troviamo per tempo, alla stazione centrale. È mattino all’alba. Siamo in otto, quasi tutti studenti universitari. In viaggio Ginetta non lascia spazio alle parole facili, ai vuoti generici. Siamo a Verona. Le Prealpi sono visibili. Per un poco rimango assente. Si affacciano alla mente le preoccupazioni personali. È lo studio, gli esami da dare, la scarsa propensione alla scelta professionale ed anche a quella di fede. Che cos’è questa scelta di Dio? Vedi quei monti? – dice Ginetta –. Se hai fede quanto un granello di senape puoi dire ai monti di spostarsi e loro si sposteranno. Anche le preoccupazioni possono essere grandi come montagne… e la conversione continua sul filo dei consigli evangelici».
Questo essere fedele al messaggio evangelico non l’aveva mai “disturbato” nel suo lavoro, anzi: coloro che lo hanno conosciuto gli riconoscono un surplus di sensibilità. «La sua ricerca – ha detto Aldo Mentasti, uno degli amici artisti, nel corso della messa funebre nella parrocchia di San Pio X a Cagliari, città dove abitava – ti spingeva sempre “oltre”. Ci hai spiegato che la percezione della realtà non deve essere scartata, ma trasfigurata attraverso uno stato di grazia che l’artista vive: il modello che tante volte ci hai indicato, ripercorrendo l’esperienza del Tabor, è il Figlio di Dio che si trasfigura rendendo luminosa la realtà. L’artista è in grado di imprimere nella sua opera il sigillo di una “Bellezza”, che oltrepassa la storia nella sua dimensione temporale, proiettandosi nell’eternità. Entrare nella Bellezza, insieme e distinti, è il termine dell’artista. E ci hai anche mostrato come riuscire ad accogliere senza giudizi gli esseri umani, tendendo sempre a valorizzare il dono prezioso di Dio in loro».

Per comprendere il valore non solo artistico di Mario Giraldi è sufficiente digitare il suo nome sul web per scoprire le opere da lui create, molte delle quali nelle vesti di regista Rai, quando la Tv di Stato faceva più cultura e non seguiva scimmiottando quella commerciale. Amante della Sardegna, Mario ne ha raccontato aspetti più e meno noti. Memorabili restano i documentari sulle bellezze dei territori oristanesi, sulla festa più importante, la Sartiglia, sull’arte della tessitura sarda, tutti disponibili sul web.
Insieme ad altri artisti aveva formato un gruppo che si ritrovava periodicamente per portare avanti un progetto di comunione tra le diverse arti. «Ci hai insegnato ad essere “apostoli del dialogo” – ha detto ancora Mentasti nell’elogio funebre – pronti ad aprire il cuore a coloro che sono in cammino con noi, in un viaggio storico-estetico fatto di musica, canto, danza, scrittura, pittura, scultura, fotografia e che conduce a quella che tu chiamasti “arte trasfigurale”. Quanti artisti hai raccolto sotto la tua guida, accompagnandoli più come un padre che come un maestro, perché l’unico maestro che hai fatto vivere è Gesù».

Uno dei suoi lavori più recenti, rimasto incompleto, ha ripercorso la storia del santuario della Madonna di Bonaria, in cui traspare il suo grande amore per Maria. Le immagini scorrono lente, le inquadrature sottolineano del viso i tratti dolci e intensi che suscitano un dialogo intimo con Lei. Dicono di Mario, della sua tensione a ripetere in terra l’accoglienza e la trasparenza del Divino come ha fatto Maria, la Madre del Bell’Amore.

22-06-2011  di Roberto Comparetti
Fonte:   Città Nuova

Anche io ho fatto parte del suo staff e di questo non posso che ringraziarlo.

Di seguito il video di un suo lavoro

http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4460&id=128830

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chiara33Molti di voi avranno sentito la notizia al TG UNO riguardo la beatificazione di una ragazza di 19 anni di nome Chiara Luce Badano”. Ma chi era? E perchè Papa Benedetto XVI ha deciso di beatificarla?

“Chiara di nome e di fatto, con occhi limpidi e grandi, dal sorriso dolce e comunicativo, intelligente e volitiva, vivace, allegra e sportiva, viene educata dalla mamma –attraverso le parabole del Vangelo – a parlare con Gesù e a dirgli sin da piccola«sempre sì». È sana, ama la natura e il gioco, ma si distingue fin da piccola l’amore verso gli «ultimi», che copre di attenzioni e di servizi, rinunciando spesso a momenti di svago.
A 9 anni entra come Gen nel Movimento dei Focolari e a poco a poco vi coinvolge i genitori.

Da allora la sua vita sarà tutta in ascesa, nella ricerca di «mettere Dio al primo posto». All’improvviso un lancinante spasimo alla spalla sinistra svela tra esami e inutili interventi un osteosarcoma, dando inizio a un calvario che durerà circa tre anni. Appresa la diagnosi, Chiara non piange, non si ribella: subito rimane assorta in silenzio, ma dopo soli 25 minuti dalle sue labbra esce il sì alla volontà di Dio.

Ripeterà spesso: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io».
Rifiutata la morfina perché le toglie lucidità, dona tutto per la Chiesa, i giovani, i non credenti, il Movimento, le missioni…, rimanendo serena e forte, convinta che «il dolore abbracciato rende libero». Ripete: “Non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare”.

Sembra la storia di una santa d’altri tempi, ma Chiara è una ragazza come tante dei “nostri tempi”

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