Articolo taggato “arena di verona”

Ieri sera, in diretta su RAI UNO  dall’Arena di Verona ho potuto assistere alla serata in ricordo del grande tenore Luciano Pavarotti. Tantissimi gli artisti che gli hanno reso omaggio sia del mondo della musica lirica che  POP, genere che Pavarotti ha amato soprattutto con l’intento di avvicinare i giovani al suo mondo.

Chi non ricorda i grandi eventi con Pavarotti and Friends?

Poi ecco i suoi amici con i quali ha condiviso il fortunato trio: Josè Carreras e Placido Domingo.

Artisti come Zucchero, Fiorella Mannoia, Ramazzotti, tanto per citarne alcuni, hanno ricordato  quel bel periodo in cui hanno potuto godere dell’amicizia del grande tenore modenese. Non mi soffermo sui particolari della serata che ha avuto momenti di bella musica ed altri un po’ meno.  Fra i tanti artisti che si sono esibiti, due mi hanno lasciato il segno: il tenore Francesco Meli che mi ha veramente affascinata per il modo in cui ha eseguito l’aria “Una furtiva lagrima” : suono ampio e uniforme, legato, mezze voci, pulizia vocale, respirazione, era una scuola di tecnica pura.  A bocca aperta nel guardarlo e nel sentirlo. Bravo, bravo, bravo!

Mi sono soffermata poi sul Tenore Fabio Armiliato, che forse non era al massimo della sua forma. Devo dire che mentre lo guardavo si è aperto nella mia mente  un ricordo drammatico e buffo allo stesso tempo.

In palcoscenico, tante volte, ho visto usare armi, sia da artisti che da comparse e spesso, per gioco. Ho visto anche puntarle tra di loro, ed ogni volta questa cosa mi disturbava.

Nell’agosto del 1995 durante la Tosca allo sferisterio di Macerata   un fucile caricato male a salve  aveva ferito alle gambe Fabio Armiliato costringendolo ad abbandonare il palcoscenico, anche se ormai alle battute finali.

La settimana successiva quando stava entrando in scena, al secondo atto, mentre il perfido barone Scarpia lo stava aspettando seduto davanti alla tavola imbandita per interrogarlo, è scivolato nel corridoio. E s’ è infortunato l’ altra gamba, quella su cui si era retto durante tutto il primo atto. Scena bloccata, qualche applauso e il direttore d’ orchestra Donato Renzetti: “Il tenore non esce, deve essere successo qualcosa. Ripetiamo daccapo con Nazareno Antinori“. E lui, Armiliato, mentre esce dallo sferisterio in barella mormora: “Possibile che non riesca mai ad uscire da qui con le mie gambe?”. Ce l’ aveva messa tutta, la sua voleva essere la rivincita “per quell’ applauso che domenica ci era stato rubato”. E per tutta la prima parte, pur con una regia in parte cambiata per non farlo muovere troppo se l’ era cavata, meritandosi applausi scroscianti.

 

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Sono passati ormai 11 anni da quando ho aperto questo blog con lo scopo principale di far conoscere il mondo del mio lavoro : quello del Teatro lirico e della musica in generale. Ho documentato quasi giornalmente il “dietro le quinte“di un lavoro sempre a contatto con grandi musicisti, cantanti e direttori d’orchestra affinchè si potesse capire l’impegno che c’è dietro la realizzazione di un’Opera lirica o di uno spettacolo in generale. Un lavoro di squadra realizzato da decine di persone con professionalità diverse fra loro, ma con un unico scopo.  Ho realizzato decine di videointerviste ai personaggi con i quali ho lavorato affinchè la gente sentisse direttamente dalla loro voce lo studio e l’impegno affrontato per realizzarsi come cantante lirico,  direttore d’orchestra, regista, costumista, scenografo ecc.

Ho avuto la grande soddisfazione di sapere che tanti miei lettori si sono avvicinati al mondo della musica, grazie all’interesse che ho loro suscitato con questo mio diario personale.

Poi, ieri, mi arriva il link di un articolo di un quotidiano, di una città famosa per la sua grande Arena, dove da secoli si svolgono i più importanti spettacoli musicali del mondo. Leggo che “la Tenore” Maria Callas avrebbe festeggiato i 70 anni dal suo  debutto all’Arena di Verona. Mi riesce difficile capire come un giornalista possa aver scritto una baggianata del genere. Perchè???

Generalmente, quando si ha un dubbio, la prima cosa da fare è quella di documentarsi . Evidentemente questo giornalista era troppo sicuro di se. Ma poi, il soprano Maria Callas è una cantante talmente popolare conosciuta anche dai più giovani i quali non avrebbero avuto il minimo dubbio nel capire che scrivere “La Tenore” è un errore madornale!

Una volta per tutte faccio un riepilogo della classificazione delle voci.

Le voci si dividono in maschili e femminili. Quelle maschili sono così suddivise  dalla più grave a quella più acuta: il basso, il baritono, il tenore.

Le voci femminili invece sono: il contralto, il mezzosoprano, il soprano. Si badi bene all’articolo IL che precede il tipo di voce. Infatti anche se riferito ad una donna  si scrive al maschile. Vi consiglio di rileggere questo mio post in cui , a tal proposito, faccio riferimento ad un articolo dell’Accademia della crusca.

