Archivio della categoria “storia”

Le  mille voci che hanno fatto l’autonomia, la storia, gli aneddoti, le pressioni politche , le attese, le strategie, le elezioni, la Sardegna monarchica, l’incapacità di capire, la strategia sbagliata, le opposizioni sassaresi, la relazione mancata, le accuse di secesssione, la miopia politica, le pressioni di Lussu…

…tutto questo nell’incredibile Storytelling dedicato alla Storia della Autonomia, un viaggio doloroso verso una verità scomoda. Narrazione di Gianluca Medas con Mauro Palmas, e in video Emanuele Pisano, Filippo Iolao Salaris, Pierpaolo Congiu, Andrea Zucca, Andrea Vargiu, Alessandro Concas, Gigi Lallai, Alessandro Corrias. La voce registrata è di Elio Artemalle.

Contributi di Renzo Laconi, Umberto Cardia, Giovanni Lilliu, Sebastiano Dessanay, Luigi Battista Puggioni, Camillo Belieni, Emilio Lussu. e di Pietro Martini, Baudi di Vesme, Giovanni Battista Tuveri.

Venerdì 10 Novembre ore 21,00

Fondazione di Sardegna, via Salvatore d’Horta Cagliari

Ingresso Libero

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Se vi trovate nella zona di Villasor, ridente paese della provincia di Cagliari tra sabato e domenica, non mancate di andare a visitare il Castello gestito dall’Associazione Castello Siviller marchesato di Villasor che in questi due giorni ha organizzato diverse attività per grandi e piccoli.

Si terranno delle visite  guidate  e si potrà visitare la mostra degli strumenti di tortura. Si potrà assistere alle Danze rinascimentali, alla dimostrazione tiro con l’arco, alla dimostrazione di scherma (duello cortese) e tanto altro.

Per i più piccoli, la domenica, in occasione del “Castello dei bambini” ci sarà Mani in pasta,  tiro Mini arco, foto con abito da cavaliere e tanti giochi del periodo medioevale.

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Ricordo ancora oggi, che nella scuola materna che frequentavo, c’erano tanti piccoli strumenti musicali: una chitarrina, un piffero, un organetto . Così li chiamavano le suore nostre maestre. Da quel momento in poi tutti gli strumenti che ricordavano quelle forme li chiamavo così. Ad esempio, quando in televisione vedevo una orchestra, classificavo un violino come chitarrino, il contrabasso  chitarrone; così per il flauto , oboe,clarinetto erano tutti pifferi. Anche la fisarmonica o il bandoneon erano organetti. Ma un giorno, forse nelle scuole superiori rimasi affascinata da un musicista che suonava proprio quell’organetto che avevo conosciuto alla scuola materna . In quell’occasione scoprii il vero nome di questo strumento: era il bandoneon.

Lui era il grande Astor Piazzolla, riformatore del tango e strumentista d’avanguardia,  considerato il musicista più importante dell’Argentina.

Nel 1846 Heinrich Band, un tedesco originario di Krefeld, inventò quello che diventerà lo strumento per eccellenza del tango: il Bandoneon. Il suo arrivo in Argentina si deve grazie agli immigrati salpati dall’Europa. Secondo alcuni c’è in particolare un nome da tenersi a mente, quello di un marinaio inglese che probabilmente ne portò il primo esemplare oltre oceano: Thomas Moore.

Dopo che il bandoneon arrivò in Argentina, fu il tango, inteso come musica e danza, a giungere in Europa. Reputato, però, peccaminoso e troppo sensuale, nel 1913 fu proibito in Baviera, attraverso la promulgazione di un decreto speciale del Kaiser Guglielmo II. Ironia della sorte, dopo non troppi anni, non solo questo genere si arroccò in territorio tedesco appassionando il popolo teutonico, ma addirittura si sviluppò, proprio nella moralista Germania.

Il bandoneón porta su entrambi i lati dei bottoni: ne ha 38 per il registro acuto e 33 per il grave. Ogni tasto emette un suono, e per comporre un accordo è necessario premere più tasti contemporaneamente.

 

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In questo mio blog tratto da sempre  ogni forma d’arte ma ancora non mi era capitato di prendere in considerazione l’arte nell’architettura moderna. Non perchè non mi interessi, semplicemente perchè non ho i mezzi culturali specifici per analizzare a fondo certi lavori ma posso comunque esprimere le mie considerazioni da comune mortale su certi aspetti visivi.

Sono stata a Londra diverse volte per motivi personali e mai con quest’ultima volta mi era capitato di notare quanto siano spettacolari e affascinanti certi grattacieli. Siamo abituati a identificare Londra quasi esclusivamente col Big Ben o il palazzo reale, ma raramente per i suoi grattacieli che si affacciano sul Tamigi.

La prima volta che sono stata nella capitate britannica ho avuto il piacere di pranzare sul grattacielo tra i tre  più alti d’Europa: Lo Shard London Bridge, da cui si domina tutta la città. Osservare Londra da questo punto lascia davvero senza fiato. E poi è bello da vedere anche dall’esterno per la sua particolare forma. E’ chiamato anche Shard of GlassLa Scheggia in italiano ed è stato inaugurato il 5 luglio 2012, con i suoi 310 metri d’altezza (costituiti da 87 piani di cui 72 abitabili)Lo Shard London Bridge ha una forma piramidale irregolare ed è rivestito completamente in vetro.

Quest’ultima volta invece sono stata attratta da un grattacielo situato nel moderno quartiere di Canary Wharf, nel distretto londinese di Tower Hamlets, che a sua volta fa parte dell’East End di Londra, è un importante centro direzionale, sviluppato a partire dagli anni ottanta nella vecchia zona portuale dell’Isola dei Cani (Isle of Dogs). Canary Wharf, che rivaleggia ormai con il tradizionale distretto finanziario londinese della City, ospita tre fra gli edifici più alti del Regno Unito.

Il grattacielo in questione, che distava dal mio alloggio poche centinaia di metri, ha una caratteristica particolare: in base al suo punto di vista cambia sensibilmente forma. In alcuni momenti sembra che i suoi lati siano rotondeggianti verso l’interno, in altri invece all’esterno. A parole forse non riesco ad esprimermi quanto le foto che ho scattato da diversi punti del quartiere.

Se avrete l’occasione di recarvi a Londra vi invito a osservare non solo la Londra antica con le sue bellezze storiche ma anche la bellezza monumentale dei questi grattacieli.

 

 

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Sono stata invitata in qualità di madrina, a partecipare ad una sfilata di costumi d’epoca Medioevale e Rinascimentale,  dall’Associazione Castello Siviller di Villasor. Il mio compito sarà anche quello di descrivere nei minimi particolari ogni singolo capo evidenziandone la fattura e il significato dei colori e dei tessuti.

Tante volte nella mia carriera teatrale ho indossato abiti di questo genere ma raramente avevo mostrato interesse sui particolari che li caratterizzavano.

I colori dei tessuti come il nero e il porpora, erano colori indossati dai nobili perchè la realizzazione si otteneva con metodi particolarmente costosi. Il colore verde chiaro lo indossavano le ragazze perchè era considerato il simbolo della vita nuova.

I copricapi a forma di ciambella col velo posteriore indossato dalle donne era segno di divinità , e non a caso la donna veniva chiamata madonna.

Questi sono solo alcuni dei particolari che descriverò domani sera durante l’evento che si terrà a Villasor (CA) alle  19,30 al Castello.

Oltre alla sfilata dei costumi potrete  ammirare alcune danze  eseguite  dai componenti dell’Associazione,  accompagnate dai musici che eseguiranno brani composti dal coordinatore artistico Federico Vacca.

La serata conclude una serie di eventi organizzati dall’Associazione Castello Siviller Marchesato di Villasor in occasione dei 600 anni dalla nascita del Castello.

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Villasor è un piccolo centro della provincia di Cagliari. Custodisce in esso un antico castello di grande pregio   sorto nel 1415, sulle rovine dell’ormai quasi spopolato centro di Sorres, quando l’arcivescovo di Cagliari Pietro Spinola concesse la zona in feudo al catalano Giovanni Siviller, o Sivilleri, (doganiere del castello di Cagliari e procuratore reale) con lo scopo di ripopolare l’area, teatro di oltre cinquant’anni di lotte tra gli Aragona e gli Arborea, mediante la costruzione di una fortezza ,nelle pertinenze della antica chiesa di S. Maria.nel villaggio Sorressulle cui rovine sorse dappoi Villasor. 

Da quel momento Villasor divenne un punto di attrazione per gli abitanti degli altri villaggi della zona, tanto da ingrandirsi progressivamente

divenire il capoluogo della Curatoria, sino a quando, il 30 settembre 1537, questa divenne Contea (il 1° conte fu Giacomo Alagon, figlio di Isabella Besora, nipote di Giovanni Sivilleri, e Salvatore Alagon).

Il 19 novembre 1594 la Contea fu poi elevata a Marchesato dal re spagnolo Filippo II a favore di Giacomo Alagon, nipote del 1° conte. La famiglia Alagon, una delle più importanti ed illustri della Sardegna ed una delle più antiche d’Europa (pare discendesse dai primi re di Francia), mantenne il marchesato di Villasor fino all’abolizione del feudo nel 1839.Un sotterraneo lo collegava alla chiesa parrocchiale, dove sboccava alla sinistra dell_altare maggiore, la copertura del sotterraneo era ancora visibile negli anni 50. L’ultimo possessore fu Gabriele de Sylva, figlio di Giuseppe Francesco, nipote di Emanuela Alagon e Giuseppe de Sylva, sposatisi nel 1704.

I De Silva mantennero il patrimonio feudale ereditario fino all’abolizione dei feudi ,proclamata dal re Carlo Alberto, il quale emanò nel 1839 una legge per l’abolizione di tutti i feudi.

Da venerdì 30 Settembre sino a domenica 2 Ottobre il CASTELLO SIVILLER  di Villasor rivivrà un’atmosfera di altri tempi, un fine settimana intenso il tutto in una location magica . Durante queste giornate ci saranno tanti intrattenimenti tra cui: Poesia,pittura,balli rinascimentali, letteratura, giochi per bambini, i musici, sfilata in corte, musiche, cucina, bevande, armi, duelli e tante altre sorprese.

Di seguito il programma

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Da-da-un-pa’, un autentico tormentone. O se preferite ‘Hello boys, traversando tutto l’Illinois, valicando il Tennessee senza indugio fino a qui..’. O gli spot indimenticabili per le calze di nylon ‘che gambe!’. Come i balletti ad altezza sfasata con don Lurio, reso quasi invisibile da quei due corpi statuari. “Era bravissimo come coreografo, ma forse noi eravamo troppo alte per lui, soffriva probabilmente del complesso di Napoleone. Ma fuori dal lavoro era simpaticissimo”, assicurano. Le loro gambe lunghe e affusolate sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla Rai, stravolgendo la storia della tv e facendo perdere il sonno a milioni di telespettatori di sesso maschile.

E furono un caso, nel 1961, le calze nere imposte loro a ‘Giardino d’inverno’ dall’allora dg Rai Ettore Bernabei Le gemelle Alice e Ellen Kessler compiono 80 anni, ma non li dimostrano. Come loro stesse raccontano, non sentono il peso del tempo: amano la vita, gli amici, il golf, i viaggi e continuano a lavorare. “Fino al 3 luglio siamo state impegnate nel musical ‘Ich war noch niemals in New York’ scritto da Udo Jurgens”, dicono in un’intervista raccolta dall’ANSA due giorni fa, prima della loro partenza per Amburgo dove oggi ricevono un premio.

Nate il 20 agosto nel 1936 a Nerchau, cittadina che a quel tempo si trovava in Germania est, fuggono con la famiglia nella Germania Ovest. A 19 anni sono tra le fila delle mitiche Blubell Girls, a 40 sulla copertina di Playboy. Biondissime, coordinate, ballerine, cantanti, attrici al cinema per Dino Risi ne Il giovedì, con Alberto Sordi ne I complessi e in teatro per Garinei e Giovannini, per molti le gemelle sono ancora il Carosello dei collant, il ritornello de La notte è piccola e gli sketch di Studio Uno, Milleluci e Canzonissima.

Oggi mangiano cucina mediterranea e asiatica per non eccedere con la carne: “A pranzo ho cucinato pasta e fagioli”, dice Alice. “Ieri ho preparato pasta alla carbonara”, replica soddisfatta Ellen. Si tengono in forma allenandosi con la ginnastica perché – spiegano dalla casa di Monaco di Baviera dove vivono sotto lo stesso tetto in due appartamenti confinanti – “chi, come noi, ha sempre avuto ha che fare con la propria fisicità, non può concedersi il lusso di lasciarsi andare”.

