Qualche giorno fa mia figlia mi domandava quale fosse esattamente il lavoro di un direttore d’orchestra.

Muovere le mani a tempo è una cosa facile“- mi disse - ”secondo me lo può fare chiunque abbia ritmo”.

Forse questa osservazione rispecchia il pensiero di tanti che, vedendo un direttore dirigere pensano che il suo sia solo un movimento ritmico delle braccia.

No, amici appassionati di musica!

Dovete sapere che dietro quel movimento ritmico c’è un lavoro di cesello che ha inizio con la lettura delle note.

Quando arriva un direttore d’orchestra in teatro, per dirigere ad esempio un concerto di Beethoven, la prima cosa che fa è quella di leggere appunto tutte le note con ogni singolo strumento:  si inizia con i violini, violoncelli, contrabbassi, fiati , le percussioni e via discorrendo.

Quando ogni singolo strumento ha letto la sua parte, il direttore assembla il tutto  e proprio come in un quadro lui cercherà di far emergere sfumature e colori.

Uno spartito è composto da migliaia di segni che non sono solo note o pause, ma anche pianissimi, crescendi, cambi di ritmo, fortissimi ecc. ecc.

L’esecutore, ovvero il direttore d’orchestra, attraverso il suo talento, dovrà riuscire a leggere al meglio questi segni che il compositore  ha lasciato, così da poter trasmettere al pubblico tutte le sue emozioni.

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