Chi frequenta il mondo della musica e del canto conoscerà sicuramente queste due parole: “tessitura vocale“, ma i non addetti ai lavori probabilmente si chiederanno di cosa si tratti.

Per tessitura vocale s’ intende l’andamento che la voce ha in un brano. Mi spiego meglio. Un coro che esegue un brano dalla tessitura vocale bassa o grave significa che canta principalmente su note scritte all’interno o sotto il rigo musicale. Un brano invece dalla tessitura alta o acuta significa che la maggior parte delle note che andrà a cantare si troveranno fuori dal rigo . Un esempio di vocalità dalla tessitura bassa o centrale è  la Deutsche Messe, D 872 di Franz Schubert , eseguita il mese scorso dal coro del Teatro lirico (vedi link) . L’andamento del brano è decisamente grave. Anche i soprani, che per loro natura hanno voci acute cantano su una tessitura che normalmente è riservata ai contralti. Vi propongo invece l’ascolto di un brano dove la tessitura è veramente acuta e faticosa per tutte le sezioni del coro. Questa è la Missa Solemnis di Beethoven, un vero spauracchio per i cori lirici. Infatti lo si può considerare fra i brani più difficili della storia della musica Corale. Non è un caso che venga eseguito di rado. La fatica vocale è immensa perchè le note, appunto sempre acute, spesso sono tenute molto a lungo con eccessi di pianissimi o fortissimi anche su tempi molto lenti . Insomma, se non si è dei veri esperti di tecnica vocale si rischia davvero di perdere la voce.

Ogni tanto, però, qualche coro si mette in gioco e ci prova .  E’ il caso del Coro del Teatro lirico di Cagliari che, a detta del grande direttore d’orchestra inglese Jeffrey Tate, è considerato fra i migliori del panorama lirico internazionale. Il risultato non è niente male.  Beh, ascoltatelo e poi mi direte.


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One Response to “La tessitura vocale”

  1.   Santino Sardo Says:

    La Missa Solemnis è la creazione artistica più Bella nella storia dell’umanità.
    E’ una Cappella Sistina, una Divina Commedia, …
    Beethoven giustamente la considerava il suo assoluto capolavoro, l’ ‘opera perfetta’.
    Pressoché tutta la critica è concorde.
    Se non siete in grado, mediocri, di cogliere l’immane profonda ispirata ricchezza del Genio, rinunciate.
    Non eseguitela.
    Di questi infimi tempi La Bellezza è sempre più per pochi eletti.
    Vale anche per le critiche dei cantantucoli rivolte a Fidelio.
    Non intuite, non credete, non cogliete tanta sublime grandezza ?
    Allora meglio non allestire più il Fidelio.
    Beethoven antepone la Missione del Genio alle misere contingenze.
    E’ oltre, immerso nella sua Visione e nel suo Ideale. Ciò che immagina, può e deve essere eseguito.
    E’ un sacrificio per le voci. Beethoven lo sa benissimo, infatti volendo ha dimostrato di poter scrivere musica vocale più alla portata dei mediocri.
    E’ un sacrificio e guai se così non fosse.
    Tutto ciò che è parto del Genio va al di là del mondano e del volgare, dei limiti tecnici e d’apprendimento.
    Senza sacrificio e profondo Credo la Musica e l’Arte tutta muore.
    La Bellezza si estingue, rinnegata dai miopi e dalle anime morte.
    L’Arte non va intesa come un divertimento, e gli esecutori devono essere consapevoli strumenti e veicoli al servizio della sublime Creazione.
    BEETHOVEN non dovrebbe più essere eseguito.
    Quest’epoca, l’umanità miserrima di questo tempo, non intende né sa né vuole più intendere e Sentire la sacralità delle più alte concezioni estetiche.
    Beethoven Sente tutto e va oltre; il Genio non può arenarsi in quanto è nato per affermare un nuovo Verbo, e procede fino a completare la Sua Missione in questo passaggio terreno.
    BEETHOVEN Sente e afferma il Nuovo Verbo.
    Ma l’umanità, da Lui con ottimismo oltranzista e straordinaria vitalità idealizzata in futura proiezione (futuro in verità senza tempo né luogo, dunque Assoluto), è sorda.

    Santino da Trieste

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