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E’ successo che un geniale compositore è rimasto incantato dall’acustica di   un’antica cisterna romana, la quale è situata  nei sotterranei dell’antica Cagliari dentro l’orto Botanico.  Questa cisterna del tipo cosiddetto a “bottiglia”,   ha subito, nel corso dei secoli diverse modifiche. Ha una base circolare del diametro di 9 m ed un’altezza di 8,50 m.
La cisterna è internamente rivestita in cocciopesto, una malta idraulica, costituita da calce pozzolanica e frammenti di laterizi, utilizzata dagli antichi romani per impermeabilizzare i condotti idrici. La capienza era di circa 160 m³, l’acqua piovana veniva convogliata sfruttando la pendenza della collina.
La cisterna era inserita in un sistema di cisterne e canalizzazioni che costituivano un piccolo acquedotto nella valla di Palabanda forse parte integrante dell’acquedotto che i romani realizzarono nell’antica Karalis.
Attualmente la cisterna presenta l’apertura per la raccolta delle acque chiusa, in quanto al di sopra è stato costruito il Dipartimento di Giurisprudenza.
Per prelevare l’acqua della cisterna sfruttando la forza di gravità i romani scavarono alla base un condotto lungo circa 40 m, largo mediamente 1 m e alto circa 1,7 m. Interessante notare la canaletta scavata a circa un metro d’altezza larga 15 cm e profonda circa 10, che permetteva di convogliare l’acqua all’esterno.
Di cisterne come questa nel solo Orto Botanico ve ne sono altre 2 in stato di conservazione abbastanza buono.

Il compositore Manuel Cossu (con la band Serendip ) ha  avuto l’opportunità di esibirsi dentro questa cisterna  col suo brano  “Before the rain“ . E’ fantastico sentire l’effetto sonoro che ne vien fuori: una musica celestiale che si diffonde eterea intorno agli esecutori e a chi ascolta. Se volte vedere il video ufficiale di Serendip cliccate in questo link: TERRA

 

I Serendip ringraziano Gianluca Liriti del Centro Servizi d’Ateneo Hortus Botanicus Karalitanus – Università degli Studi di Cagliari, per l’opportunità concessa.

 


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Concorso Internazionale di Composizione
per la realizzazione di una nuova composizione ispirata al
romanzo di Sergio Atzeni “Passavamo sulla terra leggeri”

La Commissione del Concorso Internazionale, presieduta dal Maestro Azio Corghi e composta dai Maestri Fabrizio CastiMichele Dall’OngaroIvan Vandor e Gérard Zinsstag, dopo i lavori di valutazione dei progetti pervenuti alla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, comunica l’elenco dei candidati che hanno superato la prima fase del Concorso e vengono ammessi alla seconda fase:

Bonato Giovanni
Gedda Annachiara
Sanna Michele
Schittino Joe
Travaglione Enrico

I Sigg. in elenco dovranno inviare la partitura definitiva completa di parti orchestrali entro la data indicata nel bando (30 settembre 2015).

 

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Foto di Luciano Dionisi

Ricevo da un lettore questi versi con musica e video che pubblico volentieri

Se me capissi” , canto d’amore aquilano.Versi in vernacolo e italiano, video musicale e spartito (clicca qui).

SE  ME CAPISSI

Versi di Augusto BARSOTTI                               

  Musica di Camillo BERARDI

 Quantu te vojio bbene … e t’ amo assai…

quantu me fa pati’  lo stamme zittu

e peno tantu … ma me stengo  fittu

senza toccatte … pe’ non passa’ guai…

 Non pozzo mai parlatte a core apertu

pe’ ditte che l’amore nasce ‘n core

me  ‘ngenne  ‘n canna… e  a  mmi’ se vede  fore

che  co’ ju piantu  ‘nfracico ju pettu…

Ju piantu che me  ‘nfonne… è de  ’n’ affettu…

e de  ’n’ amore … che pe’  mmi’  non  more

e peno de  nnascusci… soffro  ’n core

ju  piantu  ‘n canna e co’   ’n’ affettu  ‘ mpettu.

Ji’   te vurria… ma mo’  me fermo e aspetto…

la notte me darà …  pure l’aurora…

e la ruggiada  ‘nnaffierà la flora

e co’  ji fiori ji’  te tocco ju pettu

ma se capissi … me darristi  affettu.

