Articolo taggato “Maria Callas”

Sono passati ormai 11 anni da quando ho aperto questo blog con lo scopo principale di far conoscere il mondo del mio lavoro : quello del Teatro lirico e della musica in generale. Ho documentato quasi giornalmente il “dietro le quinte“di un lavoro sempre a contatto con grandi musicisti, cantanti e direttori d’orchestra affinchè si potesse capire l’impegno che c’è dietro la realizzazione di un’Opera lirica o di uno spettacolo in generale. Un lavoro di squadra realizzato da decine di persone con professionalità diverse fra loro, ma con un unico scopo.  Ho realizzato decine di videointerviste ai personaggi con i quali ho lavorato affinchè la gente sentisse direttamente dalla loro voce lo studio e l’impegno affrontato per realizzarsi come cantante lirico,  direttore d’orchestra, regista, costumista, scenografo ecc.

Ho avuto la grande soddisfazione di sapere che tanti miei lettori si sono avvicinati al mondo della musica, grazie all’interesse che ho loro suscitato con questo mio diario personale.

Poi, ieri, mi arriva il link di un articolo di un quotidiano, di una città famosa per la sua grande Arena, dove da secoli si svolgono i più importanti spettacoli musicali del mondo. Leggo che “la Tenore” Maria Callas avrebbe festeggiato i 70 anni dal suo  debutto all’Arena di Verona. Mi riesce difficile capire come un giornalista possa aver scritto una baggianata del genere. Perchè???

Generalmente, quando si ha un dubbio, la prima cosa da fare è quella di documentarsi . Evidentemente questo giornalista era troppo sicuro di se. Ma poi, il soprano Maria Callas è una cantante talmente popolare conosciuta anche dai più giovani i quali non avrebbero avuto il minimo dubbio nel capire che scrivere “La Tenore” è un errore madornale!

Una volta per tutte faccio un riepilogo della classificazione delle voci.

Le voci si dividono in maschili e femminili. Quelle maschili sono così suddivise  dalla più grave a quella più acuta: il basso, il baritono, il tenore.

Le voci femminili invece sono: il contralto, il mezzosoprano, il soprano. Si badi bene all’articolo IL che precede il tipo di voce. Infatti anche se riferito ad una donna  si scrive al maschile. Vi consiglio di rileggere questo mio post in cui , a tal proposito, faccio riferimento ad un articolo dell’Accademia della crusca.

Quindi se io scrivo della grande Maria Callas, scriverò IL SOPRANO MARIA CALLAS. Se scrivo di Pavarotti, scriverò il TENORE LUCIANO PAVAROTTI; se scrivo di Bruson scriverò IL BARITONO RENATO BRUSON; se scrivo della HORNE scriverò IL CONTRALTO MARILIN HORNE; se scrivo di RASHVELISHVILI scriverò il MEZZOSOPRANO Anita Rachvelishvili; se scrivo del basso Siepi scriverò IL BASSO CESARE SIEPI ecc. ecc.

Mi auguro quindi che i giornalisti una volta per tutte, prima di scrivere, facciano una ricerca affinchè possano trovare la giusta risposta ai loro dubbi, sperando che li abbiano.

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E’ un grande piacere e un grande onore poter ospitare nel mio blog il regista Flavio Trevisan, un regista a cui sono legati i più bei ricordi dell’inizio della mia professione. Un artista che a Cagliari ha lasciato il segno soprattutto per la sua grande professionalità nello svolgere il difficile ruolo di regista lirico. Ricordo che ci colpì subito la sua preparazione, che non era limitata ai soli movimenti scenici ma anche alla sicurezza musicale con cui muoveva le masse artistiche. All’epoca era difficile trovare un regista che conoscesse bene anche la musica e spesso gli artisti del coro e i solisti si ritrovavano ad eseguire dei movimenti che impedivano di cantare serenamente.

Come nasce Flavio musicista?

