Archivio della categoria “Città del mondo”

Con il concerto di mercoledì 5 luglio 2017, presso il Centro Culturale Casa Frau in Pula (Piazza del Popolo), è iniziata la Rassegna Musicale “Armonie sotto le stelle”, organizzata dagli Amici della Musica di Cagliari in collaborazione con il Comune di Pula e giunta quest’anno alla quarta edizione.

Il primo appuntamento ha visto protagonisti Guido Dorascenzi (voce recitante), Cristina Scalas (flauto traverso) e Davide Mocci (chitarra).

Mercoledì 19 luglio si prosegue con il soprano Elena Schirru, la voce recitante di Eleonora Giua accompagnate dal pianista Valerio Carta, un viaggio tra canzoni, arie d’opera, romanze da camera e le parole di Pasolini, Bennet, NicolaJ, Valentine, Abate, un viaggio tra musica e parole assai variegato.

Si proseguirà il 23 agosto con il duo formato da Massimiliano Loi al flauto e Manuele Pinna al pianoforte che proporranno musiche di: P. Gaubert, C. M. Widor, F. Doppler, T. Boehm.

Il 30 agosto saranno di scena il soprano Silvia Arnone, il tenore Mauro Secci accompagnati dal pianista

Valerio Carta in un programma che comprenderà musiche di: W. A. Mozart, G. Donizetti, G. Verdi, G. Puccini, F. P. Tosti, E. De Curtis.

Il mese di settembre si concluderà con gli ultimi due concerti.

Coordinatore della rassegna è il maestro Valerio Carta.

Programma del 19 Luglio

soprano Elena Schirru

Pianista Valerio Carta

1) Summertime
2) Me vojo fa na casa
3) Il bacio
4) Apres un reve
5) Il bel sogno di Doretta
6) Ma rendi pur contento
7) Traviata

Voce recitante Eleonora Giua

 

1: la buona madre di Nicolaj. 2: Monologo di Francesco Abate. 3: Supplica a mia madre di Pasolini. 4: giorgio Gaber uno spazio vuoto che va ancora popolato.

Programma del 23 agosto

con il duo formato da Massimiliano Loi al flauto e Manuele Pinna al pianoforte

- Taktakishvili, sonata per fl e pf
- Gaubert, notturno e allegro scherzando
- Widor, suite op. 34
- Doppler, fantasia pastorale ungherese
- Boehm, gran polonaise

 

 

Programma del 30 Agosto

col tenore Mauro Secci e il soprano Silvia Arnone accompagnati dal maestro Valerio Carta

Le più belle arie, duetti e romanze tratti da opere di W. A. Mozart, G. Donizetti, G. Verdi, G. Puccini, F. P. Tosti, E. De Curtis.

Elena Schirru e Valerio Carta

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il mercato di San Benedetto a Cagliari è il più grande mercato coperto d’Italia ed uno dei maggiori d’Europa, ospita spazi dedicati alla vendita di pesce, carne, ortofrutta, generi alimentari e servizi vari.

E’ stato inaugurato il 1° giugno 1957 e con i suoi 8.000 metri quadrati di esposizione su due livelli . Ad oggi nel Mercato operano quasi 300 concessionari. Al Piano terra è situato il reparto ittico, mentre nel piano superiore ci sono i reparti ortofrutta, carni alimentari, generi vari e servizi. In occasione dei 60 anni dalla sua apertura, la città di Cagliari organizza varie manifestazioni.

Anche il Il Teatro Lirico di Cagliari partecipa alla festa con due aperitivi musicali affidati a due ensemble sonori, composti da professori dell’Orchestra del Teatro Lirico, che allieteranno il pubblico nelle corsie e tra i 200 box dei due piani della struttura.

Venerdì 2 giugno, il Mercato sarà aperto dalle 7 alle 18 e il Teatro Lirico di Cagliari partecipa

Alle 11 si esibisce Filippo Gianfriddo che, con la sua marimba e le multipercussioni, propone quattro coinvolgenti ed accattivanti brani musicali, di cui uno composto per l’occasione: Yellow after the Rain di Mitchell Peters; Mercato SB60 di Filippo Gianfriddo; Rhythm Song di Paul Smadbeck; Rain Dance di Alice Gomez e Marilyn Rife.

 

Alle 17 si esibisce, invece, il trascinante Quintetto di Ottoni, composto da Lorenzo Panebianco (corno), Vinicio Allegrini (tromba), Luigi Corrias (tromba), Luca Mangini (trombone), Claudio Lotti (basso tuba), che animeranno il pomeriggio attraverso brani celebri, immortali canzoni e motivi da famose colonne sonore di film come: Sonata da Bankelsangerlieder di Anonimo; Sir Duke di Stevie Wonder (arrangiamento John Swan); My Funny Valentine di Richard Rodgers (arr. Roberto Di Marino); Misty di Erroll Garner (arr. Novelli); Yesterday di John LennonPaul McCartney (arr. David Short); Tango di David Short; Fuga BWV578 di Johann Sebastian Bach; Stardust di Hoagy CarmichaelMitchell Parish (arr. Lennie Niehaus); Latin di David Short; Polka Miseria di David Short; Round Midnight di Thelonius MonkCootie Williams (arr. Ingo Luis); The Pink Panther Theme di Henry Mancini (arr. Arthur Frackenpol); Danze inglesi del XVI secolo; No Potho Reposare “A Diosa” di Giuseppe RachelSalvatore Sini (arr. Claudio Lotti).

L’ingresso alla manifestazione è libero.

Cagliari, 31 maggio 2017

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maestro Valerio Carta

Domani, in occasione delle manifestazioni per “Monumenti aperti”, a Cagliari, sono tanti i momenti  musicali che accompagnano i visitatori. Oltre alle manifestazioni al Teatro Lirico e al Conservatorio di musica, ci sono concerti sparsi per la città.

Se vi trovate nella zona di Castello vi segnalo il concerto al Teatro Civico dove potrete ascoltare le voci del Soprano Elena Schirru e del baritono Francesco Leone accompagnati al pianoforte dal maestro Valerio Carta.

Il concerto comincia alle 18.

Vi consiglio di lasciare la macchina nei parcheggi sottostanti il Bastione e di recarvi al Teatro a piedi.

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In questo mio blog tratto da sempre  ogni forma d’arte ma ancora non mi era capitato di prendere in considerazione l’arte nell’architettura moderna. Non perchè non mi interessi, semplicemente perchè non ho i mezzi culturali specifici per analizzare a fondo certi lavori ma posso comunque esprimere le mie considerazioni da comune mortale su certi aspetti visivi.

Sono stata a Londra diverse volte per motivi personali e mai con quest’ultima volta mi era capitato di notare quanto siano spettacolari e affascinanti certi grattacieli. Siamo abituati a identificare Londra quasi esclusivamente col Big Ben o il palazzo reale, ma raramente per i suoi grattacieli che si affacciano sul Tamigi.

La prima volta che sono stata nella capitate britannica ho avuto il piacere di pranzare sul grattacielo tra i tre  più alti d’Europa: Lo Shard London Bridge, da cui si domina tutta la città. Osservare Londra da questo punto lascia davvero senza fiato. E poi è bello da vedere anche dall’esterno per la sua particolare forma. E’ chiamato anche Shard of GlassLa Scheggia in italiano ed è stato inaugurato il 5 luglio 2012, con i suoi 310 metri d’altezza (costituiti da 87 piani di cui 72 abitabili)Lo Shard London Bridge ha una forma piramidale irregolare ed è rivestito completamente in vetro.

Quest’ultima volta invece sono stata attratta da un grattacielo situato nel moderno quartiere di Canary Wharf, nel distretto londinese di Tower Hamlets, che a sua volta fa parte dell’East End di Londra, è un importante centro direzionale, sviluppato a partire dagli anni ottanta nella vecchia zona portuale dell’Isola dei Cani (Isle of Dogs). Canary Wharf, che rivaleggia ormai con il tradizionale distretto finanziario londinese della City, ospita tre fra gli edifici più alti del Regno Unito.

Il grattacielo in questione, che distava dal mio alloggio poche centinaia di metri, ha una caratteristica particolare: in base al suo punto di vista cambia sensibilmente forma. In alcuni momenti sembra che i suoi lati siano rotondeggianti verso l’interno, in altri invece all’esterno. A parole forse non riesco ad esprimermi quanto le foto che ho scattato da diversi punti del quartiere.

Se avrete l’occasione di recarvi a Londra vi invito a osservare non solo la Londra antica con le sue bellezze storiche ma anche la bellezza monumentale dei questi grattacieli.

 

 

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Foto P. Tolu

Valorizzare il binomio turismo-cultura come motore dell’economia locale, promuovere tutto il territorio ampliando l’offerta degli operatori e di conseguenza fornire un pacchetto completo ai visitatori. Sono alcuni degli obiettivi del protocollo d’intesa firmato tra la Camera di Commercio di Cagliari e la Fondazione del Teatro Lirico.
L’accordo viene inaugurato con La Traviata, il capolavoro di Giuseppe Verdi che andrà in scena per 15 rappresentazioni da venerdì 8 luglio a sabato 13 agosto.

L’intesa consente a tutti gli iscritti alla Camera di Commercio del capoluogo l’acquisto di un minimo di 50 biglietti serali per l’opera con uno sconto del 50 per cento. L’acquisto può essere suddiviso in diverse recite ed essere anche frutto della somma di diversi operatori turistico-culturali.
“Il protocollo propone un modello nel quale la cultura è vettore che traina l’economia con azioni di sostegno al sistema turistico – ha sottolineato il commissario straordinario della Camera di commercio Paola Piras – Parliamo di un’offerta incentrata sulla Traviata, ma intorno ad un filo rosso che guarda alle condizioni di trasporto per raggiungere la città dalla costa, alla visita dei monumenti e, grazie ad una collaborazione tra la Camera e il Consorzio ‘Cagliari centro storico‘, anche alla possibilità di un aperitivo pre-teatro o una cena post-teatro su menù e tariffe concordati”.
Ai turisti verrà proposto, quindi, un pacchetto completo, compreso il trasporto con bus navetta dai luoghi di villeggiatura.

“Quando si parla del rapporto tra economia e cultura occorre passare dalle parole ai fatti – ha chiarito il sovrintendente del Lirico, Claudio Orazi – Non è sufficiente sostenere che la cultura è la più grande industria del Paese senza collocarla. Nel caso specifico dei Teatri d’opera come il Lirico di Cagliari, con le sue produzioni artistiche di alta qualità, si desidera affermare la sua efficacia sociale, oltre alla capacità di attrarre un’ampia fascia di turismo.

Tanti turisti avranno così l’opportunità di assistere ad un‘opera-mito del repertorio operistico italiano come La Traviata in un bellissimo allestimento e con straordinari interpreti”.

ANSA

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In una giornata segnata da sbalzi di temperatura, ma sempre mite abbiamommesso in programma la visita alla National Gallery. La piazza circostante Trafalgar Square, pullulava di musicisti e statue viventi. A proposito di queste ultime, andavano forte quelle sospese per aria. La cosa buffa e che quando si stancavano, scendevano dal loro trespolo nascosto mettendo a vista il marchingegno che le teneva sospese. Fra i tanti musicisti spiccava un ragazzino spagnolo che suonava la chitarra e cantava le canzoni di Ed Sheeran. Molto bravo, siamo rimaste incantate ad ascoltarlo ,lo abbiamo applaudito e dopo abbiamo cantato con lui.
L’ingresso alla Nazional Gallery ci ha stupito benevolmente per il fatto che fosse gratuito, però allo stesso tempo siamo rimaste deluse perchè c’era uno sciopero e la metà delle sale erano chiuse. Impossibile non rimanere estasiati davanti alla grandezza di certe opere d’arte, come quelle di Raffaello, Michelangelo, Tiziano, o più moderni come Van Gogh, Manet, Monet etc. Se venite a Londra non perdetevi queste meraviglie.

