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Oggi ho il piacere di ospitare nel mio blog un’artista molto particolare: Arianna Sechi  cantante-psicologa che svolge il suo lavoro con molta passione e sensibilità. Da questa intervista scoprirete quante belle cose hanno legato Arianna alle sue due  passioni.

Arianna, mi racconti un po’ delle tue origini artistiche?

Ho 35 anni e le mie radici affondano nell’arte sin da quando ero bambina. Mio padre è batterista jazz e mia madre una cantante. Posso a pieno titolo affermare di essere  figlia della musica.

Direi proprio di si. Raccontaci come è stata la tua infanzia.

Mia mamma mi cantava la ninna accompagnandosi con la chitarra, mentre   mio padre lo ricordo da sempre nelle sue serate in qualche jazz club. Ogni immagine della mia vita mi riporta ad una musica, un suono, una melodia.

C’è stato un momento nella tua vita in cui hai capito che la musica sarebbe stata vitale per te?

Si,  a 16 anni , l’età in cui è iniziato  il mio lungo cammino verso la consapevolezza. Nella normalità e nel dolore di una separazione tra i genitori, talvolta non si capisce perché accadono certe cose, si fugge, ci si adira, si soffre e ci si chiude. Io ho avuto un alleata, un amica molto speciale : la musica.

Alla domanda che spesso mi viene fatta, ma quando hai iniziato a cantare? La mia risposta è sempre stata questa..” Quando ho capito che nella musica nulla mai muore, i legami, gli affetti, le immagini e i ricordi. In quel momento ho deciso che per concedere al mio cuore un po’ di pace e di serenità e per accettare certe situazioni l’unica soluzione era cantare. Perchè in quel mondo fatto di suoni canzoni ritmi tutto era sempre ricco di gioia.

Hai anche intrapreso uno studio della tecnica vocale e della musica in generale?

Si, il  mio percorso di studio era una alternanza tra scuole, insegnanti, corsi, masterclass e anche un breve periodo al Dams di Bologna. Ho fatto parte per diversi anni (5 anni) di un coro barocco rinascimentale. Ho anche studiato canto lirico mia grande passione.

Il canto in tante sfaccettature, ma come hai dato una svolta definitiva al tuo genere musicale?

All’età di 30 anni qualcosa mancava.. il jazz e lo swing erano dentro di me e in qualche modo mi richiamavano all’appello.  Ho così deciso di intraprendere questa nuova, nuovissima strada, ed ho avuto la grande fortuna di incontrare nel mio percorso maestre eccezionali quali Tiziana Nauaui e la meravigliosa Stefania Liori, che ho scelto come direttrice artistica del mio progetto   musicale chiamato “Ritmodìa” 6 donne e un repertorio etnico internazionale.

Il mio è un percorso di studio intenso ma anche operativo e attivo  molto variegato, dal classico al moderno passando per l’etnico, alle esperienze significative in vari cori e gruppi vocali sino all’ultima esperienza di studio e di approfondimento con il maestro Albert Hera, esperienza significativa densa e fonte di ispirazione per il mio lavoro come cantante e come laureata in psicologia.

Poliedrica e molto curiosa ,musicalmente parlando, la musica non è un genere, la musica non è un numero la musica è liberta, libertà di espressione liberta di sperimentare se stessi nel mondo.

Musicista ma anche laureata in psicologia. Questa laurea come è arrivata?

Tutto è stato contemporaneo alla musica. Inizio il mio percorso universitario laureandomi dapprima in psicologia del lavoro e specializzandomi poi in psicologia sociale con una tesi su Paolo Fresu e il  jazz in Sardegna (v. link); una tesi che parla di cambiamento del territorio e di come questo possa avvenire attraverso la musica e attraverso la sollecitazione culturale. Attualmente sono prossima alla conclusione del master in psicologia della voce e del canto.

Più psicologa o cantante?