Io sono settimo di otto figli, e sin da piccolo mio padre Quintino aveva capito la mia inclinazione per la musica. A sei anni mi iscrisse alla scuola musicale Luigi Oreste Anzaghi per lo studio della fisarmonica. Non avevo neanche tre anni di studio che cominciai a fare i miei primi concerti come solista che le  mie prime tournée in tutta Italia.

Quale è stato invece il tuo percorso artistico riguardo la tua professione di regista?

Io sono veneziano ed ho studiato all’Istituto d’Arte dei Carmini e poi all’Accademia di Belle Arti della mia città. Proprio qui il mio  professore, Antonio Orlandini, docente di scenografia, aveva apprezzato da subito le mie doti innovative e mi volle per uno stage al teatro La Fenice.

C’è una persona, oltre naturalmente al tuo professore, che è stata determinante per l’avvio della tua carriera?

All’allora sovrintendente Luigi Ammannati arrivavano notizie su di me e su come svolgevo il mio lavoro. Ha desiderato conoscermi e in seguito ha deciso anche di aiutarmi . Fu colpito soprattutto dalla mia forza di volontà e dal grande amore dimostrato per il teatro.Una volta terminata l’Accademia di Belle Arti ,  Ammannati mi  presentò a Roberto Rossellini il quale mi portò  a Roma.  Mi fece iscrivere al Centro Sperimentale di via Tuscolana da lui presieduto per il suo corso di regia. E’ in questa occasione che incontrai personaggi come Carlo Lizzani e Furio Scarpelli e attrici del calibro di Anna Magnani e Gina Lollobrigida. Ma anche Alberto Sordi, Arnoldo Foà e tanti altri.

Eri giovanissimo e già avevi tutte le carte in regola per una bella carriera. Ma tu hai conosciuto e lavorato con i più grandi artisti a livello mondiale. Hai conosciuto anche Maria Callas?

Ebbene si, eravamo ad una cena informale a casa Rossellini ed è lì che conobbi Maria Callas con la quale ho instaurato un feeling durato fino alla sua scomparsa.

Quale è stato invece il tuo debutto nel mondo dell’Opera lirica?

Terminato il corso con Rossellini mi arrivò subito la prima scrittura: debutto a soli  ventidue anni come regista di “ Beatrice di Tenda “ di Vincenzo Bellini alla Fenice di Venezia, protagonista Mariana Nicolesco  con la direzione orchestrale di Alberto Zedda . La mia era una regia fuori dagli schemi della classica regia lirica.

E possiamo dire che è stato l’inizio di una folgorante carriera?

Si, perchè da quel momento in poi non mi sono più fermato. Ho lavorato davvero in tutti i teatri del mondo  e con i più grandi cantanti del panorama lirico mondiale: da Kraus alla Caballè, ma anche Josè Carreras, Luciano Pavarotti, Katia Ricciarelli, Fiorenza Cossotto, Shirley Verrett, Giovanna Casolla, Giacomo Aragall, Giuseppe Giacomini, Piero Cappuccilli, Leo Nucci, Antonio Salvadori, Renata Scotto, Elena Obraztsova ,Peter Dvorsky, Maria Guleghina, Gabriel Bacquier, Viorica Cortez, tanto per citarne alcuni.

Che meraviglia, chissà quante esperienze belle e quanti bei ricordi!

Si, certo, però posso dirti una cosa? Cagliari mi è rimasta nel cuore. Sono molto affezionato ai ricordi che mi legano a voi , al vostro teatro. A Cagliari ho fatto ben 14 produzioni e sono sempre tornato con piacere. Indimenticabili il Werter con Alfredo Kraus nel 1981, Sansone e Dalila con la Cossotto e Todisco; la Norma con la Ricciarelli e la Senn.

Se non sbaglio, proprio durante la Norma ci fu qualche brutto momento legato alla tua salute.

