Autore dell'archivio

Piero Marras è un cantautore che in tempi di violenza economica scatena una consapevolezza dolce: quanta ricchezza è nascosta nelle macerie del presente non ancora passato del tutto, quanta forza potrebbe nascondersi nelle pieghe della nostra depressione, quanta bella intelligenza può mangiare la faccia all’ottusità di chi ci spinge alla soluzione più utile per pochi e devastante per il resto del mondo.

Sabato scorso all’Auditorium di Roma si cantava in nuorese, in italiano, in una lingua ribelle che dice: la Sardegna non ne può più. Negli ultimi vent’anni è successo di tutto: dalla rivoluzione web di Grauso allo sfolgorio del berlusconismo più becero, dai sogni ecosostenibili di Soru alla tragedia della Vinyls, dal fenomeno dell’estemporaneo governatore Cappellacci al contemporaneo sindaco cagliaritano Zedda. Senza dimenticare il G8 della Maddalena, le verità oscene di Quirra, le facce dei pastori sardi fieri e incazzati col mondo.

Tutto nello spazio di un’isola, nella meraviglia di una terra intensa e mal colonizzata, stretta tra le promesse di sviluppo continentale e l’incubo di una ritrovata miseria. Ci vorrebbe un film per raccontare, per non perdersi più niente di un valore così speciale come l’anima di un luogo e di gente antica. Perché ‘sardopatici’, a ben vedere, siamo un po’ tutti. Perché la domanda che sorge quando ci si trova davanti a chi ha il coraggio di far notare come si stia buttando via un patrimonio è semplice semplice: cosa succederà ora? Qualcuno avrà voce per salvare una storia nuova nel pasticcio omologante del tempo globale o la Grecia è il simbolo della fine per chi ha troppo sulle spalle?

Intanto, mentre si cerca una risposta, si può ascoltare Piero Marras. E leggere su Youtube i commenti della gente che lo ascolta e pensa e ha voglia di parlare e reagire e trovare altra gente che non si arrenderà neanche stavolta. “Si deus cherete e sos carabinieris lu permittini”, cioè se Dio vuole e se il potere costituito lo permette. Chiara Paolin

fonte: Il Fatto Quotidiano

Tag:, , , , , ,

Comments Nessun commento »

Tra le delle tante cose  che mi hanno sempre affascinato fin da piccola, ci sono  le fiabe o favole.
Queste storie, non sono altro che racconti di vita di tutti noi attraverso dei simboli o personaggi fantastici o animali, con  le tante situazioni che affrontiamo giorno dopo giorno, e soprattutto con una morale .

Ancora oggi , quando mi trovo a vivere un determinato episodio di vita ho come la sensazione di sapere come andrà a finire perchè ripenso a certe fiabe.  Ricordo con molta nostalgia le Fiabe Sonore, edito da Fratelli Fabbri. E’ una raccolta di libri illustrati con dischi 45 giri abbinati  . Conoscevo a memoria tutte le parole, i dialoghi e le canzoni che ancora oggi ricordo benissimo.
C’è stata però  una fiaba che forse non ho mai sentito o se l’ho sentita non me la ricordo:   l’Usignolo dell’imperatore.
Oggi   la voglio raccontare sul mio blog.

C’era una volta l’imperatore della Cina , sempre annoiato.

E’ normale. Quando uno ha tutto, non si accontenta mai di nulla.
Conosceva a menadito tutti i saloni del suo palazzo di porcellana, tutti i fiori che sbocciavano nei suoi giardini, tutti i cavalli che scalpitavano nelle sue scuderie. Un giorno, per caso, leggendo un libro straniero, scoprì che c’era qualcosa, nel suo regno, che non conosceva: un usignolo dalla voce dolcissima, nascosto nel folto di un bosco non lontano dalla reggia, il cui canto, si diceva, era la cosa più bella del mondo.

L’imperatore andò su tutte le furie perchè nel suo impero viveva una simile meraviglia e nessuno gliene aveva mai parlato! Possibile?
Fece subito chiamare le guardie di palazzo.
“Cercate l’usignolo dalla voce d’oro che vive nel bosco vicino alla reggia e guai a voi se non lo trovate: finirete tutti in prigione! Avete tempo fino a stasera. Al tramonto l’usignolo dovrà essere qui e canterà per me“.
Le guardie partirono, frugarono ovunque, ma invano.
Allora tornarono a palazzo e cominciarono a chiedere a tutti notizie del misterioso usignolo. Finalmente, il capo delle guardie ebbe la fortuna di imbattersi in una servetta che sapeva qualcosa.
“Certo che conosco l’usignolo!- disse -  Ogni sera, quando ho finito il servizio nelle cucine reali, vado a casa per portare qualche avanzo alla mia mamma e, attraversando il bosco, sento sempre l’usignolo cantare!”
” Ha una voce davvero tanto bella?” – chiese il capo delle guardie.
” Tanto bella che, quando la sento, mi viene da piangere“.
Il capo delle guardie le promise un posto di capo-cuoca se lo avesse guidato là dove l’usignolo aveva il nido. La servetta accettò. Poco dopo i due erano davanti ad un grande albero frondoso. Un trillo argentino risuonò nell’aria.
“Ecco l’usignolo, là, su quel ramo! ” – esclamò la servetta, indicando il minuscolo uccellino grigio.
Il capo delle guardie era piuttosto deluso: ” E’ piccino” – disse l’uomo- “ma canta bene”
Poi gentilmente si rivolse all’usignolo: “Uccellino, l’imperatore vuole che tu canti per lui al palazzo reale.”
“Il mio posto è qui nel bosco, in libertà” – rispose l’usignolo, -” ma se l’imperatore me lo ordina, verrò a cantare per lui”.
Si appollaiò sulla spalla del capo delle guardie e si lasciò condurre al galoppo fino alla reggia.
Poco dopo, davanti alla corte al gran completo, l’usignolo dava inizio al concerto. E cantò così bene che l’imperatore piangeva di gioia.
“Caro uccellino” – disse quando l’usignolo ebbe finito di cantare,- “devi restare sempre con me. Ti tratterò con tutti i riguardi, farò costruire per te un trespolo d’oro, vivrai nella mia camera”.
L’usignolo chinò tristemente il capino: “I tuoi desideri sono ordini, maestà.”
Perchè l’usignolo non si annoiasse, sempre chiuso nel palazzo, l’imperatore gli permetteva di uscire due volte al giorno, ma accompagnato da dodici servitori che lo tenevano legato per la zampina con dodici cordicelle di seta. Non erano passeggiate divertenti, ma l’usignolo si accontentava.
Passarono i mesi. Un giorno, l’ambasciatore di un lontano paese portò in dono all’imperatore una scatola di legno smaltato. Dentro c’era un meraviglioso usignolo meccanico, tutto tempestato d’oro e di pietre preziose.  Sotto le piume di madreperla c’era una chiavetta: bastava girarla e l’uccellino cominciava a cantare una bella melodia, la stessa che gorgheggiava l’usignolo vero. L’imperatore gradì molto il dono.
“I due usignoli canteranno insieme davanti alla corte” disse.
Purtroppo, il concerto non andò molto bene. L’usignolo vero cantava come gli dettava il cuore, quello meccanico ripeteva le stesse note senza mai cambiare.
L’imperatore si entusiasmò tanto di quella precisione da ordinare che l’usignolo vero tacesse per far cantare, da solo, quello finto.
Gira e rigira la chiavetta, il giocattolo cantò fino a che l’imperatore non volle sentire di nuovo l’usignolo del bosco. Ma l’usignolo era introvabile. Aveva approfittato della distrazione dei cortigiani per tornare, libero ma triste, nel suo nido tra gli alberi.

I cortigiani dissero che era una bestia ingrata e pregarono l’imperatore di far cantare ancora il docile usignolo meccanico. Il giorno seguente anche il popolo poté sentirlo. Molti si entusiasmarono, ma chi conosceva la voce dell’usignolo vero affermò che non c’era confronto tra i due, che le canzoni dell’uccellino dei boschi nascevano dal sentimento, quelle dell’altro da una molla. E la differenza si sentiva, eccome!
Il piccolo usignolo, nascosto tra i rami degli alberi, per qualche giorno non cantò. Poi, riprese a gorgheggiare; se non c’era più l’imperatore ad ascoltarlo, poteva sempre rallegrare contadini e boscaioli.
Intanto l’imperatore aveva dimenticato il suo piccolo amico, preso com’era dall’usignolo meccanico. Lo teneva su un cuscino di seta, lo caricava di continuo. Un giorno, ahimè, mentre l’usignolo cantava la sua solita canzone, si udì un cigolio e poi uno schianto: una delle molle del delicato meccanismo si era rotta. Il più bravo orologiaio della capitale, chiamato in gran fretta, smontò l’usignolo, cambiò la molla rotta, poi scosse la testa:
“Maestà, ho fatto del mio meglio, ma ormai il meccanismo è consunto. Se volete che l’usignolo duri ancora, fatelo cantare solo di tanto in tanto.”
Una volta l’anno“. promise l’imperatore.
“Si, Maestà, una volta l’anno penso che vada bene”. assicurò l‘orologiaio.
Trascorsero cinque anni, poi, un brutto giorno, l’imperatore si ammalò tanto gravemente da far temere per la sua vita. Nessun medico riuscì a trovare un rimedio e allora i vili cortigiani, convinti che per il loro signore non ci fosse più niente da fare, uno ad uno lo abbandonarono alla sua sorte.
Una sera, mentre l’imperatore giaceva nel suo letto, ecco giungere la Morte con una spada in pugno:
“Devi venire con me, Maestà: è arrivata la tua ultima ora.”
” Così presto? ” sussurrò l’imperatore. “Mi restano ancora tante cose da fare! Pazienza…potrei almeno ascoltare un po’ di musica?”
” E sia” concesse la Morte.
L’usignolo meccanico era adagiato sul cuscino di seta accanto al letto, ma non abbastanza vicino perchè l’imperatore riuscisse a prenderlo ed a caricare la molla. Il bel giocattolo restava muto, mentre l’imperatore sentiva le forze abbandonarlo sempre più. D’improvviso, dal giardino si alzò un canto dolcissimo, inconfondibile. Era l’usignolo vero. Aveva saputo della malattia del suo signore e, dimenticando i torti subiti, veniva a consolarlo con le sue melodie. Trilli, gorgheggi, note limpide come l’acqua di fonte sgorgavano dalla minuscola gola dell’usignolo e tutto sembrava più bello: la luce del giorno, la trasparenza del cielo, i colori dei fiori. L’imperatore si alzò a fatica dal letto e si affacciò alla finestra, la Morte lo seguì, come stregata. L’imperatore ascoltava e si sentiva rinascere; la Morte ascoltava e provava nostalgia del suo buio regno. Quando l’usignolo tacque, la nera signora era scomparsa silenziosamente nel nulla.
L’imperatore tornò a letto e cadde in un sonno profondo, quando si svegliò era perfettamente guarito. Accarezzò teneramente il piccolo usignolo che si era appollaiato sulla sua mano e gli sorrise.
Usignolo mio, sono stato un ingrato, perdonami.! Che cosa posso fare per dimostrarti la mia infinita riconoscenza?”
“Sono felice della tua guarigione e questo mi basta”, rispose l’usignolo. “Una cosa sola vorrei: non essere costretto a tornare qui palazzo, prigioniero, ma vivere nel bosco e venire a trovarti ogni volta che lo desideri, mio signore. Canterò per te, ti racconterò tutto ciò che accade nel tuo regno in modo che tu possa governare sempre meglio. ”
“Sarà fatto” sussurrò, commosso l’imperatore.
Con un trillo gioioso l’usignolo volò via; ma tornò ogni giorno, fedele alla promessa ed ogni giorno sparse ovunque gioia e saggezza intorno a sè.

