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Venti milioni di italo-argentini oltre il 20 per cento della popolazione. Nell’Ottocento erano italiani il 40% degli imprenditori. Due secoli di emigrazione. Due popoli paralleli. Qualche cognome: Astor Piazzolla musicista, Alfredo Di Stefano, Omar Sivori calciatori;  Alejandro De Tomaso imprenditore automobilistico, Gabriela Sabatini tennista, Francesco Bergoglio il Papa venuto dall’altra parte del mondo, Manuel Fangio pilota automobilistico, Juan Domingo Perón alias Giovanni Piras di Mamoiada? Trentamilia desaparecidos, la vicenda di due sardi.
Tante storie: molti cercarono l’America, ma non tutti la trovarono. Qualcuno in fondo all’Oceano passando per i voli della morte.

Don’t cry for me Italy! Ma non dimenticateci.

Mario Salis 


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A Riccardo Muti la Medaglia d’oro per la cultura italiana in Argentina

RICCARDO MUTI
PREMIO MEDAGLIA D’ORO ALLA CULTURA ITALIANA IN ARGENTINA
ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
ROMA, 5 MARZO 2014
ROMA, ISTITUTO ITALO LATINO AMERICANO – IILA
IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI MARIO GIRO ED IL VICEPRESIDENTE DELLA S I A GIORGIO DE LORENZI HANNO CONSEGNATO AL MAESTRO MUTI IL PREMIO NEL CORSO DI UNA CERIMONIA NELLA SEDE DELL’ IILA ALLA PRESENZA DI AMBASCIATORI LATINO AMERICANI, TEATRO DELL’ OPERA DI ROMA SAN CARLO DI NAPOLI, REGIO DI TORINO,MONI OVADIA, NINO BENVENUTI, FRANCO BERNABE’ , SAMARATINA RATTAZZI E NUMEROSI ALTRI OSPITI-

Il Teatro Colón di Buenos Aires, uno dei teatri più grandi del mondo, è fiero della sua italianità: non solo perché nella costruzione del teatro ci sono state maestranze italiane ma perché c’è una storia portata dagli artisti italiani. Tant’è vero che la prima volta che sono stato lì, vedendo sui muri i nomi dei direttori di orchestra e dei cantanti italiani, ho improvvisamente sentito forte la presenza del mio Paese e questo mi ha reso orgoglioso.

Noi dobbiamo fare molto; diciamo sempre che la cultura unisce i popoli… Ed è vero! Nei viaggi dell’amicizia che faccio ormai da tanti anni, quando porto l’orchestra ed il coro italiani in un altro Paese ed invito i musicisti dell’altro Paese ad unirsi a noi – musicisti che parlano molto spesso lingue diverse, appartengono a religioni diverse, hanno colore della pelle diverso – si siedono vicino ai nostri musicisti e “respirano” improvvisamente lo stesso sentimento, la stessa passione, lo stesso modo di esprimersi.

Ciò che la parola non può fare, la musica crea”. 
Riccardo Muti

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IL SOPRANO ARGENTINO VIRGINIA TOLA, ORIGINARIO DI SILANUS, PROTAGONISTA ASSOLUTO DEI TEATRI DI TUTTO IL MONDO

 

di Massimiliano Perlato

Ho sentito parlare qualche anno fa di Virginia Tola, quando da Buenos Aires l’amico Pablo Fernandez Pira, allora Presidente del circolo “Radici Sarde”, mi aveva mandato una scheda informativa su questa figlia di Sardegna che stava letteralmente bruciando le tappe di una carriera folgorante nella musica lirica. Da quel momento, ho provato a seguire le tracce di questa voce dal fascino intenso e a ripercorrere il percorso artistico anche grazie a qualche chiacchiera scambiata proprio con lei su skype in vari frangenti tra Buenos Aires, Madrid e Roma.  

Doppio passaporto italiano e argentino, il Soprano Virginia Tola è una cittadina del mondo: il pensiero mi porta a Silanus, patria del bisnonno Silvio che nel 1912 a14 anni è emigrato verso il Sudamerica, a Santo Tomè, provincia di Santa Fè in Argentina, dove è poi nata la nipote il 15 gennaio 1976. Ha una casa a Madrid, il cuore a Parma (il suo compagno è Luca Salsi, il celebre baritono di San Secondo) e con Placido Domingo ha cantato in tournee quasi ovunque.

Viso da ragazzina, canta come professionista da dodici anni e nel 2012 la sua carriera ha compiuto la svolta fondamentale perseguendo la maturazione della vocalità. Virginia ha realizzato gli studi di canto lirico presso l’Istituto Superiore di Arte del Teatro Colon di Buenos Aires. “Ho sempre cantato come soprano lirico – dice  – interpretando Mimì, Micaela, le opere di Mozart e il Verdi più leggero. Poi sono arrivata ad un punto in cui non mi sentivo più a mio agio con questi personaggi”. Si è imposta all’attenzione internazionale quando ha ricevuto il primo premio nel Concorso Internazionale di Canto “Queen Sonja” di Oslo, in Norvegia. Paese questo che risulterà fondamentale nel suo cammino. In seguito al successo ottenuto, Virginia Tola è stata invitata numerose volte in Scandinavia.