Da sempre è Ellen a rispondere per entrambe alla stampa e Alice interviene ogni tanto, ascolta dalla cornetta, poi si sente la sua voce in sottofondo che dice la sua. Rimpianti o sogni non realizzati? “Nessuno, siamo serene, abbiamo ottenuto quello che ci è mancato nell’infanzia, con dedizione e disciplina”. Siete state amatissime, dagli uomini che si sono innamorati di voi dal nord a sud dell’Italia, ma anche oltreoceano e dalle donne che sognavano di avere non solo la vostra bellezza e il vostro successo ma forse anche la vostra indipendenza. Non vi è mai pesato essere un duo? “Abbiamo faticato molto, perché qualsiasi nostro movimento doveva essere sincronizzato. Come nei tuffi dal trampolino a coppia, uno sport che seguiamo. Ma in certi momenti, in questo lavoro, era come avere la camicia di forza”. Vi piacerebbe girare ancora un film? “Sì (questa volta è Alice a rispondere) ma con un grande! Woody Allen magari! O fra gli italiani Paolo Sorrentino”.

Tedesche e biondissime, le gemelle più amate della tv si sono esibite sul palco dell’Ariston di Sanremo nel 2014 in uno dei loro storici brani, ‘Quelli belli come noi’. “E’ stata la prima volta al Festival in tanti anni di carriera, strano no?”. Il duo sbarcò nel nostro Paese nel 1961, a 24 anni: “Ricordiamo ancora il giorno: era il 16 gennaio, l’inaugurazione dell’aeroporto di Fiumicino”. Hanno lavorato con tutti i maggiori protagonisti dello spettacolo tricolore: da Mina ad Alberto Sordi a Raffaella Carrà. Alla fine degli anni ’80 sono tornate in Germania. Dopo una lunga assenza nel 2011 sono tornate a calcare i palcoscenici dei teatri con lo spettacolo Dr Jekyll e Mr. Hyde.

Ellen lei è stata la più longeva nei rapporti sentimentali: “Sono stata per 20 anni con Umberto Orsini”. Alice, lei invece ha amato Enrico Maria Salerno? “Sì, per quattro anni, ma poi ho avuto molte altre relazioni (a 17 anni anche un flirt con Burt Lancaster, ndr)”. “Ora stiamo sole e ci va bene così, non ci pentiamo di non esserci sposate. I rapporti amorosi sono complicati. Ci piace giocare a golf, ricevere amici in casa. Abbiamo un rammarico: non poter festeggiare con Franco Zeffirelli. Oltre che un maestro e artista di fama mondiale, è una persona di una generosità straordinaria. Per diversi anni ad agosto siamo state sue ospiti nella sua villa di Positano. Poi l’ha venduta. Ogni volta che siamo a Roma lo andiamo a trovare”.

Tra le tante persone che avete incontrato chi ricordate con più affetto? “Johnny Dorelli, un gentiluomo, e ovviamente Antonello Falqui che ci ha lanciate”. Ennio Flaiano vi definì “Due paia di gambe con una testa sola”. “Non siamo d’accordo – commentano – siamo due gemelle con due teste diverse e pensanti”. Oltre 20 milioni di persone erano incollate davanti alla tv per voi: “Esisteva solo la Rai era facile fare quei numeri”, replicano modeste. A 80 anni tutto cade in prescrizione, c’era qualche politico che vi faceva la corte? “Non abbiamo avuto nessuno”. Una volta a Bonn incontrarono Giulio Andreotti: “Abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Nel salutarci, si sbilanciò: venite a trovarmi a Fiuggi. Ci spiegò che sarebbe stata presente la moglie che avrebbe cucinato per noi. Non siamo mai andate”.

Fonte: http://www.ansa.it/

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Proseguendo il mio lavoro di ricercatrice di memoria legato alla mia città e al mio teatro, iniziato ormai da quasi 10 anni , mi sono imbattuta in una serie di programmi di sala che mostrano quanto fosse rinomato il nostro teatro cagliaritano.

Dalle foto e dalle locandine (molte di mia proprietà, altre recuperate da privati, amici e parenti) ho visto che i cast che comprendevano le opere delle stagioni lirico-sinfoniche erano composti quasi sempre dai nomi più importanti del panorama lirico internazionale dell’epoca.

Oggi ho scoperto ad esempio che, nella Stagione lirica del 1947 che si svolgeva al Teatro Massimo di Cagliari (aveva sostituito i due teatri storici della città distrutti qualche anno prima sia dalle bombe che un incendio) in cartellone c’erano nomi del calibro di Mario del Monaco e Boris Christoff.

Questo il casto completo dell’AIDA di quella stagione:

Teatro Massimo Stagione lirica 20, 22, 27 aprile – 8 maggio 1947 interpreti : Ezio Achilli (Il Re), Palmira Vitali Marini (Amneris), Maria Pedrini/Lucia Turcano (8) (Aida), Mario Del Monaco/Renato Gigli (8) (Radamès), Boris Christoff (Ramfis), Raffaele De Falchi/Armando Dadò (8) (Amonasro), Franco Fabiani (Un messaggero) maestro concertatore e direttore Vincenzo Bellezza/Ottavio Ziino (27, 8) maestro del coro Giuseppe Conca regia Carlo Acly Azzolini coreografia e primi ballerini Jolanda Rapallo, Giovanni Brinati.

Chiunque avesse ricordi legati alla musica cagliaritana, foto, locandine,video amatoriali, articoli di giornale ecc. e vuole renderle pubbliche può contattarmi privatamente. Il materiale non viene ritirato ma solo fotografato e pubblicato e diffuso nei blog e nella pagina facebook “Album dei ricordi della musica lirica e sinfonica” del cagliaritano.

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FRANCESCHINI A SARAJEVO, DIALOGO MIGLIOR RISPOSTA TERRORISTI

La collaborazione e il dialogo delle culture e’ la risposta più giusta che si possa dare ai terroristi. Lo hanno affermato il ministro bosniaco per gli Affari Civili, Adil Osmanovic e il Ministro dei Beni e delle attivita’ culturali e del turismo, Dario Franceschini, in visita oggi a Sarajevo in occasione del Mese della cultura italiana dedicata al 20/mo anniversario dell’ accordo di pace di Dayton, in un giorno di lutto per l’ uccisione, mercoledi’ sera, di due militari bosniaci per mano di un terrorista.

“Era giusto confermare, insieme, la visita di oggi – ha detto Franceschini – in un giorno di lutto nazionale, perche’ e’ un’ occasione per esprimere tutta la vicinanza e la solidarieta’ del governo italiano e di tutti gli italiani in un momento difficile, ma soprattutto e’ anche il modo di rispondere insieme ai terroristi che la strada del dialogo, dell’ ascolto delle culture, la strada che costruisce un terreno comune e fa proseguire normalmente la vita delle persone, e’ la risposta piu’ efficace che possiamo dare al terrorismo.

“Questa sera i musicisti e il coro del Teatro lirico G.Verdi di Trieste e della Filarmonica e Teatro nazionale di Sarajevo suoneranno e canteranno insieme la Nona di Beethoven,- ha ricordato Franceschini - e credo davvero che la forza di quelle voci, di quelle storie mescolate, sia molto piu’ forte di un qualunque atto di terrorismo nel mondo”.

Franceschini ha anche annunciato alcuni progetti di collaborazione tra i due paesi, e in particolare investimenti italiani per la digitalizzazione della collezione d’ arte contemporanea Ars Aevi e la formazione di giovani esperti di restauro.

Ieri sera Franceschini ha inaugurato la mostra della Collezione Farnesina nella Galleria nazionale bosniaca. (ANSA)

foto tratte dalla pagina FB Teatro Verdi Trieste

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Ci sarà anche l’attore Gaetano Marino con le letture su Pirandello e Giulio Angioni, al Festival della Scienza che si terrà a Cagliari dal 10 al 15 Novembre articolandosi fra gli spazi dell’Exmà e il Ghetto degli Ebrei. Le attività del festival sono tantissime e vi invito a consultare tutto il calendario cliccando su questo link

 CALENDARIO di Tutti gli eventi

La meraviglia della scienza

Lo stupore di fronte alle cose, la capacità di lasciarsi sorprendere sono temi antichi di riflessione. Già Aristotele (IV sec. a.C.) nella Metafisica scriveva “gli uomini hanno cominciato a filosofare a causa della meraviglia: da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, … giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo”.

Per spiegare i misteri della natura l’uomo ha inventato i miti e le storie ma poi è nata la scienza che ha tradotto i miti e le storie nel racconto di una realtà affascinante ed
avvincente. E un filosofo del cinquecento affermava che la meraviglia è il seme della conoscenza.
L’ottava edizione del Cagliari FestivalScienza intende dunque istillare meraviglia nelle menti e nei cuori di tutti mostrando il cammino che ancora oggi fa la scienza per rispondere al desiderio di capire.
Pensiamo al fascino e al mistero del cielo stellato apertosi alla comprensione con l’invenzione del cannocchiale: miliardi di stelle e di galassie la cui visione coi telescopi permette di capire un poco l’infinità dell’universo. E, attraverso le sue ricerche, nel luglio 2015 l’uomo ha portato a compimento una avventura straordinaria: una piccola sonda, la New Horizons, lanciata dalla NASA nel gennaio del 2006, ha raggiunto Plutone, uno dei corpi celesti più lontani del sistema solare (mediamente 6 miliardi di chilometri dalla Terra). Ha viaggiato per oltre nove anni per arrivarci e ora sta trasmettendo dati importantissimi che permetteranno di effettuare approfondite ricerche. Non solo, siamo addirittura scesi su una cometa!
Questo è l’Anno Internazionale della Luce (IYL) e durante il nostro festival lo celebreremo con un programma ricco di conferenze, incontri, tavole rotonde, spettacoli insieme a laboratori, mostre ed exhibit interattivi in cui il pubblico sarà chiamato a partecipare, scoprire e toccare con mano la meravigliosa scienza. Sentiremo come trovare la luce nel buio delle miniere, scopriremo l’esistenza di mezzi prodigiosi che permettono di “vedere” il cervello, faremo la conoscenza con personaggi straordinari, come Albert Einstein, in onore del quale è stato indetto l’IYL per la sua teoria della Relatività Generale, portata a compimento nel 1915.
Come valore aggiunto abbiamo dato spazio alla promozione alla lettura dei tanti testi scientifici che aprono le menti alla meraviglia e al desiderio di conoscenza.
E tante altre cose ancora…, ci permetteranno di capire i legami tra le varie discipline, tra scienza e arte e letteratura

Il Festival è organizzato dal comitato ScienzaSocietàScienza e ha il patrocinio di numerosi enti e istituzioni tra cui quello della Commissione Italiana per l’Unesco e del Comune di Cagliari.
L’edizione di quest’anno porta il numero 16, relativo agli anni di attività del comitato organizzatore: il successo lo dobbiamo sopratutto ai fedelissimi studenti delle scuole e dell’università nel ruolo di visitatori (oltre 12.000 per ciascuna edizione), accompagnatori e animatori (oltre 300); questo ci conferma che abbiamo fatto un buon lavoro: è una sfida difficile da portare avanti … ma ci accomuna una grandissima passione per la scienza.

Potrete seguire l’attore Gaetano Marino in queste date e luoghi

  Mercoledì 11 novembre
* Ore 9.00 Sala della cannoniera, Il Ghetto.
Gioca il tempo nei suoi epigoni, letture tratte da Luigi Pirandello.
* Ore 16.30 Sala della cannoniera, Il Ghetto.
Doppio cielo, da un romanzo di Giulio Angioni.
  Giovedì 12 novembre 
* ore 10.30 Sala della cannoniera, Il Ghetto.
Doppio cielo, da un romanzo di Giulio Angioni.
  Venerdì 13 novembre
* ore 10.30 Sala della cannoniera, Il Ghetto
Gioca il tempo nei suoi epigoni, letture tratte da Luigi Pirandello.

ingresso libero


posti ancora disponibili per le scuole, prenotate qui
http://www.festivalscienzacagliari.it/come-si-partecipa-al…/
fascia scolare: studenti del 4° e 5° anno della secondaria di secondo grado

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Quando ho ricevuto in dono questo libro, l’ho aperto subito attratta dalla foto di copertina: un bambino di dieci anni seduto sul cofano posteriore di una Fiat 850 .Ebbene, questa immagine nel suo insieme mi ha riportato indietro nel tempo, alla mia infanzia. Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di essere dentro a un film  di cui già conoscevo trama. Quando i miei genitori ci annunciavano che avremo passato la domenica nella casa in campagna dei  nostri zii e cugini, non dormivo la notte per l’attesa di quell’avvenimento straordinario per me che ero nata e cresciuta in città.

Nando Cuccu è  uno scrittore, poeta e autore di bellissime canzoni, ma è anche colui che mi ha donato il libro sopracitato è grazie al quale ho potuto  rivivere i tempi della spensieratezza.

Il bambino decenne della copertina è lui, il protagonista della storia che vive esperienze indimenticabili nel paese del padre e in cui vivevano le sue due zie: Gonnoscodina in provincia di Oristano.

Il libro, come dice Alessandro Cilla nell’introduzione, dovrebbe essere adottato nelle scuole, perchè oltre che essere una raccolta di ricordi d’infanzia, riveste un carattere didattico, ricordando la vita di un tempo molto diversa da quella attuale.