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A passeggio nel centro di Londra, su Oxford street, pullulano arabi, cinesi, italiani, sudamericani, africani. Tutti corrono o,camminano veloci e non so perchè. I negozi sono tutti aperti e le luci delle tante vetrine illuminano a giorno la via. Improvvisamente ci imbattiamo in un capannello di persone che si stringe intorno a dei musicisti di strada che Suonano divinamente: un chitarrista, un batterista che utilizza delle bacinelle e dei barattoli rovesciati, e un cantante, tutti probabilmente di origine sudamericana. Fanno la loro musica in mezzo alla strada e viene apprezzata. La gente sente di dover pagare quello spettacolo improvvisato e mette ciò che ha in un cappello e lo fa col sorriso sulle labbra, alcuni danzano a ritmo, altri si agitano a tempo, altri accompagnano il cantante facendo da eco alla sua voce. Ma una cosa accomuna la maggior parte della gente presente: i telefonini sollevati per poter riprendere i musicisti e probabilmente condividere poco dopo con gli amici uno spettacolo veramente gradevole.

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Un’ arte che non ho mai preso in considerazione nel mio blog è quella della cera. Si, proprio quella che ritroviamo nei musei delle cere di tutto il mondo e che portano il nome di Madame Tussauds.

Ma chi era Madame Tussaud ?

Marie Tussaud era una donna di origini alsaziane. Aveva imparato l’arte di modellare la cera fin da piccola, creando i primi capolavori. Nel1802 lascia Parigi per l’Inghilterra, portando con sé le sue opere, e da questa collezione nasce l’attuale museo delle cere di Londra.  Da quella passione, oggi è nato un impero. Un impero fatto di cera e musei, di statue  perfettamente somiglianti a personaggi famosi. Ogni anno milioni di turisti si fanno ore di fila pur di farsi fotografare con fac-simili in 3D ed in dimensioni reali dei propri beniamini. Dagli attori  agli sportivi, dai politici ai giornalisti, ci sono quasi tutti.

Io ho avuto il piacere di vistare il muse di Berlino e naturalmente anche io mi sono divertita a farmi fotografare accanto ai personaggi del momento, trasformando  un po’ “di cera” anche me.

Ma i personaggi che ho visto erano davvero tanti e soprattutto vari. Dai  tanti personaggi del mondo dello spettacolo ai tanti politici, gli ultimi in termini di tempo. Mi domandavo se quando cade un governo, le statue realizzate vengano abbattute o messe in qualche deposito in attesa di essere riciclate!  Ad esempio pare che l’instabilità politica italiana continui a preoccupare i modellatori di Madame Tussaud’s  che preferiscono altri personaggi più amati.

In questo museo sono stata colpita da tre cose:

- certi personaggi sembrano talmente veri che ti aspetti da un momento all’altro che parlino. Ho avuto questa  sensazione davanti alla statua della povera Anna Franck seduta davanti al suo diario;

- tutta la procedura particolareggiata di come vengono realizzate queste cere. Anzi, chi vuole può mettersi a disposizione per provare in prima persona la realizzazione delle proprie mani.

- la presenza della statua di Hitler ( chiuso da una teca di vetro),  ed un cartello che impone di non fotografarlo per rispetto ai familiari delle  vittime del nazismo.  Nel 2008,  un visitatore balzò al di là del vetro e gli staccò la testa.

Oltre alla foto di testa e a quella con Madame Tussaud  , ho realizzato un piccolo fotoalbum che vi mostro di seguito. Naturalmente non include la statua di Hitler.

 

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Camminando per le vie del centro di Berlino mi sono imbattuta in diversi musicista da strada e fra questi un “suonatore di bicchieri” . Conoscevo quest’arte da tempo ma non avevo avuto ancora modi di ascoltarla dal vivo. Un artista straordinario che con molta umiltà accettava il pagamento a “cappello” proponendo la sua arte e vendendo i suoi CD.

Non ho mai pensato che questi artisti fossero degli accattoni, come qualcuno li ha definiti, perchè essi svolgono dignitosamente il loro lavoro scegliendo per vari motivi di esibirsi davanti ad un pubblico casuale che sicuramente apprezza e ringrazia pagando il suo biglietto liberamente.


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Per tutti coloro che volessero fare un viaggio indietro nel tempo , precisamente nel Medio Evo della Sardegna, questa è l’occasione giusta. Ad Oristano da domani 9 agosto fino al 24 si potrà assistere ad una serie di eventi legati al periodo dei Giudicati e alla storia di Eleonora d’Arborea.

Nel centro commerciale Porta Nuova si potrà ammirare una mostra di abiti realizzati a mano, fedelmente riprodotti, e ad una sfilata con gli stessi ad opera del Gruppo storico medioevale Antica Turabolis di Terralba.

 Il Giudicato d’Arborea

Regno d’Arborea è il titolo e il nome di uno Stato medievale sardo (inopportunamente chiamato “Giudicato”d’Arborea” dalla storiografia tradizionale).

Questo Regno, formato storicamente dall’ampia e fertile valle del Tirso e dai monti delle Barbagie di Ollolai, Mandrolisai e Belvì era situato al centro dell’isola e confinava con i regni di Càlari e di Torres.

Quello d’Arborea era uno stato sovrano (che non riconosceva poteri superiori) e perfetto (stipulava accordi internazionali liberamente).

Aveva per capitale Oristano, ed era grande circa 4.832 kmq (quasi il doppio dell’attuale Provincia). Lo abitavano neanche centomila persone fra liberi, servi e religiosi.

Il Regno con lo stemma araldico “parlante” dell’”Albero deradicato, durò ben 520 anni (da circa il 900 al 1420), più a lungo di tutti gli altri regni giudicali isolani (Càlari, Torres e Gallura); e, per questo, ebbe perlomeno,ventitré generazioni di sovrani.

I 4 giudicati nacquero intorno al X secolo d. C.

Il regno era diviso in 13 Curadorias e ognuna di queste comprendeva diversi paesi. Ogni Curadoria era amministrata dal proprio Curadore (un ufficiale responsabile del proprio operato).

La figura più conosciuta di questo periodo è la Regina Eleonora d’Arborea (Giudicessa), particolarmente nota per aver aggiornato e promulgato la Carta de Logu (precedentemente promulgata dal padre Mariano IV d’Arborea), una raccolta di leggi in vigore nel Giudicato ma in seguito estesa a tutta la Sardegna.

La Carta de Logu rimase in vigore fino al 1827.

Una curiosità: Il Falco Eleonorae (in italiano Falco della regina), un rapace ampiamente diffuso nel bacino del mediterraneo, prende il nome dalla sovrana sarda, autrice di un’apposita norma preposta alla sua tutela dal bracconaggio. Stranamente, solo il nome italiano non ricorda Eleonora d’Arborea, mentre in tutte le principali lingue viene chiamato con il suo nome. In francese si chiama Faucon d’Éléonore, in inglese Eleonora’s Falcon, in spagnolo Halcón de Eleonor e anche in tedesco è Eleonorenfalke.

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C’è chi ha avuto la fortuna di assistere al debutto scaligero nella sua intensa Carmen di Bizet, chi al Metropolitan di New York o in questi giorni all’Arena di Verona. Io l’ho conosciuta al Teatro Lirico nel ruolo di Doulcinée in Don Quicotte . Una voce di mezzosoprano fuori dal comune  per intensità colore e timbro. Credo davvero una delle più belle di questo secolo , accompagnata da un carattere aperto, allegro e gioviale. Lei è Anita Rachvelishvili  , georgiana di nascita e ora cittadina americana . I teatri di tutto il mondo fanno a gara per averla nelle loro stagioni. Tante opere e concerti. Ma non si immagini una cantante piena di fissazioni e chiusa nel suo guscio. Lei intanto è giovanissima non solo d’età ma anche di testa e così com’è, ama anche sperimentare cose nuove. Quando venne in teatro mi colpì il fatto che non avesse spartito al suo seguito ma l’Ipad , che di spartiti ne conteneva diversi. Mi confessò che lo usava per praticità, in aereo, durante i suoi continui spostamenti, per poter studiare le altre opere che avrebbe dovuto cantare nei mesi successivi.

In questi giorni mi sono imbattuta nel video di un suo concerto completamente diverso dal suo repertorio: il tango argentino di Astor Piazzolla in una intensa esibizione di “Yo Soy Maria de Buenos Aires“.

Ascoltatela e poi mi direte. Riusciremo a riportarla a Cagliari magari con questo bellissimo repertorio? Sponsor fatevi avanti!!


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Il Barbiere di Siviglia, l’ opera di Rossini più popolare, amata anche da chi non segue regolarmente la lirica, avrà una location diversa dal solito. Sarà rappresentata infatti nello splendido Giardino della Reggia di Colorno

Dopo il successo della prima edizione di “Una Reggia per il Maestro”, rassegna che si è svolta nell’estate 2013 nello stesso luogo  e che ha visto la presenza di circa 700 persone per la rappresentazione de “La Traviata” di Giuseppe Verdi (2 luglio 2013), Parma OperArt nella stessa data del 2 luglio 2014 – alle ore 21.30 – ripropone una serata dedicata all’Opera nel giardino storico della Reggia. Sarà protagonista Gioacchino Rossini con il suo “Il Barbiere di Siviglia”, una delle opere meglio riuscite e più rappresentate in tutti i teatri del mondo, che garantirà al pubblico una serata di grande musica e di divertimento sotto il cielo stellato.

L’Opera, che sarà rappresentata integralmente in questa esclusiva produzione firmata Parma Operart, con coro, orchestra e danzatori, vedrà in scena un cast di livello qualitativo straordinario con i migliori interpreti lirici del panorama nazionale, oltre al suggestivo e imprescindibile complemento scenico della Reggia.

Vestirà i panni di Figaro un giovane dalla brillante carriera, Carlo Maria Cantoni, baritono cantabile dal tipico colore Verdiano dopo alcuni anni di repertorio Rossiniano e Mozartiano al quale torna sempre volentieri. Di notevole presenza scenica, Cantoni ha cantato in quasi tutti i maggiori teatri italiani e nelle più importanti sale d’opera internazionali affiancando artisti di calibro quali ad esempio Alberto Cupido, Amarilli Nizza, Svetla Vassileva, Giuseppe Giacomini, Franco Bonissolli, Nicola Martinucci, Roberto Aronica, Bruno Bartoletti, Liliana Cavani, e tanti altri. Numerose le produzioni che lo vedono impegnato in tutto il mondo: Aida, Rigoletto Manon Lescaut Guglielmo Tell, Attila, Nabucco, Traviata, Don Carlos, Carmen, Ballo in maschera, Trovatore, Otello, Cavalleria Rusticana, Tosca, Madama Butterfly, Il Barbiere di Siviglia e tante altre.

Al suo fianco troviamo anche un’altra importante presenza, particolarmente cara ai parmigiani: quella di Don Bartolo interpretato dal M° Romano Franceschetto, veterano dei palcoscenici più prestigiosi italiani ed esteri, che ha calcato vestendo proprio i panni di questo personaggio.

Benché il suo repertorio sia assai vasto, spaziando dal ’700 ad opere contemporanee in prima esecuzione, Franceschetto si è specializzato nei principali ruoli di “buffo” del 18° e 19° secolo interpretandoli nei principali teatri italiani e stranieri, lavorando con Dario Fo nel “Barbiere di Siviglia” al Teatro Petruzzelli di Bari, ed interpretando il medesimo ruolo al Teatro Regio di Parma e in altri teatri sotto la direzione di importanti direttori d’orchestra e registi.

Bella, solare e accattivante la nostra Rosina: il ruolo della “donna contesa” da Don Bartolo e il Conte di Almaviva sarà interpretato dal mezzosoprano Paola Cacciatori che si distingue per l’ottima prestazione vocale e la spigliata verve scenica. Vive a Roma e si sta affermando con grinta e successo nel panorama lirico nazionale.