Questa fiaba di Christian Andersen è stata utilizzata dal musicista Igor Stravinskij per la sua opera lirica Le Rossignol ,prossima opera in programma al Teatro lirico di Cagliari insieme all’opera pucciniana Gianni Schicchi.

foto tratta da Infanzia

Tag:, , , , , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Ho trovato su facebook questo post in cui la Polizia Postale elargisce alcuni consigli per i giovanissimi navigatori d’internet. Consiglierei di farlo girare.

Polizia Postale Official Web Site Fan

Per i genitori
Insegnate ai bambini più piccoli l´importanza di non rivelare in Rete la loro identità.

Spiegategli che è importante per la loro sicurezza e per quella di tutta la famiglia non fornire dati personali (nome, cognome, età, indirizzo, numero di telefono, nome e orari della scuola, nome degli amici).

Spiegate ai vostri figli come navigare sicuri anche se sapete che vostro figlio non sembra interessato a Internet.

A scuola, a casa dell´amico del cuore, in un internet café potrebbe comunque avere voglia di navigare sulla Rete ed è bene che sia al corrente di quali semplici e importanti regole deve seguire per essere sicuro e protetto mentre si diverte.

Controllate i più piccoli affiancandoli nella navigazione in modo da capire quali sono i loro interessi e dando consigli sui siti da evitare e su quelli da visitare.

Collocate il computer in una stanza centrale della casa piuttosto che nella camera dei ragazzi. Vi consentirà di dare anche solo una fugace occhiata ai siti visitati senza che vostro figlio si senta “sotto controllo”.

Impostate la “cronologia” in modo che mantenga traccia per qualche giorno dei siti visitati. Controllate periodicamente il contenuto dell´hard disk del computer.

Insegnate ai vostri figli preadolescenti e adolescenti a non accettare mai di incontrarsi personalmente con chi hanno conosciuto in Rete. Spiegate come un computer collegato a Internet sia per alcune persone male intenzionate il modo migliore per nascondere propositi criminali dietro bugie e false identità, a volte molto attraenti.

Leggete le e-mail con i bambini più piccoli controllando ogni allegato al messaggio. Se non conoscete il mittente non aprite l´e-mail, nè eventuali allegati: possono contenere virus, troiani o spyware in grado di alterare il funzionamento del vostro computer. Date le stesse indicazioni ai ragazzi più grandi.

Tenete aggiornato un buon antivirus e un firewall che proteggano continuamente il vostro pc e chi lo utilizza.

Dite ai bambini di non rispondere quando ricevono messaggi di posta elettronica di tipo volgare, offensivo e, allo stesso tempo, invitarli a non usare un linguaggio scurrile o inappropriato e a comportarsi correttamente in rete.

Spiegate ai bambini che può essere pericoloso compilare moduli online e dite loro di farlo solo dopo avervi consultato.

Cercate di stare vicino ai bambini quando creano profili legati ad un nickname per usare programmi di chat.

Non lasciate troppe ore i bambini e i ragazzi da soli in Rete. Stabilite quanto tempo possono passare navigando su Internet: limitare il tempo che possono trascorrere online significa limitare di fatto l´esposizione ai rischi della Rete.

Usate software “filtri” con un elenco predefinito di siti da evitare. É opportuno però verificare periodicamente che funzionino in modo corretto e tenere segreta la parola chiave.

disegno estratto da

http://www.trool.it/

Tag:, , , ,

Comments 1 Commento »

foto Priamo Tolu

foto Priamo Tolu

Segue alla prima parte

…Ecco il maestro che apre le braccia, per un attimo mi torna alla mente un film che vidi da bambina: Fantasia.

Quel maestro mi pare si chiamasse Stokosky. Strano, mi ricordo che quel film mi piaceva tantissimo e ricordo di averlo guardato più volte, eppure ho sempre pensato di detestare la musica classica! Lo avevo rimosso.

Adesso, a distanza di quasi quarant’anni  mi è tornato alla mente.

Come per la magia di quel film, anche in questo momento sento una certa emozione.

La musica comincia in sordina, tanti violini che si muovono con sincronia, con eleganza, proprio come nel film Fantasia. Mi colpiscono tutte quelle trombette e tromboni in fondo all’orchestra. Non so davvero che nomi abbiano ma chissà perchè, non immaginavo che in un’orchestra ci fossero  strumenti come quelli: trombe d’oro e trombe di legno.

I miei occhi cominciano a muoversi sul palcoscenico.

Mi piace guardare ogni singolo musicista e immaginare cosa ci sia dentro ognuno di loro. Queste persone sono   speciali , che non fanno parte della normalità nel senso buono del termine. Non riesco ad immaginare perchè uno arrivi a scegliere di fare questo lavoro così diverso, ch e oggi, posso dire affascinante.

Per un attimo ho sentito anche un po’ d’invidia. Loro sanno leggere una scrittura che per me è indecifrabile. Sanno leggere un’altra lingua che io non capisco per niente: le note musicali.

Mi colpisce la violinista alla mia sinistra dalla capigliatura particolarmente curata, sembra una scultura di mogano: bella , elegante e sicura nei suoi movimenti. Alla mia destra un musicista con un’altro chitarrone un po’ più piccolo, ma che suona da seduto rispetto al contrabasso. “Si chiamerà contrabassino?” – Non oso chiederlo alla verduraia!

Vedo che suona lanciando un occhio al direttore e un occhio al leggio.

Ad un certo punto, nel mio vagare con lo sguardo, mi accorgo che era passata quasi mezz’ora e che la musica mi stava coinvolgendo sempre più, un’emozione mai provata che raggiunge il culmine con il rumore dei piatti.

Quelli li conoscevo perchè, da piccola, mi divertivo con i miei fratelli a giocare con i coperchi delle pentole.  Mi sorge spontanea una considerazione: perchè i musicisti che suonano i piatti e i tamburoni hanno lo spartito?  Tento di chiederlo alla mia amica che mi fa segno di star zitta.

Vabbè, glielo chiederò dopo. “Ma non sarà mica  che mi sto innamorando della musica classica?”

Ecco che ancora la musica, diventa nuovamente intensa, sempre più intensa  fino a vibrarmi dentro e poi, improvvisamente si interrompe. Silenzio improvviso ed io, presa dall’entusiasmo, esplodo in un applauso deciso, stoppato dalla mia amica e dagli sguardi inorriditi dei vicini.

“Beh? Che ho fatto? ” Cos’è, non si applaude?

“No, Anna, no, non si applaude fra un tempo e l’altro!” – Mi ha detto la mia amica.

“Ma scusa, non me lo potevi dire prima? Mi hai fatto fare una figura da scema!”   Per non parlare della faccia della verduraia che ridacchiando ha avuto il coraggio di toccarmi le spalle per farmi interrompere l’ applauso. Mi sono girata e, per non sputarle in un occhio, le ho sorriso a denti stretti.

Però lui, proprio lui, il direttore d’orchestra mi ha nuovamente guardata a causa del mio applauso inopportuno, e   mi ha anche fatto l’occhiolino.

Che emozione!! Ormai ero cotta! Non credevo che ci si potesse innamorare di due persone contemporaneamente: la musica e il direttore.

Sottovoce, ho domandato alla mia amica se, alla fine del concerto si usa  ancora andare a chiedere l’autografo in camerino. Mia zia mi raccontava che i cantanti, anticamente, ricevevano le persone in camerino dopo lo spettacolo, e regalavano l’autografo con la foto. Volevo  anche io quella col direttore!!

Lei mi ha risposto che si poteva. Adesso avevo un’altro scopo alla fine del concerto, oltre naturalmente quello di andare in pizzeria.

“Ma il coro, questo grande coro schierato dietro l’orchestra, quando canta?” Sono entrati, si sono seduti e sono rimasti impalati per un sacco di tempo.

Ma dopo  un’altra pausa (ma non ho applaudito), ecco che entrano quattro cantanti. Mi hanno detto che una di loro è sarda. Ero curiosa di sapere se avrebbe fatto bella figura. Tanto non ne capivo nulla, per me poteva pure stonare che mi sarebbe andato bene. Ormai di questa Nona di Beethoven mi piaceva tutto.

Ad un certo punto la musica ricomincia, sempre più intensa e, come per incanto, il coro improvvisamente   si alza, tutti insieme. Ooh, finalmente!