Lo scrittore   ha avuta la bella idea di utilizzare qua e là frasi  in lingua sarda con l’immediata traduzione, e questo affascina il lettore facendolo addentrare meglio nello stile del racconto. Nelle ultime pagine del libro poi si trovano i tanti significati dei termini usati in lingua campidanese.

   Il piccolo Nando  amava questa vacanza lontano dalla sua città,  perchè si poteva immergere in quella natura incontaminata così diversa dalla sua vita quotidiana . Le giornate erano scandite soprattutto dai riti legati all’utilizzo dei prodotti della terra. Un esempio, la  conservazione dei pomodori per i mesi invernali: dall’imbottigliamento della passata a quello della essiccazione al sole. Ma anche dell’uva , che dopo la raccolta, parte di essa veniva lasciata riposare sempre al sole affinchè potesse diventare più dolce prima di farne del buon vino. E ancora: il frantoio, le olive   l’olio,l’asinello protagonista, ma anche i maiali, le pecore e la mungitura.

Nando non era solo un osservatore in tutto questo ma aveva dei compiti precisi , spesso i più faticosi, come quello, ad esempio, di lavorare l’impasto per le ostie da preparare per la Santa Messa.

Il protagonista racconta anche delle amicizie che intrecciava nel paese e di quando la domenica lo raggiungevano  il fratello con i cugini e con i quali trovava la complicità per  vivere sempre  nuove esperienze.

Un racconto fresco, semplice, profumato di natura e spensieratezza ,  scorrevole nelle descrizioni e di facile lettura.

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Fra le mie tante passioni e hobby c’è n’è sempre stato uno che mi ha trasmesso mio padre ed è la ricerca della memoria, prima di tutto verso i miei avi, ma anche verso la mia città e in modo particolare verso il mio Teatro, luogo in cui ho lavorato per quasi trentacinque anni. Per questo settore specifico, ho fondato una pagina facebook che si chiama “Album dei ricordi e del teatro lirico che racchiude prevalentemente ricordi fotografici, video, articoli, locandine, programmi ecc. che riguardano oltre che il teatro, anche tutti gli artisti locali che si sono esibiti sia a Cagliari che nel mondo: cantanti, ballerini, musicisti, registi, attori ecc. Ci sono anche gli eventi in corso, e cioè  tutto ciò che di giorno in giorno viene rappresentato, oltre che in teatro, anche nella nostra città e nella provincia. Infatti  anche se passa un solo giorno,  tutto entra a far parte della memoria a pieno titolo.

Ho raccolto e diffuso tanto materiale in modo casuale sia del mio archivio personale ma anche di colleghi, amici, appassionati, abbonati storici . La pagina è aperta a tutti.

Ieri sera, grazie all’intermediazione del collega Giampaolo, ho incontrato un anziano artista del coro ,Attilio Perra, che , con molta gioia mi ha messo a disposizione i suoi album personali. Tantissimo materiale interessante che pian piano metterò in rete. Mi hanno colpito due cose  in particolare, la foto di Mario del Monaco al Teatro Massimo, durante la rappresentazione della Fedora, e un articolo che anticipa la stabilità delle masse artistiche del Teatro Lirico di Cagliari. (foto di testa e di coda).

A darmi una spinta importante in tutto ciò c’è stato sicuramente il sito Memoro col quale collaboro già da anni , e che considero la prima e più importante enciclopedia vivente della rete. Lì, nel mio account personale, ci sono diversi video miei dove intervisto colleghi e artisti che hanno fatto parte della storia del Teatro Cagliaritano e in modo particolare del Teatro Lirico.

Chiunque avesse materiale utile per questa mia pagina, può inviarmelo al seguente indirizzo ottottobre@tiscali.it

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Venti milioni di italo-argentini oltre il 20 per cento della popolazione. Nell’Ottocento erano italiani il 40% degli imprenditori. Due secoli di emigrazione. Due popoli paralleli. Qualche cognome: Astor Piazzolla musicista, Alfredo Di Stefano, Omar Sivori calciatori;  Alejandro De Tomaso imprenditore automobilistico, Gabriela Sabatini tennista, Francesco Bergoglio il Papa venuto dall’altra parte del mondo, Manuel Fangio pilota automobilistico, Juan Domingo Perón alias Giovanni Piras di Mamoiada? Trentamilia desaparecidos, la vicenda di due sardi.
Tante storie: molti cercarono l’America, ma non tutti la trovarono. Qualcuno in fondo all’Oceano passando per i voli della morte.

Don’t cry for me Italy! Ma non dimenticateci.

Mario Salis 


YouTube Video

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“Isis sta cancellando la memoria storica distruggendo migliaia di libri” . Questo è il titolo di molti dei quotidiani di oggi.

E’ vero che i libri sono un patrimonio ineguagliabile però oggi,  la memoria storica non si perderà grazie al Web e al sito MEMORO, Banca della memoria, che raccoglie  le videotestimonianze della gente . Il sito , famosissimo ormai in tutto il mondo, raccoglie migliaia di testimonianze in tutte le lingue e suddivise per argomenti.

Ultimamente è nata una collaborazione con l’Università Brookes di Oxford che prevede la raccolta delle testimonianze   sul Cinema negli anni “50“. Le persone racconteranno quanto fosse importante per loro andare al cinema, i locali frequentati, i film visti, i loro attori preferiti, i titoli, la descrizione delle sale e come erano strutturate.

Sbarca a Cagliari quest’oggi, e starà   tutta la settimana, un operatore che   realizzerà dei piccoli video con coloro che desiderano raccontare i loro ricordi in proposito. Le videointerviste saranno realizzate alla Cineteca Sarda in viale Trieste 118  e  sono rivolte soprattutto alle persone nate entro il 1940 . I ricordi  devono  riguardare non solo la città di Cagliari ma anche i paesi limitrofi.

Per tutte le informazioni potete mandare una mail ad ottottobre@tiscali.it e lasciare i vostri dati col numero di telefono e sarete immediatamente contattati.

Guarda la videotestimonianza

http://www.memoro.org/it/Il-carnevale-del-1930_830.html

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L’attore cagliaritano Gianluca Medas ha portato il suo spettacolo “La grande madre” al di là della Sardegna, esattamente a Ciampino dove lo ha atteso un folto pubblico .

Lo spettacolo era inserito nella rassegna “Con la sardegna nel cuore” giunto alla 6^ edizione, e si è tenuto nel Parco Aldo Moro.

Ne La Grande Madre, contos e cantos dall’isola, Gianluca Medas  ha cantato  e raccontato di grandi madri e culto della vita. Lo ha accompagnato alla chitarra il musicista  Andrea Congia .

La rassegna, che si conclude oggi con l’esibizione del gruppo folk di Osilo e del Ponentino Trio   ha avuto il sostegno della Regione Lazio, del Comune di Ciampino e dell’Associazione culturale Grazia Deledda.

 

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Pompei - http://decumani.com/it/pompei_-_scavi.html

Quel giorno l’ex ministro Massimo Bray decide di recarsi a Pompei in Circumvesuviana. Bloccato a metà strada per problemi al convoglio dovette raggiungere gli scavi grazie ad un passaggio.

Classifica dei musei più visitati al mondo redatta da The art newspaper nel 2013:

1) Il Louvre di Parigi con oltre nove milioni di visitatori

2) British Museum

3) Metropolitan Museum of art New York

Per trovare un sito italiano dobbiamo scorrere la classifica fino al 22 , dove si collocano gli Uffizi di Firenze.

Pensate che il British Museum ha superato il Metropolitan Museum grazie ad una mostra realizzata con reperti degli scavi di Pompei e di Ercolano che solitamente vengono tenuti nei depositi.  Grazie a questo hanno avuto ben 471mila visite in più.

Alessandro Gnocchi, su Il Giornale ha scritto: “Con i nostri scarti gli altri paesi costruiscono fortune“.

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per investimenti nell’Istruzione, con una spesa pari al 4,2% del Pil rispetto ad una media del 5,3%. Comunque, nonostante i nostri limiti, il settore è in crescita.

L’Italia è un paese ad altissima concentrazione di beni culturali, storia e arte, tanto che ha il più alto numero di beni iscritti nella lista del Patrimonio Unesco: 50 siti, pari al 5% del totale.

I servizi non funzionano? Per aprire un museo, i bagni devono essere puliti. Semplice? Assolutamente no, perchè gli addetti devono essere pagati ma se non ci sono i soldi il museo resta chiuso nonostante le mostre prestigiose.

La cultura contro la malavita

Antonio Loffredo, sacerdote arrivato in uno dei quartieri più a rischio di Napoli, segnato dalla disoccupazione e dalla malavita, ha fatto fruttare il lavoro portato avanti dal parroco che lo aveva preceduto: ha arruolato tanti ragazzi trasformandoli in guide turistiche, artigiani, musicisti, ed altro, coinvolgendo centinaia di giovani creando cooperative e posti di lavoro. Tutto grazie all’arte perchè, spiega, con i monumenti, le chiese, le catacombe, un quartiere disagiato può “rinascere trovando la sua vera identità, recuperando la sua storia”, l’importante è accogliere i giovani e “far crescere i segni e i sogni di speranza…”.

Liberamente tratto da Città Nuova

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"violetta" suonata da S. Caterina

Oggi voglio parlarvi di una donna del passato davvero straordinaria, che amava l’arte in tutte le sue forme. Lei era violinista ma anche pittrice, scrittrice e perfino danzava. E’ difficile che un’ artista si fermi ad una sola forma d’arte, prima o poi si apre anche ad altre “muse”.

Lei è davvero singolare soprattutto per l’epoca in cui ha vissuto.

Caterina dè Vigri, era nata l’8 settembre del 1413,   un periodo che segna il passaggio fra il Medio Evo e l’età storica Moderna. Sono stati anni di lotte, di congiure, anni in cui sono nati grandi uomini politici, letterati, scienziati, pittori, anni in cui l’uomo iniziava a risvegliarsi, quel risveglio meglio noto come Rinascimento Italiano.

Caterina venne educata alla corte Estense, che all’epoca era al massimo del suo splendore  e in un periodo in cui le donne artiste si affermavano anche in Italia .

Musicista oltre che compositrice , la prima nota ufficiale sulla sua attività si ritrova nel testo di suor Illuminata Bembo (1469) redatto poco dopo la sua morte.

L’educazione acquisita da fanciulla, presso la fiorente corte ferrarese in qualità di dama di compagnia di Margherita d’Este, in un ambiente fastoso e mondano,non le impedisce di maturare l’idea di farsi suora. Entrò giovanissima nel Monastero del Corpus Domini di Ferrara,ove professò la Regola delle Sorelle Povere di S.Chiara e vi rimase fino al 22 luglio 1456,quando viene chiamata a Bologna, per fondare il Monastero anch’esso detto del Corpus Domini.

Non sto qui a raccontarvi i particolari di questa sua vita straordinaria, ma mi voglio soffermare invece su quelli della sua morte davvero ricca di mistero.

Morì il 9 marzo 1463 e venne  sepolta nella semplice terra.  Subito, si verificarono miracoli e guarigioni presso la sua tomba e dopo soli 18 giorni venne esumata; il suo corpo profumava soavemente ed era ancora fresco e morbido; trasudava un liquido non ben specificato, odorante di fiori e muschio,che venne raccolto in apposite ampolle.

Nel 1475 si volle  esporre il corpo della badessa alla venerazione dei fedeli, in posizione seduta e pare che fu allora che il corpo si irrigidì ma, su comando della Superiora, si mise nella posizione che si può ancor oggi verificare: seduta su una cattedra, con gli occhi aperti,vestita con la tonaca.

Molti viaggiatori che visitarono questo sconcertante corpo, ne narrarono le vicende che accompagnarono il suo ritrovamento, e descrivono come le monache clarisse dovessero tagliarle regolarmente le unghie e tagliarle i capelli perchè continuavano a crescerle.

Fu canonizzata da Papa Clemente XI il 22 maggio 1712, solennità della SS. Trinità, dopo un lungo e laborioso processo che vide impegnati, e a titoli vari anche contrapposti, il Monastero e la città di Bologna

Ancora oggi, il corpo della santa trasuda un liquido limpido che imbeve le vesti, e le suore devono cambiarla periodicamente e prendersi cura di lei.

 

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Un’ arte che non ho mai preso in considerazione nel mio blog è quella della cera. Si, proprio quella che ritroviamo nei musei delle cere di tutto il mondo e che portano il nome di Madame Tussauds.

Ma chi era Madame Tussaud ?

Marie Tussaud era una donna di origini alsaziane. Aveva imparato l’arte di modellare la cera fin da piccola, creando i primi capolavori. Nel1802 lascia Parigi per l’Inghilterra, portando con sé le sue opere, e da questa collezione nasce l’attuale museo delle cere di Londra.  Da quella passione, oggi è nato un impero. Un impero fatto di cera e musei, di statue  perfettamente somiglianti a personaggi famosi. Ogni anno milioni di turisti si fanno ore di fila pur di farsi fotografare con fac-simili in 3D ed in dimensioni reali dei propri beniamini. Dagli attori  agli sportivi, dai politici ai giornalisti, ci sono quasi tutti.