Mi definisco una psicologa che ama il canto, che ne studia la struttura, la tecnica, l’impostazione e che mette al servizio della psicologia le proprie conoscenze musicali creando un ponte tra due discipline  diverse e complementari,  contribuendo a creare una figura innovativa un po’ diversa. Non è solo  esperienza in  arte musico terapia, ma  attraverso lo studio della voce della postura, della tecnica  e della respirazione  supporto gli altri nella conoscenza di se.

Arianna psicologa della voce, forse è questo  ciò che ti definisce  e ti caratterizza?

La voce  è la nostra impronta digitale è lo strumento di interazione più forte e potente che possediamo, nel canto così come nel parlato.

Noi siamo la nostra voce e in essa è contenuta la nostra storia  e molte delle risposte che cerchiamo.

Ed è da ciò che nasce il tuo progetto?

Per circa 8 anni ho lavorato con i ragazzi, come  coordinatrice insegnante dei laboratori di canto, ma non in condizioni ottimali bensì in situazioni di depravazione, di solitudine, in condizioni di dipendenza.

In tutto questo l ’obiettivo non è mai stato lo spettacolo, ma far capire a ognuno di loro le alternative al dolore. Perché  nella vita si può scegliere di star bene o di stare male, e non è una questione di avvenimenti ma di percezioni.  Quindi il mio lavoro oltre a quello di trasmettere loro contenuti, e competenze musicali prettamente inerenti al canto alla tecnica, alla respirazione, era quello di concedere loro una possibilità. Possibilità di scelta, possibilità di essere e non apparire, la possibilità di affrontare all’interno del gruppo e con la musica le paure  i timori e di diventare ciò che ognuno di noi è destinato a essere Felice.

In tutti questi anni molti di loro li hai visti crescere e allontanarsi. Ne hai poi riincotrato qualcuno?

si. C’è chi è diventato genitore e chi, addirittura, ha deciso di iscriversi al conservatorio. Tante storie ognuna diversa ognuna unica. I ragazzi vanno e vengono e ognuno di loro porta qualcosa di importante nel gruppo. Dico sempre che ognuno di loro mi regala il tesoro più prezioso ad ogni lezione: la propria voce. In ogni brano cantato c’è un po’ della loro storia e della loro voglia di guardare oltre.

Nasce così il Coro sociale.Mi spieghi meglio?

E’un progetto, un’ idea, forse ambiziosa, che mira a scardinare un po’ l’ ideale di coro  e tutti gli schemi ad esso legati.

Io non sono una maestra di coro, non possiedo questo titolo, ma conosco la musica  e ho deciso di mettere le mie competenze e conoscenze a disposizione dei mie ragazzi e di tutti coloro che vorrano farne parte. Non un semplice coro, ma un gruppo coeso di ragazzi e ragazze dai 16 anni in su che per vari motivi non posson permettersi attualmente una scuola di canto ma che hanno tanta voglia di imparare, di cantare.  Hanno voglia di riscattarsi,  di cambiare.  Ragazzi e ragazze che attraverso la musica si confrontano si conoscono e si supportano.

Utilizzi qualche tecnica specifica della musicoterapia?

Certamente. Uso  tecniche specifiche proprie delle arti terapie  e attraverso lo studio delle dinamiche vocali di gruppo mostro loro come il contributo perosonale possa influenzare il lavoro di assieme. Utilizzo molto l’ improvvisazione vocale e ritmica e questo oltre che essere un ottimo esercizio per allenare l’ orecchio permette di sperimentare se stessi in un contesto vocale protetto, privo di giudizio e di critica.

Il giudizio e la critica a volte esasperano il nostro lavoro.

Purtroppo si ma questi due elementi stanno fuori dalla porta della nostra saletta!  Io lavoro sugli equilibri sonori e così facendo cerco di insegnare il rispetto dello spazio altrui e l’ascolto reciproco.

Come riesci a creare la atmosfera giusta per svolgere questo lavoro?