Il ruolo del Conte d’Almaviva è interpretato dal tenore Matteo Mezzaro che il pubblico di Parma ha già avuto l’occasione di applaudire al Teatro Regio nel ruolo di Gherardo in “Gianni Schicchi” di Puccini nella stagione lirica appena conclusa e ospite nell’ultima puntata Rai della trasmissione di Carlo Conti lo scorso 30 maggio.

Il ruolo di Don Basilio è interpretato dal basso Luca Gallo, veterano nel ruolo e artista con splendida carriera: ha lavorato con direttori d’orchestra come Donato Renzetti o Peter Maag, e con colleghi comela Freni, Devia, Ghiaurov, Bruson e Bocelli.

Berta, ruolo comprimario ma importante, sarà interpretata dal soprano Francesca Salvatorelli, giovane soprano ma già esperta in questo buffo personaggio che ci delizierà con la famosa e divertente “aria di Berta”.

Fiorello sarà interpretato dal giovane basso Eugenio Maria Degiacomi che lo scorso anno ha ricoperto il ruolo del Marchese ne “La Traviata” rappresentata proprio alla Reggia di Colorno.

L’orchestra “Cantieri d’Arte” è diretta dal M° Lorenzo Bizzarri così come il coro “Lirico Aurea Parma.

La regia si avvarrà di un impianto scenico assolutamente essenziale dove giocheranno un ruolo importante alcune piccole danzatrici e danzatori – di Coreutika Danza di Bologna – un po’ piccoli Cupido e un po’ “folletti” che scoccheranno le loro frecce e le loro scintille coinvolgendo tutti i protagonisti del libretto.

Per l’accompagnamento in scena con la chitarra si esibirà il giovane Davide Prina, vincitore dell’edizione 2014 di “Children for Music” all’Auditorium Paganini.

Una serata all’insegna del divertimento e della buona musica sotto le stelle, realizzata da Parma OperArt in collaborazione con Antea e Comune di Colorno. Si ringraziano gli sponsor dell’iniziativa: l’azienda Illa SpA e RP Santini srl.

 Biglietteria:

-          Settore A euro 25,00

-          Settore B euro 20,00

-          Settore C euro 15,00 Consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita a:

Parma OperArt, v. Garibaldi 57, Parma – Tel. 0521 1641083 / Cell. 393 0935075

Email: info@parmaoperart.com

www.parmaoperart.com  / https://www.facebook.com/estaverdi.colorno

Biglietteria della Reggia: 0521 312545

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La prima volta che ho sentito il nome di Pinuccio Sciola è stato nei primi anni ’80, periodo in cui stava realizzando un murale su un palazzo vicino al mio quartiere. Quel murale purtroppo, essendo stato finanziato da privati, non è stato valorizzato ma anzi lasciato in in  stato di abbandono fino alla rimozione avvenuta lo scorso anno. Ho fatto in tempo a fotografarlo qualche mese prima. Una vergogna su cui non voglio soffermarmi oltre.

Pinuccio Sciola ha realizzato opere di grande pregio esposte in tutta Europa,  in particolare ha realizzato le pietre sonore (chi ne vuole sapere di più può trovare tutte le notizie cliccando su questo link).

Il nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari dell’opera Turandot è firmato, per la regia, dal fiorentino Pier Francesco Maestrini mentre per  l’impianto scenico, proprio dal celebre scultore sardo al suo debutto nell’opera lirica.

Ma chi è Pinuccio Sciola?

Pinuccio Sciola è nato a San Sperate, cittadina della provincia di Cagliari, da una famiglia di contadini. Nel 1959 giovanissimo autodidatta partecipa ad una mostra concorso per studenti di ogni età  vincendo una borsa di studio che gli permette di frequentare l’Istituto d’Arte di Cagliari.

Appena gli è possibile viaggia per le grandi capitali europee dove ha modo di  incontrare  tanti artisti fra cui Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore.

Nel  1964, frequenta il Magistero d’arte e a Salisburgo,  l’Accademia Internazionale (Sommerakademie), dove segue corsi di Kokoschka, Minguzzi, Vedova e seminari di Marcuse.

Nel 1967 vince ancora una borsa di studio con la quale potrà frequentare l’Università di Moncloa a Madrid; è in questo periodo che approfondisce le pitture rupestri della grotta di Altamira.  Nel maggio del ’68 è a Parigi.

Nello stesso anno, rientrato al suo paese, decide di trasformare San Sperate in un “Paese-Museo“. Così nei muri delle case del paese, ritinteggiati completamente di calce bianca, vengono dipinti dei murales e nelle piazze vengono deposte varie sculture. Questa iniziativa coinvolge gran parte della popolazione ed ha un gran seguito, non solo fra i suoi compaesani, ma anche fra numerosi artisti, quali  Foiso Fois, Gaetano Brundu, Primo Pantoli, Giorgio Princivalle.
Nello stesso anno ottiene la cattedra di Scultura all’Istituto d’Arte di Cagliari.

L’attività nel paese-museo di San Sperate attira l’attenzione dell’UNESCO che nel 1973 invita Pinuccio Sciola a recarsi in Messico. Qui incontra il maestro muralista David Alfaro Siqueiros, ne apprende i segreti e collabora ai grandi murales nel popoloso quartiere Tepito.

Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia  e in seguito al  Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Nel 1984 è a Milano per l’esposizione alla Rotonda della Besana: Pinuccio Sciola: uno scultore per una scuola. Nel1985, in Piazza Affari a Milano, allestisce un presepe di grandi dimensioni; a Cagliari dipinge un enorme murale con pietre (vedi foto di testa),   su un’intera parete di un palazzo in piazza Repubblica . È presente con le sue opere alla Quadriennale di Roma, a Barcellona, Parigi, Vienna ecc. e tra l’86 e l’87 nei musei d’arte moderna di varie città della Germania.

Vicino a Stoccarda, nel centro storico di Kirchheim Unter Teck, una sua scultura viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo.

Le sue opere, in particolare sculture, fanno parte di collezioni pubbliche e private e vengono esposte in vari musei e collocate in piazze, parchi e luoghi soprattutto d’Europa.

Ed eccolo ora come scenografo per la Turandot cagliaritana con i costumi di Marco Nateri e le luci Simon Corder .

Il giovane maestro milanese Giampaolo Bisanti, tra i migliori interpreti del grande repertorio musicale che ritorna a Cagliari dopo il verdiano Otello dello scorso anno,  dirigerà l’Orchestra, il Coro del Teatro Lirico di Cagliari e il Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari. Il maestro del coro è Marco Faelli, mentre il maestro del coro di voci bianche è Enrico Di Maira.

Protagonisti dell’opera sono giovani ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali:Maria Billeri (27 giugno, 5-9-12-16-19-23 luglio, 2-13 agosto)/Annalena Persson (2-26-30 luglio, 6-9-16 agosto) (Turandot), Badri Maisuradze (27 giugno, 2-9-12-16-19-26 luglio)/Marcello Giordani (5-23-30 luglio, 2 agosto)/Rudy Park (6-9-13-16 agosto) (Calaf),Maria Katzarava (27 giugno, 5-12-16-19 luglio, 9-13-16 agosto)/Valentina Farcas (2-9-23-26-30 luglio, 2-6 agosto) (Liù), Carlo Cigni (27 giugno, 2-30 luglio, 2-6-9-13-16 agosto)/Rafal Siwek (5-9-12-16-19-23-26 luglio) (Timur), Gezim Myshketa (27 giugno, 2-16-19-23-26-30 luglio, 6-9-13-16 agosto)/Giovanni Guagliardo (5-9-12 luglio, 2 agosto) (Ping), Massimiliano Chiarolla (Pong), Gregory Bonfatti (Pang), Davide D’Elia (Altoum), George Andguladze (Un Mandarino), Mauro Secci (Il Principe di Persia), Graziella Ortu/Loredana Aramu (Prima ancella),Luana Spinola/Juliana Vivian Carone (Seconda ancella).

Sotto un video realizzato dal Lirico di Cagliari durante la realizzazione delle scene


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Tutto esaurito questa sera per il  grande concerto a Cagliari ,organizzato con lo scopo di raccogliere fondi, oltre che per la ricostruzione delle scuole distrutte dall’alluvione, anche per riuscire a dare, attraverso musica e cultura, una speranza per il futuro a tanti giovani e soprattutto promuovere una riflessione sulla tutela del territorio e dell’ambiente. “Non si tratta solo di Sardegna ma anche di quello che è successo a Modena, in Ligura, nel Veneto, nel Metapontino, e delle Marche in questi ultimi giorni. Bombe d’acqua causate anche dalla mano dell’uomo, dalla cementificazione selvaggia”, dichiara  Paolo Fresu organizzatore di questo evento.

Ecco i nomi di tutti gli artisti che parteciperanno questa sera.

Gianna Nannini, Amii Stewart, Francesco Renga, Mauro Pagani, Eugenio Finardi, Gianmaria Testa, Marco Carta, Omar Pedrini, Claudio Coccoluto, i Perturbazione, Raffaele Casarano, il Devil Quartet, Raphael Gualazzi, Gaetano Curreri e gli Stadio, Paola Turci, Ornella Vanoni, Samuele Bersani, Ron, Cristiano De André, Alice, Lella Costa, Ascanio Celestini, Luca Aquino, Piero Marras, Tazenda, Luigi Lai, Elena Ledda, Antonello Salis, Gavino Murgia, NeonElio, Franca Masu, Sikitikis, Menhir, Salmo, Lavinia Viscuso, l’Orchestra d’archi del Teatro Lirico di Cagliari, oltre a Celso Valli nel ruolo di arrangiatore e direttore musicale, e al direttore artistico dell’evento, il jazzista sardo Paolo Fresu. Un ricco menù di interventi musicali (e non solo) con la regia di Gianfranco Cabiddu e la conduzione di Geppi Cucciari e Neri Marcorè.

Tanti anche gli artisti che parteciperanno virtualmente attraverso dei videomessaggi come Peter Gabriel Claudio Baglioni,  Paolo Conte, Piero Pelù, Elisa, Max Pezzali, Paola Cortellesi, i Nomadi.

L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva su RAI TRE e radiofonica su RADIO DUE dalle 20,30

Puoi dare il tuo contributo anche da casa cliccando su questo link

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“Il mio cuore è ferito. Negli occhi mi trascorrono prati, monti, volti, alcuni dei quali non vedrò mai più.

Ho pianto, sinceramente pianto, come un bambino a cui han rapito il fratello per nasconderlo nel passato, lasciarlo a mezza strada tra i ricordi e l’impotenza. Mi lega a voi, alla Sardegna, non solo una cittadinanza formale, ma una ben più alta affinità elettiva di sentimenti e sensazioni: mi sento un sardo, sono un sardo. Non è la terra di amici miei ad essere stata sconvolta, no, è la mia stessa terra.

C’è nella ricorrenza fatale, nel perdurare di questi disastri, quasi uno spregio, una incomprensibile sfida del destino contro il popolo che meno di tutti merita il dolore e la distruzione; ma d’altronde è nella sintassi stessa del vivere sardo essere soli contro tutti e tutto, vivere come “canne al vento”.

Vi abbraccio, vi abbraccio tutti in questo silenzio improvviso che risponde al tuono e alla morte: vi penso non come un eccezionale incontro, ma come la gente della mia vita a cui più assomiglio per volontà, dignità, senso morale.

Tra i miei ricordi trovo, per darci una sorta di consolazione, le parole bellissime tratte da un frammento del grande poeta greco Archiloco: “Cuore, mio cuore sconvolto – in mezzo a pene senza fine tirati su – a petto in fuori aspetta l’assalto – dei nemici: stai ben fermo all’istante – dello scontro e se vinci non metter su – arie, se sei caduto non affliggerti – girando col muso per casa: no no – goditi i tuoi momenti di gioia e – affliggiti al dolore quanto basta, impara – la melodia, il ritmo della vita umana”. Tornerò presto ma in verità da voi non sono mai partito, è come se fossi lì a dirvi, gridarvi, sussurrarvi “si ricomincia”, perché gli uomini sono troppo grandi per darla vinta al destino”.