Io ho avuto il piacere di vistare il muse di Berlino e naturalmente anche io mi sono divertita a farmi fotografare accanto ai personaggi del momento, trasformando  un po’ “di cera” anche me.

Ma i personaggi che ho visto erano davvero tanti e soprattutto vari. Dai  tanti personaggi del mondo dello spettacolo ai tanti politici, gli ultimi in termini di tempo. Mi domandavo se quando cade un governo, le statue realizzate vengano abbattute o messe in qualche deposito in attesa di essere riciclate!  Ad esempio pare che l’instabilità politica italiana continui a preoccupare i modellatori di Madame Tussaud’s  che preferiscono altri personaggi più amati.

In questo museo sono stata colpita da tre cose:

- certi personaggi sembrano talmente veri che ti aspetti da un momento all’altro che parlino. Ho avuto questa  sensazione davanti alla statua della povera Anna Franck seduta davanti al suo diario;

- tutta la procedura particolareggiata di come vengono realizzate queste cere. Anzi, chi vuole può mettersi a disposizione per provare in prima persona la realizzazione delle proprie mani.

- la presenza della statua di Hitler ( chiuso da una teca di vetro),  ed un cartello che impone di non fotografarlo per rispetto ai familiari delle  vittime del nazismo.  Nel 2008,  un visitatore balzò al di là del vetro e gli staccò la testa.

Oltre alla foto di testa e a quella con Madame Tussaud  , ho realizzato un piccolo fotoalbum che vi mostro di seguito. Naturalmente non include la statua di Hitler.

 

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Per tutti coloro che volessero fare un viaggio indietro nel tempo , precisamente nel Medio Evo della Sardegna, questa è l’occasione giusta. Ad Oristano da domani 9 agosto fino al 24 si potrà assistere ad una serie di eventi legati al periodo dei Giudicati e alla storia di Eleonora d’Arborea.

Nel centro commerciale Porta Nuova si potrà ammirare una mostra di abiti realizzati a mano, fedelmente riprodotti, e ad una sfilata con gli stessi ad opera del Gruppo storico medioevale Antica Turabolis di Terralba.

 Il Giudicato d’Arborea

Regno d’Arborea è il titolo e il nome di uno Stato medievale sardo (inopportunamente chiamato “Giudicato”d’Arborea” dalla storiografia tradizionale).

Questo Regno, formato storicamente dall’ampia e fertile valle del Tirso e dai monti delle Barbagie di Ollolai, Mandrolisai e Belvì era situato al centro dell’isola e confinava con i regni di Càlari e di Torres.

Quello d’Arborea era uno stato sovrano (che non riconosceva poteri superiori) e perfetto (stipulava accordi internazionali liberamente).

Aveva per capitale Oristano, ed era grande circa 4.832 kmq (quasi il doppio dell’attuale Provincia). Lo abitavano neanche centomila persone fra liberi, servi e religiosi.

Il Regno con lo stemma araldico “parlante” dell’”Albero deradicato, durò ben 520 anni (da circa il 900 al 1420), più a lungo di tutti gli altri regni giudicali isolani (Càlari, Torres e Gallura); e, per questo, ebbe perlomeno,ventitré generazioni di sovrani.

I 4 giudicati nacquero intorno al X secolo d. C.

Il regno era diviso in 13 Curadorias e ognuna di queste comprendeva diversi paesi. Ogni Curadoria era amministrata dal proprio Curadore (un ufficiale responsabile del proprio operato).

La figura più conosciuta di questo periodo è la Regina Eleonora d’Arborea (Giudicessa), particolarmente nota per aver aggiornato e promulgato la Carta de Logu (precedentemente promulgata dal padre Mariano IV d’Arborea), una raccolta di leggi in vigore nel Giudicato ma in seguito estesa a tutta la Sardegna.

La Carta de Logu rimase in vigore fino al 1827.

Una curiosità: Il Falco Eleonorae (in italiano Falco della regina), un rapace ampiamente diffuso nel bacino del mediterraneo, prende il nome dalla sovrana sarda, autrice di un’apposita norma preposta alla sua tutela dal bracconaggio. Stranamente, solo il nome italiano non ricorda Eleonora d’Arborea, mentre in tutte le principali lingue viene chiamato con il suo nome. In francese si chiama Faucon d’Éléonore, in inglese Eleonora’s Falcon, in spagnolo Halcón de Eleonor e anche in tedesco è Eleonorenfalke.

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Chissà quanti di voi si domanderanno di cosa si tratta. Ebbene, essendo il mio un blog a sfondo principalmente musicale, sarà di sicuro qualche cosa che ha a che fare con la musica. Però, se cercate su wikipedia  il significato di questa parola  troverete  come prima definizione, che il crotalo è un serpente.  Ma il crotalo che interessa a noi è uno strumento musicale, per l’esattezza uno strumento a percussione. Ve ne sono di vari tipi. Quello che vi faccio vedere oggi è composto da vari piattini e ognuno ha la sua intonazione. Infatti tutto lo strumento, come potrete vedere nella foto , è formato dalle 7 note  della scala di Do maggiore, e  i relativi semitoni.

Ogni piattino quindi ha l’intonazione di una nota.

 

Il crotalo è un antico strumento a percussione di origine egiziana e pare che proprio  da qui, derivi il nome del serpente a sonagli perchè  il rumore prodotto dallo sfregamento degli anelli cornei presenti sulla coda ricorda il suono emesso da questo strumento.

Questa sera troverete tanti strumenti a percussione fra i più strani  utilizzati  dai percussionisti del Teatro Lirico di Cagliari in occasione del concerto dei Carmina Burana, che si terrà alle 21 a  Barumini (CA) sotto il nuraghe protetto dall’UNESCO.

Accorrete numerosi, e chi lo desidera può avvicinarsi ad osservare gli strumenti da vicino e  porgere domande ai professori d’orchestra.

Il concerto sarà replicato a Cagliari giovedì alla stessa ora.

Le voci soliste di Valentina Farcas (soprano), Gregory Bonfatti (tenore) e Carlo Checchi(baritono) sono accompagnate dai pianoforti di Gaetano Mastroiaco e Francesca Pittau, dai timpani di Filippo Gianfriddo e dalle percussioni di Paolo Bertoldo,

Dirigerà il maestro Marco Faelli.

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Hanno fatto di tutto per poterla salvare. L’ultimo tentativo è stata questa lettera che segue, al ministro Dario Franceschini

Siamo i Professori dell’Orchestra Sinfonica di Roma (OSR).

Nata nel 2002 per volontà di Fondazione Roma, l’ Orchestra costitusce uno dei poli culturali di rilievo della capitale, con la sua stagione sinfonica al prestigioso Auditorium della Conciliazione e le sue numerose attività all’insegna del sociale e della divulgazione, volte da sempre a portare la musica e l’arte in luoghi dove la musica non arriva, negli ospedali, nelle scuole, nelle carceri, nelle comunità di Roma.

Inoltre porta il suo entusiasmo e la sua energia in giro per il mondo, esibendosi nelle sale più prestigiose del panorama internazionale, quali la Philarmonie di Berlino, la Carnegie Hall di New York, il Musikverein di Vienna e molte altre.

Abbiamo alle spalle una storia di 12 anni di impegno e passione per la musica. Avere una storia vuol dire avere un passato su cui basare un futuro.

Noi dell’OSR questo futuro rischiamo di non poterlo più costruire a causa dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo da parte di Fondazione Arts Academy, ente gestore dell’Orchestra.

Aiutaci e sostienici sottoscrivendo questo appello che rivolgiamo alle istituzioni perchè la nostra storia non abbia una fine.

Perchè Roma non può essere privata di una realtà così importante e radicata nel suo panorama culturale.

Ma il 2 agosto è arrivata la brutta notizia

Grazie a tutti di cuore, ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta.
E così un’altra Orchestra chiude, nel silenzio e nell’indifferenza generale. 
Un altro pezzo di cultura, quella cultura che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della nostra Italia, muore…perché sia Fondazione Roma, che ha fortemente voluto e finanziato questa Orchestra dodici anni fa, sia Arts Academy, che per dodici anni l’ha gestita portandola alla chiusura, non hanno saputo fare altro che scendere dalla nave che affondava e lasciare a bordo gli unici che di un’Orchestra si possono dire veramente parte, NOI MUSICISTI. 
E dopo tanta strada percorsa insieme, ci troviamo costretti a salutarvi tutti. Ci eravamo illusi di potervi dire arrivederci alla prossima stagione, invece non ci sarà più nulla. Tutte le idee, i contatti, gli aiuti ricevuti sono valsi a nulla. 
È stato un onore condividere con voi questa lotta e scoprire che siete stati così tanti a volerci bene e a supportarci. 
Ma alla fine abbiamo perso. 
Tutti quanti.

Che tristezza! La nostra Italia, paese dell’arte, della musica e della cultura che fa morire i suoi stessi figli. Vergogna!


YouTube Video

 

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Un’Isola di musica è la rassegna di concerti ideata dal Teatro Lirico di Cagliari per portare la musica direttamente nei centri d’ interesse storico-archeologico della provincia di Cagliari . Un’occasione per i tanti turisti di poter ascoltare della buona musica immersi nella storia millenaria della Sardegna: Paulilatino, Barumini, Nora, Dolianova.

Archiviato il concerto su I Shardana di Porrino è ora la volta di “Pagine d’opera”, medaglione di brani sinfonico-corali estratti da opere di Rossini,Weber, Bizet, Pëtr Il’ic Cajkovskij. Si ascolteranno popolarissimi brani  del Guglielmo Tell o della Carmen di Bizet.

Questa sera il coro e l’orchestra saranno a Dolianova sul sagrato della antichissima chiesa di San Pantaleo. Uno spazio accogliente dove il pubblico, ormai da anni, mostra sempre di gradire i nostri concerti accorrendo numeroso. Lo stesso concerto verrà poi replicato  al Teatro Lirico di Cagliari il prossimo giovedì.

Inizialmente lo spazio cagliaritano doveva essere quello del Parco della Musica. Lo scorso anno in questo luogo, migliaia di persone hanno applaudito i nostri spettacoli e quest’anno era l’occasione per replicare questo successo. Siamo ancora in attesa di capire questo cambio di rotta. Certo che il nostro paese è davvero strano, quando le cose funzionano anziché incoraggiarle si troncano in partenza. Mah!

Ecco di seguito il programma di questo concerto.

Pagine d’opera

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari
direttore Cristiano Del Monte
maestro del coro Marco Faelli

Gioachino Rossini Semiramide: Sinfonia

Gioachino Rossini Guillaume Tell: Quel jour serein; Hyménée; Pas de six; Gloire, honneur

Carl Maria von Weber Der Freischütz: Ouverture; Jagerchor «Was gleicht wohl auf Erden»

Georges Bizet Carmen: PréludeCoro delle sigaraieEntr’acte

Pëtr Il’i? ?ajkovskij Evgenij Onegin: Introduzione e valzer

Nella foto un momento delle col maestro Cristiano Del Monte

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Si è concluso ieri il mini tour del Teatro Lirico di Cagliari nei siti archeologici sardi.

Il primo dei tre concerti dedicati alla musica de I Shardana di Ennio Porrino purtroppo però è stato annullato causa maltempo; si sarebbe dovuto tenere nel sito (forse il più famoso), di Barumini. (vedi post). Nonostante il maltempo il pubblico era già numeroso e pronto a seguirci. Per l’occasione gli scenografi del Teatro Lirico di Cagliari avevano arricchito lo spazio antistante la reggia Nuragica, con elementi scenografici e luci adatti allo spettacolo.

Il secondo concerto invece si è svolto a Nora, non come molti speravano, nel piccolo Anfiteatro, ma in uno spazio più ampio, sempre molto vicino al mare. Tutto esaurito per un concerto di musiche che tutto sommato ai molti erano praticamente sconosciute.

Ieri, terza ed ultima serata ci siamo recati a Paulilatino nel sito nuragico del Santuario di Santa Cristina vicino al pozzo Sacro. Anche ieri è stato un bel successo di pubblico che ha applaudito a lungo il coro  l’orchestra e i solisti del Teatro lirico. Tre splendide località che hanno fatto da scenografia naturale alle belle musiche porriniane  .

L’attore Simeone Latini ha completato lo spettacolo raccontando al pubblico con grande passione , le parti mancanti dell’Opera accompagnando l’ascoltatore  indietro nel tempo facendogli  rivivere la vita nuragica dei Popoli del Mare.

foto di Priamo Tolu

Come è mio solito, ho fatto un sondaggio  fra il pubblico ed è emerso in molti il desiderio di poter vedere quest’Opera completa di costumi e luci pur mantenendo le scenografie naturali. Chissà che per il prossimo anno non si possa realizzare.

Intanto coro e orchestra stanno completando la preparazione del prossimo tour che comprende musiche d’opera francesi tedesche e russe.