Pian piano faccio in modo che emerga la magia , quella  che si crea quando si canta in gruppo. In un clima familiare e molto coeso si impara a cantare insiemema al contempo ci si diverte e ci si ama. Perché questo è l’ obiettivo primario!

Usi materiale didattico e qualche testo particolare?

Faccio io degli arrangiamenti di brani che vanno dall’etnico al pop.  Creo veri e propri mashup musicali.

Periodicamente tengo anche delle lezioni di storia della musica moderna, mi piace chei ragazzi abbiano conoscenze del panorama musicale, è importante parlare dei Beatles a chi non li ascolta, così come è importante parlare di musica etnica tradizionale o dell’Opera.

La Conoscenza è strumento di potere nella vita di tutti i giorni e permette anche una più facile integrazione  dei ragazzi appartenenti a diverse culture. Più conosci più hai possibilità di scelta e alternative!

Da quante persone è formato questo gruppo?

Attualmente il gruppo è formato da dieci tra ragazze ragazzi  e ci incontrimo una volta a settimana.

Chi può far parte di questo gruppo?

Il gruppo è aperto a chiunque voglia cantare  in un ambiente sereno , senza limiti di età. Tutti sono ben accetti.

Mi piacerebbe davvero  far conoscere a più gente possibile questo mio progetto, in modo tale che i tanti giovani che non hanno hobbys e passano il loro tempo annoiandosi possano trovare qui la gioia di cantare  e di imparare a conoscere i propri strumenti.

Mi pare quindi di capire che l’obiettivo sia l’integrazione, la condivisione e soprattutto la crescita personale.

Esatto, mi piacerebbe in futuro riuscire a preparare i ragazzi per eventi di beneficienza ,  uno dei nostri prossimi obiettivi…Work in progress…

Non guardate gli ostacoli con occhi tristi e abbattuti ma con sguardo felice, perchè sono i limiti che potenziano le vostre risorse. E’ nella complessità della vita che scopriamo quanto forti possiamo essere. E in tutto questo sappiate che la musica è l’amica migliore che possiate trovare!”

Di seguito riporto alcuni pensieri che i ragazzi del lavoro di Arianno hanno voluto esternare .

Fiorenza:” Ho trovato un posto dove poter essere serena e tener fuori i problemi di ogni giorno, quando canto sono felice e arrivare a creare un armonia con l’intero gruppo è molto soddisfacente; inostri incontri sono diventati quasi una necessità per il mio spirito, senza mi manca qualcosa, come se cantare accendesse una scintilla dentro di me e senza tutto si spegnesse; L’altro giorno alle prove hai parlato del ridimensionamento dell’ ”Io” e nel mio caso ho notato che rispetto all’inizio si è espanso, sono un po’ meno chiusa, ho acquisito maggior sicurezza in me stessa (non sono certo la persona più sicura del mondo,ma ho sentito in me un cambiamento,mi sento più a mio agio)”.

 Andrea: “La musica la utilizzo per concentrarmi, per rilassarmi o anche solo come passatempo. La considero come un metodo per affrontare vari momenti delle giornate. Da quando ho iniziato a cantare in saletta, ho allo stesso tempo cominciato ad affrontare ogni singola azione quotidiana in maniera più tranquilla. Con il canto riesco a vivere meglio. Nonostante il canto non sia magari ciò che io voglio fare nella vita, tuttavia mi aiuta a scoprire e realizzare ciò che davvero è importante per me e che cosa voglio davvero fare. La musica mi ha aiutato a sbloccarmi”.

Patrizia:” la musica e’ un mezzo per riempire il cervello spazzando via la quantita’ di pensieri opportuni o meno che ci soffocano. Il laboratorio mi ha fatto scoprire quanto sia impegnativo, quanta conoscenza e lavoro occorra. Oltre il coro sociale, frequento un altro  coro dove semplicemente si deve leggere il testo della canzone e far uscire dei suoni che siano possibilmente intonati. Mi rendo conto che molte persone hanno questo tipo di approccio, molto semplicistico. Non riescono ad immaginare che il mondo della musica sia così ricco e complesso. La mia vita adesso si affaccia su un mondo nuovo, soddisfacente, divertente. Pur essendo il membro piu’ anziano del coro sono stata accettata e non provo nessun disagio a condividere questa esperienza con ragazzi piu’ piccoli dei miei figli. Si condividono parecchie emozioni che qualche volta arrivano ad una sorta di intimita’ dove non esistono piu’ differenze di eta’, sociali, un’unica voce, un’unico strumento.

