” Avrò avuto forse 6 o 7 anni quando per la prima volta rimasi incantato a guardare come venivano montati e smontati tutti quegli elementi che servivano per  illuminare la festa di Ferragosto nella piazza del mio paese. E’ un ricordo che ancora oggi mi porto dietro perchè quel giorno, forse, ho capito che avrei voluto fare questo mestiere.”

Comincia così il racconto di Ignazio Sibiriu , Elettricista di Palcoscenico del Teatro lirico di Cagliari.

Una professione che si svolge esclusivamente dietro le quinte e che sicuramente  pochi conoscono.

Ignazio, oltre al tuo ricordo d’infanzia, ci racconti come hai realizzato il tuo sogno? 

Ho cominciato pian piano, imparando il mestiere da chi già lo conosceva, aiutando prima, e poi dirigendo ,quello che è il lavoro di preparazione delle luci per i grandi concerti Rock e jazz in giro per la Sardegna.

Ma come sei arrivato al tempio della lirica?

Un giorno dei primi anni 9o mi sono trovato di fronte all‘Anfiteatro Romano di Cagliari dove era in corso la Stagione lirica. Ho visto la grandezza dell’impianto luci,la grande quantità di proiettori ad alta tecnologia in un palco immenso, e il desiderio di poter essere lì, con quei tecnici, è stato grande. Allora ho deciso di frequentare un corso di specializzazione in “Illuminotecnica teatrale” che mi ha pian piano introdotto in questo mondo. Appena mi si è presentata l’occasione poi, mi sono proposto, e a breve sono entrato a far parte del più grande teatro della Sardegna.

Sagomatori, Motorizzati, Spot, PC, Seguipersona, sono solo alcuni dei temini che fanno parte del tuo lavoro quotidiano.  In effetti, per noi mortali questi termini li riassumiamo come FARI che non sono altro che tutti quei cilindri neri che si vedono appesi principalmente nella parte alta del palcoscenico.

Si esatto, non solo in alto ma anche lateralmente e in basso.

Mi viene da considerare come si sia evoluto il mondo dell’illuminazione teatrale. Anticamente, quando non esisteva la luce elettrica, i palcoscenici venivano illuminati da grosse candele che stavano antistanti il palco proprio dove ora sono situati i fari. Questi fari  però, rispetto alle candele, non funzionano tutti allo stesso modo.

Ad esempio, quale è la caratteristica del PC?

Che non è un computer,  ma un tipo di faro che ha il potere di rendere  le luci liquide, sfumate.

E l’occhio di bue cos’ è?

Tutti  conoscono questo tipo di faro,  erroneamente con questo nome ma  il vero nome è Seguipersona perchè illumina solo una persona seguendola nei suoi movimenti.

Ci descrivi quale è il percorso per montare le luci di uno spettacolo?

Si. Col regista arriva sempre un Ligth designer , una professione artistica che va in simbiosi con la regia appunto, ed è colui che disegna la pianta luci da consegnare a noi tecnici per la messa in opera.

Americane

In questa pianta vengono fissati tutti i punti luce e le loro caratteristiche che noi dovremmo poi sistemare sul palco per realizzare determinati effetti. Parte di queste luci vengono montate su dei grandi stangoni detti AMERICANE. Qui andranno i pezzi singoli per dimensione, colore, effetti. un lavoro molto particolareggiato e delicato . Naturalmente oggi tutti questi oggetti così sensibili sono gestiti da una grande centrale computerizzata.

E’ nostro compito anche quello di certi effetti speciali, come  quello del finto fumo  che c’è nell’opera Le Rossignol ( in corso di rappresentazione ).

Immagino che il lavoro sia intenso e faticoso, ma in quanti lavorate in questo settore specifico?

La nostra squadra è composta da 13 persone cui fa capo Marco Mereu che supervisiona il risultato finale.

Io ho notato che accanto ai tecnici delle luci c’è sempre un maestro con tanto di spartito. Ci spieghi quale è il suo ruolo?

Si, è il maestro collaboratore che ha il compito di dare il via ai cambiamenti delle luci in base ai punti musicali. Nulla è lasciato al caso.

Ma quanto lavoro dietro ogni scena!

Si, tantissimo. Quando poi finisce un allestimento  va sempre smontato tutto, pezzo per pezzo. Sono decine i fari posizionati sul palcoscenico e vanno sempre rimossi tutti con estrema attenzione.

Ricordi un’ Opera che ti è rimasta nel cuore  più di altre?

Si , sicuramente l‘Italiana in Algeri con la regia del grande Dario Fo, persona stupenda con cui abbiamo lavorato benissimo.

Lavorando nell’ambiente musicale mi viene spontaneo chiederti se ti sei anche appassionato alla Musica Lirica.

Certamente. Amo in particolare le musiche di Verdi, Rossini e Beethoven. Non posso tralasciare però la musica jazz, mia antica passione e grazie alla quale  ho intrapreso lo studio della Tromba.

 Insomma,  sei un artista davvero singolare : la passione per la luce che si completa con la musica.

Ignazio Sibiriu e la Macchina effetto fumo

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