Ero stato male a causa di una febbre intestinale. Alloggiavo al residence ULIVI E PALME. In questa occasione mi sono reso davvero conto di quanto era l’affetto di cui ero circondato. Ricevevo visite a tutte le ore da coro, orchestra, tecnici e amministrativi. Ricordo la signora Bianca Mereu che mi portava il brodo caldo e le primizie. Davvero commovente, impossibile da dimenticare.

Tornando a noi. Se non ricordo male tu sei stato il primo regista che inaugurò l’Anfiteatro Romano di Cagliari dopo tantissimi anni di chiusura.

Si, era il 1985 e mi chiamarono per un Rigoletto con Leo Nucci e Mariella Devia. Un vero trionfo.

Ricordo quegli anni all’anfiteatro , il pubblico decretava sempre un grande successo. Che bei ricordi, e pensare che è notizia di questi giorni che i teatri lirici subiranno un declassamento. Il nostro governo davvero non capisce l’importanza culturale di questa nostra risorsa, l’Opera, una risorsa tutta italiana.

E’ vergognoso! L’opera è il più grande patrimonio artistico non solo in Italia  ma nel mondo. Non si può lasciarlo morire, vorrebbe dire cancellare  300 anni di genialità musicale, da MONTEVERDI a MENOTTI . DIO perdona loro perchè non sanno quello che fanno!

Grazie Flavio per avermi fatto questo bel regalo. Ne approfitto per informare i miei lettori che  la tua biografia completa sarà pubblicata in Autunno sull’Enciclopedia Musicale Sonzogno .

Sotto un album con alcune foto che ripercorrono  il periodo iniziale della carriera del regista. Nella colonna destra del blog c’è un video realizzato a Cagliari: “Sansone e Dalila” col mezzosoprano Fiorenza Cossotto e il tenore Nunzio Todisco e la regia di Flavio Trevisan

 

 

 

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Maria Callas all'inizio della carriera

 Fin da bambina ho sempre respirato musica di ogni genere compresa naturalmente la classica e la lirica perchè mio padre era un grande appassionato. Ricordo benissimo il Rigoletto, edizione Fratelli Fabbri, che lui acquistava in edicola (come altre opere), ogni settimana, in dischi di vinile con relativo libretto. Il dopo pranzo era caratterizzato dall’ascolto di questi dischi. Mi piaceva sfogliare gli allegati che raccontavano la trama delle opere e che contenevano le foto dei cantanti protagonisti. Ricordo che, soprattutto le donne erano  in abbondante sovrappeso tant’è che ne avevo dedotto che i cantanti lirici se non erano robusti non potevano cantare l’opera, e questa era la mentalità “all’antica”

 Naturalmente ciò non è assolutamente vero, anzi è stato dimostrato che il sovrappeso in tante occasioni penalizza il cantante sia nella  nella voce che nei movimenti scenici. Negli ultimi 30-40 anni i registi hanno cominciato a pretendere cantanti che avessero un aspetto più consono ai personaggi che avrebbero interpretato e, a parità di voce (ma non sempre) veniva scelto quello più longilineo .

La grande Callas,  al suo debutto italiano all’Arena di Verona , fu stroncata dalla critica più per il sovrappeso che per la voce . Da lì a poco l’artista greca decise di cambiare sottoponendosi ad una dieta ferrea e affidandosi  alle più famose case di moda affinchè ne curassero anche la sua immagine.Da allora in poi tutti la notarono . Fu una vera apripista in questo ed è così che finalmente abbiamo potuto ascoltare e vedere sui palcoscenici delle Violette verdiane o Mimì pucciniane malate di tisi, più veritiere, Alfredo e Rodolfo più avvenenti.  Impossibile non citare la mia conterranea Giusy Devinu, un vero «physique du rôle» per un ruolo tanto difficile vocalmente ma anche scenicamente come quello della Traviata!