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Paolo Fresu, il celebre trombettista Jazz, nato in Sardegna, a Berchidda in provincia di Sassari,  e conosciuto in tutto il mondo, è stato oggetto di studio  e protagonista della Tesi di laurea di Arianna Sechi laureatasi qualche giorno fa in psicologia all’Università di Cagliari. Sicuramente viene da chiedersi quale possa essere il legame fra il musicista e l’argomento psicologia.

L’interesse nasce dal Jazz (ci dice Arianna che tra l’altro è a sua volta una cantante jazz), perchè questa forma musicale ha come sua formula principale l’improvvisazione.  Improvvisare su un palco è come un gioco di squadra e necessita grande collaborazione. Il jazz incarna una lezione preziosa: nessuno può diventare qualcuno senza la complicità del prossimo e nessuno può fare goal da solo.  Ed in quest’ ottica di creazione continua di fluidità e collaborazione che Paolo Fresu ha portato avanti la sua arte, la sua musica.

Il mio lavoro di tesi  (scrive Arianna Sechi),  si pone come obbiettivo primario quello di analizzare il cambiamento sociale e culturale operato grazie all’ attività artistica e musicale di Paolo Fresu. Nello specifico, trattando, dell’opera di Paolo Fresu, e del suo essere sollecitatore culturale e sociale mi soffermerò e analizzerò la struttura di uno degli stili che ha maggiormente coinvolto l artista e di cui si è fatto portavoce nella nostra terra di Sardegna: Il jazz . Uno degli aspetti che maggiormente caratterizza ed è rinvenibile nel jazz, è l’improvvisazione. Questo aspetto permette di creare un ponte tra la il concetto di leadership e gestione delle risorse e la musica e di metter in rilievo come tali caratteristiche siano elementi fondanti del processo di cambiamento, nello specifico operato e agito attraverso l’opera di Paolo Fresu.

Lavorare in un’ orchestra per quanto complesso, richiede delle energie e delle competenze diverse, legate sicuramente alla conoscenza dello spartito e alla capacità di seguire con attenzione il direttore di orchestra, guida e punto di rifermento dell’intero ensamble musicale. Fare jazz implica una creazione continua delle proprie risorse e la capacità di reinventare ogni volta se stessi, in musica, chi improvvisa, subentra in un flusso continuo di creatività.

La tesi prosegue con tanti riferimenti biografici dell’artista jazz, del time in jazz e di cosa ha fatto per la cultura musicale sarda. Arianna ha pubblicato un’ampia bibliografia, compresa un’  intervista allo stesso Fresu .

“Più che una tesi è un lavoro che parla di lui ma parla anche di me – dice Arianna – e dei tanti   giovani che nella musica credono. Parlo di vita, e soprattutto nella possibilità   di credere fermamente in ciò che si fa.”

E’ la storia di tanti..ed è anche la sua, di Arianna che con questa tesi si è laureata con 110 e lode.(Professor Marcello Nonnis, Professoressa Clementina Casula)

Musicamore le invia le sue congratulazioni per il bellissimo lavoro svolto.

