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Cristina Melis Elisabetta Scano

Un successo annunciato quello di ieri, per l’evento dedicato al maestro Gustavo Melis a 30 anni dalla sua scomparsa. La chiesa di Sant’Anna a Cagliari, era gremita e molte persone pur di assistere  hanno trovato posto in terra ai lati della navata centrale. Il concerto comprendeva Lo Stabat Mater di Pergolesi e il Requem di Faurè . Ad eseguirlo sono stati due cori storici cagliaritani: il Collegium Kalaritanum e la Polifonica Karalitana preparati rispettivamente dai maestri Carmine dell’Orfano e Gianfranco Deiosso.

Elena Schirru Nicola Ebau

Le voci solistiche erano quelle di due artiste cagliaritane: il soprano Elisabetta Scano e il mezzosoprano Cristina Melis, per lo Stabat Mater ,invece per il Requiem ,il soprano Elena Schirru e il baritono Nicola Ebau.  Ad accompagnare i complessi vocali c’era l’Orchestra Kamerata Karalis   diretta dal maestro Sandro Sanna.

Per l’occasione il Requiem di Faurè è stato eseguito in una emozionante versione per Arpa e Organo con Paloma Tironi e Francesca Ajossa.

Fra un brano e l’altro, il vescovo Arrigo Miglio è intervenuto per una breve riflessione sulla Pasqua.

La serata è stata presentata dal giornalista Giacomo Serreli

L’EVENTO è stato organizzato anche grazie alla preziosa collaborazione del LIONS CLUB CAGLIARI SAINT REMY per raccogliere fondi  da destinarsi  alla nuova Casa di accoglienza della Caritas in via Santa Croce.

La  cronaca fotografica è di Stefano Anedda.

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Foto di Italo Medda

Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro dalla chiesa di San Lucifero a Cagliari, della grande artista cagliaritana Assunta Pittaluga, ballerina  e insegnante di danza di intere generazioni. Erano centinaia le persone che ieri hanno preso parte al rito religioso. Un rito sobrio, senza musica, essenziale e rispettoso come lo era lei per tutto ciò che era artisticamente spirituale.

Entrando in una chiesa gremita, ciò che mi ha colpito sono stati i banchi occupati da file di giovani e meno giovani “crocchiette“, la maggior parte vestite di nero. Se non avessi saputo di essere all’interno di una chiesa per un funerale, avrei pensato ad una coreografia di danza contemporanea. Quelle “crocchiette” , la pettinatura simbolo della danza , che tanto mi faceva  penare quando dovevo preparare le mie bambine per i saggi di fine anno anche per la scuola di Assunta.

C’erano tanti rappresentanti delle scuole di danza provenienti da tutta l’isola; i colleghi delle avventure televisive e di quella cinematografica; tanti musicisti, attori, ma anche amici comuni. C’erano le sue alunne storiche, quelle che per quasi trent’anni  hanno continuato a  frequentare la sua scuola di via Ada Negri sino a qualche giorno fa , quando la lezione è stata  interrotta   solo dall’arrivo dell’ambulanza che ha accompagnato Assunta all’ospedale verso il suo ultimo viaggio. Mi riferisce così Daniela, commossa, sua allieva da 22 anni, che ha lasciato la sua scuola solo nel periodo del parto.

Tanti fiori per Assunta, ma questa volta erano gli omaggi per l’inizio di una danza infinita.


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In tanti vogliono conoscere la mia vita d’artista, il mio curriculum di cantante. Effettivamente non l’ho mai pubblicato se non in occasione di qualche concerto. E allora vi racconto.

Avevo 3 anni quando ho pensato che da grande il mio lavoro sarebbe stato quello di cantare. Alla scuola materna le suore mi sopportavano a fatica. Cantavo a squarciagola, sempre, e per farmi smettere mi sedevano sopra un armadietto. Io terrorizzata  dall’idea di cadere mi bloccavo.

Quando mio padre veniva a riprendermi e non mi trovava nella classe con gli altri bambini, sapeva dove trovarmi.

Quell’anno, e lo ricordo bene, per Natale ricevetti un pianofortino di legno, piccolo, per la mia misura, con tanto di sgabellino. Una vera passione perchè finalmente, oltre che cantare potevo, a modo mio, accompagnarmi come vedevo in TV.

Alla scuola elementare la maestra mi chiamava la “canterina” e mi faceve sempre intonare il canto d’inizio della giornata.

Alle scuole medie ho cominciato a strimpellare la chitarra, prima spiando mio fratello maggiore e poi seriamente, nel senso che mi sono presa la briga di capire come si suonasse. Con un libretto, imparai da sola gli accordi. Allora si, che riuscivo ad accompagnarmi! Passavo serate intere a cantare Battisti, Celentano, Iva Zanicchi, Mina, trascinando nella mia passione le amiche più care. Ma poi subentrò l’impegno ecclesiale. Come tanti cantanti anche io ho cominciato in chiesa con le canzoni per la messa e gli spirituals.

 Inizialmente presi parte al coro fondato da alcuni giovani studenti  del conservatorio. Quando questi lasciarono (dopo circa un anno) fui io a proseguire con chi rimase, compresi i bambini della parrocchia .  Avevo  14 anni e in me si stava sviluppando un’altra passione: insegnare . Insegnavo  le canzoni per la messa e anche  ad accompagnarsi ognuno con la propria chitarra con semplici accordi. Molti volevano lezioni extra ed io, al modico prezzo di mille lire l’ora, impartivo lezioni a casa . Con i primi soldi guadagnati potei comprarmi finalmente una chitarra classica.