 Alla fine degli anni 80, all’Anfiteatro romano di Cagliari, rappresentavamo Turandot (La Principessa era forse uno dei personaggi che ancora mantenevano l’aspetto giunonico) la cui interprete era Francesca Patanè. Una vera principessa sia nell’aspetto da Top model che nella voce. I profani si chiedevano da dove potesse provenire tanta quantità di suono! Era evidente quindi, che la voce,  non potesse dipendere dalla massa grassa bensì dalla dimensione della laringe e dall’ampiezza della maschera del viso, cassa di risonanza di un soprano. Lei ne era una prova tangibile.


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  (continua…)

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Maria Callas La Traviata 1955 La ScalaOggi 16 settembre ricorre l’anniversario della morte del grande soprano Maria Callas. Vi propongo un bell’articolo del prof. Franco Masala.

L’opera lirica nelle strade

[di Franco Masala]

Non è la Festa dell’opera che si tiene ormai da alcuni anni nelle vie di Brescia, né, tanto meno, la riproposizione del Carro di Tespi di epoca fascista, che raggiungeva i luoghi più sperduti, in genere esclusi dagli spettacoli. È soltanto una piccola ricognizione sulla toponomastica cagliaritana riguardante l’intitolazione a insigni interpreti della musica operistica.

Se le vie intitolate ai musicisti italiani – da Monteverdi a Puccini – sono raggruppate nel quartiere di San Benedetto a partire dagli anni ’30 del Novecento in poi, si può ricordare unicamente una strada del centro storico dedicata al grande tenore Mario (De Candia, 1810-1883) sotto il Teatro Civico di Castello.

Più recentemente un piccolo numero di cantanti è ricordato nel borgo di Sant’Elia dove, intorno a una via dei Musicisti, si trovano le strade intitolate a tre tenori – Piero Schiavazzi, Bernardo De Muro, Giovanni Manurita – e a due soprani, Carmen Melis e Maria Callas.

A parte quest’ultima, si tratta di quattro cantanti nati in Sardegna nell’ultimo quarto dell’Ottocento e legati a una carriera internazionale negli anni d’oro della lirica.

Schiavazzi (1875-1949) ebbe grandi successi, disperdendo una voce straordinaria fino a terminare la sua vita in disagi economici.

De Muro (1881-1955) fu primo – e ideale – interprete italiano del ruolo di Folco nell’ Isabeau di Mascagni, praticamente uscita di repertorio con il suo addio alle scene.

Continua a leggere l’articolo in questo sito http://www.sardegnasoprattutto.com/

 

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Nella abitazione di Norma

Norma decide di vendicarsi uccidendo i due bambini avuti da Pollione; ma quando entra, nottetempo, nella stanza in cui dormono brandendo un pugnale, il sentimento materno prevale. Fa chiamare Adalgisa e le affida i figli , pregandola di condurli all’accampamento romano: lei ha deciso di morire.
Adalgisa, disperata, tenta di dissuaderla, e promette di intercedere in suo favore presso il proconsole romano, al quale ella ha definitivamente rinunciato; commossa, Norma l’abbraccia e le assicura la sua eterna amicizia.
Nella foresta intanto, Oroveso annuncia ai guerrieri galli la prossima partenza di Pollione, che verrà sostituito da un proconsole ancor più temibile; ma invita tutti ad attendere con pazienza l’ora dell’insurrezione dato che Norma non ha ancora dato il responso.
Norma spera ancora che Pollione possa tornare al suo amore, ma Clotilde la dissuade, rivelandole che il proconsole è deciso a rapire Adalgisa e a condurla a Roma.
Sconvolta e desiderosa di vendetta, Norma chiama a raccolta i guerrieri galli, annunciando loro che è giunta l’ora di ribellarsi a Roma.
Poco dopo Pollione, sorpreso nel sacro recinto delle vergini, viene arrestato e condotto al tempio; Norma vorrebbe ucciderlo ma poi, mossa a pietà, allontana tutti col pretesto d’interrogare il prigioniero, per scoprire l’identità della sacerdotessa sua complice.
Rimasti soli, Norma lo supplica di tornare al suo amore ma Pollione rifiuta, poi, di fronte alla minaccia di uccidere i due figli e mandare al rogo Adalgisa, accetta le condizioni impostegli. Rientrano i guerrieri e i sacerdoti e Norma annuncia loro d’aver scoperto il nome della donna spergiura e traditrice: tra lo stupore e la costernazione generale accusa se stessa del misfatto, e ordina che venga eretto il rogo sul quale andrà a morire.
Prega Oroveso di prendersi cura dei figli (“Deh, non volerli vittime”) e si avvia verso il rogo, mentre Pollione, straziato dal rimorso e resosi conto d’amare ancora quella donna generosa e sublime, decide di seguirla unendosi al suo tragico destino.