Quando la musica riesce ad emozionare, quando riesce a mettere insieme gli altri, quando la musica riesce a suggerire delle cose che muovono le corde, allora la musica può effettivamente cambiare il mondo. Ovviamente non  credo che la musica sia in grado di modificare totalmente il mondo, ma può contribuire a renderlo migliore, questo sì, perché mette insieme gli altri , perché la musica è un linguaggio che mette insieme le differenti razze, i linguaggi differenti, in questo momento così difficile la musica è uno degli strumenti migliori per aiutare il miglioramento e trovo che questo sia molto molto importante, la musica come solidarietà come comunione, come convergenza, come scambio, come scoperta come poesia; ha modo di arrivare ad ognuno di noi a seconda di come noi la recepiamo, dove la recepiamo; la musica può colpire nello stomaco, nel cuore, nella mente, ed a seconda di come ognuno la recepisce mette in moto delle cose che comunque servono a vedere il mondo in un modo diverso, in genere migliore, rispetto a come lo si vedeva prima. Quindi penso che la musica sia uno straordinario strumento di miglioramento del mondo. Paolo Fresu

Stralcio dell’intervista presente nella tesi.

 

 

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Si è conclusa ieri la maratona canora dello Scaccomatto Y Sueño Talent di Cagliari. Una serie di serate che, settimana dopo settimana hanno portato finalmente ad un vincitore. Una commissione tecnica  (ma anche il pubblico) ha giudicato di volta in volta i candidati decidendo se farli arrivare in finale.

Il talent locale come tanti altri,  mira (oltre a riempire il locale cui si tiene il concorso) a dare la possibilità ai giovani artisti di potersi sperimentare davanti ad un pubblico. Tantissimi cantanti, oggi famosi, hanno cominciato proprio in questo modo.

Peccato che ieri la finalissima sia stata accompagnata da diverse polemiche riguardo la presentazione di due brani che i candidati hanno definito inediti. Loro avevano scritto il testo, ma su una base musicale trovata su youtube. Ovviamente la giuria, composta principalmente da musicisti-arrangiatori, ha contestato questo, cercando di spiegare ai candidati in questione la differenza fra edito e inedito. Si è ritrovata però davanti ragazzi presuntuosi che non  hanno accettato i consigli ed hanno continuato ad alimentare una polemica senza fine.

Il brano è inedito quando l’autore scrive dal nulla il testo e la musica anche con un proprio musicista arrangiatore e soprattutto che non sia stato mai  nè registato e  nè presentato sia in pubblico che  in rete.

Per fortuna poi ha preso la parola l’organizzatrice dell’evento che ha voluto smorzare i toni  ricordando alla giuria che i ragazzi sono ancora inesperti e che se si trovano lì è anche per imparare ad accettare i consigli;  di rimando, gli stessi, devono avere umiltà e rispetto verso coloro che  hanno, oltre ai titoli anni ed anni di esperienza.

Al di là di tutto ciò la serata (troppo lunga) si è conclusa con una vittoria meritatissima e per nulla scontata. Jessica Fodde ha ammaliato giuria e pubblico con la sua voce e la sua grande interpretazione . Entrata in punta di piedi al concorso, con molta umiltà, ha saputo imporsi fin dalla sua prima esibizione  con un brano di Mia Martini, e ieri sera con uno altrettanto difficile : Addicted to you di Avicii. Ha mostrato di saper gestire bene i registri della voce con un’ottima tecnica, supportati dalla giusta respirazione nonostante le sue condizioni di salute non fossero al top.

Tra i 14 partecipanti comunque c’erano diverse voci interessanti. Fra tutte mi hanno colpito in particolar modo la vocalità jazz di Arianna Sechi, la freschezza e l’ampiezza delle voci di Zena Apolito (15 anni) ed Elisabetta Basile (17) alle quali si deve dare solo  un po’ di tempo per perfezionare la tecnica dell’emissione e a gestire le emozioni. Alla  giovanissima Marta Tronci (13), che ha tanto materiale, consiglio di  mettersi nelle mani di un buon maestro che incanali nelle giuste posizioni i suoi preziosi mezzi vocali.

Ospite d’onore della serata è stato Stefano Corda, reduce dal successo del concorso di Castrocaro  trasmesso sabato scorso da RAI UNO ,dove ha guadagnato il premio della critica.

 

Sotto un video-documento che ho realizzato durante la serata.


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