Articolo taggato “Marina Bucciarelli”

Si definisce Travesti (o anche En travesti, secondo una corruzione dalla lingua francese), un personaggio che in un’opera teatrale viene interpretato da un attore di sesso opposto.

Nell’opera Don Quichotte di Massenet, (ormai alle battute finali al Teatro Lirico di Cagliari), vi sono due personaggi appunto en travesti: sono Pedro e Garcias  interpretati rispettivamente da  Marina Bucciarelli ed Esther Andaloro. Due belle e giovani voci  di soprano. Ieri mi sono intrattenuta a chiacchierare con una di esse: Marina Bucciarelli.

In tanti anni di lavoro in Teatro mi incuriosisce sempre conoscere gli artisti che arrivano per le varie produzioni liriche e soprattutto le giovani leve.

Marina è giovanissima, ma già promettente. Le ho fatto qualche domanda riguardo la sua ancora breve ma già intensa carriera. Arrivare ad un Teatro lirico non è cosa facile per chi comincia, soprattutto se non si hanno delle buone basi.  Le agenzie periodicamente indicono audizioni, e quando ci si presenta bisogna avere già pronto un buon curriculum di studio .

Marina Si è diplomata al Conservatorio di Musica “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Da settembre 2010 si perfeziona con il grande soprano Mariella Devia che nel nostro teatro cagliaritano ha cantato tantissimo. Indimenticabile la sua Lucia di Lammermoor.
Vincitrice di numerosi concorsi, fra i quali il Concorso “As.Li.Co.” per La Sonnambula di Bellini, ha già cantato in importanti teatri e festival italiani fra i quali: Rossini Opera Festival di Pesaro, dove debutta, nel 2010, nel ruolo di Corinna (Il viaggio a Reims) al Teatro Sociale di Como, al Teatro Verdi di Trieste ed al Teatro Filarmonico di Verona interpretando il ruolo di Bimba in Fabula di Raffaele Sargenti. In seguito ha interpretato Amina in La sonnambula al Teatro Sociale di Como e, recentemente, Isabella in L’inganno felice al Teatro Malibran di Venezia.

Come inizio niente male.

Auguro di cuore a Marina Bucciarelli di poterla risentire a Cagliari presto, magari nel ruolo di Rosina in Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.


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E’ la prima volta che vedo la tecnologia entrare nel mondo dell’opera lirica, o meglio , che la vedo utilizzata da una cantante lirica durante una prova come quella , così detta, all’Italiana.

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, di cui ho parlato qualche giorno fa, ormai lascia a casa gli spartiti e, durante prove utilizza l’Ipad, la tavoletta della Apple in cui può racchiudere tutti gli spartiti che le interessano   portandosi così appresso solo pochi grammi di peso. Per un’artista che viaggia in continuazione e che durante i suoi viaggi ha bisogno di studiare , l’Ipad è decisamente una grande scoperta. Pensate ad esempio alle limitazioni che sono nate oggi con i voli Low cost riguardo i pesi.

Mi trovo nel suo camerino, durante una pausa in cui nè io come artista del coro e nè lei, come protagonista, abbiamo interventi in palcoscenico . Ne approffittiamo per farci una bella chiacchierata. Anita è molto estroversa e gentile e soprattutto non è “Diva” . Questo le fa un grande onore. Il contatto dell’artista con le persone comuni la tiene molto più unita al suo pubblico. Un artista senza pubblico non è nessuno, e lei questo, da persona intelligente quale è, lo sa molto bene. Potersi raccontare e regalare questa sua intervista al  mio blog è stato un grande onore e un grande regalo, e lo è ancora di più per i tanti lettori che la seguono dal giorno del suo debutto al Teatro alla Scala e che  la vedranno molto presto a Cagliari  nel Don Quichotte di Massenet.

Mi racconti come è nato il debutto scaligero a soli 24 anni?

Stavo concludendo i due anni di perfezionamento all’Accademia della Scala quando si è presentata l’occasione  di un’audizione per la Carmen che avrebbe aperto la stagione lirica 2009. Mi sono presentata  per il ruolo di Mercedes, parte da comprimaria. Mercedes non ha arie all’interno dell’opera per cui ho cantanto una prima aria di Carmen. Non avendo grande esperienza in palcoscenico, non ho fatto grandi movimenti, mi sono limitata solo ad eseguire la romanza in maniera corretta. Però evidentemente avevo colpito per qualche cosa perchè poi mi è stato chiesto di cantare anche l’altra aria di Carmen : la Seguidilla.  Quest’aria generalmente si esegue con le mani dietro la schiera per simulare le mani legate. Io questo non l’ho fatto. Dopo poco tempo seppi che ero stata scelta  non per Mercedes, ma come  Cover per il ruolo proprio di Carmen. Pare che uno dei motivi di questa scelta sia stata proprio la semplicità della mia audizione, senza grandi movimenti. Una grande emozione per me che non avevo mai cantanto in un ruolo principale.