Sotto un video di Norma interpretata dal soprano cagliaritano Rossella Ragatzu in una versione molto originale


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Quando ho cominciato a leggere l’incipit di questo libro ho avuto subito una sorta di flash back della mia carriera di artista del coro, già abbastanza lunga da dover cominciare a pensare al momento dello stop, inevitabile per tutti. Ogni cosa, ahimè, ha un inizio e una fine.

Per chi come me ha sempre voglia di imparare e sperimentare, il dopo ha già tanti progetti, tante idee che in qualche modo possono allontanare la tristezza della chiusura di un ciclo. Questo avviene quando si è in salute, ma se questa dovesse essere malferma, allora il pensiero va ai luoghi d’accoglienza , quelli che anticamente chiamavamo ospizi. E’ vero, le cose sono cambiate, ci sono luoghi davvero belli, ma non sono adatti a tutti. Ad esempio per un musicista . Uno che ha fatto musica tutta la vita non può stare in una casa dove non si respira musica e Giuseppe Verdi questo lo sapeva bene ed è per questo che ha voluto fortemente creare un luogo dove i musicisti continuassero a sentirsi tali; dove il pianista contina a suonare,  la cantante a vocalizzare e magari a preparare ancora giovani artisti al debutto.

In questo libro di facile lettura intitolato PARLO D’AMOR CON ME , si capisce da subito che quel respiro condiviso rende meno problematico il passaggio.

Credo che arriverò velocemente all’ultima pagina e credo che lo consiglierò vivamente ad amici e colleghi.

 Il libro

«Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio»: così scrive Giuseppe Verdi in una lettera. Unica al mondo nel suo genere, la casa di riposo voluta dal grande Maestro – che le destinò la propria eredità – aprì i battenti nel 1902: oggi tutti a Milano sanno dove si trova Casa Verdi, tra le cui mura austere e accoglienti vivono decine di musicisti anziani e non solo.

È in questa Casa speciale che Paola Calvetti sceglie di immaginare la vita di Ada, eccentrica cameriera che cova un sogno nel cuore: un personaggio “emarginato” e struggente, come Rigoletto, come Violetta, come tanti altri che Verdi rese immortali nelle sue opere. Muovendosi in punta di piedi, Ada conosce tutti gli ospiti e di tutti “colleziona” le vite ardenti. Piera, che muove ancora con grazia le mani sul pianoforte, Kimiko, soprano giapponese, Luisa, la famosa Annina che cantò nella Traviata insieme a Maria Callas, Ferro, il violinista gentiluomo che in gioventù spezzò decine di cuori, e gli altri si preparano…

L’autore

Paola Calvetti, giornalista, ha lavorato alla redazione milanese del quotidiano “la Repubblica”. Dal 1993 al 1997 ha diretto l’Ufficio Stampa del Teatro alla Scala e, in seguito, è stato direttore della comunicazione del Touring Club Italiano. Oggi scrive per il “Corriere della Sera” e il settimanale “Io Donna” e cura la Posta del cuore del settimanale “TuStyle”. Finalista al premio Bancarella con il romanzo d’esordio, L’amore segreto, nel 2000 ha pubblicato L’Addio, nel 2004 Né con te né senza di te, nel 2006 Perché tu mi hai sorriso (tutti oggi in edizione ebook Mondadori) e nel 2009 Noi due come un romanzo (Mondadori), seguito nel 2012 sempre per Mondadori da Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili.