Roberto Vecchioni

 

(pubblicata sul quotidiano “La Nuova Sardegna” del 22 novembre 2013)

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Il mezzosoprano georgiano, Anita Rachvelishvili, divenuta  famosa per il  suo debutto giovanissima nell’opera Carmen al  Teatro alla Scala nel 2009 , è anche una persona  generosissima. Una volta consolidata la sua fama ha voluto creare una borsa di studio per un giovane studente musicista del suo paese martoriato dalla guerra.Quando i suoi impegni glielo consentono , poi,  non disdegna i concerti di beneficenza.

Questa sera  canterà con suo marito, il tenore italiano Riccardo Massi, nella sua città georgiana, Tblisi , in un Grande Gala di Beneficenza sotto
il cielo aperto.

Lo scopo è quello di raccogliere fondi per i piccoli, vittime della guerra del 2008 fra la Russia e la Georgia e soprattutto per coloro che vorranno studiare la musica.

 

Dges sagamos didi Gala koncerti gia
cis kvesh chvens lamaz Tbilis kalakshi!

Davexmarot ltolvil patarebs musikis shestavlashi!
Kulturisa da musikistvis!!!

 

 

 

 

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La vita di un artista ed in particolare di un cantante lirico è bella, interessante e sempre ricca di novità. Mai un giorno è uguale all’altro, difficilmente si cade nella routine.

L’artista, quello talentuoso, ha il dovere di  donare il suo talento oltre che nel proprio paese anche da altre parti del mondo.

Un cantante valido, che ha mostrato di avere qualità fuori dal comune, generalmente viene invitato anche all’estero, prendendo il volo velocemente anche nel senso materiale della parola. L’aereo infatti diventa il mezzo più utilizzato per gli spostamenti.

Il viaggio è parte integrante di questo lavoro e con esso tutti gli elementi che lo caratterizzano: la cultura, le religioni, gli  usi e costumi .

Ma come per tutte le cose belle, anche in tutto ciò c’è un rovescio della medaglia: la cucina

Noi italiani siamo molto esigenti nella cucina. Non sempre riusciamo ad adattarci a quelle di altri paesi soprattutto quando questi tentano di rifilarci piatti della nostra tradizione, come ad esempio la pastasciutta.

Qualche tempo fa il nostro Teatro si è recato in trasferta a Vigo, città spagnola al confine con il Portogallo, per una stagione lirica. Siamo stati in loco una decina di giorni in cui abbiamo potuto apprezzare la cucina locale a base di ostriche giganti e pesce. Lo chef dell’Hotel però, per rendere omaggio alla compagnia italiana, ci servì per qualche sera la pastasciutta.

Non voglio dirvi di più, ma vi invito a guardare questo video dove un collega racconta esattamente come è stato vissuto questo evento.


Memoro Video

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Altre immagini che ci arrivano dal Giappone e precisamente Osaka, luogo dove la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia si trova attualmente   e dove sta rappresentando alcuni concerti e l’opera verdiana  Otello  interpretato dal tenore Gregory Kunde, Jago: Lucio Gallo ,Cassio: Francesco Marsiglia, Roderigo: Antonello Ceron, Lodovico: Mattia Denti , Montano: Matteo Ferrara, Desdemona: Leah Crocetto ,Emilia: Elisabetta Martorana

Il nostro rappresentante sardo, il tenore Giovanni Deriu artista del coro, ci ha regalato queste foto scattate  fra una pausa e l’altra delle prove del  concerto di brani verdiani ,  diretto dal maestro Myung-Whun Chung. I solisti sono il  soprano: Ekaterina Bakanova il tenore: Shalva Mukeria il baritono: Julian Kim. Il maestro del coro è Claudio Marino Moretti. Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

La fondazione del Teatro La fenice è stata invitata dall’Asahi Shimbun Company, la società proprietaria del principale quotidiano giapponese , che  si è impegnata nella ricostruzione della sala e nel rilancio dell’Osaka International Festival

Nella foto di testa Giovanni Deriu è in compagnia del tenore Gregory Kunde.

 

 

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Se in Italia si fatica a mantenere in piedi le  Fondazioni liriche Sinfoniche, nei paesi del Sol Levante si fa a gara per avere queste come ospiti dei loro teatri. Dopo Il Teatro di Firenze il San Carlo di Napoli (è stato ospite del 41 festival musicale ad Hong Kong)  ecco che anche la Fenice di Venezia è volata in Giappone per un’altra prestigiosa stagione tutta italiana.

E in questa tournée c’è anche un po’ di Sardegna. Fra gli artisti del coro infatti ci sono il tenore nuorese Giovanni Deriu (che si alterna fra Cagliari e Venezia) e il soprano Antonella Meridda. Sarà proprio Giovanni Deriu a raccontarci  alcuni momenti delle giornate giapponesi.

Già dalleprove sono scaturite subito le prime sensazioni: “Oggi la lacrimuccia non ha resisisto. Cantare la musica della propria nazione in terra straniera ti riempie di gioia e ti fa dimenticare i periodi negativi. Sentire il caloroso entusiasmo del pubblico giapponese dopo aver cantato e suonato le musiche di Verdi, Puccini e Rossini ti soddisfa ancora di più. Queste situazioni ti fanno veramente sentire la voglia essere Italiano e la voglia di sentir nominare IL “Bel Paese” ancora una volta in tutto il mondo. La Cultura può ancora garantirci un grande futuro!!!!! Buonanotte dal Giappone!!!”

 La Fondazione Teatro La Fenice ha inaugurato la nuova Festival Hall di Osaka, con un concerto,sotto la guida di Myung-Whun Chung, Il prossimo appuntamento sarà l’OTELLO di Verdi. Invitata dall’Asahi Shimbun Company, la società proprietaria del principale quotidiano giapponese impegnata nella ricostruzione della sala e nel rilancio dell’Osaka International Festival, la Fenice ha effettuato così la sua terza tournée in Giappone, a otto anni di distanza dalla precedente del 2005: una tournée che dopo Osaka la porterà anche a Nagoya e a Tokyo, per un totale di quattro concerti e quattro rappresentazioni di Otello.

La tournée è organizzata in collaborazione con Asahi Shimbun, Bunkamura e Tokyo Broadcasting System, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo.

Le tre serate ad Osaka apriranno il 51. Osaka International Festival.

Concerto di gala
direttore: Myung-Whun Chung | soprano: Amarilli Nizza | maestro del coro Claudio
Marino Moretti | Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Osaka, Festival Hall
mercoledì 10 aprile 2013 ore 19.00

Tokyo, Bunka Kaikan
martedì 16 aprile 2013 ore 19.00

Otello

maestro concertatore e direttore: Myung-Whun Chung | regia: Francesco Micheli | scene: Edoardo Sanchi | costumi: Silvia Aymonino | light designer: Fabio Barettin | maestro del coro: Claudio Marino Moretti | Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

personaggi e interpreti principali
Otello: Gregory Kunde | Jago: Lucio Gallo | Cassio: Francesco Marsiglia | Roderigo: Antonello Ceron | Lodovico: Mattia Denti | Montano: Matteo Ferrara | Desdemona: Leah Crocetto | Emilia: Elisabetta Martorana

Osaka, Festival Hall
giovedì 11 aprile 2013 ore 18.30

Nagoya, Aichi Arts Center
domenica 14 aprile 2013 ore 14.30

Tokyo, Orchard Hall
mercoledì 17 aprile 2013 ore 18.30 | venerdì 19 aprile 2013 ore 18.30

Concerto

direttore: Myung-Whun Chung | soprano: Ekaterina Bakanova | tenore: Shalva Mukeria | baritono: Julian Kim | maestro del coro Claudio Marino Moretti | Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Osaka, Festival Hall
sabato 13 aprile 2013 ore 14.30

Tokyo, Bunka Kaikan
giovedì 18 aprile 2013 ore 19.00

 

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foto di Domenico Corraine

 

Ecco alcune immagini odierne del grandioso spettacolo di colori e di suoni che va in scena ogni anno a Oristano da 500 anni, in occasione della Sartiglia, con il corteo di 120 cavalieri in costume e cavalli riccamente addobbati che si snoda per le vie della città preceduto da centinaia di figuranti in costume sardo e medievale. Album fotografico realizzato da Raffaella Atzori

Paradisola

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Ho tante cose nei cassetti, negli scaffali, negli album familiari. Ogni tanto, mentre cerco questa o quella foto mi soffermo a leggere i vecchi programmi di sala, le recensioni,le produzioni liriche che hanno segnato la mia carriera professionale.

Ho pensato però che tutti questi elementi tanto affascinanti,  che segnano le tappe e i momenti belli del nostro teatro cagliaritano, non possono rimanere chiusi   alla sola vista mia, ma devono essere condivisi con tutti. Questa è la storia del nostro Teatro!

Le nuove generazioni devono  sapere l’importanza che ha avuto e che ha ancora  il Teatro lirico per la cittadinanza di Cagliari:  famosi direttori d’orchestra, cantanti lirici, ballerini ed attori, costumisti,scenografi e coreografi; grandi eventi e grandi produzioni.

Allora ho pensato di creare un Museo Virtuale aprendo una pagina su Facebook che si chiama appunto Museo virtuale della Lirica a Cagliari.

Diversamente dai musei classici -statici , questo sarà sempre aggiornato . Chiunque si può iscrivere e condividere aggiungendo i ricordi e le informazioni di cui è in possesso . Non ci sarà un ordine temporale ma i ricordi saranno relativi al passato remoto e prossimo alternandosi, l’importante è che ci siano sempre le date degli eventi, e tutte le informazioni di cui si è a conoscenza. Se alcuni non hanno chiari i ricordi, pubblicandoli si potranno trovare le informazioni  attraverso il confronto con altri iscritti.

E allora, se anche voi volete far parte di questo museo virtuale della Lirica cagliaritana non dovete far altro che entrare nella pagina Facebook, cliccare MI PIACE e condividere i vostri ricordi.

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La bellezza di una foto è caratterizzata sia dalla bravura del fotografo ma sicuramente anche  dai soggetti, e se questi appartengono al mondo della natura, il risultato è davvero sorprendente. La natura, questa meravigliosa arte divina!

Il fotografo Augusto Soro, ha una particolare predisposizione a cogliere l’attimo dell’ARTE NATURA del mondo faunistico: i movimenti, i colori, l’evoluzione, le abitudini e il  modo di vivere dei volatili, dedicandosi con grande passione alla  scelta del  luogo e dei momenti più adatti. Si apposta  con pazienza, per ore ed ore con le sue apparecchiature sofisticate,  fino a coglie l’attimo.

Soro ha deciso di non tenere per sé le sue opere,  ma di metterle a disposizione di tutti  in una pagina stupenda su Facebook che vi invito a visitare e a condividere cliccando MI PIACE, anche perchè è impossibile che non vi piaccia.

Il suo titolo è VIVERE A CONTATTO CON LA NATURA.

Intanto vi dò un anticipo di ciò che vi trovere. Guardate qui sotto l’ album.

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Quest’anno ho voluto vivere per la prima volta il Capodanno della mia città, lontano dai ristoranti e dai cenoni organizzati. Mi attirava l’idea della musica decentrata fra le piazze del centro e soprattutto animate dalla musica dal vivo con i diversi generi musicali, tali da soddisfare i gusti di tutti. Ho preso alla lettera il programma diffuso dal Comune di Cagliari e, intorno alle 22, ci siamo recati in centro .

Con la mia compatta Canon ho cercato di documentare tutto ciò che mi capitava a tiro .

La prima difficoltà pareva il parcheggio. Le macchine occupavano già tutta la via Roma. E’ stata invece vincente l’idea di parcheggiare nei parcheggi a pagamento della Stazione che comunque , già a quell’ora erano abbondantemente occupati. La gente arrivava pian piano da tutte le parti, molti con bottiglia di spumante al seguito.  e altri con borse frigo  e carrellini.