Quindi se io scrivo della grande Maria Callas, scriverò IL SOPRANO MARIA CALLAS. Se scrivo di Pavarotti, scriverò il TENORE LUCIANO PAVAROTTI; se scrivo di Bruson scriverò IL BARITONO RENATO BRUSON; se scrivo della HORNE scriverò IL CONTRALTO MARILIN HORNE; se scrivo di RASHVELISHVILI scriverò il MEZZOSOPRANO Anita Rachvelishvili; se scrivo del basso Siepi scriverò IL BASSO CESARE SIEPI ecc. ecc.

Mi auguro quindi che i giornalisti una volta per tutte, prima di scrivere, facciano una ricerca affinchè possano trovare la giusta risposta ai loro dubbi, sperando che li abbiano.

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Arena di Verona, struttura magnifica che risale, approssimativamente, fra l’impero di Augusto e quello di Claudio.  Il teatro  che da secoli ospita le più grandi manifestazioni all’aperto. Fra le tante  meraviglie il Festival lirico estivo che ospita i  grandi artisti internazionali in opere quali Aida, Nabucco, Turandot, Carmen, tanto per citarne alcune.  Per ammirare questo Festival giungono turisti da tutto il mondo prenotandosi anche un anno prima. Un teatro che conta  un corpo di ballo stabile, un’ orchestra e un coro grandiosi perchè i grandi spettacoli necessitano  di stabilità e di professionisti di alto livello per produrre spettacoli di qualità.

E’ notizia di questi giorni che il corpo di ballo è stato licenziato in tronco!

Dopo le dure parole del Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano, Alexander Pereira, che, in occasione della presentazione della serata di balletto dedicata a Stravinskij, aveva dichiarato come fosse “gravissimo e molto stupido togliere il balletto” per attuare risparmi nei teatri quando esista un’importante sinergia tra balletto ed opera, utile a favorire ed aumentare le alzate di sipario, ed ancora che, quando “si rompe la sinergia, si attacca il teatro nel suo profondo”, a distanza di pochi giorni giungono anche le parole di condanna da parte dei ballerini del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala che, in un loro comunicato, contestano fermamente la decisione della dirigenza di Fondazione Arena di licenziare l’intero proprio Corpo di Ballo.

Nello stesso comunicato i ballerini del Teatro alla Scala denunciano il fatto di come, nel paese dove il balletto ha visto la sua nascita per poi diffondersi nel resto del mondo, i teatri quando si trovino difronte a difficoltà economiche e conseguenti commissariamenti, non trovino altra soluzione per tentar di far quadrare i conti se non quella di tagliare tale settore artistico

Genova, Bologna, Venezia, Catania, Torino, Firenze e oggi Verona, sono il lungo elenco dei corpi di ballo che si sono persi, “pezzi di storia della Danza“, come leggiamo nel comunicato, “spazzati via per far quadrare i conti ignorando volutamente una parte importante del nostro patrimonio artistico italiano”.

I ballerini nel comunicato si chiedono quando mai finirà tutto questo.

Rivolgendosi agli amministratori della Fondazione Arena i ballerini della Scala chiedono perché non investire su di un Corpo di Ballo invece di progettare tendoni per coprire l’Arena, invitandoli a riconsiderare le proprie decisioni sui licenziamenti. Il balletto, oltre a garantire introiti, dona prestigio ai teatri che li posseggono.

Alla politica e forze governative invece l’appello è quello di cominciare a considerare il loro settore, quello del balletto, affinché possa essergli restituita l’importanza che meriti, per esempio, attraverso leggi che valorizzino i talenti italiani costretti altrimenti ad emigrare all’estero per trovare la giusta considerazione, e che non penalizzino la peculiarità specifica legata alla professionalità del ballerino.

Mano a mano che la notizia si diffonda, le contestazioni alla decisione della Fondazione Arena di Verona di sopprimere il proprio corpo di ballo divengono ogni giorno sempre più numerose e autorevoli.

fonte: https://sosfondazionearenaverona.blogspot.it/

 

 

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Foto di Emilio Casali

Un piccolo tornado si è abbattuto sull’Arena di Verona questa sera , prima dell’inizio della recita dell’opera AIDA di Giuseppe Verdi,  la  storica rievocazione del 1913 nell’allestimento di Gianfranco de Bosio.

 È successo prima dello spettacolo, non c’era nessuno per fortuna, 7 o 8 colonne sono state sollevate nel vortice che si è creato proprio all’interno dell’Arena, e si sono schiantate rovinandosi. Si è provveduto a sistemare alla bene meglio la scenografia portando fuori le parti pericolanti. Una gran parte del pubblico delle gradinate è stato fatto attendere fuori perché i passaggi laterali erano occupati dagli operai. Lo spettacolo è cominciato 25 minuti più tardi in una splendida serata ormai raffrescata .
Successo di pubblico. Già da ieri (per la prima di Carmen di Bizet) si è  registrato il tutto esaurito  a dispetto di chi aveva dichiarato che la lirica era morta,  ed era  pronto a chiudere i battenti.
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16 apr 2016 — Ieri il Ministro Franceschini ha indicato il prof. Carlo Fuortes, Sovrintendente dell’Opera di Roma, quale Commissario straordinario della Fondazione Arena di Verona.

Una nuova speranza si apre per l‘Arena e per i suoi lavoratori. La linea irrazionale e autodistruttiva del Sindaco Tosi non è stata recepita dal Ministro, che ha messo un suo uomo a cercare di salvare la fondazione Arena, disattendendo completamente le indicazioni del Sindaco di Verona, che avrebbe voluto piazzare l’ennesimo suo servitore spianando nello stesso tempo la strada per la privatizzazione dei «soliti noti».