Appena il coro comincia a cantare, non so cosa sia successo, ma ho cominciato a tremare, una cosa stranissima, un’emozione mai provata e poi,  mi sono scese le lacrime. Non volevo, non capivo perchè. Più non volevo e più mi scendevano. Questo canto lo conoscevo anche io! Ma dove l’avevo sentito? Troppo bello. Si, ora ricordo, era forse per qualche Olimpiade, in  televisione.

“Che emozione!!” Ma come potevano tutte queste voci cantare così in alto e così bene? Orchestra, coro, solisti, direttore tutto girava nella mia testa, mentre le lacrime mi rigavano il viso. La mia amica mi guarda  e non capisce .

“Stai bene?” Mi ha domanda . Le ho fatto cenno di si, e poi le sussurro che mi era andata un po’ di polvere in un occhio.

Alla fine però, ho applaudito con tutte le mie forze anche se non ero sicura di poterlo fare. Le mani si muovevano da sole, mi sono alzata in piedi gridando “Braviiii!!”- e lui, il direttore, mi guarda , mi sorride , e mi sembra  anche che mi stia dicendo qualche cosa. Forse mi sta invitando ad andare in camerino.

Ho sempre saputo d’essere una donna affascinante, anche se non particolarmente alta. Gli uomini non mi sono mai mancati, ero certa che se ci fossi andata ci sarebbe uscito un invito a cena. Lo sentivo. Non vedevo l’ora di potergli dire quanto fosse bella la serata appena trascorsa; che avevo sempre amato questa musica meravigliosa e che lui oltre che essere bravissimo era anche bellissimo.

Alla fine degli applausi, mi sono alzata e mi sono fiondata verso l’uscita domandando alle hostess se  potevo raggiungere il camerino del direttore. Me lo hanno impedito. Perchè? Avrei voluto rispondere che il direttore mi stava aspettando , ma forse non mi avrebbero creduto.

Allora ho detto ai miei amici che volevo andare ad aspettarlo all’uscita e loro mi hanno seguito. Peccato che anche altri avevano avuto la mia stessa idea. No, la verduraia no, per mia fortuna. Non so cosa avrei fatto se me la fossi ritrovata vicina pure lì!

All’uscita degli artisti c’era la calca. A fatica mi sono fatta un varco fra la gente e sono passata avanti a tutti. Mi piaceva     vedere tutti quei volti che poco prima avevo visto sul palcoscenico. Il primo violino corpulento, la violinista dai capelli scolpiti, il musicista col chitarrone su una spalla, gli artisti del coro. Li riconoscevo tutti man mano che uscivano, ma di lui neppure l’ombra. “Lo aspetterò! “- ho detto ai miei amici. Loro hanno cominciato a prendermi per matta.

Poi, dopo quasi mezz’ora d’attesa, eccolo!

“Maestro, maestro, sono qua!” Lui mi guarda, mi sorride, ma non come quando era in palcoscenico, anzi, forse non sorrideva neppure a me, ma a chi stava dietro di me. Mi giro, e vedo una stanga, una specie di modella norvegese biondo platino, che tiene  per mano un bambino. Li ho riconosciuti. In platea erano seduti davanti a me, ma non li avevo visti in faccia.

“Maestro un autografo me lo rilascia?” – Lui non mi ha neppure risposto. Si è avvicinato al taxi ed ho sentito che diceva:

“Mia moglie e mio figlio siedono nel sedile posteriore, mentre io preferisco sedermi davanti perche soffro il mal d’auto.”

Seguo tutto con gli occhi stupiti e increduli.

Questo sogno si stava concludendo così, semplicemente così, ma dentro di  me ho sentito che stava nascendo un nuovo amore: La Musica

….liberamente ispirata ad una storia vera

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

“Vieni, con me ad un concerto di musica classica?”.

Era la prima volta che accettavo un invito del genere. Ne avevo sempre sentito parlare e sempre avevo rifiutato. Non mi piaceva e basta! Ho sempre pensato che la musica classica fosse una barba e tanto più ….mi sarei dovuta vestire quando stavo per infilarmi le pantofole e gustarmi “ballando con le stelle” alla TV.

Ma questa volta ho deciso di dare un taglio alla prigrizia.

“Si, vengo, ma dopo andiamo a mangiare la pizza? Al peggio mi addormento”- ho pensato.

Ho sempre sentito che a teatro si va vestiti eleganti. Avevo un’anziana zia che mi raccontava di certe maratone in lungo  in occasione della Stagione Lirica. Si pensava alla “prima” come ad un evento importante cui ci si preparava dalla fine della stagione precedente: “cavalli, lacchè, abiti da sera, signore in decoltè e pellicce” -  erano le parole che le sentivo ripetere quando si ricordava dei suoi tempi.

Ma eccomi all’appuntamento quindi, vestita come per un matrimonio,  con questo gruppetto di amici, improvvisato su FB. Ci si conosce quasi tutti, alcuni solo su facebook, ma era come se li avessi sempre conosciuti.

“Allora,  vi avviso! Non abbiamo biglietti perchè l’ingresso è libero!” – sottolineava l’organizzatore della serata -  “quindi siamo abbastanza in anticipo per poter trovare dei posti decenti, magari tutti nella stessa fila”.

“Sai quanto me ne frega!” – ho pensato. Non vedevo l’ora che tutto fosse finito per andare a mangiare.

Mi guardo dietro e vedo che la fila comincia a crescere. Ma, a quanto pare, questa barba di musica classica piace anche ad altri. “Caspita!”

Pochi minuti, e quella fila era diventata una vera e propria carovana dietro di me, fino alla strada. Ci sono un sacco di facce conosciute.

Toh, chi ti vedo?

Il mio vicino di casa, quello che vive solo, poveretto. Forse viene qui per trovare moglie. Ho sempre pensato che fosse single o separato, ma magari non lo è.E’ sempre così gentile, ma a me proprio non piace. Secondo me ogni tanto ci prova. Mi ha sorriso per mezzora…

“Ma c’è anche la verduraia!”  Ma guarda guarda, la verduraia che viene a sentire la Nona  di Beethoven. Devo dire che un po’ mi dà fastidio. Una persona ignorante come lei, che, a malapena, riesce a fare un discorso sulla maturazione dei meloni d’inverno ,  si interessa di cultura, di musica classica.  Sicuramente è per darsi un tono. Come diciamo in cagliaritano: un vero priogu pettonau (pidocchio pettinato).

Finalmente si entra! Aprono le porte, la gente spinge un po’.

“Calmatevi! Non siamo mica al concerto di Vasco Rossi!! “(l’ho solo pensato) .

La curiosità di vedere questo luogo tanto rinomato mi stava cominciando ad aumentare.

Lo scorso anno spesso mi imbattevo in qualche gruppuscolo di dipendenti di questo teatro che protestavano contro Tizio e contro Caio. Erano le poche volte che avevo sentito nominare il Teatro lirico.

“Gulp…! Che bello. Che bei colori!” Per un attimo mi è mancato il fiato. Quante poltrone rosse, e questo palcoscenico , è enorme!!. (L’ultimo palcoscenico che ho visto era quello del Palazzo d’Inverno  per uno spettacolo di prosa.)

E la gente corre, corre. Si siede e parla , e nomina  Beethoven, e la Nona, e qui e là, Beethoven sordo,  ecc ecc. Boh!?

E poi, non ci posso credere…..dopo che ci siamo sistemati , ho sentito dietro di me una voce. Dietro di me c’era la verduraia!!!!Nooo, non la sopportooo!! Sapeva tutto, tutto tutto della NONA DI BEETHOVEN, altro che priogu!!

Ha cominciato a raccontare a voce alta, al suo vicino, tutte le storie del musicista e di come aveva composto questa roba che era sordo, che aveva voluto aggiungere il coro ecc. ecc. bla bla bla. Uffa. mi stava cominciando a venire l’ansia, mi dava fastidio questa voce petulante.

“Ma perchè non cominciano?” Ho pensato guardando il palcoscenico pieno solo di sedie e leggii!

“Eccoli, eccoli, finalmente!” I musicisti entrano e si sitemano nelle loro postazioni. “Toh, c’è anche il figlio della mia amica”. Lui suona uno di quei chitarroni grandi, in piedi. Come si chiamano mmmh. Ci ha pensato   la verduraia a farmelo arrivare. Raccontava alla sua vicina di poltrona che molto tempo fa anche suo nonno suonava il contrabasso.

Ah , ho capito, quello era un contrabasso. Certo la mia cultura di insegnante di economia aziendale non mi aveva mai avvicinato a questo mondo che, lo ammetto, stava cominciando ad incuriosirmi.

Ma ecco, ecco che entra un signore decisamente in carne, senza capelli, che si piazza davanti alla sedia vicino al centro del palcoscenico.

“Sarà forse il direttore d’orchestra?”  No, perchè comincia a suonare da solo il suo violino, e poi tutti lo seguono. Ma staranno cominciando? Forse no.

Naturalmente lei, la verduraia, spiega alla vicina che stanno accordando gli strumenti. Mmmmh, ma allora, perchè non c’è il direttore d’orchestra ?   Non era lui che dava il via a tutto?

“Eccolo, eccolo che entra, che belloooooo, proprio bello, con quel frack! Saluta, è proprio un gran signore”.

Ci guarda tutti…mi guarda, anzi mi fissa. Oddio, che emozione, il cuore mi balza in petto.

Perchè mi guarda? Ah, forse perchè non mi ha mai visto a teatro. Si, si, è sicuramente per quello!” -  L’ho detto alla mia amica , ma lei  si è fatta una risata.

“Ma non lo sai che i direttori cambiano sempre?” – Mi ha detto. Non lo sapevo .

Cominciavo a sentirmi un po’ mezza scema e un po’come un bambino di un anno e mezzo che scopre i primi giochi meravigliato…..

fine prima puntata

seconda parte

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Avete mai pensato di fare della vostra casa  un teatro? Il vosto salone, il vostro giardino, la vostra terrazza?