Arrivati nel largo Carlo Felice, (strada d’apertura della festa, transennata per l’occasione) abbiamo incrociato svariati extracomunitari che vendevano fiori e cotillons per salutare l’arrivo del 2013 .

Is caddozzones” facevano da cornice alla strada vendendo a più non posso i profumati panini alla salsiccia, alla faccia dei cenoni luculliani. La gente era contenta, tante cricche sorridenti e gioiose. Alcuni invece consumavano in qualche angolo il cesto portato da casa mentre la musica risuonava dappertutto, dall’alto della Torre dell’Elefante fino alla piazza Yenne.

La tappa principale è stata la Piazzetta Savoia con la sua musica anni 40 e la fisarmonica di Remigio Pili. C’era ancora poca gente e soprattutto abbastanza timida e restia a buttarsi in pista per qualche ballo. Decidiamo di andare a salutare Sandro Maxia del mitico  Bar Barcellona, strapieno di turisti, molti stranieri, all’aperto  ma al caldo delle lampade.

Il quartiere della Marina brulicava di gente che continuava ad arrivare, soprattutto famiglie con bambini e persone di una certa età. Mi  ha colpito la contentezza della gente. Vuol dire che nonostante tutto c’è la voglia di reagire alla crisi almeno distraendosi e stando in compagnia dei propri cari.

Ci siamo poi fermati in piazza Yenne dove si poteva ascoltare la band Street College Band che suonava la musica degli anni 80 . La tappa successiva è stata Castello, il Bastione, raggiunto attraverso la via Manno. Ci si incrociava con tantissimi amici e conoscenti, tanti scendevano verso il quartiere di Stampace anche soltanto per godere dell’aria festiva fra le luminarie natalizie

Al Bastione i British Invasion, suonavano le musiche dei tempi dei Beatles e dei Rolling Stones. L’età media del pubblico di questa zona era quella che probabilmente è cresciuta con la musica di quei tempi e i dischi in vinile.

Era bello e suggestivo vedere sulle mura del bastione le proiezioni dei mitici gruppi musicali di quegli anni! La gente arrivava , si fermava, fotografava, registrava, cantava. Una vera aria di festa anche se si cominciava ad intravvedere qualcuno con la bottiglia vuota in mano e il passo incerto.

Il tempo di qualche altra foto negli angoli più suggestivi e subito abbiamo ripercorso la strada inversa, per poter festeggiare l’arrivo dell’anno nella piazza Savoia, con la nostra musica preferita al ritmo dello Swing suonata ora dai New Quartetto Etcetera.

Nel frattempo la piazzetta si è riempita e alcune coppie timidamente hanno tentato  qualche passo di danza. Troppo pochi per trascinare la massa.

L’arrivo della mezzanotte poi  è stato scandito da alcuni deboli botti e da qualche tappo di bottiglia e naturalmente dal rituale dei baci e degli abbracci.


YouTube Video

 

 

 

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E’  prassi che un artista a fine spettacolo, si rechi a cena con i colleghi , quasi sempre in un ristorantino del luogo dove si esibisce, possibilmente con menù tipico. Spesso infatti,  in occasione delle tournée, la cena è il rito conclusivo dello spettacolo  perchè ci si confronta e si discute su come lo spettacolo si sia evoluto, sugli eventuali errori da rimediare o sul successo in generale della serata.

Ci sono però dei luoghi  particolarmente amati dagli artisti , questi diventano tali dopo una prima volta in cui si è avuta una  buona impressione per qualità, servizio e pulizia. Essi rimangono nel cuore degli artisti che lo associano alla città e lo ricercano ogni volta che si ritorna in quello stesso luogo.

Anche a me è  capitato spesso, durante le tournée, di ritornare negli stessi paesi  per anni, e di tornare quindi anche negli stessi ristoranti ricordandoci magari di quel piatto particolarmente gustoso  o di quel cameriere gentile . Allora si trascinano anche i colleghi novelli tramandando così la tradizione . Ho ritrovato nel portafogli dei bigliettini da visita che ci sono serviti per tanti anni.

Poi succede anche che qualche artista, conoscendo questa prassi, decida  di  abbandonare la prima arte per dedicarsi all’arte della ristorazione. E’ il caso della mia amica  Simona, blogger tiscali Ciresell, che ha deciso appunto di aprire un ristorante tipico sardo nella provincia di Trento,  per l’esatezza ad ISERA (TN).

si chiama RISTORANTE AL PARCO LA PAVONCELLA”, VIA RAVAGNI 7 , questa è la sua pagina FACEBOOK.

Il ristorante pizzeria serve la Cucina Tipica Sarda , e chi la conosce sa di cosa parlo. L’ambiente e gli arredi ricordano le taverne della Sardegna antica con le sue ceramiche. Tutte le materie prime arrivano dalle abili mani degli artigiani sardi: dal pane carasau ai malloreddus, dal porchetto  al pesce particolarmente raffinato.

Che dirvi, se vi trovate da quelle parti avvicinatevi e provatelo. Se siete degli artisti poi, vi sarà riservato un trattamento ancora più speciale. E se la serata si presenta interessante è possibile che Simona, la padrona di casa soprano- pianista, decida di allietare i suoi ospiti con qualche canzone o romanza.

ravioli alla sarda

fregola con le arselle

Simona

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Ieri sera ho visto questo film. Mi è piaciuto con qualche riserva. La mia non sarà una critica, non ne ho i mezzi. Posso esprimere le sensazioni che ho provato: grande disagio e sofferenza.

Il film, è un documento che rispecchia la realtà di un quartiere periferico cagliaritano, ma per fortuna mostra anche qualche bella immagine della mia amata città di Cagliari , in occasione del tour che le due Mariposas fanno con i bus del CTM al rientro dalla spiaggia del Poetto. Dico per fortuna perchè a volte, nel voler parlare di un quartiere difficile, si corre il rischio che chi guarda (sorattutto chi non conosce la città) ,  possa generalizzare.

Conosco bene il quartiere Sant’Elia perchè qui, per un breve periodo, ho fatto volontariato e devo dire che il film lo racconta in maniera molto veritiera Ed è proprio questo che non mi ha fatto star bene nel guardarlo  considerato poi che le due protagoniste hanno l’età di mia figlia.  Era inevitabile che da mamma  di un’adolescente, mi soffermassi a pensare che  cosa potessero provare le loro nel vederle e sentirle parlare in quel modo e inserite in quell’ambiente.

Ho comunque potuto  apprezzare la recitazione di due brave attrici come Rosalba Piras e Maria Loi  che già conoscevo  dal teatro di prosa.

Se lo scopo di un regista è quello di suscitare emozioni e sensazioni,  nel mio caso, Salvatore Mereu, c’è riuscito in pieno, perchè un film può , non solo far ridere e piangere,  ma anche far scappare, e a me è successo questo. Ho rinunciato agli ultimi quadri del film uscendo prima dalla sala, perchè avevo bisogno di illudermi che fuori dal cinema fosse diverso da ciò che avevo appena visto, pur essendo cosciente  che quella realtà esiste davvero a pochi chilometri da dove mi trovavo.

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In questi giorni si è svolta in Francia, e precisamente a Villeneuve-sur-Lot( comune francese di 24.673 abitanti situato nel dipartimento del Lot e Garonna nella regione dell’Aquitania,  gemellato con la città italiana di San Donà di Piave)  un evento importante che ha visto coinvolto l’avvocato cagliaritano Ignazio Salvatore Basile: l’inaugurazione di una strada dedicata a Garibaldi.

L’avvocato e scrittore cagliaritano ha ricevuto l’invito da parte della Presidente del Comitato organizzativo,  M.de De Capeville,  in seguito alla pubblicazione  del  romanzo dedicato alla   vita del garibaldino Gaspare Nicolosi, dal titolo  “Dalla Sicilia al Piemonte”.

Ai festeggiamenti in onore di Giuseppe Garibaldi  sono state dedicate dal Comitato organizzatore due intere giornate.

Nella prima giornata ha avuto luogo la Conferenza, nel corso della quale l’avvocato Basile ha tratteggiato   la figura storica dell’eroe dei due mondi, dalla nascita, avvenuta a Nizza nel 1807, sino alla gloriosa epopea  dei Mille, culminata a ottobre del 1860, quando Garibaldi consegnò a vittorio Emanuele II le chiavi del Regno delle Due Sicilie, dando di fatto il via alla sospirata Unità d’Italia, proclamata il 17 marzo del 1861.

Il pubblico, accorso numerosissimo era composto da cittadini di Villeneuve sur Lot e studenti di due  licei cittadini che studiano la lingua italiana tra le materie del loro curriculum scolastico. A conclusione della Conferenza l’avv. Basile ha poi illustrato le fasi salienti del  film di Roberto Rossellini “Viva “l’Italia”.

Alla fine della proiezione alcuni presenti hanno posto delle domande sulla vita di Garibaldi ed in particolare sul periodo successivo all’Unità d’Italia quando l’eroe nizzardo, dopo avere inutilmente cercato di unificare  Roma al Regno d’Italia, offrì ciò che restava del suo genio militare intriso di coraggio e di passione alla Terza Repubblica francese, nata sulle ceneri dell’impero di Napoleone III.

Infine il relatore cagliaritano si é intrattenuto con gli studenti francesi e con un loro docente (Mr Dupont), offrendo loro in dono  alcuni suoi libri di poesie. Il prof. Dupont, che insegna Italiano nei due licei francesi, ha proposto un gemellaggio con la scuola italiana dove il relatore italiano insegna diritto ed economia.

La giornata di venerdì invece ha avuto come fulcro, l’inaugurazione della strada alla presenza del sindaco della cittadina di Villeneuve-sur-Lot, Mr Jerome Cahuzac, neo ministro delle finanze del governo francese.

Questa seconda giornata é culminata nella cena dell’amicizia  franco-italiana allietata dalla cantante Dorinne che ha eseguito brani tradizionali del repertorio italiano, accompagnata da un fisarmocinista. I due artisti hanno trascinato i convenuti in una girandola di balli e di danze, anche moderni.

Insomma, il grande Giuseppe Garibaldi, che propugnava l’unità dei popoli, riesce ancora ad unire ed a cementare la grande amicizia tra due nazioni europee che egli amava in particolare: l’Italia e la Francia.

 

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Anche se mi hanno rubato lo smartphone, quando ho visti queste scritte ho riso troppo. La loro fantasia e spontaneità sono incantevoli per non amarli così, come sono.

 

 

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Quando frequentavo le suole medie, confesso che avevo qualche difficoltà a memorizzare le lezioni di storia. Una cosa però mi è venuta incontro facendomi superare questo  limite: il fumetto. Grazie ad una raccolta di fumetti appunto, di cui non ricordo gli autori, riuscii a rimettermi in sesto nella materia, riprendendo poi con maggior interesse il  libro di testo.

NEL PROGETTO CULTURALE DEL COMUNE di Cagliari IL FUMETTO… NON CÈ
Nella seduta plenaria delle associazioni culturali, tenutasi il 9 marzo al Teatro Massimo di Cagliari, l’Assessore comunale alla Cultura, Enrica Puggioni, ammette che di fumetto “capisce poco” e dichiara che nel progetto culturale dell’Amministrazione non è previsto uno specifico spazio dedicato a questa forma di arte e comunicazione.
Si trascura la grande tradizione che la città vanta nell’ambito della narrativa illustrata e disegnatori conosciuti nel mondo come Galleppini (Tex) e Manca (Corriere dei Piccoli) sono ancora una volta dimenticati. Un settore che potrebbe essere un fiore all’occhiello per un’intera isola, viene ignorato.
Il Centro Internazionale del Fumetto (prima scuola sarda di Comics) proseguirà la sua battaglia per far sì che il fumetto e l’illustrazione siano finalmente considerati una parte integrante e rilevante della nostra cultura e continuerà a mettere a disposizione di appassionati e studiosi la propria biblioteca, la propria collezione di originali e il proprio patrimonio di studi, ricerche e collaborazioni consolidatosi in quasi 20 anni di attività. Bepi Vigna

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La città di Napoli, si sa , o si ama o si odia.