Nessuno canta vittoria perché il futuro sarà lacrime e sangue, ma la competenza, l’esperienza e l’autonomia del nuovo Commissario fanno pensare che tutto il possibile sarà fatto per rilanciare l’Arena di Verona.

Noi continueremo a sostenere ogni tentativo che vada in questo senso. Ora ci facciamo volentieri da parte lasciando a ognuno la possibilità di fare il proprio mestiere, ora che un minimo di razionalità e buon senso sono tornati a governare la situazione.

Grazie di cuore a tutti per il vostro indispensabile appoggio.

Sergio Noto

Professore di Storia economica presso l’Università di Verona

 

http://www.repubblica.it/
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Il sogno di tutti noi studenti di canto era sicuramente quello di poterci esibire nei palcoscenici più importanti del mondo . Un sogno era anche quello di poter assistere anche solo ad uno degli spettacoli dell’Arena di Verona. All’epoca non c’erano i voli low cost e prendere un aereo e pagare un alloggio per noi studenti isolani era molto costoso.I nostri introiti erano le paghette date dai genitori e piccole somme guadagnate con lezioni private ad amici. Mettendo da parte il gruzzoletto riuscivamo a fare una vacanza estiva  a 2 stelle.

Era la fine degli anni ’80. Un anno ci organizzammo, prenotando circa 5 mesi prima, un paio di spettacoli al’Arena di Verona con relativo viaggio e alloggio. Le richieste arrivavano da tutto il mondo e noi non potevamo rischiare di arrivare sul posto e non trovare biglietti. All’epoca non c’era internet nè tutte le opportunità di oggi. Le prenotazioni avvenivano via telefono dopo lunga ricerca sulla guida telefonica.

I Giapponesi , i coreani  e i tanti appassionati dei vari continenti prenotavano anche un anno prima pur di assicurarsi una bella fila di posti centrali. Questi popoli adorano la nostra musica e lo si può vedere quando qualche  teatro italiano si reca in trasferta in uno di questi paesi: il risultato è sempre il tutto esaurito.

Era il mese di luglio e la città di Verona con la sua grande Arena e la piazza circostante, pullulava di turisti da tutto il mondo. Una città viva, ricca di locali commerciali e luoghi caratteristici dove in ogni angolo si respirava musica di ogni genere. I manifesti e i sottofondo musicali ricordavano continuamente che ci trovavamo in una delle città italiane culturalmente più ricche.  Le comparse dell’Aida sostavano intorno all’Arena , travestite da soldati egiziani, facendosi fotografare con adulti e bambini. Era chiaro a tutti che intorno all’Arena,questa città aveva un giro d’ affari enorme . Ricordo che faticammo non poco per trovare un alloggio a buon prezzo.

La sera dello spettacolo ci trovammo in mezzo ad una lunghissima fila di turisti di ogni colore e razza, tutti col biglietto in mano.  Tante persone che parlavano lingue diverse ma, al momento in cui si intonava un motivo di Giuseppe Verdi o Puccini parlavano tutti la stessa lingua. Incredibile la musica, linguaggio universale! Quel giorno si rappresentava l’AIDA, la grande opera di Giuseppe Verdi  che la fondazione Arena di Verona mette in scena ogni anno per la sua popolarità e maestosità scenica.

Una volta entrati e sistemati sulle gradinate,ognuno col proprio cuscino preso in affitto, abbiamo consumato  la nostra cena al sacco e contemporaneamente fatto amicizia con i nostri vicini .Ognuno raccontava di questa o quell’opera che aveva visto in precedenza e delle varie edizioni con gli artisti più o meno noti. Un bel bagaglio di storia della musica lirica.

Ma ecco finalmente l’inizio. Dal buio improvviso si accendono le luci che illuminano gli ingressi dei professori d’orchestra che prendono posto nel  golfo mistico. Si sentono i primi suoni dell’accordatura e poi, con l’arrivo del primo violino ecco che gli strumenti riescono a suonare tutti la stessa nota: il LA. Con l’ingresso del direttore d’orchestra ha inizio uno dei più grandi spettacoli della storia.

Un’atmosfera magica, indescrivibile, emozione pura. Erano centinaia le persone in costume di scena sul quel palcoscenico che lavoravano per noi, per regalarci emozioni. Il pubblico, che aveva riempito ogni angolo del monumentale teatro, rispondeva con applausi e ovazioni ad ogni romanza.

In questi giorni sono arrivate delle notizie terribili che riguardano l’Arena di Verona.  Uno dei teatri più importanti del mondo liquidati a causa dei debiti.  I debiti fatti da chi? Di chi è la colpa? E i tanti lavoratori che fine faranno?

Non riesco a capacitarmi di come una tale macchina produttiva come l’Arena di Verona possa aver generato dei debiti.

Purtroppo chi pagherà caro saranno i lavoratori che perderanno il posto di lavoro (anche se mi auguro che ci possano ancora essere delle trattative per evitare tale scempio) e i veri responsabili saranno ancora una volta liberi di continuare a far danni magari da altre parti.