SE  MI CAPISSI

Versi di Augusto BARSOTTI                                 Musica di Camillo BERARDI

 

Quanto ti voglio bene… e ti amo assai…

quanto mi fa soffrire lo stare zitto

e peno tanto … ma resto fermo

senza toccarti… per non avere  guai…

Non posso mai parlarti a cuore aperto

per dirti che l’amore nasce nel cuore

non riesco ad ingoiarlo… e  a me si vede dall’esterno

che  con il pianto  bagno  il petto…

Il pianto che mi bagna… è generato dall’affetto…

e dall’amore… che per me non può morire

e soffro di nascosto… e soffro nel cuore

con il pianto in gola e l’amore nel petto.

 Io ti vorrei… ma adesso mi fermo e aspetto…

la notte mi darà…  pure l’aurora…

e la rugiada innaffierà i fiori

e con i fiori toccherò il tuo petto

 ma se tu mi capissi mi daresti affetto.


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La Pavane è probabilmente l’opera più nota dell’autore francese Gabriel Fauré.

E’ una composizione per orchestra e coro opzionale del 1887. Il nome prende origine da una danza tipica del XVI secolo avente lo stesso nome.
Quando Fauré iniziò a scriverla pensò ad un lavoro puramente orchestrale da presentare per una serie di concerti estivi; successivamente scelse di dedicarla al suo mecenate, la contessa Greffulhe; in seguito aggiunse un coro invisibile per accompagnarne l’orchestra e creare un contesto più teatrale. Fin dall’inizio, la Pavane ha goduto di grande popolarità, con o senza coro e divenne persino un balletto.
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BannerTitoSchipaE’ on line il bando di Concorso per giovani cantanti lirici dedicato al grande tenore Tito Schipa.

Potete accedere a tutte le informazioni cliccando su questo link http://www.concorsotitoschipa.it/

Ma chi era Tito Schipa?

Per tutti coloro che si sono avvicinati alla lirica da poco , magari attraverso questo blog, può risultare un nome insignificante.

Eppure leggendo la sua biografia qui di seguito capirete la  grandezza di questo tenore.Tito schipa

Raffaele Attilio Amedeo Schipa nasce a Lecce, in una famiglia negli ultimi giorni del 1888, ma viene iscritto all’anagrafe il 2 Gennaio 89 per questioni di leva militare.

Fu il suo maestro elementare Giovanni Albani che si accorse delle sue straordinarie qualità vocali ma il vescovo napoletano Gennaro Trama (1902) vero talent scout dell’epoca, diede avvio alla sua carriera.

Titu” come era soprannominato per via della sua piccola statura, entra in seminario dove studierà anche da compositore.

In seguito, su consiglio del  maestro di canto, Alceste Gerunda, Tito “emigra” a Milano per completare gli studi con Emilio Piccoli e cercare l’occasione per debuttare.

Ci riuscì a Vercelli con una Traviata (4 Febbraio 1909) dietro naturalmente un compenso.

Il successo non è immediato (la voce del ragazzo è inconsueta per il pubblico medio dell’epoca. Dopo essersi fatto le ossa nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni, culminata a Roma per l’Esposizione Universale del 1911, ecco il primo a Napoli nella stagione del 1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome d’arte “Tito Schipa” si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane.

Il successo lo porta subito in Spagna, e lo spagnolo è la lingua più esemplare della sua naturale predisposizione poliglotta (ne parlerà correntemente quattro e ne canterà undici compreso l’aborigeno australiano più, come ripeteva, il napoletano) il che lo aiuta a conquistare con facilità il cuore degli spagnoli, orfani del loro idolo, il tenore catanese Giuseppe Anselmi.

Schipa con quadroCon una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo all’estero è assicurato.

Segue un periodo di viaggi tra la Spagna e il Sud America, dove si gettano le fondamenta di un lungo intenso rapporto con il pubblico, specialmente argentino. Ma la guerra, col pericolo dei sottomarini, vede il giovane Schipa intentare e vincere una causa con la sua agenzia artistica per farsi riconoscere il diritto a non navigare fino alla cessazione delle ostilità.

Il 1919 approda negli Stati Uniti, invitato dalla soprano Scozzese Mary Garden e dall‘impresario Cleofonte Campanini, che insieme gestiscono la Civic Opera di Chicago. Qui sposa la soubrette francese Antoinette Michel d’Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e Liana.

