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Quando si canta per passione e soprattutto per professione, a volte si è obbligati ad eseguire un certo repertorio che non sempre gratifica completamente lo spirito. Ogni tanto quindi si ha l’esigenza di uscire da quei binari obbligatori per potersi “rilassare” cantando anche ciò che non rientra nella quotidianità. Nascono così delle piccole formazioni vocali e orchestrali proprio con l’intento di sperimentare cose nuove  .  All’interno del  coro e dell’Orchestra del Teatro lirico di Cagliari (ma questo succede anche in altri teatri ) sono nati quindi diversi gruppi e fra questi  la formazione vocale maschile In Cantigas. (vedi curriculum in questo link)

Ieri sera, al Teatro di Serrenti (Cagliari) si è esibita questa formazione composta da dieci colleghi del coro: Cristiano Barrovecchio, Giampaolo Ledda, Enrico Zara, Salvatore Marino, Loris Triscorinia,  Antonio Balzani, Tenori; Sergio Pinna, Francesco Cardinale, Giacomo Lutzu, Antonello Pippia, baritoni e bassi. Il repertorio è stato prevalentemente di brani a cappella estrapolati nella maggior parte dei casi, da canti popolari della tradizione natalizia e  afro americana.

Di grande effetto è stato il brano d’apertura, tratto dall’opera russa Opricniki,  che gli artisti hanno intonato da dietro le quinte concludendolo con l’entrata in scena.

Un bel repertorio ricco, dove le voci si sono alternate anche in parti solistiche .La maggior parte dei brani era  a cappella e solo in alcuni casi accompagnati dal pianoforte. A dirigere la formazione c’era il maestro Gaetano Mastroiaco che è riuscito a plasmare le voci ottenendo effetti stupendi e volumi estremi . Sicuramente l’originalità delle armonizzazioni ,create dal maestro Francesco Marceddu, e per alcuni brani dal maestro Giuseppe Di Bianco, ha contribuito ad esaltare quegli effetti e quei volumi.

Allestire un vasto repertorio di questo tipo non è semplice, considerando che la preparazione dei brani è stata realizzata nei ritagli di tempo . Chi parla conosce le difficoltà che si incontrano in questo genere di lavoro e soprattutto l’ umiltà che ci vuole da parte di ogni artista nel cercare  il risultato di gruppo , sapendo ascoltarsi  senza prevalere sugli altri. Un plauso personale va al tenore Enrico Zara (ma senza sminuire gli altri),  che ha saputo interpretare  le parti solistiche degli spirituals,  usando con maestria la voce  in tutta la sua gamma di registri e volumi adattandola nello specifico ad ogni singolo brano.

Il concerto è stato accompagnato da una mostra di opere dello scultore Antonio Rais e da degustazione di vini della ditta Fratelli Serra e di dolci di Sardelizia.


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