Vi invito a cliccare su questi link per avere le idee più chiare

http://www.larena.it 

http://www.corriere.it 

http://www.askanews.it 

 

 http://www.ilfattoquotidiano.it 

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Maria Callas all'inizio della carriera

 Fin da bambina ho sempre respirato musica di ogni genere compresa naturalmente la classica e la lirica perchè mio padre era un grande appassionato. Ricordo benissimo il Rigoletto, edizione Fratelli Fabbri, che lui acquistava in edicola (come altre opere), ogni settimana, in dischi di vinile con relativo libretto. Il dopo pranzo era caratterizzato dall’ascolto di questi dischi. Mi piaceva sfogliare gli allegati che raccontavano la trama delle opere e che contenevano le foto dei cantanti protagonisti. Ricordo che, soprattutto le donne erano  in abbondante sovrappeso tant’è che ne avevo dedotto che i cantanti lirici se non erano robusti non potevano cantare l’opera, e questa era la mentalità “all’antica”

 Naturalmente ciò non è assolutamente vero, anzi è stato dimostrato che il sovrappeso in tante occasioni penalizza il cantante sia nella  nella voce che nei movimenti scenici. Negli ultimi 30-40 anni i registi hanno cominciato a pretendere cantanti che avessero un aspetto più consono ai personaggi che avrebbero interpretato e, a parità di voce (ma non sempre) veniva scelto quello più longilineo .

La grande Callas,  al suo debutto italiano all’Arena di Verona , fu stroncata dalla critica più per il sovrappeso che per la voce . Da lì a poco l’artista greca decise di cambiare sottoponendosi ad una dieta ferrea e affidandosi  alle più famose case di moda affinchè ne curassero anche la sua immagine.Da allora in poi tutti la notarono . Fu una vera apripista in questo ed è così che finalmente abbiamo potuto ascoltare e vedere sui palcoscenici delle Violette verdiane o Mimì pucciniane malate di tisi, più veritiere, Alfredo e Rodolfo più avvenenti.  Impossibile non citare la mia conterranea Giusy Devinu, un vero «physique du rôle» per un ruolo tanto difficile vocalmente ma anche scenicamente come quello della Traviata!

 Alla fine degli anni 80, all’Anfiteatro romano di Cagliari, rappresentavamo Turandot (La Principessa era forse uno dei personaggi che ancora mantenevano l’aspetto giunonico) la cui interprete era Francesca Patanè. Una vera principessa sia nell’aspetto da Top model che nella voce. I profani si chiedevano da dove potesse provenire tanta quantità di suono! Era evidente quindi, che la voce,  non potesse dipendere dalla massa grassa bensì dalla dimensione della laringe e dall’ampiezza della maschera del viso, cassa di risonanza di un soprano. Lei ne era una prova tangibile.


YouTube Video

  (continua…)

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Fondazione Arena – Il Teatro segue il Corpo di Ballo e ferma l’ultimarecita della “Forza del Destino”