 

 

 

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ppp-callas-parigiOggi , come tutti gli 8 marzo, dovrei parlare della Festa della donna, ma siccome di donne se n’è parlato anche troppo e a sproposito tutto l’anno, penso che in questa giornata si possano tralasciare tutti i riferimenti superficiali e invece si possano ricordare (come è stato il mese scorso su facebook), le donne  che con la loro personalità e professione si sono distinte nel mondo rimanendo figure importanti nel tempo.

Essendo il mio un blog a carattere musicale vorrei  evidenziare la figura di una grande artista dell’Opera lirica : il soprano Maria Callas .(sopra eccola in questa foto inedita col celebre regista Pier Paolo Pasolini)

Perché proprio lei? Un mio collega del teatro ha avuto la geniale idea di utilizzare il viso della Callas come simbolo dell’arte e della cultura in generale creando un logo che è diventato famosissimo.nonzittite l'arte

Non Zittite l’Arte . Da qui nasce  anche il nome del blog dei lavoratori del Teatro Lirico di Cagliari che vi invito a visitare.

Le forbici che tagliano a metà la bocca di Maria Callas che tanto ha dato per la  cultura musicale ha fatto il giro del mondo, e   simboleggia ahimè la volontà di chi ci governa di limitare la cultura tagliandone i fondi come è capitato con il FUS (fondo unico per lo spettacolo).

Il presidente Fini, quando è venuto in visita nel nostro teatro, era curioso di conoscere  l’ideatore di questo logo ed ha accettato con molto piacere l’omaggio di una maglietta con il volto appunto della celebre artista.

L’ideatore del logo  è lo scenografo Andrea Pirarba.

pirarba

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2332930186_a533e5d491In un periodo in cui la stampa sembra attribuire alle donne come unica professione “il mestiere più antico del mondo”, riscopriamo le grandi donne del passato, per permettere a quelle del presente di avere modelli diversi di identificazione e non inibire lo sviluppo di quelle del futuro.

Il messaggio che sta girando in questi giorni su un social network, invita tutti a cambiare la propria immagine del  profilo con quella di una grande donna passata alla storia per motivi ben più nobili.

In alcuni profili ho trovato queste immagini: Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, Maria Callas, Anna Frank , Carla Fracci, Anna Magnani, scrittrici, artiste, sante,ma anche donne comuni come tante madri che faticano ogni giorno per poter portare avanti una famiglia in maniera dignitosa o hanno dato la vita per salvare i propri figli.

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canepavarottiQuesta mattina ho letto una  notizia che sinceramente mi ha un po’ impressionato. Pare che, “casualmente”, un gruppo di ricercatori giapponesi, modificando geneticamente una cavia, le abbiano trasformato la “voce”. Mi spiego meglio: il topolino bianco non squitterà più ma cinguetterà proprio come un fringuello.
Oggi sono cavie, e domani?
Rischieremo di ascoltare scimmie con la voce di Berlusconi o gatti con quella di Bersani? O ancora , pesci che cantanano come Maria Callas  o cani con la voce di Pavarotti ?
Tanto ai pavarottini con la voce da cani  siamo già abituati!
Chi vivrà vedrà.

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mariacallasIn uno dei rari filmati che ritraggono Maria Callas durante una delle più belle pagine pucciniane, si vede tutta la grandezza di quest’artista.

Vissi d’arte è un’aria per soprano del secondo atto dell’opera Tosca di Giacomo Puccini.