Ebbene, oggi, grazie all’attore Gaetano Marino questo sarà possibile. Leggete di seguito la sua proposta.

 ESTATE 2012 - TEATRO A CORTE

terza edizione

 dal 30 giugno al 30 settembre 2011

con TEATRO A CORTE

PORTA IL TEATRO A CASA TUA

 basta un giardino, un cortile, una cantina, un salone, una cucina, le scale di un condominio… qualunque spazio libero da riempire di idee potrà essere utilizzato

e soprattutto è GRATIS !!!

o quasi… al termine dello spettacolo un uomo porterà in giro un logoro cappello… ç|:=)

puoi scegliere tra:

- SE UNA NOTTE, storie dalle Storie di Erodoto

- VOI CHE SAPETE, dall’Apologia di Socrate, Platone

- QUANDO LA DONNA E’ UNA DEA, intrighi e amori sull’Olimpo e dintorni

- E RAGIONAR D’AMORE, rileggendo il Simposio di Platone

- LA MORTE DI ETTORE, Iliade-Omero-XXII

Gli spettacoli sono stati realizzati sotto il patrocinio dell’Università di Cagliari, tradotti e adattati dalla professoressa Patrizia Mureddu, docente ordinario di Letteratura Greca presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica.

L’Interpretazione e la regia sono di Gaetano Marino

 

informazioni e prenotazioni

Gaetano Marino – 3491051841 – info@gaetanomarino.net

 

info spettacoli

 

SE UNA NOTTE

Storie dalle Storie di Erodoto

Nato agli inizi del v secolo a. C. ad Alicarnasso, in Asia Minore, Erodoto ci è noto soprattutto come storico delle Guerre Persiane, di cui racconta con dovizia di particolari le varie fasi, fino alla sorprendente vittoria dei Greci contro i Barbari.

In realtà, fu in primo luogo un redattore instancabile di appunti di viaggio, che diventarono dapprima oggetto di apprezzate conferenze in varie città greche, e furono successivamente rielaborati e raccolti nella sua opera monumentale. Come un abile reporter, descrive con vivacità usi, costumi, monumenti, animali, piante, leggende dei numerosi paesi in cui – per un periodo di tempo più o meno lungo – si trovò a soggiornare.

 

LA MORTE DI ETTORE

Omero, Iliade XXII – teatro/concerto

(nuova produzione)

L’Iliade racconta di un evento reale, la guerra di Troia, che si concluderà con la distruzione della città per opera di una confederazione di popoli greci, forse l’ultima grande impresa prima della fine dei regni micenei, databile intorno al 1100 a.C. Sicuramente, in quegli anni non esistevano un alfabeto o dei materiali scrittori adeguati per registrare un testo poetico così lungo e complesso: per molto tempo, perciò, i fatti che diventeranno il nucleo del poema – tra i quali dovette avere un posto importante l’episodio cruciale dello scontro tra i ‘campioni’ dei due eserciti nemici, Achille ed Ettore – vennero raccontati e tramandati oralmente. Nel corso di questo processo di elaborazione, durato almeno tre secoli, si deve collocare l’attività di quel grande aedo di nome Omero che fu, secondo gli antichi, l’autore dei due grandi poemi.

Radici tanto oscure e remote nel tempo spiegano perché il mondo che essi raccontano (e lo stesso modo di raccontarlo) ci può apparire estraneo, misterioso, duro. Ma proprio in questa diversità risiede gran parte del fascino di queste opere straordinarie, che hanno finito per rappresentare il principio ed il fondamento di tutta la nostra storia letteraria.

 

VOI CHE SAPETE

Condanna e morte di Socrate

La storia ricorda molti tribunali messi in piedi per impedire ad un cervello di pensare, o  di insegnare a pensare. Nell’Atene del quattrocento avanti Cristo, quel tribunale decretò la condanna a morte di Socrate – garantendogli di fatto una fama immortale, e la capacità di trasmettere il suo insegnamento di generazione in generazione, fino ai nostri giorni.

Patrizia Mureddu

Docente di Letteratura Greca dell’Università di Cagliari

 

QUANDO LA DONNA E’ UNA DEA

Intrighi e amori sull’Olimpo e dintorni

da Omero, Iliade XIV vv. 153-360 – Apollonio Rodio, Argonautiche, III vv. 1-160 – Teocrito, Il Ciclope

*Lettura teatrale

I tre brani, accomunati dal tema della presenza femminile e dell’amore, intendono mettere a confronto due modi diversi di intendere il mito e la stessa poesia: alla semplice ed arcana bellezza del mondo evocato da Omero si contrappongono le studiate scelte espressive e narrative dei due poeti-filologi alessandrini, che giocano con il modello, evocandolo o rovesciandolo.

 

E RAGIONAR D’AMORE

Rileggendo il Simposio di Platone

Traduzione di Patrizia Mureddu

*Lettura teatrale

Nella Grecia arcaica e classica il simposio era un momento importante di incontro tra gli esponenti di uno stesso gruppo sociale e politico: nel bere assieme si rinsaldavano i legami di amicizia e di partito, si componevano liriche o si cantavano i poeti più celebri, si conversava, si scherzava, si amoreggiava.

Platone ci descrive un simposio di stampo tradizionale, ma reso unico dalla presenza di Socrate. L’ambientazione è a casa del giovane tragediografo Agatone, che ha conseguito il giorno prima la vittoria al festival teatrale delle Dionisie, e completa i festeggiamenti pubblici con una cena tra pochi intimi, di cui Socrate sarà l’ospite d’onore.

L’intrattenimento raffinato di questa serata d’eccezione sarà costituito da una serie di encomi su Amore.

Tutto si svolge con le regole della più elegante buona educazione, finché sulla scena irrompe Alcibiade ubriaco…

 

 

 

Tag:, , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

 Scoperte a Palermo composizioni inedite di Rossini e Donizetti

Opere inedite di Donizetti e Rossini sono state trovate nella biblioteca del conservatorio di Palermo

Erano nella biblioteca del Conservatorio “V. Bellini” di Palermo. Manoscritti autografi, attribuibili a Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti, contenenti composizioni inedite.

Lo racconta Philip Gossett, massimo esperto dell’opera italiana ottocentesca che ha annunciato la scoperta questa mattina con Daniele Ficola, direttore del conservatorio.
Le opere erano all’interno di una  miscellanea, inventariata nel 1986 come «Antologia di brani operistici di Rossini, Donizetti, Generali – manoscritto» e legata all’attività del Teatro Carolino di Palermo negli anni Venti dell’Ottocento.

Lo studioso Dario Lo Cicero ha trovato cinque brani autografi, tre di Rossini, uno di Donizetti e uno di Pietro Generali (1773-1832), compositore del primo Ottocento, oscurato dall’astro di Rossini.

Due brani di Rossini erano già noti grazie a copie dell’epoca, mentre del terzo si conosceva l’esistenza, ma era considerato perduto. Le prime due sono arie scritte dal compositore per la prima romana del “Turco in Italia” nel novembre 1815: “Un vago sembiante”, la cavatina (o “aria di sortita”, è l’aria in cui un personaggio entra in scena) di Don Narciso, e “Presto amiche”, la cavatina di Donna Fiorilla. Il terzo pezzo è, naturalmente, il ritrovamento più importante. Cercato senza esito tra gli autografi di Rossini e tra le varie copie d’epoca, è il quintetto dal primo atto de “La gazzetta“.
Per quanto riguarda l’opera perduta di Gaetano Donizetti,  è una cavatina sostitutiva per “L’italiana in Algeri”, “Cimentando i venti e l’onde”,  del 1825. In quell’anno, il compositore era stato per breve direttore artistico del Teatro Carolino di Palermo e aveva scritto quest’aria per Maria Tomaselli Tamburini, che, all’interno di una lettera al collega Simone Mayr, definiva “un cane”.
L’antologia si chiude con un’aria per soprano, coro e orchestra di Pietro Generali, “Cessar gli affanni”, anch’essa composta nel 1825, sempre a Palermo. Lì, Generali era stato direttore artistico del Carolino sia prima e dopo la permanenza di Donizetti.

Secondo Gossett e Lo Cicero «questa miscellanea, composta da manoscritti autografi di Rossini, Donizetti e Generali, è di grande importanza. Tuttavia, è passata inosservata a causa di una radicata indifferenza, talvolta mista a pregiudizi, nei confronti del patrimonio della biblioteca, che ha custodito il manoscritto. Un patrimonio decisamente sottovalutato, con la parziale eccezione del fondo Pisani, ma che è diventato oggetto di intense ricerche ed attenzioni sempre maggiori».

Sono state, inoltre, presentate quattro cantate, scritte per Palermo, anch’esse ritrovate di recente nella biblioteca. Due sono di Donizetti, ritenute perdute fino a poco tempo fa: “Cantata per la partenza del Luogotenente Generale March. Ugo delle Favare” e “Cantata per il natalizio di Re Ferdinando I“, entrambe risalenti all’estate del 1825. Le altre due, invece, sono di Pietro Generali, “La Vestale” e “Il Tempio di Minerva”.

http://www3.lastampa.it

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

GIOVEDI’ 10 maggio il palco dell’FBI a Cagliari, si trasforma in uno studio di registrazione:

il pubblico avrà l’opportunità di

assistere alla creazione di un prodotto

discografico …

                 S’ARD,  PALAZZO D’INVERNO  E  OSSIDIANA  

presentano:
   ALBERTO SANNA e FRANCESCO MONETI

feat   Sixto Marquez Tamayo  e  Maurizio Congiu

L’intraprendenza dell’etichetta S’ard e la lungimiranza della direzione artistica dell’FBI, sposano il nuovo progetto live concepito da Palazzo D’Inverno e Ossidiana.