 È saltata ieri l’ultima rappresentazione del titolo d’opera “La Forza del Destino” al Teatro Filarmonico di Verona.
I lavoratori in occupazione della sede della Fondazione Arena da più di un mese per protesta contro la dirigenza e gli interventi ventilati dalla stessa per far fronte al pesante deficit economico in cui il Teatro è stato ridotto e che ne comprometterebbero integrità e produttività, hanno ieri seguito il Corpo di Ballo che nei giorni scorsi aveva già scioperato per tutte le tre le recite di “Schiaccianoci á la carte” in programmazione al Teatro Ristori e per la terza replica del titolo d’opera del 17 dicembre.
La sera prima dello sciopero si era tenuto, accompagnato dalla manifestazione di protesta da parte dei lavoratori davanti la scalinata del Comune in P.zza Bra, un incontro tra il Presidente di Fondazione Arena Tosi, il Sovrintendente Girondini e le segreterie sindacali, nel tentativo di ricucire uno strappo ormai divenuto quasi incolmabile tra i lavoratori da un lato, dirigenza e governance cittadina dall’altro e scongiurare così lo sciopero di ieri.
L’incontro non aveva comunque prodotto alcun elemento utile a rassicurare il lavoratori circa il futuro del loro Teatro affinché ci fossero i presupposti per il ritiro dello stesso sciopero.
I lavoratori del Corpo di Ballo avevano aperto la serie di scioperi il 16 dicembre facendo saltare la prima del balletto al Teatro Ristori, scioperi che sono proseguiti nelle repliche del 18 e 19 dicembre e per la recita del 17 di “Forza del Destino”. Gli stessi erano stati duramente colpiti dalle dichiarazioni pubbliche delle scorse settimane da parte del Sindaco Tosi, che non avevano lasciato dubbi alle intenzioni da parte della dirigenza della Fondazione Arena di portare a chiusura il settore.
La protesta nei giorni scorsi ha condotto ad un braccio di ferro mediatico costituito da dichiarazioni per mezzo di comunicati e conferenze stampa che non hanno risparmiato reciproche accuse e toni molto duri e severi da parte dei lavoratori. La tensione ha ovviamente coinvolto tutto il Teatro che ieri si è voluto fermare per difendere l’integrità del Teatro contro chi, iniziando dal settore Ballo, intenda smantellare il Teatro stesso pezzo per pezzo.
In un comunicato al pubblico, i lavoratori, hanno voluto spiegare le ragioni che hanno portato ad una azione che, loro malgrado, ha portato grande disagio agli stessi spettatori. Le dichiarazioni quanto mai assurde del Sindaco e Presidente di Fondazione Flavio Tosi registrate durante la trasmissione “Diretta Verona” e “sparate” a tutto volume hanno catturato l’attenzione del pubblico numeroso e costituito la miglior giustificazione per l’azione dei lavoratori che li ha privati del piacere di godere di qualche ora di arte e cultura.
Il pubblico pur amareggiato e deluso per non aver potuto assistere alla rappresentazione dell’opera, molti spettatori venivano anche da lontano, non hanno potuto biasimare i lavoratori stessi, anzi, si sono raccolti molteplici commenti negativi all’indirizzo di quanto sentito direttamente dalla voce del Sindaco di Verona qui non riproducibili per rispetto dell’istituzione che rappresenta poiché in alcuni casi molto coloriti. Vi basti pensare alle facce attonite ed incredule degli spettatori delusi nel sentire anche solo la frase “..è il paese che non crede più nella lirica.. Ma da decenni!!” oppure “..se un’imprenditore mi da dieci mila euro per fare una cena dentro gli arcovoli dell’Arena.. Io gliela faccio fare..” ed ancora le dichiarazioni circa la possibilità di utilizzare l’anfiteatro romano per partite di tennis e pallavolo!!
Gli spettatori inoltre, solidali con i lavoratori in quanto consapevoli e ben informati dalle stesse parole del Sindaco del motivo per il quale gli stessi lavoratori stessero lottando, erano molto amareggiati del fatto che, avendo appreso già da giorni la notizia della possibilità di sciopero per la rappresentazione di ieri, avevano tentato di chiedere nella mattinata informazione circa la fattibilità dello spettacolo ottenendo in alcuni casi informazioni contrarie od addirittura nessuna risposta telefonica.
Fa molto riflettere inoltre come molti spettatori del pubblico avessero acquistato il biglietto solo poche ore prima senza avvertimento alcuno circa le possibilità di uno sciopero annunciato da giorni.
Con questo sciopero il Teatro ha dato grande dimostrazione di essere unito e forte nella lotta dei lavoratori di tutti i settori contro chi voglia metterne in pericolo il futuro.
Attraverso i propri rappresentanti sindacali, come anche nell’incontro tenutosi la sera prima della giornata di sciopero, hanno ribadito le condizioni imprescindibili per avviare un dialogo di trattativa con la Dirigenza: l’integrità del Teatro fatto dai tre settori artistici Coro, Orchestra e Corpo di Ballo, il settore Tecnico (Palcoscenico, Scenografia e Sartoria) e quello Amministrativo, la disponibilità del Teatro Filarmonico su cui pende una disdetta di affitto da parte del Comune e ritenuto indispensabile per lo svolgimento della stagione invernale, la discussione di un vero piano di risanamento che oltre a una riduzione del deficit del Teatro che non può pesare solo sui lavoratori, ne favorisca anche il rilancio Artistico, la necessità di un cambio gestionale dato che l’attuale dirigenza, responsabile gravemente della situazione attuale di crisi del Teatro, di certo non ne può guidare il rilancio.
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‘RIMMEL’: TUTTA LA STORIA DEL DISCO REGISTRATO DI NASCOSTO IN ‘DE GREGORI. MI PUOI LEGGERE FINO A TARDI’ DI ENRICO DEREGIBUS

 DE GREGORI: ‘UN BEL LIBRO, MOLTO FEDELE, FA USCIRE QUELLO CHE SONO IO COME RITRATTO UMANO’

È stato un cammino tortuoso quello che ha portato a “Rimmel”, l’album di Francesco De Gregori che festeggerà i 40 anni il 22 settembre all’Arena di Verona.

È nato come un disco fantasma registrato di nascosto negli studi della Rca, con De Gregori che lo vuole “come un album dei Pooh” e il produttore Lilli Greco che lo scopre e vuole cestinare tutto. E ancora: il diverbio con Baglioni e poi l’amicizia, la lenta ascesa del disco nelle classifiche e di pari passo le contestazioni, “Pablo” che diventa uno slogan politico ma che viene anche suonato nelle discoteche. Questi e tanti altri sono i retroscena, gli aneddoti, le sorprese raccontati in “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi” di Enrico Deregibus, insieme a molte dichiarazioni di De Gregori e di chi ha contribuito al disco.

Il libro è la riedizione della biografia pubblicata nel 2003, un successo editoriale che ora torna completamente rivisto, arricchito e aggiornato. Lo stesso De Gregori ha molto apprezzato il lavoro: “è un bel libro, molto fedele e fa uscire quello che sono io come ritratto umano, con i lati buoni e quelli cattivi” (Blogfoolk), “è scritto molto bene, fatto con il rigore dello storico, l’ho letto con curiosità” (Repubblica).

Ma anche la critica ha accolto con entusiasmo il volume. Alcuni estratti:

“Deregibus è uno che la canzone d’autore – e non solo De Gregori – sa raccontarla. Firma un testo ricco e rigoroso, di comprovata completezza. Persino De Gregori, quando l’ha letto, non è riuscito a lamentarsi” (Andrea Scanzi - Il fatto quotidiano).

“Un bel libro di Enrico Deregibus. Tutto quello che avreste voluto sapere su De Gregori ma non avete mai osato chiedergli” (Gianni Mura – Repubblica).

“Una narrazione incalzante, anche grazie a migliaia di dichiarazioni dell’artista romano. In 352 pagine, ogni anno un capitolo, quasi 1500 documenti consultati e citati. Un ritratto per molti versi inatteso di uno dei maggiori artisti italiani” (Ansa).