Io la amo perchè è una città troppo legata alla cultura musicale . Ho voluto approfittare del Premio letterario conferito a mio marito  dall’Istituto di Cultura, per visitarla, anche se per poche ore.
Tante persone mi hanno consigliato di non immergermi nella Napoli del centro, nelle bancarelle o nei quartieri così detti malfamati, ma appena ci sono stata vicino è stato impossibile non farlo. Un fascino incredibile fatto di suoni, voci e immagini che ho fotografato e ripreso come un’assetato alla fonte. Bella, bella! 

Non ho voluto pensare che quel fascino pittoresco potesse nascondere le insidie di cui si parla: i borseggi e le rapine .

“Possibile che la gente debba sempre generalizzare”

Questo era il mio pensiero ricorrente. Anche a Cagliari come in tantissime altre città del mondo succedono certe cose, perchè devrebbe succedere proprio a me l’unica volta che mi reco in questa bella città?
La signora dell’edicola dalla quale abbiamo acquistato qualche ricordino ci ha invogliato a visitarla mettendoci in guardia, si, ma senza paura e sottolineando che non avremmo trovato molta ressa perchè  era l’ora della partita, e quando i napoletani hanno la partita non s’interessano d’altro.
Borsa a tracolla e portafoglio ben nascosto, sono stati i nostri accorgimenti, ma lo smatphone sempre in mano per potermi orientare è stata la condanna. Qualche minuto dopo aver superato una strada che pullulava di bancarelle e di gente multicolore, mi sono resa conto che il mio cellulare era scomparso. Una sensazione immediata, forse proprio qualche secondo dopo che il borseggiatore aveva agito.

Ma ormai era fatta!

Sono stata assalita da un senso d’angoscia per la perdita di un oggetto di valore al quale ero particolarmente affezionata perchè   regalo recente di mio marito ma soprattutto l’amarezza del gesto, di quel gesto che confermava ciò al quale non avevo voluto credere.  Ci siamo fiondati subito in questura per la denuncia, e, di passaggio, rivedendo la signora dell’edicola, le abbiamo raccontato la disavventura. Lei, poveretta c’è rimasta male ma poi ha aggiunto:

-  “Mi spiace molto,  ma io penso che quel borseggiatore non fosse napoletano perchè per prima cosa un napoletano,a quest’ora, guarda la partita, e poi perchè un napoletano avrebbe preso direttamette tutta la borsa.” Sai che consolazione!
Vabbè, giunti al Commissariato di polizia, un giovane poliziotto ci ha accolto nel suo ufficio per stilare il verbale e ahimè , ci ha tolto ogni speranza di ritrovamento. Il poliziotto ha riconosciuto dalla nostra “parlata” che eravamo sardi e, con tono nostalgico ci ha detto che lui è nato in Sardegna, a Cagliari.  La curiosità di sapere come fosse finito nella nostra terra è stata immediata.
Allora ci ha raccontato che suo padre era un insegnante e che in quel periodo aveva avuto la cattedra proprio a Cagliari, era giovane, ed era all’inizio della sua carriera scolastica. Il suo cognome era Mirra. Improvvisamente mi si è illuminata un’area del cervello.
- Mirra? Lo sa che io avevo un’insegnante di disegno in prima superiore, all’istituto tecnico, che aveva proprio quel cognome?”
-”Davvero? Ma allora quello era proprio mio padre, lui insegnava disegno.”
Il poliziotto ha preso immediatamente il telefono e, chiamando suo padre gli ha chiesto conferma di tutti questi particolari, raccontandogli del singolare incontro.
Professor Mirra era molto appassionato della sua materia ed io pure perchè  il disegno è sempre stata una delle mie materie preferite . Lui mi teneva molto in considerazione gratificandomi sempre con votazioni alte.
Suo figlio ha voluto che gli parlassi e salutandolo, nella speranza che si ricordasse di me, ho rivissuto per un attimo tutta la mia adolescenza dei primi anni di studio superiore, quelli che sta vivendo ora mi figlia . Lui ha anche tentato di ricordarsi, ma dopo quarant’anni è molto difficile.
Da quella voce ho capito che la sua salute era malferma e ne ho avuto conferma anche dal figlio.
L’ho salutato pensando a ciò che ci riserva la vita: un borseggio, una denuncia, un’incontro casuale in una città italiana a caso mi aveva fatto incontrare un professore che mi ha riportato indietro nel tempo. Roba da film! Impossibile non pensare alla Carrà e alla sua famosa trasmissione.
Ci siamo congedati salutandoci con la promessa che avrei conservato questo incontro raccontandolo nel mio scrigno prezioso: il mio blog.

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“Quello che ho visto al Petruzzelli di Bari e quello che vi vorrei dire”
Oggi  16 gennaio, c’è stata a Bari, nel foyer del Teatro Petruzzelli, la conferenza stampa di presentazione dell’opera di inaugurazione della stagione “Carmen” diretta da Lorin Mazel e per la regia di William Kerley.

Innanzitutto il teatro nella persona del Sovrintendente e del direttore artistico si sono assicurati che tutti gli artisti del cast fossero presenti e per ognuno di loro c’era la poltrona riservata in prima fila e sono stati tutti presentati ad uno ad uno con nome e cognome, e questo non è usuale nei teatri italiani.
Prima ancora di presentare il cast, il sovrintendente Vaccari ha ringraziato tutte le maestranze che hanno contribuito all’allestimento: dai tecnici al personale artistico, dai collaboratori degli uffici alle maschere, al personale di biglietteria, all’ufficio stampa. Anche questo non è usuale nei teatri italiani.
Ma quello che intendo far notare qui è il fatto che ad aprire la conferenza stampa sia stato il sindaco della città, Michele Emiliano, che ha dimostrato di seguire in prima persona, grazie anche ai suoi collaboratori, la vita e le scelte del teatro della sua città.
In un apprezzabile “duetto” con il maestro Mazel, Emiliano ha sottolineato come il Petruzzelli e la sua attività di produzione sia al centro della politica culturale della città e che la Fondazione rappresenti una delle pietre miliari che segnano il cammino dell’intervento amministrativo della sua giunta. Hanno parlato di come l’arte, dove non hanno senso gli stupidi confini degli stati, sia di per sé universale, per tutte le classi sociali e per tutte le età e che sia l’unico modo per incentivare il dialogo e per arricchire lo spirito degli uomini, dei cittadini.
Sarò ancora più chiaro: la rinascita del Petruzzelli, giustemente manifestata in quest’occasione, è stata resa possibile grazie soprattutto al fatto che tutta la città ha preso in carico il teatro. Grazie al fatto che il sindaco e la sua giunta, con atto coraggioso, hanno chiamato a ricoprire ruoli di governance della Fondazione i cittadini della città che da anni avevano maturato una grande professionalità nei loro settori. Si è richiamato in città Giandomenico Vaccari, barese, che era da tempo impegnato nei più importanti teatri delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane per affidargli il ruolo di Sovrintendente; si è affidata la consulenza artistica a Luigi Fuiano, violinista, ex sindacalista di esperienza e oggi anche presidente della commissione consiliare Cultura del Comune. Così si è fatto nei reparti degli allestimenti scenici, nell’ufficio stampa, nella segreteria, nella produzione e si affidano le coreografie all’esperto Domenico Iannone, forte di più di trenta anni di esperienza nei teatri di tutta Europa e uno dei più apprezzati preparatori di giovani talenti della danza. Insomma, la città ha deciso di prendere in carico la responsabilità di rifondare il Petruzzelli chiamando alla responsabilità tutte le professionalità che la città aveva saputo esprimere negli anni. Coraggiosamente il sindaco, come presidente della Fondazione, e tutto il CDA hanno deciso di non farsi dettare modalità e nomi da forze esterne, da quegli uffici centrali lontani dalla realtà cittadina che da sempre usano affidare i nostri teatri a manager che ormai spesso si dimostrano inadeguati.
A Bari si è dimostrato che un teatro gestito da chi ha a cuore la fabbrica di cultura e la città sulla quale insiste, raggiunge obiettivi importanti, come quello della produzione di questa Carmen.
Tre titoli della stagione del Petruzzelli (due oltre a questa Carmen) saranno coprodotti con il festival di Castleton, il festival che il maestro Mazel ha creato nella sua tenuta in Virginia negli Stati Uniti per aiutare i giovani talenti.
Ulteriore risultato di questa gestione responsabile sarà che tutta l’orchestra del Petruzzelli sarà quest’anno l’orchestra del festival di Castleton da giugno a luglio prossimo.
Coproduzioni, collaborazioni, scambi, gestioni oculate, attenzione per la città. Ecco quello che ho visto qui a Bari.
Non so se capite appieno il motivo per il quale vi ho raccontato tutto questo.

Scommetto che però un’idea vi viene in mente.

Gianluca Floris

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…ed ai suoi  bambini degli anni ’70