La collaborazione artistica tra Alberto Sanna e Francesco Moneti si arricchisce dei contributi del percussionista cubano Sixto Marquez Tamayo e del contrabbassista Maurizio Congiu, diventando sia un disco dal vivo prodotto da S’ard Music (l’etichetta che ha siglato i precedenti lavori del cantautore cagliaritano), che un nuovo spettacolo prodotto congiuntamente da Palazzo D’Inverno e Ossidiana …

ALBERTO SANNA … icona del rock sardo, cantautore e musicista poliedrico, dagli esordi degli anni ‘80 con i suoi gruppi storici che hanno tracciato un percorso importante nella storia rock della Sardegna (Masoko Tanga nel 1985, sino agli High Voltage/TNT, i Sanna Rock’ n’roll Breakers, Animanera), Alberto Sanna non ha mai smesso di scrivere canzoni e di andare in giro a suonarle, facendo della musica il punto principe della sua vita, diventando una voce significativa dell’isola contemporanea. Coerente da sempre al suo modo di essere, non si è mai fermato né arreso davanti agli schemi consolidati della iconografia musicale isolana. Proteso verso un continuo divenire artistico ed umano, è un performer che porta ovunque la sua carica musicale e umana, fatta di autentiche emozioni che trasmette dal vivo al suo pubblico nei suoi concertil. Cagliaritano DOC Alberto è cresciuto suonando rock bianco e blues, quello della sua pelle, nuda come la sua anima, nera e trasparente come la sua personalità. Un artista sincero che ha dedicato e dedica la sua vita alla

sua passione, la musica, ma soprattutto il rock, né sardo, né anglosassone, solo il rock di Alberto Sanna.
FRANCESCO MONETI … aretino, violinista e polistrumentista, fondatore verso la fine degli anni ’80 della band aretina Casa del Vento (fresca di collaborazioni con Patti Smith) e tuttora loro collaboratore, è in seno ai Modena City Ramblers dal 1996 e con questi ultimi ha realizzato undici album e suona in ogni parte d’Italia di fronte a club sold-out e in piazze affollate, esibendosi in tutta Europa e in buona parte del mondo (Cuba, Messico, Bolivia, Guatemala, Sud Africa, Palestina etc). Nel 2000 partecipa come figurante al film kolossal “Gangs of New York” di Martin Scorsese. Richiestissimo strumentista per molteplici realtà musicali (nell’infinito elenco citiamo Cristina Donà, Tosca, Omar Pedrini, Paolo Benvegnù, Bandabardò, Franz Di Cioccio -PFM-, Luca Morino -MauMau-, Andrea De Rocco -Negramaro-) è stato recentemente chiamato dalla Universal per il «chocabek» tour di Zucchero e per la data italiana della scorsa estate degli scozzesi Belle e Sebastian (impegni declinati causa concomitanti attività con i MCR). È anche endorser e dimostratore di chitarre, amplificatori, corde e violini. Un innovativo violino elettrico della liuteria Carioni por

ta il suo nome («Fry Moneti Model»), così la Liutera Capurso di Lecce (www.capursoguitars.com)   gli ha dedicato la prestigiosa chitarra elettrica «Francesco Moneti Superstrat Signature Guitar». Negli ultimi anni ha intrapreso anche l’attività di produttore artistico e di didattica presso seminari sul mestiere del musicista per la scuola di Arezzo Wave.

 SIXTO MARQUEZ … nasce all’Avana, inizia la sua carriera professionale con il gruppo “Jovenes Van Van nella sala da ballo più popolare di Cuba “La Tropical”, insieme ai gruppi più importanti di Cuba. Lavora con grandi artisti della musica cubana come Osdalgia Lesme, Roberto Sanches, Roberto Hernandez, Emilia Morales, Rachele Hernandez, Ray Montesino, Natasha Hernandez, Ela Calvo. Con il Quartetto Las Enrique e Alina Torres condivide, insieme a Buena Vista Social Club, Pio Leiva, Maria Teresa Catulla il palcoscenico dell’Hotel National di Cuba Salone 1830. Musicista fisso di Osdalgia Lesme, in tourneè nazionali, radio, televisione, festival e locali notturni de la Havana e Cuba.

Sardo d’adozione dal 2007, direttore artistico dell’Associazione Culturale Palazzo D’Inverno, fonda la sua orchestra al principio del 2009. Composta da vari musicisti rinomati a Cuba e in Europa, promuove con essa il suo primo giro internazionale suonando in Spagna, Francia, Macedonia, Grecia, Albania.

 MAURIZIO CONGIU … borsa di studio a NuoroJazz nel 2008 come miglior allievo di contrabbasso, registra un cd con il direttore artistico del festival Paolo Fresu e si esibisce in concerto con lo stesso Fresu e l’Orchestra da camera della Sardegna. Contrabbassista de “La Contrabbanda” e del gruppo klezmer multietnico “PlotZ”. Musicista per il teatro con l’attore/regista Jacopo Cullin e con il Teatro Stabile della Sardegna. Collabora con la Banda Sinfonica Lao Silesu di Samassi, con l’Orchestra del Conservatorio Pierluigi Da Palestrina di Cagliari e con l’associazione Mixis-Musica Etica formata da musicisti del teatro lirico di Cagliari.

Video importato

Tag:, , , ,

Comments Nessun commento »

La guida Sonia Carta

In occasione della manifestazione Monumenti Aperti, anche il Teatro Lirico di Cagliari  ha aperto le porte ai visitatori.

Molti volontari hanno lavorato tutta la giornata per poter accogliere  i visitatori che per la prima volta potevano osservare il dietro le quinte di uno spettacolo lirico. E questa volta anche  i bambini erano accolti   senza annoiarsi. Per loro infatti è stato creato uno speciale giro del Teatro in forma di Caccia al tesoro.

E stato un grande successo!!

Ho intervistato a caldo alcuni  protagonisti di questa grande giornata.

Sonia Carta, è una delle animatrici della Caccia al tesoro:

“Stamattina sono uscita di casa con il solito abbigliamento ma con una caratteristica diversa, ai piedi avevo  un paio di “ballerine Rosse”… Mi aspettava la giornata di “Monumenti aperti 2012“, ma quest’anno c’era una sorpresa … Il teatro, in questa giornata , apriva il suo mondo incantato ai bambini , coinvolgendoli nell’attività didattica che generalmente è dedicata alle scuole. Abbiamo portato i bambini in giro per il teatro alla ricerca della corona di RE diesis , padrone di questo grandissimo ” impero” il nostro teatro appunto.

Tutti erano pronti: RE diesis con i suoi cagnolini, Bequadro e Bemolle, l’incantevole regina Misisi dalla voce magica, la ballerina Lalla prigioniera nella sala coro, le fatine del mondo delle sarte, i maghi della luce, i Geppetti della falegnameria, i folletti attrezzisti.

Il percorso che è stato studiato , per permettere a tutti i bambini, di visitare i laboratori teatrali fino ad arrivare al ritrovamento della corona di Re diesis , nascosta di solito in platea  . Ogni indizio  ci permetteva  di passare da una sala all’altra fino a  condurci alla sala più importante: Palcoscenico e Platea “.

Ma oggi noi 3 guide: Sonia , Tania e Cristina  abbiamo avuto qualcosa in più … abbiamo indossato gli abiti di scena; alcuni costumi d’Opere liriche che sono Storia del teatro . Io ero Adina, Cristina   Tosca e Tania Giannetta.

Per noi musiciste é stato un grandeonore indossare quegli abiti ! La sarta Ottavia ci  ha raccontato degli artisti che aveva indossato quegli abiti la prima volta e come sono stati realizzati.
Oggi in teatro, oltre ai tantissimi visitatori, sono entrati circa 100 bambini, il più piccolo aveva 2 anni e mezzo , si chiama  Tommaso   diceva solo si e no .

Cosa posso dire di questa esperienza? Un successo incredibile,  mi sono divertita tantissimo , ho cercato di raccontare tante cose ai bambini e, grazie alla collaborazione dei maestri e dei ragazzi del conservatorio, abbiamo avuto il piacere di far conoscere tanti strumenti dell’orchestra : oboe , clarinett0, fagotto , pianoforte , violino , abbiamo ascoltato Mozart , Vivaldi e Bach e abbiamo parlato della fiaba di Pierino e il Lupo.

Tania Carboni

 Le ore sono passate come per magia , il teatro fa veramente dei miracoli!! In questa bella avventura siamo stati accompagnati oltre che dalla musica anche da tutti i professionisti che lavorano nei vari reparti.

Sul  palcoscenico, durante tutta la giornata,  risuonavano brani d’ Opera .. I bambini si chiedevano chi fosse a cantare, visto che non vedevano nessuno …. Era la voce della Regina magica . Subito si sono preoccupati e mi hanno chiesto ” non é che ha fatto un incantesimo e rimaniamo per sempre qui dentro” ?

Ricordo loro in continuazione che il bello del teatro sta proprio in questo : tutto costruito alla perfezione per sembrare vero …. Ma in realtà è tutta finzione.

Nel foyer, dove ci sono i tre televisori hanno mandato l’opera  Cherubin, fatta al lirico qualche anno fa . Ed é proprio lì che abbiamo trovato la corona perchè “l’opera lirica” era il nostro filo conduttore. Alcuni bambini si sono seduti ai monitor e guardavano affascinati i costumi, le scenografie e le voci di tutti quei personaggi.

Ringrazio Sonia per la bella testimonianza e per il suo impegno di volontaria oltre naturalmente alle sue due compagne di viaggio Maria Cristina Ardu e Tania Carboni.

Ho chiesto poi ad una responsabile della sartoria Ottavia Esu, di raccontarmi le sue sensazione:

Ottavia Esu e Maria Cristina Ardu

Ottavia ,come è stata questa giornata del Teatro aperta ad un pubblico nuovo?

E’ stata un’ esperienza veramente emozionante  dal punto di vista professionale, spiegare ai visitatori come si lavora dietro le quinte, e raccontare come nasce e come si realizza un costume, i vari retroscena, l’impegno e la passione che abbiamo per il nostro mestiere. Il pubblico arrivato oggi in teatro ha posto delle domande intelligenti dimostrando interesse e curiosità per come un costume viene destinato ad un Opera lirica. Mi ha colpito positivamente la presenza e la partecipazione attiva degli uomini, per un settore che generalmente è amato più dalle donne, come quello del cucito appunto. La domanda più ricorrente è stata: ma che fine fanno i costumi finita l’opera?