“Un libro appassionante e appassionato. Imbastire una biografia di Francesco De Gregori è un’impresa da maneggiare con cura. Deregibus vi si cimenta da anni con il rigore dello storico, la competenza del critico e la passione del tifoso. Una mole impressionante da cui scaturisce un ritratto cubista del più vivisezionato e sfuggente degli artisti italiani” (Michele Lauro – Panorama).

“Un libro documentato, ricco di aneddotica e di testimonianze che sfatano molti luoghi comuni sul principe dei cantautori italiani” (Avvenire).

“Affabulatore preciso, dettagliato, abile nel destreggiarsi tra date, notizie, eventi, dischi e concerti, Deregibus presenta una biografia appassionata di De Gregori” (Donato Zoppo – Jam).

“Metteteci anche che il taglio narrativo di Enrico Deregibus è quanto di più accattivante vi riuscirà di scovare nel “giro” saggistico-musicale e avrete il quadro completo delle ragioni per cui questo libro – un moloch di 352 pagine fittissime che si “divorano” però con autentico sollievo letterario – è un libro da non mancare” (Mario Bonanno – Sololibri.net).

 Enrico Deregibus è giornalista e operatore culturale, si occupa principalmente di musica italiana. È membro del direttivo del Club Tenco, per il quale è anche responsabile dell’ufficio stampa, consulente del Mei, collabora con il festival “Collisioni” e con molte altre rassegne come il Premio Bindi. Ha curato il progetto “La leva cantautorale degli anni zero”. Come giornalista, ha scritto e scrive per varie testate. In campo editoriale, per Giunti ha realizzato la prima edizione di questa biografia nel 2003 ed il “Dizionario completo della canzone italiana” nel 2006. Con Enrico de Angelis e Sergio S. Sacchi nel 2007 ha curato “Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo” (BUR). Ha inoltre pubblicato nel 2013 “Chi se ne frega della musica?” (NdA Press), una raccolta di suoi scritti.

 

 

 

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Ho assistito ieri  notte su Canale 5 Lo spettacolo sta per iniziare, dall’Arena di Verona. Uno spettacolo tutto sommato gradevole e ben strutturato. Non concordo con coloro che hanno criticato quest’ operazione commerciale di promozione dove si mischiano vari generi musicali. Se ciò è fatto bene, credo sia importante per avvicinare alla musica classica e lirica anche coloro che non la amano perchè non la conoscono.

Paolo Bonolis, pur con diverse riserve, ha saputo condurre la lunghissima serata in maniera disinvolta, accompagnando lo spettatore  in un percorso musicale ricco di sfumature, di aneddoti e di similitudini trovando i punti d’incontro dei diversi generi.

La serata è partita con la presenza sul palco Veronese di un mito della musica Pop: Brian May fondatore dei Queen, accompagnato dalla bravissima Kerri Ellis artista dalla grande estensione vocale. Inserito fra questi due artisti  il tenore Vittorio Grigolo che ha cantato emulando (a mio avviso) un po’ troppo, il mitico Freddie Mercury soprattutto nei movimenti . Comunque bravo e di bella presenza, ha dimostrato che un cantante lirico può anche spaziare vocalmente in un genere diverso. C’è stato un siparietto con la sudamericana Belen però, che è meglio meglio dimenticare. Bonolis ha voluto mettere in evidenza che le soubrette presenti (c’era anche Elena Santarelli), in fondo non erano  così sceme, facendo loro recitare le parti da esperte di musica classica. Non ci ha creduto nessuno. Vabbè…

Complimenti alla parrucchiera che ha pettinato la cantante italiana Nina Zilli, per l’acconciatura stupenda, quasi una scultura. Dicasi pure per il trucco e l’ abito stile anni 40 .

La musica leggera e jazz era intervallata da brani operistici che anticipavano  le Opere in programma nella prossima stagione lirica estiva dell’Arena. Il coro, immenso per numero e per vocalità, con l’orchestra, erano diretti da Andrea Battistoni e Peppe Vessicchio che sono stati all’altezza della situazione senza infamia e senza lode.

Ho guardato la trasmissione a salti mentre leggevo in contemporanea i commenti su facebook, e mi sono particolarmente infastidita soprattutto con coloro che hanno tralasciato il vero contenuto della trasmissione, giudicando quasi esclusivamente l’aspetto esteriore di ogni singolo artista del coro (e si badi bene non corista che è altra cosa). Il coro rappresenta quasi sempre il popolo e questo è composto da grassi, alti,bassi,magri, brutti e belli, distratti, attenti e con gli occhi storti.  Non aveva senso evidenziare il difetti solo per il gusto di bocciare la trasmissione.