Poco tempo dopo però questa emozione è diventata ancora maggiore perchè il maestro Daniel Baremboim mi avrebbe voluto come  protagonista della seconda compagnia. Non mi sarei quindi limitata solo a sostituire l’artista principale in caso di indisposizione ma  avrei cantato  alcune recite secondarie. Che bellezza!

Ho cominciato a studiare il ruolo meticolosamente, il personaggio in tutte le sue sfumature oltre che musicali anche dal punto di vista psicologico.

Ma la sorpresa finale doveva ancora arrivare.

Il  maestro Baremboim mi fa comunicare dopo aver audizionato  decine di mezzosoprani, che sarei stata io la Carmen d’apertura della stagione lirica del Teatro più famoso del mondo diretta proprio da lui.

Non posso descrivere ciò che ho passato in quei giorni, io, così giovane!

A quel punto ho dovuto fare veramente un lavoro di cesello perchè il direttore avrebbe eseguito l’opera così come l’aveva scritta Bizet, e cioè senza tagli, e con tutte quelle note, quei colori e quei segni che erano scritti nello spartito e che col tempo, per tradizione, si erano persi .

Il mezzosoprano Anita Rachvelishvili in una pausa dell'opera con la sua sarta teatrale Ottavia Esu

Mi sono recata a Parigi dalla maestra di spartito di Maria Callas, Janime Reiss, una ultranovantenne ancora attiva e lucidissima che mi ha aiutato in questa lettura particolareggiata della partitura  e soprattutto nella pronuncia del francese.

In seguito, quando ho cominciato le prove in palcoscenico mi sono messa totalmente nelle mani della regista Emma Dante . Io non avevo mai cantato in palcoscenico in un ruolo d’opera così importante e lei quindi   ha costruito il personaggio per me. Una regista tanto criticata per le sue scelte fuori dalla norma ma che io invece considero veramente un genio  per le sue idee innovative e originali.

Ma quanto è stato determinante tutto ciò per la tua carriera.

E’ stato determinante perchè da quel momento in poi ho studiato e cantato senza tregua. Tanti ruoli e tanti debutti in tutto il mondo.

E tu oggi stai per regalare al pubblico cagliaritano un ennesimo debutto. Come è nato il desiderio di mettere su il personaggio di Dulcinée del Don Quichotte?

Mi è stato proposto circa 6 mesi fa, l’idea mi è piaciuta ed ho cominciato a documentarmi per poter  entrare a fondo nella psicologia del personaggio. Ho letto tutto quello che si poteva leggere: prima di tutto il romanzo di Cervantes, le critiche di precedenti esecuzione e ascoltato tutte le registrazioni di chi lo ha eseguito fino ad oggi. Oltre ovviamente all’approfondimento del libretto scritto  per Massenet.

Ti ritrovi in qualche  sfumatura del carattere di Dulcinée?

No, decisamente no. Io non riderei mai davanti alla dichiarazione di un uomo innamorato. Ho un grande senso del rispetto verso i sentimenti degli altri. Poi lei era una donna abbastanza ordinaria. Le piaceva stare al centro dell’attenzione ed essere amata da più uomini. Non aveva capito la sensibilità di Don Quichotte o forse alla fine, quando ormai era troppo tardi.

Tu sei credente?

Si, io sono di religione ortodossa e ieri ho festeggiato la Pasqua ortodossa anche con mio marito (il tenore italiano Riccardo Massi) e con i colleghi. Comunque penso che Dio vada al di là della denominazione religiosa in se. Sento la sua presenza e la sua protezione durante il mio lavoro e i miei viggi.  Mi accompagna giorno dopo giorno e lo ringrazio per tutto ciò che ho avuto e che ancora mi darà nella vita.

Tu oggi vivi in Italia a Sarnano, ma il tuo paese d’origine è la Georgia, precisamente  Tbilisi, un popolo molto provato , hai trovato difficoltà negli studi musicali?

Da noi la musica è molto importante. Io ho cominciato lo studio del pianoforte a 7 anni e una volta conseguito il diploma ho proseguito con altri 6 anni di canto laureandomi . Ho avuto la fortuna, grazie ad una borsa di studio,  di potermi perfezionare all’Accademia  della Scala. Molti artisti, però,miei conterranei con grandi talenti non lo potranno fare. Per questo motivo, appena ne ho avuto la possibilità, ho istituito io una borsa di studio annuale che aiuterà chi lo merita, seguendolo in tutto il percorso di studio fino all’inizio della carriera.