PROLOGO

Guardai l’orologio.
Mancava poco.
Ancora un quarto d’ora  e sarei stato in campo per la partita.
Mancava un quarto alle cinque del pomeriggio, infatti, e i miei non mi permettevano di uscire a giocare prima di quell’ora.
Prima si disturbava il vicinato, e questa era una regola tacita che tutti rispettavano.
Quelle ore pomeridiane erano sacre.
Erano le ore delle cavallette, diceva il padre di un mio amico, per dire che in strada c’erano solo quegli insetti ortotteri in quelle che, soprattutto in estate, erano le ore più calde della giornata.
Le scuole erano chiuse da qualche giorno, e così ormai non c’era da preoccuparsi d’altro che di giocare.
L’inverno era passato giocando spesso in casa, si usciva per strada ma molto meno, sia per il tempo che per il fatto che faceva buio presto.
Ma una volta che le giornate si allungavano e che scattava l’ora legale, nulla poteva più tenerci fra le mura domestiche.
La mattinata l’avevamo trascorsa contro una banda di indiani pellerossa che avevano attaccato il nostro fortino.
La difesa era stata dura, ma alla fine l’avevamo spuntata anche se c’era stata una perdita: facciamo che tu eri morto, avevamo concordato rivolgendoci al più piccolo del gruppo, e in questo modo eravamo riusciti a dare un tocco di realismo in più.
Almeno un morto, fra noi, ci doveva scappare.
Riuscimmo a sconfiggere gli indiani appena in tempo, perchè ormai era ora di pranzo e il padre di Giovanni doveva chiudere il cortile dove aveva ammassato il materiale edile che vendeva nel suo negozio, e fra questo c’era la catasta di legname ben tagliato e squadrato che noi usavamo come fortino.
La chiusura del negozio segnava la fine di ogni ostilità e segnalava anche che nelle nostre case il pranzo ormai era pronto.
Ci vediamo stasera, morto compreso.
A casa, prima di tutto, ci avrebbero costretti a lavarci mani e ginocchia, ma per noi era un’operazione del tutto superflua visto che da lì a poco sarebbero state di nuovo nelle stesse condizioni.
Una volta terminato il pranzo, restava da far trascorrere in qualche modo le ore che ci separavano dalle fatidiche cinque del pomeriggio per riprendere le attività bruscamente interrotte.
I nostri genitori ci avrebbe messo volentieri a dormire, non fosse altro che per lasciar riposare loro, ma la loro era una missione impossibile: non dormivamo neppure col sonnifero, e allora ci si dedicava a ripassare vecchi fumetti che conoscevamo benissimo a memoria o a qualche altra attività.
L’importante era non fare nessun tipo di rumore, cosa che ci riusciva con non poche difficoltà quando non ci riusciva proprio per niente.
La televisione era praticamente inesistente, per noi, anche perchè quel poco di trasmissioni che potevano interessarci iniziavano quando ormai eravamo nuovamente fuori di casa.
D’inverno riuscivamo a vedere qualcosa, ma non avevamo una gran passione per quella scatola luminosa: in genere avevamo da fare cose molto più interessanti.
Così anche quel pomeriggio arrivò l’ora in cui i nostri guinzagli venivano nuovamente sganciati, e finalmente ci ritrovammo giù in strada.
Arrivò Tore, con Aldo, poi sbucarono Andrea e Tony e anche Mario arrivò frenando a striscio con la sua bicicletta Legnano.
Giovanni non si vedeva ancora, ma sarebbe stato meglio che non avesse tardato perchè era necessario gonfiare un po’ il pallone col compressore che il padre usava nell’officina; altrimenti avremmo dovuto scegliere se giocare col pallone sgonfio o andare a gonfiarlo nell’officina di signor Fornasier.
Alla fine arrivò anche Giovanni e il pallone riprese vita, anche se dell’originale forma sferica gli restava ormai ben poco.
Il pallone era mio, ma questo non faceva di me il dominus del gioco.
Tutto era improntato alla filosofia più comunista di quella dei comunisti.
Tutto era nostro.
Il concetto di “mio” poteva venir fuori solo in seguito a qualche litigio, ma durava poco.
Ognuno di noi non sapeva che farsene di oggetti fabbricati per giocare in tanti se poi rimaneva da solo.
Questa volta c’eravamo tutti, rigorosamente in numero dispari in modo che non dovessimo avere nessuna difficoltà nel fare le squadre.
C’erano diverse possibilità di gioco.
Spesso, se eravamo in numero dispari, si giocava a chi segna entra o a chi non segna entra, dove con “chi” si indica colui che giocherà in porta fino a che non subirà una rete o, secondo la formula scelta, fino a che non parerà un tiro diretto in porta.
In quei casi, il portiere verrà sostituito da chi ha segnato o da chi si è visto parare il tiro.
In questo modo non c’era una vera e propria partita, ma solo un susseguirsi di azioni, cross, calci d’angolo tirati da angoli immaginari e il tiro era tacitamente permesso a chi si trovava in posizione favorevole.
La “partita” si giocava senza che alla fine si decretassero vincitori o vinti.
Questo modo di giocare si chiamava anche “a passaggi”, che a volte si trasformava nel tipo detto “a rigori”.
In questo caso il meccanismo per i portieri era lo stesso di chi segna, o chi non segna, entra, ma invece di azioni o cross ci si avvicendava a turno a tirare dei calci di rigore.
Capitava a volte che, per impegni delle rispettive famiglie o perchè alcuni di noi erano puniti per dei misteriosi motivi che solo i genitori sapevano, in strada alle cinque ci si ritrovasse solo in due, ma questo non costituiva un vero e proprio problema: si andava a giocare in via Bacu Abis, sotto casa di Andrea e Giovanni, e si facevano due porte: una era costituita dal cancello del cortile di Giovanni (il cortile col fortino) e l’altra in qualche modo si “tracciava” dalla parte opposta, ad una decina di metri di distanza, nella facciata della casa di Andrea.
Il “campo” che veniva a così a formarsi fra le due porte era disposto in senso ortogonale alla carreggiata stradale, e sarebbe stato perfetto se di tanto in tanto qualche auto non avesse fatto una momentanea invasione di campo.
Ma nulla poteva interrompere quelle gare che si svolgevano semplicemente tirando dei calci da fermo e cercando di segnare ognuno nella porta dell’altro.
Era tacitamente accettato che si tirasse raso terra perchè le finestre della casa di Andrea erano sottoposte a gravi rischi.
Non avevamo erba, in quei campi estemporanei, e non potevamo noleggiare sintetici campetti da calcetto perchè il calcetto non esisteva: il calcetto era quello che facevamo noi in strada, che poteva essere uno contro uno, cinque contro cinque o venti contro venti.
Non c’era erba e non c’era nulla che si frapponesse fra le nostre ginocchia e la ghiaia, o il cemento, l’asfalto o la terra mista a sassi che erano le superfici solite in cui si giocavano le nostre partite. Così, nel giro di poche ore, si formavano sulle ginocchia quelle naturali ginocchiere di sangue raggrumato, dette croste, che invece di proteggere da ulteriori traumi avevano la pessima caratteristica di staccarsi e riprendere a sanguinare.
Stessa sorte, spesso, toccava ai gomiti.
La partita che ci apprestavamo a giocare, questa volta, era una partita “regolare”, una partita vera perchè poteva giocarsi fra due squadre, una di quattro giocatori e una di tre.
Il più piccolo, o quello universalmente riconosciuto come il più scarso, avrebbe fatto parte della squadra di quattro che, tanto, con lui non avrebbe usufruito di un vero e proprio uomo in più.
I due più “anziani”, o i più forti, erano teste di serie e quindi non dovevano far parte della stessa squadra: loro sarebbero stati i capitani delle due squadre e avrebbero scelto uno ad uno, alternandosi, i giocatori della propria squadra.
Questo era il modo più democratico e più equilibrato di fare le squadre. La nostra era una società perfetta.
Fatte le squadre, o a volte prima di farle, si stabiliva quale tipo di partita regolare avremmo giocato: c’erano tre modalità di gioco.
La prima era normale, con un portiere per parte e il resto diviso fra attaccanti e difensori; questa modalità prevedeva un numero di partecipanti piuttosto consistente, con almeno cinque giocatori per parte.
La seconda era “a portieri attaccanti”, che era uguale alla prima ma con i portieri che potevano andare anche in attacco.
I gol in contropiede fioccavano a decine.
Si giocava in questo modo se si era in pochi.
La terza era “a porte vuote”, cioè senza portieri e con porte di dimensioni ridotte.
Il campo, quasi sempre, era esattamente in mezzo alla strada, che poteva essere via Bacu Abis o via Caput Acquas, disposto in senso longitudinale alla carreggiata.
Questa stupenda possibilità ci si presentò quando il comune di Carbonia decise di asfaltare tutte le strade, comprese queste traverse di via Cagliari che fino ad allora erano una pietraia in cui giocare era possibile a patto che si mettesse in conto una serie innumerevole di infortuni e soprattutto dei rimbalzi del pallone totalmente imprevedibili da farti diventare un brasiliano o farti diventare scemo.
Con l’asfalto, il comune ci regalò praticamente un vero campo di calcio, che potevamo anche tracciare con del gesso o con delle pietre che “scrivevano” in bianco.
Le porte venivano delimitate lateralmente da mucchietti di sassi che sostituivano i pali, mentre in altezza si andava a occhio.
Questo fatto poteva causare discussioni interminabili che non si sarebbero risolte neppure con la moviola in campo, ma è un altro discorso.
Sia il campo di via Bacu Abis che quello di via Caput Acquas erano “in lieve pendenza” verso via Cagliari, ma a condizione di non farsi mettere sotto dalle auto che transitavano in via Cagliari si poteva anche accettare questo lieve inconveniente e inseguire, correndo coi talloni nel sedere, i palloni che fuggivano rotolando verso la suddetta via.
D’altronde neppure i campi di serie A dovevano essere perfettamente “in bolla”…
Le auto transitavano anche in mezzo al nostro campo, ed erano una vera rottura di scatole.
Non ne passavano tante, ma quando passavano esisteva una regoletta di cui parleremo meglio in seguito: si chiamava “fermagioco” e si applicava ad una casistica piuttosto varia e ampia.
Stabilito il campo, le squadre e la durata, che non aveva proprio nulla di stabilito, tutto era pronto per il calcio d’inizio. L’arbitro si chiamava “buonsenso”, e spesso arbitrava male.
Tutto pronto, quindi, ma la cronaca della partita ve la racconto un’altra volta.

Segue…

Alberto Loi

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rifattaL’estate, con le sue temperature elevate spessissimo manda in tilt le persone con disabilità mentali e riesce a crearne sempre delle altre. Gli individui più colpiti sono quelli votati all’organizzazione di tutti quegli eventi che in qualche modo devono  attirare turisti ad ogni costo, sempre che questi turisti però facciano parte anch’essi di quella categoria di “cervelli ” fragili , e purtroppo ce n’è tanti!

L’ultima trovata per poter far parlare di una località che probabilmente stava dando segni di cedimento è stata quella di istituire il premio Miss Chirurgia estetica 2011.

Se prima qualcuno per motivi psicologici o clinici sentiva la necessità di fare un ” ritocchino”, lo faceva con grande riservatezza , adesso invece viene istituito addirittura un premio!

E quindi sappiate che il primo premio di questo culturale concorso è andato a Miss naso rifatto, ma c’è stata anche Miss Peeling chimico, Miss siliconata, Miss lifting generale viso, Miss Botulino, Miss blefaroplastica, Miss plastica lipolifting, Miss mastoplastica additiva, Miss profiloplastica ai piedi, Miss Misonorifattatantevolte.

Insomma, cosa non si fa per i soldi e un po’ di popolarità!!

Nella foto la vincitrice del concorso 2009

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Che bella serata!
Avete presente quelle serate che quando tornate a casa siete talmente soddisfatti che non avete voglia neppure di dormire?
A me è capitato ieri sera al rientro dall’originale spettacolo organizzato dall’attore Gaetano Marino, il signore del teatro cagliaritano, elegante e mai volgare nella sua recitazione e sempre attento al suo pubblico eterogeneo.
L’ idea di riunire un gruppo di artisti sotto l’Ulivo secolare del Parco di Monte Claro, è stata vincente.
Non c’erano copioni da seguire, n’è amplificazione da testare. Non c’era palcoscenico nè sipario, non c’era una primadonna e neppure l’occhio di bue. C’erano artisti che hanno liberamente animato la serata donando al pubblico qualcosa di proprio.
Dal poeta fine dicitore all’illusionista.
La serata non aveva un orario ben definito, sicuramente si attendeva che la luna, vera fonte d’i ispirazione di Gaetano Marino per la serata, si ergesse in tutta la sua pienezza. Era davvero una meraviglia vederla spuntare luminosa dietro le piante del parco!luna
E’ allora che Gaetano ha dato il via aprendo la serata con un brano tratto, in anteprima, dall’ultimo lavoro di Francesco Abbate che troverete domenica in edicola con l’Unione Sarda.
Poi è stato un alternarsi di musica, recitazione e originalità. Sorprendente l’intervento del giornalista Gianni Zanatta che siamo abituati a vedere nel suo serioso ruolo  televisivo,  interpretare un  monologo il cui soggetto  non era  altro che il racconto di  come è avvenuto il suo colloquio con Gaetano Marino che lo invitava a questo evento , alternato a ricordi della sua infanzia . Simpaticissimo e geniale nel mettere insieme tutto ciò accompagnato da un sottofondo musicale di batteria e contrabasso.
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Ci sono stati poi i versi del poeta  Ignazio Salvatore Basile che ha recitato un brano della sua opera “Il Poema della Creazione”  ispirato al meraviglioso brano biblico ”Il cantico dei cantici”.
L’attore Roberto Pinna che ha fatto un confronto tra le ballate post belliche napoletane e quelle cagliaritane, coinvolgendo il pubblico al ritmo del suo tamburello. Anche l’illusionista ZAMU, ci ha regalato un suo numero cui ho partecipato in prima persona. Parola mia: se il trucco c’era era veramente ben mascherato!!
E poi ancora le trombe di Mario Massa e Dario Zara, la fisarmonica di Raffaele Podda, la batteria di Giacomo Salis, le voci di Nanni Sortino e Lucia Muzzetto.
Il pubblico ha mostrato di gradire tutto ciò, accomodato in maniera ordinata sul colle antistante l’ulivo con brandine da spiaggia, asciugamani e cuscini per terra, consumando la propria cena  come una grande famiglia che si riuniva dopo tanto tempo in una gioviale serata sotto l’ulivo secolare in un evento senza tempo.
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Autori dei testi della serata
Aristofane Bernard-Marie Koltès Giulio Angioni Sergio Atzeni Louis Borges Luigi Capuana Antioco Casula Giacomo Leopardi Garcia Lorca Alda Merini Omero Gianni Rodari Saffo Teocrito Gianni Zanata
Ignazio Salvatore Basile
2 minuti fa
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Ipubblico concertiE’ il caso di dirlo, paese che vai usanza che trovi.