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In base allo Statuto adottato in forma di atto pubblico nella seduta consiliare dell’11 dicembre 2014 e approvato con decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo del 29 dicembre 2014 e al DECRETO-LEGGE 8 agosto 2013, n. 91 “Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo”, convertito con modifiche con la LEGGE 7 ottobre 2013 n. 112, questa Fondazione intende svolgere un’indagine ricognitiva al fine di conoscere le eventuali disponibilità di soggetti interessati a ricoprire il ruolo di Sovrintendente.
La manifestazione di disponibilità unitamente al curriculum dovrà pervenire entro il 31 gennaio 2015, orario di ufficio, direttamente alla Fondazione Arena di Verona, in via Roma 7/d – 37121 Verona o tramite pec all’indirizzo arenadiverona@legalmail.it
La Fondazione si impegna a custodire e trattare i dati personali presentati, nel rispetto delle disposizioni di cui al D. Lgs n. 196 del 30.06.2003 e ss.mm.ii.
La manifestazione di disponibilità non vincola in alcun modo le scelte del Consiglio di Indirizzo della Fondazione che potrà, nell’esercizio di un potere di scelta ampiamente discrezionale, proporre la nomina del Sovrintendente anche al di fuori delle manifestazioni di disponibilità presentate, avendo il presente avviso esclusive finalità di ricognizione di eventuali disponibilità.

Il Presidente
Flavio Tosi

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Chi ce l’ha forse non sa neppure che potrebbe possedere l’oro in bocca. Parlo della voce di contralto.

Tempo fa una mia collega raccontava della prima volta che la sua  maestra elementare la sentì cantare e le disse che lei purtroppo non avrebbe potuto coltivare la sua passione per il canto perché aveva una voce brutta. La maestra evidentemente non era stata in grado di riconoscere in lei una rara voce di contralto. Sentire una bambina con la voce da ragazzo potrebbe fare una certa impressione e invece questo tipo di voce è ricercatissima.

Tanti sono i musicisti che hanno scritto per voce di contralto, ma sicuramente Rossini spicca più di tutti. Cenerentola , Italiana in Algeri, Rosina del Barbiere di Siviglia, tanto per citarne alcune, sono protagoniste rossiniane dalla voce contraltile. Giuseppe Verdi invece ha voluto la voce di contralto in ruoli particolari come  la maga Ulrica del ballo in Maschera o la zingara Azucena del Trovatore.

Ebbene, oggi voglio parlarvi di un’artista dalla voce di contralto e dalla straordinaria carriera. Lei si chiama Mirella Caponetti .

Mirella Caponetti nasce ad Aosta e comincia giovanissima lo studio del canto col grande baritono Giuseppe Valdengo, e contemporaneamente anche quello della chitarra e del pianoforte. Si diploma al conservatorio di Torino e di lì a breve partecipa a diversi concorsi vincendoli o classificandosi ai primi posti. Prosegue la sua preparazione vocale con la Sig.ra Rina Filippini moglie del grande tenore Mario Del Monaco; continua sotto la guida del Dott. Romolo Gazzani. Prepara il repertorio con il M° Walter Cataldi Tassoni.

Nel 1986 debutta il suo primo ruolo in un teatro importante: Maddalena nel Rigoletto al Teatro Regio di Parma. La sua carriera così prende subito il volo.

Sarà diretta dai più importanti direttori d’orchestra:  Anton Guadagno, Gianluigi Gelmetti ,Gustav Kuhn,
Daniel Oren , Renato Palumbo, tanto per citarne alcuni,  nei teatri più prestigiosi italiani e stranieri come Arena di Verona, Filarmonico di Verona,Teatro dell’Opera di Roma,Teatro S.Carlo di Napoli, Oper der Stadt di Bonn ( Germania ), Opera de Nice ( Francia ) ecc.

Ha lavorato con registi di grande prestigio quali Franco Zeffirelli, Gian Carlo del Monaco, Hugo de Hana, P.L. Samaritani e cantato al fianco di grandi artisti come Ghena Dimitrova, Montserrat Caballé, Grace Bumbry, Daniela Dessi, Josè Carreras, Lando Bartolini ecc.

Mirella Caponetti ha lavorato anche a Cagliari Auditorium del Conservatorio nel 1990  nel ruolo di Maddalena del Rigoletto,1992 , con artisti quali Pietro Ballo, June Anderson, Alida Ferrarini , Mario Luperi, RosyOrani Francesco Musinu, Tore Pintus/Loi Rocchi Nardinocchi Aramu Melis
L’ Orchestra e coro dell’Istituzione dei concerti G.P. da Palestrina. Dirigeva il maestro Nino Bonavolontà la regia era di  Zennaro Izzo

Mirella Caponetti Daniela Dessì

Il suo repertorio comprende opere che vanno dalla Carmen alla Cavalleria Rusticana, dal Ballo in Maschera a Madama Butterfly…

Attualmente la sua carriera prosegue fra recital e musica lirico- sinfonica.

Grazie ad Internet oggi  abbiamo la possibilità di ascoltare subito i grandi artisti che non abbiamo potuto ascoltare dal vivo, attraverso anche  Youtube. Ho scelto per i miei lettori questo video che la vede fra gli interpreti del difficile quartetto tratto dal Rigoletto il cui tenore è il mio conterraneo Ivano Costantino.  info@mirellacaponetti.it

 


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La Fondazione Arena di Verona indice selezioni per:

Artisti del coro: “SOPRANI” – “MEZZOSOPRANI” – “CONTRALTI” “TENORI” – “BARITONI” – “BASSI”

Si prega di leggere attentamente il bando scaricabile a questo indirizzo: Bando .

Per partecipare, si prega di compilare e inviare entro il 7 gennaio 2014 il modulo A scaricabile a questo indirizzo: Modulo A (modulo ottimizzato per l’utilizzo con Internet Explorer 8.0 o superiore).