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Il tempio di Antas è un tempio punico-romano situato in Sardegna, dedicato all’adorazione del dio eponimo dei sardi Sardus Pater Babai (Sid Addirper i cartaginesi). È situato ad una decina di chilometri circa a sud del paese di Fluminimaggiore, in una zona in cui stanziarono cartaginesi e romani, attirati dagli abbondanti giacimenti di piombo e ferro presenti nel territorio.

http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Antas

Gli Amici della Musica di Cagliari per l’estate 2014 hanno organizzato due rassegne culturali che si svolgeranno a Castiadas, presso la Villa del Direttore delle ex Carceri. La rassegna consta di sei appuntamenti musico-culturali proposti a cadenza settimanale (quasi…), dal 20 luglio al 24 agosto. I programmi sono assai variegati: musica antica, arie liriche, canzoni, romanze d’operetta, musica strumentale romantica, classica, etc., con un repertorio che comprende autori quali: J. S. Bach, G. P. Telemann, G. F. Händel, W. A. Mozart, J. Brahms, F. M. Bartholdy, G. Verdi, G. Puccini, V. Bellini, G. Donizetti, C. Gounod, F. P. Tosti, ed altri ancora. I professionisti coinvolti, 14, operano costantemente in Italia ed all’estero. L’organizzazione è stata curata da Valerio Carta.

Gli Amici della Musica di Cagliari è un’ associazione operante in Sardegna e continente da oltre trent’anni, organizzatrice del concorso internazionale pianistico “E. Porrino”, stagioni di musicali, corsi di perfezionamento, vanta numerosissime collaborazioni con istituzioni educative e culturali. Il direttore artistico  è il maestro Lucio Garau.

Questo il programma:

Venerdì 18 luglio

Concerto lirico: Recondite melodie

Soprano: Laura Bertoli -  Tenore: Mauro Secci -  Pianoforte: Valerio Carta

Venerdì 25 luglio

Ensemble Diverbium

Flauto trav.: Enrica Sirigu – Violino: Juliana VelascoVirginale: Roberta Tagarelli

Sabato 2 agosto

La chitarra solista

Davide Mocci

Venerdì 8 agosto

Duo Flauto e Arpa

Flauto: Vincenzo Lai – Arpa: Silvia Vicario

Sabato 16 agosto

Trio Yacobai Klezmer Band

Violino: Yaacob Gonzalez – Cb.: Maurizio Congiu – Chit./fis.: Antonio Firinu

 Venerdì 22 agosto

Concerto Lirico: Dall’opera alla canzone

Soprano: Valentina Marghinotti - Baritono: Nicola Ebau - Pianoforte: Valerio Carta

Fluminimaggiore – Tempio di Antas ore 21.15

Info: Amici della Musica di Cagliari

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Le premesse non erano buone. Già da qualche giorno si annunciava maltempo in quel di Barumini, villaggio nuragico  fra i più antichi della Sardegna. Proprio qui si sarebbe dovuto svolgere il concerto del coro , dei solisti e dell’orchestra del Teatro Lirico di Cagliari con la bella musica de I Shardana di Ennio Porrino. C’era una certa curiosità per questa rappresentazione .

Il Teatro aveva allestito la zona nuragica arricchendola con delle grandi riproduzioni di bronzetti realizzati dagli scenografi . Le luci poi, sistemate sapientemente nei punti strategici, completavano questa scenografia naturale che avrebbe reso il concerto ancora più suggestivo. Nonostante le continue informazioni sui  Social network, che davano freddo e pioggia,  il pubblico del posto aveva cominciato a riempire la platea attrezzandosi abbondantemente per poter assistere ad un evento  fuori dal comune.

All’ora stabilita tutti noi artisti e professori d’orchestra siamo saliti sui pulmann che ci hanno portato in loco. Sapevamo che la temperatura non sarebbe stata quella consona ad’una stagione estiva. L’esperienza di qualche decennio di concerti all’aperto ci ha insegnato che il maestrale in Sardegna, la sera, è come il 25 dicembre. Quindi  eravamo attrezzati come dovessimo andare a scalare il Monte Bianco. L’eleganza degli abiti da sera ha  lasciato posto a piumini e sciarpe di lana per permetterci di poterci esibire senza rischiare l’assideramento.

Al nostro arrivo lo spettacolo che si è presentato  era magnifico. Quelle pietre nuragiche così antiche illuminate e arricchite dalle statue nuragiche, ha scatenato il desiderio irrefrenabile di “selfie” in tutte le pose. Finchè il tempo ha tenuto questo è stato il nostro passatempo nell’attesa che si cominciasse. Il pubblico, infreddolito ma sorridente e divertito ci osservava, e non vedeva l’ora di ascoltarci. Qualcuno si avvicinava a chiederci informazioni sulla possibilità che il concerto potesse svolgersi, altri ci fotografavano come fossimo orsi polari nel deserto del Sahara. Il “caddozzone di turno intanto non perdeva tempo a vendere panini e bibite prima che precipitasse il cielo.

I professori d’orchestra, con molto timore, hanno cominciato poi ad aprire le loro custodie e a tirar fuori gli strumenti. Qualcuno timidamente ha pure cominciato ad accordare. Tutto pareva stesse volgendo al meglio quando, un’ improvvisa “scuttulata” ,(per i non sardi “acquazzone” ) , ha messo le ali a tutti, facendoci scendere dal   palco riparandoci con  spartiti e cartelle. Ma il pubblico no, non si è mosso dalla poltroncine, quel concerto lo voleva a tutti i costi. L’acquazzone è stato veloce ma il tanto giusto per innaffiare e inumidire gli strumenti, le sedie e tutto il resto. Il cielo aveva un colore che annunciava da lì a poco qualche cosa di più consistente. Non si poteva andare oltre, e solo l’annuncio al microfono che il concerto non si sarebbe svolto, ha fatto si che il pubblico si rassegnasse e si dirigesse mogio verso l’uscita del villaggio nuragico. Qualcuno andando via ci chiedeva implorante:

- “Quando si farà? Tornerete?”  - Speriamo.

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Cagliari Monumenti Aperti: c’è anche il Teatro Lirico

Domenica 11 maggio, dalle 9 alle 20, il Teatro Lirico di Cagliari partecipa, per l’ottavo anno consecutivo, alla manifestazione “Cagliari Monumenti Aperti”, giunta alla XVIII edizione, con una serie di visite guidate al Teatro ed all’intero complesso del Parco della Musica, realizzate in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari.

La manifestazione prevede la visita dell’intera struttura: le sale prove musicali e la sala regìa, i laboratori di sartoria, scenografia, illuminotecnica e falegnameria, palcoscenico e Parco della Musica. Le visite guidate sono previste, con partenza ogni ora, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19.

Oltre a ciò viene anche presentata la formula, già sperimentata negli anni passati, delle “sale musicali”: durante la visita, ogni sala viene “animata” da musicisti e cantanti attraverso brevi intermezzi musicali che allieteranno il percorso dei visitatori.

Ma la vera novità è rappresentata da un’iniziativa riservata esclusivamente ai ragazzi: un laboratorio teatrale per scenografi, costumisti e truccatori “in erba”, a cura del costumista cagliaritano Marco Nateri, intitolato Regine, Draghi, Principesse ed ispirato ai prossimi allestimenti di Il flauto magico e Turandot, in programma nella Stagione lirica e di balletto 2014.
Ping, Pong, Pang, la Principessa Turandot e il Principe Calaf, Papageno, Papagena e la Regina della notte sono pronti ad uscire dalla abili mani di giovanissimi scenografi, costumisti e truccatori che, muniti di carta, stoffe e cartoncini colorati, daranno vita all’affascinante magia del teatro musicale sulle note di grandi compositori come Mozart e Puccini. Ecco la formula dei laboratori, proposti per la prima volta al Teatro Lirico di Cagliari e coordinati dal costumista cagliaritano Marco Nateri, della durata di 2 ore ciascuno, riservati ai bambini dai 5 ai 10 anni, e realizzati, solo su prenotazione (massimo 15 bambini), con inizio nei seguenti orari: 10, 12, 15.30, 17.30 (per prenotazioni rivolgersi a: produzione@teatroliricodicagliari.it). Contemporaneamente, nel nuovissimo Medialab, si avrà la possibilità di sperimentare le ultime applicazioni che il Teatro Lirico di Cagliari, in collaborazione con TSC Consulting, ha sviluppato per introdurre i bambini nell’affascinante mondo della composizione musicale.

Durante tutto l’arco di questa domenica, riservata soprattutto alle famiglie, nei giardini e negli spazi all’aperto del Parco della Musica, si esibiranno, a partire dalle 10 del mattino, numerosi complessi bandistici regionali che, con il loro repertorio tradizionale, daranno alla giornata di festa una spensierata colonna sonora.

L’ingresso alla manifestazione è libero.

La manifestazione, inserita nel XIV Festival di Sant’Efisio del Teatro Lirico di Cagliari, si avvale del contributo della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione Banco di Sardegna e, in qualità di media partner, di Tiscali.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono +39 0704082230 – +39 0704082249, fax +39 0704082223,biglietteria@teatroliricodicagliari.it

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Questa mattina al Teatro lirico di Cagliari è stata proposta agli studenti cagliaritani l’opera Norma di Vincenzo Bellini, in una versione semi-scenica, ridotta, e soprattutto in una forma originale. Il mattatore era l’attore comico cagliaritano Massimiliano Medda che ha saputo raccontare la trama usando un linguaggio vicino a quello dei ragazzi .

L’Opera, sappiamo che è una grande fonte di cultura perchè abbraccia vari campi come la storia, la letteratura, la geografia oltre che la musica naturalmente, ma che non è di facile approccio. Però, se saputa proporre, diventa uno spettacolo godibilissimo.

I ragazzi hanno risposto in maniera positiva applaudendo e divertendosi nei momenti giusti, ma  sempre attenti ai punti salienti dell’opera. Un grande risultato se si pensa che la maggior parte di essi non erano mai entrati in teatro!

Per la mia ormai lunga esperienza in campo, oggi ho visto i risultati di un lungo lavoro che il Lirico, da anni, sta effettuando nel mondo della scuola. Sono ormai lontani gli anni in cui era praticamente impossibile eseguire un concerto o un’Opera per gli studenti, senza faticare  ad ottenere il silenzio e il giusto comportamento. In questo sicuramente hanno un gran merito anche gli insegnanti che hanno saputo preparare i ragazzi adeguatamente.

Sono certa che quest’ occasione ( e spero altre) lascerà dentro di loro una grande ricchezza culturale che difficilmente dimenticheranno.

I protagonisti di Norma , questa mattina erano il soprano Daniela Schillaci, il tenore Francesco Anile, il  mezzosoprano Elena Belfiore, il basso Dario Russo. Direttore Julian Kovatchev.

Foto dell’archivio del Teatro Lirico di Cagliari

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Puntate Precedenti

di Gianluca Medas

UNDICESIMA STAZIONE

Gesù viene inchiodato sulla croce

Ora tre croci sono innalzate sul Golgota. Tre esecuzioni.  Tre condannati.

L’uomo appeso alla sinistra è furibondo, ha la bava nella bocca, grida contro Gesù

-  se sei il figlio di Dio come dici di essere, per quale motivo non salvi me e anche te?  L ‘altro invece  appeso alla sinistra di Gesù cerca lo sguardo del messia :-  io ti riconosco,   ho visto ciò che hai fatto, ti prego perdonami …

Gesù si scuote, si volta verso quell’uomo  – oggi sarai con me  in paradiso … oggi vedrai il padre. L’uomo si mette a piangere profondamente pentito. Ma il mondo attorno a loro, appesi sulla croce, sembra impazzito …  dalla folla grida di scherno, – hey tu! Non hai forse detto che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni ? Salva te stesso e scendi dalla croce – – Non capiscono-  pensa con angoscia Gesù, –  non sanno quello che fanno e quanto, con questo loro gesto, stanno contribuendo  a sconfiggere un mistero il cui pungiglione  sconvolge le loro vite  .    perde conoscenza, e non vede e non sente più nulla.

DODICESIMA SCENA

Gesù muore in croce

Gesù riapre gli occhi. Sente una grande angoscia nel suo cuore. Disperato cerca consolazione in cielo, da suo padre , ma il cielo è chiuso, nessun aiuto dal cielo … solo fino al fondo  Ma dolore solitudine disperazione angoscia sono troppo grandi per essere sopportati, così Gesù grida, grida al cielo, grida il suo dolore. -  padre, padre, perché mi hai abbandonato?  perché mi hai abbandonato su questa croce? padre non ce la faccio … non ce la faccio … ELI, ELI, LAMMAH SABACTANI …

Un attimo dopo emette un lungo sospiro poi  chiede da bere. Un soldato gli fa bere aceto e mirra.  Dopo avere bevuto, guarda la madre, e vede tutto …  il dolore immenso e senza lacrime di quella madre meravigliosa.  I due si guardano silenziosi

-madre io ti ho amata, ti consegno a Giovanni. Giovanni piccolo mio  ti affido a mia madre … Ecco tutto è compiuto. Padre, nelle tue mani affido il mio spirito.