Un ringraziamento particolare va al maestro Eugenio Milia e alla dottoressa Viviana Gimelli  e a tutti i colleghi che hanno lavorato gratuitamente per la bella riuscita dell’evento

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Donatella Carta violinista

La collega violinista Donatella Carta racconta il concerto di ieri sera al Teatro Lirico di Cagliari

CONCERTO FUORI STAGIONE? PUBBLICO D’ECCEZIONE!

CRONACHE DI UN CONCERTO FUORI ABBONAMENTO, DECISO ALL’ULTIMO MOMENTO E PREPARATO IN TRE GIORNI.
La Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven: il capolavoro del grande compositore tedesco. Quando Ludovico Van scrisse questa sinfonia era praticamente sordo. Qualcuno raccontò che durante uno dei suoi ultimi recital, mentre eseguiva una delle sue composizioni per pianoforte, ad un certo punto interpretando un “pianissimo” in partitura, sfiorava i tasti e dal pianoforte non usciva nessun suono. Si racconta anche che per comporre la Nona sinfonia appoggiasse una barra di metallo al pianoforte per sentire le vibrazioni. Ecco il perchè dell’orchestrazione così densa e della grande difficoltà di estensione per il coro e per i solisti, insomma un capolavoro.
Ora parliamo del concerto di ieri notte. Abbiamo saputo di questo concerto all’ultimo momento e lo abbiamo preparato in soli 3 giorni. Sapevamo che l’ingresso era gratuito e io stessa mi sono attivata per comunicarlo agli amici facebookiani. Quando siamo usciti in palcoscenico c’è stato un mare di applausi, questo ci ha dato una carica emotiva enorme. Nessun comunicato audio con la sensuale voce di Simeone Latini, registrazione che ha preceduto ogni serata del Don Quichotte, dove si chiedeva gentilmente al pubblico di spegnere i telefoni cellulari. Nessun cellulare ha suonato ieri notte, nessuno ha chiacchierato o si è alzato durante l’esecuzione, nessuno ci ha disturbato. Personalmente ero così emozionata, nel vedere tante facce nuove in platea, che la sensazione del braccio destro era “polvere da sparo“, tenuta a bada con fatica. Mentre stava per finire il primo movimento, ho pensato -ecco, adesso sicuramente scoppierà l’applauso, questo pubblico non è abituato…- Invece, finito il primo movimento, non si è sentita volare una mosca. E c’è da dire che spesso, tra il nostro amatissimo (ma tiepidino) pubblico di abbonati, c’è sempre qualcuno che si lancia in un applauso fuori luogo, sempre piacevole perchè rivela entusiasmo ma spezza la concentrazione, il filo conduttore della composizione; come se si applaudisse tra una strofa e l’altra di una poesia. Incredibile, non un battito di mani, non un colpetto di tosse, tutti attenti come nella visione di un film che ti rapisce. Alla fine della sinfonia, con l’ultimo accordo del 4° movimento, il boato di applausi e un coro sinergico di “bravi”…bellissima emozione. Non so quanto ci hanno tenuti su quel palco per ringraziarli, so solo che quando siamo usciti ancora si percepiva l’emozione di tutti quelli che volevano ancora ascoltare la nostra musica. Poi l’uscita dal teatro, dopo esserci tolti gli abiti da sera, fuori dall’uscita degli artisti c’era una folla di amici ma anche sconosciuti, che volevano vederci…”ecco cosa provano le rock star” ho pensato. Ed ancora complimenti da volti sconosciuti, sorrisi di ringraziamento per il bellissimo concerto. Un’emozione così l’ abbiamo provata solo nel 2010 a Wiesbaden, in Germania, dove il pubblico è musicalmente( e per tradizione) colto ed alla fine della Lucia di Lamermoor, ci ha acclamato in sala, pubblico in piedi ed applausi a non finire.

Ecco, io ieri sera ho provato la vera gratificazione, quella che dovrei provare ogni volta che salgo su quel palcoscenico (11 mesi all’anno), quella gratificazione che è il nostro carburante dell’anima, quello che ci fa andare avanti e non ci fa mai pensare “ma a cosa serve il mio lavoro?”, quello che ci da la spinta emotiva per sostenere un periodo così cupo della nostra esistenza di musicisti, vessati dalla legge e dal governo, con stipendi tagliati e un futuro incerto. Tutto ciò non è una critica negativa per il nostro amatissimo pubblico, gli abbonati di sempre che ci seguono con amore, ma solo il mio pensiero libero su come amerei sentirmi alla fine di ogni concerto. Perchè il nostro lavoro è faticoso, fatto di privazioni, di abnegazione, di concedersi totalmente anima e corpo al proprio strumento, con lo studio quotidiano dall’età di 10 anni…fino a quando vivremmo, noi strumentisti abbiamo un vincolo a vita col nostro partner. Perciò, nessuna offesa al nostro pubblico, tanti complimenti al pubblico di ieri, a quelli che non erano mai stati a teatro, a quelli che si sono emozionati, agli amici presenti ed invisibili, a quelli che sono venuti a salutarmi al cancello degli artisti, a tutti quanti perchè hanno creato un’energia forte, una sinergia con noi.
Grazie di cuore a tutti
La vostra violinista Donatella Carta

Tag:, , ,

Comments 1 Commento »

La guida Sonia Carta

In occasione della manifestazione “Monumenti aperti“, anche il Teatro Lirico di Cagliari apre le sue porte alle visite guidate sia per adulti che per bambini.  Proprio per questi ultimi c’è un programma particolare. Infatti i bambini dai 3 ai 10 anni potranno divertirsi con una Caccia al tesoro guidati da  dolcissime fanciulle: Sonia Carta, Maria Cristiana Ardu e Tania Carboni,  che li guideranno in questa indimenticabile giornata (Vedi manifesto sottostante).

Si comincerà alle 10,30. Una ogni ora.

 

Tag:, , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Il soprano Esther Andaloro

Qualche giorno fa mi è capitato di avere una discussione con un giornalista a proposito dell’uso dell’articolo con la parola SOPRANO. Spesso infatti mi capita di sentire o leggere che alla parola SOPRANO venga attribuito l’articolo al femminile. Essendo io nel campo, ho senpre sentito IL SOPRANO cioè con l’articolo maschile.

Ho voluto però approfondire l’argomento e  un amico mi ha fornito questo bellissimo articolo dell’Accademia della Crusca.

«Soprano era in origine aggettivo, disceso da un latino volgare superanus, poi contratto in supranus, da super, sopra. Alla lettera, che sta sopra, superiore. “Vídil seder sopra il grado soprano”, dice Dante dell’angelo che siede sul gradino piú alto della porta del Purgatorio. Vive ancora nell’uso letterario; per esempio, leggiamo nell’Innocente di D’Annunzio: “Attinsero le altezze soprane”, cioè le massime altezze; e s’incontra in qualche topònimo per indicare una località situata in posizione dominante rispetto ad altra località omonima: Vezzano Soprano, Petralía Soprana, in opposizione a sottano (da un latino volgare subtanus, da subtus, sotto, donde anche il femminile sottana, propriamente “veste che si mette sotto un’altra veste”). Aggiungerò che da soprano si fece la variante sovrano, cosí come da sopra si era fatto sovra, e si usò come aggettivo (“Omero, poeta sovrano”, Dante) e come sostantivo, nel significato di re, di monarca (propriamente, colui che sta sopra gli altri, che ha il piú alto potere).
Nel Seicento si passò dall’aggettivo al sostantivo, e si chiamò maschilmente soprano (ma propriamente “canto o registro soprano”) la voce umana di piú alto registro, quella che è propria delle donne e dei fanciulli, ma che un tempo era anche degli uomini, i quali la ottenevano con i noti mezzi inumani o anche mediante il cosiddetto falsetto. In seguito questo sostantivo, ripeto solo maschile, si adattò anche alla persona dotata di tal voce, donna, uomo o ragazzo che fosse. E di qui nasce l’incertezza, che ancora sussiste, sul genere di questo sostantivo oggi che i soprani maschi non esistono piú. Non mi par dubbio, però, che l’unico uso corretto sia il soprano, al maschile, anche con riferimento a donna; nel plurale, i soprani. Un esempio del D’Annunzio: “Tilde era un primo soprano non molto giovane”; nel linguaggio dei critici musicali piú vigilati questa forma maschile è poi quella generalmente rispettata. Diremo perciò “il celebre soprano Maria Caniglia”, “Questa ragazza diverrà un ottimo soprano”. Dire, come correntemente spesso si dice, la soprano, una soprano, e nel plurale le soprano, mi pare francamente un abuso, che consiglierei di evitare. Va da sé che la stessa regola dovrà valere per il mezzosoprano, plurale i mezzosoprani, e anche per il contralto (“Il celebre contralto Marietta Alboni”), che farà nel plurale i contralti.» (Aldo Gabrielli, Si dice o non si dice, Milano, Mondadori, 1976, pp. 87-88.)

Tag:, , , , , ,

Comments Nessun commento »

Ieri sera sono stata a trovare un’amica nella sua scuola di danza, e di sfuggita ho buttato l’occhio in una sala dove si svolgeva una lezione di danza classica, forse perchè dentro di me è una forma artistica che è rimasta inesplorata.

A tenere la lezione era il ballerino coreografo Roberto Magnabosco.  Mi ha subito colpito la serietà e la professionalità  di questo maestro verso quelle giovanissime allieve. Mi ha fatto riflettere.

Lui, un grande ballerino, un grande coreografo. Lui che ha danzato con i più grandi artisti della danza del mondo: da Rudolf Nureyev a Carla Fracci; lui che ha conosciuto il mondo televisivo quando ancora valeva la pena guardarlo e quando i ballerini erano scelti dopo rigorosissime selezioni fra migliaia di danzatori; lui che avrebbe potuto scegliere d’insegnare nelle più rinomate scuole di grandi capitali europee; proprio lui, dopo mille esperienze, ha deciso di tornare nella sua isola, ad insegnare con tanta umiltà ai suoi concittadini per trasmettere il suo grande bagaglio culturale.