Le partiture possono essere scaricate ai seguenti indirizzi: Roméo et Juliette C. Gounod - C. Orff Carmina Burana Ave Formosissima - C.Orff Carmina Burana In taberna quando sumus - G Puccini Madama Butterfly Atto I - G Bizet Carmen Coro di Sigaraie - G Verdi Aida Finale II - G.Verdi Un ballo in maschera Finale III - G Bizet Carmen Atto IV - G Puccini Turandot atto I - G.Puccini Madama Butterfly atto I

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Il tenore Gianluca Terranova, il Caruso della fiction di RAI UNO, è in questi giorni a Cagliari . Sarà infatti uno degli interpreti del concerto di oggi e domani al Teatro Lirico.

Lui ha una bella voce di tenore lirico spinto, voce scura, quasi baritonale ma con una grande estensione che gli permette di spaziare in un repertorio molto vasto.

Lo Stabat Mater di Rossini è un osso duro per i tenori. L’aria  Cuius animam dello Stabat non è alla portata di tutti in quanto presenta nella sua scrittura  un bel RE sovracuto. Gianluca Terranova  affronta mirabilmente questa difficoltà grazie soprattutto alla sua grande tecnica. Mi ha confessato che  per poterla affrontare però  ha bisogno di scaldare la voce qualche oretta prima della esecuzione.

Quella di stasera sarà per lui la prima volta in pubblico.

Oltre a Gianluca Terranova (tenore) le altre voci solistiche  sono  Valentina Corradetti (soprano I), Claudia Marchi (soprano II),, Donato Di Stefano (basso). Dirigerà il maestro Filippo Maria Bressan.

L’orchestra e il coro saranno quelle del Teatro Lirico di Cagliari.

maestro del coro è Marco Faelli.

Adesso sedetevi comodi e guardate questa video-intervista che ho realizzato ieri sera col tenore Gianluca Terranova. Un regalo per il mio blog Musicamore e per tutti gli abbonati de teatro  .


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royaloperahouse teatro operaUn teatro d’opera italiano, l’Arena di Verona, inaugura il 12 ottobre la Royal Opera House Muscat (foto) nel Sultanato dell’Oman. Mercoledì 12, venerdì 14 e sabato 15 ottobre alla Royal Opera House Muscat andrà in scena Turandot di Giacomo Puccini, nel nuovo allestimento di Franco Zeffirelli e sotto la direzione musicale di Placido Domingo.

Sono in partenza per l’Oman 346 elementi tra orchestra, coro, corpo di ballo, tecnici, comparse e mimi.

La Royal Opera House Muscat è il primo teatro d’opera del Golfo, dall’edificio monumentale con una capienza che sfiora le 1.100 persone, un’ala con ristoranti ed una galleria d’arte, ed il secondo nel mondo arabo dopo l’Opera del Cairo.La serata inaugurale del 12 ottobre è riservata ai soli ospiti del Sultano Qaboos Bin Said, al suo 41° anniversario di regno.

«Essere stato scelto per portare l’Opera per la prima volta in questo straordinario Paese- dice Zeffirelli -  è per me un grande onore. La musica è uno strumento di comunicazione che ha un valore speciale, che si può porre addirittura al di là della stessa comunicazione perché trascende la sfera delle emozioni personali. Senza dimenticare che per gli italiani è anche una importante occasione, un nuovo Paese dove esportare una “nostra espressione artistica” che ha contribuito a rendere l’italianità così apprezzata in molte parti del mondo. La Fondazione dell’Arena di Verona è presente in questa straordinaria produzione con l’Orchestra, il Coro, il Corpo di ballo ed il personale tecnico. La sua presenza, quella di Placido Domingo e degli straordinari artisti che fanno parte del cast di questa Turandot aggiungono valore alla realizzazione creativa e sapranno trasportare nella dimensione dello Spirito i fruitori di questo straordinario evento».

Anche il sovrintendente Francesco Girondini sottolinea l’importanza di questo avvenimento: «il Royal Opera House agirà quale ponte tra la cultura omanita e quella europea, e quindi rappresenterà una vetrina culturale unica al mondo per amplificare l’universalità della musica e delle arti. E Fondazione Arena è fiera di essere al suo fianco in un momento così importante»

fonte:Il giornale dello spettacolo

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teatro-lirico-cagliariFinalmente! Poter vedere platea e galleria completamente esaurite è una grandissima soddisfazione. Da più di un anno nel nostro teatro desideravamo questo. Un artista senza il suo pubblico non è un artista completo.

Un mio collega spiritoso ieri ha esordito dicendo: “mi stavo stufando di vedere il pubblico che riempiva il teatro, sempre vestito di rosso!” Naturalmente si riferiva al colore delle poltrone.

Ieri il pubblico era multicolore e soprattutto molto caloroso e per noi artisti è una carica e una soddisfazione enorme.

Peccato per quei politici che continuano a dire che la lirica non ha seguito. Mi spiace solo che non potranno mai provare la gioia che proviamo noi nel vedere dal palcoscenico un teatro “Tutto esaurito” proprio per un’opera lirica!

E che dire dell’Arena di Verona? Esaurita in tutti i suoi spettacoli  con prenotazioni che arrivano da tutto il mondo e in particolare dall’oriente.

In questi giorni,  il presidente Napolitano ha assistito ed applaudito l’apertura della stagione areniana con una Traviata firmata 4 mori. Il nostro tenore Francesco Demuro, astro nascente della lirica mondiale, era il protagonista nella parte di Alfredo, e a fine opera ha potuto stringergli la mano .

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