Questa volta è Rigoletto l’opera del debutto trionfale a Chicago (4 Dicembre). Inizia per Tito Schipa l’avventura statunitense, cominciata come probabile successore di Caruso ma in realtà definitasi come quella dell’Anti-Caruso per eccellenza, che lo vede tenore stabile di Chicago per 15 anni, indi primo tenore al Metropolitan di New York, ormai tra i più famosi e i più pagati cantanti dell’epoca, specialmente nella categoria del “tenore leggero” o “di grazia” dove si assicura il titolo di massimo interprete d’ogni tempo.

La permanenza e la quasi naturalizzazione americana comportano, per il carattere dinamico e curioso del soggetto, una serie di coinvolgimenti artistici, mondani e sociali di grande importanza e spesso di grande rischio :

Progetta di scrivere un’opera-jazz (quindici anni prima di Gershwin), si avvicina al repertorio leggero spagnolo e napoletano con risultati insuperati nell’ambito tenorile (grazie anche alla amicizia e collaborazione con gli autori José Padilla e Richard Barthelemy), si apre all’esperienza del nuovo cinema sonoro diventando anche un più che discreto attore di musicals (Vivere! del 1937 capeggerà il box-office italiano sia con la pellicola stessa che con le due canzoni di Bixio incluse, Vivere e Torna piccina mia), si compromette con i gangster di Al Capone venendone classicamente prima ricattato poi blandito, colleziona onorificenze e riconoscimenti prestigiosi, tra cui la Legion d’Onore francese, passa da un’avventura sentimentale all’altra con risultati disastrosi per il suo matrimonio, e soprattutto guadagna cifre vertiginose che sperpera con abilità diabolica, rimbalzando continuamente dalla classifica degli uomini più ricchi del mondo a quella di bersaglio ideale per le stangate di ogni tipo.

La seconda guerra mondiale e il suo nuovo legame sentimentale con l’attrice Caterina Boratto, che lo riavvicina all’Italia, lo portano a coinvolgimenti eccessivi con il regime fascista, soprattutto per l’antica amicizia personale con Achille Starace, suo conterraneo. L’America del pre-maccartismo lo dichiara indesiderato, e lo stesso fa l’Italia del Teatro alla Scala appena restaurato e riaperto.

L’opera di autocritica e di rigenerazione è lunga e faticosa, ma a metà degli anni ’40 il cinquantenne Tito Schipa è pronto a ripartire per un’altra lunga fetta di carriera che lo porta davanti ai pubblici di tutto il pianeta con la sola esclusione di Cina e Giappone.

Nel 1944 conosce l’attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposerà nel 1947 e da cui avrà Tito Jr.

Nel 1956 un invito a dirigere una scuola di canto a Budapest lo porta per la prima volta oltre cortina, esperienza che culminerà con la presidenza della giuria del festival della gioventù a Mosca nel 1957. Le sue nuove simpatie per il pubblico sovietico gli fruttano i sospetti dei servizi segreti italiani, che gli dedicano un fascicolo del SIFAR e boicottano il suo progetto di aprire un’Accadenia di canto in Italia sotto gli auspici del Quirinale.

Accusato stavolta di filocomunismo, vittima di gravi traversie economiche e coinvolto in manovre poco chiare di alcuni suoi manager e collaboratori, è costretto a tornare negli Stati Uniti, dove viene accolto, ancora una volta, con entusiasmo.

La scuola di canto nasce a New York, ed è mentre insegna canto che il diabete contratto negli anni ’40 lo porta a morte il 16 Dicembre 1965,  settantasettenne, dopo una carriera di 57 anni, del tutto straordinaria in un cantante lirico per lunghezza, varietà e glamour .

Specializzatosi in un repertorio limitatissimo (segreto della sua strabiliante longevità vocale) Tito Schipa ha raggiunto i vertici della sua Arte nei tre ruoli di protagonista di Werther di Massenet, di L’Elisir d’Amore di Donizetti e di L’Arlesiana di Cilea, in cui resta a tutt’oggi insuperato e forse insuperabile, oltre che nel repertorio classico della canzone spagnola e napoletana.

Notizie e foto tratte dal sito della famiglia Schipa

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