Girovagando per i paesi della Sardegna dove col Teatro Lirico di Cagliari proponiamo il nostro concerto dei Carmina Burana nelle piazze principali, viene da fare delle considerazioni e dei confronti.
Sono ormai tanti anni che svolgo questa professione e  ho visto veramente di tutto.
Qualche giorno fa, in un paese della provincia, al nostro arrivo la platea era ancora vuota. L’orario d’inizio doveva essere le 21 ma solo una decina di persone attendeva lo spettacolo già al posto. Qualcuno ha domandato ai pochi presenti il motivo di ciò ed è stato detto che nel paese è tradizione estiva mettere la cena al primo posto e poi, con calma,  uscire a prendere il fresco o assistere a qualche spettacolo o concerto.
Ebbene, si è dovuto attendere che la gente finisse di cenare per vedere la platea piena, ma naturalmente noi abbiamo dovuto iniziare con la “sala” mezzovuota .
Diversamente ieri, nella bella cittadina di Iglesias, il pubblico era già accomodoto ancor prima del nostro arrivo. Devo dire che il pubblico dell’iglesiente è sempre molto generoso e rispettoso. Ci segue sia nei concerti decentrati ma anche durante le stagioni liriche nel nostro teatro in Città.
Alla fine del concerto alcuni si sono avvicinati per complimentarsi e ne ho approffittato per domandare loro le usanze riguardo orari di cene e uscite estive.

Contrariamente a ciò detto prima, loro mettono al primo posto il piacere della cultura e dello svago per concludere la serata con la cena che, a quanto capito,  si protrae a lungo fino a notte fonda.

E’ proprio vero il proverbio “paese che vai usanza che trovi“.

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anfiteatro romano cagliariChe tristezza! Quel monumento ricco di storia, di tradizione dei tanti spettacoli cagliaritani, oggi sta diventando una discarica.

Leggete sotto cosa scrive oggi il quotidianto Unione Sarda.
S i riapre lo scontro sull’utilizzo dell’Anfiteatro romano, chiuso al pubblico dopo il diktat della Soprintendenza archeologica e rimasto inutilizzato a differenza delle ultime stagioni estive. A rinfocolare la polemica è il senatore del Pdl Mariano Delogu, ex sindaco di Cagliari. Fu proprio lui da primo cittadino a spingere per l’utilizzo dell’Anfiteatro, deliberando la sistemazione delle pedane in legno per far sì che l’antico monumento potesse ospitare gli spettacoli durante l’estate.
LA DENUNCIA «L’Anfiteatro romano, quello vero, quello di viale Sant’Ignazio, è stato restituito al suo ruolo di immondezzaio», ha dichiarato il senatore Delogu (Pdl), riferendosi appunto all’utilizzo ed al successivo disimpegno per spettacoli pubblici dell’antico manufatto romano.
«Chi si è a lungo battuto per ottenere questo risultato», ha aggiunto, «adesso ha davvero ragione di essere molto fiero. Ben diversi i sentimenti di chi non dimentica e non potrà dimenticare le splendide e affascinanti serate passate all’Anfiteatro assistendo, in quella splendida cornice, a spettacoli di grandissimo livello». Poi conclude: «Non può certo essere motivo di consolazione leggere sui manifesti e apprendere dai mezzi di informazione che lo sterrato della Fiera è stato ribattezzato “anfiteatro”. Siamo ai limiti della bestemmia».
DIECI ANNI DI SPETTACOLI Era stato proprio Delogu da sindaco a promuovere la sistemazione delle pedane in legno per accogliere così il pubblico e ospitare il pubblico nell’antico monumento romano. Correva l’anno 2000 e vennero utilizzati i fondi del Giubileo. Inizialmente si decise di togliere le impalcature in legno alla fine della stagione estiva, ma poi non venne fatto perché lo smontaggio e il montaggio risultarono alla fine troppo onerosi per le casse del Comune. Così fino alla scorsa primavera, quando la Soprintendenza ha imposto al Comune di bloccare gli spettacoli estivi, in quanto le strutture in legno sarebbero ormai danneggiate e avrebbero a loro volta provocato lesioni anche alle gradinate dell’Anfiteatro. Fatto sta che oggi il monumento appare in completo abbandono e, come denunciato da Delogu, «ridotto a un immondezzaio».

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villasimius concertoPuò capitare di imbattersi in un pubblico diciamo così “ignorante”, col rispetto, considerando che la parola ignorante significa persona che ignora, che non conosce. In questo caso parlo di un pubblico che non conosce le regole per l’ascolto di un concerto classico. Di questo naturalmente non ne faccio alcuna colpa. Il pubblico per un artista è sempre sacro. Le regole di cui parlo, oltre quella di arrivare con una certa puntualità ad un concerto (per rispetto a chi lo ha fatto), quella di non rumoreggiare (tutti hanno diritto di ascoltare senza disturbo) c’è anche quella di applaudire al momento opportuno.
Quando però ci si trova in un ambiente che di suo non è quello ideale per un concerto, queste regole in generale decadono. Ieri notte col coro del Teatro lirico di Cagliari abbiamo eseguito il primo dei concerti decentrati, dedicati principalmente ai tanti turisti che animano la nostra isola in questo periodo.
Il programma prevedeva i Carmina Burana accompagnati da due pianoforti e percussioni, il luogo era la rinomata località di Villasimius, che come sempre pullulava di turisti. Nell’Anfiteatro, nonostante il forte vento di maestrale, il pubblico ha riempito la platea e le gradinate ed è stato particolarmente generoso scandendo ogni fine brano con gli applausi . Ugualmente piacevole.
Domani ci sposteremno in un altro paese,molto suggestivo: Segariu.

Nelle foto alcuni momenti precedenti l’inizio dello spettacolo.

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urloL’opera è un simbolo dell’angoscia e dello smarrimento che segnano tutta la vita del pittore norvegese che cercò molto a lungo un’ispirazione adatta ad eseguire quest’opera. La scena rappresenta un’esperienza vera della vita dell’artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Nordstrand (oggi quartiere di Oslo), il suo animo venne pervaso dal terrore e colse l’attimo così dipinse questo personaggio probabilmente note come Gerard Amu un vagabondo che si trovava spesso sul ponte della città. Così descrive la scena lo stesso Munch con alcune righe scritte sul suo diario mentre era malato a Nizza:
« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. »

Piena solidarietà ai fratelli della Norvegia

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is-cantoresMi è capitato di aprire un video-album su Cagliari, e di scoprire (oltre alle bellissime foto) una bella canzone dedicata alla mia città.zuddas

Ho cercato qualche notizia in rete ma ho trovato ben poco. Vengo a sapere dalla figlia di uno dei componenti  il gruppo (Giorgio Zuddas), che la canzone è stata incisa alla fine degli anni ’70 da un gruppo chiamato Is Cantores, formato appunto da Giorgio Zuddas , Raffaele Zuddas, Albino Puddu,  Antonello Schirra.
Is Cantores nascono nel 1975, e il leader indiscusso è il chitarrista Albino Puddu.

Nel 1976 registrano il loro primo LP intitolato “La mia città”, l’album comprende 10 brani scritti appunto da Albino Puddu. Nell’album spicca un riuscito riarrangiamento dell’Ave Maria, composizione che colpì Fabrizio De Andrè che vi attinse per un suo brano inserito nell’album del 1981(Indiano).

Il brano più recente dovrebbe risalire al 1989,  anno in cui incisero una musicassetta dal titolo “Domus de janas“.


YouTube Video

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fuochi d'artificio PabillonisL’estate si sa, è momento di vacanza e di spettacoli all’aperto, di ogni genere: dai premi letterari ai concorsi di bellezza e canori organizzati dai comuni delle località turistiche, dalle associazioni culturali e dalle pro-loco, spesso per valorizzare luoghi di interesse turistico, archeologico e risorse locali.
Ieri sera sono stata invitata a fare da giurata ad un concorso di canto- leggero, per l’esatezza era denominato “Concorso per voci crude“, al comune di Pabillonis. Il paese è situato vicino alle Terme di Sardara in provincia di Cagliari.
I cantanti hanno presentato due canzoni a loro più consone e noi giurati (eravamo in 3) abbiamo dovuto selezionare le 5 voci che si presenteranno alla finalissima d’agosto. Purtroppo, alla fine della serata mi rimane sempre un po’ di magone per coloro che vengono esclusi. Ma ai concorsi si sa, si deve stilare una graduatoria e, davanti ad elementi che hanno caratteristiche simili si è costretti a cercare veramente i minimi particolari che possano determinare la differenza. C’erano tante belle voci alcune hanno superato la selezione ma altri purtroppo no. Ho apprezzato tanto un ragazzo che, nonostante l’esclusione, questa mattina mi ha inviato una mail ringraziandomi dei consigli che gli ho dato attraverso la sua scheda  personale. Non sempre un’esclusione significa fallimento. I gusti della commissione possono essere diversi, e purtroppo il vincitore uno solo.
Durante la serata siamo stati interrotti da un bellissimo spettacolo pirotecnico.
Pabillonis è considerato al primo posto riguardo la produzione e gli spettacoli appunto pirotecnici. In questo paese si svolge il Festival Internazionale di fuochi d’artificio“Fantasia di Luci”, che vede ogni anno la partecipazione di migliaia di persone sia locali che dall”Estero. Associati a questo festival si svolgono anche tante altre iniziative: mostre, spettacoli musicali, antiche case in lardiri aperte, convegni .
Pabillonis possiede ben quattro imprese produttrici di fuochi d’artificio (sul totale di poco meno di una decina presenti in Sardegna). Una realtà economica importante per il paese: l’attività pirotecnica crea occupazione e coinvolge numerosi adepti, tanto che Pabillonis può essere considerato la capitale isolana dei fuochi d’artificio.

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parco-con-giusySono contenta che l’iniziativa “Un Parco per Giusy” da me proposta su facebook stia andando avanti. In tanti, fra giornalisti (Fabio Manca, Maria Paola Masala, Lanfranco Visconti) artisti, colleghi e Associazioni si stanno muovendo per far andare avanti questo progetto: poter dedicare il Parco della Musica al soprano cagliaritano Giusy Devinu.

Pubblico di seguito l’articolo comparso oggi sul quotidiano “Unione Sarda” .

Spettacoli e Società
Il Club Cagliari Villanova sposa la proposta di una piazza
Il Lions per Giusy
Un luogo per ricordare il grande soprano
L anciata a metà maggio su Facebook da una corista del Teatro Lirico di Cagliari, Alessandra Atzori, la proposta di intitolare a Giusy Devinu la piazza del Parco della musica ha raccolto molte centinaia di firme. E il sostegno speciale di un club che alla soprano cagliaritana scomparsa quattro anni fa a 47 anni era particolarmente legato. È il Lions Cagliari Villanova, che già nell’aprile del 2010 propose al sindaco di ricordare la Devinu e che ora sottoscrive in pieno l’iniziativa. Per sedici anni, ricorda la presidente Giosi Moccia Soudant, Giusy ha regalato il suo tempo, la sua passione, la sua voce ad altrettanti master di canto che hanno avuto per protagonisti molti allievi meritevoli. «Sapere di essere in tanti a volerla ricordare ci dà più forza per mantenere viva la memoria di un soprano di fama internazionale, amica sincera, da sempre impegnata a trasferire alle nuove generazioni l’amore per la musica. Siamo certi che la nostra illustre concittadina avrà presto a Cagliari uno spazio dedicato al ricordo del suo straordinario talento».
Un talento che in Giusy era strettamente unito a una non comune umanità. Era stata lei, il 2 settembre del 1993, a inaugurare con Bernadette Manca di Nissa il Teatro Lirico. C’era tornata nel 2000, per un “Don Giovanni”. Era Donna Elvira. «Sono testarda e fedele come lei», aveva confessato in quell’occasione. Testardi, fedeli e pieni di speranza nella (buona) memoria di questa città sono anche i suoi amici. (mpm)

Domenica 12 giugno 2011

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