Detto questo muore.

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù è deposto dalla croce 

Un ora  prima di questi fatti, mentre Gesù ancora era vivo, nella reggia di Pilato, si è recato, in segreto, Giuseppe d’Arimatea. Egli è stato un seguace del nazareno.

Ha  amato le sue parole fin dal suo ingresso a Gerusalemme. Egli sa che è stata commessa una ingiustizia, e ha deciso di dare una sepoltura degna a quell’ uomo. Si è fatto ricevere da Pilato usando tutta la sua influenza. Il governatore non riesce a comprendere.  Questo Gesù anche da morto è amato ed odiato. Ascolta ciò che l’uomo gli chiede con attenzione.  È necessario poter seppellire il corpo  prima che tramonti il sole.  C’è la Pasqua da celebrare ed è necessario fare in fretta. Ci vuole il suo consenso. Scritto. Da Pilato c’è anche  Nicodemo.  Pilato senza problemi concede ai due uomini per iscritto ciò che chiedono : il permesso  di poter seppellire Gesù.

Il Nicodemo ha portato con se una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.

Usciti dal palazzo di Pilato, i due, incuranti della pioggia si sono recano sotto la croce. Mostrano al Soldatino il permesso di Pilato.  Con attenzione fanno scivolare il corpo di Gesù e lo adagiano su un carro guidato da una giumenta.  I due uomini si muovono nel fango. La pioggia ha reso il percorso  difficile.  Per  fortuna non devono fare molta strada.  Li accanto c’e un sepolcro nuovo all’interno di un giardino.  E’ necessario sistemare il corpo del Cristo in attesa della fine della pasqua.

In pochi minuti arrivano a destinazione.

 QUATTORDICESIMA STAZIONE

Gesù deposto nel sepolcro

All’interno della grotta ci sono già Maria Maddalena e Maria di Cleopa, la sorella di Lazzaro e di Marta.  I due  trasportano il corpo nel sepolcro,  lo depongono su un altare di pietra bianca.  Lo asciugano, profumano il suo corpo con oli aromatici, avvolgendolo nelle bende.  In silenzio, i quattro, svolgono il loro compito   con Pensieri incupiti e pieni di sofferenza, di dispiacere per la perdita, di  lutto per la morte, di dolore per la prematura scomparsa di un uomo buono, che non aveva fatto male a nessuno.  Tra queste riflessioni però spunta un dubbio, – Quale può essere il mistero che si nasconde dietro questa morte? Se non ci fosse alcun mistero nascosto? -Senza parlare, con gesti lenti, concludono la pietosa operazione.Ora può essere lasciato nella grotta. Il lavoro è terminato. I quattro si guardano tra loro soddisfatti.

Vanno a cercare il responsabile del sepolcro e assieme a lui chiudono l’ingresso con una grossa pietra. È giunto il penoso momento dei saluti.  I quattro si danno  appuntamento, per trasportare il cadavere nel vero sepolcro,  all’indomani  alla fine della Pasqua.

In quello stesso momento Pilato sta tenendo una nuova riunione con i sacerdoti.

Questi sono infastiditi. Pilato sembra poco interessato alle loro preoccupazioni.

Dopo avere fatto un po’ di resistenza spiega di aver autorizzato il seppellimento momentaneo di Gesù nel sepolcro situato all’interno del giardino a fianco del calvario.  I sacerdoti  a quella informazione si innervosiscono – “no! Non è possibile”. Grida Hanna.- “quel tipo ha detto che il terzo giorno sarebbe risuscitato”. Pilato non comprende. Hanna insiste – “ Se lo facessero sparire metterebbero in giro la voce che è risuscitato.   I nemici di Roma non aspettano altro. E tu non vorresti mai permettere una cosa del genere, no? Dà l’ordine che sia vigilato quel sepolcro fino al dopo pasqua.  Se dovesse sparire il corpo di questo sventurato  tutto ciò che è stato fatto diventerebbe inutile.” Pilato è stanco. Quella mattina è stato svegliato con  prepotenza da questi esaltati. Ha voglia di pace. E’ stata una giornata piena di tensioni, di continue ed insinuanti intimidazioni. – avevano ragione a Roma  - pensa –  questi Ebrei  sono persone pericolose e infide  – Tuttavia non può permettere che la sua autorità venga messa alla prova in questo modo  Così con freddezza  mette fine all’incontro.  -avete la vostra guardia- . Risponde ai sacerdoti  – Fate  da soli. Questi non sono affari che ci possano riguardare. Andate-. Furibondi i giudici del sinedrio escono dal palazzo. Sono tesi, nervosi. Uno dei segretari viene inviato per convocare con urgenza il responsabile della milizia del tempio.  In meno di mezz’ora  essi scelgono due uomini. Assieme a loro si recano al sepolcro. Fanno aprire l’ingresso.

All’interno trovano il cadavere già bendato e profumato. Con attenzione controllano che sia quello di Gesù. Dopodiché fanno spingere il pesante masso all’ingresso del sepolcro sigillandolo perché nessuno lo apra.  I due uomini della milizia si sistemano di guardia davanti al masso che chiude la grotta.

 QUINDICESIMA STAZIONE

Finale

La nostra storia  amici finisce così, la storia ha avuto la luce, ma non l’ha saputa vedere preferendo a lei il buio, e noi nel buio vi lasciamo, con queste piccole luci …

Fuori c’è il mondo e le sue luci variopinte, che cercano di allontanare la notte, che come un mantello ricopre il cielo, ebbene quelle luci sono pallide imitazioni di quella che non abbiamo voluto vedere …. ….

 

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Puntata precedente

di Gianluca Medas

Giovedì notte –  (2 puntata)

È notte quando i tre si inoltrano nella notte per recarsi verso il luogo dove Gesù si reca ogni notte a pregare. Quando arrivano un cupo silenzio li accoglie. Gesù si inginocchia  – Vegliate,  amici miei, perché questa notte il diavolo verrà a vagliare il nostro cuore … Gesù sta soffrendo, sa che il suo momento è giunto.  Sa di avere un enorme potere, ma  anche di dover rinunciare a questo potere …per la storia, per tutta l’umanità. Sa che il suo destino è segnato, e nel più profondo terrore chiede al padre se è possibile che questo calice gli sia levato, ché questo peso gli sia tolto, questo sacrificio evitato. Il suo spirito è pronto, ma il suo corpo si ribella, la sua umanità è il fardello che deve domare; la paura di morire, del dolore, della solitudine … Allora prega, e lo fa con tanta intensità che tutte le vene del corpo gli si spaccano … Sconvolto e angosciato torna dagli apostoli sperando di essere confortato da loro.  Ma questi dormono. Gesù chiude gli occhi. Ed e’ in quel momento che finalmente appare lui, il principe di questo mondo; Satana – Oh buonasera Messia . Come va? Solo soletto, eh?  Gesù di Nazareth … questi uomini, che vite  insignificanti … E  così  stanotte il tuo destino si compirà.  E tu naturalmente sei convinto che il mondo con il tuo sacrificio verrà salvato … Ride guardandolo negli occhi. Ride di gusto .- Vieni, vieni quì, che ti faccio vedere un libro speciale, il libro della storia … Guarda con me, guarda … C’è scritto che domani mattina verrai appeso sulla croce e tu  morirai. Si è scritto così …  che tu perderai la vita, in modo violento  di modo che la tua morte sia  il simbolo di una nuova umanità liberata dal pungiglione del peccato  … così che le persone si amino tutte… Leggiamo … ah ecco, ecco! questo è interessante. Vedi? I tuoi apostoli? li ammazzeranno ad uno ad uno ; questi se li sbraneranno i leoni, e questi li metteranno in una botte con i chiodi  e li faranno rotolare dalle vette dei monti, Quest’altro lo appenderanno a testa in giù, e  dopo gli taglieranno la testa.  Ah! Ecco, qui si vede che ci sono dei seguaci. Cristiani  li chiameranno, bene, bene, quindi il filone non si esaurisce. Ecco, i primi cristiani, perseguitati. Oh! ecco qui, un ragazzino, guarda come corre, Stefano si chiama, … ahhhh! peccato,  vedi viene lapidato … poveretto.  E  a questi altri ancora?

Decapitati, sbranati,  feriti, bruciati. Ma sfogliamolo ancora un po’ questo libro pieno di sorprese. Vediamo un po’ cosa faranno i tuoi, i tuoi. Guarda cosa faranno gli Spagnoli, nel tuo nome … uccideranno tutti gli Incas, i Maya, gli Altzechi.  Nel tuo nome, mica nel mio nome, Nel tuo nome. Gli Americani faranno lo stesso con i pellerossa,  e sempre nel tuo nome., E guarda cosa faranno alle  donne, sempre nel tuo nome, le bruceranno al rogo, come streghe, semprenel tuo nome, bada bene, mica nel mio nome; nel tuo nome … faranno tutto questo, è scritto nella storia …

Guarda qua, guarda questi cristiani,  manderanno nei lager gli ebrei, facendoli diventare saponette …  – nel tuo nome, non nel mio … Ride selvaggiamente Satana, porge il libro a Gesù. -  e Tu sacrificherai la tua vita per questi uomini ?! Che spreco … Io so che sei buono.  Amico mio, io e te vogliamo la stessa cosa … per questo sono venuto  a proporti un affare. Tuo padre non può capirti … c’è lo scontro generazionale, i padri non capiscono i figli, è risaputo … Io posso mettera a tua disposizione un potentissimo esercito con il quale potrai combattere tutte le ingiustizie del mondo … e se ci sarà un ingiusto … lo ammazzeremo ….  In questo modo vedrai come l’amore trionferà … con la spada deve vincere l’amore e con la forza deve imporsi la giustizia.  Se tu mi seguirai, ti farò diventare re di questo mondo … cosa ne dici Gesù di Nazareth?  Gesù non lo degna di uno sguardo.

- Va Satana. Mi hai tentato. Il tempo che ti è stato concesso è terminato. Vattene ora ho da compiere  la volontà del Padre mio …  Detto questo va a svegliare i suoi discepoli

 A cavallo tra la notte del giovedì e le prime ore del venerdì

 Giuda si è portato dietro un piccolo drappello di soldati romani. Nell’Orto degli ulivi ci sono quattro persone. I sodati hanno un problema; nel buio non riconoscono chi fra loro deve essere arrestato. Gli ordini sono stati chiari: un arresto veloce ed indolore. Gesù ha numerosi seguaci che avvisati potrebbero creare delle difficoltà. Giuda sa che non ci sono altre maniere per costringere il Messia rivelarsi, Il responsabile del drappello chiede spiegazioni a Giuda per comprendere chi è tra i quattro quello che deve essere preso.  Rompe gli indugi. – l’uomo al quale darò un bacio, è quello che dovete arrestare.  Si avvicina ai quattro . Gesù lo fissa negli occhi. Giuda lo bacia. È il segnale. I soldati escono dal loro nascondiglio tenendo fra le mani lance e spade.

Gli apostoli interdetti non sanno cosa fare-  presto,impugnate le spade?-  lasciatelo stare il maestro Pietro colpisce un soldato Gli mozza un orecchio che cade per terra.

Gesù però lo rimprovera – Pietro rimetti la spada nel fodero. Preso l’orecchio mozzato lo riattacca. Giuda grida, come impazzito- eccolo, eccolo, è quello che volevo, lo vedete? Grida ancora Giuda.  Ma nessuno lo ascolta.  – gli ha riattaccato l’orecchio lo avete visto ? Ma la sua esultanza scompare quando si accorge che Gesù non reagisce

I soldati lo trascinano via, mentre gli apostoli fuggono impauriti.  Gesù li ha fermati, non sanno come difenderlo senza poter usare la spada, non sanno cosa fare davanti ad una spada, davanti alla prepotenza, senza poter utilizzare la spada.  Così sono costretti a fuggire via, disperdendosi  per le strade di Gerusalemme. Giuda resta immobile con la bocca aperta – che cosa ho fatto … pensa disperato.

Gesù viene portato fino alla casa di Hanna 

Gesù è in piedi, legato, davanti alla porta chiusa della casa del gran Sacerdote Hanna. Pietro nel frattempo si è avvicinato accanto ad un enorme falò. Attorno a lui soldati e servi del sacerdote. Si avvicina una donna :-  Scusa, ma tu non sei uno dei seguaci di quell’uomo ? Non sei uno dei suoi? – Panico – Io? No, no, no … ti confondi -

Ma la donna insiste – Si,  ti ho visto stamattina al tempio, poi lo vedete? ha la barba  da Galileo … voi Galilei l’avete tutti uguale.  Non ce ne sono mica tanti di Galilei a Gerusalemme … Si, sei uno di loro -  Panico – no, no, non sono io, lo giuro, non sono io … non lo conosco, non so chi è quell’uomo -   Ma la cuoca lo ha riconosciuto. Insiste. I soldati gli avvicinano minacciosi all’apostolo – si, tu sei un suo discepolo  ti ho visto al tempio  … Pietro sempre più nel terrore – no, non sono io, non sono io -

In quel momento canta il gallo. Gesù dall’atrio si volta verso l’apostolo. Pietro guarda per un momento gli occhi di Gesù … poi fugge via piangendo

E’ quasi l’alba, e i suoi servi lo fanno aspettare nell’atrio del palazzo, senza farlo entrare, perché il sacerdote deve prima svegliarsi. Pietro, l’ha seguito di nascosto, è  nei dintorni della casa, nascosto dal buio. È confuso. Non sa che fare.