Ho sempre avuto molto rispetto per la mia voce che con il tempo è diventata più ampia, e ho pensato che era il momento di iniziare un percorso come soprano drammatico. Ma avevo bisogno della maestra giusta e l’ho trovata in Raina Kaibaivanska, che mi ha cambiato la vita e insegnato questo repertorio bellissimo. In pratica tutto il 2011 è stato dedicato allo studio”. Questo 2013 invece sarà una stagione tutta verdiana dedicata ad un autore che Virginia Tola ha imparato a conoscere frequentando l’Italia. “Quando sono arrivata a Parma ho visto Verdi in un modo diverso: qui la passione per la musica è tale che me l’hanno trasmessa e io sono entrata nelle sue opere attraverso questo amore”.

La sua lunga collaborazione con Placido Domingo è nata grazie al concorso internazionale di canto “Operalia” competizione ideata dal celebre tenore spagnolo che Virginia ha vinto nel 2000. “Ho imparato molto da lui – racconta il Soprano – non tanto dai consigli ma osservandolo. La cosa più bella che mi ha insegnato è il mettermi in gioco, provare cose nuove nei concerti, essere felice di ciò che faccio, mantenendo sempre un cuore da bambina. Una dottrina che si può applicare a tutte le situazioni della vita”.

Con Placido Domingo si è esibita in concerti di arie d’opera praticamente in ogni angolo del pianeta. Virginia è diventata una stella di fama internazionale dopo aver vinto “Operalia” imponendosi  d’innanzi ad una giuria composta da grandi figure della storia della lirica come Birgit Nilsson, Christa Ludwig, Theo Adam e Ingrid Bjoner.  L’esito del concorso in Norvegia dove si è aggiudicata i tre premi maggiori le ha dato la possibilità di realizzare immediatamente un  tour di concerti per diverse città della Scandinavia esibendosi con la Oslo Philharmonic Orchestra sotto la direzione dei Maestri Marris Janssons e Marcello Viotti. Da lì per il Soprano sardo-argentino è stato un crescendo professionale: si è esibita in “Così fan tutte” di Mozart presso il Teatro Royal de la Monnaie De Munt di Bruxelles, al Teatro Colon di Buenos Aires e alla De Nederlandse Opera di Amsterdam; nel “Don Giovanni”, come Donna Elvira, al Teatro de la Maestranza di Siviglia; in “Le Nozze di Figaro”, come Contessa di Almaviva, al Palau de les arts Reina Sofia di Valencia, al Theatre Royal de la Monnaie De Munt e all’Opera di Monte Carlo; in “La Traviata”, nel ruolo di Violetta Valery al Theatre Royal de la Monnaie De Munt e all’Opera di Losanna; in “Mefistofele”, come Margherita, al Teatro Colón di Buenos Aires; in “La Boheme”, come Mimì a Los Angeles, Bordeaux, Washington , Roma, Torino, Bregenz, Oslo e Klagenfurt; in “Falstaff”, come Alice Ford, all’Opera Royal de Wallonie; in “Carmen”, come Micaela, al Teatro Real di Madrid, Cagliari, Torino, Washington, Oslo, Cleveland e Buenos Aires; nel “Faust”, come Marguerite, al Teatro Verdi di Trieste; ne “La vedova allegra”, come Valencienne con la Los Angeles Opera; ha interpretato “Luisa Miller” a Liegi; si è esibita in “Les Contes D’Hoffmann”, come Antonia, al Teatro Colon di Buenos Aires; ne “I Pagliacci”, come Nedda, al Teatro Argentino de La Plata; in “Otello”, interpretando Desdemona, a Santa Fe; poi ha interpretato Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” a Oslo alla Den Norske Opera. Nel suo repertorio dunque opere di Giuseppe Verdi, di Mozart, di Giacomo Puccini, James Massenet, George Bizet, Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini, Ruggero Leoncavallo, Charles Gounod, Jacques Offenbach, Gluck, Franz Lehar, Federico Moreno Torroba, Manuel Penella.  Ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati. Con un’abnegazione e una testardaggine tutta argentina. O anche sarda, se si vuole. Virginia Tola è questo e di più. Trasmette “uniche emozioni” così come riporta il suo sito in lingua spagnola e inglese, grazie alla sua apparente timida figura con il grande fascino di una voce energica, il brivido di un’aria tra le più belle del panorama della lirica internazionale. Anche la mamma è di origine italiana, il suo cognome è Raviolo Bianco.

Ride, il Soprano argentino sorride nel sottolineare questo aspetto, nel ricostruire nomi curiosi e affetti incrociati con il nostro Paese. Ammira su tutte Mirella Freni. “Quando affronto un’opera cerco sempre di non ascoltare i suoi cd. Io non devo imitare nessuno, devo essere me stessa. Dimenticare ciò che ho imparato e cantare a modo mio”.

Sogni ne ha ancora tanti, ma i piedi sono piantati per terra. “Prendo la vita con tranquillità, mi sembra il modo migliore per imparare”. Ha già detto qualche no? “E sì! A tutti quelli che mi chiedono ruoli di donne più mature. Io con questa faccia non posso, non è solo questione di voce, ma di maturità espressiva. Quando ho cominciato a studiare volevo cantare un’aria di Elvira dei Puritani e la mia maestra non mi ha neanche voluto ascoltare. Aveva ragione lei. Ho tanto tempo davanti a me”.

http://tottusinpari.blog.tiscali.it

 

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Lo scorso anno, in occasione di una serata culturale, sono stata invitata ad esibirmi con dei brani di musica sudamericana, un genere che non avevo mai interpretato.

(continua…)

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