Sono tanti gli artisti che, una volta varcato il mare decidono di non ritornare più nella propria terra, e qualche volta, anche rinnegandola e addirittura cambiando il proprio nome per non farsi identificare.

Roberto Magnabosco invece va orgoglioso della sua terra di Sardegna, (adora la scrittrice sarda Grazia Deledda, il nostro premio Nobel) e con passione trasmette giornalmente ai giovanissimi (con la preziosa collaborazione trentennale di Benedetta Bucceri) tutto ciò che ha imparato   fin da bambino, nella scuola di danza del Teatro alla Scala e poi nei teatri di tutto il mondo.

Tag:, , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

In occasione del Festival di Sant’Efisio eccoci impegnati nel grande capolavore di Beethoven: la NONA Sinfonia. Un’ opera sinfonico-corale grandiosa da tutti i punti di vista, sia per la maestosità che  per l’impegno orchestrale e vocale notevole.

Questo concerto andrebbe eseguito con un organico molto ricco di strumenti e voci. I cori generalmente dovrebbero essere composti da un minimo di 100 voci appunto. In questo periodo di crisi però, il nostro coro ha potuto essere incrementato per l’occasione solo fino 80 che sono comunque un buon numero.

E’ meraviglioso sentirsi avvolti dal suono durante l’esecuzione! Ognuno s’impegna con tutto se stesso  sapendo oltretutto che quando si esegue la Nona il pubblico accorre sempre numeroso. Infatti,  grazie alla popolarità del brano, il tutto esaurito è garantito.

Non sto a fare un’analisi particolareggiata dello spartito. Ecco una piccola curiosità per i lettori che verranno ad applaudirci: per i soprani i LA acuti (e chi fa musica sa cosa voglio dire) non si contano. Qualcuno si è preso la briga e ne ha contati 72, battuta più, battuta meno. Fattostà che questa esecuzione è veramente impegnativa in corpo e spirito e a fine esecuzione ci si sente come se si fosse fatta un corsa di parecchi kilomentri.

Vi regalo una foto dello spartito, quella in cui i soprani appunto, mantengono  uno dei tanti  La acuti per ben 12 battute. Ho eseguito tantissime volte la NONA, ma vi garantisco che l’impegno è sempre enorme,nonostante l’esperienza, ma enorme è anche la soddisfazione che il pubblico, a fine concerto ci riserva colmandoci di applausi e ovazioni.

soprano Elisabetta Scano

Sabato 5 maggio alle 19 si tiene al Teatro Lirico di Cagliari il concerto straordinario, omaggio a Sant’Efisio, in occasione della XVI Edizione “Cagliari Monumenti Aperti”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico, diretti da Francesco Lanzillotta, si esibiscono in uno dei capolavori più straordinari della storia della musica: la Nona Sinfonia in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 – Vienna, 1827), imponente pezzo sinfonico-corale, composto negli anni tra il 1822 e il 1824. Il quarto movimento (Finale) è incentrato sul celeberrimo “Inno alla gioia” su testo di Friedrich von Schiller, attraverso il quale il geniale compositore tedesco invita tutti alla fratellanza universale.

I ruoli solistici sono affidati al soprano Elisabetta Scano, al mezzosoprano Milena Storti, al tenore Blagoj Nacoski, al basso Domenico Balzani. Il maestro del coro è Marco Faelli.

La manifestazione, inserita nel XII Festival di Sant’Efisio del Teatro Lirico di Cagliari, si avvale del contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della collaborazione di: Fondazione Banco di Sardegna e Capitta & Partners.

L’ingresso alla manifestazione è libero, fino ad esaurimento posti.

Tag:, , , , , , , , , , ,

Comments Nessun commento »

Giusy Devinu col tenore Silvano Paolillo

Sono passati già 5 anni dal giorno che il soprano cagliaritano Giusy Devinu, appena 47 enne e nel pieno della sua carriera artistica , ha lasciato questa terra. Era infatti il 2 maggio del 2007, e la  direttrice di palcoscenico del Teatro lirico di Cagliari, durante una recita dell’allora stagione lirica, comunicava al pubblico cagliaritano presente in sala, la scomparsa dell’artista.

Una voce e una personalità superlative per questa cantante  (con la quale ho condiviso gli anni di studi del conservatorio)  che ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo e alla quale sarebbe doveroso dedicare una strada della nostra città di Cagliari.

Ho promosso l’idea che le si possa dedicare il Parco della Musica antistante il teatro. Tantissimi artisti e non,   hanno appoggiato la mia iniziativa su facebook, ma ancora non si è mosso nulla.  Speriamo che presto si possa avverare questo riconoscimento verso questa nostra grande artista.

Mi piace ricordarla oggi con queste due foto e il video  che la ritraggono sorridente con alcuni colleghi e col marito, il basso Francesco Musinu.

Giusy Devinu Alessandro Zuppardo Francesco Musinu

Video importato

Tag:, , , , , , ,

Comments Commenti disabilitati

Oggi voglio parlarvi di due tenori. Sono due artisti che hanno fatto parte del cast dell’opera Don Quichotte   appena conclusa al Teatro Lirico di Cagliari: Nicola Pamio e Daniele Zanfardino . Due voci di tenore molto simili, che si possono classificare come  tenori di grazia.

Il  tenore di grazia è quel tipo di voce di tenore dal timbro chiaro e limpido, agile, che spazia nella zona acuta del registro ed è fornito di capacità virtuosistiche.

Ad esempio: è un tenore di grazia il Lindoro dell’Italiana in Algeri o il Don Ramiro della Cenerentola di Gioacchino Rossini ma anche il Nemorino dell’Elisir d’Amore o l’Ernesto del Don Pasquale di Gaetano Donizetti.

Allora, sedetevi comodi e guardate la simpatica video-intervista che i due tenori di grazia hanno regalato in esclusiva al mio blog Musicamore

Video importato

Tag:, , , , , , , , , , , ,

Comments 1 Commento »

Si definisce Travesti (o anche En travesti, secondo una corruzione dalla lingua francese), un personaggio che in un’opera teatrale viene interpretato da un attore di sesso opposto.

Nell’opera Don Quichotte di Massenet, (ormai alle battute finali al Teatro Lirico di Cagliari), vi sono due personaggi appunto en travesti: sono Pedro e Garcias  interpretati rispettivamente da  Marina Bucciarelli ed Esther Andaloro. Due belle e giovani voci  di soprano. Ieri mi sono intrattenuta a chiacchierare con una di esse: Marina Bucciarelli.

In tanti anni di lavoro in Teatro mi incuriosisce sempre conoscere gli artisti che arrivano per le varie produzioni liriche e soprattutto le giovani leve.

Marina è giovanissima, ma già promettente. Le ho fatto qualche domanda riguardo la sua ancora breve ma già intensa carriera. Arrivare ad un Teatro lirico non è cosa facile per chi comincia, soprattutto se non si hanno delle buone basi.  Le agenzie periodicamente indicono audizioni, e quando ci si presenta bisogna avere già pronto un buon curriculum di studio .

Marina Si è diplomata al Conservatorio di Musica “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Da settembre 2010 si perfeziona con il grande soprano Mariella Devia che nel nostro teatro cagliaritano ha cantato tantissimo. Indimenticabile la sua Lucia di Lammermoor.
Vincitrice di numerosi concorsi, fra i quali il Concorso “As.Li.Co.” per La Sonnambula di Bellini, ha già cantato in importanti teatri e festival italiani fra i quali: Rossini Opera Festival di Pesaro, dove debutta, nel 2010, nel ruolo di Corinna (Il viaggio a Reims) al Teatro Sociale di Como, al Teatro Verdi di Trieste ed al Teatro Filarmonico di Verona interpretando il ruolo di Bimba in Fabula di Raffaele Sargenti. In seguito ha interpretato Amina in La sonnambula al Teatro Sociale di Como e, recentemente, Isabella in L’inganno felice al Teatro Malibran di Venezia.

Come inizio niente male.

Auguro di cuore a Marina Bucciarelli di poterla risentire a Cagliari presto, magari nel ruolo di Rosina in Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

Video importato

Tag:, , , , , , , , , ,

Comments 4 Commenti »

foto di B.Bucceri

Come ho detto in precedenza, il romanzo di Cervantes è stato fonte d’ispirazione  nel campo musicale (Massenet), della danza (Minkus), del cinema e del teatro di prosa. Proprio per questo settore  vi voglio regalare la simpaticissima versione da rappresentare in famiglia o con gli amici, che mi ha inviato la signora LIVIA  AMICO PIAZZA.

Il cavaliere errante

Personaggi ed interpreti:

 

GAETANO PIAZZA                  Don Quichotte

LIVIA AMICO PIAZZA            Sancho Panza

ILARIA PIAZZA                        Dulcinea

Don Chisciotte                         Grande è la fama del Cavaliere antico

 

Sancho Panza                           Grande è la fame dello scudier suo amico

 

Don Chisciotte                         Che con molto periglio  e con coraggio

 

Sancho Panza                           Che con il salmoriglio e col formaggio

 

Don Chisciotte                         Combattè contro i mostri ed i nemici

 

Sancho Panza                           Preparò sempre squisito foraggio

 

Don Chisciotte                         Che alla Cavalleria allor fecero oltraggio

 

Sancho Panza                           Per mantener la trippa eppur l’ingaggio.

 

Don Chisciotte                         Armai di fantasia la bella lancia

 

Sancho Panza                           Spesso costretto a stringere la pancia

 

Don Chisciotte                         E divenni il gran Signore della Mancia

Sancho Panza                           Pien di dispetto calavo alla bilancia

 

Don Chisciotte                         Che la gloria di questo Don Chisciotte

Sancho Panza                                Per me dunque il problema delle pagnotte

 

Don Chisciotte                         furon le sue avventure  e le sue lotte

 

Sancho Panza                           si coniugò con quel delle ricotte

 

Don Chisciotte                         Io son colui sul quale, per magia,

 

Sancho Panza                           Io son colui costretto alla bugia

 

Don Chisciotte                         l’amor per Dulcinea fé signoria

 

Sancho Panza                           ma me la cavo con vigliaccheria.