Gesù è in piedi, legato, davanti alla porta chiusa della casa del gran Sacerdote Hanna. Pietro nel frattempo si è avvicinato accanto ad un enorme falò. Attorno a lui soldati e servi del sacerdote. Si avvicina una donna :-  Scusa, ma tu non sei uno dei seguaci di quell’uomo ? Non sei uno dei suoi? – Panico – Io? No, no, no … ti confondi -

Ma la donna insiste – Si,  ti ho visto stamattina al tempio, poi lo vedete? ha la barba  da Galileo … voi Galilei l’avete tutti uguale.  Non ce ne sono mica tanti di Galilei a Gerusalemme … Si, sei uno di loro -  Panico – no, no, non sono io, lo giuro, non sono io … non lo conosco, non so chi è quell’uomo -   Ma la cuoca lo ha riconosciuto. Insiste. I soldati gli avvicinano minacciosi all’apostolo – si, tu sei un suo discepolo  ti ho visto al tempio  … Pietro sempre più nel terrore – no, non sono io, non sono io -

In quel momento canta il gallo. Gesù dall’atrio si volta verso l’apostolo. Pietro guarda per un momento gli occhi di Gesù … poi fugge via piangendo

Fine seconda puntata

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Narrazione per la via Crucis  (1 puntata)

di Gianluca Medas

 La storia che voglio raccontarvi la conoscete benissimo. Da anni viene raccontata, da secoli. È oggetto di conversazione, di battaglie politiche, di dibattiti in televisione, di lotte filosofiche. Per approfondire l’argomento ne han scritto romanzi, pamplet, poemi, saggi, preghiere, canzoni, musical, sacre rappresentazioni, perfino in sardo … Quella che vivremo insieme stasera è la storia di un uomo che è stato come un lampo, come una lampada che non abbiamo saputo conservare accesa … è la storia di un uomo che ha stupito il mondo … Un uomo imprevedibile, che con il suo fare ha sbugiardato i potenti, innalzato gli umili. Un uomo venuto per mettere padri contro figli, mariti contro mogli; venuto per portare la spada, per far seccare gli alberi che non danno frutto, accogliere le prostitute, cacciare i dottori della legge, e sfidare chi lo minacciava o voleva lapidarlo ed accettare la croce, senza difendersi. Un uomo misterioso e unico. Portatore di un segreto che ha tentato di condividere, senza però essere compreso dai suoi contemporanei. Accolto come un condottiero quest’uomo giusto è stato ucciso, come un miserabile. Ascoltate bene amici perché questa è la storia di un uomo che non è stato dimenticato, e anche se non è diventato re e neppure ha conquistato nazioni, nonostante sia stato condannato a morte come un malfattore, ancora oggi viene ricordato dagli oppressi … come una bandiera ….

 Inizio

E come ogni storia che si rispetti anche questa ha una premessa. Comincia un giovedì mattina,  all’interno di un tempio, quello di Gerusalemme. Gesù, li, tutte le mattine, va a pregare. Lo attendono una moltitudine di persone. Sono in fila dall’alba.

Hanno mille richieste; essere guarite, consolate, ascoltate. Egli è l’uomo che sa guardare, ascoltare, guarire. Al suo passaggio, mille e mille braccia si levano verso di lui, tutti vogliono toccarlo, tirandogli la veste per attirarne l’ attenzione  gridano verso di lui, piangono. Un ondata di isteria collettiva sembra avere colpito, quei giorni, gli abitanti di Gerusalemme – Gesù, Gesù … Guarda, quest’uomo non si muove da anni  è nella lettiga, ti prego guariscilo, guariscilo e Gesù lo guarisce – Guarda quest’altro; è cieco nato, non vedi?  E Gesù lo guarisce. Così tutte la mattine E le attese erano molteplici fra la gente. Erano giunte fino a Gerusalemme le voci dei miracoli che Gesù aveva fatto su un monte li vicino, quando aveva moltiplicato cinque pani e due pesci …   Gesù era un miracolo vivente, qualsiasi cosa toccasse, si moltiplicava.

Il popolo ebraico era stanco degli intrighi di Roma, della corruzione e dei complotti, dell’impero romano. Era stanco di pagare le tasse ad un popolo di stranieri.  E quell’uomo vera sembrato l’uomo del destino, il messia atteso, insomma, moltiplicava pani e pesci non tassabili … ed era un miracolo vivente.

Perciò quando si era saputo che aveva trasformato l’acqua in vino,  e che aveva fatto resuscitare un morto già in putrefazione, il popolo, questo popolo vessato, addormentato su se stesso, pensò che Gesù era la persona giusta  per  guidare il popolo alla ribellione.

 Giovedì Mattina

Gesù, al tempio, riceve  i malati, i sofferenti, i poveri, tutte le persone che vogliono essere guarite. E lui le guarisce. Ma ogni volta, fra se, pensa: – a che serve che io guarisca questa gente quando è scritto che moriranno lo stesso …  Nessuno  che venga da me per chiedere di essere sanato nell’anima … – Io ti guarisco cieco, zoppo … io ti guarisco, ma tu morirai. Tutti da me volete cose materiali, ma io non sono venuto per questo in mezzo a voi …

Quella mattina è tormentato, e tutto gli riesce difficile. Aveva sperato fino all’ultimo che capissero il suo messaggio nel profondo, ma non è stato possibile. Troppo abituati ad ascoltare le proprie necessità materiali.

Così si rende conto che è giunta l’ora di manifestare al mondo la volontà del padre. -  – Voi mi ucciderete … grida esasperato alla folla che lo circonda. Le persone si guardano fra loro, senza capire, pensando si stia riferendo ad una spia dei farisei o dei romani … -  Oh! Gesù, noi ti amiamo, siamo venuti per te … non vedi? – Guarda siamo tutti qua, pendiamo dalle tue labbra, Grida un altro. Ma Gesù li zittisce tutti      - voi ascoltate ma non comprendete … io devo morire, perché voi  capiate ….   Sono tre anni che predico, ho viaggiato in lungo ed in largo, per le strade dalla Galilea e della Sammaria, sono andato dappertutto, nei santuari, nelle strade, nelle case …  dicendo sempre le stesse cose, tuttavia voi non riuscite a capire.  E’ giunto il momento che vi dica la verità; è necessario che io muoia, perché voi capiate … -

Panico fra la  folla: – che succede?  Che stai dicendo?   Gran vociare disordinato e nervoso tra le persone che lo circondano.

Qualcuno infastidito grida di fare silenzio. Gesù, come torna la calma, continua: – Il chicco di grano se non si spezza, non da frutto, ed  io sono come quel chicco di grano, mi spezzerò sotto la terra, per dare frutto, e per sfamarvi, non capite? Io per questo sono venuto. Vi guarirò quanto vorrete, ma perirete lo stesso, a che serve avere salva la vita, se poi si perde l’anima? A quelle parole la folla si dispera. L’idolo crollando miseramente, frantumandosi, come un cristallo, in mille pezzi. Il Messia, il condottiero, il Figlio di Davide … Si allontanano, delusi.

 Gli apostoli, accorgendosi che qualcosa non andava, intervengono interrompendo la conversazione ed allontanando Gesù. – basta, stop miracoli,  oggi il messia ha fatto troppi miracoli … E mandano via tutti.

 Giuda che era stato testimone di ogni miracolo che Gesù aveva fatto, ha un fremito:

-  devo fare qualcosa; non può finire così … quest’uomo ha in mano tutto il destino del regno di Israele, con una sua parola potrebbe far scoppiare una grande sommossa,

con un gesto cambiare il mondo … non può finire così. Se non lo farà lui spontaneamente , sarò io a costringerlo …

Mentre gli apostoli si allontanano Giuda si dirige verso la porta bianca dove i Farisei si sono appena riuniti per commentare l’accaduto. Questi hanno deciso di far fuori questo giovane Messia,  ma dopo la Pasqua, per non sporcarsi troppo le mani …

Il piano di Giuda è semplice e nello stesso tempo arguto; consegnare Gesù ai Farisei, per costringerlo a compiere  un gesto clamoroso e incitare alla ribellione il popolo contro i Romani. Si avvicina alla porta della stanza – Io vi posso consegnare Gesù, – dice … I Sacerdoti lo guardano curiosi. –  Ma tu non sei un suo discepolo? – Si, lo sono -taglia corto Giuda  - ve lo do per trenta denari; il prezzo di uno schiavo.

I sacerdoti sorpresi continuano a fissarlo – Te li daremo, ma prima devi dirci come farai  a consegnarcelo …

 Giovedì Sera

 Gli apostoli hanno preparato, una cena, la sera prima della cena di Pasqua in una casa di un amico  Gesù  aveva detto loro  di sentire la necessità di stare solo con loro –  Quando Gesù arriva tutto è pronto  per la cena,  ha il volto carico di tensione   - Devo lavarvi i piedi, dice Gli apostoli brontolano – Come lavare i piedi’? tu lavi i piedi a noi?  Ma Gesù non vuole sentir ragioni – Si io devo lavare i piedi, a voi … fratelli miei, amici miei … Pietro però è risoluto – Gesù no, dobbiamo essere noi a lavare i piedi a te … cosa dici? Gesù solleva il capo per guardarlo – Pietro, Pietro, non essere duro come sempre, se non ti laverò i piedi, non entrerai con me in paradiso …

A quello parole Pietro  smette di protestare – No, no, no … lavami tutto, non solo i piedi, dappertutto. Gesù sorride – solo i piedi hanno bisogno di essere lavati. E così, ad uno per uno, Gesù lava i piedi a tutti, in silenzio, guardando gli apostoli negli occhi, dopodiché  comincia il rituale della cena … – Vedete questo pane, io adesso lo spezzo. Questo pane voi lo avete spezzato ogni Pasqua, ricordando il giorno in cui usciste dall’Egitto, dalla schiavitù del faraone … ebbene  questo pane che io vi do oggi,  voi lo mangerete, per ricordarvi di me, ed ogni volta che mangerete questo pane voi mangerete me  Perché io  assumerò in me il rituale della Pasqua, io sarò la Pasqua. Gli apostoli sono sconvolti, non comprendono questo linguaggio misterioso.

-         Gesù scusa, noi non capiamo. Ma Gesù prosegue:  – lo capirete dopo, ora no riuscite a comprendere lo so,  fate questo in memoria di me, fatelo per sempre.

Poi prende il calice del  vino, lo solleva: – Ricordate il capro che prese il posto di Isacco? Ebbene quel capro sono io.  Io ho preso il posto di Isacco sui ceppi, la storia si compie, amici miei … e questo è il mio sangue. Domani io assumerò in me il rituale della Pasqua, ed ogni volta che berrete questo sangue io diventerò la vostra Pasqua. Capirete dopo, fate questo in memoria di me …

Dopo avere detto queste cose. Nella sala cade il silenzio. Gesù esausto  quasi con un sussurro aggiunge – “voi non mi rivedrete più -  Pietro, impetuoso come sempre, lo tira per un braccio, come a rimproverarlo -  ovunque tu andrai io sarò con te …  Sono pronto a fare qualsiasi cosa per te.

Gesù lo abbraccia commosso – Pietro, Pietro, attento a quello che dici …  questa notte, prima che il gallo canti,  mi tradirai tre volte …  Basta ho bisogno di andare a pregare, ho bisogno di andare nell’orto degli Ulivi, venite con me, Tommaso, Pietro, Giacomo e Giovanni

Fine prima puntata

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Vergogna!! Non ci sono parole per commentare quello che Vittorio Sgarbi ha detto nel presentare il suoi programmi come candidato a sindaco per la città di Urbino. Mi auguro per lui di non doversi mai trovare nella condizione di avere la necessità di utilizzare tutti quei mezzi che danno la possibilità a chi, per mille motivi non è autosufficiente.

Vi posto di seguito una parte del suo discorso per farvi capire come l’arroganza e la presunzione di questa persona non abbia limiti. Facciamolo girare!!

Guai a nominare scale mobili o ascensori davanti al candidato dei Verdi: “Mi fa schifo solo la parola. Una città civile non ha né ascensori né scale mobili. Solo quelle abitate da nani, zoppi e handicappati hanno le scale mobili. Se le devono mettere nel culo”. Sulla discarica di Ca’ Lucio non ha dubbi: “Va chiusa immediatamente e i rifiuti scaricati sulle teste di merda che l’hanno voluta lì”. Mentre sul famigerato giovedì sera afferma: “Chi si vuole divertire lo faccia fuori dal centro di Urbino. Bisognerebbe creare una specie di luna-park per questi ragazzi. Oppure un campus dove possono stare per conto loro senza sporcare la città”.