Durante le feste di Carnevale in parrocchia feci le mie prime esibizioni pubbliche accompagnata da un complessino: I Nuovi Lord.

Mio padre voleva iscrivermi al Conservatorio di Musica, ma non sapeva che per entrare bisognava affrontare un esame preliminare con pre iscrizione e perciò fu costretto ad iscrivermi in un Istituto Tecnico rimandando questa scelta a data futura.  In questo tempo però ho continuato a studiare da autodidatta e ad esibirmi in prevalenza durante riti religiosi  feste scolastiche e sagre  paesane.

Una volta diplomata mio padre mi iscrisse finalmente al Conservatorio: superai  brillantemente due selezioni: canto e chitarra classica. Ma dovetti sceglierne una: il canto, che non era leggero ma lirico. Continuai per  quasi un anno a studiare contemporaneamente chitarra classica da  uditrice col maestro Pappalardo e frequentando oltre al canto, pianoforte, solfeggio , anche gli studi universitari. Ma ad un certo punto dovevo scegliere definitivamente una strada, e il canto prevalse. Fui classificata come voce di soprano.  La lirica non era per me un mondo sconosciuto. Mio padre l’ascoltava sempre nel pomeriggio, alla radio e sui suoi dischi in vinile ed io lo seguivo.

Contemporaneamente a quell’iscrizione conobbi degli amici che facevano parte di un coro polifonico: Il Collegium Musicum Karalitanum diventato in seguito Collegium Karalitanum.

Le mie giornate erano piene come uova (un detto famoso di una cara amica arpista) e fra chiesa, scuola, e coro polifonico, credo che le ore in cui non usavo la voce fossero davvero poche. Ecco quindi che cominciano i primi concerti corali, le prima trasferta all’estero, in cui ho potuto esibirmi anche come solista, e cominciarono anche i primi saggi in Conservatorio.

I miei compagni di allora erano Rosy Orani, Mario Luperi,  Annamaria Lai , Valeria Podda ma anche Francesco Musinu  e Giusy Devinu.

Ho un ricordo molto tenero del mio primo vero insegnante (con la prima non ci fu intesa anzi, grazie agli scontri con lei, prevalse il mio desiderio di sperimentare autonomamente la tecnica vocale  trasmettendo le mie scoperte a tanti amici che mi seguivano) Il maestro Gianni Socci, morto due anni fa,  ebbe subito grande fiducia in me. Ero sempre presente alle lezioni mie e a quelle dei compagni. Mi piaceva ascoltare, discutere e scoprire anche attraverso gli altri cose nuove sulla tecnica vocale.  Lo ascoltavo per ore nei suoi racconti teatrali. Mi raccontava di qualche sua collega che aveva la voce  sul genere della mia. Mi ricordo che al terzo anno di canto volle farmi esibire quale protagonista dell’operina di Mozart  Bastiano e Bastiana con altri due compagni. Il direttore del Conservatorio, il maestro Nino Bonavolontà, davanti alla proposta del mio maestro ci volle audizionare ed entusiasta  volle realizzare lo spettacolo inserendolo in una programma di lunedì musicali registrati da RADIO 3 RAI. La mia insegnante di Arte Scenica, la signora Maria Boninsegna, faticò non poco ad insegnarci le parti recitate senza inflessione regionale. Ma fu un vero trionfo. Indossai il mio primo costume di scena, la mia prima parrucca. Ad appena 20 anni, si stava realizzando un sogno: cantare in palcoscenico accompagnata da un’orchestra vera, in un palcoscenico vero con scene e costumi, e il tutto trasmesso in diretta alla Radio.

Mi tremavano le gambe dietro le quinte, , non volevo più entrare. Mi dissero che il teatro era pieno (in quel teatro allora si svolgevano le Stagioni liriche) In breve tempo mi passò per la testa tutta la mia vita e ripetevo dentro me chi me lo lo avesse fatto fare.

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 La maggior parte dei musicisti e cantanti muove i primi passi nei cori della propria città ed in particolare della propria parrocchia e generalmente in occasione della preparazione alla prima Comunione. Poi, chi ha il talento, prosegue perchè la strada si presenta in discesa. Si incontrano gli amici con interessi comuni e spesso si comincia a cantare o suonare insieme.
Ed’ proprio insieme che si hanno le prime soddisfazioni.

Quando si forma un piccolo gruppo strumentale e vocale  il piacere di fare musica si moltiplica. Il risultato delle armonie prodotte è bellissimo. Si proseguono poi gli studi specifici al conservatorio e chi veramente è fuori dalla norma, riesce a sfondare anche a livello internazionale.
Mi è capitato però di sentire ragazzi che si vergognano nel ricordare che è proprio con la musica sacra che sono emersi i loro talenti. Spesso è un particolare che nei curriculum viene omesso. Ma questo succede a noi italiani perchè quando leggiamo che i grandi artisti americani, soprattutto quelli di colore, hanno cominciato a cantare con i canti bibblici durante le funzioni religiose, rimaniamo a bocca aperta.

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Era da un po’ che volevo scrivere qualche cosa su questo argomento.

(continua…)

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