In questa produzione di Don Quichotte, sarai affiancata da altrettanti grandi artisti  come Orlin Anastassov nel ruole di Don Quichotte, Nicola Alaimo in quello di Sanchio ma anche Esther Andaloro,  Marina Bucciarelli , Nicola Pamio, Daniele Zanfardino. Come ti sei trovata in questo gruppo di lavoro?

Ascoltate questa sua dichiarazione direttamente nel video sottostante.

Lo sai, ascoltando del tuo  debutto alla Scala mi hai ricordato quello della  mia compagna di studi, il soprano Giusi Devinu .  Era molto giovane anche lei quando il maestro Muti l’ha voluta come Violetta in Traviata proprio al Teatro alla Scala. Lei purtroppo ci ha lasciato giovanissima nonostante avesse già quasi 20 anni di carriera. Ora vorremmo che la città le dedicasse il Parco della Musica antistante il teatro. Ho creato un gruppo su facebook (Un parco per Giusy) per sensibilizzare i cittadini e i colleghi artisti .

Anche io ho aderito al gruppo di Facebook a lei dedicato, e speriamo che riusciate nell’ intento. Un’artista così importante, che ha rappresntato la vostra città in tutto il mondo, lo merita davvero.

L’altoparlante annuncia il nostro ingresso in palcoscenico,  ma prima di rientrare mi regala qualche foto in costume  realizzati dalla costumista Giovanna Buzzi.



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Anita Rachvelishvili

Sono ormai tanti anni che lavoro in questo teatro ed ho avuto la fortuna di conoscere direttori e cantanti di ogni genere. Voci belle e brutte direttori d’orchestra più o meno bravi, registi di talento ma anche tanti bluff, ma un cast come quello di questa produzione dell’opera Don Quichotte forse non l’ho mai ascoltato.

Nel 2009 ho avuto la fortuna di assistere alla prima del Teatro alla Scala,  al cinema, nell’opera Carmen di Bizet e di ascoltare una voce bellissima come quella del mezzosoprano Anita Rachvelishvili.

Aveva solo soli 25 anni e stava debuttando nel teatro più importante del mondo con uno dei direttori più grandi del secolo: Daniel Baremboim Ho pensato a quanto questa voce  fosse così bella al cinema e quanto potesse essere bella ascoltarla dal vivo. Ebbene, sarà lei la protagonista dell’opera che aprirà la Stagione Lirica cagliaritana fra qualche giorno: la  Dulcinée dell’opera Don Quichotte. Durante le prove lei non si risparmia e ci delizia ogni giorno cantando in voce: espressività, volume, musicalità e interpretazione lasciano letteralmente a bocca aperta.

Dicasi altrettanto per la Dulcinée del secondo cast, un’altra bellissima voce ,Viktoria Vizin, leggermente più sopranile della prima , ma ugualmente di grande qualità.

Davvero un grande regalo per il pubblico cagliaritano dopo tanto penare!

Ma le bravissime Anita e Viktoria sono affiancate da artisti dello stesso livello. Cominciando dal ruolo di don Quichotte interpretato da Orlin Anastassov che si alterna con Arutjun Kotchinian , di Sanchio interpretato dal baritono Nicola Alaimo alternato a Paolo Rumetz, al prezioso cammeo del quartetto interpretato da Marina Bucciarelli (Pedro); Esther Andaloro (Garcias) (avrò modo di parlare in maniera più approfondita di questo soprano che, prossimamente, interpeterà il ruolo della Contessa nelle Nozze di Figaro sempre nella stagione cagliaritana in corso); Nicola Pamio (Rodriguez); Daniele Zanfardino (Juan), ed ai piccoli ruoli interpretati dai miei colleghi Cristiano Barrovecchio, Giampaolo Ledda, Alessandro Frabotta e Alessandro Perucca. La voce recitante  del capo dei banditi è affidata all’attore cagliaritano Simeone Latini.

La direzione musicale è affidata al giovane israeliano Daniel Cohen, la regia  Federico Tiezzi . Il maestro del coro è Marco Faelli.

Non si può certo dire che ci sarà un cast di primo o secondo livello . Infatti i due cast si equivalgono . Anzi, se avrete la possibilità vi suggerisco di ascoltarli tutti e due.

Orlin Anastassov, Anita Rachvelishvili , Nicola Alaimo

C’è da dire una cosa: i grandi artisti, quali sono questi del cast di Don Quichotte, sono grandi oltre che per le loro doti vocali , musicali e sceniche, anche per la loro umiltà e simpatia. Durante una pausa delle prove ho chiesto loro un ricordo fotografico per i lettori del   mio blog (che sono anche tanti abbonati del teatro) e sono stati veramente gentili e disponibili.

Un in bocca al lupo a tutti per un’opera che rimarrà davvero nella storia del teatro cagliaritano.

Vi invito a leggere i curriculum di questi artisti direttamente nel sito del Teatro lirico di Cagliari  lincando qui.

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