 

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Dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014 Casa della Musica di Trieste ospita un Masterclass internazionale di canto lirico tenuto dal  celebre soprano Daniela Mazzucato. Un’occasione unica per imparare e approfondire il proprio bagaglio musicale con una delle più grandi voci della lirica del nostro secolo.
Il corso di perfezionamento è dedicato a cantanti lirici maggiorenni italiani e stranieri con una buona preparazione di base. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 gennaio e la disponibilità è di 12 posti effettivi. Il corso è aperto anche agli uditori.

I moduli di iscrizione e il bando con il regolamento per la partecipazione al Masterclass si possono ritirare presso la Segreteria di Casa della Musica (TEL. +39 040 307309, da lunedì a venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00; giovedì dalle 10.00 alle 12.00) o possono essere richiesti via email all’indirizzo info@scuoladimusica55.it. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 gennaio. Dodici gli allievi effettivi che saranno accettati (verrà considerato l’ordine di arrivo delle domande), saranno ammessi al corso anche allievi auditori.

Per i giovanissimi che vogliono conoscere meglio questa straordinaria artista invito a visionare questa mia intervista realizzata la scorsa estate.


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La notizia che non si studierà più la Storia dell’arte nelle scuolè davvero sconcertante. Un paese come il nostro, ricco d’arte e cultura millenaria, rischia di restare nel dimenticatoio. Il cittadino italiano che vorrà conoscere meglio le opere d’arte del nostro paese dovrà, in seguito, rivolgersi agli stranieri che non esiteranno ad appropriarsi, anche solo spiritualmente, delle nostre belle opere.

Che tristezza! Il nostro patrimonio culturale di così immenso valore si sbriciolerà e si perderà nel vento . Senza la sua conoscenza diventerà sempre più difficile tramandarne la sua storia. Eppure quando vengono esposte al pubblico, le nostre opere attirano migliaia di persone da tutto il mondo. Qualche anno fa ho fatto ben 3 ore di fila per poter ammirare le opere di Caravaggio, e quella era una delle poche file dove la gente non protestava ma attendeva pazientemente il proprio turno all’ingresso del museo, e anche sotto la pioggia!

 I coreografi Roberto Magnabosco e Benedetta Bucceri con la maestra di danza Assunta Pittaluga hanno messo su uno spettacolo delizioso con i loro piccoli e grandi allievi, dove si sottolinea l’importanza dell’arte e della cultura e del perché questa non deve morire . E’ stato rappresentato durante una puntata della trasmissione “Di che danza 6” , lo spettacolo di Videolina ideato e condotto da Claudia Tronci.

Cliccate sul link sottostante per poter guardare la puntata della trasmissione.

http://www.videolina.it/video/di-che-danza-6-stagione-2013-14/56078/di-che-danza-6-quarta-edizione.html

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E’ con grande emozione che comunico a tutti i miei lettori la notizia che l’Arena all’interno del Parco della Musica di Cagliari sarà intitolata al soprano cagliaritano Giusy Devinu, mia compagna di studi, morta nel 2007. Oggi l’approvazione della delibera in Giunta, su proposta dell’assessore agli Affari Generali, Paola Piras.

Un’idea nata nel 2008 quando, in occasione del concorso per cortometraggi “3 minuti di celebrità a Cagliari”, mi sono presentata con un cortometraggio che ho realizzato durante i lavori di trasformazione della Piazza in Parco della Musica. Ho pensato che un’opera così importante fosse doveroso dedicarla alla musicista-soprano Giusy Devinu che ha portato con orgoglio il nome della nostra città nei teatri di tutto il mondo, e che ha avuto la disgrazia di lasciarci troppo presto! Ho fondato un gruppo su Facebook che ha raccolto 1328 adesioni di artisti che hanno lavorato con lei, che l’hanno ascoltata in teatro o semplicemente che l’hanno conosciuta attraverso questo mio blog Musicamore e il blog che ho dedicato : Amici di Giusy  con la stretta collaborazione di Lanfranco e Annarita Visconti.

Decisi di inviare una lettera al Comune con la mia proposta. Il tempo stava passando ed avevo perso quasi le speranze.

A supportarmi in questa “battaglia” ci sono stati anche diversi giornalisti e artisti quali Lanfranco e Annarita Visconti, Fabio Manca per l’Unione Sarda, il quotidiano Sardegna, la conduttrice-ballerina Claudia Tronci  attraverso la sua trasmissione “Di che danza 6“.   I ballerini e coreografi Roberto Magnabosco e Benedetta Bucceri che più volte nei loro spettacoli mi hanno invitata a parlare di questa idea. In occasione poi dell’inaugurazione del Parco , Roberto Magnabosco, Assunta Pittaluga, Claudia Tronci e Gabriele Vaccargiu hanno realizzato una coreografia e danzato sulla voce di Giusy proprio nell’Arena, spazio che prenderà appunto il nome dell’artista cagliaritana.

Lo scorso 21 Giugno infine, nell’ambito degli spettacoli per la festa della Musica organizzata dal mezzosoprano Giuliana Carone e con un mio piccolo contributo, ho voluto fortemente che l’attore cagliaritano Gianluca Medas avesse un suo spazio per raccontare la  vita del soprano.

Sono davvero soddisfatta di questo risultato e ringrazio anche tutti coloro che non ho nominato ma che hanno sempre sostenuto il mio progetto.


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L’11 giugno 1988, giorno del 70° compleanno di Nelson Mandela, si celebrò a Londra, stadio di Wembley, il Mandela Day.

il regime sudafricano di apartheid mostra dopo quarant’anni i primi segni di cedimento.

Trapelano segnali di una possibile liberazione di Nelson Mandela in vista di un vero processo di democratizzazione.

La fondazione Artists Against Apartheid, nata per iniziativa di Little Steven con lo scopo di boicottare il regime di Pretoria invitando i musicisti rock a evitare i tour in Sudafrica, indice un grande concerto per lanciare un forte messaggio a favore della scarcerazione di Mandela.

L’organizzazione dell’evento è affidata a Jerry Dammers degli Specials e Jim Kerr dei Simple Minds. Tra i partecipanti spiccano le presenze dei Dire Straits con Eric Clapton, Stevie Wonder, UB40 con Chrissie Hinde, Little Steven, Sting, George Michael, Eurythmics, Al Green, Joe Cocker, Midge Ure, Phil Collins, Peter Gabriel.

 

I Simple Minds partecipano attivamente in campo politico, sostenendo organizzazioni internazionali in difesa dei diritti dell’uomo quali Amnesty International, organizzando concerti contro il regime dell’apartheid del Sudafrica sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, in favore del futuro Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela, a cui dedicarono la canzone Mandela Day.


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Gli anni 70 in Sardegna sono stati caratterizzati dalla nascita delle radio e televisioni private. Prima in assoluta è stata l’emittente radiofonica  Radiolina seguita dalla TV Videolina ad opera dell’imprenditore cagliaritano Nicola Grauso.

L’artista cagliaritano Giampaolo Loddo, fu il primo ad esibirsi col suo complessino , nel primo show proprio in questa emitente privata, condotto dal presentatore Giorgio Ferrari. Giampaolo era una specie di co-conduttore e grazie alla sua grande verve che ancora oggi i cagliaritani lo ricordano per i suoi sketch della bombola e del suo complesso dei “Bellini Baciando”.

Ma sentiamo questo ricordo direttamente da Giampaolo Loddo, in questa video-intervista che ho realizzato qualche settimana fa.


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In occasione del Bicentenario della nascita del musicista italiano Giuseppe Verdi, l’ Ambasciata Italiana e l’Istituto di Cultura  hanno voluto fortemente un Festival che per 15 giorni impegnerà il teatro di Kiev nella messa in scena delle Opere verdiane più amate. Oggi, in occasione di un grande gala, fra i rappresentanti italiani vi sono anche due artisti sardi: il mezzosoprano Cristina Melis cagliaritana e il baritono algherese Domenico Balzani. Un grande onore per la nostra terra di Sardegna!

Ho visto nascere professionalmente Cristina perchè figlia d’arte. Suo padre Gustavo, uno dei miei maestri di canto e sua madre Carmen (collega artista del coro) sono stati i primi ad impartigli le  nozioni base di tecnica vocale . Cristina è anche una flautista e questo la completa come musicista. L’esperienza per anni come artista del coro sia a Cagliari ma anche in altri teatri italiani   ha contribuito a farla crescere anche dal punto di vista  teatrale dandole poi la spinta per il gran salto in qualità di solista.

Domenico Balzani   è un baritono che arriva dal nord Sardegna ed esattamente da Alghero. Sarà lui a raccontarvi la sua vita artistica, in questo video che ho realizzato in occasione della sua partecipazione al Teatro Lirico di Cagliari nell’opera Fidelio  .

 

Il Festival è intitolato “Ave Verdi‘: dal 10 al 26 ottobre. La kermesse portera’ nei sei Teatri dell’Opera ucraini dieci titoli verdiani. Il pubblico di Kiev, Odessa, Leopoli, Kharkiv, Donetsk e Dnipropetrovsk potra’ apprezzare alcune delle piu’ famose opere di Giuseppe Verdi, da Nabucco a Rigoletto, da La Traviata a Il Trovatore, insieme a Macbeth, Don Carlo e Un Ballo in Maschera. Non mancheranno in cartellone l‘Aida, l’Otello e la Messa da Requiem.

Una ‘maratona’ musicale che e’ stata ideata dall’Istituto italiano di cultura di Kiev e dall’ambasciata italiana in Ucraina e promossa insieme al Ministro della Cultura ucraino in occasione del bicentenario della nascita del celebre compositore italiano. Al festival si aggiungera’ a Kiev la mostra ‘Omaggio a Giuseppe Verdi‘ con costumi, bozzetti e locandine ideati per i capolavori verdiani che sono stati rappresentati al Teatro dell’Opera di Roma durante il secolo scorso.


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 In occasione della piccola tournée del Teatro lirico di Cagliari con l’opera Elisir d’amore in tre centri della Sardegna, ho voluto porgere alcune domande al regista Primo Antonio Petris (clicca in questo link) e al direttore d’orchestra Francesco Pasqualetti che ci spiega come l’autore, Gaetano Donizetti, riesce a trasferire in musica i diversi stati d’animo dei personaggi  con  piccoli accorgimenti musicali. Le parole e la musica nell’Opera lirica si devono completare a vicenda ed è proprio nel far bene questo che si vede la grandezza del compositore.

Venerdì 11 ottobre alle 21, nella splendida cornice del Teatro Centrale di Carbonia, va in scena L’elisir d’amore, melodramma giocoso in due atti, su libretto di Felice Romani, tratto da Le Philtre di Eugène Scribe e musica di Gaetano Donizetti. L’opera viene rappresentata anche venerdì 18 ottobre alle 21 al Teatro Civico di Alghero e venerdì 25 ottobre alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania.

Questa nuova, agile, produzione del Teatro Lirico di Cagliari è stata appositamente ideata e realizzata per i palcoscenici dei teatri di Carbonia, Alghero e Tempio Pausania e viene curata per la regia da Primo Antonio Petris, per i costumi da Marco Nateri e per le luci da Loïc François Hamelin.
L’opera si avvale di un cast di giovani interpreti quali: Elisabetta Scano (Adina), Camillo Facchino (Nemorino), Valeriu Caradja (Belcore), Enrico Maria Marabelli (il dottor Dulcamara), Vittoria Lai (Giannetta). In qualità di voce recitante si esibisce l’attore cagliaritano Simeone Latini.
L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono diretti dal maestro concertatore e direttore Francesco Pasqualetti. Il maestro del coro è Marco Faelli.


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Altro video correlato http://www.youtube.com/watch?v=Ure5o9mmIGM

 

 

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Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio,
per non restar solo in viaggio…

un vestito, un pane, un frutto
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane.
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…

Ma il treno corre: non si vede più.

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Quanti di voi ricordano il direttore d’orchesta Leopold Stokowski?

Forse non tutti ricorderanno il nome, soprattutto chi non lavoro nel campo della musica classica, ma sicuramente avranno ben chiara  la scena del film della Disney, Fantasia, dove il mitico Topolino tira la giacca ad un direttore d’orchestra, lo stesso che poi, sollevando le braccia, darà il via ad una orchestra che  eseguirà la Toccata e Fuga di Bach,  in un susseguirsi di disegni e animazioni a ritmo! Da piccola non avevo tanto apprezzato questo film. Da adulta e soprattutto da musicista ne ho capito il grande valore. Immagini e i suoni in un connubio grandioso.

Ebbene, il maestro Stokowski è  il direttore che ha eseguito spesso le musiche del mio conterraneo Ennio Porrino e in particolare il poema sinfonico, Sardegna, rendendolo famoso in tutto il mondo.

La signora Malgari e la figlia Stefania Porrino, nella mia video-intervista sottostante, ricordano il giorno che lo hanno incontrato.    


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