Vissi d’arte, vissi d’amore,
Non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
Quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe’ sincera
La mia preghiera
Ai santi Tabernacoli salì,
Sempre con fe’ sincera
Diedi fiori agli altar.
Nell’ora del dolore perché Signore,
Perché me ne remuneri così?
Diedi gioielli
Della Madonna al manto,
E diedi il canto agli astri, al ciel,
Che ne ridean più belli.
Nell’ora del dolor
Perché Signore,
Perché me ne remuneri così?

Il brano si inserisce in coda al dialogo tra la cantante Floria Tosca e il Barone Scarpia, quando questi ricatta la donna chiedendole di concedersi a lui in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte.

L’aria rappresenta una sorta di “a parte” all’interno del movimentato decorso degli eventi rappresentati, una parentesi di riflessione intima in cui la protagonista del dramma pucciniano, incredula dinnanzi alla propria sventurata storia d’amore, si rivolge direttamente a Dio, con un tono sì supplichevole, ma che cela anche una nota di severo rimprovero. Tosca, la cui vita si riassume in una dedizione totale all’arte e all’affetto umano (come ricordano i primi versi), non si capacita del motivo per cui la sua morigeratezza debba essere ripagata con il tormento più feroce.

Si tratta di una romanza di toccante intensità, tra le più celebri del melodramma italiano.


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taddeiUn’altro “mostro sacro” della lirica ci ha lasciato: il grande baritono Giuseppe Taddei una tra le più belle voci del dopoguerra.
Era giovanissimo quando debuttò nell’opera di Wagner, Lohengrin nel ruolo dell’Araldo diretto da Arturo Toscanini.
Questo fu il primo di una serie di grandi  direttori d’orchestra che lo diressero nei più importanti ruoli operistici baritonali, ma fu anche partner di scena di artisti come Maria Callas, Mario Del Monaco Domingo, Pavarotti e tantissimi altri.
Ero alle prime armi quando ebbi la fortuna di conoscere personalmente questo grande artista.
Il grande Giuseppe Taddei venne a Cagliari nel 1982 per interpretare il  ruolo pucciniano del Gianni Schicchi; io lo conoscevo per la fama che lo accompagnava da tempo e perchè mio padre, melomane, lo nominava spessissimo ed aveva molte sue incisioni. Ricordo quanto fosse simpatico sia nella vita privata ma ancor più sulla scena dove ha interpretato quel ruolo come non ne ho mai più visti.

Mi rimase impressa la sua gestualità e soprattutto la facilità e la potenza vocale nonostante fosse già avanti negli anni. La sua pronuncia era sempre chiarissima e ogni parola era sempre ben interpretata con la mimica facciale

Forse proprio per merito della sua verve oltre che per  la grande voce , scampò dai campi di concetramento.

Nel settembre del 1943 i tedeschi, non avendo Taddei optato per la Repubblica di Salo’, prendono prigionieri lui e tutta la sua guarnigione e li trasferiscono nei vari campi di concentramento sparsi per la Germania ed i paesi occupati.
Comincia il periodo più terribile della sua vita, soffre la fame, il freddo, le ingiurie della storia e degli uomini, finché la scoperta casuale delle sue doti da parte di alcuni tedeschi amanti della lirica -cantava per i suoi compagni nelle baracche-, fa sì che le sue condizioni migliorino quel tanto che basta per sopravvivere e per non perdere la speranza. Gli è permesso così di girare per i “Lager” per cantare per i prigionieri di ogni nazionalità fino a quando entra, alla fine della Guerra, nella squadra degli artisti che lo “Special Service” americano utilizza al fine di organizzare spettacoli per le truppe alleate.

Capita così a Salisburgo, dove conosce Von Karajan, che lo coopta immediatamente e con il quale inizia una lunga e proficua collaborazione.
Era genovese e il prossimo 26 giugno avrebbe compiuto 94 anni
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