 

 

 

Dulcinea                               Son io la Dulcinea per cui stravede

Alle sue invocazioni io detti fede

Sol che per questo sogno assai molesto

 

‘sto cavalier ritorna spesso pesto !

 

E a me tocca curarlo con moine

 

con cataplasmi, e non andare al cine.

 

Con la scusa che mi fe ‘ Signora di Tobosa’

 

a forza devo essere virtuosa !

 

Guai se sapesse che per me ne muore

 

un altro cavalier,altro signore !

 

Guai se s’accorge che non si declama

 

che son sol io la più splendida dama !

 

E come innanzi a me  ei tutto trema…

 

costringendomi a legger sto poema !

 

Ma magari facesse le promesse

 

di comprarmi, che so, solo un calesse…!

 

Macchè,egli non fa che AMORE  invocare

 

mentre a me tocca a stare a ricamare.

 

Certo,ei dice che l’occhio mio è una stella !

 

ma a me che mi importa di ‘sta passioncella?!?!

 

Don Chisciotte                       Io la vita ti diedi con il sogno,

bella figliola,e alla gloria agogno

d’un tuo sguardo, ed alla tua pupilla

 

fiso è il mio cuor che di te scintilla.

 

E per te, dolce dama, senza posa

 

la mia lancia fatata tutto osa.

 

Dedicata è a te, divin creatura,

 

ogni mia pugna, ogni mia avventura.

 

Io fo nella commedia della vita

 

del  ‘Don Chisciotte ‘ ognora la mia parte,

 

pur se so che, allor che sia finita,

 

di me riman soltanto la mia arte:

 

ché noi tutti siam nati uguali,

 

pure se calzi scarpine oppur stivali.

 

Ora ti narro,non certo come andò davvero il fatto

 

che storico non son, ma un po’ poeta matto,

 

l’accidente più grande e straordinario

che degno è d’esser messo in calendario…

 

 

 

Sancho Panza                       ……. E lo credo, Vostra Signoria !

Mi faceva morir quasi d’asfissia !!

 

Pensate che costui ch’è delirante

un dì scambiò  un  mulin per un gigante

e mentre Dulcinea avea in testa,

 

travolto fu, pur con la lancia in resta.

 

Io  lo raccolsi, più che sconquassato,

 

-          tanto più che non era assicurato !

 

e se si lacerò la sua gualdrappa

io avea timor sol della mia chiappa

Don Chisciotte                       Ma che dici ? scudiero vile e rozzo

che per troppo mangiare hai il singhiozzo ?!

Non sai che strenua è del viver la tenzone

 

e che gloria ne viene in proporzione ?!

 

Miglior di te è il vecchio ronzinante

asino sì, e pure ruminante:

 

almeno lui fa sempre il suo dovere:

 

convinto è di servire un Cavaliere !

 

Mentre tu, voluminoso Panza,

 

hai paura e ti dai alla latitanza

 

e pensi solo all’epa ed al forziere…

 

mentre io sol  combatto con le schiere

Sancho Panza                        Sarà,ma intanto chi pensa alle sue cene ?

Io,che per lei mi abbasso pure il rene?!?

O Lei che pensa solo ai dì futuri

 

Ed è per questi che faccio gli scongiuri!!!!

Io che a rimetterlo a posto son costretto

 

ogni volta che lei cade dal letto ???!!

 

O Lei che con tutto il suo coraggio

 

ha sempre più bisogno di bendaggio ????

 

 

Dulcinea                               Bravo il mio Sancho ! io te l’affidai

ed ora non fai che alzare alti lai ?

 

Cosa allora – io pure tanto amata

 

dir dovrei ?!?  Senza telefonata

 

mi lascia, anche per mesi, anche per anni

 

quasi  io fossi su un attaccapanni !!

 

Or viene la gente e mi racconta,

 

come lasciare vuole la sua impronta,

 

come va in giro incontro a grandi eventi

 

mentre prendono a me gli svenimenti.

 

Ma non s’azzarda a farmi un regalino

 

e preferisce sta su al ronzino….!

 

 

 

6

Don Chisciotte                     Ma che dite, romantica mia stella ?!?

 

Donato v’ho il mondo pure stando in sella.

 

Conoscete il mister della mia mente

 

che di Voi si nutre indefessamente?

 

Non vi giungono, mentre io combatto

 

nel burrone nel mar o nell’anfratto,

 

dedicate a Voi le mie preghiere!!!

 

Non valgon esse  più di ogni avere?!?!

 

Ricco è più assai chi con la fantasia

 

vive e pur senza bugia!

 

Amici  Libri e  Viaggi  è necessario

 

coltivar e metter nel diario.

 

Di tutto il resto ne puoi fare a meno

 

e avrai sempre un tuo arcobaleno !!

 

Sancho Panza                        Tuttavia, mio fiero Don Chisciotte,

 

avrei il mio conto con le spese addotte…..

 

 

 

Don Chisciotte                      Ma che dici ?  ozioso Sancho Panza,

 

così finì tutta la tua alleanza ?!??

 

Pensa semmai alla gloria che te ne viene:

 

saranno scritte in un libro le tue pene !!

Potrai lasciare ai tuoi nipoti in dote

 

tutto un volume di avventure note..!

 

 

Sancho Panza                        Si,  ma che dirò alla moglie

 

che certo troverò piena di doglie ???

 

e che cosa dirò alla discendenza

 

che avrò dannato all’inappetenza ????!!

 

 

Don Chisciotte                     Dille che per un poco d’allegria

 

vale la vita  e non è follia

 

Dille che quando è piena d’avventura

 

è come gita e non è mai dura!

 

Dille che stare sulla corda è   VITA  !!

 

il resto è attesa … e non puoi aver aita !

 

Dille di come è profumata

 

l’aria del mattin d’una partenza

 

allor  che con lunga cavalcata

 

raggiunger devi – pur con sofferenza –

 

paesi nuovi  e leggere i costumi

 

che ivi fecer nascer nuovi numi !

 

 

 

Dulcinea                              Ma … allora, Cavalier, che fine han fatte

8

le promesse d’amor ??!  Le hai tu ritratte ?!?

 

L’avermi messa in cima all’armatura

 

era solo per far bella figura  ???

Vuoi ripartire ancor cogitabondo

e… girare  attorno al mappamondo ???!!

 

Tu sai dir soltanto : vò partire  !!!

 

Ma io avrei tante cose da eccepire ……!!

 

 

 

Don Chisciotte                        La vita è assai più corta d’un sospiro:

 

viverla è bene come un   capogiro !

 

Tu sai che per un gesto da delirio

 

capace io son pure del martirio.

Pur di non  stare chiuso nella tana

 

fendenti arrischio  d’una durlindana….

 

E……. se sol per coperta avrò la luna

 

…. benedirò lo stesso la fortuna..

 

 

Dulcinea                                Ma allora, Cavaliere, le tue parole

 

che mi vollero bella più del sole???

 

 

Don Chisciotte                      FOLE……. SONO FOLE….. SONO FOLE…..!!!!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag:, , , , , , ,

Comments Commenti disabilitati

Questa sera, al Teatro lirico di Cagliari ci sarà una nuova recita del Don Quichotte di Massenet, ma con il secondo cast. Ottimi artisti che non saranno da meno del cast precedente.  Le recite proseguiranno ancora venerdì e sabato.

 

 

maestro concertatore e direttore Daniel Cohen
Orchestra e Coro del Teatro Lirico
maestro del coro Marco Faelli

regia Federico Tiezzi
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Giovanna Buzzi
luci Giovanni Pollini
coreografia Virgilio Sieni, ripresa da Chelo Zoppi

allestimento del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
prima esecuzione in Sardegna

Tag:, , , , , , ,

Comments Commenti disabilitati

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE SCHERMI RUBATI

in collaborazione con

U.I.C.C. (Unione Italiana Circoli  del Cinema)  e DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE

Presenta

 

RASSEGNA CINEMA INDIPENDENTE

 

CAGLIARI- EX LICEO ARTISTICO PIAZZA DETTORI

 

 

VENERDI’ 27 APRILE ORE 20,30

“SA GRASCIA” di BONIFACIO ANGIUS (2010)- COMMEDIA,ROAD MOVIE

 

VENERDI’ 4 MAGGIO ORE 20,30

“AMORE LIQUIDO” di MARCO LUCA CATTANEO (2010)-DRAMMATICO

 

VENERDI’ 11 MAGGIO ORE 20,30

“DISOCCUPATO IN AFFITTO” di LUCA MERLONI (2011)- DOC. SOCIALE

 

VENERDI’ 18 MAGGIO ORE 20,30

“FALENE” di ANDREI A. ARCE’ (2009)- NOIR

 

VENERDI’ 25 MAGGIO ORE 20,30

“COLOUR FROM THE DARK” di IVAN ZUCCON (2008)- HORROR

 

VENERDI’ 1 GIUGNO ORE 20,30

“DORME” di EROS PUGLIELLI (2000)- COMMEDIA,GROTTESCO

 

VENERDI’ 8 GIUGNO ORE 20,30

“QUIJOTE” di MIMMO PALADINO (2006)- DOCUFICTION,STORICO

 

VENERDI’ 15 GIUGNO ORE 20,30

“TUTTI  GIU’ PER ARIA” di FRANCESCO CORDIO (2009)- DOCUFICTION

 

VENERDI’ 22 GIUGNO ORE 20,30

“INTI_ILLIMANI- DOVE VOLANO LE NUVOLE” di FRANCESCO CORDIO

e  PAOLO PAGNONCELLI (2007)- DOCUMENTARIO MUSICALE

 

VENERDI’ 29 GIUGNO ORE 20,30

“BLOODLINE” di EDO TAGLIAVINI (2010)-HORROR

 

INGRESSO CON:  TESSERA UICC -  5 EURO

BIGLIETTO -  1 euro

Tag:, , , ,

Comments Commenti disabilitati